Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘educazione civica’

In passato avevo già condiviso informazioni relative alla partecipazione attiva nel senso più ampio del termine, e soprattutto sulla partecipazione intelligente e consapevole al fine di abbandonare il becero qualunquismo e capire come funziona la pubblica amministrazione pagata con le tasse dei cittadini. Per invertire la regressione incivile è necessario studiare il funzionamento della macchina e successivamente entrare nel merito delle scelte rispetto ai principi Costituzionali. Un popolo saggio e maturo dovrebbe essere in grado di giudicare l’operato dei politici rispetto agli obblighi costituzionali e un popolo consapevole e visionario è capace di indicare la giusta strada per migliorare la società.

Dal 2009 i cittadini possono e devono giudicare l’operato di dipendenti eletti, dirigenti e funzionari i quali hanno l’obbligo di condividere sui siti istituzionali piani, bilanci e strategie affinché i cittadini possano controllare il loro comportamento. I cittadini devono poiché dal loro giudizio dipende la qualità della PA.

I cittadini, a metà del mandato elettorale o per dissesto economico, sono chiamati a giudicare le promesse elettorali e votare l’eventuale revoca. I cittadini, non il partito, giudicano il lavoro del dipendente eletto attraverso criteri ben precisi. E’ possibile misurare l’attività del singolo parlamentare poiché gli atti sono pubblici e si trovano sul sito internet del Parlamento. Ad esempio l’attività parlamentare è composta di atti concreti (disegni di legge, mozioni, emendamenti) e verbali (interrogazioni) e lavori nelle Commissioni. E’ possibile misurare l’attività di un intero partito politico e capire quali interessi sta portando avanti. Sulla base degli atti un cittadino ha le informazioni necessarie per misurare l’impegno di un dipendente pubblico, e giudicarlo rispetto ai principi costituzionali (uguaglianza, libertà, partecipazione, tutela del patrimonio, ambiente, salute, democrazia economica), rispetto al programma elettorale, e sia alle proprie sensibilità culturali, le priorità, constatando quali temi sta portando avanti quel dipendente.

Mentre la Svizzera rimane la più grande e originale tradizione democratica in Europa con un’esperienza di ben 150 anni, il resto dell’Europa è palesemente governata da un sistema feudale che si regge soprattutto sulla manipolazione mentale attraverso la televisione ed i programmi scolastici governativi, ed oggi con internet ed i sistemi mobili si cerca di migliorare il controllo sulle masse. In questo contesto cominciano a proliferare sperimentazioni di followership, cioè di condizionamento dei partiti attraverso il sistema di sondaggi continui attraverso l’impiego di algoritmi informatici. Così come gli algoritmi informatici elaborano informazioni delle borse telematiche e tali informazioni condizionano multinazionali, banchieri, giornalisti e politici, in un modo analogo gli stessi sistemi condizioneranno i “leaders” politici attraverso i suggerimenti delle masse e della società nel suo insieme. Ma se i sondaggi vanno ad ascoltare gli umori di masse immature, quale sarà la qualità delle opinioni espresse? Quale sarà la qualità delle decisioni politiche? E’ del tutto evidente che in questo modo i leaders politici abdicano al loro ruolo di rispettare le Costituzioni, e di tutelare i diritti, poiché si andrà ad affermare una nuova consuetudine plebiscitaria controllata dai vizi delle masse immature che potranno suggerire norme inadeguate.

Nonostante le difficoltà che tutti noi possiamo riscontrare, associazioni e istituzioni hanno aperto un varco poco conosciuto. Il lavoro migliore viene svolto da open polis tramite open bilanci, mentre le istituzioni hanno creato soldipubblici.gov.it ed opencoesione sui flussi finanziari europei.

E’ fondamentale che i cittadini conoscano la Costituzione e sviluppino sensibilità civiche rispetto a valori universali, solo in questo modo potrà cominciare un processo civile autentico ove la società potrà migliorare grazie alla partecipazione consapevole, e si potranno effettuare cambiamenti radicali per introdurre l’etica nella politica. Se i cittadini continuano a tacere sui fatti della politica e continuano a rifiutarsi di partecipare con consapevolezza, avremo sempre politici che esprimono tutta la nostra inadeguatezza e incapacità, e spesso l’immoralità dei nostri atteggiamenti e del nostro nichilismo.

creative-commons

Read Full Post »

Una città come Salerno non può permettersi il lusso di attendere un cambiamento calato dal cielo, e tanto meno può permettersi un nuovo “messia” che faccia il proprio tornaconto personale. Gli ultimi vent’anni hanno mostrato e credo dimostrato che il male di Salerno, come spesso accade quando la democrazia sparisce, è rappresentato dall’apatia dei cittadini nei confronti della polis. La maggioranza dei cittadini ha sviluppato una ceca fiducia nella delega a dir poco sconveniente e patologica, poiché quando i cittadini rinunciano alla partecipazione e si affidano al capo accade che emergano regimi feudali, autoritari, favoritismi di ogni genere, corruttele, clientele, sprechi, malversazioni e danni ai servizi pubblici. E’ del tutto difficile, forse è impossibile, trovare un cittadino che sappia esprimere in maniera precisa, chiara ed esaustiva un giudizio politico amministrativo nei confronti del proprio Sindaco che risponda al vero, nel senso obiettivo del giudizio, quello che si può costruire solo leggendo gli atti della pubblica amministrazione, i bilanci del Comune e l’organizzazione della città rispetto ai principi della Costituzione italiana e all’etica politica. Ad essere ancora più espliciti, è difficile per qualsiasi cittadino italiano esprimere una valutazione politica matura e corretta nei confronti del proprio amministratore politico, poiché negli ultimi trent’anni è accresciuta la patologia del nichilismo italiano e la regressione culturale degli individui; pertanto Salerno non è immune, anzi il livello di apatia politica forse è maggiore rispetto ad altri territori. Il rapporto fra gli individui e le istituzioni circa l’attuale società è ascrivibile al vassallaggio feudale.

andamento_spese_cultura_Com_Saleno

Per la cultura, biblioteche e musei il Comune spende €0

Negli ultimi vent’anni i salernitani hanno preferito delegare il destino della città all’uomo che più li ha rappresentati, e quest’aspetto ha le sue radici nella storia della città che per quarant’anni è stata male amministrata, e nell’assenza di un’alternativa politica più valida. L’affermazione più frequente espressa dai sostenitori fedeli al capo è: “meglio Salerno com’è oggi rispetto agli anni precedenti” (ci si riferisce agli anni della DC). Come dare torto a tale convincimento? L’artificio mediatico che ha consolidato un dominio assoluto è fondato sull’immagine e sulla comunicazione ossessiva e pervasiva di una visione politica, indipendentemente se fosse vera o meno, se fosse giusta o meno per i cittadini. Vent’anni senza alcun contraddittorio e con i media a proprio favore, in questo modo si convince qualsiasi cittadino distratto, poco accorto alla cosa pubblica e per nulla partecipe. Un aiuto importante e indiretto, è fornito dall’inconsapevolezza diffusa circa la reale provenienza della visione politica, poi edulcorata, e poi sconfessata e contraddetta dallo stesso “messia”. Una verità storica circa il ciclo ventennale del periodo che si chiude può emergere solo dagli atti della pubblica amministrazione, e dai comportamenti dei protagonisti di un periodo storico determinante, quello che parte dagli anni 70 fino agli anni ’90, poiché è in quel periodo che la Sinistra costruisce la visione politica della città futura, e quella visione sarà premiata dai cittadini. Buona parte di questa verità non è stata comunicata alla cittadinanza e la responsabilità è anche dei protagonisti del mondo culturale politico e professionistico che non ha saputo raccontare quel periodo.

bilancio_comune_Salerno_01

Non esiste altra strada per migliorare la qualità della vita se non quella dell’educazione civica e politica dei cittadini. Spetta alle persone sensibili avviare un percorso genuino che sviluppi conoscenze e sperimentazioni democratiche volte a informare e formare le persone al fine di avviare quel processo democratico che manca, e senza non sarebbe possibile sviluppare una comunità più civica e consapevole delle opportunità virtuose che il territorio può cogliere.

Una nuova visione politica si può costruire con i processi partecipativi e con una corretta selezione dei propri dipendenti eletti che prevede, per la prima volta a Salerno, il far prevale il bene  comune rispetto agli interessi privati, sarebbe un’evoluzione sociale che i cittadini meritano, ma è un’evoluzione dal basso, cioè sono i cittadini stessi che dovrebbero rinunciare alla propria avidità, ed all’invidia sociale di prevaricare gli altri, imparando per la prima volta a giudicare rispetto al merito con altruismo, per sostenere una visione politica forgiata dalla bioeconomia introducendo così valori finora mai messi in pratica.

Read Full Post »

Spesso mi confronto con cittadini indignati che hanno l’entusiasmo di cambiare qualcosa nel mondo della politica, ma raramente vedo energie indirizzate nella direzione giusta. Ho la strana sensazione che pochi si siano accorti di un cambiamento nelle norme e negli atteggiamenti che esse richiedono.  Ebbene i cittadini hanno a disposizione nuovi strumenti per migliorare il funzionamento della pubblica amministra (PA), ma li ignorano. Dal 2009 i cittadini possono e devono giudicare l’operato di dipendenti eletti, dirigenti e funzionari i quali hanno l’obbligo di condividere sui siti istituzionali piani, bilanci e strategie affinché i cittadini possano controllare il loro operato. I cittadini devono poiché dal loro giudizio dipende la qualità della PA. E’ un processo recente, nuovo e pertanto per nulla consolidato che ancora non appartiene alla mentalità degli italiani. Si tratta di uscire dall’apatia politica, dal qualunquismo, dalla cialtroneria e dalla demagogia per studiare e capire come funziona la PA per esprimere giudizi e valutazioni mature. Nel periodo della recessione e dell’austerità siamo chiamati come cittadini a transitare da soggetti passivi che si limitano a votare una volta ogni tanto, a soggetti attivi che suggeriscono soluzioni attraverso il proprio giudizio formatosi anche dalla lettura degli atti pubblici. Se alla riforma della PA con più trasparenza aggiungiamo la crescita culturale dei cittadini con la sperimentazione e l’introduzione di strumenti di democrazia diretta e partecipativa potremmo approdare alla democrazia matura.

La Costituzione parla del principio di trasparenza, ed in una democrazia vera è essenziale poter sapere come vengono spese le tasse dei cittadini. Solo da un paio di anni circa possiamo comparare i bilanci delle Regioni per renderci conto degli sprechi, ad esempio sui prezzi indicati nei contratti di fornitura nel settore ospedaliero. Ci rendiamo conto che questa informazione è determinante per fare comparazioni e valutare il giusto prezzo.

Secondo gli articoli 53 e 54 del D. Lgs del 7 marzo 2005 n.82 denominato codice dell’Amministrazione digitale i siti pubblici devono essere accessibili da tutti, anche dai disabili, reperibili, facilmente usabili, chiari nel linguaggio, affidabili, semplici, omogenei tra loro.

Per cominciare a fare politica, con una certa consapevolezza, esiste una strada molto semplice: accedere al bilancio pubblico del proprio Comune, e successivamente scaricare dal sito istituzionale il Piano Esecutivo di Gestione (PEG), poiché è lo strumento redatto dalla Giunta comunale rispetto alle linee programmatiche di mandato approvate dal Consiglio. Nel PEG sono indicati i nomi dei dirigenti responsabili e le attività da svolgere, per aree tematiche, e si trova il Piano Dettagliato degli Obiettivi (PDO) per misurare le performance dei dirigenti pubblici tramite indicatori, temporali, qualitativi e quantitativi. Questi documenti: linee programmatiche di mandato, bilancio, PEG e PDO, sono pubblici e spesso si trovano on-line sul sito del proprio Comune. In questo modo i cittadini possono sapere come e dove sono state destinate le risorse pubbliche. Il cittadino elettore, partendo dalle linee programmatiche, può agilmente confrontarle gli obiettivi indicati nel PEG e nel PDO e fare una verifica di coerenza, promesse elettorale (programma elettorale) e le attività dei dirigenti, poiché ciò che non c’è scritto nel PEG non si farà. Studiare questi documenti e confrontarli con le priorità politiche (promesse) e la nostra sensibilità (ambiente, energia territorio, sociale, etc.), è il modo più corretto per misurare il mandato elettorale dei dipendenti eletti, e proporre una verifica politica utile a valutare politici e dirigenti pubblici. Se compariamo i valori della Costituzione (l’uguaglianza, la libertà e il merito, la cultura e il patrimonio storico, la ricerca, la tutela del paesaggio, dell’ambiente e della salute, la democrazia economica) con questi atti possiamo capire le capacità/incapacità dei politici. Un funzionario pubblico è in grado di aiutare i cittadini nella lettura di questi documenti, ed è sufficiente studiarli una volta per condividere lo schema di lettura di questi atti, e avviare un processo virtuoso di comprensione dei metodi della pubblica amministrazione utili a far funzionare gli Enti pubblici. Questo processo libero ed incondizionato è determinante per qualsiasi società veramente democratica.

Il comportamento sopra descritto rientra persino negli obiettivi indicati dalla riforma della pubblica amministrazione: trasparenza totale, valutazione e benchmarking attraverso una pluralità di strumenti. Si intende perseguire il miglioramento delle performance, il soddisfacimento dei destinatari dei servizi erogati dalle Pubbliche Amministrazioni (P.A.) e la partecipazione dei cittadini. Questi obiettivi devono essere perseguiti anche attraverso lo sviluppo di attività finalizzate alla trasparenza, che consente di far conoscere ai cittadini l’attività amministrativa e i dati delle performance della P.A. e quindi transitare da un ruolo passivo ad un ruolo di stimolo, di controllo e di confronto.[1]

Un’altra innovazione importante del processo amministrativo è l’adozione di criteri di qualità per misurare le perfomance, e il coinvolgimento dei cittadini/utenti chiamati a valutare l’operato di politici, dirigenti e funzionari. Sono i cittadini che attraverso l’uso dei servizi pubblici hanno il diritto e l’opportunità di segnalare disservizi, e soprattutto giudicare l’intero operato dell’amministrazione leggendo bilanci e obiettivi prefissati dagli organi politici. Questo processo di valutazione dal basso fa parte del concetto di qualità insito nella pubblica amministrazione che prevede la “partecipazione attiva” secondo la qualità percepita (soddisfazione/insoddisfazione) dai cittadini/utenti. Secondo le norme attuali è persino previsto un servizio ove il cittadino possa segnalare (telefono, web, sportello) il proprio giudizio, che dovrebbe servire ai processi di autovalutazione dei dirigenti per migliorare il servizio stesso.

Le norme prevedono che dirigenti e funzionari pubblici debbano attenersi al codice di comportamento[2] secondo principi di fedeltà alla Repubblica, imparzialità e buon andamento e secondo diligenza, obbedienza e fedeltà. Il principio di responsabilità del dipendente pubblico (art. 28 Costituzione) è associato sia a sanzioni che a criteri per valutare il licenziamento[3] e fra questi c’è l’insufficiente rendimento. Per avere buone performance è importante il giudizio di cittadini consapevoli, circa le norme e il buon funzionamento della PA, poiché segnalando comportamenti (qualità percepita) non adeguati essi contribuiscono a migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione. In questo modo chi valuta dirigenti e funzionari potrà avere un contributo dal basso e possedere maggiori informazioni che contribuiscono a formare un corretto riconoscimento del merito e corretta valutazione dell’operato del dipendente pubblico. Con questo tipo di supporto i cittadini potranno influenzare il controllo strategico[4] interno e dare un contributo circa l’adeguatezza e l’integrità delle scelte compiute in ambito di indirizzo politico, in termini di congruenza tra risultati conseguiti e obiettivi predefiniti.


[1] Raffaele Palangeri, Domenico Pellerano, Tecniche di perfomance di management per migliorare la PA. Un percorso di qualità per l’applicazione della riforma Brunetta, Franco Angeli editore, 2012, pag. 14.
[2] D.M. 28/12/2000 e art.54 D.Lgs. 165/2001
[3] art. 55quater T.U.
[4] D. Lgs. 286/1999

Read Full Post »

Si è “concluso” il corso “scuola politica di educazione civica” di Parma in MoVimento. Di cosa si tratta? Da diversi anni sono impegnato in un mondo di “pazzi buoni”, un mondo di persone senza dubbio stanche di subire il “potere invisibile”, e pronte a reagire positivamente.

Spesso abbiamo riflettuto sul fatto che normali cittadini non fossero preparati alle sfide che il potere autoritario ogni giorno riserva contro di noi e che ci vogliano capacità e competenze per cambiare la società in meglio.

Crediamo che, nonostante ci siano scuola e università, purtroppo i titoli non rappresentano una condizione sufficiente a spiegare la complessità della società odierna, anzi l’esperienza concreta ci ha fatto ricredere su diverse convinzioni poiché preconcette e quindi errate.

Spesso abbiamo detto che per agire politicamente bisogna conoscere prima di deliberare. Quindi ci siamo chiesti: da dove iniziamo? Risposta: da noi stessi.

In questi anni abbiamo promosso numerosi incontri per ascoltare e confrontarci sui temi che potevano interessare, ma ancora non avevamo predisposto un percorso educativo innovativo e creativo adatto alle nostre esigenze e cosi ci siamo detti: non c’è? Lo inventiamo noi!

La sfida non era semplice perché siamo un gruppo di cittadini eterogenei, per età, cultura, estrazione sociale, e dunque dovevamo trovare un modo per misurare il nostro impegno affinché il modello che stavano pensando potesse essere condiviso e dovevamo trovarlo; così abbiamo pensato di fare una serie di incontri tematici misurando: le ore, la partecipazione e le fonti del dibattito.

L’approccio e l’atteggiamento è stato, volutamente, non accademico ma più genuino e spontaneo, più informale per uscire dagli schemi mentali precostituiti a scuola o all’università.

Il dibattito doveva essere libero e seguire un percorso razionale, un filo conduttore che toccasse tanti temi della società odierna.

L’unico vincolo chiesto al proponente dell’incontro è stata la condivisione delle fonti per gli argomenti trattati al fine di consentire tutti di approfondire i temi.

L’obiettivo era quello di stimolare la critica, l’autocritica, stimolare la lettura di testi, il confronto, il dialogo aperto e schietto, stimolare le persone a parlare in pubblico, anche di noi stessi.

L’obiettivo è stato raggiunto perché le persone che hanno partecipato, hanno potuto ascoltare opinioni su temi, solitamente, censurati dai media e chi ha provato stimoli ha potuto approfondire l’argomento trattato o seguendo le fonti oppure autonomamente. La condivisione in questi ambiti ha sviluppato la creatività e la crescita culturale del gruppo.

Per noi è stato determinante non esporre giudizi sui partecipanti del “corso” ma misurarne solo l’impegno intenzionale affinché chiunque potesse sentirsi parte di un progetto comune senza subirne l’obsoleto “giudizio accademico”.

Ogni incontro è stato video ripreso e condiviso su youtube, ogni presentazione è stata condivisa nel forum aperto di “Parma in MoVimento”, ogni resoconto è stato condiviso in internet.

Il primo incontro si è tenuto l’8 novembre 2010, il “corso” è durato 18 ore in 9 incontri.

Gli incontri sono stati curati da quattro relatori, soci attivi di “Parma in MoVimento”, e vi hanno partecipato 37 cittadini, soci attivi compresi.

Temi degli incontri: diritto costituzionale; micro e macro-economia, moneta; strumenti del potere e manipolazioni, chi siamo e dove siamo; democrazia diretta e partecipativa, buone pratiche amministrative; decrescita felice, permacultura, bioeconomia; il sistema “PROUT”; transizione e tecnologie, pianificazione partecipata ed energie alternative; cambiare pensiero e metodi creativi.

A conclusione del percorso si sono svolti due “Open Space Technology” (OST) col fine di mettere in pratica alcune metodologie creative e di sviluppo umano.

Le caratteristiche determinanti di questa attività sono state: la vocazione innovativa per noi stessi, sperimentale e la valenza creativa, la condizione stimolante di condurre tutti insieme incontri estremamente partecipativi dove ognuno ha potuto confrontarsi apertamente e liberamente poiché non condizionati dal giudizio altrui.

Ognuno ha avuto la libertà di sbagliare e correggersi grazie al confronto schietto e al dibattito sostenuto dalle fonti.

Bibliografia di riferimento:

ALEXANDER DEL MAR, Storia dei crimini monetari, Excelsior 1881, 2009
ANTONIO MICLAVEZ, Euflazione, Arianna editrice 2009
AAVV, BRUNO APRILE, THOMAS BENEDIKETER, Vivere meglio con più democrazia, creative commons 2011
BENJAMIN R. BARBER, Consumati, da cittadini a clienti, Einaudi, 2010
DANIEL ESTULIN, Il club Bilderberg, Arianna editrice 2009
DANIEL LERCH, Post carbon cities, Transition Italia, 2010
DAVID HOLMGREN, Permacultura, Arianna Editrice 2010
FERRUCCIO PINOTTI e LUCA TESCAROLI, colletti sporchi, BUR 2008
FERRUCCIO PINOTTI, Fratelli d’Italia, BUR 2007
FRANCO ARCHIBUGI, Introduzione alla pianificazione strategica in ambito pubblico, Alinea 2005
GUSTAVO ZAGREBELSKY, Imparare democrazia, in ET Saggi [1443] Einaudi, 2005
GIAMPAOLO FABRIS, La società post-crescita, Egea 2010
GIOVANNI ALLEGRETTI, L’insegnamento di Porto Alegre, Alinea 2003
GIUSEPPE CARPENTIERI, Qualcosa che non va, creative commons 2010
JEAN ZIEGLER,  La privatizzazione del mondo, Net, 2004
JOSEPH E.STIGLITZ, AMARTYA SEN, JEAN-PAUL FITOUSSI, La misura sbagliata delle nostre vite, Etas 2009
LORETTA NAPOLEONI, Economia canaglia. Il lato oscuro del nuovo ordine mondiale, Saggiatore, 2008
MARCO DELLA LUNA e ANTONIO MICLAVEZ, Euroschiavi, Arianna editrice 2007
MARCO DELLA LUNA e PAOLO CIONI, Neuroschiavi, Macro edizioni 2008
MARCO PIZZUTI, Rivelazioni non autorizzate, Ed. Il punto d’Incontro, 2009
MARCO SABA, O la banca o la vita, Arianna editrice 2008
MAURIZIO PALLANTE, La felicità sostenibile, Rizzoli 2009
MAURIZIO PALLANTE, La decrescita felice, Edizioni per la Decrescita felice, 2010
MICHELE BUONO e PIERO RICCARDI, Il mondo alla rovescia, Edizioni per la Decrescita felice, 2009
NINO GALLONI, MARCO DELLA LUNA, La moneta copernicana, Nexus, 2008
NORBERTO BOBBIO, L’età dei diritti, in ET Saggi [478], Einaudi Torino 1995
PAOLO MICHELOTTO, Democrazia dei cittadini, Troll edizioni 2008
RICCARDO TRISTANO TUIS, 432 Hertz: la rivoluzione musicale, Nexus, 2010
RICHARD BANDLER, Vivi la vita che desideri vivere con la PNL, Alessio Roberti 2009
ROB HOPKINS, Manuale pratico della transizione, Arianna editrice, 2009
ROB HOPKINS, TAMZIN PINKERTON, Cibo locale, Arianna editrice, 2010
ROBERT B. LAUGHLIN, Crimini della ragione, Bruno Mondadori 2009
SALVATORE TAMBURRO, la via del denaro, Nexus, 2010
THOMAS BENEDIKTER,  democrazia diretta, Sonda 2008
VANDANA SHIVA, ritorno alla terra, Fazi editore, 2009
ZYGMUNT BAUMAN, la società individualizzata, in biblioteca paperbacks [20], il Mulino, 2010

Read Full Post »

L’ultima puntata di Report consumatori difettosi”, di Michele Buono e Piero Riccardi, è stata straordinaria per analisi e proposte alternative all’obsoleto ed immorale pensiero dominante. La puntata dovrebbe far riflettere tutti circa la crisi perché essa non è temporanea ma strutturale cioè è solo l’effetto di un sistema di misura errato, perché la ricchezza non è la moneta creata dal nulla e prestata a debito, e non è misurabile col PIL. Queste perplessità erano già note, ed i cittadini dovrebbero chiedersi perché i dipendenti eletti non facciano nulla per introdurre criteri etici ed indicatori diversi – già noti – per tentare di misurare veramente la qualità della vita e sostenere la vera crescita creativa degli esseri umani.

Le scuole e l’università non perdano tempo, quella puntata è un ottimo strumento di studio per approfondire gli innumerevoli concetti espressi: moneta, debito, ricchezza, qualità della vita, crescita, decrescita felice, transition town, etica, democrazia, orti sinergici, autoproduzioni, consumi e stili di vita.

In “Qualcosa” che non va ci sono tutti gli argomenti trattati in “consumatori difettosi”, vi sono esempi e proposte progettuali per una società responsabile e consapevole.

Il signoraggio al cubo. Se abbiamo compreso il potere che risiede nel controllare la moneta, cioè controllare il valore delle “cose”, perché i cittadini non si indignano sul valore che le banche attribuisco a loro stesse attraverso gli strumenti finanziari? (il club dei derivati) Perché i cittadini si lasciano ammazzare e sfruttare col loro lavoro mentre i banchieri (BIS, FMI e BM) scommettono sulla morte e sulle vite di cittadini e stati? Ci rendiamo conto che formule matematiche valgono più della creatività umana? Il mondo virtuale vale più della capacità umana? Cos’è il valore?

Read Full Post »

“Estratto” da “Qualcosa” che non va:

I paradisi fiscali e gli strumenti finanziari rappresentano il modo più efficace di far perdere le tracce e distribuire soldi per corrompere politici e, pagare la politica delle multinazionali SpA: guerre e controllo del debito. Intervista a Moisés Naìm, economista, direttore di Foreign Policy, già executive director della Banca Mondiale ed autore di Illicit:« Peccato anche che il numero dei territori che offrono servizi off shore cresca. Sì, arresteranno pure qualcuno, ma per ogni arresto “eccellente” ci sono mille nuovi canali illeciti che nascono, crescono e si riproducono alla velocità della luce. Non si tratta di catturare questa o quella persona, qui si tratta di un problema di sistema, “sistema mondo” intendo, che sta appunto minacciando l’equilibrio globale”»[1].
L’alta finanza ha creato paradisi bancari come Euroclear[2] e Clearstream[3] dove vige il segreto assoluto, conti su cui è possibile far comparire e scomparire il denaro occultandone la fonte di provenienza.[4]
I banchieri non hanno bisogno di soldi: li stampano dal nulla. Anche Norberto Bobbio, nel 1984 disse chiaramente che qualcosa non funzionava: «il Parlamento non è più nella società industriale avanzata il centro del potere reale, essendo spesso soltanto una camera di registrazione di decisioni prese altrove»[5]. Fu Bobbio, in Italia, a parlare di videocrazia, plutocrazia, cleptocrazia[6] e di “potere invisibile”. Può darsi che io sia particolarmente influenzato da quel che accade in Italia, dove la presenza del potere invisibile (mafia, camorra, logge massoniche anomale, servizi segreti incontrollati e protettori dei sovversivi che dovrebbero controllare) è, permettetemi il bisticcio, visibilissima[7].

Eppure è sufficiente un click del mouse per riscontrare in internet quanto Bobbio denunciava,  nell’indifferenza totale di allora quanto nell’apatia odierna. Come difendere l’industria nazionale dalla speculazione e dalle svendite indiscriminate. Ampia rappresentanza delle forze politiche italiane alla conferenza del Movimento Solidarietà e dell’EIR del 28 giugno 1993[8]. E’ lungo il titolo di un dibattito che chiedeva conto circa l’incontro “segreto” del panfilo Britannia ed il relativo rischio di un probabile comportamento eversivo di diversi partecipanti e non (decisioni prese altrove). Si citano Carlo Azzeglio Ciampi, Mario Dragi, Romano Prodi, Giuliano Amato, Beniamino Andreatta che in quegli anni ricoprivano ruoli e funzioni strategiche per l’economia italiana ma soprattutto  per la ricchezza degli italiani. Le illazioni di Movisol sono pesantissime e se ci fosse maggiore coscienza da parte delle Corti, Costituzionale e dei Conti, si potrebbe avviare un processo per tradimento alla Repubblica italiana ed atti eversivi dell’ordine democratico poiché leggendo l’ampio articolo il popolo sovrano sembra esser stato tradito, ingannato e privato di poteri di controllo sulla cosa pubblica per favorire interessi privati: SpA straniere e non solo. Un piccolo “stralcio” dell’articolo:

Invece il comportamento di Andreatta è la prova che esiste un legame, come è stato detto nella introduzione, tra la strategia liberista, della “terapia d’urto” e delle privatizzazioni, e la geopolitica applicata nei Balcani per intrappolare l’Europa in uno scenario di conflitti.

Per Prodi, e Draghi si evidenziano le loro “relazioni collaborative” con Goldman Sachs, stessa relazione che detiene oggi Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. La prima parte dell’articolo di Movisol evidenzia anche l’influenza, negli anni ’90, dell’agenzia americana di rating, Moody’s, in chiaro conflitto di interessi nel giudicare l’andamento del debito italiano.
Ricordiamo cosa dice l’art. 416 (associazione per delinquere) del codice penale: I tratti caratteristici di questa fattispecie di reato sono: la stabilità dell’accordo, ossia l’esistenza di un vincolo associativo destinato a perdurare nel tempo anche dopo la commissione dei singoli reati specifici che attuano il programma dell’associazione. La stabilità del vincolo associativo dà al delitto in esame la tipica natura del reato permanente; l’esistenza di un programma di delinquenza volto alla commissione di una pluralità indeterminata di delitti. La commissione di un solo delitto non integra la fattispecie in esame. Parte della dottrina e della giurisprudenza richiede altresì l’esistenza di un terzo requisito, vale a dire il fatto che l’associazione sia dotata di una “organizzazione”, anche minima, ma adeguata rispetto al fine da raggiungere.
Per chi indaga sui reati finanziari è del tutto impossibile trovare le prove (soldi) del vantaggio acquisito dato che le leggi consentono l’uso di società off-shore e, le stesse spesso conducono a paradisi fiscali dove le leggi nazionali non hanno alcun valore e, quindi è totalmente inefficace il potere investigativo degli inquirenti. Invece, sono evidenti a chiunque i vantaggi acquisti di alcune SpA dopo le cattive privatizzazioni avvenute in Italia. Sono numerose le testimonianze e gli articoli di giornali che raccontano atteggiamenti e comportamenti eversivi da parte di banchieri, funzionari pubblici e politici, che sembrano preoccuparsi ed occuparsi, principalmente, di arricchire le tasche di talune SpA per trarne vantaggi personali a scapito dei popoli sovrani. Le privatizzazioni italiane non hanno applicato il principio della democrazia economica, anzi lo stesso è stato eluso come spesso accade quando si vuole aggirare la Costituzione italiana. Le norme italiane consentono di acquistare quote azionarie delle ex-aziende di Stato, ma il controllo delle stesse anziché essere trasferito ai cittadini (azionariato diffuso) e garantito da una mano pubblica con un arbitro imparziale si è consentito ad alcune SpA di accentrare poteri e capitali (“scatole cinesi”) per passare da legittimi monopoli di Stato ad immorali monopoli privati (plutocrazia e cleptocrazia) contraddicendo la democrazia economica e rubare a norma di legge i beni dello Stato.
In questo incontro del 1993 si legge ancora:

Governi e banche centrali dell’ Europa continentale hanno sin ora respinto le nuove tecniche speculative della finanza derivata. Alcuni banchieri svizzeri e tedeschi sono convinti che l’offensiva condotta dagli anglo-americani con la finanza derivata sia “più pericolosa di una guerra nucleare con la Russia”. Il 24 novembre, poco dopo la crisi dello SME, il direttore generale della Banca per i Regolamenti Internazionali di Basilea Alexander Lamfalussy ha dichiarato ad un gruppo di banchieri a Londra: “Volete sapere perché molti colleghi delle banche centrali nutrono le mie stesse preoccupazioni che queste attività possano rappresenta- re problemi di natura sistemica nel sistema finanziario internazionale?” Lamfalussy teme il ripetersi del fenomeno verificatosi col crac borsistico del 1987: “l’attività sui mercati derivati potrebbe avere notevoli ripercussioni nei sotto- stanti mercati a pronti, al punto da accentuare proprio quella instabilità dei prezzi contro la quale si pensava di dare un’assicurazione con alcuni strumenti derivati”. […] Anche un personaggio di spicco a Wall Street come Henry Kaufman, che è stato il primo economista della Salomon Brothers, si è detto preoccupato perché la speculazione “derivata” fa intravedere “una prossima catastrofe colossale perle banche americane”. Altri così bollano queste novità nel sistema finanziario: “ventiseienni con il computer stanno costruendo la bomba all’idrogeno finanziaria.” Tuttavia non fanno nulla per controllare la situazione. La primavera scorsa Lamberto Dini condusse uno studio per il Fondo Monetario Internazionale, ma il suo rapporto è stato praticamente censurato, la stampa non ha ottenuto delle copie. Ad una mia domanda nel corso di una conferenza a febbraio, Lamberto Dini ha risposto: “Le banche americane e londinesi svolgono il grosso delle attività in questo processo. Dobbiamo determinare innanzitutto cosa stia effettivamente accadendo.

Nella sostanza, questo ampio articolo mostra con chiarezza e lucidità quanti sapevano cosa stesse per accadere prima che i subprime fossero venduti, nel 2008, e soprattutto erano consapevoli del processo di privatizzazione del mondo con strumenti finanziari progettati appositamente per rubare a norma di legge. Si capisce bene quanto le istituzioni tradizionali, Parlamento, Governi, Presidenti siano servitori di volontà altrui e che queste non siano volontà etiche, anzi.
In questo frangente si mostrano aspetti determinanti della società. La moneta, il capitale, sono mezzi che determinano la vita dei cittadini e le scelte delle istituzioni nazionali e soprattutto locali, Regioni, Province e Comuni poiché hanno la seria difficoltà di programmare e destinare i soldi utili a creare sviluppo e crescita per i cittadini. Come può esserci democrazia rappresentativa o democrazia diretta se i capitali possono apparire e sparire con un click di mouse? Come può esserci dignità umana quando chi determina la creazione di ricchezza con la moneta non è stato mai eletto? Quale cittadino ha eletto i membri della BCE, della Banca d’Italia, o i membri di un’agenzia di rating, e/o della Commissione  e/o del Consiglio europeo?
Il Comune della nostra città ha obblighi ben precisi dettati da un patto di stabilità ed i soldi per realizzare opere e servizi sono concessi da una banca, ma di chi è la banca? Come può un cittadino, partecipare alla vita politica del proprio Paese quando le principali infrastrutture, telecomunicazioni, autostrade, acqua sono gestite da manager che non hanno interessi pubblici ma badano esclusivamente a massimizzare i profitti?

Molti cittadini ancora non hanno ben chiaro che occuparsi unicamente della gestione del proprio Comune non è più determinante, poiché gli Enti locali sono condizionati da direttive europee e le linee politiche scritte in quegli emendamenti provengono da organizzazioni sovranazionali non rappresentative degli interessi pubblici, ma delle solite SpA che acquistano i Titoli di Stato e, che acquistano il debito pubblico. Spesso le vicende politiche hanno mostrato che i nostri amministratori si scambiano ruoli e funzioni coi banchieri e gli stessi siedono nelle SpA che fanno i milioni con i servizi pubblici locali in regime di monopolio, altro che libero mercato, libero di rubare a norma di legge. Ma quanti hanno compreso l’enorme potere di ricatto dei “capitali mobili”?
Nel mondo odierno la mobilità è divenuta il fattore di stratificazione più efficace e ambito, la materia con cui sono quotidianamente costruite e ricostruite nuove gerarchie sociali, politiche, economiche e culturali di portata sempre più mondiale. Attraverso la mobilità acquisita dai proprietari e gestori di capitali passa una nuova – e senza precedenti nella sua radicale categoria – emancipazione del potere dai suoi obblighi: nei confronti dei dipendenti ma anche nei confronti delle giovani e più deboli generazioni e di quelle future e nei confronti dell’autoriproduzione delle condizioni di vita di tutti; in breve, la libertà del dovere di contribuire alla vita quotidiana e alla perpetuazione della comunità. […] Non essere più responsabili delle conseguenze è il beneficio più ambito e apprezzato che la nuova mobilità conferisce al capitale fluttuante e svincolato dalla dimensione locale. I costi per la gestione delle conseguenze non devono essere più presi in considerazione nei calcoli sull’«efficacia» degli investimenti. La nuova libertà del capitale richiama alla mente i proprietari assenteisti di un tempo, famigerati per il modo in cui trascuravano, suscitando forti risentimenti, i bisogni delle popolazioni che li nutrivano. L’unico interesse che il proprietario assenteista aveva per la terra che possedeva consisteva nel «sovrappiù» che se ne poteva scremare. Ma nonostante le indubbie analogie, il paragone non rende pienamente giustizia al tipo di libertà dalle preoccupazioni e dalle responsabilità che il capitale mobile del tardo Novecento ha acquisito e che il proprietario assenteista non poteva nemmeno sognarsi.[9]
Un dato statistico, condiviso da Tullio De Mauro, indica che due italiani su tre non hanno capacità di intendere quello che stanno leggendo, questo potrebbe aiutarci a capire perché la maggioranza del popolo si limita a votare due coalizioni politiche, destra e sinistra, praticamente inutili allo sviluppo umano. Possiamo esser certi: i degenerati governano il mondo e l’Italia. Per porre rimedio alla degenerazione potremmo iniziare a leggere più libri, studiare meglio la nostra lingua; vi sono due romanzi molto utili che descrivono la realtà illusoria: uno è 1984 di George Orwell e l’altro è fahrenheit 451 di Ray Bradbury entrambi hanno ispirato il film Matrix che racconta il mondo come una realtà illusoria e come tornare a vivere da esseri umani, bisogna sconnettersi da Matrix. Il film documentario Zeitgeist addendum, Il pianeta verde, La crisi, The Corporation sono altre testimonianze cinematografiche socialmente utili.


[1] FERRUCCIO PINOTTI e LUCA TESCAROLI, Colletti Sporchi, BUR 2008, pag. 354
[2] www.euroclear.com
[3] www.clearstream.com
[4] MARCO PIZZUTI, Rilevazioni non autorizzate, Edizioni Il Punto d’Incontro, 2009 pag. 343
[5] NORBERTO BOBBIO, l’età dei diritti, in ET Saggi [478], Einaudi Torino 1995
[6] Videocrazia: conseguente alla crescente manipolazione a livello mondiale e nazionalizzazione dell’informazione; Plutocrazia: determinata dalla concentrazione del potere politico nelle mani di pochi detentori di smisurate ricchezze personali; Cleptocrazia: quando quelle ricchezze sono il frutto di attività illecite
[7] NORBERTO BOBBIO, il futuro della democrazia (prima ediz. 1984), Einaudi,  pag. 17
[8] MOVISOL, http://www.movisol.org/draghi4.htm , Solidarietà, Anno I, Numero 2 (ottobre 1993)
[9] ZYGMUNT BAUMAN, la società individualizzata, l’etica assediata, il Mulino pag. 237

Read Full Post »

E’ venuto a trovarmi Andrea Palamara, giornalista free-lance. Abbiamo chiacchierato sulle attività dei movimenti che stanno emergendo dal basso.

Lo ringrazio per l’impegno civico che sta manifestando nel corso di questi anni e per la sua sensibilità che coincide molto coi valori della nostra Costituzione, maltratta dai potenti e “scoperta” da cittadini normali come noi.

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: