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Archive for giugno 2010

“estratto” da “Qualcosa” che non va:

Freud e, soprattutto il nipote Edward Bernays fu fra i primi ad insegnare alle corporations SpA[1] come manipolare le menti attraverso la pubblicità e creare bisogni indotti per fare incetta di acquisti, ideò metodi per influenzare il subcosciente (l’inconscio) al fine di manipolare l’opinione pubblica, egli ideò le locuzioni “mente collettiva” e “fabbrica del consenso” come raccontato nel suo libro, Propaganda del 1928. Joseph Paul Goebbels, chiamato Herr Doktor, fu il “Ministro della propaganda” del Terzo Reich che consentì l’ascesa al potere del partito nazista nel 1933. La televisione ha un effetto ipnotico e condiziona i nostri stili di vita. La pubblicità, cioè le multinazionali SpA, “educano” i popoli; la televisione “consiglia” chi votare e non lo fa in maniera oppressiva ma usando la programmazione neuro linguistica (PNL) nel migliore dei modi, con il suono, il colore, il gesto, in maniera inconscia e subdola anche con messaggi subliminali. La pubblicità non ordina cosa fare, manipola e persuade le persone. Le SpA per ottimizzare i profitti assumono psichiatri, psicologi, esperti della comunicazione per condizionarci usando le nostre emozioni e la consapevolezza di come funzioni il nostro cervello. Un popolo che conosce la PNL, riconosce e distingue la propaganda dal messaggio utile.

Il corpo e il cervello sono matrici di frequenze che esistono nelle forma che vediamo solo quando passano attraverso il medesimo sistema di decodificazione. I nostri 5 sensi: occhi, orecchie, naso, lingua, pelle non sono altro che l’espressione fisica (decodificata) di campi di energia. Le orecchie sono evidenti decodificatori di frequenze, poiché il timpano trasforma la vibrazione del suono in segnali elettrici che vengono poi inviati al cervello. Gli occhi trasformano la luce (energie, campi di frequenza) in segnali elettrici che poi il cervello interpreta attraverso la corteccia visiva in una realtà apparentemente tridimensionale. In effetti non è solo il cervello a essere coinvolto nella decodificazione della nostra realtà, ma anche l’intera rete del sistema informatico del DNA.[2] Il mondo fisico è una minuscola gamma di frequenze, o dimensione. Chi conosce le leggi che governano il nostro “programma” può “modificarci”  e condizionarci a suo piacimento.

La filosofia moderna ha in comune con la tradizione filosofica anche il principio della “recettività”, o “passività” del soggetto (o dell’io) rispetto alla realtà esterna. Non solo la realtà vera e propria è esterna alla mente ma è anche attiva sull’apparato percettivo-sensitivo dell’uomo. Si è già visto che questo principio consente a Cartesio di dimostrare l’esistenza, nella realtà in sé, dei corpi.
Già Aristotele aveva inteso la realtà sensibile come motore (causa agente) delle nostre sensazioni. Quando, ad esempio percepiamo un colore o un suono, o avvertiamo una resistenza, i nostri organi di senso sono passivi o recettivi rispetto a una attività esercitata su di essi dalla realtà esterna. Anche il modo in cui la scienza moderna (ad esempio nell’ottica o nell’acustica) spiega il prodursi di una sensazione, conferma questa passività del soggetto rispetto alla realtà esterna.
In questa prospettiva, la passività è propria della sensibilità umana: noi non siamo liberi di sentire o di non sentire, o di sentire diversamente, un certo contenuto sensibile (ad esempio un suono); siamo invece liberi di pensare o di non pensare, o di pensare diversamente ciò che pensiamo. Il contenuto sensibile di impone all’uomo; e gli si impone proprio perché è l’effetto dell’azione della realtà esterna sugli di organi di senso.[3]

Rileggiamo queste testimonianze (Pasolini, Agosti ed Allegri):

«Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l’intero paese che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè – come dicevo – i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un “uomo che consuma”, ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo.»[4]

«Uno degli aspetti più micidiali dell’attuale cultura è di far credere che sia l’unica cultura, invece è semplicemente la peggiore. Bhè, gli effetti sono nel cuore di ognuno, per esempio, il fatto che la gente vada a lavorare sei giorni a settimana è la cosa più pezzente che si possa immaginare. Come si fa a rubare la vita agli esseri umani in cambio del cibo, del letto, e della macchinetta.»[5]

«Ragionare con la propria testa e col proprio sentimento e non lasciarsi trascinare dalla propaganda consumista, liberi dal condizionamento delle cose inutili»; analogie fra il fascismo ed oggi, «è molto peggio adesso, sembra che ci sia la libertà. Ti ingannano, ti fanno credere di essere liberi ma siamo dominati completamente dalle multinazionali. Allora (periodo fascista) era più facile fare un ragionamento proprio perché c’era meno confusione».[6]

Il dibattito politico di questo libro ispirato agli appunti del mio diario pubblico (blog) verte su come dovrebbe essere gestita la società. Noi siamo esseri umani, entità biologiche e rispondiamo alle leggi dell’universo. Credo che ormai non ci sia alcun dubbio riguardo al fatto che lo stile di vita della maggioranza degli italiani sia del tutto condizionato dal pensiero dominante e, non sia né uno stile umano e né saggio.

La politica delle SpA agisce per impedire un’evoluzione del pensiero con una comunicazione martellante che propone comportamenti immaturi ed irresponsabili. Condizionare lo stile di vita di un bambino è semplice per le SpA, l’obiettivo è infantilizzare gli adulti e ci stanno riuscendo molto bene, dall’abbigliamento, ai comportamenti quotidiani fino alle scelte politiche immature.

Il fascismo creò l’Istituto Luce a servizio della propaganda con lo scopo di manipolare la percezione dell’opinione pubblica, oggi accade ugualmente ed un articolo di Vladimiro Polchi titola: “la TV italiana cancella la crisi anche se ora fa più paura del crimine”[7]
La propaganda del regime si articola imbrigliando tutte le forme di comunicazione, dalle tradizionali come la stampa e la fotografia ma anche emergenti come la radio ed il cinema. In entrambi gli ambiti porta novità. Per la stampa nascono nuove testate dirette da fascisti. Per la radio si fonda l’EIAR, i cui programmi di intrattenimento sono sviluppati con la supervisione dell’Ufficio per la Stampa e Propaganda prima, dal Ministero della Cultura Popolare poi. Quelli di informazione supportati dalle notizie diramate dalla Agenzia fascistizzata Stefani, a cui d’ora in poi devono attenersi anche i giornali.
Per il cinema si compie una operazione doppiamente innovativa. Si inventa il cinegiornale italiano e fascista, si crea una istituzione che lo produce: l’Istituto Luce, responsabile sia della immagine cinematografica che fotografica di Mussolini, che si raccomanda debba essere centrale in ogni circostanza della realtà. Anzi il Duce può essere fotografato solo in situazioni che lo rendono protagonista, gli danno risalto e lo immergano nel proverbiale bagno di folla.
Gli ordini sono tassativi: evitare immagini poco significative o che addirittura lo vedano in situazioni tragiche, per esempio alluvioni, terremoti, morti, o in momenti in cui compie gesti violenti di rimprovero, tantomeno va ripreso accanto a monache e preti, essendo superstizioso. Tutte le immagini di cui è protagonista devono essere positive. Non solo controllo dell’informazione. Ma anche del cinema di evasione, commerciale, i cui contenuti non devono offendere il fascismo tantomeno alludere indirettamente al suo capo in modo indegno. Al contrario di quanto avviene per Stalin, la propaganda del regime ha la sottigliezza di non produrre alcun film in cui sia presente un attore che interpreta Mussolini.[8]

Gli strumenti informatici di oggi consentono di misurare il livello di propaganda usata dell’èlite, sembrerebbe una contraddizione ma non lo è se pensiamo che la resistenza politica ed armata ai tempi del nazi-fascismo era mossa da una minoranza di cittadini. Oggi la resistenza all’oppressione si svolge anche con la cultura e la tecnologia, più o meno usando gli stessi strumenti dell’èlite. Chiamiamo l’indagine “dittatura test” :
Google è il più grande strumento di ricerca al mondo ed indicizza qualsiasi cosa sia informatizzata. Cioè, se un cittadino vuol ricercare qualcosa scrive una parola chiave e google la trova fornendo un dato: il numero delle volte che la parola viene ripetuta in un sito, una pagina, video, qualsiasi cosa. In questo modo sappiamo quante volte è scritta la parola ricercata oltre a sapere da chi (inteso come sito web, pagina web … ). Con questo semplice strumento un cittadino può sapere se un quotidiano abbia usato quella parola e cercarla al proprio interno (sito web della testata), questo metodo è ottimo per sapere chi la usa. Ora ricordiamoci che la Storia insegna un aspetto determinante circa la manipolazione della percezione dell’opinione pubblica: se i media non parlano di un argomento, non esiste perché appunto la maggioranza degli italiani ha fiducia in quei media e da essi si informa.
Verifichiamo l’esperimento (svolto il 15 giugno 2010), prendiamo in considerazione i siti web dei quotidiani più letti in Italia: Corriere della Sera, La Repubblica ed IlSole24ore:

digitiamo la parola chiave: “Bilderberg”

in Corriere della Sera: 5 risultati
in La Repubblica: 4 risultati
in IlSole24ore: 8 risultati
nel web in italiano: Circa 2.880.000 risultati (0,30 secondi)

parola chiave: “signoraggio”

in Corriere della Sera: 17 risultati
in La Repubblica: 16 risultati
in IlSole24ore: 42 risultati
nel web italiano: Circa 188.000 risultati (0,12 secondi)

parola chiave: “commissione trilaterale”

in Corriere della Sera: 3 risultati
in La Repubblica: 6 risultati
in IlSole24ore: 9 risultati
nel web italiano: Circa 42.600 risultati (0,21 secondi)

parola chiave: “decrescita felice”

in Corriere della Sera: 7 risultati
in La Repubblica: 2 risultati
in IlSole24ore: 4 risultati
nel web in italiano: Circa 90.400 risultati (0,23 secondi)

Aprendo i collegamenti internet dei risultati legati alla ricerca avanzata svolta con google si scopre che la parola chiave ricercata è stata scritta non da un’inchiesta giornalistica per informare, ma si tratta di un commento che un lettore ha lasciato sotto l’articolo economico, politico. L’evidente disparità fra i risultati ottenuti dai media ed i risultati ottenuti dal web (cittadini) parla chiaro: gli editori non vogliono che si parli di Bilderberg, signoraggio, commissione trilaterale e di decrescita felice mentre i cittadini di internet scrivono e parlano di questi argomenti. Qui sorge il problema e l’evidente, assenza di democrazia poiché il resto dei cittadini italiani, cioè la maggioranza non usa internet ed ha ancora fiducia verso i media tradizionali e da essi trae informazioni per compiere scelte nel momento del voto.

Come scoprire il “segreto di pulcinella” e come verificare la PNL applicata per scopi politici. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) stila ogni anno una relazione[9] ed in questo documento possiamo leggere i contenuti dell’offerta televisiva e come questa si concentri. Ecco un esempio, nella tabella 2.10, in approfondimento, per RAIUNO si possono leggere ben 21 trasmissioni religiose andate in onda sul totale di 32. L’approfondimento, per intenderci, dovrebbe essere il giornalismo di inchiesta come viene fatto da Riccardo Iacona o da un dibattito obiettivo, libero ed indipendente, sui fatti di cronaca. In Italia, l’approfondimento del primo canale televisivo è occupato da argomenti religiosi.

Un carrozzone, forse il più colossale dell’intera storia repubblicana, in cui si aggirano 297 persone fra 12mila metri quadri a Roma e 15mila e passa a Napoli: 9 piani a via Isonzo, nella capitale, e ben 25, da 600 metri quadri ciascuno (esclusi parcheggi e seminterrati), al Centro direzionale partenopeo, nella Torre Francesco di proprietà dei Caltagirone. Lo scandalo delle conversazioni fra Ciancarlo Innoncenzi, uno dei Commissari Agcom, e il premier Silvio Berlusconi, porta oggi alla luce in maniera dirompente quelle verità da tempo sottaciute sul fiume di danaro pubblico versato ogni anno dagli italiani per mantenere l’Autorità che non riesce, di fatto, nemmeno a controllare fino in fondo se stessa. […] Elio Lannutti: «l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni è un carrozzone costoso e pletorico, ideato per assecondare, già nella fase delle designazioni spartitorie con il “manuale Cancelli”, gli appetiti dei partiti e degli apparati. L’Agcom non ha mai tutelato diritti ed interessi dei cittadini nella delicata funzione delle difesa del pluralismo dell’informazione, né gli interessi dei consumatori contro truffe, abusi e frodi del settore telefonico, come dimostra l’indagine Fastweb, con milioni di famiglie truffate da telefonate satellitari mai effettuate». Ma l’autentica goccia che ha fatto traboccare il vaso è oggi: «l’indagine avviata dalla Procura di Trani sulle carte di credito revolving a tassi usurai.» Ed è stato proprio a partire da quelle indagini che la Procura Pugliese si è casualmente imbattuta nelle conversazioni telefoniche fra Innocenzi ed il premier finalizzate alla chiusura di Annozero.[10]

In Italia la televisione domina il panorama informativo. Secondo l’ISTAT nel 2005 solo il 58,1% della popolazione italiana dichiarava di leggere i quotidiani almeno una volta alla settimana. Di questi, solo il 43,9 % degli uomini e il 24,5% delle donne ha dichiarato di leggere quotidiani 5 o più volte a settimana. Al contrario, il 94,5% dichiarava di guardare la TV. […] Un punto importante da sottolineare: lo spartiacque fra l’informazione “seria” e il pettegolezzo è sempre più labile (in alcuni casi inesistente), anche nel caso della TV pubblica, e i programmi istituzionalmente destinati ad informare spesso dedicano tempo ed enfasi esagerate a notizie minori. Al contrario, sempre considerando la percentuale di tempo dedicato alle categorie tematiche, nei telegiornali italiani l’Economia ha uno spazio maggiore solo rispetto alle previsioni del tempo. [11]

Ecco un esempio di comportamento criminoso della cultura dei consumi e della produttività vista come “benessere”. Pensiamo al periodo natalizio e l’invenzione del “Babbo di Natale”, nel mese di dicembre si verifica il massimo picco di consumi e crediamo che siano tutti voluti da noi e indispensabili? Le famiglie affogheranno i bisogni insoddisfatti nell’acquisto compulsivo di merce inutile, a volte tossica, per riempire un senso di vuoto che tornerà il giorno dopo la fine delle vacanze. I bambini diversamente dagli adulti non hanno ancora sviluppato la capacità di discernere il bene dal male, ciò che utile dall’inutile.  E’ noto che le SpA pagano ingenti consulenze a psichiatri e psicologi per studiare metodi sempre più persuasivi col fine di “entrare nella testa” dei bambini che a loro volta “costringeranno” i loro genitori a comprare quel prodotto grazie a piccoli “traumi” indotti. Eppure il codice penale parla chiaro: Circonvenzione di persone incapaci : La circonvenzione di incapace è un delitto previsto e punito dall’art.643 del codice penale. Consiste nell’abusare dei bisogni, passioni o dell’inesperienza di persona minore o in stato d’infermità o deficienza psichica, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto.

Molte frustrazioni e conflitti interiori possono insorgere fra la coscienza e ciò che noi crediamo. Il popolo italiano sembra essere molto stressato e nervoso quando si parla di politica, spesso ci si lascia divedere, forse anche perché non riesce a distinguere bene le bugie dalla verità. Questa incapacità di valutare è uno degli effetti dell’infantilizzazione degli adulti programmata dalle multinazionali per privare le persone della libertà di scegliere e distinguere. Noi crediamo che ci siano politici degni del nostro consenso e che questo basti a risolvere le questioni ma, forse, la nostra coscienza sa che la verità è altrove e che noi non facciamo abbastanza per il bene comune, forse la nostra coscienza sa che dovremmo cambiare atteggiamento ed essere più critici sulle nostre credenze e verificare i numerosi dubbi che ci inseguono.

Le cattive intenzioni di partiti politici, banchieri ed SpA si manifestano tutti i giorni con strumenti tecnologici sempre più efficienti per l’inumana cultura della sovrapproduzione e della crescita infinita. Da sempre le carte di credito, gli assegni circolari ed i bancomat sono stati inventanti non per una comodità dell’utente ma per tracciare i comportamenti e gli stili di vita, queste informazioni finiscono in una banca dati e “vendute” alle SpA interessate per “consigliare acquisti”. Le banche usano informazioni personali dei correntisti per progettare speculazioni edilizie fino a promuovere piani di marketing di singole merci. Mentre da un lato le SpA educano docenti corrotti ed università facendoli parlare di sciocchezze come competitività e libero mercato, da un altro lato i banchieri, violando il diritto alla privacy dei cittadini, pianificano con i loro architetti addomesticati costruzioni di ogni genere, poiché sanno bene chi può comprare e permettersi un appartamento sull’area che essi immaginano e, conoscono sin dal principio la capacità produttiva e di spesa del cittadino-compratore, ecco come nascono i quartieri ghetto per poveri e per ricchi. L’obiettivo dichiarato di alcuni banchieri e multinazionali è quello di eliminare la moneta di carta per sostituirla con un microchip RFID sottocutaneo[12]. Oggi la tecnologia RFID viene usata per tracciare le merci, è una modernizzazione del codice a barre[13], e per tracciare anche gli animali domestici.

Le multinazionali hanno già realizzato delle simulazioni in alcuni centri commerciali dotati di videocamere e mostrano il funzionamento degli RFID: il segnale invia continuamente informazioni alla banca, in tempo reale, che studia il comportamento del cittadino quando si avvicina alla marce sapendo in anticipo se può comprarlo o meno. E’ lo stesso approccio analitico dei naturalisti con gli animali. Questa volta è una banca che analizza l’uomo-compratore.

Microchip sotto pelle per vivere 120 anni (ANSA) – VENEZIA, 15 GIU – Per sperare di vivere a lungo, anche 120 anni, si potrà andare in giro con un microchip che segnala la comparsa di qualsiasi anomalia. Anche l’anomalia di una sola cellula cancerogena. A quel punto, in qualsiasi parte del mondo si trovi, il paziente verrà avvertito e curato. Parola di don Luigi Verzé, al quale oggi il governatore Luca Zaia ha confermato l’impegno della Regione Veneto per la realizzazione a Lavagno (Verona) di ‘Quo Vadis’, il centro di ricerca nel campo della longevità.[14]


[1] Il secolo del se’: macchine della felicità, http://www.youtube.com/watch?v=N3vAHoJk8H8
[2] DAVID ICKE, guida alla cospirazione globale, Macro edizioni 2009, pag.51
[3] EMANUELE SEVERINO, Razionalismo ed empirismo in La filosofia dai Greci al nostro tempo, BUR 2004, pag. 133
[4] PIERPAOLO PASOLINI, “Corriere della Sera”, 9 dicembre 1973
[5] SILVANO AGOSTI, discorso tipico dello schiavo, http://www.youtube.com/watch?v=5YANjIKfNEo 9 marzo 2008
[6] PARIDE ALLEGRI, comandante partigiano http://www.youtube.com/watch?v=PdUGmQoUqN4 , 18 aprile 2008
[7] in La Repubblica 5 giugno 2010, pag. 9
[8] LA GRANDE STORIA,  Propaganda, di Enzo Antonio Cicchino in onda su RAITRE, http://www.lagrandestoria.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-07d81f56-20f9-4a6a-bcc0-001654614023.html?refresh_ce
[9] Agcom, relazione annuale attività svolta e suoi programmi di lavoro, 2009, pag. 178 del file pdf condiviso in rete: http://www.agcom.it/Default.aspx?message=viewrelazioneannuale&idRelazione=17
[10] RITA PENNAROLA, la parentopoli, dentro clientele, sprechi e voragini dell’Agcom, in La Voce aprile 2010 pag. 4
[11] Ambrosetti, il sistema (non) decisionale e il ruolo dei media, 2008
[12] KATHERINE ALBRECHT LIZ MCINTYRE, spychips, Arianna editrice 2008
[13] Fonte wikipedia: I codici a barre sono un insieme di elementi grafici a contrasto elevato disposti in modo da poter essere letti da un sensore a scansione e decodificati per restituire l’informazione contenuta.
[14] http://it.notizie.yahoo.com/10/20100615/tod-microchip-sotto-pelle-per-vivere-120-5946e98.html

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“estratto” da “Qualcosa” che non va:

Il dibattito politico dice da 70 anni che: non c’è lavoro? Si inventa, siamo esseri umani creativi. Numerosi addetti nascono dall’indotto della ricerca e del riciclo dei materiali. Altri impieghi sono necessari nella riduzione della domanda di energia e nella diagnosi energetica del patrimonio edilizio esistenze. I dati di Terna[1] confermano che l’Italia non ha bisogno di importare energia: “quasi stazionaria la domanda di energia elettrica in Italia: – 0,1% sul 2007” e, gli usi finali ci mostrano uno spreco enorme per l’inefficienza dei volumi costruiti e dei trasporti.

E’ utile rivedere sul sito internet della RAI un’inchiesta di Michele Buono e Piero Riccardi, “a tutto gas”, andata in onda su RAITRE il 29 ottobre 2006, in Report, consentì a tutti di capire il “motivatore” della “produzione” energetica dell’ENI. Enzo Mangini, giornalista di “Carta”, rispondendo alle domande di Buono, disse:« Stando a questo master plan è probabile che in Italia si creerà una bolla di offerta di gas, cioè ci sarà più gas di quello che l’Italia sarà capace di consumare». L’azienda mostrava che il loro interesse era produrre più energia rispetto al reale fabbisogno: più offerta rispetto alla domanda, lo stesso modus operandi delle banche per mezzo del moltiplicatore monetario. Tutto ciò per soddisfare gli interesse di azionisti (SpA) e non un interesse pubblico. Inoltre è davvero interessante leggere un’inchiesta di Altreconomia[2] che documenta la presenza di società off shore in paradisi fiscali riconducibili ad ENI ed ENEL, lo stesso sistema di “scatole cinesi” adottato da Parmalat. Anche in questo caso è evidente che gli interessi privati degli azionisti siano opposti agli interessi pubblici.

L’Italia deve ristrutturare l’esistente poiché progettato e costruito male. La maggioranza dei piccoli comuni ha bisogno di mantenere, recuperare e tutelare i propri territori, difenderli dagli speculatori e da opere costose ed inutili. Essi hanno bisogno di prevenzione primaria. Impiegare risorse umane in queste idee significa creare nuovi addetti in attività virtuose ed utili al bene comune. I soliti pessimisti e corrotti ci diranno: mancano i soldi. Bene, per la legge fondamentale della domanda e dell’offerta si stampa carta pubblica, libera dal debito e dagli interessi, in maniera proporzionata all’offerta di merci e servizi immateriali prodotti. Il valore indotto della moneta viene attribuito quando si riceve e non quando si crea.

Nonostante gli interessi di cartello dei monopoli nazionali esiste un modo per avviare la rivoluzione energetica, si tratta “solo” di volerlo fare. Oggi le stesse SpA che inquinano hanno avviato società ESCO[3] ma queste non funzioneranno mai. Cos’è una ESCO? E’ un società che trae profitti attraverso la ristrutturazione e la gestione energetica di grandi volumi con una particolarità, non guadagna dai consumi ma dal risparmio, l’opposto di quello che fanno le attuali aziende monopoliste. Le ESCO italiane non hanno avuto il giusto successo perché gli istituti di credito condizionano il mercato. Sono sempre le banche responsabili visto che emettono moneta.

Ma cittadini consapevoli possono decidere di chiudere i conti correnti ed aprirli in banche finanziando il progetto tecnico della ESCO con l’obiettivo di ristrutturare gratuitamente i propri condomini. Infatti i singoli condomini non devono spendere soldi per vedersi rivalutato l’intero immobile poiché la ESCO guadagnano dalla gestione energetica. Facciamo un esempio concreto: il risultato di una diagnosi energetica svolta in un condominio di 4-5 piani composto da 8-16 famiglie ci consente di capire che si stanno sprecando tot kW annui che corrispondono a 20-25mila euro annui sprecati in consumi evitabili. Gli sprechi rappresentano il finanziamento della futura ristrutturazione ed il contratto di conto energia[4] consentirà di “produrre” e vendere i surplus energetici per 20 anni (profitto). La ESCO gestisce l’intero processo senza coinvolgere il portafogli dei condomini. Per avere una reale convenienza la ESCO dovrebbe ristrutturare più di un condominio poiché le condizioni non sono sempre favorevoli e, soprattutto le banche non sono ancora disposte a sostenere tale mercato perché spesso finanziano obiettivi politici opposti. In questo ambito entra in gioco la volontà popolare, com’è avvenuto in un caso famoso in Germania, dove i cittadini sono diventati proprietari della rete elettrica locale facendo pressione alla banca del paese, Schönau. Come abbiamo visto le banche vivono solo se hanno soldi in cassa. Fare massa critica e spostare i propri conti correnti in maniera massiccia è un ottimo incentivo per finanziare idee virtuose.

A Castelleone (CR) nasce “DOSSOenergia SRL”: società ad azionariato diffuso, che tramite ben 64 soci finanziatori realizzerà e gestirà per 20 anni l’impianto fotovoltaico sul tetto della Palestra Comunale Dosso in Castelleone, per la produzione di circa 64.000 KWh/anno di energia “pulita”, da fonte rinnovabile, prodotta in loco ed utilizzata per i servizi comunali. I 64 soci, per la maggior parte cittadini di Castelleone e iscritti ai GAS del territorio, partecipano al progetto acquistando quote unitarie minime di euro 1000, fino ad un massimo di 20 quote (equivalenti al valore di un impianto domestico) e godranno per 20 anni dei benefici economici degli incentivi previsti da Conto Energia. È il primo esempio di progetto di collaborazione tra pubblico/privato realizzato in Italia, su iniziativa di GASenergia (Gruppi di Acquisto Solidale), totalmente a finanziamento privato.[5]

Ancora non ci siamo resi conto che questo modello può creare un indotto economico con almeno mezzo milione di nuovi posti di lavori e rendere i cittadini liberi di auto-prodursi energia eliminando la dipendenza (costi ed oppressione politica) da soggetti autoritari ed, i nemici politici che osteggiano questa strategia sono ben noti, si chiamano: ignoranza collettiva, ENI, ENEL e Governi compiacenti.

Vi ricordate il microcogenaratore in Germania? Il motore che fa insieme calore ed elettricità e non fa sprecare niente? Se l’è inventato Mario Palazzetti, ingegnere, più di ottanta brevetti alle sue spalle; negli anni ’70 lavorava al centro ricerche Fiat. E’ in pensione adesso l’ingegnere e abita in Val di Susa.  Il piccolo cogeneratore era un progetto Fiat, si chiamava Totem e fu presentato al Salone delle tecnica di Torino del 1975. «Io mi interessavo dei problemi di fondo – racconta Mario Palazzetti – : riciclo del materiali, energia e mi era balzato all’occhio questo enorme mare di energia che veniva dispersa di fronte alla produzione di energia elettrica e così che avevo coniato slogan “deve c’è una fiamma deve esserci un motore”, ovvero la produzione di energia elettrica.[6]

La libertà di pensiero ha consento di fare crescere in Giappone ed in Cina il treno a levitazione magnetica[7] molto più efficiente ed ecologico dei treni ad alta velocità progettati prima in Francia e poi diffusi in Spagna ed in Italia. Facciamo un confronto col treno a levitazione magnetica per capire: “[…] esaminiamo brevemente la nozione di tecnologia a “impulso”. L’esempio più noto è il sistema ferroviario Maglev, ampiamente utilizzato in Giappone e Cina, il quale sfrutta un sistema di propulsione a impulso magnetico: è talmente efficiente che consente ai treni non solo elevate velocità ma anche di scalare pendenze superiori al 10 per cento! I magnetici pulsanti inducono correnti elettriche inverse nelle piastre di alluminio che costituiscono il binario. Le correnti indotte creano i propri campi magnetici opposti a quelli del treno. Tramite l’ausilio di sensori ottici, i campi pulsano in fase “on” proprio quando il magnete passa il punto mediano delle piastre e, per repulsione, sospingono il treno avanti. La tecnologia Maglev opera con questa elettricità pulsata per far procedere il treno, riducendo al minimo la quantità di potenza richiesta.[8]

[…]

All’irrazionale condotta politica degli inceneritori di proprietà di potenti lobby si contrappongono piani di maggiore buon senso. Persino il Giornale dell’Architettura parla, nel suo Rapporto Infrastrutture del 2008[9], di generazione distribuita ed il ruolo dei prosumer ampiamente anticipata ed auspicata dal Wuppertal Institut[10] e dal Movimento per la Decrescita Felice. I prosumer sono i cittadini produttori e consumatori di energia ed il passo successivo è certamente l’azionariato diffuso, un cittadino un’azione, per controllare e gestire direttamente i servizi pubblici locali senza l’intermediazione delle multinazionali. Generazione distribuita significa passare dalle grandi centrali elettriche a piccoli impianti di condominio o di quartiere che trasformano l’energia, la gestiscono e la distribuiscono alle utenze finali.

In realtà esiste sia la conoscenza e sia le tecnologie, per una mobilità ecologica ma questa non crea dipendenza e non consuma petrolio, e pertanto le lobby automobilistiche, prima che arrivi il picco di petrolio, misurano i tempi per rubare tutte le risorse economiche possibili.
In Giappone l’Axle corporation[11] ha presentato una motocicletta ibrida con motore magnetico, la Tesla motor[12] ha presentato un’auto roadster con tecnologia similare. Tutte tecnologie derivanti dai brevetti di Nikola Tesla, colui che inventò la radio, la televisione, e la free-energy[13].

In ambiti ristretti del mondo accademico c’è piena consapevolezza che sia possibile perseguire a breve termine la piena indipendenza energetica sul reale fabbisogno dei volumi costruiti con l’eliminazione degli sprechi e la produzione attiva con un mix-tecnologico da fonti rinnovabili, sole, geotermia, acqua, vento. Con ritardo sta per iniziare anche in Italia la micro-trigenarazione diffusa, cioè piccoli impianti per condomini e case che possono “produrre” sia calore e sia freddo. Alcune comunità, comuni e paesi, stanno elaborando piani politici sulla transizione energetica.[14]

Il Picco del Petrolio fu teorizzato per la prima volta da King Hubbert nel 1956.  Il picco avviene nel momento in cui viene raggiunta la massima capacità di estrazione dai giacimenti disponibili nel mondo.  Una volta raggiunto il picco la produzione entra in una fase di declino progressivo e definitivo. In termini pratici il raggiungimento del picco significa la fine della disponibilità di petrolio a basso prezzo (a volte viene confuso con la fine del petrolio in quanto risorsa). Nelle società industrializzate e fortemente dipendenti dal petrolio il raggiungimento del picco senza adeguata preparazione potrebbe portare a una crisi energetica globale e al crollo del sistema economico.[15]

Questo obiettivo già ideato ed ipotizzato negli anni ‘90 non può essere raggiunto con l’attuale classe dirigente poiché significherebbe andare contro gli interessi dei grandi monopolisti che finanziano tutti i partiti. Si ricordi che la prima legge sul risparmio energetico fu del 1991, se nel 2010 è cambiato poco vuol dire che la volontà politica è conservare la dipendenza.


[1] Terna, comunicato stampa, Roma 16 luglio 2009, http://www.terna.it/linkclick.aspx?fileticket=kC6jCJsPHSw%3D&tabid=720
[2] ANDREA BARANES e PIETRO RAITANO, un paradiso per tutti, in Altreconomia luglio-agosto 2008
[3] Le Energy Service Company (anche dette ESCO) sono società che effettuano interventi finalizzati a migliorare l’efficienza energetica, assumendo su di se’ il rischio dell’iniziativa e liberando il cliente finale da ogni onere organizzativo e di investimento. I risparmi economici ottenuti vengono condivisi fra la ESCO ed il Cliente finale con diverse tipologie di accordo commerciale.
[4] Conto energia è il nome comune assunto dal programma europeo di incentivazione in conto esercizio della produzione di elettricità da fonte solare mediante impianti fotovoltaici permanentemente connessi alla rete elettrica.
Il meccanismo del conto energia prevede l’erogazione di un incentivo commisurato all’energia elettrica prodotta dagli impianti. Le risorse per l’erogazione delle tariffe incentivanti sono coperte tramite il gettito della componente tariffaria A3. Gli impianti devono avere una potenza minima di 1 kW, essere collegati alla rete elettrica ed entranti in esercizio dopo il 30/09/2005 a seguito di nuova costruzione, potenziamento o rifacimento totale. Le tariffe incentivanti sono costanti per 20 anni, si sommano ai ricavi derivanti dall’energia immessa in rete in caso di cessione oppure ai risparmi sulla bolletta in caso di autoconsumo (possibilità di aderire al regime di “scambio sul posto” per gli impianti fino a 200 kW) – tratto da “FV fotovoltaici”, N.2 anno VII, Artenergy publishing, Cormano (MI), mar-apr 2010, pag. 93.
[5] http://www.dossoenergia.it/dossoenergia/index.php 26 aprile 2010
[6] MICHELE BUONO e PIERO RICCARDI, il mondo alla rovescia, Edizioni per la Decrescita felice, 2009, pag. 94
[7] http://it.wikipedia.org/wiki/Treno_a_levitazione_magnetica
[8] J.J. HURTAK PhD  e Desiree Hurtak PhD, propulsione ET e velivoli ad alta frequenza, in Nexus New Times N. 83, 2009 pag. 44
[9] http://www.scribd.com/doc/8256429/Rapporto-Infrastrutture-Ott-2008
[10] Una produzione elettrica decentrata. La produzione elettrica diventa così un’attività economica regionale: i consumatori si trasformano sempre più in produttori di energia. Si instaura un sistema che porta frutti anche a livello sociale: piccole centrali elettriche, materie prime locali, reti di fornitura regionali richiedono la partecipazione della cittadinanza, rafforzano le competenze del luogo e, comunque sono sistemi più democratici delle strutture centralizzate. In WUPPERTAL INSTITUT, per un futuro equo, Feltrinelli, 2007 pag. 181
[11] http://peswiki.com/index.php/Directory:Axel_Corporation%27s_Hybrid_Bike
[12] http://www.teslamotors.com/
[13] MASSIMO TEODORANI, Tesla lampo di genio, Macro edizioni
[14] ROB HOPKINS, manuale pratico della transizione, Arianna editrice, 2009
[15] http://scandianotransizione.wordpress.com/i-concetti-chiave/

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estratto da “Qualcosa” che non va

L’amministrazione sprecona e virtuosa.
Facendo finta che la moneta sia pubblica e di proprietà del portatore (cittadino), chiunque di noi può immaginare e comprendere le basi della pubblica amministrazione. I cittadini stretti da un patto, lo Stato, decidono di usare parte del proprio profitto, le tasse, per far funzionare i servizi utili a tutti. In una democrazia rappresentativa i dipendenti eletti decidono come spendere le tasse. Un’amministrazione sprecona (Governo, Parlamento, Regioni, Province e Comuni) gestita da dipendenti eletti decide di destinare “a pioggia” la ridistribuzione delle tasse in risposta ai servizi che essa ritiene pubblicamente utili. In questa semplificazione potremmo intuire dove sia il problema: i dipendenti eletti non corrotti difficilmente destinano le risorse rispetto ai bisogni reali, perché i dipendenti non conoscono i bisogni reali e non potranno mai conoscerli poiché privi di strumenti di democrazia diretta e partecipativa. Nell’attuale consuetudine le corporazioni consigliano i Governi su come distribuire le tasse ed il popolo intero non riesce ad organizzare le proprie idee poiché apatico, distratto e manipolato. Le cronache di buone pratiche amministrative hanno dimostrato che gli sprechi sono stati notevolmente ridotti o eliminati dove esistono strumenti efficaci di vera democrazia, circa 500 città nel mondo. Solo il popolo sovrano conosce le proprie esigenze e pertanto sono inutili gli interventi tradizionali di pianificazione che coinvolgono solamente le lobby delle associazioni di categoria, spesso colluse col malaffare. Un’organizzazione geniale ed efficace non risolve problemi ma li previene. Le Regioni del Sud Brasile hanno realizzato una riforma amministrativa che consente di far emergere la reale domanda (bisogni dei cittadini) unità l’offerta (lavoro e produzione). Il popolo sceglie le “priorità” (servizi, costruzioni, infrastrutture…) con strumenti di democrazia e le amministrazioni applicano e controllano, insieme a portavoce dei cittadini, i lavori da eseguire.
I referendum propositivi sono strumenti di volontà popolare che destinano risorse rispondenti ai reali bisogni.
Ad esempio, un’amministrazione ingiusta e sprecona di danaro pubblico divide la torta delle tasse facendo cento diviso le dieci città anche se qualcuna di queste non ha reale bisogno di quella parte. Al contrario, un’amministrazione etica e giusta lascia che la torta sia auto-divisa rispetto ai reali bisogni conosciuti e pervenuti con strumenti di democrazia diretta così da eliminare l’assistenzialismo e gli sprechi, ma stimolando la reale partecipazione democratica del popolo alle decisioni collettive (responsabilità).

Lo Stato deve solo controllare che la domanda di moneta sia corrispondente alla reale produzione di merci, beni e servizi così da evitare l’inflazione e tagliare la moneta in eccesso per lasciare i prezzi stabili.
Lo stesso sistema di autocontrollo democratico fatto dai cittadini consente una maggiore consapevolezza della produzione e della spesa pubblica, e questo alimenta un circolo virtuoso di crescita, di maturità e responsabilità collettiva, come sta avvenendo ed accade nei territori dotati di strumenti di vera democrazia.
Infatti dove esistono ambiti democratici, il singolo individuo può esprimere la propria opinione e condividere la conoscenza gratuitamente, chi ascolta cresce e può comparare le opinioni divergenti, può fare ricerche e comprendere errori, incomprensioni e cattiva fede. In assenza di tali metodi e strumenti, i cittadini sono oppressi da scelte sbagliate dei dipendenti eletti.

[…]

Utilities, affari del potere locale. “Non si ferma la corsa delle SpA pubbliche”. Società e consorzi crescono del 5% rispetto al 2008, quasi 25mila poltrone nel consiglio di amministrazione. Una lista di attività poliedriche, che spesso servono a trovare una poltrona agli estromessi del giro della politica a chi nella politica c’è rimasto e non disdegna i doppi e tripli incarichi.[1]

Un esempio di come non si amministra un Comune: Vincenzo De Luca e la sua Giunta. Ecco l’immoralità feudo-medioevale a norma di legge (statuti) raccontata alla luce del sole:

SpA del Comune. “Società partecipate cinque presidenti presentano le dimissioni”. Mucio, Colombo, Cesareo, Argentino e Napoli lasciano via libera al riassetto dei vertici aziendali voluto dal Sindaco. Così come chiesto da Vincenzo De Luca, ieri hanno presentato le dimissioni i presidenti di Salerno Sistemi, Mariano Mucio; Salerno Pulita, Antonio Colombo; della Centrale del latte, Vincenzo Cesareo; di Salerno Energia, Ferdinando Argentino; di Salerno Mobilità, Enzo Napoli. Il Sindaco deciderà nelle prossime settimane se procedere ad un ricambio parziale o totale degli incarichi, anche dei consigli di amministrazione alla luce della nuova situazione politica.[2]

[…]

Sprechi, degrado ed inutile consumo del territorio nelle intenzioni degli Enti:

Edilizia residenziale. “Duemila case, in arrivo la graduatoria.” Il Comune completa l’elenco delle assegnazioni alle coop. Dovrebbe essere ultimata in una decina di giorni la graduatoria per i nuovi lotti di edilizia residenziale pubblica a Salerno. Nell’elenco figureranno le cooperative edilizie e le imprese assegnatarie che, successivamente, provvederanno alla realizzazione di duemila nuovi alloggi residenziali. Le aree assegnate si trovano a San Leonardo, Fuorni, Ponticelli, Matierno, quartiere Italia e Lamia. Si tratta di un intervento particolarmente atteso che ha come obiettivo soprattutto quello di far rientrare in città i salernitani che, negli anni, sono stati costretti a trasferirsi per mancanza di case a buon mercato nel capoluogo.[3]

L’obsoleto pensiero della crescita determina il consumo del territorio, risorsa preziosa e finita, e pertanto Sindaci, Consigli, progettisti e costruttori avari e desiderosi di profitto monetario distruggono le risorse di tutti: la Natura. La maggioranza degli Enti locali non è in grado di dare risposte politiche di buon senso e si affida a logiche obsolete per non risolvere i problemi che si presentano, nel caso su esposto si tratta della risoluzione dei problemi economici di progettisti e costruttori veri ed unici beneficiari della distruzione del territorio. Eppure, vi sono esempi di gestione etica del territorio: “piani a crescita zero” dove i Comuni riutilizzano i volumi costruiti esistenti per concederli, con canoni agevolati, ai cittadini meno abbienti: studenti, precari, giovani coppie, anziani. Il Comune di Parigi è un ottimo esempio ed altri piccoli comuni italiani stanno rinunciando alla rendita monetaria derivante dalle concessioni edilizie per optare sui profitti prodotti da società ad azionariato diffuso che gestiscono e risparmiano energia (ESCO).

[…]

Riccardo Iacona, nell’inchiesta “case da pazzi” in “Presa Diretta”, andata in onda su RAITRE il 13 febbraio 2010, mostra come il Comune di Parigi faccia l’opposto dei comuni italiani e cioè l’Ente pubblico compra immobili, li ristruttura e li concede al popolo con tre modalità: un affitto sociale, uno agevolato ed uno calmierato a seconda dei redditi dichiarati per evitare che i cittadini, costretti dal libero mercato, debbano lasciare la città. Funziona proprio così, nuove case popolari nel centro di Parigi per garantire un giusto prezzo, il Comune deve soddisfare ben 115.000 domande per gli alloggi e l’Assessore competente dichiara di aver soddisfatto 30 mila nuovi alloggi lo scorso mandato mentre consegnerà altri 45 mila nel mandato in corso. L’ultimo anno hanno acquisto altri 12 mila appartamenti da ristrutturare e consegnare.

[…]

Autoderminazione dei popoli intesa come vera democrazia (diretta[4] e partecipativa), ripristino delle monete libere dal debito[5] e senza interessi (banche controllate dallo Stato e non più SpA private), diritto alla vita, tutela dell’acqua[6] ed autoproduzione energetica sono i temi che nessun partito politico tradizionale farà suo come priorità assoluta.
Il raggiungimento di questi obiettivi passa attraverso la ricostruzione delle comunità locali intese come riorganizzazione degli spazi pubblici, agorà, per il dibattito libero, aperto e democratico. Le persone devono poter condividere le idee e le esperienze per il bene comune. L’obiettivo è riscoprire i reali bisogni umani: cibo, riparo sicuro, cultura, sport, amore e passioni.
L’Italia, dal punto di vista dell’organizzazione territoriale, forse è il Paese che più di altri ha sofferto e soffre dell’inutile e farraginosa burocrazia legislativa con la sovrapposizione di leggi che trattano gli stessi argomenti o affini con l’effetto di aumentare gli errori e la corruzione.

Si chiamano programmi complessi, e l’aggettivo già fa capire tanto, insieme di leggi che trattano la materia urbanistica. Ecco l’elenco nominativo di “leggi”-piani approvati dal Parlamento: programmi integrati di intervento(PII), interventi di recupero, programmi di recupero urbano (PRU), programmi di riqualificazione urbana (PRiU), contratti di quartiere (CdQ), programmi di recupero per la ricostruzione del territorio, programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio (PRUSST), programmi di iniziativa comunitaria (Urban 1 e 2), progetti pilota urbani II serie, programmi Interreg II, patti territoriali, contratti d’area, patti di pianificazione.

I programmi complessi nascono nel corso degli anni ’80 nell’ambito delle politiche per la casa, in particolare all’interno delle linee di programmazione nazionale e regionali del CER (il Comitato per l’Edilizia Residenziale), riformato dalle legge 457/1978, avendo come riferimento alcune tipologie d’intervento nelle città che si erano diffuse negli anni ’70 nei contesti europei, soprattutto in Francia e Inghilterra, nonché alcune sperimentazioni italiane a livello regionale.[7]

Energia e salubrità in edilizia.
BREAM (Building Research Estabilishment Assessment Method), LEED (Leadership in Energy and Environmental Design), SBTool (Sustainable Building Toll), Protocollo ITACA, sono metodi di valutazione della sostenibilità edilizia. POE (Post Occupancy Evaluation) è un criterio valutativo che misura il comfort ambientale delle abitazioni.
A livello normativo è la norma ISO 14020 a stabilire le linee guida e i principi per lo sviluppo e l’applicazione di etichette e dichiarazioni ambientali volontarie. Definisce tre tipi di etichette ambientali[8]:

  • ISO 14024 Ecolabel[9]
  • ISO 14021 autodichiarazioni del produttore
  • ISO 14025 forniscono dati quantitativi sul profilo ambientale del prodotto valutate secondo LCA[10].
    1. inquinanti di natura fisica: radon e suoi di prodotti di decadimento;
    2. composti organici volatili (VOC) e semivolatili: formaldeide e antiparassitari;
    3. inquinanti biologici: batteri, funghi, muffe;
    4. fibre minerali naturali e artificiali: amianto e fibre minerali artificiali (lana di vetro, di roccia).
  • Criteri e metodi su elencati individuano pratiche e linee guida per la progettazione e la costruzione in termini qualitativi col fine di avviare una consuetudine virtuosa nel settore dell’edilizia per tutelare la salute umana e l’ambiente. Rimangono le differenze culturali opposte poiché ecologia è sinonimo di democrazia ed entrambi sono contrapposti alla massimizzazione del profitto. Nella sostanza, con quale criterio di merito si stabilisce il prezzo di un’immobile? Oggi non esiste alcun obbligo di adottare criteri di merito, è sufficiente che il cittadino sborsi la somma di danaro richiesta dal venditore. L’anomalia è che il cittadino italiano sembra essere il massimo esperto quando parla di calcio, di automobili ma non sa nulla circa la qualità delle civili abitazioni e la qualità del cibo. Italiani esperti del superfluo ed ignoranti sul necessario?

    Negli ultimi anni, dopo la disattesa legge 10/91 sul risparmio energetico e grazie alla spinta iniziale della Provincia autonoma di Bolzano con la certificazione “Casaclima[11] sui consumi energetici è stata introdotta anche in Italia una norma che introduce le “classi di consumo” così come, già in precedenza, avveniva per gli elettrodomestici. Gli italiani potranno sapere quanta energia consuma la propria abitazione. Queste etichette sui consumi sono solo il primo passo che introduce un’efficace concetto di qualità architettonica, altri parametri devono essere valutati e come spesso accade i dipendenti eletti non sono capaci, sia per ignoranza e sia per corruzione, di introdurre ed applicare la qualità architettonica già descritta in ambito accademico sin dagli anni ‘80.

    Obiettivo del POE è quello di porre in relazione la misurazione strumentale dei livelli prestazionali con le aspettative degli abitanti e il livello di gradimento da parte dell’utenza, accertabile con buona approssimazione mediante interviste; la documentazione raccolta costituisce un giudizio sui risultati positivi o negativi dell’edificio e, fornendo indicazioni sulle nuove costruzioni o per la riqualificazione delle esistenti, costituisce un contributo innovativo alla manualistica edilizia[12].

    Ecco l’elenco di alcuni criteri considerati dal metodo POE: salubrità del sito, distanza dalle attività industriali, livello sonoro del sito, orientamento dell’edificio, strutture per servizi didattici e culturali, rapporti socio/culturali, disponibilità di attrezzature per il tempo libero, efficacia dei percorsi, eliminazione delle barriere architettoniche, ricambi d’aria, isolamento termico, efficacia dell’illuminamento naturale, presenza di inquinanti chimici, ed altro ancora.

    Materiale e prodotti edilizi, in condizioni di uso normale, sono cause potenziali di emissione delle seguenti classi di inquinanti:

    L’emissione di altre classi di inquinamento è legata a particolari condizioni o a fatti eccezionali quali l’incendio, per quanto riguarda i prodotti della combustione (fumi tossici) o al dispersione di fibre e polveri in caso di crolli dovuti a eventi sismi o altro.

    Per quanto riguarda gli inquinanti biologici, il loro sviluppo è dovuto alla presenza di condizioni particolari di temperature e di umidità e all’accumulo di sporco. Non sono quindi i materiali direttamente responsabili, ma il loro uso in condizioni non adeguate.

    I prodotti edilizi possono causare inquinamento dell’aria interna secondo tre principali modalità:

    –          direttamente, emettendo o rilasciando composti organici volatili, particolato respirabile, fibre;
    –          indirettamente, adsorbendo e rilasciando successivamente sostanze inquinanti provenienti da altre fonti;
    –          favorendo lo sviluppo di inquinanti biologici.

    Le scelte tecniche sono in grado di migliorare la qualità dell’aria in edifici esistenti o di prevenire l’inquinamento nelle nuove costruzioni. L’intervento del progettista sul costruito può essere richiesto a seguito di lamentele da parte degli occupanti e/o a seguito di indagini diagnostiche sull’edificio.[13]

    La letteratura giuridico-urbanistica è ricca di taluni esempi che mostrano da un lato le intenzioni di tecnici capaci e preparati che hanno elaborato norme atte a risolvere problemi e dall’altro lato la triste realtà italiana che mostra un territorio troppo antropizzato, urbanizzato, troppo costruito che aggredisce l’ambiente e lo rende pericoloso in alcune aree notoriamente a rischio (terremoti e rischio idrogeologico).

    I progettisti sono sollecitati a puntare l’attenzione sulla scelta di materiali e prodotti ad alta efficienza termica per la realizzazione dell’involucro edilizio e sulla scelta di impianti ad alto rendimento, possibilmente basati sullo sfruttamento di risorse rinnovabili (solare, fotovoltaico, geotermico, eolico). La corretta progettazione di forma e orientamento dell’edificio, abbinata a scelte tecnico-costruttive che mirano all’incremento dell’isolamento e all’ottimizzazione dell’inerzia termica, permettono di realizzare edifici con basso fabbisogno energetico. L’abbinamento, a questo punto, con impianti a elevata efficienza, basati sullo sfruttamento di energie rinnovabili, permette di delineare uno scenario futuro caratterizzato dall’autosufficienza energetica e dall’azzeramento delle emissioni di CO2 (Zero Emission Building). Almeno in fase d’uso. Occorre altresì osservare come la spinta verso la realizzazione di edifici a bassissimo consumo energetico in fase d’uso stia portando il mercato ad una rincorsa a livelli prestazionali che vanno ben oltre quelli indicati dagli apparati normativi: l’esibizione di elevate prestazioni energetiche è diventata un elemento di valorizzazione economica considerato importante nel mercato immobiliare. […] Un’analisi ambientale corretta e completa, relativamente ad una costruzione, dovrebbe basarsi, dunque, sul metodo LCA (Life Cycle Assessment), andando a considerare tutte le fasi del ciclo di vita (produzione-usodismissione) e tutte le sostanze/materiali coinvolte (e relativi impatti correlati). Ma la valutazione LCA è attività molto complessa e, soprattutto, risulta spesso difficile spiegare i risultati espressi secondo indicatori ambientali poco conosciuti. Per cominciare ad estendere lo sguardo oltre la sola valutazione energetica della fase d’uso, può essere pertanto utile fare riferimento agli indicatori utilizzati nelle procedure di certificazione energetica “correnti” (energia primaria PEI, espressa in MJ o kWh, ed emissioni di CO2), valutando i consumi e le emissioni anche delle fasi a monte dell’uso di un edificio. In tal senso, gli indicatori che possono essere presi in esame sono l’energia incorporata (embodied energy) e le emissioni di CO2 incorporate (embodied carbon) nei materiali, considerando l’estrazione delle risorse, il loro trasporto, la produzione e lavorazione di un prodotto. Nelle banche dati vengono, in genere, riportati i valori di energia incorporata assumendo come confini la “culla” e il “cancello” (dello stabilimento produttivo). A questi bisognerebbe, poi, sommare l’energia spesa dal “cancello al cantiere” (andando a comprendere anche il trasporto fino al luogo della messa in opera e la fase di messa in opera stessa).[14]

    Gli impegni non corrispondono ad una qualità architettonica ed urbanistica diffusa, anzi esistono troppi volumi costruiti e male, soprattutto dal punto di vista del risparmio energetico. Fino a quando la ricchezza verrà misurata in moneta debito coi suoli e con l’espansione urbana si avranno altri scempi da correggere.

    Eppure basterebbe fare un piano di monitoraggio dell’ambiente costruito finalizzato al recupero (riuso) per creare migliaia di posti di lavoro, ecco la vera sicurezza. L’Italia deve consolidare, dal punto di vista statico, tutti gli edifici che abbiano dai 40 anni di “età” in su. L’Italia deve ristrutturare l’intero patrimonio edilizio esistenze, altro che nuove case. E’ sufficiente mutare i valori monetari – convenzione arbitraria – dell’attuale consuetudine progettuale e costruttiva: un edificio di nuova costruzione dovrà valere meno di un edificio ristrutturato (sicurezza statica e salubrità: metodi POE, BREAM, Protocollo ITACA). Quindi, la misura del valore non sarà indicata dalla moneta, mezzo di scambio, ma dalla qualità e dal buon senso: volontà politica. Il risparmio energetico potrebbe essere una moneta di scambio, la ristrutturazione potrebbe essere una moneta di scambio, e così via; cioè è sufficiente una volontà popolare che indichi una nuova misura del valore figlia della qualità e non più della quantità (lo stupido PIL) per migliore le condizioni di vita di tutti e soprattutto dei meno abbienti.


    [1] Antonello Cerchi Gianni Trovati, Non si ferma la corsa delle SpA pubbliche, in “IlSole24ore” 15 maggio 2010 pag. 3
    [2] Fiorella Loffredo, in “La Città”, 30 aprile 2010, pag. 11
    [3] Gianni Giannattasio, in “La Città”, 4 maggio 2010, prima pagina
    [4] THOMAS BENEDIKTER,  democrazia diretta, Sonda 2008
    [5] come accennato più volte la questione non è economica ma giuridica, il mezzo di scambio di beni e merci, la moneta deve essere di proprietà della Repubblica ed emessa da un ente pubblico come prevede la Costituzione. Applicando questo principio elementare figlio della sovranità popolare si cancella il debito pubblico poiché non ci sarà più nessuno che ti presta pezzi carta stampati dal nulla caricati persino di interessi e ti ruba la vita, il presente ed il futuro dei tuoi figli.
    [6] http://www.gruppo183.org/acqua/legislazione/direttiva.pdf
    [7] SIMONE OMBUEN, MANUELA RICCI, ORNELLA SEGALINI, i programmi complessi, ilsole24ore, 2000, pag. 13
    [8] SARA SCAPICCHIO*, valutazione di sostenibilità etichette ecologiche e risorsa acqua in edilizia, in “Il Progetto Sostenibile”, N. 24 ott-dic 2009, pag. 62; *Università degli Studi di Napoli Federico II
    [9] marchio europeo di qualità ecologica a prodotti che superino determinati esami relativi a diverse qualità ambientali
    [10] Analisi Ciclo Vita, ecobilancio
    [11] NORBERT LANTSCHNER, CasaClima, vivere nel più, Raetia, Bolzano 2006
    [12] Quaderni del MANUALE DI PROGETTAZIONE EDILIZIA (serie diretta da ARIE GOTTFRIED), I criteri di progettazione e le verifiche, [Qualità & Manutenzione], HOEPLI, Milano 2006, pag. 104
    [13] MANUALE DI PROGETTAZIONE EDILIZIA, I criteri di progettazione e le verifiche, [Qualità & Manutenzione], HOEPLI, Milano 2006, pag. 48
    [14] Andrea Campioli, Valeria Giurdanella, Monica Lavagna, Energia per costruire, energia per abitare, in “Costruire in Laterizio” N.134, maz-apr 2010, pag. 60

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    POMIGLIANO (Reuters) – Sono iniziate stamani alle 8,00 presso lo stabilimento Gianbattista Vico della Fiat di Pomigliano le operazioni di voto per il referendum sull’accordo siglato fra il Lingotto e i sindacati Uilm-Fim-Ugl-Fismic sul futuro del sito partenopeo.
    Unica sigla che si è sottratta alla firma è la Fiom, braccio metalmeccanico della Cgil, sostenendo che la proposta dell’azienda viola le leggi, anche costituzionali, annullando i diritti dei lavoratori soprattutto in materia di sciopero e malattia.

    estratto da “Qualcosa” che non va: In un Paese normale, la moneta viene vista come strumento di scambio e non come ricchezza. In un Paese normale i cittadini dovrebbero auto-prodursi tutto ciò che è possibile. Ad esempio, le tecnologie ci aiutano ad autoprodurre energia necessaria e scambiarsi i surplus in una rete pubblica ma, questa semplice affermazione si oppone alle attuali logiche del potere perché è dominato dall’accentramento dei poteri nelle mani di pochi, oligarchia (UE) e, dall’usurpazione dei diritti umani (privatizzazione) e, tutto ciò sta accadendo per mezzo del controllo del debito pubblico, creato appositamente per ricattare i popoli e non i Governi, servitori del sistema. Persino i giudici italiani hanno ammesso la truffa che va avanti per bieca consuetudine, cioè si è fatto sempre così[1].

    «I partiti non fanno più politica», dice Enrico Berlinguer. «I partiti hanno degenerato e questa è l’origine dei malanni d’Italia». I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”. […] Molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte.[2]

    Un esempio virtuoso per la soluzione alla radice del problema economico: durante la guerra civile il presidente Lincoln rifiutò l’offerta di un prestito ad alto interesse da parte della banche europee, e decise di fare ciò che i padri fondatori rinunciarono di fare, cioè di creare una moneta indipendente e intrinsecamente libera dal debito. “La schiavitù non è nient’altro che la proprietà del lavoro che implica prendersi cura dei lavoratori, mentre il piano europeo è che il capitale deve controllare il lavoro, controllando i salari. Questo si può fare attraverso il controllo della moneta. Non lo si potrà fare consentendo l’ingresso della Greenback, in quanto non possiamo controllarla”. (The Hazard circular, 1962)[3].


    [1] GENIUS SECULI – Zeitgeist Addendum in Italiano ITA, http://video.google.it/videoplay?docid=6561068664203649137#docid=1395849087953543353
    [2] ENRICO BERLINGUER, la questione morale, intervista a La Repubblica 28 luglio 1981
    [3] Tratto dal film documentario gratuito, Zeitgeist addendum,

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    “estratto” da “Qualcosa” che non va

    Proviamo ad analizzare l’istituzione che ci governa. In questo periodo il sito ufficiale della Banca Centrale Europea (BCE) ha condiviso un cartone animato e dei documenti[1] per spiegare ai docenti delle scuole ed ai suoi allievi la propria funzione all’interno dell’Unione Europea.
    Quel cartone animato è una buona applicazione di Programmazione Neuro Linguistica[2] (PNL)[3], in questo caso indottrinamento, per introdurre un programma sbagliato (disinformazione) nella testa dei ragazzi. Il cartone racconta mezze verità, non dice tutta la verità, del resto è realizzato dalla BCE che non ha interessi pubblici ma quello delle sue filiali, ed in Italia sono le SpA. La BCE è un istituto autonomo e non trasparente poiché non ha obblighi di rivelare tutti i contenuti delle proprie delibere. Il video propaganda della BCE dice che: per mantenere la stabilità dei prezzi a medio termine sotto il 2% essi seguono due fattori:

    1) crescita economica (PIL[4]) e prezzo del petrolio
    2) quantità di moneta circolante

    […]

    Petrolio: nessuno al mondo può conoscere e comprendere il prezzo del petrolio perché, nessuno al mondo conosce il quantitativo di greggio nei giacimenti e dove siano i nuovi con esattezza. La teoria più affidabile, ma per l’appunto si chiama teoria, è il picco di Hubbert che si basa sulla domanda e sull’offerta di petrolio. Essa dice che se la richiesta (consumi) di greggio supera l’offerta (giacimenti, estrazione) allora ci troviamo in un punto di picco (di massimo), questo punto dovrebbe rappresentare un periodo di crisi economica.

    La curva di produzione. La teoria di Hubbert non si applica soltanto a qualcosa che accadrà, o potrebbe accadere, nel futuro. Piuttosto, è una descrizione di casi storici ben noti. Più di una volta è stato possibile osservare sperimentalmente che la produzione di una risorsa esauribile segue una “curva a campana”. Storicamente, forse il primo di questi è stata la produzione di olio di balena negli Stati Uniti nel secolo diciannovesimo.[5]
    Le aziende petrolifere non hanno interesse nel dichiarare con esattezza la reale capacità produttiva (giacimenti). Esistono solo stime (ipotesi) diffuse fra i media e nel mercato turbato periodicamente da queste dichiarazioni. Anzi, il prezzo degli idrocarburi (petrolio e gas) è strettamente legato ad interessi bellici col fine di controllare e scoprire nuovi giacimenti.

    Le guerre imperiali nell’antichità miravano alla conquista degli schiavi. Oggi, scrive Jeremy Rifkin, “l’americano medio dispone ogni giorno di una quantità di energia che potrebbe essere prodotta da 58 schiavi”. Benito Li Vigni, nel suo libro “Le guerre del petrolio” (Editori Riuniti, 2004), ha svelato i retroscena di molte guerre, fra cui quella in Iraq del 2003. [6]

    Non è un caso che l’11 settembre 2001 abbia portato enormi profitti alle SpA petrolifere. Non è un caso che il prezzo dei barili di greggio salga e scenda continuamente con differenze anche di 100 dollari e che lo stesso coinvolge anche il prezzo  del gas anche se non dovrebbe farlo poiché sono fonti energetiche diverse. Le ragioni sono politiche e non scientifiche.
    L’energia – le fonti energetiche (petrolio, gas, carbone…) è stata trattata per troppo tempo come un bene economico analogo agli altri.[7]

    Un’inchiesta “caccia al petrolio: 700 trivelle bucano l’Italia” di Luigi Carletti ha documentato il boom delle trivelle per l’estrazione degli idrocarburi in Italia[8] con tutti i rischi ambientali che si possono calcolare (mappa delle concessioni per le trivellazioni), altro che il paese del sole e del mare. Il Governo – Ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente – ha rilasciato 95 nuove trivellazioni di cui 71 a terra (25000 kmq, un’area grande come la Sicilia), 24 a mare (11000 kmq), 65 istanze per nuove ricerche 24 a terra (7000 kmq) e 41 a mare (23000 kmq). Le compagnie italiane e straniere (Shell, Audax, San Leon Energy, Bombora Energy Pty Lmt, Puma petroleum) si sono messe in fila, dalla pianura padana alla Sicilia, parchi e zone tutelate dall’Unesco.

    […]

    Oggi esiste molta disinformazione televisiva ma non è vero che non ci sia la corretta informazione, in senso assoluto. La rete di internet non è accessibile a tutti e la maggioranza dei cittadini non sa usarla (digital divide), infine sono pochi i cittadini che abitualmente si recano presso biblioteche ed emeroteche pubbliche per attingere a tutti i livelli di informazione e soprattutto pochi fanno un approfondimento (lettura di libri) degli argomenti che riguardano tutti, educazione civica.

    Bisogna tener presente un aspetto quanto meno contraddittorio circa l’attuale sistema di misura del “benessere” e della crescita. Le cronache politiche, sociali ed economiche commentano e registrano il fenomeno della delocalizzazione produttiva[9] dell’industria. Il PIL nazionale come potrebbe avere un segno positivo se i Governi, le banche e le organizzazioni sovranazionali fanno di tutto per spostare la produzione in luoghi privi di regole (deregulation)?
    Un sistema sociale, che misura la ricchezza con una moneta, è giusto se e solo se questa convenzione misura il valore con regole etiche e controllate dal sovrano, cioè dal popolo. Un sistema che abbia come costante e che preveda sia l’inflazione e sia la deflazione è immorale poiché sposta ricchezza dai molti, il popolo, verso i pochi. In un sistema monetario i limiti alla libertà sono posti da una domanda immorale: quanto costa? Tutto viene ridimensionato e condotto in termini di costi e quindi monetari, compresa la corruzione resa più facile ed a buon mercato con l’invenzione della moneta. L’assenza di chiarezza, cioè di dialogo e corretta informazione ed il disinteresse, forse sono le ragioni principali che sostengono la criminosa condotta di banchieri e di dipendenti eletti circa il meccanismo moderno di creazione di moneta, oggi, generatore delle azioni politiche dell’élite.


    [1] http://www.ecb.int/ecb/educational/pricestab/html/index.it.html
    [2] La programmazione neuro linguistica (PNL o, in inglese, NLP da Neuro-linguistic programming) è una tecnica psicologica che postula la possibilità di influire sugli schemi comportamentali di un soggetto tramite la manipolazione di processi neurologici attuata tramite l’uso del linguaggio.
    [3] RICHARD BANDLER e OWEN FITZPATRICK, PNL è libertà, Alessio Roberti editore, 2006
    [4] fonte wikipedia: Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è il valore complessivo dei beni e servizi prodotti all’interno di un Paese in un certo intervallo di tempo (solitamente l’anno) e destinati ad usi finali (consumi finali, investimenti, esportazioni nette); non viene quindi conteggiata la produzione destinata ai consumi intermedi, che rappresentano il valore dei beni e servizi consumati e trasformati nel processo produttivo per ottenere nuovi beni e servizi.
    [5] ASPO Italia, di UGO BARDI http://www.aspoitalia.it/introduzione-alla-teoria-di-hubbert-mainmenu-32
    [6] Alessandro Marescotti, La guerra e il petrolio: le ragioni strutturali dell’aumento dei prezzi, 21 agosto 2004 http://www.peacelink.it/pace/a/6413.html
    [7] ANTONIO ZECCA, CHRISTIAN ZUBERTI, cambiare la testa è possibile anzi inevitabile, in Limes N.6 2007
    [8] http://tv.repubblica.it/le-inchieste/caccia-al-petrolio-700-trivelle-bucano-l-italia/49154?video
    [9] fonte wikipedia: La delocalizzazione produttiva è un fenomeno legato al sistema produttivo moderno, sviluppatosi nell’ultimo ventennio dello scorso secolo e divenuto uno dei pilastri portanti della nostra economia. […]La motivazione che spinge i produttori verso la delocalizzazione produttiva è essenzialmente una massimizzazione dei profitti ed una minimizzazione dei costi che nello specifico si riferisce a manodopera a basso costo, materie prime a basso costo, sgravi fiscali, ecc.

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    “estratto” da “Qualcosa” che non va pag. 40: Fra esseri umani civili ci si scambia merci, beni e servizi su condizioni di sussistenza e reciprocità in equilibrio ecologico e non per profitto. La Natura non conosce il profitto. Gli umani hanno certamente bisogno di un riparo, cibo e vestiti. Queste attività e funzioni si sono sempre svolte senza l’esistenza delle Borse telematiche e senza SpA. Il maggior benessere è stato dovuto solo da altri esseri umani e soprattutto dalla conoscenza condivisa. Se da duecento anni usiamo ancora automobili a petrolio è perché in questo modo si creano consumi, cioè dipendenza. Se nelle nostre abitazioni si usa scaldare i cibi col gas, la motivazione è la stessa, si diffondono tecnologie che creano consumi e cioè dipendenza da qualcuno. Gli elettrodomestici sono progettati con regole di obsolescenza pianificata poiché quando rotti creano maggiori consumi e quindi dipendenza.

    Nelle università gli allievi sono psico-programmati al concetto fuorviante e, bugiardo, che con l’aumento dei consumi si ha una maggiore crescita economia e questa porti ad un maggiore benessere. Chi trasmette questo pensiero criminoso o è psico-programmato a sua volta o, è in mala fede. La società è in crisi poiché si trasmettono dogmi figli di concezioni criminali che contemplano l’egoismo, l’accaparramento di ricchezze nelle mani di pochi, e la crescita infinita ignorando le leggi della natura, evitando deliberatamente di tutelare i diritti umani.

    Oggi la corruzione a livello universitario è legata al fatto di trattare gli studenti stessi non come discenti autonomi, bensì come liberi consumatori e acquirenti non ancora legati a marche particolari, insomma clienti di servizi didattici. Le corporation vedono un mercato del valore di duecento miliardi di dollari l’anno costituito da una fascia particolarmente interessante di giovani americani che cercano ancora le marche e sono in grado di controllare un reddito disponibile molto elevato, oltre ad influenzare le decisioni di acquisto dei loro genitori e di altri adulti. […] Le aziende non si limitano tuttavia a trasformare l’istruzione in merchandising; infatti, convertono il merchandising in istruzione, facendo di ogni momento della vita di un bambino un’occasione commerciale: pop-up su internet – luogo dove i ragazzi di oggi, abbandonate le ben più sane biblioteche, fanno i compiti; festività e ricorrenze originariamente di ispirazione religiosa trasformate in maratone dello shopping.[1]

    Che differenza c’è fra chi ti spara un colpo di pistola e chi deliberatamente sta inquinando per avere una maggiore produttività?

    […]

    Le città moderne sono state progettate per le automobili e non per i cittadini. Ma in realtà, per avere una buona mobilità è efficace il principio cardine: prima cammina, poi vai in bici e poi in macchina.

    Moriremo tutti sepolti dalle macchine: di questo passo l’iperbole rischia di avvicinarsi alla realtà perché il nostro parco circolante auto continua a crescere senza fine: +4,92% negli ultimi cinque anni. Un record inaudito non tanto per l’incremento percentuale (che comunque non si può ignorare perché siamo passati dalle 34.636.594 auto del 2005 alle 36.339.405 del 2009…) ma perché in Italia siamo già ampiamente oltre la soglia di guardia con la più alta concentrazione di macchine in Europa grazie all’incredibile rapporto di 59 vetture ogni 100 abitanti. […] Tante tantissime e non solo in rapporto alle strade che sono le stesse dagli anni Sessanta ma anche rispetto alla superficie della nostra nazione le auto iniziano a diventare troppe: se saldassimo insieme tutte le carrozzerie delle macchine in Italia arriveremmo all’incredibile numero di 248 mila ettari, ossia 248 chilometri quadrati: come se Milano e Firenze fossero interamente ricoperte di lamiera. Il fenomeno, forse è questa la cosa più strana, sembra sfuggito ai più. [2]

    Ciò può avvenire con un miglioramento della sicurezza stradale a favore di soggetti più svantaggiati, con la costruzione di piste ciclabili e soprattutto una pianificazione urbanistica integrata che non trascuri il traffico non motorizzato, ma lo metta in primo piano[3].

    I cassetti degli uffici tecnici comunali sono pieni di progetti sostenibili, di buon senso. Nel corso degli anni siamo passati dagli “standard minimi quantitativi”[4] a principi di eco-densità. Ma il principio ispiratore delle scelte non è il buon senso, i soldi contano più della vita umana. I piani sono strumenti per vendere suoli e non per soddisfare bisogni reali. I Consigli comunali sono responsabili di disastri sanitari[5] ed ambientali. E’ necessaria una volontà politica popolare per introdurre l’etica nella politica. Alcune buone pratiche amministrative sono documentate e si ispirano al concetto di territorialità o a percorsi di progettazione partecipata dove i progettisti dialogano direttamente con i cittadini. Ecco alcuni commenti: “tra i sistemi di pianificazione operanti nel mondo occidentale quello italiano è forse uno dei più burocratizzati e più lontani dal mondo della vita (Giusti, 1995). Colmare il burrone tra burocrazia del piano e corpo vivo della città è un compito così grande che è meglio sperimentare e incominciare da tutte le parti. Accrescere il grado di concretezza, vicinanza alla gente, e capacità di ascolto dei sistemi di pianificazione è quindi un obiettivo che è possibile avvicinare in molti modi.”[6]

    Addirittura, Diego Caltana racconta di “35 anni di progettazione partecipata” a Vienna. “Un’esposizione dedicata al modello viennese per il rinnovamento urbano racconta gli investimenti seguiti all’entrata in vigore della legge per il risanamento urbano varata nel 1974. Per contrastare gli aspetti più radicali di questo provvedimento legislativo un gruppo di sociologi, architetti e artisti, ma anche tecnici comunali e politici locali, presentano un programma di dodici punti per indirizzare il risanamento evitando che si trasformasse nella demolizione di intere aree degradate con la conseguente dispersione dei loro abitanti. Questi vennero invece coinvolti nei processi decisionali, dando vita ad un’esperienza apripista per la progettazione partecipata.”[7]

    […]

    Lo schiaffo morale a questa malsana idea di derogare la democrazia viene proprio da quei Paesi che noi chiamiamo in via di sviluppo. A Porto Alegre (Brasile), nelle favelas, dal 1989 è stato introdotto il “bilancio partecipativo”[8], ciclo di assemblee popolari tematiche, dove i cittadini possono proporre come destinare parte del bilancio pubblico comunale. Questa procedura ufficializzata con una riforma amministrativa ha dato luogo a trasformazioni urbane volte a cancellare anche le favelas.

    Ancora una volta la Storia maestra di vita demolisce tutte le credenze indotte dal potere invisibile. Dove c’è più democrazia c’è maggiore efficienza, più controllo, più trasparenza e meno corruzione. Ma le prove sono un po’ ovunque, la Svizzera è la Confederazione democratica dove i cittadini per mezzo di efficaci strumenti di democrazia diretta deliberano senza alcun intermediario su tutti i temi che li riguardano[9].


    [1] BENJAMIN R. BARBER, consumati, da cittadini a clienti, Einaudi, 2010, pag. 24
    [2] Vincenzo Borgomeo, parco auto, crescita infinita siamo oltre i 36 milioni, 12 maggio 2010, http://www.repubblica.it/motori/ecoauto/2010/05/12/news/parco_auto_crescita_infinita_siamo_oltre_i_36_milioni-3999787/
    [3] WUPPERTAL INSTITUT, per un futuro equo, Feltrinelli, 2007, pag. 184
    [4] D.M. 1444/68
    [5] «Complessivamente l’inquinamento ambientale urbano è responsabile di effetti nocivi sull’apparato respiratorio e cardiovascolare, di effetti oncogeni e dell’aumento della mortalità generale. I principali studi condotti in Europa ed U.S.A. sulla correlazione fra inquinamento atmosferico e cancro al polmone sono concordi nel valutare che per ogni 10 µg/m3 di PM 2.5 si registra un incremento tra l’8% ed il 14% di neoplasie polmonari. Si ricorda che l’OMS ha stimato la quota di decessi attribuibili a valori di PM10 oltre 20µg/m3 in 13 città italiane con oltre 200.000 abitanti sulla base dei valori di PM10 registrati negli anni 2002-2004.  La stima è di 8220 morti/anno di cui 742 morti/anno per cancro del polmone.» Fonte: estratto dal Documento ambiente FNOM CeO – ISDE Italia, http://www.isde.it/AMBIENTE/Documento_FNOMCeO_ISDE_Italia.doc
    [6] GIANCARLO PABA, ALBERTO MAGNAGHI  (a cura di), in il territorio degli abitanti, Dunod Milano 1998, pag. 98
    [7] in il giornale dell’Architettura, dicembre 2009 n.79, Umberto Alemanni & C, pag. 26
    [8] GIOVANNI ALLEGRETTI, l’insegnamento di Porto Alegre, Alinea 2003
    [9] THOMAS BENEDIKETR, democrazia diretta, Sonda 2008

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    E’ la hit-parade del momento, al primo posto: “non ci sono i soldi, tagliamo”, tutti la cantano. In un sistema di persone inconsapevoli e manipolabili circolano sciocchezze di ogni tipo.
    I Governi non stanziano più soldi per l’istruzione: “Il liceo non ha i soldi per la maturità «Paghino le famiglie»  Chiesti 145 euro a studente per i commissari d’esame” (Andrea Garibaldi, sito web del Corriere della Sera, 7 giugno 2010). Meno soldi per la cultura e l’arte, caso teatro Duse di Bologna, i Comuni si lamentano per la stretta finanziaria indicata dal “Patto di stabilità economica” fissato dall’Unione europea che impedisce loro di erogare servizi essenziali, “il patto di stabilità ci ostacola”. L’Istituto per la Finanza e l’Economia Locale dell’Anci (Ifel) ha studiato in che misura il provvedimento coinvolgerà i 2.300 Comuni sopra i cinquemila abitanti. La manovra chiederà sacrifici per un totale di 4 miliardi di euro per il biennio 2011-2012 (1.500 per l’anno prossimo e 2.500 per il 2012). Tabella 1: Parma è prima. 
    L’elenco è molto più lungo ed ha un unico filo conduttore: domanda di moneta. L’anomalia? Ricordiamo una legge fondamentale dell’economia data dalla domanda e dall’offerta e soprattutto che quanto la circolazione di moneta corrisponde ad un servizio non può esserci inflazione della stessa. Purtroppo il sistema attuale (a riserva frazionaria) è intrinsecamente inflazionistico, cioè è previsto che gli stipendi perdano il loro potere d’acquisto, povertà.
    Tutti si lamentano, dipendenti eletti ed imprenditori, e nessuno applica la Costituzione italiana: introdurre la moneta credito sostituendo quella debito, oppure introdurre una moneta pubblica complementare, i dipendenti eletti non fanno niente.

    Forse lo abbiamo dimenticato, l’Italia è già ricca e la sua ricchezza è costituita essenzialmente dalle eccellenti produzioni agricole sparse nella miriade dei piccoli comuni, spesso dotati anche di un grande patrimonio architettonico. Attualmente nei territori coltivati l’età degli agricoltori fra 45 ed i oltre i 65 anni rappresenta il 49,9% degli addetti (Fonte: Rete nazionale per lo sviluppo rurale, dossier, 2008). Tale dato indica che se i giovani non si occuperanno di agricoltura, nei prossimi decenni ed anche meno, la metà dei terreni potrebbe andare dispersa oppure, potrebbe essere un’opportunità per tanti, iniziando a programmare imprese agricole di qualità: beni realizzati con la permacultura, per autoconsumo innanzitutto e per il consumo delle comunità locali, fabbisogno reale. La moneta credito o la moneta complementare (libera dal debito e dagli interessi) è lo strumento per far rinascere i piccoli mercati locali e di qualità, in Italia, un ottimo esempio sembra essere la proposta dell’Arcipelago SCEC. I Parchi naturalistici, nazionali e regionali, sono i territori più idonei per lo sviluppo di una cultura del buon senso, in armonia con la natura ed è un’ottima opportunità per avviare uno stile di vita di grande qualità: auto-produzioni di cibo e di energia rinnovabile, cittadini liberi da qualsiasi crisi legata ai dogmi-esoterici del sistema bancario-finanziario globale. Si tratta di sviluppare la resilienza locale, risorsa indispensabile per qualsiasi comunità.

    Il Governo e gli Enti locali, domani mattina, sono costituzionalmente autorizzati ad aprire banche del popolo che stampino moneta pubblica (banale mezzo di scambio), gli esempi nel mondo sono numerosi, e sostenere la rinascita dell’economia locale spazzata via dalla globalizzazione delle multinazionali SpA e dai gruppi sovranazionali che stanno sfruttando gli attuali beni demaniali e le infrastrutture costruite e pagate da tutti gli italiani in un regime di monopolio autoritario.
    Sono sufficienti una volontà politica, dall’alto, ed una consapevolezza popolare, dal basso, unite possono creare un futuro sostenibile alle generazioni attuali e future, oggi tagliate fuori dal reale sviluppo poiché oppresse dall’immorale pensiero dominante creato dall’élite per l’élite.

    La permacultura e l’approccio olistico sono aspetti determinanti per immaginare un futuro migliore, diverso e più umano, privo di gabbie mentali che impediscono confronti. Una genuina cultura democratica che alimenti dialoghi costruttivi utili alla crescita di una società civile, reciprocità e condivisione.

    Per creare speranza concreta i passaggi sono semplici ed efficaci:
    a) l’introduzione di una vera class (all’americana) per consentire ai cittadini di far pagare i danni ambientali e biologici realizzati dalle SpA (truffe di ogni genere), b) l’introduzione di strumenti efficaci di democrazia diretta e partecipativa per consentire ai cittadini di controllare e deliberare come spendere i soldi delle proprie tasse, c) informare i cittadini sulla truffa della moneta debito, d) cambiare paradigma culturale, la vera crescita è culturale e spirituale e di certo non è nella “competitività”, nel “libero mercato”, e nell’accumulo di moneta debito, sono parole e concetti ingannevoli inventati dall’élite per creare dipendenze (aumento dei consumi indotti dalla pubblicità) di ogni genere.

    Siamo esseri umani, dotati di passione e creatività, usiamoli per il bene comune.

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