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Archive for ottobre 2008

Nella finanziaria del 2008 è stato introdotto un provvedimento dal titolo “azione collettiva”. Nonostante il titolo la lettura di tale provvedimento ci consente di comprende che non ha nulla a che fare con l’azione collettiva (class action) sorta negli USA, anzi è una vera trappola e perdita di tempo, in definitiva è inefficace poiché non raggiunge alcun obiettivo. L’azione collettiva è nata per tutelare gli interessi di un gruppo danneggiato e truffato. Il film Erin Brockovich tratto da una vera storia di class action mostra cosa sia una vera azione collettiva. Uno studio di avvocati segue i casi di truffa e danni biologici e propone a sue spese di affrontare la corporation (società SpA o srl, o Ente pubblico) che ha causato il danno collettivo, in America la legge scoraggia pesantemente le corporations che non intendono pagare la richiesta del danno facendola rischiare di pagare anche il doppio se la vicenda entra nei Tribunali invece di usare la strada stragiudiziale. Quindi tendenzialmente negli USA non si fanno processi, meno carico di lavoro e meno spese per lo Stato, ma accordi fra la classe e la corporation, il giudice si limita a verificare la veridicità e la fondatezza della richiesta degli avvocati della classe. La corporation ha la possibilità di verificare la richiesta della classe e decide se pagare o meno, se rifiuta di pagare rischia di fare un battaglia legale in Tribunale ed il giudice accertato il danno può sentenziare di far pagare anche il doppio. Questo è il meccanismo virtuoso della class action americana, infatti le potenti lobby americane e G. Bush tentano continuamente di cambiare tale legge per renderla inefficace. Il provvedimento introdotto in Italia, ed ancora non in vigore, non somiglia minimamente a quanto raccontato. Anzi consente alla corporation di non rispondere alla richiesta del danno ed il giudice si limita a rinviare le parti – classe e società SpA – ad una camera conciliatoria fra gli avvocati con la probabile conseguenza dello scioglimento della classe, accordi ‘sotto banco’ e col ritorno al sistema tradizionale, 100 danneggiati 100 avvocati = nulla di fatto. Di fatto traggo da Finanziaria 2008 (Legge 24 Dicembre 2007 n. 244) Art.140-bis il comma 6: se l’impresa (corporation) non comunica la proposta entro il termine di cui al comma 4 o non vi è stata accettazione entro il termine di sessanta giorni dalla comunicazione della stessa, il presidente del Tribunale competente ai sensi del comma 1 costituisce un’unica camera di conciliazione per determinazione per le somme da corrispondere o da restituire ai consumatori o utenti che hanno aderite all’azione collettiva o sono intervenuti ai sensi della comma 2 e che ne fanno domanda.

Il virtuosismo della class action all’americana si intuisce subito poiché gli avvocati tutelano realmente il diritto dei clienti e sono imprenditori di se stessi rischiando con i propri soldi e solo i più bravi guadagnano, l’opposto di quello che accade in Italia dove il meccanismo è vizioso e le cause civili durano in media circa 10 anni poiché gli avvocati guadagnano sulla durata della causa e non sulla qualità e sui risultati ottenuti a vantaggio del cliente.

Letto tutto ciò dobbiamo intuire che la vera class action è il più potente strumento giuridico che il popolo italiano può avere in mano per prevenire omicidi colposi, truffe e danni di ogni genere. Immaginate i casi di crack finanziari e di danni biologici ed ambientali causati dalle numerose corporations presenti in Italia. In assenza di tale provvedimento efficace il nostro Paese è territorio di conquista e di usurpazioni continue. Siamo sprovvisti di uno strumento di difesa indispensabile per tutelare la nostra vita. In un sistema economico-finanziario dove la ricchezza è misurata con la moneta quale strumento migliore se non quello che toglie ingenti somme a chi uccide e truffa?

Attraverso il Coordinamento Reset Class Action siamo riusciti almeno a far riconscere il diritto ad adire alla class falsa a tutti poiché il Governo Prodi intendeva concedere tale dirito solo alle 16 CNCU riconosciute dal Governo stesso, cioè creare cittadini di serie A e di serie B. In quel periodo, col quel Parlamento la “destra” ha semplicemente ignorato il tema class action, mentre la “sinistra” si era divisa fra i quattro provvedimenti filo governo e fra i quattro provvedimenti che volevano introdurre la vera class action. Ovviamente ha vinto il potere con l’aiuto della disinformazione e la censura più totale dei media e dei potenti opinion makers.

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Accolgo con piacere l’iniziata segnalatami da Roberto Cavallo volta ad informare circa la riduzione e prevenzione dei rifiuti, primo passo per tendere ad una società a rifiuti zero.

Per cui copio incollo la nota di Sergio Cappelli

Dal 22 al 30 novembre 2008 si terrà la Settimana europea sulla riduzione dei rifiuti, SERD 2008, coordinata dall’ACR+ (Associazione europea delle Città e Regioni per il riciclaggio e la gestione sostenibile delle risorse).
L’Italia si è ufficialmente candidata a partecipare alla Settimana con un gruppo di istituzioni ed associazioni già impegnate sul fronte della gestione sostenibile dei rifiuti: Osservatorio Nazionale sui Rifiuti, Federambiente, Coordinamento nazionale Agenda 21 locale, Rifiuti 21 Network, Legambiente, Comuni virtuosi.
La campagna informativa, a cura del Coordinamento nazionale Agenda 21 locale, è basata sulla campagna europea «-kg» dell’ACR+ ed ha come obiettivo quello di far conoscere ad un pubblico più vasto possibile l’importanza delle politiche e delle pratiche di riduzione dei rifiuti nonché fornire una lista di consigli utili per ridurre i rifiuti mostrando la diversità di azioni possibili in diversi luoghi e per diversi soggetti implicati.

Le iniziative possono essere sia di tipo informativo e di comunicazione, per la diffusione dei contenuti della Campagna (kit informativo), che azioni concrete e dimostrative, ad esempio:
• diffusione del kit informativo a mezzo siti web, mailing list, media locali
• allestimento di un punto informativo ad hoc o in occasione di manifestazioni pubbliche già in calendario,
• incontri con la stampa locale sul tema della prevenzione rifiuti
• incontro pubblico sul tema della prevenzione rifiuti (in generale o su di uno specifico flusso di beni),
• distribuzione di borse in tela per la spesa, pannolini riutilizzabili, ecc.
• organizzazione di una giornata di scambio di beni usati tra cittadini
• raccolta straordinaria di beni usati con fini benefici

Intervista di Francesco al prof. Gianni Tamino, biologo al convegno Rifiuto: Riduco Riciclo di Gambettola (FC) 25-26 ottobre

un mio piccolo contributo alla campagna, una presentazione elaborata verso gennaio 2008:

Oggi il CentroRiciclo di Vedelago (TV) dichiara di riciclare anche l’indifferenziato.

letteratura medica internazionale: inceneritori e cancro

La domanda sorge spontanea: in un clima di incertezza come fa la politica a rassicurare i cittadini? Perché ci si ostina a costruire e sovvenzionare impianti che non danno certezze? Eppure metodi e procedure deliberative ispirate ai principi di prevenzione e precauzione dicono chiaramente che bisogna scegliere l’opzione zero (si sceglie di non costruire) in caso di evidenti e grosse incertezze soprattutto quando si parla di salute.

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Paul Connett (risponde alla domanda in merito alla volontà politica di costruire un inceneritore da parte di ENIA SpA, della Provincia e del Comune di Parma): se c’è un problema di questo genere lo si batte politicamente, e significa che ci vogliono molte persone arrabbiate. Il politico capisce solo due cose: uno sono i soldi che tu non hai e l’altra sono i voti, e bisogna organizzare questi voti. L’incenerimento nel XXI secolo è una cosa così stupida, stupida e bisogna far accettare a tutti quanto questa cosa sia stupida; e poi la domanda sarà: perché questi politici stanno facendo una cosa così stupida? E potrà essere perché sono stupidi o forse perché sono corrotti e qualcuno li sta pagando per questa cosa così stupida.

Patrizia Gentilini, oncoematologa: incenerire i rifiuti è un enorme business […]per i nuovi impianti non sappiamo ancora le ricadute sulla salute e quindi si fa fatica a rassicurare, come molti vogliono fare […] vorrei fare un appello all’intelligenza delle persone perché viene normalmente focalizzata l’attenzione di tutti sulla CO2 come se la CO2 fosse un veleno […] ma focalizzare l’attenzione della CO2 distoglie l’attenzione dagli inquinanti persistenti e ripeto metalli pesanti, diossine etc. che ormai sono entrati a far parte del nostro habit e si ritrovano nel nostro stesso organismo[…]

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GRAZIE FRANCESCO!!!

A Parma ci sono cittadini importanti come Francesco Barbieri della Farmacia Annunziata. Francesco non sa di questa mail che voglio dedicare a lui. Ora vi spiego perché.

Francesco ha voluto pagare l’intera due giorni di Gambettola offrendo, a chi voleva partecipare, la possibilità di ascoltare e conoscere la corretta gestione dei rifiuti al convegno promosso dalla Macroedizioni e coordinato da Stefano Montanari.

E’ stata un’enorme possibilità approfondire il tema sotto tutti i punti di vista: medico, ambientale, tecnologico e politico.

RIfiuto: RIduco e RIciclo per vivere meglio, che si terrà a Gambettola, a pochi chilometri da Cesena, il 25 e il 26 Ottobre 2008. Attraverso l’intervento di oltre quindici autorevoli scienziati e ricercatori, tra cui Paul Connett, teorico della famosa “Strategia Rifiuti Zero”, Stefano Montanari, scienziato e divulgatore di fama internazionale nonché coordinatore del convegno, Paolo Ermani, vicepresidente del Movimento della Decrescita Felice, Gianni Tamino, biologo e già membro del Parlamento Europeo e Jusy Iuliano, giornalista campana, l’obiettivo sarà quello di far emergere le strategie per una gestione responsabile dei rifiuti.

Se tutti i cittadini di Parma fossero come Francesco altro che inceneritori avremmo una città verde, ma realmente verde. So che ci sono altri come lui, bisogna cercarli.

relazioni da scaricare:
Gentilini, salute in cenere?, 26ott08 Gambettola
Gianni Tamino, la natura è a rifiuti zero, convegno a Gambettola 25-26 ottobre 2008

Francesco sta condividendo le interviste:

25-26 ottobre 2008 Gambettola (FC)

INTERVISTA a ROSSANO ERCOLINI (ReteNazionaleRifiutiZero)

INTERVISTA PROF. GIANNI TAMINO

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Tutti conoscono il significato della parola democrazia: governo del popolo. L’articolo 1 della nostra Costituzione sancisce: la sovranità appartiene al popolo. Ebbene partendo dal semplice significato delle parole democrazia e sovranità popolare ci rendiamo conto, guardando la nostra società, che questi principi non hanno alcun riscontro con la “realtà” in cui noi viviamo. Il potere con l’uso della Programmazione Neuro Linguistica[1] manipola le masse popolari facendo credere loro di essere libere, certe libere di consumare e di spendere moneta di proprietà privata della BCE. Freud e, soprattutto il nipote Edward Benays fu fra i primi ad insegnare alle corporations SpA come manipolare le menti attraverso la pubblicità e creare bisogni indotti per fare incetta di acquisti. In un sistema socio-politico, come il nostro, che usa una moneta come mezzo di scambio per le merci, che misura la ricchezza con i soldi e col Prodotto Interno Lordo si intuisce quali siano le declinazioni delle libertà. Chi ha la proprietà del danaro possiede tutto. Per cui la violazione della sovranità monetaria sancisce la morte della democrazia rappresentativa europea. In Italia, si è partiti nel 1981 col ministro del Tesoro Andreatta (docente di Romano Prodi), Governo Forlani, sancendo la separazione fra il Tesoro e la Banca d’Italia, l’obiettivo finale di privatizzare la Banca d’Italia è stato raggiunto negli anni successivi. Se oggi possiamo ancora rivendicare l’usurpazione della proprietà della moneta è grazie alla nostra Costituzione che afferma: “la sovranità appartiene al popolo” (compresa quella monetaria ovviamente) e che “la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito” (art. 47 Cost.). Tali principi sono palesemente violati dall’articolo 105/A del trattato di Maastricth “la BCE ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote all’interno della Comunità” che di fatto usurpa i diritti dei popoli sovrani europei. Banca d’Italia e BCE  sono di fatto società  indipendenti e fuori dal controllo del popolo. E’ sufficiente leggere la natura ed il numero dei soci partecipanti dal sito di Bankitalia, e si percepisce che essa è stata privatizzata dove lo Stato è relegato con INPS ed INAIL a 42 voti contro 540 delle banche private SpA (2008). Ed è stata relegata ad un ruolo di secondo piano come si legge dall’articolo 1 del suo Statuto: “Quale banca centrale della Repubblica italiana, è parte integrante del Sistema europeo di banche centrali (SEBC). Svolge i compiti e le funzioni che in tale qualità le competono, nel rispetto dello statuto del SEBC“.  Il “semplice” passaggio di mano da privato a pubblico è una palese violazione costituzionale (art. 1 e 47) e dovrebbe essere un reato per “appropriazione indebita” delle riserve auree di proprietà dello Stato.
Ricordiamo due precedenti giuridici: nel 2005 Con sentenza 2978/05 la Banca D’Italia veniva condannata a restituire ad un cittadino (l’attore) la somma di euro 87,00 a titolo di risarcimento del danno derivante dalla sottrazione del reddito da signoraggio. E nel 2006, il 21 luglio con la sentenza n. 16751 le SS.UU. civile della Cassazione accoglievano il ricorso di Banca d’Italia sostenendo che: “[…]lo Stato esplica le proprie funzioni sovrane, tra le quali sono indiscutibilmente comprese quelle di politica monetaria[…]”. I cittadini europei sono “liberi” nella misura in cui sono obbligati a spendere un danaro privatomoneta debito – creato dal nulla e prestato agli Stati per consumare le merci prodotte dalle corporations SpA amiche dei banchieri.

Il 15 agosto 1971, Nixon annuncia a Camp David, con decisione unilaterale, di sospendere la convertibilità del dollaro in oro.  Da allora i paesi continuano a stampare denaro, fondandolo sul nulla, perché on esiste alcun valore di riferimento che possa far capire quanto vale il biglietto di banca stampato.

Questo tipo di sistema è virtuale, poiché la moneta è presente solo nei computer, essa è creata dal nulla senza alcun equivalente contro valore in oro, cioè una merce tangibile e reale, e col sistema del prestito (moltiplicatore monetario, formula matematica) e della riserva frazionaria: all’8%, accordi Basilea II. La creazione della moneta debito col moltiplicatore monetario consente alle banche private di prestare soldi anche se non esistono realmente creando inflazione, cioè facendo perdere valore alla moneta in circolazione. Il sistema è intrinsecamente inflazionistico poiché i lavoratori chiederanno altra moneta, e quindi altri debiti per lo Stato.

Ad esempio: il Governo chiede in prestito 1 miliardo di euro alla BCE in cambio di Titoli di Stato, e le banche commerciali SpA socie di  Banca d’Italia possono inserire la quota parte, come riserva frazionaria (un quantitativo obbligatorio di soldi contanti da tenere in cassa, l’8%) col fine di prestare danaro, concedere mutui e vendere strumenti finanziari. Per esempio, ad Intesa San Paolo SpA (a.d. Corrado Passera) spetterebbe il 30,3% del miliardo di euro e cioè 303 milioni di carta, moneta stampata ed Unicredit SpA (a.d. Alessandro S. Profumo) 157 milioni (quote e partecipazioni al 31 gennaio 2008). L’unico obiettivo di una SpA è massimizzare i profitti e quindi 303 milioni inseriti in cassa come riserva consente di creare inflazione monetaria ed indebitare lo Stato.

Altro esempio: un signore A deposita 100 euro in banca, un signore B può chiedere in prestito 92 euro (riserva frazionaria all’8%, accordi Basilea II). Ora nella banca risultano esserci 100 euro di A (lavoro) più 92 prestati a B dal nulla e caricati di interessi. Se A tornasse  indietro per ritirare 100 euro fisici (di carta) non li troverebbe.  In questo modo le banche creano soldi dal nulla mentre i cittadini devono sudare col proprio lavoro.  Questa è la regola immorale per cui una banca concede mutui per l’acquisto di case  (bene primario) chiedendo garanzie di beni reali ai cittadini senza rischiare nulla. Le banche prestano soldi senza un equo scambio.

Zeitgeist addendum: Nel 1969 ci fu una causa nel tribunale del Minnesota che coinvolse un uomo, Jerome Daly, che fece opposizione al rifiuto della cancellazione dell’ipoteca sulla sua casa da parte della banca che gli aveva concesso il mutuo per comprarla. La sua difesa verteva sul fatto che il contratto di mutuo richiedeva da ambo le parti, cioè da lui e la banca, l’uso di proprietà legittime per lo scambio.

Con questo sistema si creano soldi necessari a corrompere qualunque politico, finanziare le guerre, e sostenere le corporations SpA amiche. Comprendiamo che se queste sono le premesse non esiste alcuna democrazia rappresentativa dato che i partiti sono i migliori camerieri dei banchieri. Questo sistema finanziario virtuale frutto di un’usurpazione è alla base della crisi finanziaria mondiale dei Paesi che subiscono la dittatura di Banche Centrali che emettono moneta dal nulla di proprietà privata. Ma esistono sistemi più democratici? Si esistono. Il popolo ovviamente deve poter esercitare ogni forma di sovranità e quindi deve essere proprietario della moneta che produce con una “Banca del popolo” ed, il quantitativo deve essere proporzionale alle merci ed i servizi immateriali prodotti per impedire l’inflazione. Inoltre è sufficiente applicare principi e regole già esistenti in molti Stati, 23 negli USA dove c’è l’iniziativa, “Town Meeting” nel New England, in Brasile  col bilancio partecipativo diffuso poi in 500 città nel mondo, in Svizzera, in Baviera coi referendum locali ed Amburgo con la nuove legge elettorale ed il nuovo Statuto comunale di Chelsea scritto dai cittadini. Quindi in una vera democrazia, il cittadino è il proprietario della moneta, egli deve poter scegliere i propri candidati attraverso il sistema delle “primarie aperte” (diritto di autocandidatura) e deve poter scrivere il programma elettorale del proprio partito (programma partecipato). Ogni cittadino ha diritto di proposta (iniziativa popolare), e cioè proporre un disegno di legge. Nonostante in Italia siano previsti gli istituti dell’iniziativa popolare e del referendum abrogativo, questi confrontati con altri Paesi, risultano inefficaci poiché le regole che li attuano sono inefficaci ed ingannano il popolo. Altrove se dei cittadini raccolgono le firme per un’iniziativa popolare da presentare in Parlamento, esso ha l’obbligo di discuterla e se la rigetta viene indetto referendum propositivo dove i cittadini possono approvare la legge senza l’antidemocratico quorum di partecipazione per validità del referendum, che invece in Italia è al 50% + 1 degli aventi diritto al voto, caso unico al mondo. In Brasile esiste in ambito locale il Bilancio Partecipativo deliberativo dove i cittadini decidono direttamente come spendere il 25% del bilancio comunale. Il processo decisionale si articola in un anno solare durante la programmazione di assemblee deliberative popolari dove i cittadini elaborano il Piano degli Investimenti in base alle priorità da loro scelte. I rappresentanti eletti e gli uffici tecnici si impegnano ad eseguire le opere edilizie ed i servizi deliberati dal sovrano, il popolo, per l’anno successivo. Negli USA vi sono Stati che hanno tradizioni di democrazia diretta da oltre 300 anni, infatti la pratica dei Town Meeting, forme di assemblee popolari, servono anche per controllare il mandato dei Sindaci e non di rado i cittadini revocano il mandato – recall election – ai loro dipendenti ove non abbiano attuato parte del programma elettorale o per gravi motivi di corruzione e/o bancarotta. Purtroppo in Italia negli Statuti degli Enti Territoriali spesso si legge che i rappresentanti amministrano senza vincolo di mandato, così come accade per i Parlamentari. Ovviamente è più facile mutare gli Statuti degli Enti che la Costituzione per inserire strumenti e regole di democrazia diretta. I popoli che hanno grande tradizione di vera democrazia ci dimostrano che devono essere i cittadini a voler inserire strumenti efficaci, così come accaduto in Svizzera, in Brasile dal 1989 ed in alcuni stati degli USA. I sani principi costituzionali come sovranità popolare, tutela dei diritti umani, principio di uguaglianza e trasparenza rimangono fermi sulla carta se non c’è un popolo che li rivendica e li tutela tutti i giorni. La responsabilità del declino italiano è anche di un popolo funzionale e servo del potere che delega ogni cosa. Il potere crea “problemi” per dividere i cittadini, crea infantili dualità “destra” e “sinistra” per auto conservarsi: divide et impera. I rappresentanti eletti stanno di fatto spostando importanti poteri in ambito europeo dove i cittadini non possono controllare nulla e lo stanno accentrando nelle mani di pochi facendo degenerare quel minimo di democrazia rappresentativa oggi presente. E’ necessario risvegliare le coscienze addormentate e riappropriarsi della propria esistenza e dei reali valori umani finora inespressi.

E’ un bene che il popolo non comprenda il funzionamento del nostro sistema bancario e monetario, perchè se accadesse credo che scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina” (Henry Ford)


[1] La Programmazione Neuro Linguistica è una metodologia di sviluppo personale sviluppata nei primi anni ’70 da Richard Bandler e dal linguista John Grinder e grazie al contributo scientifico diretto o indiretto di tanti altri studiosi (tra cui Gregory Bateson[senza fonte]). Si tratta, a detta dei sostenitori di tale metodologia, di una metafora proposta come lettura della realtà che fornisce un modello non solo analitico, ma anche operativo. Ovvero, in altri termini, faciliterebbe il cambiamento, tramite un insieme di tecniche e strumenti (frutto anche dell’integrazione tra psicologia, linguistica, cibernetica e teoria dei sistemi) relativi alla comunicazione, alla percezione e all’esperienza soggettiva.

[2] Il moltiplicatore monetario è il rapporto tra la variazione della moneta e la variazione della base monetaria che ne è la causa. Supponiamo che si crei nuova base monetaria per 100 euro. Questa moneta viene accreditata sul conto di una banca 1 (per esempio perché la banca centrale ha acquistato titoli da un cliente della banca 1).

[3] I titoli di stato sono, di fatto, delle obbligazioni. L’emittente è lo stato che riceve un prestito, per un certo periodo, da chi acquista il titolo. Alla scadenza del titolo lo stato rimborsa, oltre al capitale, anche un interesse. Gli interessi possono essere corrisposti anche durante la vita del titolo sotto forma di cedole.

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