Cambiare il sistema 2

I temi odierni di politici, politicanti e media, sembrano dire che non vogliamo accettare la realtà, sia perché milioni di individui non la conoscono in profondità e sia perché all’élite non interessa la realtà ma l’opportunità di continuare a vivere di privilegi, rendite parassitarie e l’usurpazione dei diritti altrui (sfruttamento della schiavitù). La conoscenza neotecnica acquisita dalle imprese private è a dir poco straordinaria e fantascientifica, queste possono estrarre materia dal pianeta, trasformarla e distribuirla a costi così bassi, impensabili fino a pochi decenni fa, mentre la combinazione finanza e paradisi fiscali, già noti e presenti da molto più tempo, occultano i profitti privati dai regimi fiscali dei Paesi. Il capitalismo è questo: egoismo, competitività, violenza, guerre, truffe e sistematica violazione dei diritti umani e della dignità delle persone che lavorano, cioè la schiavitù. Anche in questo periodo di epidemia da covid-19, gli imprenditori esplicitano e ricordano a tutti i propri interessi fregandosene della vita umana, come accadeva nel Settecento e nell’Ottocento, e puntano allo sviluppo economico. Sono tre i fattori che determinano lo sviluppo economico: l’ambiente naturale (posizione geografica, il clima e le risorse), lo scambio internazionale (mercato delle merci e flussi migratori) e le istituzioni (assetto socio-politico); ma le istituzioni sono la causa preponderante dello sviluppo economico [è implicito che ciò determina anche il sottosviluppo in determinate aree]. Sviluppo economico e sviluppo umano non sono la stessa cosa, così come non è detto che la democrazia sia uno stimolo per lo sviluppo economico, mentre lo è per lo sviluppo umano. Ad esempio, è abbastanza noto che mentre l’élite è preoccupata del calo PIL mondiale, questo indicatore non ci serve per misurare il benessere delle persone, ed ancora oggi tutto il mainstream divulga e insegue temi e discussioni fuorvianti e inutili, che non aiutano l’evoluzione della specie umana ma perseguono la regressione sociale e il nichilismo.

taxjustice l'UE perde 27 miliardi di dollari

La conoscenza neotecnica può essere trasferita dalle imprese private a cittadini e Stati, e decidere di programmare l’uscita dalla stupida e dannosa religione capitalista. Le macchine e l’informatica prenderanno il posto di milioni di lavoratori (ciò è già accaduto ed il fenomeno è in crescita), come è stato preconizzato all’inizio del Novecento, lo dobbiamo accettare e anziché lasciare questo processo nelle mani avide dei sacerdoti capitalisti, è fondamentale che questo processo sia coordinato dalle persone e dallo Stato, non più liberista ma socialista, poiché bisogna affrontare l’idea che milioni di persone non potranno mai lavorare, ma dovranno pur vivere e questo può accadere in una società libera dal debito, sovrana della propria economia. Da questo punto di vista, vi è il cambiamento del sistema che favorisce l’evoluzione della società, lo Stato esce dall’economia del debito e lo strumento monetario torna sotto il controllo della Repubblica oppure dell’UE che diventa Stato repubblicano. E’ un punto complesso poiché oggi c’è conflitto fra i Paesi membri dell’UE che non si mostrano solidali ma sciacalli che si nutrono delle difficoltà altrui. Al di sopra delle pubbliche istituzioni c’è il famigerato mercato finanziario completamente libero di agire come una bestia che si nutre di speculazioni a danno di prede più piccole, e così nei periodi come questi scatta la rincorsa a mangiare le prede più piccole per centralizzare e concentrare il capitale nelle mani di pochi. Cosa significa? L’élite capitalista europea è in competizione per comprare asset strategici, e continuare a vivere di privilegi e rendite parassitarie. Se ci fosse un ceto politico libero e civile allora potrebbe usare la recessione per creare alleanze e convergenze che dovrebbero trovare unione sull’uscita dal capitalismo, ad esempio regolamentare l’immorale mercato finanziario per evitare che gli speculatori continuino a fare profitti scommettendo contro i popoli. Il salto è di carattere culturale, dal becero egoismo che distrugge valori ambientali e sociali alla bioeconomia, sinonimo di razionalità nell’uso delle risorse e di democrazia che sostiene lo sviluppo umano.

Nel nuovo modello, la fiscalità generale dovrà essere utilizzata per costruire i servizi di welfare che oggi non esistono, col sostegno della comunità ma soprattutto con il recupero totale delle somme evase ed eluse, e con l’eliminazione delle disuguaglianze territoriali costruendo nuovi impieghi nelle aree marginali, cioè al Sud. Se restiamo sul piano ideologico sbagliato i non lavoratori saranno poveri e indigenti ma se approdiamo sul nuovo piano, quello bioeconomico, allora lo Stato sarà orientato allo sviluppo umano di tutti, e chiunque potrà accedere a livelli di conoscenza e di competenza per svolgere ruoli e attività utili, mentre altri che non potranno lavorare saranno ugualmente utili poiché non più schiavi del consumismo più becero. In una società non capitalista qualunque persona può trovare il proprio percorso di autorealizzazione perché libero dalla stupida competitività finalizzata al reddito per sopravvivere. Senza la necessità del reddito da lavoro e la costrizione di un impiego che non si desidera, ma dentro una comunità ricca di servizi culturali e sociali, chiunque potrà essere libero di impiegare tempo ed energie per la crescita culturale e spirituale. Le persone creative e colte sono quelle che creano nuove opportunità di lavoro ma libere dalla crescita continua della produttività, potranno utilizzare le conoscenze neotecniche per aggiustare i danni realizzati dalla religione capitalista e rigenerare le aree urbane estese per renderle luoghi in armonia con la natura e con noi stessi.

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Cambiare il sistema

Per cambiare un sistema è necessario conoscerlo, ed è ciò che sappiamo dalla psicologia ma non solo, questo è anche un approccio matematico che idealizza e studia le regole di un fenomeno per interpretarlo e riscriverlo diversamente. La contraddizione della nostra specie è che vive in un pianeta determinato dalle leggi della chimica e della fisica ma negli ultimi tre secoli ha adottato comportamenti indotti da una credenza: il capitalismo che si è evoluto in fede, in istituzione teologica: una chiesa con sacerdoti addomesticati nelle università pubbliche. I preti si fanno chiamare economisti ma non sanno nulla di economia perché ignorano l’ecologia e l’entropia, piuttosto sono esperti di manipolazione di dati numerici che non hanno alcuna attinenza con la realtà, e nessuna attinenza con la felicità e il benessere delle persone, quanto piuttosto con l’avidità, l’egoismo, la violenza e la competitività. Il prete economista conosce bene tutti gli strumenti dell’inganno proprio come Lucifero, egli tenta e inganna l’uomo qualunque al fine di procurare un profitto al suo padrone: il prenditore capitalista. Pochi amano ricordarlo ma questi preti economisti sono stati usati per colonizzare territori, e indurli a una dipendenza costante, anche attraverso i fallimenti di comunità e Nazioni, ad esempio gli USA e non solo loro, li utilizzano come “sicari dell’economia”. Le principali istituzioni bancarie hanno piani di colonizzazione e dipendenza (da debito) dei Paesi in via di sviluppo e in Occidente, nell’UE. Ad esempio, la schiavitù è essenziale per la chiesa capitalista.

Mentre cresceva la chiesa capitalista, contemporaneamente aumentavano le scoperte scientifiche e tecnologiche e la consapevolezza dei danni irreversibili creati dall’industrialismo. Gli ecologi misurano il tasso di estinzione delle specie fino a 1000 volte maggiore rispetto all’Ottocento (perdita di biodiversità), quando cominciò la rivoluzione industriale a livello globale. E’ degli anni ’80 la teoria circa il rischio dell’estinzione di massa delle specie causata dalla distruzione degli habitat (Norman Myers), ed il fatto che l’uomo abbia invaso queste aree ha come naturale conseguenza la trasmissione e lo scambio di virus da specie a specie, in maniera reversibile, dall’uomo alle altre e viceversa. In natura esistono le cosiddette piramidi ecologiche ove una specie preda l’altra per sopravvivere, mentre noi siamo l’unica specie che preda tutto, e non lo facciamo per sopravvivere ma perché la chiesa capitalista ci ha detto farlo, per mero profitto, concetto sconosciuto alle altre specie viventi. Inoltre, in natura esistono le catene alimentari, cioè un flusso di energia per sostenere le specie, è una gerarchia nutrizionale degli habitat, ed anche in questo caso noi siamo l’unica specie che non segue una legge logica fisica, poiché l’industria estrae risorse in tutto il pianeta in maniera irrazionale, distruggendo in maniera irreversibile gli ecosistemi, e lo facciamo sempre per assecondare la chiesa capitalista: vendere, vendere, vendere. Oggi più di prima, sappiamo che siamo tutti interconnessi, e che esiste una vasta rete di processi chimici-fisici-biologici fra piante e animali, ed è questa rete che rende possibile gli scambi energici in maniera equilibrata, e gli animali ci insegnano che essi hanno persino un comportamento adattativo, influenzati da cibo e temperatura. La chiesa capitalista non si adatta: distrugge e basta, poiché la sua funzione della produzione è una curva in costante crescita, non prevede altro. La Terra è un super organismo vivente e muta quotidianamente, mentre la fede capitalista fa credere che le risorse siano illimitate anche perché sono rubate, e questa arrogante illusione crea danni reali all’economia, cioè all’ecologia, ad esempio gli insediamenti umani e l’agricoltura dipendono ancora dalle fonti fossili, e questo è un errore enorme sotto tutti i punti di vista, sia perché l’immissione eccessiva di gas crea inquinamento e sia perché le comunità non sono auto sufficienti, non sono libere. Da molti anni abbiamo le tecnologie per abbandonare l’impiego di massa delle fonti fossili ma non lo facciamo, mentre il comportamento umano dettato dalla chiesa capitalista è socialmente pericoloso, oltre che palesemente violento e stupido. L’inganno più grande è stato quello di aver mercificato tutto, perché in questo modo gli individui sono stati costretti a comprare tutto attraverso il denaro. Le società pre-capitaliste non compravano tutto perché auto producevano, ed il vero valore era dettato dal saper fare le cose, e questo sapere era alla base dei rapporti di comunità, poiché ognuno aveva bisogno dell’altro per scambiarsi qualcosa. In maniera analoga, impiegando le tecnologie delle fonti alternative possiamo scambiarci energia e conoscenze per rigenerare i territori danneggiati dalla chiesa capitalista. Questa attività rigenerativa crea occupazione utile e ristabilisce rapporti di comunità che possono indurre processi evolutivi di crescita civile.

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Conoscere e cambiare

Attraverso le pubblicazioni dell’ISTAT siamo in grado di conoscere una quantità di informazioni più che sufficiente ed avere un’idea del nostro Paese. Se avessimo un’adeguata cultura politica, e una sufficiente cultura tecnologica, potremmo anche immaginare proposte e soluzioni per migliorare la società. La cultura dominante, com’è noto, è sostenuta dalla chiesa capitalista che crea disuguaglianze, e così le forze politiche presenti in Governi e Parlamento sono lo specchio di questa teologia, lo dimostra la realtà fotografata annualmente dall’ISTAT che non migliora, anzi è peggiorata nel corso degli anni rendendo le persone sempre più fragili economicamente e psicologicamente.

Una generale semplificazione può aiutare per costruire un esempio: la realtà virtuale capitalista di oggi è scadenzata dal tempo della schiavitù, coincidente con la dittatura del consumismo, e così la maggioranza degli individui nasce per competere, per conseguire un titolo e accedere al lavoro, poi spendere il reddito in consumi inutili, e infine giungere alla morte senza aver mai vissuto. L’élite capitalista privilegiata sfrutta questa condizione di schiavitù per assecondare i propri capricci. In un mondo immorale costruito sulla disuguaglianza: quali sarebbero le azioni politiche da mettere in campo? “Ragionando per assurdo”: esiste un ceto politico dominante formatosi sulla cultura politica socialista ed ecologista, ed intende applicare la bioeconomia. La prima azione politica da mettere in campo è costruire la civiltà umana, e così è fondamentale rimuovere i problemi di ignoranza funzionale delle persone, in che modo? Sappiamo che esistono milioni di individui che leggono ma non capiscono ciò che leggono, consegnando le proprie scelte agli altri, cioè ai media. Una società civile costruisce strutture e istituzioni culturali per ospitare milioni di individui di ogni età, e li invita a studiare nuovamente partendo dalla cultura di base sino alle specializzazioni. Mentre accade ciò, la popolazione attiva immagina, programma e costruisce la trasformazione della società: sia quella produttiva e sia quella relazionale ampliando il mondo comunitario e riducendo lo spazio del famigerato libero mercato. Ci vorranno molti anni per riparare i danni della chiesa capitalista, e questo percorso abbisogna di nuovi impieghi, di nuove soluzioni tecnologiche e di nuove relazioni sociali ed economiche.

Nella società esistono sia gli strumenti giuridici societari per realizzare questo cambiamento e sia la creatività umana per farlo, manca il soggetto politico e mancano i politici. Lo status quo permane poiché la maggior parte degli individui ha perso valori democratici veri, cioè si impedisce ai talenti di emergere e di coordinare azioni politiche evoluzionistiche che possano aiutare le comunità a compiere un salto, lasciando il piano ideologico sbagliato, ed approdare sul piano bioeconomico. Questo non è solo un conflitto politico dell’élite degenerata contro gli ultimi, ma è un conflitto culturale condizionato dalla prevaricazione perpetrata dalle generazioni più anziane, quelle che detengono il controllo economico e sociale, che limitano le possibilità dei propri figli, cioè delle generazioni più recenti che non possono sperimentare nuovi modelli o fare investimenti innovativi. Nell’assenza di uno Stato sociale forte, poiché controllato dall’élite liberale/liberista mancano programmi di investimento a fondo perduto per sperimentare nuovi modelli sociali ed economici importanti per costruire l’auto sufficienza delle comunità. In generale le istituzioni pubbliche, psico-programmate dalla chiesa capitalista, sono sfruttate per garantire privilegi alle grandi aziende e alle imprese vicine al ceto politico dominante.

Un serio programma di sviluppo umano coinvolge tutta la popolazione che può studiare e lavorare, cioè anche e soprattutto gli inattivi (13 mil. di persone), e non solo i disoccupati o chi attualmente lavora ma è in difficoltà. I Paesi con sistemi di welfare migliori, non solo hanno strumenti di sussidio ma sono in grado di soddisfare le richieste delle persone, avviando sia percorsi di sviluppo umano personalizzati, e sia programmi per far incontrare domanda e offerta di lavoro. E’ altrettanto noto che il nostro Paese, essendo liberista in pectore, ha volutamente trascurato le politiche socialiste pubbliche, e l’ha fatto anche per la sanità pubblica danneggiandola gravemente e lasciando metà del Paese privo di strutture e personale medico.

Quando nasceranno gruppi di persone organizzate e consapevoli (formate sulla bioeconomia) allora potremmo assistere a modelli sociali più evoluti, cioè democratici e auto sufficienti, non più condizionati dal mercato. Il campo di lavoro sono le aree urbane estese e le aree rurali, sono questi gli ambiti degli insediamenti umani da rigenerare affinché le persone possano iniziare a vivere da esseri umani. Nel nostro meridione è determinante ripensare le agglomerazioni industriali, costruire infrastrutture ancora inesistenti e servizi indispensabili dentro le aree urbane estese. Esistono più strategie intelligenti, percorribili e possibili che possono favorire lo sviluppo umano e civile interpretando la bioeconomia che crea nuovi impieghi utili.

partecipazione al mercato del lavoro ISTAT 2019
ISTAT, Annuario Statistico 2019

Riflettere

L’esperienza che stiamo vivendo insegna che di fronte al pericolo della morte, il ceto dominante rinuncia ai dogma della chiesa capitalista (patto di stabilità e crescita, debito pubblico, chiusura delle attività produttive) e lascia il passo alla scienza per evitare il peggio. Una delle conseguenze più note quando il capitalismo è sospeso, cioè quando la famigerata crescita rallenta accade che il pianeta respira con beneficio per tutte le specie viventi. L’intenzione del ceto politico dominante (imprese e politici) è quella di immettere liquidità (soldi) in assenza di produzione, come debba avvenire è una tema aperto. Torniamo al concetto di economia («amministrazione della casa») reale e poniamoci una domanda: se non ci fosse la pandemia potremmo vivere in armonia con la natura? La domanda esprime un’idea nascosta, e cioè che la produzione inquina distrugge, aprendo a temi politici finora sottovalutati (nonostante le contraddizioni del capitalismo siano note da secoli). La risposta è: si, possiamo vivere in armonia con la natura. Il dramma dell’epidemia dovrebbe suggerire una seria riflessione sulla religione capitalista per immaginare e programmare l’uscita da un sistema dannoso e obsoleto, e ripensare l’intera società per approdare a stili di vita sostenibili e intelligenti. Si tratta di ripensare i modelli di produzione e garantire risorse alle future generazioni. Il linguaggio del mainstream lascia intendere che la volontà del ceto dominante è riprendere la crescita così com’era prima dell’esplosione dell’epidemia, ripercorrendo gli stessi errori per tenere in vita la chiesa capitalista. L’intenzione del ceto dominante non è riflettere su come migliorare la società, ad esempio eliminando le disuguaglianze territoriali, ma come conservare profitti e privilegi attraverso lo sfruttamento delle risorse limitate e la violazione dei diritti civili e umani. L’esperienza attuale dovrebbe far notare ai cittadini che la scienza salva la vita delle persone, mentre la chiesa capitalista crea enormi disuguaglianze, concentrazione dei profitti privati mentre uccide le specie viventi e distrugge il pianeta. Esempi in tal senso sono numerosi nella storia (le rivoluzioni industriali) e nel presente, oggi cambia solo la dimensione geografica del cattivo rapporto fra uomo e natura, ma senza la pandemia da virus, il capitalismo uccide tutti i giorni, basti pensare a Taranto, o la pianura padana così inquinata, solo per citarne un paio. Marx ci ricorda che i cambiamenti sociali possono avvenire solo attraverso una coscienza di classe, e pertanto lo status quo non muterà fino a quando la maggioranza dei popoli non avrà imparato la lezione socialista ed ecologista. E’ possibile una società migliore di questa? Certo lo è, e possiamo ripensare il concetto di relazione, non più esclusivamente materialista (il denaro) ma una relazione di reciprocità rispetto all’utilità sociale (e la compatibilità ambientale). Possiamo osservare che c’è una distinzione netta fra valore d’uso e valore di scambio, come insegna Marx, e noi possiamo aggiungere che esistono beni (acqua, energia, cibo) che non sono merci, e merci (le automobili, uno smartphone…) che non sono beni, poiché prive di utilità sociale. Su questi presupposti possiamo creare una società che riduce l’uso di merci (inutili) che non sono beni, mentre i beni (acqua, energia, cibo..) possono essere auto gestiti dalla comunità e possono essere sottratti al famigerato mercato. Questo semplice ragionamento implica una strategia politica fondamentale: ridurre lo spazio del mercato e aumentare quello della comunità, basata su relazioni di reciprocità, utilità sociale e sostenibilità. Se fossimo già una società basata su queste caratteristiche (reciprocità, utilità sociale e sostenibilità), molto probabilmente non avremmo i rischi sanitari dei “nuovi” virus ed anche se ci fossero, le nostre istituzioni sarebbero preparare con tutti i materiali e le tecnologie (la sanità pubblica è un bene, non una merce), e le persone non avrebbero i problemi di approvvigionamenti poiché ci sarebbero comunità resilienti. Quando una comunità non dipende esclusivamente dal denaro, questa è più libera e auto sufficiente di altre che dipendono dalla finanza e dal mercato. Le tecnologie odierne possono creare sistemi sociali liberi dall’influenza delle imprese multinazionali che predano i territori e tengono in schiavitù le persone economicamente più deboli. Attraverso l’impiego delle odierne tecnologie si possono costruire reti di comunità auto sufficienti per ridurre l’influenza del famigerato libero mercato e aumentare la sfera dei beni comuni. Ad esempio, i cittadini delle aree urbane possono diventare produttori e consumatori di beni e asset strategici eliminando il ruolo di SpA private che oggi traggono profitti sfruttando la famigerata privatizzazione dei servizi locali ma usurpando i beni comuni. Inoltre, numerosi impieghi socialmente ed economicamente utili si realizzano territorializzando attività e funzioni assenti nelle aree urbane e rurali, dalla rigenerazione urbana fino alla tutela delle risorse agricole e forestali, dalla conservazione del patrimonio alla riduzione del rischio sismico e idrogeologico. Sono tutte attività vitali per la specie umana ma si potranno realizzare in tutto il territorio nazionale uscendo dal paradigma culturale sbagliato (la chiesta capitalista) e approdando su quello della bioeconomia, che predilige la scienza e l’utilità sociale alla becera avidità del profitto privato caratterizzato da crescita illimitata (produttività) e una costante competitività, che calpesta i valori della solidarietà e della cooperazione.

La bellezza della natura e i rapporti di comunità che stiamo riscoprendo possono diventare il valore di una nuova società, quella bioeconomica. Per farlo dobbiamo accettare l’idea di cambiare stile di vita, e scoprendo l’opportunità di nuovi impieghi, più utili e più intelligenti. Una prima opportunità evidente è quella della mobilità sostenibile, alla nostra portata se aumentiamo l’uso dei mezzi di trasporto pubblico, se costruiamo infrastrutture adeguate e se riduciamo drasticamente l’uso dei mezzi privati inquinanti, come accade in questi giorni. Un’altra evidenza è il telelavoro per buona parte delle professioni intellettuali, mentre è fondamentale che lo Stato riprenda il controllo della salute pubblica auto producendo tutto ciò che serve, facendo l’opposto di quello fatto finora e cioè investire in ricerca, in brevetti pubblici, e produzione di materiali e tecnologie per il sistema sanitario affinché la Repubblica non sia più condizionata dal famigerato mercato, ma abbia le scorte e le tecnologie per intervenire in casi emergenziali. Tutti questi cambiamenti producono opportunità di lavoro utile che vanno agglomerate ove non ci sono occasioni di impiego, cioè il nostro Sud. Ripensando le attività produttive è legittimo riconfigurare le agglomerazioni industriali presenti nei Sistemi Locali del Lavoro con attività di manifattura leggera e tecnologie ad alto valore aggiunto nei settori della mobilità dolce, e della sanità pubblica, così come le tecnologie dell’architettura per prevenire e ridurre il rischio sismico e la qualificazione energetica per ridurre la domanda di energia da fonti fossili.

Per quanto riguarda l’attuale conflitto politico fra i Governi dell’UE circa il tema eurobond si o no, comunque vada le immorali disuguaglianze resteranno dove sono poiché i problemi del meridione non dipendono esclusivamente dalle forme di governo ma dal capitalismo che nega investimenti pubblici in determinati territori, poiché sfruttati e predati. Questa recessione economica sarà utilizzata dagli speculatori dei mercati finanziari come arma di competizione per aumentare la centralizzazione dei capitali nelle mani di imprese sempre più grandi, cioè produrrà una gara dell’élite degenerata per acquisire asset strategici nei Paesi periferici. Il ceto politico dirigente non farà nulla per fermare la speculazione finanziaria mentre le scelte acconsentiranno l’aumento dell’indebitamento pubblico, altra arma di conquista del capitale finanziario, a danno delle presenti e future generazioni. La recessione economica innescata dal contagio di un virus letale partito dalla Cina sarà scaricata sui ceti economicamente più deboli, un classico esempio di ingiustizia sociale. Il capitalismo instaura relazioni violente e materialiste, tutto diventa merce da comprare e vendere, mentre il ceto dominante (i capitalisti) assume per se aree centrali e per altri aree periferiche da sfruttare destinate al sottosviluppo, è ciò che è accaduto al meridione per scelta politica. Ad esempio, resterà il razzismo di Stato che toglie risorse ai cittadini meridionali attribuendone maggiori al Nord, resteranno i problemi delle università meridionali poco attrattive e poco collegate con le imprese sui territori, così come resteranno i ceti dominanti che vivono di rendite parassitarie e così via… La strada del cambiamento è lunga ma solo percorrendola si risolveranno i problemi: prima di tutto abbandonare la fede capitalista! Una priorità strategica è ripristinare la pianificazione osservando le aree urbane e disegnare i sistemi urbani e territoriali attraverso il filtro culturale della bioeconomia, ciò produce grandi indotti lavorativi.

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Coscienza?!

L’emergenza dettata dal covid-19 è creata dal cattivo rapporto dell’uomo con la natura, e la relazione scelta è suggerita principalmente dalla religione capitalista. Forse qualche politicante capirà che la globalizzazione è questa, non solo l’immorale realtà virtuale della finanza che crea e nasconde ricchezze agli Stati (il sistema off-shore) ma le abitudini alimentari. Siamo tutti interconnessi, considerando il fatto che le scelte alimentari di alcuni individui in una parte del pianeta possono determinare l’esistenza di altri, nella parte opposta. Non è la prima volta che la natura cerca di liberarsi dell’uomo, altre volte in passato la macellazione degli animali ha trasmesso virus che hanno compiuto il salto di specie (qui l’articolo scientifico che dimostra l’evoluzione del virus attraverso lo studio del genoma), e in altre occasioni processi industriali hanno innescato rischi sanitari alla popolazione, così come l’industrializzazione violenta dell’uomo sta eliminando specie viventi. Da questo punto di vista, dovrebbe essere noto che una seria e convinta riduzione dei consumi di carne può giovare alla salute umana. Esiste anche un’altra ipotesi della diffusione del covid-19, e cioè quella politica relativa a un’esercitazione militare svoltasi a Wuhan a settembre 2019 circa una simulazione/esercitazione di un contagio batteriologico. Un notiziario del Tg Leonardo della RAI (16 nov 2015) denuncia i rischi di una produzione di coronavirus in laboratorio, sperimentazioni già presenti negli USA ma sospese. La comunità scientifica ci informa del fatto che il covid-19 è naturale poiché classificato dal suo genoma, confermando il salto di specie.

Analogo ragionamento vale per tutta l’economia globalizzata liberista che sfrutta centri di produzione distribuiti sul pianeta, sia per non pagare tasse e sia ridurre i costi affinché gli azionisti possano trarne un maggiore profitto: ad esempio, per produrre gli smartphone si estraggono minerali preziosi sfruttando gli schiavi, così come per la produzione di capi d’abbigliamento firmati: schiavitù e inquinamento. Greenpeace informa sul fatto che «le aziende agrochimiche come Bayer e Syngenta continuano a immettere sul mercato pesticidi chimici di sintesi, potenzialmente dannosi per le api e gli insetti impollinatori. E se le api muoiono, a farne le spese sono l’ambiente, l’agricoltura e il nostro cibo».

Il cattivo rapporto dell’uomo contro la natura non si arresta, e così altri virus attaccheranno la nostra specie. L’industrializzazione ci sta auto distruggendo, e l’assurdità sta nel fatto che noi ci auto definiamo: sapiens … se lo fossimo realmente abbandoneremo la religione capitalista per salvare noi stessi, il pianeta che ci consente di vivere, ed affronteremmo le immorali disuguaglianze economiche, sociali e di riconoscimento per restituire dignità umana a tutti e stimolare opportunità di sviluppo umano per chiunque lo desidera. Se usciamo dal capitalismo possiamo garantire le risorse finite alle future generazioni e risolveremo anche i problemi di cattiva alimentazione: la povertà in Africa, in Sud America, in Asia e l’obesità in Occidente.

 

E’ il capitalismo baby!

Lo spreco delle risorse naturali è una conseguenza di una nota religione chiamata capitalismo, com’è noto da molti secoli, la nostra società è psico programmata da questa credenza ma non riesce ancora a liberarsene poiché il ceto politico dirigente e la cittadinanza fanno fatica a riconoscere contraddizioni e danni sociali e ambientali. Fino ad oggi, ogni “soluzione” proposta è emersa esattamente dallo stesso paradigma culturale dominante e di conseguenza, ovviamente, è risultata fuorviante, inefficace o una presa in giro. Circa sette anni fa, il 12 luglio 2013 a Milano, ho partecipato come relatore per conto del Movimento per la Decrescita Felice ad un incontro promosso dal “Forum Salviamo il Paesaggio Difendiamo i territori” sul tema “consumo di suolo” (Le proposte di legge sul contenimento di suolo a confronto). In quell’occasione riscontrai ottime intenzioni ma gli stessi limiti culturali sopra descritti, poiché si è voluto affrontare un problema politico gestionale di carattere etico e morale con l’approccio scientifico; un punto di vista legittimo e persino corretto ma ingenuo poiché si è voluto raccontare, forse in maniera presuntuosa, che se il ceto politico fosse correttamente educato all’informazione scientifica allora quest’ultimo prenderebbe decisioni migliori. Secondo la mia modesta opinione, questo è un approccio perfetto in ambito scolastico ma del tutto ingenuo e inefficace in ambito pubblico e politico, infatti non si sono avuti risultati. Il ceto politico dominante è perfettamente consapevole dell’esistenza dell’entropia ma se ne frega poiché per le imprese più influenti e potenti sul pianeta conta, prima di tutto, il profitto: la loro avidità. E’ prerogativa delle democrazie liberali fare la banale somma degli interessi privati, anziché far valere i principi morali, e nel nostro caso far prevalere l’interesse generale descritto nella Costituzione. In una società capitalista, la somma degli interessi privati, spesso, si traduce in prevaricazione del ceto economicamente più forte. E così la conseguenza è stata scontata: nulla di fatto; perché non si vuole riconoscere pubblicamente ciò che è evidente a qualunque persona ragionevole: il problema è la religione capitalista che ha mercificato ogni cosa: territorio e persone, e nelle città si declina con la famigerata rendita e il regime giuridico dei suoli. Nel merito del governo del territorio, inoltre si trascura completamente un’altra evidenza, nota soprattutto a urbanisti, geografi urbani, paesaggisti, e cioè che l’armatura urbana italiana è cambiata radicalmente, e che gli attuali confini amministrativi dei Comuni sono del tutto obsoleti e persino dannosi, e poi ancora, l’ormai consolidata riforma sulle autonomie locali ci consegna un’Italia federale che ha favorito l’aumento delle disuguaglianze territoriali anche a causa dall’esistenza di circa 8000 comuni e leggi regionali tutte diverse che producono disuguaglianze di welfare urbano e standard minimi da realizzare. Da un lato si trascurano evidenze di carattere politico, culturale ed etico, e dall’altro si ignora la complessità dell’armatura urbana italiana che necessita di un cambio di scala amministrativo: una riforma degli Enti locali su base territoriale leggendo le strutture urbane dentro i Sistemi Locali del Lavoro (sono 611 quelli rilevati dall’ISTAT). In buona sostanza, il consumo di suolo è l’effetto del capitalismo e non la causa! Parlare pubblicamente “di stop al consumo” è un esercizio demagogico fuorviante, così come credere che nei Consigli regionali e comunali, sieda un ceto politico capace di interpretare uno strumento complesso come un piano regolatore (ovviamente esistono eccezioni di politici che sono architetti, ingegneri oppure sono formati/informati da professionisti), significa credere alle favole poiché è lo stesso ceto politico che favorisce la corruzione morale e materiale proprio attraverso i piani regolatori generali che regalano rendite parassitarie agli immobiliaristi.

La disciplina urbanistica è giovane, poco compresa e spesso edulcorata o assente nei cosiddetti piani regolatori generali che il ceto politico locale utilizzata come piani edilizi per favorire l’accumulazione capitalista privata e non come piani urbanistici per costruire servizi a tutti gli abitanti.

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Una scelta umana, lasciar morire il cancro capitalista!

Un’interessante approccio analitico per tentare di comprendere la società, può essere la scomposizione degli elementi (la cultura individuale, le istituzioni e le leggi, le abitudini, i limiti naturali, la produzione …), e la loro ricomposizione orientati verso l’evoluzione. Non c’è dubbio che esistono elementi più incisivi rispetto ad altri, ed elementi che frenano il processo evolutivo, ad esempio l’ignoranza funzionale (la cultura individuale). La cultura delle persone è senza dubbio l’elemento determinante che costruisce una società, mentre le teorie economiche e le istituzioni limitano i processi evolutivi. Le teorie sociali si “dividono” fra quelle che ritengono la società il risultato di una fusione tra le coscienze individuali (Durkheim), quelle che ritengono la società il risultato di un contratto fra individui a partire dagli interessi (Hobbes, Rousseau), e in fine quelle che pensano alla società come l’effetto dell’interazione tra uomini (Marx, Weber). Tutte queste teorie presuppongono che l’azione dell’individuo sia attivata da un soggetto auto cosciente e razionale. I limiti delle teorie sono che tendono ad autoescludersi creando dualismi, e che l’ordine sociale non può essere condotto esclusivamente all’intenzione soggettiva. Ad esempio, se osserviamo le recenti indagini sulla cultura delle persone, si intuisce che il soggetto auto cosciente e razionale non corrisponde alla maggioranza della società. Sapendo che le società sono dotate di strutture semantiche e cognitive possiamo intuire che senza un’adeguata crescita culturale di una parte importante della popolazione è difficile compiere evoluzioni sociali per migliorare la qualità di vita di tutta la società. Al di là dei livelli di istruzione, bisogna anche riconoscere l’involuzione di parti culturali della società che si muovono solo per interessi personali, e lo fanno a danno di una maggioranza di individui appositamente esclusi dall’opportunità di sviluppo umano.

L’ala capitalista americana post-keynesiana propone modelli economici per tenere in vita il capitalismo quando il sistema riduce la domanda (quando calano i consumi). Le ricette suggerite dagli economisti sono abbastanza note e scontate; in caso di recessione si attiva una politica espansiva per fronteggiare la deflazione del sistema capitalista. Fu un allievo di Keynes, Minsky a spiegare matematicamente l’instabilità del capitalismo, e in funzione di questa instabilità emerse la proposta della scuola post-keynesiana, che si distingue dalle posizioni neo-keynesiane rimaste legate ai modelli teorici neoclassici. I post-keynesiani ritengono che l’offerta di moneta risponde alla domanda (ribaltando la tesi della teoria neoclassica), mentre il fondamento teorico di questa corrente di pensiero poggia sulla domanda effettiva, cioè la produzione è influenzata dalla domanda aggregata (domanda di beni e servizi). I post-keynesiani osservano che il mercato non può raggiungere l’obiettivo della piena occupazione, per tale motivo suggeriscono l’intervento dello Stato, di fatto transitando dalla destra liberale, che sostiene il primato del libero mercato, verso soluzioni socialiste che ridistribuiscono le risorse attraverso la tassazione e le politiche industriali. Da questo punto di vista possiamo ricordare la diffusa disonestà intellettuale degli estimatori di Keynes, poiché fu Marx a spiegare egregiamente il funzionamento del capitale e la sua produzione di disuguaglianze che può essere contrastata dall’azione dello Stato, infine tutti gli economisti ortodossi ignorano la bioeconomia di Nicholas Georgescu-Roegen, poiché demolì la funzione della produzione del capitale, perché sbagliata. Oggi tutto il mondo è capitalista, e in Occidente ha prevalso l’ideologia liberale e neoliberale, convincendo le istituzioni politiche sulla neutralità delle politiche monetarie rispetto al mercato, in questo modo i soggetti politici hanno consegnato sia l’emissione monetaria e sia il controllo del credito al sistema privato bancario. In Oriente, gli Stati emettono moneta per investimenti di interesse generale, il caso più noto è quello della Cina ove esiste un’economia pianificata dal partito comunista che coincide con lo Stato. La storia recente della Russia ci insegna perché a partire dalla perestrojka un sistema socialista rinuncia a se stesso. Liberalismo e socialismo sono entrambi sistemi capitalisti, il primo ritiene che il profitto spetti soprattutto ai privati e il secondo ritiene che lo Stato debba redistribuire i surplus di capitale. Oggi sappiamo che la riforma della perestrojka ha spostato la concentrazione dei capitali dallo Stato ai privati. Più ad oriente, la Cina non rinuncia al controllo centrale e sperimenta un sistema misto con le zone economiche speciali, sin dagli anni ’70, e questa strategia politica di scambio ha stimolato l’agglomerazione di industrie poiché i costi sono molto più ridotti, meno tasse e assenza di diritti sindacali (sfruttamento della schiavitù), mentre la Cina ha potuto aumentare le conoscenze tecnologiche per le proprie università. Oggi la Cina produce i propri brevetti manifatturieri costruendo strumenti tecnologici di alto valore aggiunto.

La fede nel mercato ha favorito la crescita del capitale ma l’ha fatto a danno delle comunità locali, pertanto è auspicabile un sistema economico diverso e non più improntato solo sulla crescita della produttività, che ignora l’entropia e i diritti delle persone. Per evitare errori del passato realizzati anche dallo Stato, oggi possiamo integrare l’approccio post-keynesiano con la bioeconomia, che trasforma l’economia in un sistema di flussi in entrata e in uscita per misurare gli errori della produzione e suggerire la costruzione di un sistema ecologico. In tal senso, le teorie migliori, cioè quelle che leggono e interpretano efficacemente l’attuale capitalismo neoliberista, emergono dalla scuola marxista che ha sviluppato la scuola ecologica, ed è capace di leggere correttamente sia le variazioni spaziali e quindi la circolazione del capitale, ma soprattutto la critica sociale e ambientale sui territori “centrali” e “periferici”.

Poiché le teorie economiche influenzano le azioni delle istituzioni, e le leggi sono coercitive nei confronti dei cittadini, e poiché gli ambienti istituzionali e la pubblicità determinano il comportamento degli individui si conferma il fatto che l’intenzione soggettiva non può costruire un ordine sociale. E’ anche vero che un insieme di azioni di gruppo (associazioni, gruppi di opinione) può cambiare l’ordine sociale (logica della relazione sociale), e persino influenzare gli ambienti istituzionali (elezioni) e del mondo produttivo (boicottaggio di marchi e prodotti). Durante gli ultimi trecento anni di diffusione della religione capitalista la declinazione che ha avuto più successo è quella liberale, oggi ne paghiamo tutta la sua stupidità: guerre, disuguaglianza e povertà. Se nel corso della storia umana avesse prevalso la parte culturale orientale, indiana (in riferimento ai nativi d’America) e aborigena, cioè se avesse prevalso quella cultura umana che ha una prevalenza animista e responsabile verso la natura, non saremmo a dubitare per l’estinzione dei popoli della Terra, ma vivremmo in pace e prosperità.

Le teorie economiche che si rifanno ancora all’obiettivo della crescita della produttività, non riescono a migliorare i loro modelli teorici poiché ignorano le leggi dell’entropia, inoltre sottovalutano l’evoluzione robotica adoperata dalle imprese realizzando l’ennesima incongruenza del capitalismo: lavoro senza lavoratori. La dimostrazione matematica della fallacia della funzione della produzione mostra che l’unica via percorribile è la bioeconomia di Georgescu-Roegen, ed accettare il fatto che l’evoluzione tecnologica sgancia il capitalismo dal lavoro, e quindi è necessario ripensare la società per garantire sostenibilità alle persone che non avranno mai un’occupazione. Il mostro capitalista, oltre all’impiego dei robot, aumenta l’accumulo del capitale grazie al valore fittizio delle azioni, confermando l’ipotesi del crescente distacco del capitale dal lavoro. Una società governata dal mercato, cioè controllata dalle imprese, aumenta i rischi per la nostra specie, poiché aumentano le disuguaglianze che generano frustrazioni, odio e disordini sociali mentre una ristretta élite degenerata, di banchieri e manager, si è assicurata un’esistenza prosperosa. La crescita continua del capitalismo sta distruggendo le risorse indispensabili per la nostra specie, mentre intere comunità ridotte in schiavitù attraverso la gabbia psicologica dell’economia e la violenza degli eserciti.

La recessione aiuta a riflettere circa l’incompatibilità fra capitalismo e specie umana. Lasciamo morire la religione più stupida del mondo e cogliamo l’opportunità dell’evoluzione sociale avviando la transizione sociale, ecologica e politica. La religione della crescita della produttività insita in quella capitalista non è la soluzione, poiché lo scopo della nostra specie non è produrre all’infinito e tanto meno consumare merci inutili. E’ fondamentale decolonizzare l’immaginario collettivo dall’economia che ha mercificato la natura e annichilito le persone, rendendole robot, apatiche, ciniche e violente. L’intero impianto giuridico e costituzionale che ereditiamo dall’epoca industriale favorisce relazioni di mera mercificazione; per questo motivo c’è un grande lavoro giuridico e culturale per ricostruire il senso di libertà, e di comunità, tipico della specie umana che si basa su relazioni di reciprocità e non di mero profitto. Per favorire l’evoluzione sociale è necessario investire in un percorso di conoscenza che porta alla felicità. Dobbiamo costruire una società, un modello sociale, che si ispira ai principi auto poietici, come la rigenerazione dei territori e delle aree urbane attraverso piani e progetti ispirati alla bioeconomia. Per favorirlo dobbiamo agire sul processo di auto coscienza delle persone. Interpreti di una sinistra più vicina al cambiamento furono André Gorz, Jacques Ellul, Ivan Illich, e Pier Paolo Pasolini, furono critici e precursori della società dei consumi, e del ruolo negativo della pubblicità televisiva. Pasolini intuì subito il ruolo negativo che i nuovi media avrebbero assunto per psico programmazione le persone in consumatori passivi, fotografando l’inizio della regressione culturale. Proprio questo è l’elemento chiave, poiché i dati (rilevati da Tullio De Mauro) mostrano l’incapacità di una parte importante della popolazione di comprendere ciò che legge, e l’ignoranza funzionale rallenta il processo di auto coscienza determinante per misurare la libertà degli individui. Lo schiavo perfetto è colui che non sa di esserlo.

Gli USA, che hanno innescato la recessione del sistema capitalista, sono un sistema federale con poteri e ruoli diversi rispetto all’obsoleta UE, e il Congresso americano deliberò proprio politiche espansive per ridurre i rischi della recessione. Se da un lato tali scelte hanno sicuramente ridotto i rischi sociali, queste hanno solo spostato in avanti l’agonia dei ceti meno abbienti. Lo stupido modello produttivo della crescita è stato salvato dalle mance del Congresso per sostenere la domanda interna mentre le risorse del pianeta subiscono il saccheggio delle imprese private a danno di tutta la popolazione mondiale che paga gli stili di vita indotti dalla pubblicità che favorisce i capricci degli occidentali. Le differenze sostanziali fra USA e UE è che i debiti pubblici non sono un problema negli USA, se il Congresso lo desidera più stanziare aiuti di Stato, anche se la prevalente cultura liberale non lo preferisce. L’UE è semplicemente il paradiso per gli ultraliberisti, poiché non solo esiste il “patto di crescita e stabilità” che limita gli investimenti, ma sono vietati gli aiuti di Stato. L’UE è un sistema politico propriamente feudale, poiché le decisioni più importanti sono determinate da organi non eletti dal popolo, e condizionate dalle lobbies. Se in Europa si rimuovesse la stupidità staremo molto meglio.

Dal punto di vista della struttura i modelli UE ed USA coincidono poiché sono strutture politiche di potere basate sul vassallaggio. Il modello americano non è affatto invidiabile per diverse ragioni banali: lo strapotere della Fed e di Wall Street, lo strapotere dell’industria della guerra e delle armi, le enormi disuguaglianze sociali, la povertà degli slums, il razzismo, la pena di morte, la scarsa partecipazione al voto, la sanità privata, l’agri industria che produce merda, la corruzione legalizzata attraverso i finanziamenti delle corporations, che selezionano i candidati, e possiedono i partiti con elezioni primarie truffa. In poche parole il predominio dell’avidità capitalista delle multinazionali americane è il virus che ha contaminato il globo, ha dissolto il comunismo russo, e inoculato la Cina. Il cancro ha colpito anche l’India che in prospettiva supererà la Cina, e queste società orientali, le più grandi al mondo, hanno già programmato l’imitazione degli stili di vita degli occidentali nei loro paesi, di fatto contribuendo a dare un colpo micidiale agli ecosistemi naturali che non potranno sopportare l’aumento della domanda aggregata. Per avere un’idea è sufficiente osservare che la somma della popolazione statunitense ed europea è di circa 820 milioni di abitanti, mentre la somma di Cina e India è di 2,5 miliardi di persone.

Le famigerate politiche espansive (la crescita della produttività) sono la causa della crisi ambientale, sociale ed economica, e l’Europa dovrebbe avere gli elementi culturali per ammetterlo proponendo un nuovo modello sociale e programmando l’uscita dal capitalismo. A mero titolo esemplificativo basti ricordare: l’estrazione di coltan per l’industria delle nuove tecnologie, la pesca industriale dove il 2% dei pescherecci cattura tutto il pescato mondiale (il tonno pinna blu è vicino all’estinzione), l’aumento globale del calcestruzzo per la costruzione di megalopoli, la deforestazione per l’allevamento di carni, la produzione globale di jeans che si realizzano su quattro continenti causando un enorme impatto ambientale. Le resistenze culturali sono grandi, ovviamente, prima di tutto poiché si crede alla scemenza che senza capitalismo non si possa costruire una società, e che tale società, si pensa demagogicamente, debba essere fondata sul lavoro, celando il desiderio recondito di un salario certo e sicuro e nulla di più, mentre altri ambiscono ad accumulare denari ritenendo che questo sia il fine della società. E’ proprio questo il castello psicologico da demolire: l’egoismo indotto dal capitalismo. Poi, una società senza il capitalismo è senza dubbio più serena, e il lavoro, banalmente, continuerà ad esistere poiché c’è molto da trasformare e aggiustare, soprattutto gli errori dell’industrialismo finalizzato alla mera produzione continua (prevenzioni dei rischi idrogeologici e sismici, bonifiche, piani di conservazione e recupero, agricoltura naturale, auto sufficienza energetica …).

Le classi dirigenti politiche occidentali non hanno l’autorevolezza morale per indicare un’evoluzione della specie umana, ma alcune istituzioni culturali, dall’America all’Europa, e anche in Asia hanno gli strumenti teorici e pratici per indicare l’evoluzione. Esistono anche gli strumenti giuridici e finanziari per programmare, pianificare e progettare la transizione. Oltre al necessario riequilibrio del rapporto fra uomo e natura, l’aspetto più straordinario attraverso l’uscita dal capitalismo è l’aumento dell’occupazione utile; si favorirà lo sviluppo umano risolvendo anche i crescenti problemi psicologici degli occidentali costretti in schiavitù in impieghi inutili e sottopagati.

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L’incantesimo svelato

Ho già commentato sul Grande Fratello orwelliano (facebook), a mio modesto parere le ragioni del perché nasce un altro governo liberista. Intanto, un piccolo ante scriptum sul Grande Fratello: donatevi un favore personale, non mettete la vostra vita personale su facebook perché usano quelle informazioni per chiedere i vostri risparmi, i vostri soldi, peggio delle carte di credito. Studiano la vostra vita come fosse un gusto per consigliarvi acquisti di merci inutili, di cui potete fare a meno. Se volete mettere in crisi il Grande Fratello, usate facebook per esprimere la vostra opinione politica, non le frustrazioni perché non serve a nulla, magari chiedendo un cambio radicale della società.

«Perché è nato il Governo Renzi? L’élite sa bene cosa fare e come fare. L’oligarchia europea teleguidata dagli USA sa bene che il progetto euro, figlio della seconda guerra mondiale è a rischio, e che bisogna riportare il consenso nella soglia di controllo. In Italia i “partiti” tradizionali hanno superato quella soglia di controllo avendo perso troppa credibilità politica, e pertanto bisognava anticipare i tempi di Renzi per consentirgli di mettere a segno qualche obiettivo popolare per riprendersi parte dei voti dispersi. In altri paesi europei l’élite sta operando in maniera analoga, produrre decisioni credibili. Se Renzi, prima del prossimo voto elettorale nazionale, porta a casa alcuni obiettivi già apparecchiati, allora l’élite si riprende quella parte di consensi che serve loro nel solco del disegno geopolitico europeista: feudalesimo».

Mentre un’élite degenerata va avanti coi loro programmi di regime, noi cittadini dovremmo scollegare i nostri pensieri dalle figure istituzionali, dalle autorità, perché abbiamo capacità e poteri per autogovernarci sperimentando progettazioni che ci consentono di eliminare questa dipendenza psicologica legata alle autorità (istituzioni “democratiche”, banche, multinazionali, servizi energetici, etc.). Continuiamo a credere, sbagliando, che i politici servano a risolvere problemi, quando non è affatto vero. E’ altrettanto nota la ragione secondo cui la maggior parte degli individui ripone ancora fiducia nelle istituzioni. E’ stato ripetuto l’esperimento Milgram circa il comportamento degli individui sotto una pressione dell’autorità. L’esperimento dimostra come funziona l’obbedienza, e quanto sia “difficile” ribellarsi di fronte a comandi che recano danni agli altri individui; l’esperimento mostra uno sconcertante aumento del cinismo. E’ altrettanto noto che in Italia la maggior parte degli individui non abbia capacità di interpretare correttamente le informazioni che riceve (La cultura degli italiani). Se uniamo il problema dell’ignoranza di ritorno coi risultati dell’esperimento Milgram possiamo renderci conto del perché sia difficile realizzare un cambiamento in Italia, ma non impossibile. Consci di questa situazione possiamo pianificare un’efficace rinascita delle coscienze addormentate, e pertanto sappiamo bene quanto sia importante svelare le credenze (PIL, monetarismo, crescita, petrolio) di una società immorale, e che l’evoluzione si realizza attraverso l’educazione e l’applicazione di modelli sostenibili utili a mostrare un confronto (felicità, bioeconomia, fotosintesi clorofilliana, scienza della sostenibilità). Il modello realizzato stimola curiosità, attenzione e riflessioni.

Alcuni cittadini che guidano imprese e fondi di investimento hanno deciso di applicare i principi delle ESCo (Energy service company)  al fine di realizzare riqualificazioni energetiche dei condomini esistenti, vi sono esperienze a Genova e Piacenza. Altre esperienze sono sparse in Europa e in Italia con ambizioni più importanti, ad esempio diventare produttori e consumatori (prosumer) di energia attraverso public company che gestiscono direttamente i servizi. Valutando attentamente la realtà italiana, disoccupazione e povertà, credo che la strategia più corretta sia la nascita di cooperative ad hoc che ambiscano a rigenerare quartieri popolari. Non possiamo limitarci alla qualificazione energetica, ma dobbiamo puntare all’auto sufficienza energetica grazie all’impiego di un mix tecnologico, sfruttando le fonti alternative e scambiando  i surplus energetici in una rete intelligente, tutto ciò è alla portata di tutti grazie alla corretta coordinazione delle azioni (cooperative) ed una buona gestione sia del credito che del risparmio. Queste azioni possono diventare un piano industriale, così come possono rappresentare l’azione, lo stimolo di cittadini ben organizzati, ben informati, che avviano dal basso la rigenerazione del proprio edificio, del proprio quartiere e della propria città. Gli esempi virtuosi abbondano, a partire dalle prime garden city fino ad Arcosanti di Paolo Soleri e la rivoluzione dell’energia dei cittadini di Schönau,  da Torraca (SA) la prima city Led al mondo passando per i quartieri autosufficienti fino alle città che stanno scoraggiando l’uso di inutili automobili.

Tornando sul piano politico generale, per l’Italia, oltre che l’auto sufficienza energetica, è ovvio che sia determinante finanziare un piano di prevenzione nazionale circa il rischio sismico e intervenire sul patrimonio storico-artistico con interventi di miglioramento e adeguamento, poiché si rende necessario applicare la prassi della manutenzione, presupposto primario della prevenzione. Non penso che la classe dirigente sia all’altezza del compito da svolgere per ragioni abbastanza evidenti, sono tutti coinvolti nell’ideologia della crescita, una religione materialista e nichilista che sta distruggendo l’identità del nostro Paese. Per realizzare il disegno della rigenerazione è necessario risvegliare le coscienze, per farlo dobbiamo puntare sulla bellezza e sulla cultura, non esiste altra via.

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Siamo ciò che facciamo

Siamo ciò che mangiamo, ma nulla è determinato. Piuttosto, siamo ciò che facciamo e possiamo essere ciò che sogniamo. L’attuale società è immorale, sbagliata, gerarchizzata; ci sono individui che si credono capi e sprecano risorse umane in base alla propria avidità, al proprio ethos infantilistico indotto da un sistema obsoleto (scuola, università, media) poiché questa società distrugge la creatività umana e forma individui addomesticati.

Possiamo creare un nuovo sistema “ambientale” per aiutare il reale sviluppo umano, possiamo prevenire gli errori di questa società profondamente sbagliata. L’ambiente è ciò che influenza gli individui, ma gruppi di individui possono mutare l’ambiente stesso, dipende solo dalla volontà politica, dall’etica, dalla determinazione, dalla coscienza e dalla consapevolezza dei gruppi (massa critica) che possono ribaltare la piramide di potere e realizzare una comunità diversa da quella attuale.

Nella sostanza possiamo mutare i nostri comportamenti, abbiamo tutte le facoltà per farlo e possiamo produrre cambiamenti virtuosi per ripensare la comunità.

I sistemi di controllo (istituzioni bancarie, SpA, scolastiche, e rappresentative) manipolano la percezioni della realtà per impedire il risveglio delle coscienze, ma un nuovo sistema, la rete internet, sta stimolando la condivisione delle idee e gruppi di cittadini stanno sperimentano “nuovi” comportamenti sociali e politici per applicare un cambio di paradigma culturale. Queste nuove esperienze di vita rispecchiano nuovi schemi mentali che rendono obsoleti i precedenti per mezzo del confronto.

Una priorità determinante per realizzare una società umana è ripensare il sistema educativo e formativo scolastico italiano con lo scopo di raggiungere un obiettivo opposto del sistema attuale: formare cittadini, creativi, coscienti e liberi. La qualità della vita dipende, prioritariamente, dallo sviluppo infantile e dall’ambiente che condiziona bambini e adolescenti.

La natura umana non è competitività, ma cooperativa. Una società che si sviluppa sulla concorrenza, la nostra, è praticamente un’invenzione, un’ideologia religiosa, una distorsione della natura umana che produce i disagi sociali che vediamo tutti i giorni. I comportamenti umani dannosi sono creati da stimoli esterni negativi realizzati dai sistemi controllo (istituzioni bancarie, SpA, scolastiche, e rappresentative). La crisi attuale è il risultato di segnali costanti, quotidiani, per impedire una sconnessione dal sistema obsoleto e sbagliato. Diversi gruppi di cittadini si stanno scollegando dai sistemi di controllo ed è necessario far crescere questa massa critica.

La felicità è una percezione soggettiva collegata alla nostra coscienza, allo sviluppo della nostra creatività e alle nostre capacità individuali rispetto ai nostri sogni.

Gli attuali indicatori (PIL, espansione monetaria e petrolio) imposti dai dogmi dei sistemi di controllo sono immaginati per soddisfare unicamente l’avidità delle SpA, dunque viviamo secondo paradigmi sbagliati e fuorvianti. Le istituzioni attuali perseguono priorità obsolete, stupide (acquisti compulsivi), folli, inefficienti (obsolescenza pianificata), immorali e contro gli esseri umani. Ricordiamoci che la sostenibilità delle merci è l’opposto della crescita economica. Eliminare il cancro cancella milioni di posti di lavoro, eliminare gli eserciti cancella milioni di posti di lavoro.

E’ sempre più evidente che i Governi eseguono ordini presi altrove. Alle prossime elezioni non si sceglierà fra gli schieramenti obsoleti destra e sinistra perché è chiaro che sono due facce della stessa medaglia. Alle prossime elezioni si sceglierà fra feudalesimo e libertà, fra dittatura e democrazia, fra SpA e Stato sociale, fra neoliberismo ed economia reale.

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(Ri)Lanciare l’economia reale col buon senso, 11 gennaio 2012
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