I piccoli centri rurali


1.2.4     I piccoli centri rurali

Buona parte dei comuni italiani è costituita da medi, piccoli e piccolissimi centri urbani e rurali[1]. Un corretto approccio di rigenerazione urbana bioeconomica è proprio il recupero dell’economia locale contadina attraverso la ri-funzionalizzazione degli edifici, degli spazi e l’investimento in attività agricole, rispettando i tempi e le leggi della natura. Le città, grandi consumatrici di energia e la campagna dipendono le une dall’altra ma non sono in equilibrio. Un compito dell’approccio conservativo è quello di proporre progetti finalizzati al recupero sfruttando le tecnologie che consentono una razionalizzazione dell’energia e liberano l’agricoltura dalla dipendenza degli idrocarburi, poiché liberano i contadini da costi e sprechi evitabili attraverso l’auto sufficienza energetica raggiungibile impiegando l’uso simultaneo di tecnologie che sfruttano l’energia solare, eolica, geotermica e delle biomasse. L’impiego più sostenibile è la “piccola scala”, cioè ogni azienda che si auto produce l’energia necessaria e scambia i surplus in una rete intelligente.

I centri rurali sono anche la testimonianza di un’architettura, considerata minore, ma è l’espressione di un’identità contadina necessaria per la sopravvivenza della specie umana e che si manifestava anche attraverso un uso razionale dell’energia come le case di campagna progettate secondo criteri bioclimatici. Inoltre, questa architettura e i relativi insediamenti sono la testimonianza di piccoli borghi di pietra perfettamente inseriti nel paesaggio sia grazie all’impiego di materiali locali e sia, spesso, grazie a corrette composizioni fra i volumi e gli spazi aperti, con proporzioni dettate da regole geometriche ereditate e trasmesse dal periodo medioevale e rinascimentale.

Dal 2003 il Fondo Ambiente Italiano (FAI) ha promosso una campagna denominata “I luoghi del cuore” finalizzata a coinvolgere i cittadini per indicare i luoghi che si desidera conservare. In dieci anni si sono individuati oltre 31.000 siti in quasi 6.000 comuni. Il progetto suggerisce indirettamente decine d’interventi di restauro che coinvolge anche le direzioni regionali del MiBACT (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo).

mappa aree interne 2014
Mappa aree interne, 2014.

Il Governo, dal 2014, ha adottato un piano denominato “Strategia nazionale per le aree interne” finalizzato allo sviluppo locale dei centri minori e contrastare l’abbandono dei piccoli centri. Con questa strategia si vuole anche contrastare il rischio idrogeologico favorendo la manutenzione dei suoli attraverso l’agricoltura, e creare opportunità di lavoro. In questi territori lontani dai centri urbani, sono presenti importanti risorse ambientali, naturali, e culturali che costituiscono un enorme “capitale territoriale” da tutelare. «Attualmente le aree progetto selezionate sono 71, interessano il 16,9% del territorio nazionale e il 3,46% della popolazione nazionale (2,1 milioni circa al 2011). Il 62% degli abitanti delle aree progetto vive in aree classificate come “periferiche” o “ultra-periferiche”, ovvero che distano almeno 40 minuti dai propri poli di riferimento. Le aree sono composte in media da 15 comuni, 30.000 abitanti e caratterizzate da una perdita di popolazione tra il 2001 e il 2011 del 4,3%».

Giancarlo De Carlo Borgo di Colletta

Nel 2008, Confcommercio e Legambiente con dati del Cresme pubblicano un rapporto dell’Italia sul “disagio insediativo”, che riguarda i piccoli centri urbani e rurali. Nell’indagine troviamo un’analisi storica e di previsione che tiene conto degli 8.101 comuni italiani analiticamente indagati attraverso 36 variabili, ma pone attenzione al disagio dei comuni destinati all’estremo declino, che senza i necessari interventi rischiano l’estinzione come le “ghost town”, città fantasma dell’età dell’oro.

comuni a disagio insediativo

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[1] Sono 158 i Comuni della Provincia di Salerno, fra questi ben 116 hanno meno di 5.600 abitanti.