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«Non si è riusciti a trovare una linea di continuità alla crescita» disse Giulio Sapelli, storico dell’economia durante un convegno pubblico, del 4 giugno 2013, circa il tema Capitalismo finanziario e democrazia, ove al centro del dibattito vi erano le osservazioni di James Galbraith, sottolineate e riprese da Emiliano Brancaccio: «la scala e la concentrazione delle banche è inevitabilmente concentrazione di potere e sovversione dello stato democratico». In queste due affermazioni c’è tutta la consapevolezza di alcuni economisti e tutta la loro impossibilità di ammettere la necessità di uscire dal piano ideologico della crescita per consentire un’evoluzione umana, ormai non più procrastinabile nel tempo. Se continuano a sedere sul piano ideologico sbagliato [il capitalismo], proponendo ricette sviluppiste nonostante I limiti della crescita, accade che essi dissertano pochissimo di economia, e molto di politica nell’auspicio condiviso di migliorare la qualità di vita dei cittadini ma inseguendo una mera illusione [la possibilità di una nuova crescita che aggraverebbe la crisi ambientale]. Il loro auspicio è far ripartire la crescita, come lascia intendere Sapelli [«non si è riusciti a trovare una linea di continuità alla crescita»], attraverso un nuovo capitalismo industriale. Invece, la fine dell’industrialismo stesso può essere l’opportunità di liberarci del lavoro schiavitù come mostrò Marx, e può favorire la nascita di una società fondata sull’equilibrio ecologico, ove il lavoro è un’opportunità per chi lo cerca, mentre altri possono ugualmente vivere dignitosamente attraverso l’uso razionale delle risorse. Per fare ciò bisogna uscire dalla religione del monetarismo. E’ ovvio che questa visione ribalta completamente le logiche economiste e persino costituzionali, ma è una visione realista partendo dalle capacità ecosistemiche. Da quando l’uomo ha inventato l’economia è accaduto che la società si è contrapposta alla natura, e soprattutto alla stessa specie umana, favorendo alienazione, nichilismo e rincoglionimento grazie alla crescita dell’ignoranza funzionale, tutto grazie all’errata ideologia dell’economia neoclassica spinta sia dal neoliberismo che dal socialismo realizzato in Russia, e occultando alle persone uno dei meccanismi più infami e truffaldini, e meno compreso dalla nostra società, la creazione della moneta dal nulla. Non possiamo continuare a favorire la produzione di merci inutili, pertanto non tutti i lavori sono necessari, mentre altri impieghi vanno assolutamente favoriti, cioè tutti quelli portatori di virtù: agricoltura naturale, conservazione del patrimonio, rigenerazione urbana, mobilità intelligente, cultura e istruzione. Senza dubbio un altro auspicio condiviso è la prevalenza della politica sull’economia, ma andrebbe compiuto un ulteriore sforzo da parte degli economisti eterodossi: uscire dal capitalismo per approdare sulla bioeconomia.

Heidegger lo disse chiaramente che la tecnica avrebbe prevalso sull’uomo, e Mumford, altrettanto, disse che l’uomo non sarebbe stato capace di controllare le forze capitalistiche, mentre in molti dovrebbero riconoscere un tributo a Marx per l’avvenuta mercificazione del pianeta Terra. E se tutto è merce, è ovvio che chi possiede più moneta può comprarsi ogni cosa. Meglio ancora se si diventa proprietari della moneta, espropriando gli Stati dal controllo del credito. E così nasce l’euro zona. Si sapeva come sarebbe andata a finire. Come uscirne? “Facile”: uscire dal mercantilismo e costruire le comunità di scambio reciproco sfruttando le innovazioni neoteniche di questo secolo. Si esce da un sistema centralizzato e si approda in un sistema di rete. Per dirlo secondo il linguaggio economico, bisogna favorire la nascita di sistemi micro economici a prevalenza autarchica rispettando i cicli auto rigenerativi della natura. Basti osservare la classificazione dei sistemi locali per individuare gli ambiti territoriali ove sviluppare modelli micro economici bioconomici e investire risorse pubbliche e private in tali ambiti.

In determinati convegni si svelano intenzioni e analisi illuminanti circa l’osservazione della società, non tanto perché essi guidano le istituzioni, anzi gli ospiti dell’incontro erano tutti critici sulle decisioni delle istituzioni politiche, ma perché non c’è mai un confronto multidisciplinare, ma solo un coro che può rimanere auto referenziale e poco attrattivo, tant’è che non è cambiato nulla dal 2013 ad oggi, anzi l’élite degenerata finanziaria, messa giustamente sotto accusa gode di buona salute, mentre i popoli continuano a soffrire con l’aggiunta di migrazioni di massa incontenibili per l’Europa, ma utili a rinvigorire il capitalismo industriale della Germania e di altri settori industriali rimasti nell’euro zona. Disse Kenneth Boulding: «chi crede che una crescita esponenziale possa continuare all’infinito in un mondo finito è un folle, oppure un economista». Questo, dunque, è l’enorme limite culturale di chi vive solo di economia, siano essi neoliberisti o keynesiani, poiché costoro distruggono la creatività e la spiritualità degli esseri umani. E se pensano al lavoro è bene osservare che l’argomento va affrontato sul piano etico, e quindi è necessario uscire da quello economico, poiché etica ed economia si trovano su piani distinti e separati ove non si incontrano mai. Gandhi disse che «sulla terra c’è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti ma non per soddisfare l’ingordigia di pochi». Le conoscenze di cui dispone l’uomo possono dare prosperità a chiunque, e la scarsità viene inventata e creata dall’economia a beneficio proprio di quell’élite finanziaria, oggi giustamente messa sotto accusa. Il limite imposto dalle leggi della fisica viene proprio nascosto dal mondo economico finanziario, e quel limite naturale rappresenta la risorsa che sostiene la specie umana. Prima avviamo la transizione per uscire dal capitalismo e prima potremmo costruire le comunità per gli esseri umani. I cittadini devono riprendersi in mano la politica raccomandati dall’economia aristotelica e dalla ragione platonica.

Soluzioni di politica economica sono suggerite persino dall’enciclica del Papa, e si trovano tutte sul piano della conversione ecologica figlia della bioeconomia e non sul piano keynesiano suggerito da Galbraith, col quale si condivide la critica circa la crisi del sistema democratico rappresentativo poiché eterodiretto dall’élite finanziaria che ha innescato la crisi del 2008. Non c’è dubbio l’analisi dei post-keynesiani circa l’offerta di moneta agganciata all’effettiva domanda aggregata è condivisibile, ma non è auspicabile sostenere un’indiscriminata crescita che distrugge le risorse finite del pianeta. In quest’apice del capitalismo, non solo possiamo osservare quanto Marx dal lontano Ottocento ebbe ragione, ma quanto il sistema bancario ha saputo creare dal nulla superando l’immaginazione sia di Marx (ovviamente non esistendo l’informatica Marx non poteva immaginare che si potessero occultare i capitali con i paradisi fiscali), e sia osservare quanti inutilmente prendono la strada dell’obsoleta economia neoclassica per suggerisce soluzioni anacronistiche. La deriva capitalista di cui tanti economisti dissertano solo oggi, fu ampiamente preconizzata da Aristotele, Antonio Genovesi, Charles Fourier, Ebenezer Howard, Peter Kropotkin, Lewis Mumford, Herman Daly, Nicholas Georgescu-Roegen, Max Horkheimer, Theodor Adorno, André Gorz, Zygmunt Bauman, Cornelius Castoriadis, Martin Heidegger, Herbert Marcuse, Jacques Ellul, Pier Paolo Pasolini, Ivan Illich e Renato De Fusco. Richiamare l’elenco di queste persone serve a mostrare il contributo di quanti, avevano già messo in discussione il famigerato “sistema” prima che lo stesso si mostrasse per tutta la sua mostruosità, ove poi i popoli sono stati rinchiusi per negare loro la libertà e l’autonomia di pensiero. O si ha l’umiltà e il coraggio di ammettere che le soluzioni non si trovano sul piano economico, o la nostra specie è già spacciata per convenuta stupidità. Entrare in una libreria e leggere le riflessioni delle persone sopra elencate ci renderà liberi di costruire l’alternativa.

Lo spazio culturale politico lasciato dalla sinistra è riempito, solo in minima parte dell’enciclica papale di Bergoglio, mentre i nuovi paradigmi culturali devono ancora essere riempiti da una massa critica di cittadini, famiglie ed imprese che vivono il cambiamento, e sperando che si trascinano il resto della popolazione per realizzare una società evoluta affinché si riprenderà il senso di comunità mettendo all’angolo il mercato del capitalismo che sta distruggendo la specie umana.

Ha ragione Sapelli nell’affermare che l’élite finanziaria sta muovendo una «crisi geostrategica» e quindi non è una crisi economica, lasciando intendere che siamo dentro una strategia politica, poiché è possibile osservare come e dove si sposta il capitale finanziario, e quindi a quali interessi è legata l’azione dell’élite stessa. E’ altrettanto condivisibile l’osservazione sul fatto che tale élite è convinta di fare a meno del capitalismo industriale, del resto il meridione d’Italia è stato de industrializzato proprio grazie alla guerra di annessione ed è tenuto in schiavitù da circa 150 anni (con evidenti responsabilità delle classi dirigenti locali). Forse tale élite pensa di fare altrettanto per tutti quei paesi periferici, così pare se osserviamo la lunga delocalizzazione produttiva, la concentrazione di nuovi settori industriali nel Nord dell’Europa e l’uso sfrenato del modello offshore e paradisi fiscali per non pagare le tasse e scaricare i costi sui cittadini contribuenti. E’ illuminante il pensiero di Sapelli nel suo libro Chi comanda in Italia.

La soluzione? Chiudere il capitalismo, e aprire i libri di ecologia applicata, di storia del Rinascimento e delle teorie utopiste socialiste dell’Ottocento abbinate alle nuove tecnologie. Le osservazioni critiche di economisti eterodossi sono utili a capire i fenomeni della geopolitica, ma le soluzioni concrete possono partire tranquillamente dal basso, si proprio dai cittadini, dalle imprese e dagli ambiti territoriali locali, regionali e provinciali, poiché nessuna élite finanziaria ha il potere di osteggiare progetti sostenibili, in quanto anche il capitalismo ha il suo tallone d’Achille, ed è lo stesso sistema del credito. «La scala e la concentrazione delle banche è inevitabilmente concentrazione di potere e sovversione dello stato democratico», “bene”, i correntisti italiani possono fare massa critica per spostare i propri risparmi su progetti sostenibili e utili a sviluppare e rinforzare l’economia locale a partire dalla valorizzazione del patrimonio storico culturale e artigianale delle nostre terre, e alcuni investimenti in tecnologie innovative ma utili allo sviluppo sociale. Boicottare le banche che usano il risparmio in maniera immorale è un potere che i cittadini conservano, ma essi lo ignorano.

E’ giunto il momento di costruire cluster del cambio di paradigma culturale. Bisogna costruire luoghi fisici ove il mondo e le comunità dell’auto produzione e della sostenibilità possano incontrarsi quando lo desiderano. Bisogna realizzare spazi per favorire il dialogo e l’incontro volto a realizzare imprese e impieghi utili per rigenerare i nostri stessi luoghi, e consumare beni e merci secondo regole etiche che riconoscono il valore della sovranità alimentare. Bisogna realizzare luoghi per favorire il consumo di beni e merci dei bio distretti.

Da questa semplice esperienza è possibile costruire un vero proprio cambio radicale poiché i legami relazioni sono la forza per costruire progetti più ambizioni per tendere anche all’auto sufficienza energetica.

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In molti ormai, finalmente, stanno indagando sulla natura della crisi odierna insita nel sistema politico e nell’attuale pensiero dominante propagandato per più di un secolo, un dogma religioso che nasce nell’avidità escludendo la scienza e la coscienza.

Consiglio chiunque di vedersi le inchieste, su crisi e finanza, coordinate da Roberto Reale, vicedirettore di Rainews24 e pubblicate nel suo blog Scenari, inchieste aggiornate e attualissime – il problema sono le banche – su temi costantemente censurati dai media più seguiti.

Il dibattito sul cambio di paradigma culturale è direttamente proporzionale all’accelerazione della crisi, sempre più cadono i dogmi e si aprono le coscienze in cerca di un nuovo modello.

La soluzione risiede proprio nella consapevolezza di noi stessi: chi siamo e dove siamo; pertanto è necessario ripartire dai reali bisogni umani e scoprire che esistono sistemi, anche politici, e tecnologie che ci consentono di vivere in armonia con la natura, ma prima di tutto è necessario ripensare le comunità applicando la vera economia basata sull’autosufficienza (energia e sovranità alimentare) e la sussistenza, prendere solo le risorse necessarie senza sfociare nell’obsoleta sovra-produzione, cioè maggiore offerta rispetto alla domanda.

Ad esempio, in Francia è in vigore una tassazione figlia del principio «chi inquina paga» e sul modello bonusmalus coperto da un Fondo 2010-1015, e in questo modo si realizzano e si installano, in sede pubblica e privata, dispositivi di ricarica dei veicoli a trazione elettrica e le società che se ne occupano vengono remunerate secondo il meccanismo tariffario previsto dall’Autorita` per l’energia elettrica e il gas.

Invece, in Italia si danno gli “ecoincentivi” per vendere auto a gpl, invece di dare incentivi per sostituire tutti i motori a combustione delle auto immatricolate, perché è noto che le SpA produttrici di auto con la persistenza di una tecnologia obsoleta hanno recato danni alla salute e all’ambiente con l’immissione di nanopolveri cancerose, nonostante fosse nota la possibilità di usare auto elettriche. Il cambio di tecnologia consente di far aumentare e migliorare l’occupazione introducendo sistemi e procedure virtuose poiché socialmente utili.

Oltre alla sostituzione dei pericolosi motori a combustione, è possibile incentivare “l’agricoltura naturale” che libera gli agricoltori dalla schiavitù della chimica e del petrolio, e consente di ripristinare la “filiera corta” con cibi di migliore qualità. Anche questa scelta produce nuova e migliore occupazione in un indotto virtuoso perché “noi siamo quello che mangiamo”, quindi una sana alimentazione, è noto, previene le malattie.

leggi anche:

Il buon senso che cresce, 28 marzo 2012
Uscire dalla “crisi”, 2; 5 marzo 2012
Come uscire dalla “crisi”, 28 febbraio 2012
Soluzioni e idee per un Paese più bello, 19 gennaio 2012
(Ri)Lanciare l’economia reale col buon senso, 11 gennaio 201
Decrescita e architettura, 19 ottobre 2011
Rivoluzione culturale: dalla teoria alla pratica! 5 ottobre 2011
Ripensare la società insieme ai cittadini, 3 ottobre 2011
Crescere insieme, 1 luglio 2011
Decrescita felice e qualità della vita, 30 giugno 2011
Immaginare il cambiamento, 14 giugno 2011
Far ripartire il Paese con moneta sovrana (a credito), 26 maggio 2011
Possiamo farcela, 11 aprile 2011
Energia, basto poco … , 28 marzo 2011
Agire direttamente, 10 febbraio 2011
Rompere l’incantesimo, 18 gennaio 2011
Capitano, siamo un faro. 12 gennaio 2011
Educazione civica, 22 dicembre 2010
coraggio, 9 novembre 2010
cambiamo tutto, 3 novembre 2010
Cambio i miei pensieri, 7 ottobre 2010
Energia dispersa, 15 luglio 2010
Cuore e coscienza, 2 luglio 2010

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Alla faccia di tutti i pessimisti; in tutto il mondo le comunità stanno alzando la testa e muovono manifestazioni di protesta contro l’immorale sistema inventato dall’élite per l’élite. Tutti i cittadini puntano il dito contro l’avidità e la cupidigia di banchieri e dipendenti eletti.

La crisi delle coscienze, la crisi dell’economia avviata dall’élite tramite l’invenzione di strumenti finanziari sta dilagando in tutti gli Stati apparentemente democratici, diciamo in tutto l’occidente. La maschera delle finte democrazie rappresentative si sta sgretolando e il ruolo di internet, dei social nertwork, e dei blog, meglio ancora il ruolo di questo strumento di condivisione sta dando maggiore accelerazione al risveglio, poiché in questi luoghi virtuali i cittadini leggono opinioni e pareri divergenti dal pensiero dominante propagandato da tutti i media.

Per la prima volta, i cittadini prendono coscienza dell’inganno psicologico della moneta debito e dell’intero sistema bancario costruito per ingannare, rubare, usurpare diritti che sembrano inviolabili, l’intera sistema capitalistico, oggi chiamato turbo-capitalismo, o neoliberalismo è ampiamente contestato persino da una parte dell’élite stessa.

Negli USA come nell’UE i burattini politici sono contestati dalle comunità. La corruzione legalizzata tramite le società off-share e i paradisi fiscali, utili a riempire i conti correnti dei burattini politici, ottime comparse cinematografiche, l’intero impero della vergogna è studiato dai popoli, condiviso col fine di risvegliare le coscienze di tutti. Non è più possibile accettare la dittatura SpA e l’avidità di tanti, viene piano, piano abbandonata per ripensare una società fatta dagli esseri per gli esseri umani su principi etici e di convivialità.

I sistemi alternativi esistono, e le comunità iniziano a sperimentare nuovi modelli ispirandosi all’economia aristotelica, alla bioeconomia, all’uso delle nuove tecnologie con fonti energetiche alternative a quelli fossili, la riscoperta dell’agricoltura naturale, la riscoperta del “saper fare” e delle tradizioni locali puntando a stili di vita per autoconsumo, liberi dai condizionamenti psicologici della pubblicità delle SpA.

I piani politici dei cittadini ribaltano il dogma religioso: vendere, vendere, vendere; e presentano piani sobri e di buon senso, mirati alla cancellazione degli sprechi e al recupero dell’esistente col fine di tutelare i territori e far crescere lo sviluppo umano.

L’introduzione di efficaci strumenti di democrazia diretta ribaltano la piramide dell’élite, e i cittadini scelgono le “priorità” da attuare, al pari dei dipendenti eletti.

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C’è un sistema che rimane generalmente sconosciuto e incompreso dalla maggioranza dei cittadini: è la creazione della moneta. La moneta e il capitalismo sono sistemi a servizio del potere trasformati in credenze, in fede in egual misura delle religioni monoteiste. Nella nostra società moderna le persone sono persuase, condizionate e diseducate all’egoismo, alla competitività ed al nichilismo. In questo modo è più facile addomesticare un individuo nichilista poiché egli è svuotato di ogni valore morale, pronto a sopravvivere come consumatore e non come persona. Gli individui addomesticati si prestano spontaneamente a servizio della società nichilista come ingranaggi del capitalismo compulsivo.  Non c’è bisogno di comprarsi un politico perché sono essi stessi che si prestano ben consapevoli di poter entrare nel sistema dei paradisi fiscali. C’è ancora qualcuno che pensa ai privilegi dei politici, o della casta? L’argomento dei privilegi è solo un mezzo per aumentare l’apatia politica ed allontanare le persone dalla politica. Il sistema finanziario è talmente affinato che non esiste, oggi, un modo efficace per rintracciare i soldi che i politici incassano dai banchieri e dalle SpA. Possiamo solo immaginare le gigantesche cifre partendo dal valore delle scommesse dei derivati, una cifra 12,5 volte il PIL mondiale (di tutte le SpA e di tutti gli Stati). Col valore delle scommesse i banchieri possono comprarsi i politici di 12 pianeti. Quando avremo iniziato a capire che la corruzione è solo un mezzo per usurpare i diritti vorrà dire che le ridicole sciocchezze della casta non ci riguardano più e saremo passati oltre. I politici sono solo ripetitori di decisioni prese altrove, ignobili esseri che vivono grazie al nostro sostegno, grazie alla nostra ignoranza, grazie alla nostra apatia. Il peggior servo è quel cittadino che con un certo orgoglio dice di non occuparsi di politica perché è una cosa sporca e non gli interessa. Fissate bene l’immagine di quel tizio, egli è il vero nemico dello Stato e l’amico dei potenti. Il potere gode con le persone ignoranti ed apatiche. Il potere vuole che le persone non si interessino di politica. (Il club dei nove)

Ecco la distribuzione della ricchezza monetaria secondo gli obsoleti indicatori, quelli che oggi creano e sostengono le diseguaglianze: 20 dati statistici che provano che la ricchezza mondiale viene riversata nelle mani dell’élite – lasciando il resto del mondo sventuratamente povero”

  1. Secondo la UN Conference on Trade and Development (Conferenza dell’ONU su Commercio e Sviluppo), il numero di “paesi meno sviluppati” è raddoppiato negli ultimi 40 anni.
  2. I “paesi meno sviluppati” hanno speso 9 miliardi di dollari per importazioni di alimenti nel 2002. Nel 2008 questa cifra è salita a 23 miliardi di dollari.
  3. Il reddito medio pro-capite nei paesi più poveri dell’Africa è sceso a 1/4 negli ultimi 20 anni.
  4. Bill Gates ha un patrimonio netto dell’ordine dei 50 miliardi di dollari. Ci sono circa 140 paesi al mondo che hanno un PIL annuo inferiore alla ricchezza di Bill Gates.
  5. Uno studio del World Institute for Development Economics Research (Istituto Mondiale per la ricerca sull’economia dello sviluppo) evidenzia che la metà inferiore della popolazione mondiale detiene circa l’1% della ricchezza globale.
  6. Circa 1 miliardo di persone nel mondo va a dormire affamato ogni notte.
  7. Il 2% delle persone più ricche detiene più della metà di tutto il patrimonio immobiliare globale.
  8. Si stima che più dell’80% della popolazione mondiale vive in paesi dove il divario fra ricchi e poveri è in continuo aumento.
  9. Ogni 3,6 secondi qualcuno muore di fame, e 3/4 di essi sono bambini sotto i 5 anni.
  10. Secondo Gallup, il 33% della popolazione mondiale dice di non avere abbastanza soldi per comprarsi da mangiare.
  11. Mentre stai leggendo questo articolo, 2,6 miliardi di persone nel mondo stanno soffrendo per mancanza di servizi sanitari di base.
  12. Secondo il più recente “Global Wealth Report” di Credit Suisse, lo 0,5% di persone più ricche controlla più del 35% della ricchezza mondiale.
  13. Oltre 3 miliardi di persone, quasi la metà della popolazione mondiale, vive con meno di 2 dollari al giorno.
  14. Il fondatore della CNN, Ted Turner, è il più grande proprietario terriero privato negli Stati Uniti. Oggi, Turner possiede circa 2 milioni di acri [più di 8.000 Km quadrati – NdT] di terra. Questa quantità è maggiore dell’area del Delaware e di Rhode Island messe assieme [come l’intera superficie dell’Abruzzo – NdT]. Turner peraltro invoca restrizioni governative per limitare a 2 o meno figli per coppia nell’ottica di un controllo della crescita demografica.
  15. 400 milioni di bambini nel mondo non hanno accesso all’acqua potabile.
  16. Circa il 28% dei bambini dei paesi in via di sviluppo sono considerati malnutriti o hanno una crescita ridotta a causa della malnutrizione.
  17. Si stima che gli Stati Uniti detengano circa il 25% della ricchezza totale del mondo.
  18. Si stima che l’intero continente africano possegga solo l’1% della ricchezza totale del mondo.
  19. Nel 2008 circa 9 milioni di bambini sono morti prima di compiere i 5 anni. Circa 1/3 di tutte queste morti è dovuto direttamente o indirettamente a scarsità di cibo.
  20. La famiglia di banchieri più famosa al mondo, i Rothschild, ha accumulato montagne di ricchezza mentre il resto del mondo è stato intrappolato nella povertà. Ecco cosa afferma Wikipedia a proposito delle ricchezze della famiglia Rothschild:
Si è sostenuto che nel corso del 19° secolo, la famiglia possedeva di gran lunga il più grande patrimonio privato del mondo, e di gran lunga la più grande fortuna nella storia moderna.

Abbiamo capito cosa significa quando il valore dei derivati supera circa 12,5 volte il PIL mondiale? Secondo una delle teorie economiche più diffuse nelle scuole e nelle università il valore sarebbe costituito anche dal costo di produzione. La matematica finanziaria ha cancellato questa teoria poiché, oggi, una scommessa (strumento finanziario derivato) vale più del lavoro prodotto dagli esseri umani. Un’altra teoria economica ci racconta che l’aumento di produzione di servizi, merci maggiori della domanda crei inflazione, e che se circola più moneta rispetto alla domanda la stessa perda valore. I derivati sono moneta, i mutui sono moneta, l’energia è moneta etc. Attraverso un perverso meccanismo di controllo politico, non scientifico, la BCE racconta agli Stati di tenere l’inflazione annua sotto il 2% mentre nello stesso momento, le SpA che scommettono nelle borse telematiche hanno accumulato gigantesche ricchezze da usare contro i popoli. Un esempio? Scommettere sui fallimenti degli Stati e poi coi soldi creati dal nulla comprare economia reale: isole, terreni, case, semenze, tecnologie innovative (Argentina docet, Grecia docet). Questo, diciamo, è il signoraggio al cubo. Un diabolico meccanismo matematico, tenuto nascosto alla maggioranza dei popoli e svelato a chi intende partecipare al banchetto dell’avidità. In Italia questo comportamento si chiama associazione per delinquere. Secondo la carta dei diritti dell’uomo si chiama crimine contro l’umanità.

Oggi, le banche attraverso le fondazioni politiche sostengono economicamente gruppi di pensiero per studiare e produrre consenso. I media fanno eco a tali gruppi. Le fondazioni si auto-alimentano per mezzo del signoraggio bancario (riserva frazionaria e prestiti dal nulla) poiché raccolgono e concentrano il 3% degli attivi di ogni singola agenzia spostandolo verso le fondazioni. Tali gruppi studiano le direttive dei gruppi sovranazionali. Persino l’Unione europea sostiene le fondazioni politiche, soldi erogati alle fondazioni dal 2008 al 2012 e soldi erogati ai partiti dal 2004 al 2012.

Per esser ancora più espliciti, la maggioranza delle persone ogni mattina si alza perché deve andare al lavoro e non perché amino lavorare otto ore al giorno, nella migliore delle ipotesi, ma perché devono pagare l’affitto di casa, le bollette e le spese quotidiane. Alcuni di questi cittadini perdono anche la vita per lavorare. Invece, una ristretta oligarchia di politici e banchieri attraverso l’invenzione del debito pubblico e privato, e grazie all’usurpazione della sovranità monetaria si attribuiscono ricchezze create dal nulla senza alcuna fatica. Tale meccanismo grazie alla matematica finanziaria ha avuto una forte crescita ed oggi questi soggetti, al soldo delle SpA, possono rubare economia reale a norma di legge. Bisogna cancellare tali norme e ripristinare i principi di uguaglianza e legalità introducendo l’etica nella politica. All’estero esiste maggiore consapevolezza collettiva e si propone una riforma che restituisce la sovranità monetaria al popolo e si usa la moneta come strumento e non come ricchezza assoluta. Gli Enti locali, applicando l’articolo 47 della Costituzione possono creare moneta credito e costruire servizi pubblici. Con una riforma federale, copiando la Svizzera, è sufficiente integrare la democrazia rappresentativa e spostare la tassazione verso l’ambito provinciale. Comuni e province sono gli Enti più vicini ai cittadini e le tasse devono servire alla costruzione dei servizi locali. Aumentare l’uso di moneta per costruire servizi, come avremmo dovuto intuire non genera inflazione. Anzi, grazie alle asimmetrie informative e le borse telematiche, alcuni banchieri ed SpA giocano contro l’autoderminazione dei popoli per creare disuguaglianze da sfruttare a proprio vantaggio.

Come spezzare questo sistema immorale? Sapendo che noi esseri umani possiamo vivere e sostenerci cambiando modo di pensare e sapere che siamo parte della natura e la stessa vive grazie all’energia e non grazie alla moneta. La ricchezza non è l’accumulo di merci. Con la condivisione delle conoscenze possiamo ri-progettare la società applicando i principi della fisica. Con un atteggiamento olistico e permaculturale possiamo passare dalla schiavitù del sistema debito al sistema della moneta credito in società democratiche ed autoderminate. Noi possiamo scegliere, liberandoci dalle credenze indotte dal potere. Noi possiamo cambiare ed iniziare a vivere da esseri umani. L’ambiente è ciò che condiziona le nostre percezioni e cittadini uniti dall’etica possono costituire una massa critica per cambiare la percezione dell’opinione pubblica perché la coscienza umana è la fonte energetica più forte del condizionamento negativo indotto dal dogma del capitalismo nichilista. Il potere (banche e organizzazioni sovranazionali) teme le persone informate ed unite dall’etica.

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“Estratto” da “Qualcosa” che non va:

I paradisi fiscali e gli strumenti finanziari rappresentano il modo più efficace di far perdere le tracce e distribuire soldi per corrompere politici e, pagare la politica delle multinazionali SpA: guerre e controllo del debito. Intervista a Moisés Naìm, economista, direttore di Foreign Policy, già executive director della Banca Mondiale ed autore di Illicit:« Peccato anche che il numero dei territori che offrono servizi off shore cresca. Sì, arresteranno pure qualcuno, ma per ogni arresto “eccellente” ci sono mille nuovi canali illeciti che nascono, crescono e si riproducono alla velocità della luce. Non si tratta di catturare questa o quella persona, qui si tratta di un problema di sistema, “sistema mondo” intendo, che sta appunto minacciando l’equilibrio globale”»[1].
L’alta finanza ha creato paradisi bancari come Euroclear[2] e Clearstream[3] dove vige il segreto assoluto, conti su cui è possibile far comparire e scomparire il denaro occultandone la fonte di provenienza.[4]
I banchieri non hanno bisogno di soldi: li stampano dal nulla. Anche Norberto Bobbio, nel 1984 disse chiaramente che qualcosa non funzionava: «il Parlamento non è più nella società industriale avanzata il centro del potere reale, essendo spesso soltanto una camera di registrazione di decisioni prese altrove»[5]. Fu Bobbio, in Italia, a parlare di videocrazia, plutocrazia, cleptocrazia[6] e di “potere invisibile”. Può darsi che io sia particolarmente influenzato da quel che accade in Italia, dove la presenza del potere invisibile (mafia, camorra, logge massoniche anomale, servizi segreti incontrollati e protettori dei sovversivi che dovrebbero controllare) è, permettetemi il bisticcio, visibilissima[7].

Eppure è sufficiente un click del mouse per riscontrare in internet quanto Bobbio denunciava,  nell’indifferenza totale di allora quanto nell’apatia odierna. Come difendere l’industria nazionale dalla speculazione e dalle svendite indiscriminate. Ampia rappresentanza delle forze politiche italiane alla conferenza del Movimento Solidarietà e dell’EIR del 28 giugno 1993[8]. E’ lungo il titolo di un dibattito che chiedeva conto circa l’incontro “segreto” del panfilo Britannia ed il relativo rischio di un probabile comportamento eversivo di diversi partecipanti e non (decisioni prese altrove). Si citano Carlo Azzeglio Ciampi, Mario Dragi, Romano Prodi, Giuliano Amato, Beniamino Andreatta che in quegli anni ricoprivano ruoli e funzioni strategiche per l’economia italiana ma soprattutto  per la ricchezza degli italiani. Le illazioni di Movisol sono pesantissime e se ci fosse maggiore coscienza da parte delle Corti, Costituzionale e dei Conti, si potrebbe avviare un processo per tradimento alla Repubblica italiana ed atti eversivi dell’ordine democratico poiché leggendo l’ampio articolo il popolo sovrano sembra esser stato tradito, ingannato e privato di poteri di controllo sulla cosa pubblica per favorire interessi privati: SpA straniere e non solo. Un piccolo “stralcio” dell’articolo:

Invece il comportamento di Andreatta è la prova che esiste un legame, come è stato detto nella introduzione, tra la strategia liberista, della “terapia d’urto” e delle privatizzazioni, e la geopolitica applicata nei Balcani per intrappolare l’Europa in uno scenario di conflitti.

Per Prodi, e Draghi si evidenziano le loro “relazioni collaborative” con Goldman Sachs, stessa relazione che detiene oggi Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. La prima parte dell’articolo di Movisol evidenzia anche l’influenza, negli anni ’90, dell’agenzia americana di rating, Moody’s, in chiaro conflitto di interessi nel giudicare l’andamento del debito italiano.
Ricordiamo cosa dice l’art. 416 (associazione per delinquere) del codice penale: I tratti caratteristici di questa fattispecie di reato sono: la stabilità dell’accordo, ossia l’esistenza di un vincolo associativo destinato a perdurare nel tempo anche dopo la commissione dei singoli reati specifici che attuano il programma dell’associazione. La stabilità del vincolo associativo dà al delitto in esame la tipica natura del reato permanente; l’esistenza di un programma di delinquenza volto alla commissione di una pluralità indeterminata di delitti. La commissione di un solo delitto non integra la fattispecie in esame. Parte della dottrina e della giurisprudenza richiede altresì l’esistenza di un terzo requisito, vale a dire il fatto che l’associazione sia dotata di una “organizzazione”, anche minima, ma adeguata rispetto al fine da raggiungere.
Per chi indaga sui reati finanziari è del tutto impossibile trovare le prove (soldi) del vantaggio acquisito dato che le leggi consentono l’uso di società off-shore e, le stesse spesso conducono a paradisi fiscali dove le leggi nazionali non hanno alcun valore e, quindi è totalmente inefficace il potere investigativo degli inquirenti. Invece, sono evidenti a chiunque i vantaggi acquisti di alcune SpA dopo le cattive privatizzazioni avvenute in Italia. Sono numerose le testimonianze e gli articoli di giornali che raccontano atteggiamenti e comportamenti eversivi da parte di banchieri, funzionari pubblici e politici, che sembrano preoccuparsi ed occuparsi, principalmente, di arricchire le tasche di talune SpA per trarne vantaggi personali a scapito dei popoli sovrani. Le privatizzazioni italiane non hanno applicato il principio della democrazia economica, anzi lo stesso è stato eluso come spesso accade quando si vuole aggirare la Costituzione italiana. Le norme italiane consentono di acquistare quote azionarie delle ex-aziende di Stato, ma il controllo delle stesse anziché essere trasferito ai cittadini (azionariato diffuso) e garantito da una mano pubblica con un arbitro imparziale si è consentito ad alcune SpA di accentrare poteri e capitali (“scatole cinesi”) per passare da legittimi monopoli di Stato ad immorali monopoli privati (plutocrazia e cleptocrazia) contraddicendo la democrazia economica e rubare a norma di legge i beni dello Stato.
In questo incontro del 1993 si legge ancora:

Governi e banche centrali dell’ Europa continentale hanno sin ora respinto le nuove tecniche speculative della finanza derivata. Alcuni banchieri svizzeri e tedeschi sono convinti che l’offensiva condotta dagli anglo-americani con la finanza derivata sia “più pericolosa di una guerra nucleare con la Russia”. Il 24 novembre, poco dopo la crisi dello SME, il direttore generale della Banca per i Regolamenti Internazionali di Basilea Alexander Lamfalussy ha dichiarato ad un gruppo di banchieri a Londra: “Volete sapere perché molti colleghi delle banche centrali nutrono le mie stesse preoccupazioni che queste attività possano rappresenta- re problemi di natura sistemica nel sistema finanziario internazionale?” Lamfalussy teme il ripetersi del fenomeno verificatosi col crac borsistico del 1987: “l’attività sui mercati derivati potrebbe avere notevoli ripercussioni nei sotto- stanti mercati a pronti, al punto da accentuare proprio quella instabilità dei prezzi contro la quale si pensava di dare un’assicurazione con alcuni strumenti derivati”. […] Anche un personaggio di spicco a Wall Street come Henry Kaufman, che è stato il primo economista della Salomon Brothers, si è detto preoccupato perché la speculazione “derivata” fa intravedere “una prossima catastrofe colossale perle banche americane”. Altri così bollano queste novità nel sistema finanziario: “ventiseienni con il computer stanno costruendo la bomba all’idrogeno finanziaria.” Tuttavia non fanno nulla per controllare la situazione. La primavera scorsa Lamberto Dini condusse uno studio per il Fondo Monetario Internazionale, ma il suo rapporto è stato praticamente censurato, la stampa non ha ottenuto delle copie. Ad una mia domanda nel corso di una conferenza a febbraio, Lamberto Dini ha risposto: “Le banche americane e londinesi svolgono il grosso delle attività in questo processo. Dobbiamo determinare innanzitutto cosa stia effettivamente accadendo.

Nella sostanza, questo ampio articolo mostra con chiarezza e lucidità quanti sapevano cosa stesse per accadere prima che i subprime fossero venduti, nel 2008, e soprattutto erano consapevoli del processo di privatizzazione del mondo con strumenti finanziari progettati appositamente per rubare a norma di legge. Si capisce bene quanto le istituzioni tradizionali, Parlamento, Governi, Presidenti siano servitori di volontà altrui e che queste non siano volontà etiche, anzi.
In questo frangente si mostrano aspetti determinanti della società. La moneta, il capitale, sono mezzi che determinano la vita dei cittadini e le scelte delle istituzioni nazionali e soprattutto locali, Regioni, Province e Comuni poiché hanno la seria difficoltà di programmare e destinare i soldi utili a creare sviluppo e crescita per i cittadini. Come può esserci democrazia rappresentativa o democrazia diretta se i capitali possono apparire e sparire con un click di mouse? Come può esserci dignità umana quando chi determina la creazione di ricchezza con la moneta non è stato mai eletto? Quale cittadino ha eletto i membri della BCE, della Banca d’Italia, o i membri di un’agenzia di rating, e/o della Commissione  e/o del Consiglio europeo?
Il Comune della nostra città ha obblighi ben precisi dettati da un patto di stabilità ed i soldi per realizzare opere e servizi sono concessi da una banca, ma di chi è la banca? Come può un cittadino, partecipare alla vita politica del proprio Paese quando le principali infrastrutture, telecomunicazioni, autostrade, acqua sono gestite da manager che non hanno interessi pubblici ma badano esclusivamente a massimizzare i profitti?

Molti cittadini ancora non hanno ben chiaro che occuparsi unicamente della gestione del proprio Comune non è più determinante, poiché gli Enti locali sono condizionati da direttive europee e le linee politiche scritte in quegli emendamenti provengono da organizzazioni sovranazionali non rappresentative degli interessi pubblici, ma delle solite SpA che acquistano i Titoli di Stato e, che acquistano il debito pubblico. Spesso le vicende politiche hanno mostrato che i nostri amministratori si scambiano ruoli e funzioni coi banchieri e gli stessi siedono nelle SpA che fanno i milioni con i servizi pubblici locali in regime di monopolio, altro che libero mercato, libero di rubare a norma di legge. Ma quanti hanno compreso l’enorme potere di ricatto dei “capitali mobili”?
Nel mondo odierno la mobilità è divenuta il fattore di stratificazione più efficace e ambito, la materia con cui sono quotidianamente costruite e ricostruite nuove gerarchie sociali, politiche, economiche e culturali di portata sempre più mondiale. Attraverso la mobilità acquisita dai proprietari e gestori di capitali passa una nuova – e senza precedenti nella sua radicale categoria – emancipazione del potere dai suoi obblighi: nei confronti dei dipendenti ma anche nei confronti delle giovani e più deboli generazioni e di quelle future e nei confronti dell’autoriproduzione delle condizioni di vita di tutti; in breve, la libertà del dovere di contribuire alla vita quotidiana e alla perpetuazione della comunità. […] Non essere più responsabili delle conseguenze è il beneficio più ambito e apprezzato che la nuova mobilità conferisce al capitale fluttuante e svincolato dalla dimensione locale. I costi per la gestione delle conseguenze non devono essere più presi in considerazione nei calcoli sull’«efficacia» degli investimenti. La nuova libertà del capitale richiama alla mente i proprietari assenteisti di un tempo, famigerati per il modo in cui trascuravano, suscitando forti risentimenti, i bisogni delle popolazioni che li nutrivano. L’unico interesse che il proprietario assenteista aveva per la terra che possedeva consisteva nel «sovrappiù» che se ne poteva scremare. Ma nonostante le indubbie analogie, il paragone non rende pienamente giustizia al tipo di libertà dalle preoccupazioni e dalle responsabilità che il capitale mobile del tardo Novecento ha acquisito e che il proprietario assenteista non poteva nemmeno sognarsi.[9]
Un dato statistico, condiviso da Tullio De Mauro, indica che due italiani su tre non hanno capacità di intendere quello che stanno leggendo, questo potrebbe aiutarci a capire perché la maggioranza del popolo si limita a votare due coalizioni politiche, destra e sinistra, praticamente inutili allo sviluppo umano. Possiamo esser certi: i degenerati governano il mondo e l’Italia. Per porre rimedio alla degenerazione potremmo iniziare a leggere più libri, studiare meglio la nostra lingua; vi sono due romanzi molto utili che descrivono la realtà illusoria: uno è 1984 di George Orwell e l’altro è fahrenheit 451 di Ray Bradbury entrambi hanno ispirato il film Matrix che racconta il mondo come una realtà illusoria e come tornare a vivere da esseri umani, bisogna sconnettersi da Matrix. Il film documentario Zeitgeist addendum, Il pianeta verde, La crisi, The Corporation sono altre testimonianze cinematografiche socialmente utili.


[1] FERRUCCIO PINOTTI e LUCA TESCAROLI, Colletti Sporchi, BUR 2008, pag. 354
[2] www.euroclear.com
[3] www.clearstream.com
[4] MARCO PIZZUTI, Rilevazioni non autorizzate, Edizioni Il Punto d’Incontro, 2009 pag. 343
[5] NORBERTO BOBBIO, l’età dei diritti, in ET Saggi [478], Einaudi Torino 1995
[6] Videocrazia: conseguente alla crescente manipolazione a livello mondiale e nazionalizzazione dell’informazione; Plutocrazia: determinata dalla concentrazione del potere politico nelle mani di pochi detentori di smisurate ricchezze personali; Cleptocrazia: quando quelle ricchezze sono il frutto di attività illecite
[7] NORBERTO BOBBIO, il futuro della democrazia (prima ediz. 1984), Einaudi,  pag. 17
[8] MOVISOL, http://www.movisol.org/draghi4.htm , Solidarietà, Anno I, Numero 2 (ottobre 1993)
[9] ZYGMUNT BAUMAN, la società individualizzata, l’etica assediata, il Mulino pag. 237

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Il potere è sempre esistito o nella forma truculenta della tirannide o in quella legale dello Stato. In entrambi i casi si tratta di un potere visibile, a cui ci si può opporre oppure riconoscerlo. Oggi il potere è diventato più subdolo, più mascherato, più nascosto, ma proprio per questo più pervasivo, fino a permeare il nostro inconscio, al punto da farci apparire ovvia quella che in realtà è una sua imposizione.
Per rendercene conto dobbiamo domandarci se a volte non abbiamo del potere un concetto troppo grossolano al punto da non riconoscerlo proprio là dove ci assedia. Il potere non si presenta mai come tale, ma indossa sempre i panni del prestigio, dell’ambizione, dell’ascendente, della reputazione, della persuasione, del carisma, della decisione, del veto, del controllo, e dietro queste maschere non è facile riconoscere le due leve sui ci fonda: il controllo assoluto delle nostra condizioni di vita e la massima efficienza delle prestazioni che ci sono richieste.[1]
[…]
Ma in generale vi è un aspetto politico che non viene mai dibattuto pubblicamente ed apertamente poiché considerato dall’élite “non importante” per l’opinione pubblica e cioè la pretesa di voler governare milioni e milioni di persone con un unico strumento: l’Unione Europea, privandole della libertà di iniziativa e di agire in maniera autonoma. I paesi membri sono 27 con una popolazione di circa 500 milioni di abitanti. La BCE è il vero centro di potere poiché determina la misura della ricchezza oggi convenzionalmente usata e condivisa in soli 16 Stati che usano l’euro rispetto ai 27 membri. Il sogno di poter controllare milioni e milioni di persone è sempre stato l’immaginario di dittatori, delle monarchie e dell’élite. Tale dittatura potrà terminare solo quando i sudditi divenuti cittadini saranno informati e consapevoli di quello che sta accadendo. Oggi esiste molta disinformazione televisiva ma non è vero che non ci sia la corretta informazione, in senso assoluto. La rete di internet non è accessibile a tutti e la maggioranza dei cittadini non sa usarla (digital divide), infine sono pochi i cittadini che abitualmente si recano presso biblioteche ed emeroteche pubbliche per attingere a tutti i livelli di informazione e soprattutto pochi fanno un approfondimento (lettura di libri) degli argomenti che riguardano tutti, educazione civica.

Bisogna tener presente un aspetto quanto meno contraddittorio circa l’attuale sistema di misura del “benessere” e della crescita. Le cronache politiche, sociali ed economiche commentano e registrano il fenomeno della delocalizzazione produttiva[2] dell’industria. Il PIL nazionale come potrebbe avere un segno positivo se i Governi, le banche e le organizzazioni sovranazionali fanno di tutto per spostare la produzione in luoghi privi di regole (deregulation)?

Un sistema sociale, che misura la ricchezza con una moneta, è giusto se e solo se questa convenzione misura il valore con regole etiche e controllate dal sovrano, cioè dal popolo. Un sistema che abbia come costante e che preveda sia l’inflazione e sia la deflazione[3] è immorale poiché sposta ricchezza dai molti, il popolo, verso i pochi. In un sistema monetario i limiti alla libertà sono posti da una domanda immorale: quanto costa? Tutto viene ridimensionato e condotto in termini di costi e quindi monetari, compresa la corruzione resa più facile ed a buon mercato con l’invenzione della moneta. L’assenza di chiarezza, cioè di dialogo e corretta informazione ed il disinteresse, forse sono le ragioni principali che sostengono la criminosa condotta di banchieri e di dipendenti eletti circa il meccanismo moderno di creazione di moneta, oggi, generatore delle azioni politiche dell’élite.

Giulio Tremonti[4], Ministro dell’Economia, il 6 marzo 2009 spiega al TG1 com’è nata la crisi mondiale: «la crisi c’è, in America inizia e speriamo finisca, negli anni ’90 inizia una moneta diversa da quella buona. Gli Stati spesso rinunciano alla sovranità monetaria consentono che a fianco della moneta buona, quella sovrana, nasca una moneta privata, commerciale parallela, fondata sul nulla, è quello che ha causato la crisi, è quello che si comincia a capire, la causa della crisi. Credo che abbia ragione il Presidente americano, più Stato, più decisamente»

Thomas Sankara[5]: «Noi pensiamo che il debito si analizza prima di tutto dalla sua origine. Le origini del debito risalgono alle origini del colonialismo. Quelli che ci hanno prestato danaro, sono gli stessi che ci avevano colonizzato. Sono gli stessi che gestivano i nostri stati e le nostre economie. Sono i colonizzatori che indebitavano l’Africa con i finanziatori internazionali che erano i loro fratelli e cugini. Noi non centravamo niente con questo debito.[…]»
[…]
Una moneta unica mondiale. La vogliono le 420 banche più potenti (12 ottobre 2010)[6]
L’idea è che per evitare una incombente guerra delle valute è necessaria una coordinazione a livello globale, gestita dal G20 e Fmi. Obiettivo: archiviare le tensioni che spingono i paesi a deprezzare la propria moneta.
Un’unica valuta a livello globale. E’ quanto chiedono 420 delle principali banche e istituzioni finanziarie di tutto il mondo riunite nella più potente lobby del settore, The Institute of International Finance, che ha sede a Washington.
“Un insieme di banche, le principali in tutto il mondo, hanno bisogno di giungere a una visione comune”, ha spiegato al Financial Times Charles Dallara, managing director dell’istituto. Insomma, l’idea e’ che per evitare una incombente guerra delle valute e’ necessaria una coordinazione valutaria a livello globale.
[…]
La politica delle banche centrali viene coordinata dalla Bank of International Settlements (BIS, la Bance dei Regolamenti Internazionali), fondata nel 1930, e dalla sua rete di associate. Lo statuto della banca venne redatto durante la Conferenza Internazionale dei Banchieri. La BIS ha la sua sede operativa in Svizzera, uno dei centri più importanti della rete finanziaria degli Illuminati, ed è per questo che la Svizzera non è mai bersaglio delle guerre orchestrare dagli Illuminati. La Banca dei Regolamenti Internazionali è collegata alla Banca Centrale Europea (fondata nel 1998 nella città rothschildiana di Francoforte), alla Banca Mondiale, al Fondo Monetario Internazionale, all’Organizzazione Mondiale per il Commercio (WTO) ed altra ancora cui forma quella morsa di ferro che controlla la finanza e il commercio globali e, di conseguenza, le scelte e le opportunità di popoli e nazioni. I governi sono alla mercé del sistema finanziario e, a causa di ciò, i banchieri controllano i governi. Essi vogliono centralizzare il sistema ancora di più per mezzo di una banca centrale mondiale che controlli le banche centrali del superstato che, a loro volta, avrebbero il predominio sulle banche centrali nazionali. Come disse Mayer Rothschild: «Datemi il controllo della moneta di una nazione e me ne infischio di chi fa le leggi».[7]


[1] UMBERTO GALIMBERTI, i miti del nostro tempo, Feltrinelli 2009
[2] fonte wikipedia: La delocalizzazione produttiva è un fenomeno legato al sistema produttivo moderno, sviluppatosi nell’ultimo ventennio dello scorso secolo e divenuto uno dei pilastri portanti della nostra economia. […]La motivazione che spinge i produttori verso la delocalizzazione produttiva è essenzialmente una massimizzazione dei profitti ed una minimizzazione dei costi che nello specifico si riferisce a manodopera a basso costo, materie prime a basso costo, sgravi fiscali, ecc.
[3] La deflazione è, in macroeconomia, una diminuzione del livello generale dei prezzi, l’opposto dell’aumento generale dei prezzi che si definisce inflazione. La deflazione non dovrebbe essere confusa con la disinflazione, che descrive semplicemente un rallentamento del tasso di inflazione.
[4] Tremonti partecipa al Bilderberg del 2006
[5] Thomas Sankara è stato l’eroe della rivoluzione popolare che nel 1983 cambiò i destini del Burkina Faso, che da decenni vedeva accrescere una miseria devastante sotto l’alternarsi di colpi di Stato. In soli quattro anni di governo, riuscì a realizzare riforme sociali epocali cambiando il volto del Paese, lasciando un segnale indelebile nelle coscienze politiche di tutti i popoli africani.
[6] http://www.wallstreetitalia.com/article.aspx?IdPage=1018624 , sito web Wall Street Italia, 12 ottobre 2010
[7] DAVID ICKE, la guida di David Icke alla cospirazione globale, Macro edizioni, 2009, pag. 263

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Le parole sono importanti poiché sono legate ad idee e concetti utili a raccontare la realtà o a manipolarla a piacere dei potenti di turno.

La servitù moderna è una servitù volontaria, consentita dalla massa degli schiavi che strisciano sulla superficie terrestre. Comprano liberamente tutti i prodotti che li asservono ogni giorno di più. Si aggrappano spontaneamente ad un lavoro sempre più alienante, generosamente concesso soltanto se “fanno i bravi”. Scelgono loro stessi i padroni che dovranno servire. Perché questa assurda  tragedia sia potuta accadere, prima di tutto è stato necessario sottrarre ai membri di questa classe ogni consapevolezza del proprio sfruttamento e della propria alienazione.
Questa è la strana modernità della nostra epoca. Contrariamente agli schiavi dell’antichità, ai servi del Medioevo o agli operai delle prime rivoluzioni industriali, oggi siamo di fronte ad una classe totalmente asservita ma che non sa di esserlo, anzi, che non vuole saperlo. Ignorano quindi la ribellione, che dovrebbe essere l’unica reazione legittima degli oppressi.
Nel dicembre del 2008, Correa il Presidente dell’Ecuador dichiarò: il debito estero del suo Paese è “illegittimo” e “immorale”. Thomas Sankara leader del Burkina Faso, fece un discorso sul debito ampio ed analogo per liberare l’Africa dalla schiavitù della Banca mondiale del Fondo monetario internazionale, poi fu assassinato nel 1987; durante la presidenza del Consiglio di Aldo Moro (1974-1976), fu stampata una carta moneta, 500 lire, di proprietà della Repubblica italiana, Moro fu assassinato nel maggio del 1978; JF Kennedy decise di stampare moneta pubblica (ordine esecutivo 11110) e non più di proprietà della FED, fu assassinato nel 1963. Abramo Lincoln decise di chiudere la FED e sostituirla con la Greenback (1863) per stampare moneta pubblica libera dal debito e dagli interessi, anch’egli fu assassinato nel 1865. Dopo più di cento anni è stato tradotto in lingua italiana il testo di Alexander Del Mar, crimini monetari, il titolo dice molto, egli fu fra i primi a spiegare i trucchi contabili dei banchieri, ed il potere di emettere moneta per sottrarre ricchezza reale ai popoli.

Lo Stato ha l’obbligo costituzionale di creare moneta credito e di consentire ai cittadini di gestire i beni pubblici direttamente con forme di azionariato popolare diffuso. Il lucro per pochi contro il popolo è la forma di controllo più diffusa, cioè il sistema delle SpA e delle banche centrali private. La società di oggi è ri-feudalizzata senza i vantaggi dell’economia reale, poiché le macchine hanno sostituito gli uomini e l’informatica finanziaria controlla la globalizzazione, così come i falsari, grazie all’ingenuità dei bambini, rubavano denari alle famiglie.

Molte comunità stanno ripristinando la sovranità monetaria e stanno favorendo lo sviluppo umano tramite economie responsabili e l’uso razionale delle risorse. Solo la maggioranza degli italiani fa più fatica rispetto agli altri popoli poiché maggiormente psico-programmati al nichilismo e all’apatia politica. Alcuni esempi: “Red de Trueque Solidario” (RTS) in Argentina, il sistema LETS, il progetto SHARE (Self Help Association for a Regional Economy) nel Berkshire, il WIR in Svizzera, il Lewes e gli Stroud e Brixton pound etc. Inoltre il sistema di credito denominato JAK bank. In Italia troviamo l’esperimento virtuoso dell’Arcipelago Scec.

I cittadini hanno il dovere morale di immaginare nuovi modelli e sperimentarli.

 La figura dell’usuraio nella letteratura: Il pensiero della Chiesa, secondo cui l’usura era considerata un peccato, una colpa mortale, espressione degenerata di quel vizio capitale che è l’avarizia, ha sicuramente influenzato il giudizio comunemente sentito nei secoli secondo cui quella di chi avidamente raccoglie denaro, e ancor più chi presta a usura, è condotta disdicevole e l’usuraio, come ancor più dell’avaro, è additato al pubblico disprezzo.

«Lo scambio è un’azione sociale; il denaro è un meccanismo sociale; una misura pubblica del valore, l’unità del quale non è un moneta e neppure un biglietto, ma tutte le monete e i biglietti a corso legale all’interno di una nazione sommati insieme; il denaro, per essere equo, deve essere di quantità stabile; la stabilità può essere assicurata soltanto dalle regole e dall’autorità nazionale; se vuoi la prosperità devi aver fiducia che il governo nazionale conservi la Misura del Valore; se non ti fidi del governo, puoi certamente conservare la misura della moneta nelle tue tasche, ma non potrai guadagnare; e perseverare in questo stato di cose porterà altri, e probabilmente anche te stesso, alla rovina» (tratto da Alexander Del Mar, storia dei crimini monetari, Excelsior 1881, 2009, pag. 136)

Cos’è l’espansione? E’ immettere forzatamente in circolazione una massa eccezionalmente grande di denaro, espandendola all’inflazione. Che cos’è la contrazione? E’ ridurre il volume del denaro, portandolo al di sotto della quantità abitualmente circolante.
Una misura di valore gonfiata è altrettanto ingiusta di una ridotta. Nessuna delle due è inevitabile, ma fino a quando una nazione si rifiuterà di regolare per legge il volume della sua valuta, la popolazione sarà sempre in pericolo di essere sottoposta all’una o all’altra di queste ingiuste misure del valore, quella gonfiata e quella ridotta. (tratto da Alexander Del Mar, storia dei crimini monetari, Excelsior 1881, 2009, pag. 153)

(tratto da Storia d’Italia, Annali VI Economia naturale, economia monetaria, (a cura di) Ruggero Romano e Ugo Tucci, Giulio Einaudi editore, Torino 1983)

Premessa. Economia naturale, economia monetaria, economia creditizia sono formule introdotte nel dibattito storiografico da Bruno Hildebrand, e da allora gli storici ed economisti hanno dissertato e polemizzato a lungo sulla loro portata e sulla loro applicabilità all’uno o all’altro periodo storico. […] Fu Alfons Dopsch a fissare i termini del problema in un’opera del 1930 che ancora oggi ne costituisce un punto di riferimento obbligato. Egli definiva l’economia naturale come quella in cui «o lo scambio manca del tutto, e allora è economia pura, o le merci vengono barattate direttamente con merci (scambio in natura)»; e teneva in particolare a precisare che tale nozione andava distinta da quella di «economia domestica chiusa», formulata da Karl Bücher (1893) e anch’essa vivacemente contestata come estranea alla realtà storica. Non solo, ma bisognerebbe aggiungere, con Gino Luzzatto, che «sono appunto queste sopravvivenze di una economia di scambio in mezzo ad economie prevalentemente chiuse che preparano fin dal X secolo quella ancora lenta rinascita delle economie cittadine».

(Storia d’Italia, Premessa, Giulio Einaudi editore, Torino 1983, pag. XXIII)

Concretamente, nel contesto storico italiano, che cosa ha significato (che cosa significa ancora oggi) la compresenza della dimensione naturale di economia naturale ed economia monetaria? Sappiamo benissimo che l’Italia – da Bernardo Davanzati a Galiani, da Serra a Pompeo Neri, da Montanari a Gian Rinaldo Carli, passando per i Muratori, i Fabrini e gli Argelati – è stato paese fertilissimo delle monete. […] Da un magistrale lavoro del compianto Alfonso Silvestri apprendiamo che su 102 «obbligazioni» di mercanti alla fiera di Salerno del 1478, nove non erano stipulate in denaro. Riprendendo questi dati in un suo saggio, Armando Sapori argomenta: «Ultimo modo di pagamento era lo scambio di beni; non uso il termine baratto perché almeno nei casi che ho sott’occhio (cinque compravendite di diversa grandezza)  non si tratta mai di passaggio simultaneo dei beni stessi del compratore al venditore».

(Storia d’Italia, Monete e lotte sociali, Giulio Einaudi editore, Torino 1983, pag. 120)

Un vivace quadro delle categorie sociali nel comune è fornito dalle compagnie di Siena, Firenze, e di altre città evolute d’Italia, il cui sostentamento era rappresentato dai fondi monetari e dalle operazioni monetarie. Nei secoli XIII-XIV le compagnie della Toscana diventarono i nuclei principali dell’attività economica e della stratificazione sociale del comune. L’esercizio su scala europea delle operazioni monetarie dei banchieri-usurai di Siena, Piacenza, Asti, Pistoia, Firenze, le somme dei prestiti e dei giri d’affari che raggiungevano diversi milioni di fiorini d’oro, erano testimoni non soltanto dell’ampiezza delle operazioni che superavano di molto la cornice dei bilanci di comuni ordinari, ma anche della loro nuova specificità sociale. Nell’ambiente dell’Europa feudale e dell’Italia, pure feudale nel suo insieme, i capi di queste compagnie e i loro membri dirigenti più ricchi, di regola parenti o rappresentanti di famiglie imparentate o amiche dei capi della compagnia, non erano certo i Rothschild del medioevo, ma per il proprio tempo ne svolgevano il ruolo.

(Storia d’Italia, Il ritorno della coniazione locale e la ripresa dell’influenza occidentale seconda metà del secolo XI, Le zecche di Salerno e di Amalfi, Giulio Einaudi editore, Torino 1983, pag. 204)

Nel 1056, alcuni testi salernitani menzionarono per la prima volta un tarì coniato nella città. Seguono, regolarmente, menzioni simili, fino agli ultimi atti del Codex Diplomaticus Cavensis. E’ il principe Gisulfo II (1052-77) a rimettere attività la zecca di Salerno, chiusa all’inizio secolo X; e il suo esempio viene seguito da Roberto il Guiscardo, il quale si impadronisce della città nel 1077. Questa nuovo officina, oltre al tarì, conia dei folles. I tarì di buona qualità, imitano quelli di al-Mu’izz. Alcuni folles di Gisulfo II sono di tipo occidentale e si ispirano alle monete dell’arcivescovo Anno di Colonia (1056-75) che rappresentano le mura di una città; sono presenti anche i modelli bizantini.

Fonte Zeitgeist addendum: […] nel 1969 ci fu una causa nel tribunale del Minnesota che coinvolse un uomo, Jerome Daly, che fece opposizione al rifiuto della cancellazione dell’ipoteca sulla sua casa da parte della banca che gli aveva concesso il mutuo per comprarla. La sua difesa verteva sul fatto che il contratto di mutuo richiedeva da ambo le parti, cioè da lui e la banca, l’uso di proprietà legittime per lo scambio. Giuridicamente questa viene chiamata la ‘causale’ del contratto [CAUSALE: elemento fondamentale che si fonda sullo scambio di una prestazione di una parte in cambio di un corri spetto dall’altra.] Il signor Daly, spiegò che il danaro non era in realtà di proprietà della banca, in quanto era stato creato dal nulla nel momento in cui il contratto venne sottoscritto. Ricordate cosa diceva “Il funzionamento moderno della moneta” sui prestiti? Quello che fanno quando concedono un prestito è di accettare della cambiali in cambio del credito concesso. Le riserve non vengono modificate direttamente dalle operazioni di prestito. Ma i prestiti che vengono depositati incrementano l’ammontare dei depositi bancari. In altre parole, il denaro non esce dal loro patrimonio esistente. La banca lo sta semplicemente inventando non mettendoci niente di proprio, eccetto che una solvibilità teorica, “sulla carta”. Nel prosieguo del processo il Presidente della banca, il sig. Morgan si presentò al banco dei testimoni e dalle memorie personali di un giudice egli ricordò che Plaintiff (un presidente della banca) ammise che, congiuntamente con la FED, aveva creato denaro e il credito dei suoi impieghi attraverso un’iscrizione contabile; cioè che il denaro e il credito iniziarono ad esistere nel momento in cui loro li avevano creati. Il sig. Morgan ammise che non esisteva alcuna legge o statuto degli Stati Uniti che gli dava il diritto di farlo. Per legge deve esistere una forma di corrispettivo legittima che viene offerta in pagamento a sostegno della banconota.

Finanza pubblica: tecniche di oppressione: In buona sostanza tutte queste norme, leggi e procedure di finanza pubblica vanno nella direzione opposta indicata dalla Costituzione e cioè obbligare gli Enti pubblici ad usare una moneta privata ed aumentarne la crescita nel suo utilizzo anche con mezzi tecnici finanziari incomprensibili ai più.

Oggi la percezione dell’usuraio è talmente mutata che i media e soprattutto i partiti elevano l’immagine dei banchieri manipolando la realtà dei fatti su documentati. I banchieri governano la politica (Banche centrali) attraverso lo strumento usuraio del moltiplicatore monetario, piccola formula matematica, che  regola la domanda ed offerta di moneta nel sistema a riserva frazionaria usato da tutte le banche commerciali. Mentre i cittadini perdono anche la vita lavorando, altri seduti dietro un computer digitano cifre e creano “ricchezza” dal nulla. In questo periodo di crisi innescata dai banchieri circolano parole tossiche come “finanza etica o solidale”, ma tutto ciò è altrettanto paradossale ed ingannevole come il sistema finanziario inventato ad hoc per creare disuguaglianze sociali e concentrare “ricchezze” nelle mani dell’élite, come può esserci giustizia in un sistema truffaldino? Per definizione, all’interno di regole non etiche, scritte e controllate dalle banche centrali non potrà mai esserci nessuna banca etica. Solo ripristinando la giustizia cioè la sovranità monetaria potranno esserci regole etiche e quindi istituti di credito giusti poiché sotto il controllo e la gestione diretta dello Stato, dei cittadini e non più di SpA. La moneta deve tornare ad esser vista per quello che è: un mezzo e non il fine, per cui il concetto di utilità sociale è in netto contrasto l’idea di banca SpA, con la reale natura di una banca (tipografia). La manipolazione dei banchieri è stata attua nel tempo infiltrando le università per propagandare concetti finanziari che nulla hanno a che vedere con l’economia. Oggi le persone credono alla favola che le banche SpA e le borse siano cose utili dove si crea ricchezza. Siamo l’unica specie sulla Terra che usa pezzi di carta stampati dal nulla in cambio di cibo o di un riparo, siamo essenzialmente ridicoli.

Il linguaggio dei politici è volto solo a mascherare la radice del problema con proposte inconcludenti e fuorvianti. Qualunque cittadino, con un po’ pazienza, ricerca del significato delle parole e lettura di testi indipendenti arriva a cogliere l’aspetto più immorale e degenerato della crisi economica figlia dell’usurpazione della sovranità monetaria. E’ a questo punto che cresce l’indignazione poiché svela l’essenza del teatrino politico che va in scena sui media nazionali. Non esiste né destra e né sinistra ma una pletora di attori, anche penosi, che hanno la stessa idea di società degenerata basata sul nichilismo, sull’avidità e sulla crescita per la crescita e, gli attori politici si passano il testimone (alternanza delle maggioranze) col fine di approvare leggi indicate dalle SpA loro amiche.

Come dicono in molti ormai, gli attori politici non discutono più di tutelare i diritti umani o di allargarne il bacino ma, al contrario, discutono solo della percentuale di riduzione di tali diritti. L’emissione di moneta è stata consegnata ai privati e si discute solo su come gestirla, l’acqua è stata rubata ai popoli e si discute su come gestirla. Gli attori politici non discutono per niente dell’usurpazione dei diritti naturali e non rappresentano gli interessi pubblici ma quelli esclusivi di chi li ha corrotti.

Nel frattempo il “potere invisibile” va avanti: Il primo presidente della Ue, Herman Van Rompuy, ha dichiarato: “Il 2009 è anche il primo anno di governo globale, con la creazione del G20 nel bel mezzo della crisi finanziaria globale. La Conferenza sul Clima di Copenaghen sarà un altro passo avanti verso il governo globale del nostro pianeta“.

Vaccino e Influenza Suina: firma per il diritto ad essere informato! Le persone hanno il diritto di conoscere la natura innocua di questa influenza, i rischi connessi all’uso di un vaccino inutile, non ancora sperimentato né sottoposto ai controlli necessari e gli interessi economici che sono all’origine di questa grande speculazione.

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