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Posts Tagged ‘Decrescita’

Un’interessante approccio analitico può essere la scomposizione degli elementi (la cultura individuale, le istituzioni e le leggi, le abitudini, i limiti naturali, la produzione …) che caratterizzano la società, e la loro ricomposizione orientati verso l’evoluzione. Non c’è dubbio che esistono elementi più incisivi rispetto ad altri, ed elementi che frenano il processo evolutivo. La cultura delle persone è senza dubbio l’elemento determinante che costruisce una società, mentre le teorie economiche e le istituzioni limitano i processi evolutivi. Le teorie sociali si “dividono” fra quelle che ritengono la società il risultato di una fusione tra le coscienze individuali (Durkheim), quelle che ritengono la società il risultato di un contratto fra individui a partire dagli interessi (Hobbes, Rousseau), e in fine quelle che pensano alla società come l’effetto dell’interazione tra uomini (Marx, Weber). Tutte queste teorie presuppongono che l’azione dell’individuo sia attivata da un soggetto auto cosciente e razionale. I limiti delle teorie sono che tendono ad autoescludersi creando dualismi, e che l’ordine sociale non può essere condotto esclusivamente all’intenzione soggettiva. Ad esempio, se osserviamo le recenti indagini sulla cultura delle persone, si intuisce che il soggetto auto cosciente e razionale non corrisponde alla maggioranza della società. Sapendo che le società sono dotate di strutture semantiche e cognitive possiamo intuire che senza un’adeguata crescita culturale di una parte importante della popolazione è difficile compiere evoluzioni sociali per migliorare la qualità di vita di tutta la società. Al di là dei livelli di istruzione, bisogna anche riconoscere l’involuzione di parti culturali della società che si muovono solo per interessi personali, e lo fanno a danno di una maggioranza di individui appositamente esclusi dall’opportunità di sviluppo umano.

L’ala capitalista americana post-keynesiana propone modelli economici per tenere in vita il capitalismo quando il sistema riduce la domanda (quando calano i consumi). Le ricette suggerite dagli economisti sono abbastanza note e scontate, in caso di recessione si attiva una politica espansiva per fronteggiare la deflazione del sistema capitalista. Fu un allievo di Keynes, Minsky a spiegare matematicamente l’instabilità del capitalismo, e in funzione di questa instabilità emerse la proposta della scuola post-keynesiana, che si distingue dalle posizioni neo-keynesiane rimaste legate ai modelli teorici neoclassici. I post-keynesiani ritengono che l’offerta di moneta risponde alla domanda (ribaltando la tesi della teoria neoclassica), mentre il fondamento teorico di questa corrente di pensiero poggia sulla domanda effettiva, cioè la produzione è influenzata dalla domanda aggregata (domanda di beni e servizi). I post-keynesiani osservano che il mercato non può raggiungere l’obiettivo della piena occupazione, per tale motivo suggeriscono l’intervento dello Stato, di fatto transitando dalla destra liberale, che sostiene il primato del libero mercato, verso soluzioni socialiste che ridistribuiscono le risorse attraverso la tassazione e le politiche industriali.

Poiché le teorie economiche influenzano le azioni delle istituzioni, e le leggi sono coercitive nei confronti dei cittadini, e poiché gli ambienti istituzionali e la pubblicità determinano il comportamento degli individui si conferma il fatto che l’intenzione soggettiva non può costruire un ordine sociale. E’ anche vero che un insieme di azioni di gruppo (associazioni, gruppi di opinione) può cambiare l’ordine sociale (logica della relazione sociale), e persino influenzare gli ambienti istituzionali (elezioni) e del mondo produttivo (boicottaggio di marchi e prodotti). Durante gli ultimi trecento anni di diffusione della religione capitalista la declinazione che ha avuto più successo è quella liberale, oggi ne paghiamo tutta la sua stupidità, che produce guerre, disuguaglianza e povertà. Se nel corso della storia umana avesse prevalso la parte culturale orientale, indiana (in riferimento ai nativi d’America) e aborigena, cioè se avesse prevalso quella cultura umana che ha una prevalenza animista e responsabile verso la natura, non saremmo a dubitare per l’estinzione dei popoli della Terra, ma vivremmo in pace e prosperità.

Le teorie economiche che si rifanno ancora all’obiettivo della crescita della produttività, non riescono a migliorare i loro modelli teorici poiché ignorano le leggi dell’entropia. La dimostrazione matematica della fallacia della funzione della produzione mostra che l’unica via percorribile è la bioeconomia di Georgescu-Roegen. Inoltre, la recente evoluzione del mostro capitalista che aumenta l’accumulo del capitale grazie al valore fittizio delle azioni e l’evoluzione robotica e informatica, conferma l’ipotesi del crescente distacco del capitale dal lavoro, e conferma l’aumento dei rischi dell’esistenza della nostra specie, poiché i capricci di una ristretta élite degenerata, di banchieri e manager, perseguendo la crescita continua distrugge le risorse indispensabili per la nostra specie, e influenza la vita e la morte di intere comunità ridotte in schiavitù attraverso la gabbia psicologica dell’economia e la violenza degli eserciti.

La recessione aiuta a riflettere circa l’incompatibilità fra capitalismo e specie umana. Lasciamo morire la religione più stupida del mondo e cogliamo l’opportunità dell’evoluzione sociale avviando la transizione sociale, ecologica e politica. La religione della crescita della produttività insita in quella capitalista non è la soluzione, poiché lo scopo della nostra specie non è produrre all’infinito e tanto meno consumare merci inutili. E’ fondamentale decolonizzare l’immaginario collettivo dall’economia che ha mercificato la natura e annichilito le persone, rendendole robot, apatiche, ciniche e violente. L’intero impianto giuridico e costituzionale che ereditiamo dall’epoca industriale favorisce relazioni di mera mercificazione; per questo motivo c’è un grande lavoro giuridico e culturale per ricostruire il senso di libertà, e di comunità, tipico della specie umana che si basa su relazioni di reciprocità e non di mero profitto. Per favorire l’evoluzione sociale è necessario investire in un percorso di conoscenza che porta alla felicità. Dobbiamo costruire una società, un modello sociale, che si ispira ai principi auto poietici, come la rigenerazione dei territori e delle aree urbane attraverso piani e progetti ispirati alla bioeconomia. Per favorirlo dobbiamo agire sul processo di auto coscienza delle persone. Interpreti di una sinistra più vicina al cambiamento furono André Gorz, Jacques Ellul, Ivan Illich, e Pier Paolo Pasolini, furono critici e precursori della società dei consumi, e del ruolo negativo della pubblicità televisiva. Pasolini intuì subito il ruolo negativo che i nuovi media avrebbero assunto per psico programmazione le persone in consumatori passivi, fotografando l’inizio della regressione culturale. Proprio questo è l’elemento chiave, poiché i dati (rilevati da Tullio De Mauro) mostrano l’incapacità di una parte importante della popolazione di comprendere ciò che legge, e l’ignoranza funzionale rallenta il processo di auto coscienza determinante per misurare la libertà degli individui. Lo schiavo perfetto è colui che non sa di esserlo.

Gli USA, che hanno innescato la recessione del sistema capitalista, sono un sistema federale con poteri e ruoli diversi rispetto all’obsoleta UE, e il Congresso americano deliberò proprio politiche espansive per ridurre i rischi della recessione. Se da un lato tali scelte hanno sicuramente ridotto i rischi sociali, queste hanno solo spostato in avanti l’agonia dei ceti meno abbienti. Lo stupido modello produttivo della crescita è stato salvato dalle mance del Congresso per sostenere la domanda interna mentre le risorse del pianeta subiscono il saccheggio degli ecosistemi a danno di tutta la popolazione mondiale che paga gli stili di vita indotti dalla pubblicità che favorisce i capricci degli occidentali. Le differenze sostanziali fra USA e UE è che i debiti pubblici non sono un problema negli USA, se il Congresso lo desidera più stanziare aiuti di Stato, anche se la prevalente cultura liberale non lo preferisce. L’UE è semplicemente il paradiso per gli ultraliberisti poiché non solo esiste il “patto di crescita e stabilità” che limita gli investimenti, ma sono vietati gli aiuti di Stato. L’UE è un sistema propriamente feudale poiché le decisioni più importanti sono determinate da organi non eletti dal popolo, e condizionate dalle lobbies. Se in Europa si rimuovesse la stupidità staremo molto meglio.

Dal punto di vista della struttura i modelli UE ed USA coincidono poiché sono strutture politiche di potere basate sul vassallaggio. Il modello americano non è affatto invidiabile per diverse ragioni banali: lo strapotere della Fed e di Wall Street, lo strapotere dell’industria della guerra e delle armi, le enormi disuguaglianze sociali, la povertà degli slums, il razzismo, la pena di morte, la scarsa partecipazione al voto, la sanità privata, l’agri industria che produce merda, la corruzione legalizzata attraverso i finanziamenti delle corporations, che selezionano i candidati, e possiedono i partiti con elezioni primarie truffa. In poche parole il predominio dell’avidità capitalista delle multinazionali americane è il virus che ha contaminato il globo, ha dissolto il comunismo russo, e inoculato la Cina. Il cancro ha colpito anche l’India che in prospettiva supererà la Cina, e queste società orientali, le più grandi al mondo, hanno già programmato l’imitazione degli stili di vita degli occidentali nei loro paesi, di fatto contribuendo a dare un colpo micidiale agli ecosistemi naturali che non potranno sopportare l’aumento della domanda aggregata. Per avere un’idea è sufficiente osservare che la somma della popolazione statunitense ed europea è di circa 820 milioni di abitanti, mentre la somma di Cina e India è di 2,5 miliardi di persone.

Le famigerate politiche espansive (la crescita della produttività) sono la causa della crisi ambientale, sociale ed economica, e l’Europa dovrebbe avere gli elementi culturali per ammetterlo proponendo un nuovo modello sociale e programmando l’uscita dal capitalismo. A mero titolo esemplificativo basti ricordare: l’estrazione di coltan per l’industria delle nuove tecnologie, la pesca industriale dove il 2% dei pescherecci cattura tutto il pescato mondiale (il tonno pinna blu è vicino all’estinzione), l’aumento globale del calcestruzzo per la costruzione di megalopoli, la deforestazione per l’allevamento di carni, la produzione globale di jeans che si realizzano su quattro continenti causando un enorme impatto ambientale. Le resistenze culturali sono grandi, ovviamente, prima di tutto poiché si crede alla scemenza che senza capitalismo non si possa costruire una società, e che tale società, si pensa demagogicamente, debba essere fondata sul lavoro, celando il desiderio recondito di un salario certo e sicuro e nulla di più, mentre altri ambiscono ad accumulare denari ritenendo che questo sia il fine della società. E’ proprio questo il castello psicologico da demolire: l’egoismo indotto dal capitalismo. Poi, una società senza il capitalismo è senza dubbio più serena, e il lavoro, banalmente, continuerà ad esistere poiché c’è molto da trasformare e aggiustare, soprattutto gli errori dell’industrialismo finalizzato alla mera produzione continua (prevenzioni dei rischi idrogeologici e sismici, bonifiche, piani di conservazione e recupero, agricoltura naturale, auto sufficienza energetica …).

Le classi dirigenti politiche occidentali non hanno l’autorevolezza morale per indicare un’evoluzione della specie umana, ma alcune istituzioni culturali, dall’America all’Europa, e anche in Asia hanno gli strumenti teorici e pratici per indicare l’evoluzione. Esistono anche gli strumenti giuridici e finanziari per programmare, pianificare e progettare la transizione. Oltre al necessario riequilibrio del rapporto fra uomo e natura, l’aspetto più straordinario attraverso l’uscita dal capitalismo è l’aumento dell’occupazione utile; si favorirà lo sviluppo umano risolvendo anche i crescenti problemi psicologici degli occidentali costretti in schiavitù in impieghi inutili e sottopagati.

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La prima lezione che viene dalla Cina è chiara e forte: è lo Stato sovrano che investe e consente alle persone di trovare un impiego nella direzione segnata dall’interesse pubblico. Nel caso cinese, l’interesse pubblico coincide con l’interesse del partito.

Come tutti noi possiamo ricordare la condizione politica essenziale per uno Stato sovrano è l’autonomia monetaria coerente con un interesse generale e l’investimento in una politica industriale nazionale. E’ sufficiente guardare indietro, sin dalla nascita dell’epoca industriale, nel Settecento gli Stati preunitari sperimentavano e investivano fino alla nascita dei primi sistemi di stato sociale, fra la fine dell’Ottocento e inizio del Novecento con l’esplosione dell’industrialismo seguirono diversi programmi d’investimento, sia negli USA e sia in Europa, in innovazione, programmi d’istruzione, politiche abitative. Il capitalismo finanziario dell’Occidente ha sostituito il concetto di Stato Nazione, di Paese e di popolo con quello delle persone giuridiche, le famigerate SpA.

Se non fosse ancora chiaro, la Cina con la sua autonomia monetaria insegue le proprie ambizioni, mentre l’euro zona, non essendo uno Stato sovrano ma un aggregato di Governi che hanno abdicato all’autonomia politica per favorire i capricci del mercato, ha alimentato le diseguaglianze e favorito aree di crescita (paesi centrali) e aree di recessione (paesi periferici). In Italia, le certezze dello stato sociale sono a rischio, mentre una generalizzata riduzione degli stipendi salariati e l’assenza di investimenti pubblici favorisce la distruzione delle comunità locali. Come sappiamo, sul tavolo politico dell’UE esiste la creazione della più grande area commerciale unendo USA ed UE. E’ questa la grande contraddizione politica e ideologica, un euro zona neoliberale che favorisce l’interesse di un’élite finanziaria mentre una Cina comunista sfrutta la stupidità neoliberale per acquisire proprio in Europa nuove conoscenze e nuove competenze in funzione dei propri interessi: trasformare quella enorme parte di popolazione contadina in consumatori. La Cina da paese assemblatore si trasforma in creatore di marchi e brevetti per stimolare la domanda interna e soddisfare quella straniera. La manifattura cinese diverrà la più potente al mondo. Dietro queste scelte politiche c’è una sola ideologia: la crescita, quella che ha sostituito la società della specie umana con i consumatori passivi e depressi. L’unica differenza fra Occidente e Oriente, è che in Occidente si favorisce la crescita delle SpA e in Oriente la crescita della Cina, ma sono tutti sullo stesso piano ideologico che sta portando al collasso il pianeta (se pensiamo anche alla crescita dell’India …), e in questo percorso di auto distruzione non c’è rimasto più tempo per discutere se e come cambiare direzione, poiché gli ecosistemi stanno sparendo e la specie umana è a rischio.

Di fronte a questa prospettiva c’è una sola salvezza: investire in programmi di cultura, nell’identità e nell’innovazione tecnologica finalizzata alla valorizzazione del nostro patrimonio esistente poiché non si può esportare, né copiare, è presente solo in Italia. Se l’euro zona rimane un’area commerciale senza sovranità monetaria, senza una saggia guida politica per tutelare i propri patrimoni e con scarsi investimenti nella rigenerazione urbana e territoriale, subirà la schiacciante pressione delle aziende americane e la forza di un gigante come la Cina. Gli investimenti pubblici della Cina in Italia sono uno schiaffo culturale a tutta la classe politica e imprenditoriale italiana, incapace di fare gli interessi della Repubblica e di riconoscere il valore delle capacità creative degli italiani ma apprezzate dagli stranieri. Se i soldi sono l’energia per sostenere piani e progetti, è fondamentale cambiare i Trattati europei a favore di un sistema politico bioeconomico ma sovrano, cioè un sistema che rispetta gli ecosistemi ma è autonomo e libero dai ricatti dei mercati globali. La povertà e la disoccupazione presenti in Italia sono a servizio di una logica di indebolimento delle comunità locali che favorisce gli interessi delle imprese alla ricerca di schiavitù a buon mercato.

L’Italia è già colonia commerciale di Cina e USA e sta diventando deserto imprenditoriale. In un sistema globale dove non puoi competere la salvezza è favorire ambiti di autarchia economica su quelli che sono chiamati asset strategici. Il dramma è che la classe dirigente politica, nei decenni precedenti, ha già svenduto le imprese pubbliche e i propri asset. Quali sono gli asset che dobbiamo tutelare? La sovranità alimentare ed energetica, e il territorio italiano. E’ finita l’epoca della produzione di massa di merci inutili. Dobbiamo favorire la democrazia e lo sviluppo umano: sufficienza energetica, rilocalizzare le produzioni, ridurre gli orari di lavoro e aumentare i salari, consumare ciò che si produce. Esattamente l’opposto di quello fatto finora (dipendenza energetica dagli idrocarburi, delocalizzazione, aumento dell’orario di lavoro e riduzione degli stipendi, importazione merci straniere).

All’Italia serve investire in settori utili come la prevenzione per tutelare la salute umana, il cibo, l’arte e la cultura. Le nostre priorità sono: mettere in sicurezza il territorio dal punto di vista idrogeologico; rifunzionalizzare i sistemi insediativi aumentando la biodiversità; riusare e riciclare le acque in area urbana; attrezzare i territori intermedi per il sistema agroalimentare locale; attrezzare le aree interne e le aree montane; valorizzare la mobilità sostenibile e lenta; e rigenerare le aree urbane per conservare i centri storici e le zone consolidate per impedire il consumo del suolo agricolo. Come detto prima questo è il nostro patrimonio, è il territorio italiano che non si può comprare e vendere e non si può esportare, i cinesi non investiranno mai in questo poiché non sono italiani; il Colosseo non è una merce, Pompei non si può smontare e rimontare a Pechino, Amalfi non è una confezione che si può comprare con Amazon. Da alcuni decenni, i cinesi grazie al design italiano e non solo italiano, stanno costruendo la crescita del proprio Paese. L’Europa è un continente già cresciuto pertanto ha una necessità opposta alla Cina, ed ha bisogno di intervenire per conservare e tutelare il proprio territorio sfruttando le innovazioni tecnologiche, ormai mature e consolidate, ma ha il sistema politico finanziario più stupido che si possa pensare. La seconda lezione dei cinesi? Non sono stupidi! Le classi politiche e imprenditoriale “italiana” hanno favorito l’emigrazione dei nostri laureati, hanno smantellato e venduto tutti gli asset strategici, hanno distrutto la scuola pubblica già in condizioni gravose, hanno sostituito i partiti con le aziende e stimolato l’apatia politica, da vent’anni circa hanno favorito la regressione culturale e stimolato l’analfabetismo funzionale. Se osserviamo la distribuzione della ricchezza in Italia, possiamo intuire un fenomeno inquietante, l’élite italiana non è stupida, è cinica, avida ed egoista, ha favorito se stessa distruggendo il Paese.

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L’urbanistica moderna nacque alla fine dell’800 per risolvere problemi pratici causati dal capitalismo. Tutti gli urbanisti, almeno una volta, hanno dovuto fare i conti con discipline “negative” e fuorvianti come l’economia e la proprietà privata dei suoli (giurisprudenza). E’ altrettanto onesto riconoscere che una volta messa da parte l’idea egualitaria e socialista dell’800 per stimolare lo sviluppo umano, buona parte degli urbanisti ha apprezzato e favorito l’idea di città consumista che sviluppa il capitalismo liberista e produce nichilismo. Generalmente le espansioni delle città costruite dal secondo dopoguerra sono proprio i quartieri del capitalismo nichilista e non dell’urbanistica a servizio della specie umana.

All’interno dell’attuale paradigma il territorio è merce, e come tale i piani sono programmati secondo la logica del profitto ove i soggetti privati sono i beneficiari di tale profitto poiché i Comuni hanno abdicato al proprio dovere di custodi e promotori dei principi costituzionali. Le armi più efficaci della credenza liberista sono state l’invenzione giuridica del debito e l’usurpazione della sovranità monetaria. La matematica finanziaria con l’ausilio delle borse telematiche, sono solo gli strumenti più recenti e più sofisticati di una religione che poggia le sue radici sulla manipolazione psicologica e sulla servitù volontaria costruita con i programmi scolastici e la psico programmazione universitaria.

Se nel ‘900, molti Paesi hanno saputo piegare l’avidità dell’ideologia liberale (capitalismo), attraverso l’esproprio e l’uso del diritto di superficie, per favorire il disegno urbano, oggi in Italia, la speculazione può essere arrestata da un’evoluzione culturale: la bioeconomia. La recessione del sistema capitalistico, la fine dell’epoca industriale nel mondo occidentale, può essere superata solo uscendo dal piano ideologico predominante per approdare, finalmente, sul piano dell’agire etico e razionale: la bioeconomia. Le città concepite come modelli di flusso e il governo del territorio (urbanistica) pianificato valutando le risorse finite (invarianti strutturali dinamiche) possono consentire agli abitanti di creare un sistema prosperoso attraverso la decrescita selettiva degli sprechi e l’uso razionale dell’energia.

metabolismo circolare città

Città a metabolismo circolare (Fonte R. Rogers)

E’ necessario stimolare la partecipazione attiva e far emergere pubblicamente il conflitto culturale: l’avidità dei privati contro l’interesse generale richiesto dalla Costituzione. Solo in questo processo pubblico e trasparente i cittadini potranno conoscere il proprio territorio, e gli aspetti sociali ed economici del percorso che conduce a un disegno urbano razionale e intenzionale per riequilibrare il rapporto fra uomo e natura e diventare i committenti del nuovo piano regolatore generale partendo da un’attenta analisi della realtà, dei tessuti urbani circa l’uso dello spazio, delle densità ed i servizi. In questo percorso possiamo pensare di puntare alla bellezza, alla valorizzazione dello spazio pubblico e la progettazione dei servizi che mancano, in questo percorso possiamo eliminare le rendite di posizione e sfruttare le opportunità attraverso l’impiego delle nuove tecnologie e il recupero dell’intero patrimonio edilizio esistente.

Tutti i piani di settore, dall’energia alla mobilità, usano un linguaggio chiaro: riusare, riciclare, ridurre; tutti i piani perseguono una decrescita che riduce selettivamente la crescita del PIL, mentre l’evoluzione della vita nei centri urbani suggerisce di conservare i centri storici e di recuperare l’ambiente costruito.

L’esperienza più significativa è l’esempio delle politiche urbane “inner city”, ove negli anni ’70 il Governo inglese investì circa 140 milioni di sterline per rigenerare le città coinvolgendo i cittadini. Da qualche anno diverse città europee stanno recuperando interi quartieri realizzando progetti sostenibili. L’Italia, fra i paesi fondatori dell’UE, è l’unico che non possiede un’agenda urbana adeguata al fenomeno della contrazione (le 26 città più grandi d’Italia hanno perso abitanti). Se il tema delle città fosse al centro delle priorità politiche dei governi italiani, e se si avesse il coraggio di proporre un’agenda secondo i principi della bioeconomia uscendo dalla speculazione edilizia, si potrebbe realizzare il più grande programma di occupazione utile risolvendo anche il problema del lavoro.

città in contrazione

Città in contrazione

All’interno di questo processo rinasce la comunità degli abitanti ed è del tutto naturale riconoscere le leggi della natura che garantiscono la vita della specie umana. In tal senso l’urbanistica riscopre le proprie radici, disegna la cellula urbana e riprogetta gli isolati, risolve problemi pratici secondo i reali bisogni dei cittadini emersi dai processi democratici, e grazie al miglioramento suggerito da una corretta morfologia urbana, un corretto proporzionamento delle densità e delle superfici si migliora la qualità della vita. Se nell’800 non vi erano il solare, l’eolico e la geotermia, oggi abbiamo l’opportunità di realizzare comunità auto sufficienti per cancellare la dipendenza dagli idrocarburi e costruire comunità libere dai ricatti delle SpA. Inoltre la rigenerazione urbana suggerisce un altro tema fondamentale, proporre un modello sociale basato sulla reciprocità e sullo sviluppo di comportamenti etici.

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Pensiamoci un attimo, sul fatto che noi europei siamo disinformati ed egoisti, per non pensare di essere anche un po’ sciocchi. Tutti i giorni, i media dedicano tempo a comunicare circa l’economia e la crescita di Cina ed India, questo accade tutti i giorni spesso con l’uso di termini tecnici finanziari a noi incomprensibili. Infatti l’obiettivo del potere è programmarci senza far capire cosa accade. Nonostante ciò, credo ed auspico che tutti abbiamo compreso una cosa: Cina, India ed est europeo, in piccola parte, producono merci per tutto il mondo, infatti, ormai potremmo azzardare che 9 imprese su 10, europee ed americane, abbiano trasferito la produzione in quei Paesi privi di diritti umani per i lavoratori nelle catene di produzione. In Cina, nella regione del Wandong si concentrano le multinazionali dello sfruttamento. Secondo Amnesty International esiste una migrazione di massa per cercare lavoro, questa manodopera viene chiamata “sottoclasse urbana”[1]. Ad esempio un bambino di 14 anni guadagna 45 centesimi per un paio di Timerland vendute in Europa a circa €150. Anche la Apple che produce il popolare IPad è stata denunciata di violazione dei diritti umani, nella fabbrica di Zhengzhou[2]. Rubare agli altri è la maniera capitalista per diventare ricchi, così le SpA e l’élite rappresentate dal WTO creano disuguaglianze violando i diritti umani ed anche l’UE partecipa a questa violenza senza mettere dazi a chi produce merci in maniera immorale[3].

Quanti sanno che un Paese come la Cina adotta due sistemi economici allo stesso momento? L’ipercapitalismo e la sovranità monetaria. Tutti hanno compreso che la Cina sia un paese capitalista, ma quanti sanno che, contemporaneamente all’uso di una borsa telematica (scambi finanziari nel mondo), le più grandi infrastrutture energetiche vengono finanziate da fondi sovrani? Cosa significa? I cinesi non dipendono unicamente dal sistema schiavista della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale perché consapevoli dello stupido sistema basato sull’invenzione del costo di produzione hanno ben pensato di continuare ad usare “moneta locale” libera dal debito per costruire le infrastrutture necessarie alla vita del proprio popolo senza chiedere alcun prestito al sistema finanziario mondiale, ma per l’appunto applicando il principio di autoderminazione. I cinesi usano sia il sistema di scommesse (borse telematiche) per sostenere le SpA, (asiatiche, europee, americane) e sia moneta sovrana per sostenere la reale crescita del paese in investimenti più seri e concreti come la cultura (programma di alfabetizzazione del popolo), la sanità e l’energia.

Ricordate, Tremonti disse a Bersani: «ma che fai stampi moneta, fai debito […] dove trovi i soldi?». Sull’elementare principio giuridico figlio della sovranità popolare i cinesi, essendo culturalmente indipendenti, liberi da tutti e soprattutto consapevoli, usano una moneta di proprietà cinese e si autofinanziano tutto quello che credono sia utile alla comunità.

Oggi il sistema economico mondiale è fallito ed infatti banchieri e governi stanno pensando ad una nuova Bretton Woods (1944) o un nuovo ordine economico mondiale. Terminata la guerra gli USA fecero prevalere i loro interessi creando dal nulla la ricchezza. Il dollaro fu la moneta di riferimento per scambi internazionali, ricordate? Il petrol-dollaro! Unirono una fonte energetica con un pezzo di carta poi sganciato dall’oro (1971). Adesso questo potere è in discussione, e si dibatte di introdurre una nuova moneta di riferimento che potrebbe essere lo Yuan cinese, ¥. Nel frattempo gli USA hanno già pianificato un piano di riserva sostituendo il dollaro con l’AMERO (unione monetaria fra Canada, USA e Messico). La contrapposizione sul tema è forte poiché da un lato, molti sanno che gli indicatori (PIL) ed i riferimenti concettuali dell’attuale sistema sono immorali poiché fondati sull’inganno e sulla menzogna a scapito dei popoli che pagano le tasse. Altri si rendono conto che: se il petrolio, uno dei “metri di riferimento”, venisse sostituito dalle energie rinnovabili non sarà più possibile misurare o riusare la menzogna del costo di produzione. Mentre oggi la maggioranza degli addetti ai lavori ripete in maniera ossessiva le parole: crescita, produzione, PIL, costo ed in tanti credono ancora a questa religione, come faranno a far pagare un costo ai sudditi (cittadini disinformati) tramite l’uso del sole, del vento? Ricordiamoci che i concetti immorali: produzione, PIL, costo sono vincolati ai limiti fisici della terra, alle risorse naturali in esaurimento mentre il sole non è in esaurimento, meglio ancora, l’energia non è in esaurimento ma grazie alla conoscenza, alla cultura essa è ampiamente disponibile senza che qualche dittatore venga a raccontarci la sciocchezza del costo di produzione.

Per intenderci ancora meglio, semplifichiamo e schematizziamo l’attuale sistema produzione lineare: 1. estrazione delle risorse – materia prima – 2. trasformazione e 3. vendita. Questo sistema è imposto anche con l’uso della forza militare – accaparramento ed accumulo delle materie prime – e diffuso con l’aiuto di borse telematiche per produrre profitti artificiosi. Le multinazionali grazie alle maglie larghe dei sistemi fiscali non pagano tasse, o versano percentuali ridicole (globalizzazione). Gli Stati (scuole, ospedali, ambiente, beni culturali) sono mantenuti dalle tasse dei lavoratori dipendenti, molto meno dalle imprese, mentre le società transnazionali violando i diritti umani sprecano risorse finite distruggendo gli ecosistemi. Queste SpA scambiano ricchezze per trasferirle nei paradisi fiscali utili a pagare campagne elettorali, e sostenere le famiglie delle oligarchie partitiche (destra e sinistra = divide et impera). Questo sistema funziona anche con la programmazione neuro linguistica usata in tutti gli ambiti: scuola, formazione e media per scoraggiare la nascita di un pensiero diverso da quello dominante, e quindi assistiamo all’uso costante di “autorità universitarie”, “intellettuali politicamente corretti”, che impediscono la diffusione di strumenti, metodi, ed indicatori diversi da quelli odierni soprattutto questi “prezzolati pensatori” impediscono che l’etica entri a far parte della progettazione di una società normale.

Una società fondata sull’etica non comprende l’uso della menzogna e di strumenti innaturali come le borse telematiche e/o sistemi a riserva frazionaria usati dalle attuali banche centrali, non prevede interessi sul prestito. La ricchezza è un bene non misurabile: amore, passione e cultura sono beni immateriali, essenziali per gli esseri umani e non quantificabili. Altri beni essenziali come l’acqua, il cibo, i vestiti e la casa non devono essere considerati merci e, soprattutto non possono essere oggetti di scambi-speculazioni finanziari internazionali poiché sono parte della sovranità popolare ed indispensabili per la dignità umana, quindi non quantificabili e non devono essere sottoposti a regimi monetari effimeri come quelli attuali. La natura adotta un sistema di produzione circolare dove gli scarti sono risorse per altre specie. Un sistema bioeconomico contempla i rischi degli scarti ed usa strumenti di misura analitici per quantificare i danni. Cibo, vestiti e case possono essere misurati con la bioeconomia, ad esempio l’analisi del ciclo vita ispirato al sistema circolare della natura tende ad evitare e sconsigliare l’uso di sistema produttivi nocivi e sostanze chimiche non bio-compatibili. L’etica consiglia di adottare tali strategie mentre gli azionisti delle borse lo vietano per massimizzare i profitti effimeri figli del costo di produzione e della maggiore offerta rispetto alla domanda (consumi indotti dai media = circolo vizioso = crescita illimitata senza ragione alcuna).

Bisogna uscire dall’invenzione finanziaria poiché è concretamente inefficiente, non riconosce le leggi della fisica e produce enormi sprechi, e vedasi la distruzione di risorse non rinnovabili. Per entrare nella politica delle risorse bisogna monitorare le risorse locali e globali, e ci sono gli strumenti per farlo.

A questo fine Archibugi concentra l’attenzione sul peso e sul ruolo crescente di quella che definisce “l’economia associativa”. Economia che, in sostanza, è costituita da imprese senza scopo di lucro e da sempre più estese forme di volontariato….

……Perciò se riuscissimo a diventare tutti più ragionevoli dovremmo puntare con maggiore impegno sull’economia solidale. Cioè sull’economia associativa di cui scrive Archibugi. Oltre tutto non dovrebbe essere così arduo capire che i “lavori socialmente utili” sono sempre preferibili alla produzione di “beni e consumi inutili”.[4]

Linee  guida per una nuova ricerca in materia  di contabilità economica [5]
Da molti anni la comunità scientifica degli economisti e degli studiosi sociali in generale, è sfidata dal problema di rendere più efficaci gli strumenti conoscitivi di contabilità economica a disposizione (in pratica il sistema di conti nazionali – SNA – ormai standardizzato a scala internazionale) allo scopo di tener conto anche di aspetti ed obiettivi “non economici” che vengono formulati nelle correnti scelte e decisioni di politica, a molti livelli decisionali (nazionali, internazionali, regionali e locali).
In altri termini, la comunità scientifica è sfidata da molti anni dal problema di “estendere” il campo stesso della contabilità economica per tener conto simultaneamente anche di valori sociali ed ambientali che non vengono da essa valutati e perciò registrati e contabilizzati.
Insieme a questo sforzo di allargamento, si è iniziato anche a mettere in discussione il significato stesso di alcuni aggregati della contabilità economica, soprattutto se posti in relazione a problemi di scelta e decisione politica.
In altri termini si è constatato come gli aggregati stessi della contabilità nazionale, in quanto aggregati (investimenti, consumi, pil o pin, scambi con l’estero, risparmio, spesa pubblica complessiva, debito pubblico, etc., insomma tutte le voci classiche della contabilità, anche quella input-output, intersettoriale e interindustriale) avessero scarso significato operativo per la politica economica se non conosciuti attraverso le loro componenti qualitative; componenti qualitative tanto più percepibili e valutabili quanto più la contabilità fosse appropriatamente disaggregata.
Si è fatta così largo la convinzione che la stessa costruzione statistica dell’aggregato, delle sue voci, dovesse rispondere agli obiettivi potenziali della politica sociale ed economica. E che perciò sia la contabilità economica tradizionale che quella di cui si cercava l’“allargamento”, dovessero trovare:
  • sia l’appropriata disaggregazione
  • che l’appropriato “allargamento”
in funzione di un quadro programmatico di riferimento, in funzione cioè di obiettivi di politica, sia economici che sociali e ambientali visti in un insieme integrato, così come era domandato di fare sempre di più ai responsabili di decisioni politiche.
[…]L’intenzione ferma tuttavia dovrebbe essere quella già detta – e che qui ripetiamo – di studiare una opportuna configurazione di un “sistema di modelli” (cioè un insieme coordinato di modelli) che abbia la capacità di superare la dicotomia sopra menzionata fra modelli olistici e modelli parziali-operativi e realizzare l’auspicato “raccordo” fra essi.

“La crescita è accusata di ingarbugliare le priorità nazionali, aggravare la distribuzione dei redditi e alterare in maniera irrimediabile l’ambiente”.

Una prima direzione di ricerca sembra quindi necessaria, ovvero modificare il quadro contabile esistente in modo che esso assuma meglio al suo interno le evoluzione dell’economia e della società: prima di tutto le ineguaglianze, la sicurezza, i servizi pubblici (sanità, istruzione, ecc.). Inoltre un certo numero di fenomeni che determinano il benessere delle popolazioni non sono misurati dal nostro quadro statistico, soprattutto quelli relativi all’ambiente (qualità dell’aria, dell’acqua, ecc.). Una seconda direzione di ricerca consiste allora nel cercare di proporre misure accettabili. In fine, non disponiamo davvero di indicatori della qualità della vita, anche se diversi lavori si sono coraggiosamente dedicati a colmare la lacuna (felicità, “capacitazioni”, tempo libero, libertà, partecipazione alla vita della propria comunità ecc.). Bisogna sviluppare e affinare questi indicatori, vista l’importanza che riveste la misurazione del benessere al fine di formulare politiche efficaci. [6]

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Presentazione circolo MDF Salerno

Il Movimento per la Decrescita Felice (MDF) cresce. Sembra un simpatico ossimoro, ma è la realtà che ruota intorno a noi, 18 circoli attivi e circa 20 in costituzione, in continuo aumento i gruppi di cittadini curiosi che leggono i testi editi da Edizioni per la Decrescita Felice. Sta crescendo la comunità di persone attive in azioni pratiche: autoproduzioni di cibo con orti sinergici, uso di tecnologie della decrescita felice, e attività politica attiva con l’uso di strategie che riducono l’inquinamento, cancellano gli sprechi e migliorano la qualità della vita.

In questo periodo di transizione le amministrazioni locali hanno la straordinaria opportunità di abbandonare la religione della crescita infinita e intraprendere strategie di transizione. Questa consapevolezza, di cambiare paradigma culturale e avviare la “civiltà contadina modernizzata” sta crescendo sempre di più, e gli attori politici tradizionali stanno perdendo i propri consensi poiché scollegati dalla realtà e dalle comunità di cittadini attivi. La creazione di un’economia reale, di sussistenza sembra a portata di mano ed è sicuramente realizzabile con la creazione di comunità umane seguendo i principi di un’economia partecipata e reale.

Il PIL in Italia è cresciuto dal 1960 ad oggi, ma la qualità della vita non sembra esser migliorata, anzi, basti citare i casi Eternit, Ilva, Enel Porto Tolle e la ridotta capacità dei salari nell’acquistare una casa. La popolazione è aumentata, la disoccupazione idem.

E’ evidente che bisogna cambiare gli indicatori di riferimento perché il PIL non misura il benessere. E’ altrettanto evidente che serve una nuova visione politica.

Il cambiamento necessario sta crescendo perché sempre più cittadini si avvicinano ad MDF creando una rete sociale fondata sulla condivisione di valori, delle conoscenze e delle esperienze utili a riprendersi l’esistenza perché consentono di uscire dalla dipendenza delle SpA. Cittadini consapevoli che auto producono il cibo necessario non fanno crescere il PIL, ma aumentano la qualità della vita, lo stesso avviene con l’impiego di tecnologie che auto producono l’energia necessaria a scaldare la casa, si riduce la bolletta energetica e si riduce il PIL. La riduzione degli sprechi sostanzialmente fa aumentare l’occupazione in settori virtuosi e consente ai cittadini di progettare reti intelligenti per scambiarsi i surplus energetici (smart grid).

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Parma, alla presentazione del circolo territoriale Movimento per la Decrescita Felice (MDF) sono intervenute circa cento persone, la sala era piena. Siamo molto soddisfatti della pronta partecipazione e soprattutto dell’interesse del pubblico manifestato anche con una discreta permanenza e disponibilità al dialogo per avviare un percorso condiviso sui progetti suggeriti dai vari relatori: Pallante, Boschini, Dal Monte.

Come accennato durante la presentazione ufficiale il circolo punta molto sulla partecipazione attiva dei cittadini. Il circolo di Parma propone di avviare un processo di transizione energetica e questo può accadere anche attraverso metodi e strumenti di partecipazione. Intendiamo mettere in rete la realtà parmense dei GAS (Gruppi di Acquisto Solidale) inventati proprio in provincia di Parma per un’ efficace approccio all’acquisto consapevole anche per mezzo della riscoperta dei mercati con l’uso dello SCEC. Intendiamo valorizzare le associazioni del territorio che adottano la filosofia del saper fare, in linea con l’Università ideata dal gruppo di Torino.

Una città in transizione adotta linee e condotte politiche per avere un impatto zero, cioè transitare dalla dipendenza del petrolio, che sta finendo, alla fonti energetiche rinnovabili. Questo significa avviare un cambio di paradigma culturale, quello consigliato da MDF. Molte comunità nel mondo, consapevoli del “picco del petrolio“, stanno già avviando questo cambiamento.

E’ previsto un secondo evento per il 21 maggio sul tema dell’uso razionale dell’energia e può essere l’occasione di avviare un dialogo partecipativo, cooperativo con la cittadinanza e le istituzioni col fine creare nuove forme di occupazione ed avviare l’indotto di professioni virtuose. Potranno beneficiarne tutti, primi i cittadini pagando bollette energetiche più giuste, prive degli sprechi attuali dovuti a volumi costruiti obsoleti.

Seguiranno corsi del circolo sulle buone pratiche amministrative ed altri eventi per la diffusione e la conoscenza di nuovi metodi e dinamiche di gruppo (Open Space Technology) col fine di raggiungere obiettivi in maniera sempre più efficace e creativa.

Il circolo punta non solo alla proposizione di soluzione etiche ma alla partecipazione reale dei cittadini per costruire una società migliore, come abbiamo suggerito dal titolo per vivere da esseri umani.

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Bisogna esser sinceri: il nome della lista civica ideata dal Sindaco di Salerno Vincenzo De Luca fu “Progressisti per Salerno”. Sin dal 1993 dopo il suo precedente ruolo da vice Sindaco nella prima coalizione di centro sinistra presieduta da Vincenzo Giordano (PSI) la radice culturale da cui l’attuale monarca proviene è sempre la stessa: il “progressismo” e la crescita infinita.

Per cui il nodo politico non è il delirio ideologico di questo personaggio che sin dal suo primo mandato parla di progetti architettonici ed urbanistici faraonici ignorando totalmente le radici culturali della buona (socialmente utile) architettura e lo ribadisco il problema non è l’opinione di un De Luca ma la “cultura” dei cittadini che gli consentono di amministrare sin dal lontano 1993.

Per cui dopo il più grande acquario d’Europa (progetto proposto mai realizzato), «il primo grande parco urbano d’Europa» (imbarazzanti dichiarazioni di De Luca alla presenza dell’allora Capo dello Stato Scalfaro, in occasione dell’inaugurazione del parco del Mercatello, normale e piccolo parco cittadino), la centrale turbo-gas (mai realizzata, per fortuna), l’inceneritore (mai realizzato, per fortuna) ora spuntano il mostro Crescent e la “vela”. Più che promesse o invettive pubbliche, le sue dichiarazioni spesso sembrano vere minacce alla pubblica incolumità, egli terrorizza i cittadini correttamente informati, poiché educati e formati civilmente mentre i suoi fedeli spesso ridono o banalmente volgono lo sguardo perso nel vuoto, quel nulla e quel nichilismo che il monarca locale alimenta poiché è facile addomesticare comunità che non credono a niente.

Il sig. De Luca è stato sempre così, ha sempre sostenuto dichiarazioni pubbliche (attraverso la sua rete di riferimento – Lira TV) senza alcun contraddittorio (assenza di regole democratiche), forti, inadeguate, mai misurate, provocatorie e spesso piene di contraddizioni e di ignoranza con toni a dir poco arroganti che ridicolizzano la sua immagine dimenticando che egli rappresenta anche la città di Salerno. Non che tutto ciò non sia stato fatto notare al personaggio ma con le stesse tecniche oppressive e manipolative delle finte democrazie rappresentative De Luca, dal suo palco televisivo ha potuto occupare spazi mediatici che ogni dittatore della Storia si sogna senza essere contraddetto. La sua aggressività verbale rispecchia in maniera adeguata la violenza nel suo PD. Guerra aperta tra i giovani del Pd la rissa di Salerno finisce in questura: “Prosegue la guerra fra i Giovani democratici, dopo la rissa di martedì al congresso provinciale di Salerno, dove 40 persone hanno impedito a Grimaldi e ai suoi di accedere all’ assemblea.

Per non dimenticare: Alla vigilia di Natale del 2005 la Procura di Salerno notifica all’ex sindaco, ora deputato DS Vincenzo De Luca, per alcune torbide vicende di appalti. I reati vanno dall’associazione per delinquere, dalla truffa allo Stato all’abuso d’ufficio, dal falso alla violenza a corpo pubblico. I pm chiedono anche due volte di arrestarlo, ma il GIP lo lascia a piede libero. Poi invia alla Camera le intercettazioni di alcuni coindagati dell’onorevole, nelle quali compare anche la sua voce: per utilizzarle  in base alla legge Boato del 2003, occorre il permesso di Montecitorio. Ma il 1° febbraio 2006 la Giunta per le autorizzazioni a procedere (destra e sinistra d’accordo) boccia la richiesta del giudice: le intercettazioni indirette su De Luca non valgono, né per lui, né per gli altri.  (Fonte: Gianni Barbacetto, mani sporche, Chiare lettere, pag. 520)

Chi può usare ed abusare del potere mediatico facilmente può autoassolversi nelle tribune asservite con “zerbini microfonati”, il monarca può manipolare la percezione dell’opinione pubblica disinformata ed apatica alla politica. Questo è ciò che accade a Salerno, sprofondata nel passato del peggior feudalesimo medioevale, amministrata da un feudatario e dai suoi vassalli in totale assenza di etica e democrazia.

Il problema, lo ribadisco, sono quei cittadini salernitani che sostengono coalizioni politiche totalitarie: “Progressisti per Salerno” che rispecchiano la non cultura e l’autoritarismo più becero. L’arretratezza culturale della classe politica salernitana rispecchia esattamente l’atteggiamento autoritario di quella maggioranza che ha votato il sig. De Luca e, che vive nel mondo virtuale ed illusionistico delle “luci d’artista” e, che lotta ogni giorni con se stesso nella disoccupazione programmata per ragioni di ricatto politico e, nell’effimera e cinica esistenza dei non valori pronti a consumare i pochi euro messi da parte con fatica in uno dei tanti bar avviati negli ultimi anni.

Le indicazioni delle annuali classifiche nazionali circa “la qualità della vita” dei salernitani li posizionano per ciò che “meritano”, colate di cemento senza valida ragione, inquinamento del mare ed atmosferico e, fuga delle nuove generazioni verso territori migliori (dati ISTAT mostrano un evidente calo demografico). Tutto questo andrà avanti fino a quando cittadini organizzati prenderanno coscienza di dover agire per cambiare il presente e tentare di costruire un futuro sostenibile. Per fare ciò bisogna cambiare il modo di leggere la politica, di informarsi e di ragionare per iniziare a studiare libri diversi dal pensiero dominante che ha distrutto la società umana: “il progressismo”. Tale cultura è figlia di quel capitalismo declinato sia dalla “destra” in maniera più spedita e sia dalla “sinistra”, ma appunto stiamo parlando di quella cultura materialista poggiata sul monetarismo e sul Prodotto Interno Lordo (PIL) come leve psicologiche di ricatto contro i popoli senza tener conto delle reali capacità umane e del contesto in cui viviamo: natura, ambiente, risorse (leggi della fisica).

Ahimé, il contesto socio-culturale salernitano sembra privo di buon senso e spirito umano, un contesto che immagina l’architetto come strumento classico del costruire e l’impresa come strumento classico del realizzare un nuovo edificio in nuove aree, il laureato in giurisprudenza come avvocato ed il laureato in economia come commercialista e così via…

Sembra quasi un’esistenza piatta priva di immaginazione e creatività. Nessuno sembra avvertire l’evidenza e cioè che viviamo in un pianeta con noti limiti fisici, e che la specie umana dovrebbe essere, a differenza delle altre, quella dotata di maggiore intelletto, bhé la politica salernitana è la dimostrazione scientifica che la ragione non alberga nelle istituzioni locali, lo testimoniano chiaramente il Piano Urbanistico Comunale (PUC) e le numerose dichiarazioni pubbliche dei vari dipendenti eletti.

La vita è come un giostra, fatta di scelte, e si può scegliere di scendere dal treno in corsa che ci sta conducendo all’autodistruzione. Cittadini liberi e consapevoli possono cambiare il corso degli eventi.

Intanto persino neoliberisti convinti come i dipendenti del gruppo editoriale de ilsole24ore iniziano a misurare anche il Benessere Interno Lordo, diverso dallo stupido PIL. Dunque anche nelle roccaforti capitaliste italiane cominciano a cedere granitiche convinzioni ed invece di attendere altre aperture i cittadini possono, liberamente, informarsi circa la filosofia politica della decrescita felice che propone stili di vita ragionevoli, consumi critici, consapevolezza, uso razionale dell’energia, ed altri approcci decisamente innovativi che sostengono il reale sviluppo degli esseri umani.

Contrariamente a quanto immagina il monarca De Luca la crescita di una città non avviene con inutili colate di cemento come il Crescent ma attraverso servizi essenziali (standard) che lui nega ai propri cittadini come la realizzazione di biblioteche civiche efficienti presenti in ogni quartiere, la sicurezza non è comprare manganelli ai vigili urbani ma è la consapevolezza di vivere in spazi urbani dotati di piste ciclabili e verde attrezzato; per esempio, il comfort ambientale è quel concetto di benessere legato anche al vivere in case passive (aria pulita e temperatura ideale) e/o spostarsi a piedi, e non nel gas (micro e nano-polveri) fra il traffico automobilistico. A piedi, dovrebbero bastare 5 minuti per raggiungere la scuola dei propri figli o recarsi al lavoro. Sono semplici regole di eco-densità insegnate nelle università pubbliche e che il sig. De Luca forse ignora ma, sono applicate in numerose città del mondo.

Il sig. De Luca, anziché delirare nelle tv locali dovrebbe applicare la Costituzione a cui ha prestato giuramento e chiedere il risarcimento del danno ambientale al sig. Luigi Pisano condannato per inquinamento ambientale nel 2007 e dovrebbe intervenire con celerità per disinquinare il mare cittadino, ripristinare l’uso efficace del depuratore cittadino trovato mal funzionante dalla Procura negli anni passati con evidenti e documentati danni alla costa e rischi per la salute umana, De Luca dovrebbe adottare un normale piano di mobilità a sostegno dei mezzi non inquinanti (bike e car sharing) ed altro ancora.

Insomma De Luca invece di rendere ridicoli i propri concittadini in azioni politiche irrazionali dovrebbe essere licenziato e sostituito dal buon senso che oggi non c’è e, per far questo ci vogliono cittadini con un minimo di educazione civica, etica, senso e dignità dello Stato.

Alcune città nel mondo, attraverso strumenti di democrazia diretta e partecipativa stanno avviando un programma di transizione energetica consapevoli delle risorse finite del pianeta Terra, ovviamente si parla delle fonti fossili (petrolio e gas) e del “picco” di Hubbert. Le città italiane sono mostri energivori per l’ignoranza dei suoi rappresentanti eletti che hanno osteggiato la semplice applicazione di principi e norme di uso razionale in campo energetico. Alcuni Paesi, con un po’ di buon senso stanno adottando programmi pubblici per rendere interi quartieri autosufficienti dal punto di vista energetico. L’eliminazione degli sprechi energetici con l’abbinamento di mezzi di trasporto ecologici stanno facendo liberare importanti risorse economiche e stanno creando indotti lavorativi duraturi nel tempo. Applicare il buon senso significa risparmiare, non inquinare ed avere opportunità di lavoro, l’unico ostacolo, a Salerno, è rappresentato dall’ignoranza collettiva e dal Sindaco.

Molte comunità stanno stampando monete locali pubbliche e quindi libere dal debito per sviluppare l’economia “del posto” che produce beni e non merci.

Il cattivo gusto dei partiti non ha limiti, De Luca candidato per la Regione Campania.

L’idea della resilienza si riferisce alla capacità di qualsiasi sistema, dal singolo individuo a quelli economici, di resistere e di mantenere un proprio funzionamento nonostante un cambiamento o uno shock subito dall’esterno. (Tratto da Rob Hopkins, manuale pratico della transizione, Arianna editrice 2009)

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