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Archive for dicembre 2009

Lo “spezzatino” degli studi scolastici ed universitari, cioè lo “spezzatino della conoscenza” diffusa fra gli studenti ed i cittadini aiuta l’élite del potere invisibile (“mafia, camorra, logge massoniche anomale, servizi segreti incontrollati e protettori dei sovversivi che dovrebbero controllare” Norberto Bobbio) ad addomesticare le coscienze. Decenni di “insegnamenti deviati” hanno contribuito a formare perfetti schiavi che hanno smesso di immaginare un mondo migliore di questo, diverso da questo e soprattutto hanno smesso di sognare un mondo fatto dagli esseri umani per gli esseri umani senza ingiustizie e disuguaglianze. La maggioranza dei cittadini sogna ciò che programmi scolastici non etici, e la pubblicità delle SpA insieme alle religioni hanno ordinato loro di pensare ed aspirare. L’irragionevole modello competitivo instillato nei nostri stili di vita e modi di pensare non ci consente di esser liberi e di vivere come dovrebbe fare un vero essere umano indipendente dagli sciocchi dogmi inventati dal potere invisibile per controllare le masse.  In sostanza, la maggioranza dei cittadini non è neanche libera di sognare qualcosa che assomigli ai reali bisogni degli esseri umani confondendo la capacità di spendere una “moneta privata” con la libertà di scegliere.

Sembra assurdo pensarlo, ma nel medioevo le persone che intendevano studiare con le scarse conoscenze reperibili, avevano un reale rapporto con la natura e l’universo rispetto ad un laureato italiano. I cittadini di oggi conseguono un titolo di studio da “spendere nel mercato” ma non sembrano essere colti, e né consapevoli di chi siano realmente; essi sono “specializzati” ma non sembrano avere una capacità di orientarsi nella società.

Si ha l’impressione che le nostre famiglie siano addomesticate alla “non cultura delle SpA” e credono che il presunto prestigio acquisito dai propri figli sia un obiettivo onorevole nella società in cui viviamo. Trascorriamo un’intera “vita” ad inseguire obiettivi indotti senza mai sapere chi siamo realmente, la maggioranza degli “occidentali” trascorre l’intera esistenza senza vivere realmente. Infatti, la maggior parte dei risultati (diplomi, laurea, master, denaro, “prestigio”, “incarichi”), a volte sono privi di significato sociale ed etico per il bene comune e per le comunità locali ma sono solo tasselli di un percorso egoistico per appagare un bisogno indotto dalle SpA che non rappresenta lo stile di vita che una coscienza umana ambisce, non è un caso che molte persone “ricche e benestanti” siano infelici. I percorsi di vita che noi abbiamo fatto sono pieni di contrasti poiché il nostro io interiore è “stordito”, confuso, manipolato contrastato fra amore possessivo ed amore incondizionato. Alcuni confondono l’amore col possedere qualcuno. Fra le coppie in “amore” la competizione prende spazio rispetto alla cooperazione e la comprensione reciproca ed accade che uno dei due partner obbliga l’altro a compiere scelte indotte ed addomesticate dalla società e l’ambiente in cui vivono; questo avviene in maniera dogmatica anche quando i genitori obbligano i propri figli a seguire percorsi di studio valutando le convenienze economiche e finanziarie rispetto alle capacità creative dei ragazzi poiché la moneta debito è divenuto il metro di misura di riferimento. La coscienza è comunque in grado di fare valutazioni etiche e pertanto nasce un conflitto interiore tenuto nascosto. E’ forse questa la radice di psicosi, infelicità, frustrazione e depressione?

In un contesto sociale in cui le necessità vitali di ogni persona si possono soddisfare solo producendo merci per avere un reddito monetario con cui acquistare merci, i rapporti interpersonali si fondano essenzialmente sulla compravendita che, a sua volta, si fonda sulla diffidenza reciproca e sulla competizione. […] Se invece di rapporti sociali basati esclusivamente sulla mercificazione, le persone che vivono in città instaurassero legami di collaborazione, si donassero reciprocamente tempo, attenzione, solidarietà, mettessero gratuitamente a disposizione degli altri le proprie competenze professionali, si ridurrebbe la loro necessità di acquistare e vendere per soddisfare tutte le esigenze vitali. Farebbero decrescere il  PIL (Prodotto Interno Lordo), ma non si priverebbero di nulla. Al contrario, migliorerebbe la qualità delle loro relazioni interpersonali e il loro benessere psicofisico. (Tratto da: Maurizio Pallante, la felicità sostenibile, Rizzoli 2009, pag. 81)

Le università italiane ed il sistema educativo in generale è del tutto anacronistico per i tempi e le difficoltà che la nostra società sta vivendo. Ad esempio, le facoltà di economia programmano mentalmente gli studenti su modelli dell’economia “classica” e sulla matematica finanziaria ignorando gli effetti etici di questi metodi sulla società ed ignorando le leggi della natura. L’intero sistema produttivo delle merci ignora l’etica e l’uso razionale delle risorse poiché è figlio di un dogma religioso: la massimizzazione dei profitti e l’accumulo della “moneta debito”.

Altro esempio (conflitti di interesse): come può, un ingegnere meccanico che ha studiato solo le macchine termodinamiche figlie del ciclo di Carnot progettare un motore che non comprenda la combustione? Come può un docente ordinario, coordinatore di un dipartimento di ricerca finanziato per progettare macchine a combustione, pensare di insegnare motori elettromagnetici immaginati da Tesla? La ricerca italiana non solo è priva di fondi ma è completamente addomestica alla volontà delle SpA.

Ecco un esempio famoso di stupidità, ignoranza e corruzione. L’Unione Europea aveva deliberato una direttiva per inventare e sostenere un nuovo mercato: l’energia prodotta da fonti rinnovabili. Corruzione: nel 1992 il decreto italiano che raccoglie tale direttiva era stato manipolato per rubare soldi alle fonti energetiche rinnovabili a favore di fonti non rinnovabili: inceneritori, centrali termoelettriche etc. Insomma un regalo di miliardi di euro a sostegno di vecchi imprenditori italiani. Un esempio concreto di come il Parlamento italiano non deliberi per applicare la Costituzione ma per aggirarla e defraudare il popolo italiano.

Ignoranza e stupidità: in questi anni i media collegati ai costruttori di inceneritori non hanno mai informato i cittadini circa l’inganno dei contributi Cip6 e se lo hanno fatto se ne sono accorti in pochi. Interi dipartimenti di Università prestigiose hanno sprecato anni di ricerca per ottimizzare il rendimento energetico degli inceneritori. L’attuale segretario del PD, Bersani, si scagliò contro i medici dell’Emilia Romagna perché chiesero, giustamente, una moratoria contro gli otto impianti di incenerimento presenti in Regione. In Francia, l’ordine dei medici francesi aveva già, in precedenza, chiesto una moratoria nazionale contro i termodistruttori. La ricerca scientifica e medica dimostra da anni la connessione fra incenerimento dei rifiuti e cancro e tumori, si insegna anche nei manuali di medicina la connessione fra la dimensione di micro e nano particelle presenti nei gas prodotti da tali forni e l’ingestione delle stesse sostanze attraverso un semplice respiro o il cibo inquinato.

E’ sufficiente aprire i libri delle scuole medie superiori e rivedere i principi della fisica classica, della chimica e delle biologia per comprendere che i “rifiuti” sono la prova di una progettazione industriale sbagliata e, che queste materie “prime-seconde” conviene non produrle e, riusarle e riciclarle infatti, non è un caso che altri Stati abbiano deliberato la strategia “rifiuti zero” (Zero Waste).

Per tanto le domande sorgono spontanee: quale essere umano investe in ricerche rischiose per salute umana?

Mentre il sistema immorale Italia regredisce, il Giappone ha iniziato ad investire nel tecnologie da fonti rinnovabili sin dal 1975 ed ora è uno dei Paesi leader nella produzione di pannelli fotovoltaici, gli italiani, nel Paese del Sole, si limitano ad assemblarli. Mobilità: in questo dicembre 2009 il Governo Berlusconi e Fs SpA inaugurano l’alta velocità in Italia, tecnologia applicata già obsoleta ed importata dalla Francia. Facciamo un confronto col treno a levitazione magnetica per capire: “[…] esaminiamo brevemente la nozione di tecnologia a “impulso”. L’esempio più noto è il sistema ferroviario Maglev, ampiamente utilizzato in Giappone e Cina, il quale sfrutta un sistema d propulsione a impulso magnetico: è talmente efficiente che consente ai treni non solo elevate velocità ma anche di scalare pendenze superiori al 10 per cento! I magnetici pulsanti inducono correnti elettriche inverse nelle piastre di alluminio che costituiscono il binario. Le correnti indotte creano i propri campi magnetici opposti a quelli del treno. Tramite l’ausilio di sensori ottici, i campi pulsano in fase “on” proprio quando il magnete passa il punto mediano delle piastre e, per repulsione, sospingono il treno avanti. La tecnologia Maglev opera con questa elettricità pulsata per far procedere il treno, riducendo al minimo la quantità di potenza richiesta.” (J.J. Hurtak PhD e Desiree Hurtak PhD, propulsione ET e velivoli ad alta frequenza, in Nexus new times N. 83, pag. 44)

Ecco cosa vuol dire responsabilità ed apatia politica: non avere né un presente e né un futuro. Se il popolo italiano avesse maggiore dignità umana e rispetto per se stesso avrebbe potuto avere le tecnologie migliori: autoproduzione energetica distribuita da fonti rinnovabili ed un sistema di trasporti ecoefficiente, senza dimenticare l’enorme ricaduta occupazionale negli indotti del: riciclo dei rifiuti, produzione di tecnologie rinnovabili e ricerca universitaria virtuosa. Nel 2009 noi italiani non abbiamo né l’uno e né altro, altri popoli si.
Con questa visione – crescita per la crescita – imposta dal potere invisibile e, dall’addomesticato mondo accademico  la percezione ed il concetto di ricchezza (accumulare danaro) sono mutati e degenerati mentre in un sistema come il nostro, la natura ha regole opposte e diverse dall’invenzione della finanza.

La bioeconomia calcola gli effetti inquinanti dei sistemi produttivi per incidere sui bilanci delle corporations SpA. Purtroppo nonostante la connotazione bioeconomica più corretta rispetto a quella dell’élite, il reale potere, che non risiede nelle istituzioni elette da molti decenni, non ha mai avuto intenzione di adottare modelli diversi dal controllo privato dell’emissione di moneta e del cosiddetto “turbo-capitalismo”, “neoliberismo” delle borse telematiche che inventano ricchezze dal nulla a scapito dei diritti umani dei popoli. Chiunque compia studi e ricerche in tal senso può comprendere che il modello politico globale non è etico e, cosa più assurda, i popoli auspicano che sia la stessa élite a mutare tale modello per renderlo equo e sostenibile, tutto ciò è delirante.
Non è affatto ragionevole attendere che gli inventori dei cicli economici basati sul debito per ricattare i popoli attraverso la promessa di un lavoro ed attraverso la stampa della moneta dal nulla siano gli stessi ad introdurre l’etica nella politica. Il sistema è stato inventato per accentrare poteri nelle mani di pochi e quei pochi non sono neanche eletti direttamente dai popoli (modello Unione Europea – trattato di Lisbona – fine della democrazia rappresentativa e dittatura “legalizzata”).

I popoli hanno l’opportunità di risvegliare se stessi grazie alla condivisione della consapevolezza umana che si raggiunge solo scollegando le menti dal sistema indotto dal potere invisibile. E’ un semplice percorso di conoscenza del buon senso.
La reale ricchezza: affetti, passioni, capacità creativa, cibo di qualità, stile di vita sobrio, aria pulita, acqua pulita, biodiversità, studio e sport ricreativo, relazioni umane di qualità, è alla portata di tutti i popoli se e solo se una maggioranza critica e costruttiva smette di sostenere l’attuale sistema mascherato dai partiti politici (PD-PDL-Lega-Idv) e se questa nuova maggioranza (società civile) inventa una “nuova” educazione civica per integrare la democrazia rappresentativa con strumenti di democrazia diretta volti ad applicare il principio di sovranità popolare. In Italia esiste una piccola minoranza di persone consapevoli e capaci di cambiare l’attuale stile di vita degenerato nel nichilismo, nel cinismo e nei non valori. Se tale minoranza riuscisse ad organizzarsi al meglio e crescere per diventare massa critica allora la speranza di una società civile potrebbe concretizzarsi e le future generazioni potrebbero vivere da esseri umani liberi ed indipendenti.
I cittadini possono praticare le vere elezioni primarie (appositamente ignorate dai partiti tradizionali per osteggiare la partecipazione a persone libere) per scegliersi rappresentati eletti facenti parte di un nuovo e genuino soggetto politico ma, che abbiano prima di tutto frequentato la scuola politica autogestita figlia dell’etica aristotelica e delle decrescita felice.

La partecipazione popolare è una forma di democrazia diretta, definibile come il complesso di istituti che consente alle comunità di prendere parte dall’attività di formazione delle politiche pubbliche che le riguardano, attraverso espressione diretta e non mediata della volontà popolare.
Gli istituti di partecipazione popolare disciplinati dal Testo unico degli enti territoriali sono:

  • la partecipazione popolare in generale;
  • i referendum;
  • le azioni popolari;
  • Internet può essere lo strumento che tiene uniti i cittadini consapevoli mentre i contenuti saranno figli della condivisione di esperienze e culture, in un dialogo e ripristino dell’agorà democratica dove ognuno ha pari opportunità per esprimersi in libertà. Le priorità possono essere scelte con metodi democratici consolidati.

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    La prima azione civica fondamentale è conoscere norme e leggi per agire nel rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo, primo fra tutti il diritto alla vita non tutelato per la sciatteria dei popoli che delegano ai dipendenti eletti ogni aspetto determinante delle comunità locali.

    (Fonte: Luigi Delfino e Federico Del Giudice, diritto amministrativo XXIII edizione, edizioni Simone, 2006, pag. 633) La pubblica amministrazione è soggetta a queste responsabilità:

    • responsabilità civile si concreta nel risarcimento del danno provocato ad un soggetto e sorge quando ricorra una delle fattispecie di cui agli artt. 2043 e segg. c.c.
    • responsabilità penale insorge allorquando il comportamento di singoli soggetti (persone fisiche) sia inquadrabile in una fattispecie di reato, in quanto lesivo di particolari interessi, tutelati dall’ordinamento come pubblici: essa consiste nell’assoggettamento personale del colpevole alla potestà punitiva dello Stato, mediante l’inflizione di un pena
    • responsabilità amministrativa deriva dalla violazione di ogni sorta di doveri amministrativi, dalla quale discenda l’inflizione di una sanzione amministrativa

    La responsabilità giuridica può accadere anche sulla P.A.: questa può essere responsabile sia civilmente che amministrativamente. Non può essere, invece, responsabile penalmente, perché la responsabilità penale è personale, e solamente le persone fisiche possono investite.

    Informazioni tratte da Camern Michellotti, scarichi industriali e inquinamento, edizioni FAG Milano, 2002 pagg. 149-166.

    Inquinamento atmosferico

    Competenze delle Regioni
    Fatte salve le competenze dello Stato, la tutela ambientale dall’inquinamento atmosferico aspetta alle Regioni, che la esercitano nell’ambito dei principi contenuti (decreto 203 24 maggio 1998) nel presente decreto e delle altre leggi dello Stato. In particolare è di competenza delle Regioni:

    • la formulazione dei piani di rilevamento, prevenzione, conservazione e risanamento del proprio territorio, nel rispetto dei valori limite di qualità dell’aria
    • la fissazione di valori limite di qualità dell’aria, compresi tra i valori limite e i valori guida ove determinati dallo Stato, nell’ambito dei piani di conservazione per zone specifiche nelle quali ritengono necessario limitare e prevenire un aumento dell’inquinamento dell’aria derivante da sviluppi urbani o industriali
    • la fissazione dei valori di qualità dell’aria coincidenti o compresi nei valori guida, ovvero ad esse inferiori, nell’ambito dei piani di protezione ambientale per zone determinate, nelle quali è necessario assicurare una speciale protezione ambientale

    continua…

    Competenze delle Province
    E’ di competenza delle Province la redazione e tenuta dell’inventario provinciale delle emissioni atmosferiche, redatto sulla base dei criteri individuati dalle autorità statali competenti ed attuato secondo le indicazioni organizzative della Regione.

    Compiti della autorità competenti
    Lo Stato, le Regioni,le Province, i comuni e gli altri Enti locali, ciascuno secondo le competenze previste dalle vigenti leggi e nel rispetto delle norme di cui agli articoli, sono responsabili dell’attuazione del D.Lgs n.351 del 4 agosto 1999 e, in particolare, assicurano che le misure adottate al fine di conseguire gli obiettivi in esso previsti:

    • tengano conto di un approccio integrato per la protezione dell’aria, dell’acqua e del suolo
    • non siano in contrasto con la legislazione comunitaria sulla protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro
    • non abbiano effetti negativi sull’ambiente negli stati dell’UE

    Piani d’azione
    Le Regioni devono provvedere (prevista dall’art.5 del D.Lgs. n. 351 4 agosto 1999) ad individuare le zone del proprio territorio nelle quali i livelli di uno o più inquinanti comportano il rischio di superamento dei valori limite e delle soglie di allarme e individuano l’autorità competente alla gestione di tali situazioni di rischio.

    Informazione al pubblico
    Lo Stato, le Regioni, le Province, i comuni e gli altri Enti locali devono garantire, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, che informazioni aggiornate sulla qualità dell’aria ambiente relativamente agli inquinanti normati ai sensi dell’art.4 cc. 1 e 2 del decreto in commento, siano messe regolarmente a disposizione del pubblico, nonché degli organismi interessati. Il legislatore prevede espressamente che le informazioni devono essere chiare, comprensibili e accessibili.

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    Copio integralmente una buona notizia dal blog PartecipAzione Cittadini Rovereto

    di Paolo Michelotto

    finalmente un libro fondamentale sulla democrazia diretta, gratuito,  il “Direct Democracy di Verhulst Nijeboer” è disponibile anche in lingua italiana. Questo libro è stato tradotto in questi ultimi due anni in tutte le lingue maggiori europee, ed è disponibile gratuitamente qui

    http://www.democracy-international.org/

    Un grande libro, gratuito, ma che vale un capitale. Dati, fatti, storie, esempi sulla Democrazia Diretta, sui Referendum e sulle Iniziative. Risponde a moltissime domande con fatti, non con teorie. Disponibile in 6 lingue europee, qui in Inglese.

    Da oggi grazie all’impegno di traduzione e coordinamento di Emilio Piccoli, con l’aiuto di Annamaria Macripò, Edoardo Gentile e Daniel Kmiecik, il libro è disponibile gratuitamente in italiano. Qui il testo finale, appena pronto da parte degli autori belgi anche la versione impaginata graficamente, la inserirò nel blog.

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    Eternit: definito come il processo del secolo per il numero di parti civili coinvolte.  Il miliardario svizzero Stephan Schmidhaeny e il barone belga Louis De Cartier De Marchienne sono accusati delle morti legate alla lavorazione dell’amianto nelle quattro sedi italiane di Cavagnolo (Torino), Casale Monferrato (Alessandria), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli).

    Secondo l’INAIL “basta il conteggio delle vittime per dare la portata della tragedia: 1.378 a Casale Monferrato (più sedici di una ditta esterna), 118 a Cavagnolo, due a Rubiera e 384 a Bagnoli. A questi si aggiungono 697 operai gravemente malati e i privati cittadini: un deceduto a Cavagnolo, 252 a Casale Monferrato, quattro a Rubiera, tre a Bagnoli. Un vero “disastro”, come si legge nel capo d’accusa, generato dalla dispersione nell’aria delle fibre d’amianto.

    E non è dell’amianto che  voglio scrivere perché la stampa ed i media faranno la loro parte. Voglio solo manifestare la mia delusione perché questo processo come tanti altri potevano esser già “vinti”, se così possiamo dire.

    Con lo strumento della VERA class action tutte le parti lese avrebbero potuto creare una classe di cittadini. Sarebbe bastata una sola squadra di avvocati con un semplice contratto fra lo studio di professionisti e l’intera classe. I professionisti si sarebbero preoccupati di tutto: fare ricerche, analisi con i migliori medici specializzati col fine di quantificare i danni biologici e morali ed i cittadini, i parenti delle vittime non avrebbe speso nulla, perché la class action è gratis. Gli avvocati della classe, in sede stragiudiziale, avrebbero chiesto il risarcimento del danno ipotizzato di 5 miliardi di euro. Insomma i Tribunali non sarebbero stati direttamente coinvolti ma solo nel caso in cui la società avrebbe rifiutato la richiesta correndo il rischio di pagare il doppio in caso di avvio di causa civile, cioè 10 miliardi di euro. Questo è ciò che avviene in Paesi dove esiste tale strumento giuridico e funziona ed, è quello che sarebbe accaduto anche in Italia se negli anni passati il Governo Prodi prima e quello Berlusconi dopo non avessero ostacolato il coordinamento nazionale “Reset Class Action” che raggruppa quasi tutto il Terzo Settore, enti no-profit e comitati di cittadini.

    Un piccolo gruppo di cittadini ha lottato per introdurre la vera class action anche in Italia ed i partiti l’hanno osteggiata, manipolata e rinviata. I partiti non rappresentano gli interessi dei cittadini e per questa ragione libere persone dovranno organizzarsi e promuovere idee e strumenti efficaci, come la vera class action, per riportare un minimo di giustizia in Italia.

    Gli italiani se non fossero così disinformati e manipolati non dovrebbero sostenere un sistema (banche-partiti-SpA) che di fatto li ha resi schiavi. Il dramma del nostro popolo è in queste cifre (elezioni politiche aprile 2008): PDL Berlusconi coalizione 17.064.506 voti (PDL 13.629.464, Lega Nord 3.024.543, Mpa 410.599) PD Veltroni coalizione 13.689.330 voti (PD 12.095.306, Idv 1.594.024). Tutti questi partiti hanno osteggiato l’introduzione della vera class action, TUTTI.

    L’azione preventiva della class action: in un Paese dove esistono strumenti giuridici efficaci di accesso immediato alla giustizia, come la class action, le SpA che hanno l’interesse di massimizzare i profitti difficilmente non rispettano le regole. Infatti una SpA “sotto” class action non intende correre il rischio di vedersi perdere le quote azionarie.

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    I nostri politici, “bravi” attori, raccontano la favola del debito pubblico come pretesto per impedire lo sviluppo umano della società, anche gli amministratori locali recitano bene la parte e raccontano di non avere soldi per realizzare opere e servizi. La favola del debito pubblico è l’inganno necessario per ricattare i popoli, ma è anche molto semplice uscire dal mondo virtuale e comprendere perché esiste un debito pubblico e chiedersi poi, nei confronti di chi? Per trovare le risposte, basta cliccare sul sito della banca d’Italia, che ormai non è più d’Italia, leggere l’art. 1 del relativo statuto; poi è necessario leggere l’art. 107 del trattato di Maastricht, gli artt. 1 e 47 della Costituzione e documentarsi sull’usurpazione di sovranità monetaria. In fine, vi è un’ampia letteratura internazionale. Spesso si sente la litania della crisi finanziaria e la scarsezza di risorsa monetaria in circolo, lo stesso Ministro Tremonti (ad Anno Zero) dice di non voler stampare la moneta della BCE per non aumentare il debito pubblico esistente.

    Dopo aver compreso l’inganno, bisogna comprendere che la moneta non è ricchezza ma un semplice mezzo, uno strumento di misura del lavoro e mai il fine. Una proposta concreta per attuare politiche utili può venire da idee creative e di buon senso. Ad esempio, il risparmio energetico può esser visto come misura di valore economico = moneta; allora è possibile ristrutturare l’intero patrimonio edilizio esistente con la conversione in “moneta” del risparmio energetico ottenuto ed indicato nel progetto tecnico edile.

    Gli Enti Territoriali dovrebbero essere i facilitatori di tale processo se fossero consapevoli dei loro obblighi costituzionali, cioè migliorare la qualità della vita dei cittadini.

    Le Regioni, che hanno il compito di redigere piani energetici, hanno il dovere di indicare nelle loro intenzioni anche le strategie economiche per attuare gli obiettivi prefissati, applicando etica ed ecologia.

    Il Governo e gli Enti Territoriali hanno l’obbligo costituzionale di controllare il credito (art. 47 Cost.) e possono scegliere di deliberare sia di stampare moneta di Stato libera dal debito e libera dall’usura degli interessi e, sia  di produrre credito legato al risparmio energetico figlio di un’efficace progettazione. Il credito può essere riscosso da una ESCO (Energy Service Company) di proprietà pubblica ad azionario diffuso dove i cittadini eleggono direttamente il consiglio di amministrazione e, gli stessi utenti possono convertire il credito per sostenere l’economia locale. Il cittadino produttore di energia da fonti rinnovabili può spendere il credito in beni alimentari prodotti dal territorio locale. Uno scambio, come avviene normalmente attraverso una moneta.

    Quanto segue documenta il tentativo di politiche atte al recupero edilizio:

    “La complessità dei problemi che riguardano il recupero dei quartieri di edilizia sociale delle nostre periferie è comune alle principali città europee che si trovano a fare i conti con l’esigenza di riqualificare il vasto patrimonio costruito durante gli Sessanta e Settanta con le tecnologie di prefabbricazione pesante.” […] “Lo stato di degrado ambientale provocato dal nostro sistema di sviluppo è arrivato a livelli di emergenza che impongono il riesame delle modalità di sfruttamento delle risorse disponibili: in una sola generazione abbiamo consumato più risorse non rinnovabili di quanto non abbia fatto l’intera umanità dei secoli precedenti, creando così una crisi del sistema non più settoriale ma globale.” […] all’interno della sola Unione europea sono riconducibili agli edifici oltre il 50% del consumo totale di energia e circa il 40% dei rifiuti prodotti dall’uomo (Gallo, 200). Nel caso italiano, è stato stimato che nel 1999 i consumi energetici del settore delle costruzioni sono stati di circa il 40,5 milioni di tonnellate di petrolio equivalente (TEP), pari al 30% dei consumi finali nazionali…”(tratto da Laura Elisabetta Malighetti, recupero edilizio e sostenibilità, ilsol24ore Milano 2004, pagg. 3-119)

    Nonostante gli strumenti giuridici, nonostante le conoscenze tecnologiche non possiamo dire che l’Italia abbia risolto i problemi relativi all’uso dell’energia, all’abitare ecologico neanche potremmo pensare che la maggioranza delle nostre città siano vivibili, siano sostenibili.

    Eppure, pensare, progettare e costruire in maniera razionale ed eco-efficiente dovrebbe essere utile e vantaggioso a tutti.

    Il D.M. 22 ottobre 1997 n. 238 introduce l’istituto-strumento “Contratti di Quartiere” per realizzare recuperi dell’edilizia pubblica in Europa. Altri piani e strumenti giuridici hanno avuto seguito ma le nostre città non sembrano essere tanto migliori di prima né possiamo dire che siano divenute città ideali.

    La libertà di un popolo avviene anche attraverso la conoscenza e l’applicazione di sistemi organizzativi “innovativi” (democrazia diretta e partecipativa) che consentono ai cittadini consapevoli di riappropriarsi di una crescita collettiva attraverso l’uso delle tecnologie migliori, cioè quelle che servono alle comunità per vivere in maniera sobria ed autosufficiente.

    Alcune buone pratiche amministrative sono documentate e si ispirano al concetto di territorialità o a percorsi di progettazione partecipata dove i progettisti dialogano direttamente con i cittadini. Ecco alcuni commenti: “tra i sistemi di pianificazione operanti nel mondo occidentale quello italiano è forse uno dei più burocratizzati e più lontani dal mondo della vita (Giusti, 1995). Colmare il burrone tra burocrazia del piano e corpo vivo della città è un compito così grande che è meglio sperimentare e incominciare da tutte le parti. Accrescere il grado di concretezza, vicinanza alla gente, e capacità di ascolto dei sistemi di pianificazione è quindi un obiettivo che è possibile avvicinare in molti modi.” (tratto da Alberto Magnaghi – a cura di -, Giancarlo Paba, il territorio degli abitanti, Dunod Milano 1998, pag. 98)

    Addirittura, Diego Caltana racconta (in il giornale dell’Architettura, dicembre 2009 n.79, Umberto Alemanni & C, pag. 26) di “35 anni di progettazione partecipata” a Vienna. “Un’esposizione dedicata al modello viennese lieve per il rinnovamento urbano racconta gli investimenti seguiti all’entrata in vigore della legge per il risanamento urbano varata nel 1974. Per contrastare gli aspetti più radicali di questo provvedimento legislativo un gruppo di sociologi, architetti e artisti, ma anche tecnici comunali e politici locali, presentano un programma di dodici punti per indirizzare il risanamento evitando che si trasformasse nella demolizione di intere aree degradate con la conseguente dispersione dei loro abitanti. Questi vennero invece coinvolti nei processi decisionali, dando vita ad un’esperienza apripista per la progettazione partecipata.”

    Questi “stralci” tratti da testi ed articoli testimoniano che esistono energie creative positive, capacità progettuali, persone capaci di organizzare e realizzare opere socialmente utili e vantaggiose. Manca la volontà politica per soddisfare i reali bisogni umani e comprendere chi stia osteggiando l’umanità non è difficile. Bisogna ripensare l’intera società, riportare al centro i reali valori umani considerandoli facenti parte di un sistema chiamato: Universo, natura.

    Le piante traggono vita perché c’è il sole e, non si scambiano nessuna moneta, lo stesso fanno tutti gli animali, cosa vorrà significare?

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    Com’è diversa la Storia letta fuori dalle scuole.

    Tratto da Marco Pizzuti, rivelazioni non autorizzate, edizioni il punto d’incontro, Vicenza 2009, pag. 81. L’unità d’Italia e il mito della spedizione dei Mille. A partire dal 1850 il Piemonte venne utilizzato dalla massoneria per rovesciare il potere della Chiesa e proseguire il processo di globalizzazione “profetizzato” dagli illuminati di Baviera. Per tale ragione vennero unificate con le armi tutte autonomie locali sotto l’egida di un unico stato unitario. Il governo piemontese con le legge Siccardi del 1850 e successivi provvedimenti, una volta espropriate le terre ecclesiastiche le rivendette a prezzi stracciati a voraci latifondisti, che in breve tempo ridussero i contadini nella massima indigenza.

    Il nuovo stato liberale spazzò via il vecchio ordine sociale soppiantandolo con un potere centrale sbilanciato a favore dei grandi mercanti e dei proprietari terrieri. In quel periodo, la guerra aveva lasciato ben trecentomila morti sui campi di battaglia di Solforino e San Martino, acutizzando i problemi sociali della popolare già afflitta da epidemie e miseria. Basti ricordare che nel 1860 l’incidenza delle spese militari piemontesi si attestava sul 61,6% della spesa totale, mentre la percentuale della spesa stanziata per le strutture di pubblica assistenza non superavano il due per cento. Senza contare che il debito pubblico piemontese in quel periodo sfondò il tetto di un miliardo di allora, ripartito su soli quattro milioni. Lo stesso Francesco Nitti, pur essendo massone, fu costretto a riconoscere quanto segue: “…prima del 1860 era la Sud la più grande ricchezza…”.

    Ma la pagina più emblematica dell’epopea risorgimentale fu senz’altro la conquista del Sud, un regno rimasto libero e indipendente sin dal 1734, con un re italiano alla sua guida, un popolo prosperoso e una flotta seconda in Europa solo a quella inglese. Il regno del Sud insomma prima degli anni dell’unificazione era un paese florido, che contava ben 472 navi, un debito pubblico minimo e notevoli riserve auree a cui facevano da cornice grandi opere civili e le tasse più leggere d’Europa. La miseria toccò il Sud Italia solo dopo il processo di unificazione e comportò l’immigrazione disperata di 14 milioni di meridionali tra il 1876 e il 1914. Il Sud cercò quindi di resistere con ogni mezzo al nuovo ordine imposto dalla massoneria e dai libri di storia. E così tra il gennaio e l’ottobre del 1861, nell’ex Regno delle Due Sicilie si contavano ben 9860 fucilati, 10.604 feriti, 918 case incendiate, sei paesi rasi al suolo, dodici chiese predate, quaranta donne e sessanta fanciulli uccisi, 13.629 imprigionati, 1428 comuni insorti. Pertanto si trattò di un guerra di rappresaglia contro i ribelli civili del Sud che proseguì per anni, provocando un numero superiore di morti a quello raggiunto durante tutte le guerre risorgimentali messe insieme. Ma ciò che appare più paradossale in tutto ciò è che alcuni dei principali ideologi del liberalismo illuminato piemontese furono proprio dei massoni napoletani: Francesco De Sanctis, elevato nel 1859 al 18° di rito scozzese, grado di cavaliere di Rosacroce, Bertrando Spaventa, Pasquale Stanislao Mancini, Silvio Spaventa, Ruggero Bonghi, Camillo De Meis.

    Tratto da Ferruccio Pinotti, Fratelli d’Italia, BUR pag. 317. La massoneria italiana dall’Unità al Fascismo. Silvano Danesi:«La massoneria è un fenomeno assai complesso e lo spazio di un’intervista comporta necessariamente schematismi e semplificazioni. Prima di arrivare alla finanza, credo sia essenziale dire che se oggi c’è l’Italia unita lo si deve in gran parte alla massoneria. La storia del Risorgimento è segnata dall’iniziativa di molti massoni quali ad esempio, Giuseppe Garibaldi e Camillo Benso di Cavour. […] L’idea dei francesi, per quanto riguardava l’Italia, era quella di uno stato cuscinetto nei confronti dell’Austria e niente più. Sicuramente non intendevano disturbare lo stato vaticano. A favore e proteggere lo sbarco in Sicilia dei Mille c’erano, al largo, le navi della marina inglese; e si sa che il Gran Maestro della massoneria inglese è il re.»

    «Gli studiosi di economia sono concordi nel ritenere che la crisi, che aveva colpito il Paese a partire dal 1882, abbia prodotto effetti positivi per il Nord Italia e in particolare per la Lombardia, determinando il sorgere o il consolidarsi di un’industria dinamica e modera. Numerosi fattori contribuirono a questo risultato. Nuove vie di comunicazione, come la ferrovia del Gottardo, aperta al traffico il 10 luglio del 1882, fecero delle città del Nord e in particolare Milano, il centro di collegamento in Italia e l’Europa; mentre la crisi agricola, liberando notevoli capitali, che non trovavano più convenienza a investire nella terra, favorì la nascita dell’industria elettrica e agevolò la trasformazione delle altre esistenti, a cui fornì, peraltro, un’abbondante manodopera che proveniva dai disoccupati delle campagne.»

    Alcuni spunti tratti dal sito brigantaggio.net

    LA VITTORIA DEI MILLE A CALATAFIMI FU FRUTTO DI PURO EROISMO O VI PESA L’OMBRA DEL TRADIMENTO

    L’11 maggio 1860 avvenne lo sbarco a Marsala dei Garibaldini, ubriachi d’avventura, senza trovare la benché minima resistenza tanto che possiamo paragonare il detto sbarco all’arrivo di una allegra brigata di turisti in vena di godersi la splendida primavera siciliana. I marsalesi li accolsero con estrema diffidenza tanto che il garibaldino Giuseppe Bandi ebbe, poi, a scrivere in una sua cronistoria:”Fummo accolti dai marsalesi come cani in chiesa”. Da bravi invasori i garibaldini corsero subito a mettere le mani nelle casse della tesoreria comunale, ma trovarono pochi spiccioli così come ebbe a scrivere lo scrittore garibaldino Ippolito Nievo perché i previggenti marsalesi avevano provveduto a mettere in salvo il tesoro comunale.

    […]E’ estremamente ovvio che il corruttore non può confessare la corruzione di cui è stato autore perché incolperebbe se stesso e cadrebbe nella più completa disistima. Ed infatti Garibaldi con la sua lettera del 1° novembre 1861 da Caprera rassicurò il Landi junior che si trattava di calunnia e che suo “padre a Calatafimi e nell’entrata su Palermo fece il suo dovere di soldato”. La risposta era scontata: Non poteva essere che questa. A questo punto viene spontaneo chiedersi: Ma perché Michele Landi non si rivolse al Banco di Napoli per avere una netta e chiara smentita di quello che egli chiama calunnia essendo questo il solo che avrebbe potuto smascherare i presunti calunniatori? Perché il Banco di Napoli chiamato così pesantemente in causa non intervenne con una pubblica smentita? Perché la famiglia Landi non agì giudizialmente contro La Civiltà Cattolica ed il Cattolico di Genova, definiti da Michele Landi nella lettera anzidetta giornali austro-clericali-borbonici, per tutelare l’onorabilità del suo congiunto la cui memoria veniva così pesantemente infangata? Non risulta che tutto ciò sia stato fatto o che sia avvenuto, pur essendo stata questa la strada giusta da seguire. Ma tutte queste storie a chi potevano interessare? Ai vincitori certamente no (basta chi t’appi e comu t’appi t’appi dice un proverbio siciliano). I vinti riottosi furono messi pesantemente a tacere.

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    Conoscenza e buon senso per progettare una società migliore:

    Tratto da W. McDonough e M. Braungart, dalla culla alla culla, BLU edizioni Torino 2003, pag. 99. Due elementi essenziali rendono possibile la nostra esistenza: massa (la Terra) ed energia (il Sole). Niente entra ed esce dal sistema planetario eccetto il calore e, talvolta, alcune meteoriti. Per il resto il sistema è chiuso e i suoi elementi fondamentali sono preziosi e finiti. Ciò che la natura ci ha messo a disposizione è tutto quello che abbiamo. E qualunque cosa gli esseri umani creino non viene eliminata.
    Se i nostri sistemi continueranno a contaminare la massa biologica della Terra e a buttare via materiali tecnici (come i metalli) o a renderli inutilizzabili in breve ci ritroveremo davvero a vivere in un mondo di limiti, in cui la produzione e il consumo saranno razionati e la Terra diverrà letteralmente una tomba.
    Se gli esseri umani desiderano conservare l’attuale stato di benessere, dovranno imparare ed imitare il sistema di flussi di nutrienti e il metabolismo altamente efficace della natura, «dalla culla alla culla» in cui il concetto stesso di rifiuto non esiste. Eliminare il concetto di rifiuto significa progettare tutto – prodotti, imballaggi e sistemi – fin dall’inizio in base al principio che il rifiuto non esiste. Significa che saranno le preziose sostanze nutritive contenute nei materiali a modellare il progetto e a definirlo, che la sua forma sarà determinata dall’evoluzione, non solo dalla funzione.

    Tratto da Guida al consumo critico, EMI, Bologna 2008 pag. 194. Impatto Ambientale. I supermercati sono l’emblema del consumismo che stimolano in tutti i modi possibili. Già la possibilità di poter passare fra gli scaffali e mettere nel carrello tutto ciò che ci attrae rimandando a dopo l’operazione fastidiosa del pagare è uno stimolo a comprare oltre i bisogni che avvertiamo spontaneamente. Se ci aggiungiamo le promozioni del tre per due, i prezzi civetta che si fermano a 99 centesimi, le fidelity card, i regali su raccolta punti, le seduzioni per bambini alle casse, il superconsumo è assicurato. E assieme è assicurato pure il superimballaggio perché al supermercato si vende prevalentemente impacchettato per favorire i trasporti e sbarazzarsi dei commessi.
    Uno studio condotto in Gran Brategna nel 2004 dal parlamentare Norman Baker, ha messo in evidenza che in ogni famiglia spende ogni anno 750 per imballaggi, un sesto della spesa per il cibo. In definitiva solo il 26% del prezzo degli alimenti è per il cibo in quanto tale. Il resto è per l’imballaggio, trasporto, pubblicità, ricarico del supermercato.

    Le parole sono importanti poiché sono associate a concetti, a stili di vita, a modi di pensare, per cui facciamo attenzione ai concetti “tossici e manipolatori” come gli ossimori. Ecco alcuni esempi clamorosi del marketing politico: “sviluppo sostenibile“, “banca etica“, “termovalorizzatore“, “carbone pulito“, “bombe intelligenti“. La giornata è composta di 24 ore ed il nostro cervello è impiegato maggiormente ad eseguire ordini dettati dalla consuetudine della società, ma se la società è gravemente malata? Con le parole i politici burattini manipolano la percezione della realtà “giocando” con le leggi della natura. Il cittadino deve riappropriarsi del senso delle parole, ricercandone l’etimologia e l’uso nel corso dei tempi. La democrazia è stata svuotata grazie all’apatia politica. Durante questo periodo natalizio, facciamoci un regalo utile, attiviamo il cervello, leggiamo un libro e discutiamone i contenuti in famiglia, con gli amici e con i conoscenti. Democrazia è dialogo, sereno e pacifico. La conoscenza e la creatività umana saranno capaci di trovare più soluzioni possibili ai temi che riguardano la collettività. Sarà sempre così perché è un indole umana creare, allora perché deleghiamo a persone corruttibili (rappresentanti eletti) la soluzione di problemi comuni? Eppure numerose comunità al mondo dimostrano che integrando la democrazia rappresentativa con la democrazia diretta le deliberazioni sono di maggiore qualità.

    Vaccino e Influenza Suina: firma per il diritto ad essere informato! Le persone hanno il diritto di conoscere la natura innocua di questa influenza, i rischi connessi all’uso di un vaccino inutile, non ancora sperimentato né sottoposto ai controlli necessari e gli interessi economici che sono all’origine di questa grande speculazione.

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