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Posts Tagged ‘moneta’

impero_della_vergognaSe fossimo curiosi e avessimo la capacità e la lucidità di osservare la nostra società, tutto ci apparirà più chiaro, più semplice e immediato, per scoprire il vicolo cieco in cui ci siamo infilati con le nostre gambe, o sarebbe meglio dire con la nostra stupidità. La monarchia è oggi! In tutto l’Occidente possiamo osservare la trasformazione sociale, e come i nostri sistemi di governo chiamati inopportunamente democratici, sono un’evoluzione del vassallaggio già presente nella nostra società. E’ “bastato” inoculare la religione capitalista, per circa trecento anni, nel pensiero degli occidentali e far credere loro che per vivere necessitano tre cose: la proprietà privata, il lavoro e i soldi. Per millenni la specie umana, e molti lo fanno ancora, ha vissuto in funzione delle leggi della natura. Per millenni l’evoluzione umana è stata determinata dalle conoscenze legate all’uso razionale delle risorse, basti pensare all’agricoltura e all’architettura.

Osservando e studiando la geografia umana prendiamo atto che le forme di governo occidentali chiamate democrazie rappresentative non hanno alcuna autonomia di pensiero sulla politica, quella vera, cioè sull’uso del territorio e delle risorse, ma sono l’espressione di un pensiero unico abbastanza noto: capitalismo; a sua volta diviso in due correnti di pensiero facenti parte dello stesso piano ideologico: la crescita continua della produttività. Il pianeta è concretamente sfruttato dalle notissime multinazionali. In questo disegno generale, la specie umana è solo una funzione strumentale che può essere utile o meno alla religione capitalista. Prima dell’invenzione della religione capitalista la società inventò le cosiddette istituzioni e sperimentò anche le prime forme di governo, la storia insegna come nacquero i primi imperi e l’uso degli eserciti in funzione della cultura imperialista dell’epoca (colonialismo). Oggi le guerre sono aumentate ma si svolgono in maniera diversa tranne una: la guerra economica e monetaria. Anch’essa è invenzione del capitalismo, e una delle prime guerre monetarie fu l’indipendenza degli Stati Uniti, altre seguirono come la guerra di annessione del Sud Italia al Nord, che favorì l’istituzione della banca d’Italia dopo lo scandalo della Banca romana. Oggi le unioni monetarie si fanno ancora attraverso le guerre, ma anche attraverso le democrazie rappresentative: Unione europea ed euro zona; anche se questa è il frutto della seconda guerra mondiale. Dopo l’impero romano, oggi esiste l’impero d’Occidente USA-UE, e la manifestazione più chiara è il cosiddetto accordo economico transatlantico figlio del WTO, che promuove la creazione di un unico impero commerciale globale.

L’élite di potere, nel corso del Novecento è stata capace di spostare le leve dei comandi dai livelli più bassi – comuni, regioni, stati – verso quelli più alti – Unione europea e NATO. E l’ha fatto legalizzando un processo decisionale della politica tipico delle società feudali. L’élite ha saputo far accettare a tutte le classi politiche che quello fosse un percorso democratico quando è l’esatto opposto. Il processo decisionale adottato dall’UE è fra i più disonesti e dispotici sistemi che uno possa immaginare poiché, come accade negli USA, le imprese private organizzate in lobbies sono fisicamente presenti presso le istituzioni, e influenzano efficacemente le decisioni su ogni argomento che ricade sui cittadini, mentre l’esecutivo, cioè Commissione e Consiglio, prevale sul Parlamento. Una direttiva europea ricade su tutti i cittadini e sui Comuni italiani. Nei singoli Stati, i Comuni, le Regioni e i Parlamenti nazionali sono solo luoghi per inserire o i burattini dell’élite locale o individui ignoranti e quindi manovrabili, poiché in quei luoghi non si deve fare politica ma rappresentare una finzione scenica per gli elettori.

Sono trascorsi decenni da quando la politica è stata spostata fuori le istituzioni e lontana dai media che invece sono pagati per rappresentare una messa in scena. Sin dai primi secoli del Novecento e come evoluzione delle compagnie del Seicento, la politica vera è svolta dalle imprese di profitto. Energia, cibo, industria, e governo del territorio sono argomenti di discussione nelle multinazionali. I piani imperiali sono trasmessi ai burattini affinché gli affari privati possano consolidarsi e spostarsi, a seconda delle occasioni e della disponibilità delle risorse del pianeta sottratte alla sovranità dei popoli, già molti secoli fa attraverso l’invenzione giuridica della proprietà privata e l’invenzione della moneta.

Il 4 dicembre 2016 gli italiani sono chiamati a votare su una proposta di riforma della Costituzione repubblicana attraverso referendum confermativo. Milioni di elettori che non hanno mai letto la Costituzione, ma conservano il diritto al voto, “decideranno” di votare SI o NO. E’ tutta qui la forza dell’élite capitalista che ha privatizzato il pianeta, milioni di individui resi più poveri dal pensiero unico neoliberale e incapaci di scegliere poiché hanno problemi cognitivi. Nichilismo e apatia politica sono responsabili della nostra condizione. In tutto l’Occidente gli ultimi sono l’oggetto della predazione politica e delle imprese, e sono divisi poiché facilmente addomesticati dal linguaggio mediatico e dai politicastri.

Eppure basterebbe davvero poco per migliorare la propria condizione di vita: abbandonare la religione capitalista e cominciare a sperimentare. Gli ultimi sono milioni di individui, che insieme possono tornare a essere cittadini per vivere in libertà e prosperità. Per fare ciò dovranno cominciare a occuparsi di politicauso del territorio e delle risorse.

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Leggere ci aiuta

Da anni leggo e cerco di aggiornarmi per capire una disciplina che determina negativamente la nostra esistenza. Ho letto diversi testi che riguardano la moneta e l’economia, facendomi una certa idea di questa religione, poiché oggi più che mai questi argomenti condizionano la nostra esistenza, nonostante non debba esser così, ahi noi è così, nonostante la vita su questo pianeta sia determinata dalla fotosintesi clorofilliana. Per chi come me, non ha studiato economia, ma percepisce che gli strumenti di questa disciplina ci colpiscono negativamente, vorrei consigliare tre letture: Galbraith, Galloni e Shaxson.

Galbraith storia dell'economia

Galloni l'economia imperfetta

Shaxson le isole del tesoro

E’ la conoscenza che ci rende liberi. Il testo di Andrè Gorz vi consentirà di osservare l’economia con gli occhi della specie umana.

Gorz Ecologica

Buona lettura!

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Premessa necessaria: tutto il pensiero politico del mondo Occidentale è succube di una religione, nel senso proprio del termine, cioè succube di una credenza delle teorie economiche liberali, veri dogmi al pari del corano, della bibbia e dei dodici comandamenti, e su questa alchimia si decidono le linee politiche globali e dell’UE. Fatta questa premessa è evidente che fuori dalle credenze, e dentro una visione razionale sia il debito e sia le pensioni non sono affatto un problema. Il debito è una questione giuridica e le pensioni sono un problema aritmetico inventato dall’economia liberale che nasce dalle teorie monetariste del pensiero macroeconomico sviluppatosi a Chicago nella famigerata scuola di Milton Friedman, erede di Adam Smith e Friedrich von Hayek. La teoria liberale aveva la necessità di affermare una credenza strategica, e cioè raccontare la favola della “neutralità delle politiche monetarie” per sottrarre potere allo Stato di creare moneta, e assegnare tale potere a istituti privati. In un sistema capitalista quale il nostro, una volta gambizzato lo Stato dei propri arti naturali è chiaro che l’obiettivo dei liberali è raggiunto, poiché popoli e comunità sono tutti sotto il ricatto del mercato, controllato da banche private e imprese che possono accumulare capitali e distribuirli a chi lo desiderano. Nell’attuale sistema i Governi stampano Titolo di Stato acquistati da soggetti autorizzati a comprare tali Titoli di debito/credito, è una mera convenzione che costringe gli Stati a indebitarsi nei confronti dei creditori poiché il valore della moneta è coperta dalla fiducia degli acquirenti. In questo sistema è evidente il rischio del ricatto, e così la libertà dello Stato non esiste.

Poiché l’UE è un’organizzazione inventata dalle imprese, per affrontare il problema delle pensioni l’élite programma l’ingresso di nuova schiavitù sul territorio europeo. Tale schiavitù assolve a due compiti: competitività interna (svalutazione salariale) che favorisce anche una certa rilocalizzazione delle produzioni di merci inutili e poi contribuisce a immettere risorse monetarie nella contabilità pubblica. E’ evidente che questo genera enormi conflitti sociali e culturali poiché nuova schiavitù interna al territorio europeo non è integrazione ma deportazione. Buona parte degli osservatori, con un sottile linguaggio razzista, crede che la nuova schiavitù sarà indirizzata negli impieghi che i giovani italiani non vogliono fare, in realtà la nuova schiavitù entrerà anche negli impieghi di ufficio attraverso la svalutazione salariale che consente maggiori profitti ai dirigenti. E’ una politica razziale dell’élite dei colletti bianchi che testimonia la regressione culturale della società moderna, riprendendo la divisione di classe che nacque nel mondo classico, si diffuse nella Roma imperiale e proseguì per l’Inghilterra vittoriana fino alla nascita della borghesia.

In un sistema normale, dove lo Stato possiede una banca centrale e stampa moneta propria, il debito è un’invenzione fittizia e non è necessario ripagarlo, poiché lo Stato è indebitato con se stesso, ed è quindi solo una soglia virtuale per controllare il mercato. Fuori dal mondo Occidentale, gli Stati agiscono proprio in questo mondo. Basti osservare che per alcuni Paesi il debito alto non è un problema e i livelli di disoccupazione sono più bassi rispetto all’Italia, non è un caso.

In un sistema ottimale, non c’è alcuna necessità della convenzione dei Titoli di Stato scambiati con una moneta debito, poiché la creazione della moneta avviene a credito. Si supera la credenza liberale che racconta la favola della neutralità della moneta, poiché così non è nella realtà, in quanto la creazione della moneta è figlia dell’attività creditizia, cioè endogena al sistema e non esogena. In questo momento, in Italia e non solo, circola poca moneta rispetto alla realtà economia, cioè rispetto agli scambi di servizi e beni per le attività che si devono svolgere per soddisfare necessità: rigenerazione urbana, bonifiche dei territori, agricoltura, conservazione, prevenzione dal rischio sismico e idrogeologico etc.  Lo Stato possiede una banca centrale e stampa moneta propria rispetto alla reale attività economica e decide gli investimenti pubblici per tutelare il benessere dei cittadini e non per assecondare i capricci degli interessi privati spinti dalla propria avidità. In questo contesto culturale è evidente che anche il ciclo di pagamento delle pensioni condizionate dalla demografia di un paese, dal numero degli occupati e dal numero dei pensionati, non esiste più, poiché la differenza coperta dalla fiscalità generale, che aumenta il debito pubblico nel sistema esogeno, invece nel sistema endogeno il “problema” è già risolto.

E’ evidente che nel sistema endogeno si risolve anche il problema dell’occupazione e della povertà, creata proprio dalle teorie monetariste liberali che si basano proprio sulla disuguaglianza dei poteri sottratti agli Stati. Un esempio evidente è proprio l’UE, cioè il paradiso degli ultraliberisti.

La moneta non è né di destra e né di sinistra. La moneta è solo uno strumento e nel corso dei secoli è stata usata, e ancora oggi viene considerata, sbagliando, come un elemento di ricchezza ma è solo un inganno, poiché la moneta non è ricchezza ma lo strumento dell’élite e del potere per addomesticare e schiavizzare i popoli. La conoscenza è ricchezza. La moneta è un’invenzione dell’uomo ma soprattutto di una categoria particolare di individui che non intende lavorare, nel senso fisico del termine, ma attraverso questo strumento crea ricchezza dal nulla, nella concezione moderna di ricchezza, cioè accumulando e prestando danaro, sia attraverso la finanza, il sistema del prestito e l’espansione monetaria. La vita su questo pianeta è determinata dalla fotosintesi clorofilliana ma la stupidità dell’uomo economico è utile per assoggettare e schiavizzare milioni di persone costrette in un sistema sociale dotato di istituzioni pubbliche che non funzionano secondo le leggi della natura, ma secondo l’influenza di un regime giuridico autoritario scritto dal cosiddetto legislatore e costringe le persone a sviluppare competitività, odio reciproco, distruzione degli ecosistemi e accumulo di merci inutili. All’interno del sistema economico tutto è merce, le persone sono merce, il territorio è merce e l’obiettivo non è la felicità delle persone ma l’accumulo continuo, cioè la crescita continua che ignora l’entropia e distrugge l’ecosistema indispensabile per la sopravvivenza umana. Tutto ciò accade attraverso lo scambio e l’accumulo di moneta prestata a debito, sia alle istituzioni e sia ai cittadini, privati di uno strumento che dovrebbe solo misurare gli scambi piuttosto che essere percepita come ricchezza. In un sistema economico come il nostro, stiamo diventando poveri poiché i nostri bisogni necessari sono divenuti merce quindi fruibili solo con la moneta. Il contadino che soddisfa i propri bisogni auto producendoli è molto più ricco di noi schiavi economici poiché non dipende dal mercato ma dalla natura. E’ necessario orientare le città copiando il modello economico della natura uscendo dal monetarismo.

Oggi il mondo è diviso fra il mondo Occidentale ove la moneta è prestata agli Stati facendoli indebitare nei confronti di soggetti privati, SpA, e il resto del mondo ove il debito non è verso le banche private ma con gli Stati stessi. Un’ulteriore divisione all’interno del mondo Occidentale è determinata dall’idiozia del sistema euro, ove oltre all’usurpazione della sovranità monetaria si aggiungono criteri economici che danneggiano il sistema produttivo dei cosiddetti paesi periferici, impoveriti dal sistema stesso e spinti a delocalizzare le fabbriche per inseguire maggiori profitti.

Il problema dell’euro zona è sia l’usurpazione della sovranità monetaria e sia la stupidità dei criteri economici inadeguati per i periodi di recessione come quello innescato, nel 2008, dall’industria finanziaria fuori controllo: le banche e il mondo offshore. O la moneta torna ad essere strumento a servizio degli Stati, e cioè dei popoli, oppure le schifose diseguaglianze fra l’élite degenerata e le persone salariate, condurranno i popoli stessi a una disgregazione sociale ancora più forte che favorirà un’instabilità sociale tale da creare una ribellione incontrollata. La moneta non è né di destra o né di sinistra, e la decisione di sviluppare un sistema europeo così ignobile è stata una volontà politica sia delle destre e sia delle cosiddette sinistre, che guardando con maggiore attenzione di sinistra non hanno proprio niente, poiché nell’Ottocento quando nacque la sinistra le sue origini culturali proponevano di tutelare i popoli, cioè gli ultimi, sfruttati dal capitalismo e dall’industrialismo. La sinistra che abbiamo visto negli ultimi trent’anni ha voltato le spalle agli ultimi per frequentare i salotti dei banchieri e sposare l’ideologia del pensiero dominate: il neoliberismo. E’ indubbio che una moneta debito come l’euro e le politiche europee siano l’espressione delle idee liberali di Ricardo, Smith, e von Hayek cioè la vittoria delle destre.

Pertanto l’euro zona dovrebbe ripristinare la sovranità monetaria e avviare un nuovo sistema economico basato sulla bioeconomia per uscire dall’accumulo di merci inutili e offrire una prospettiva di felicità ai popoli ponendo l’obiettivo dello sviluppo umano e non più la stupida crescita continua, impossibile in un pianeta dalle risorse finite.

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Un’interessante approccio analitico può essere la scomposizione degli elementi (la cultura individuale, le istituzioni e le leggi, le abitudini, i limiti naturali, la produzione …) che caratterizzano la società, e la loro ricomposizione orientati verso l’evoluzione. Non c’è dubbio che esistono elementi più incisivi rispetto ad altri, ed elementi che frenano il processo evolutivo. La cultura delle persone è senza dubbio l’elemento determinante che costruisce una società, mentre le teorie economiche e le istituzioni limitano i processi evolutivi. Le teorie sociali si “dividono” fra quelle che ritengono la società il risultato di una fusione tra le coscienze individuali (Durkheim), quelle che ritengono la società il risultato di un contratto fra individui a partire dagli interessi (Hobbes, Rousseau), e in fine quelle che pensano alla società come l’effetto dell’interazione tra uomini (Marx, Weber). Tutte queste teorie presuppongono che l’azione dell’individuo sia attivata da un soggetto auto cosciente e razionale. I limiti delle teorie sono che tendono ad autoescludersi creando dualismi, e che l’ordine sociale non può essere condotto esclusivamente all’intenzione soggettiva. Ad esempio, se osserviamo le recenti indagini sulla cultura delle persone, si intuisce che il soggetto auto cosciente e razionale non corrisponde alla maggioranza della società. Sapendo che le società sono dotate di strutture semantiche e cognitive possiamo intuire che senza un’adeguata crescita culturale di una parte importante della popolazione è difficile compiere evoluzioni sociali per migliorare la qualità di vita di tutta la società. Al di là dei livelli di istruzione, bisogna anche riconoscere l’involuzione di parti culturali della società che si muovono solo per interessi personali, e lo fanno a danno di una maggioranza di individui appositamente esclusi dall’opportunità di sviluppo umano.

L’ala capitalista americana post-keynesiana propone modelli economici per tenere in vita il capitalismo quando il sistema riduce la domanda (quando calano i consumi). Le ricette suggerite dagli economisti sono abbastanza note e scontate, in caso di recessione si attiva una politica espansiva per fronteggiare la deflazione del sistema capitalista. Fu un allievo di Keynes, Minsky a spiegare matematicamente l’instabilità del capitalismo, e in funzione di questa instabilità emerse la proposta della scuola post-keynesiana, che si distingue dalle posizioni neo-keynesiane rimaste legate ai modelli teorici neoclassici. I post-keynesiani ritengono che l’offerta di moneta risponde alla domanda (ribaltando la tesi della teoria neoclassica), mentre il fondamento teorico di questa corrente di pensiero poggia sulla domanda effettiva, cioè la produzione è influenzata dalla domanda aggregata (domanda di beni e servizi). I post-keynesiani osservano che il mercato non può raggiungere l’obiettivo della piena occupazione, per tale motivo suggeriscono l’intervento dello Stato, di fatto transitando dalla destra liberale, che sostiene il primato del libero mercato, verso soluzioni socialiste che ridistribuiscono le risorse attraverso la tassazione e le politiche industriali.

Poiché le teorie economiche influenzano le azioni delle istituzioni, e le leggi sono coercitive nei confronti dei cittadini, e poiché gli ambienti istituzionali e la pubblicità determinano il comportamento degli individui si conferma il fatto che l’intenzione soggettiva non può costruire un ordine sociale. E’ anche vero che un insieme di azioni di gruppo (associazioni, gruppi di opinione) può cambiare l’ordine sociale (logica della relazione sociale), e persino influenzare gli ambienti istituzionali (elezioni) e del mondo produttivo (boicottaggio di marchi e prodotti). Durante gli ultimi trecento anni di diffusione della religione capitalista la declinazione che ha avuto più successo è quella liberale, oggi ne paghiamo tutta la sua stupidità, che produce guerre, disuguaglianza e povertà. Se nel corso della storia umana avesse prevalso la parte culturale orientale, indiana (in riferimento ai nativi d’America) e aborigena, cioè se avesse prevalso quella cultura umana che ha una prevalenza animista e responsabile verso la natura, non saremmo a dubitare per l’estinzione dei popoli della Terra, ma vivremmo in pace e prosperità.

Le teorie economiche che si rifanno ancora all’obiettivo della crescita della produttività, non riescono a migliorare i loro modelli teorici poiché ignorano le leggi dell’entropia. La dimostrazione matematica della fallacia della funzione della produzione mostra che l’unica via percorribile è la bioeconomia di Georgescu-Roegen. Inoltre, la recente evoluzione del mostro capitalista che aumenta l’accumulo del capitale grazie al valore fittizio delle azioni e l’evoluzione robotica e informatica, conferma l’ipotesi del crescente distacco del capitale dal lavoro, e conferma l’aumento dei rischi dell’esistenza della nostra specie, poiché i capricci di una ristretta élite degenerata, di banchieri e manager, perseguendo la crescita continua distrugge le risorse indispensabili per la nostra specie, e influenza la vita e la morte di intere comunità ridotte in schiavitù attraverso la gabbia psicologica dell’economia e la violenza degli eserciti.

La recessione aiuta a riflettere circa l’incompatibilità fra capitalismo e specie umana. Lasciamo morire la religione più stupida del mondo e cogliamo l’opportunità dell’evoluzione sociale avviando la transizione sociale, ecologica e politica. La religione della crescita della produttività insita in quella capitalista non è la soluzione, poiché lo scopo della nostra specie non è produrre all’infinito e tanto meno consumare merci inutili. E’ fondamentale decolonizzare l’immaginario collettivo dall’economia che ha mercificato la natura e annichilito le persone, rendendole robot, apatiche, ciniche e violente. L’intero impianto giuridico e costituzionale che ereditiamo dall’epoca industriale favorisce relazioni di mera mercificazione; per questo motivo c’è un grande lavoro giuridico e culturale per ricostruire il senso di libertà, e di comunità, tipico della specie umana che si basa su relazioni di reciprocità e non di mero profitto. Per favorire l’evoluzione sociale è necessario investire in un percorso di conoscenza che porta alla felicità. Dobbiamo costruire una società, un modello sociale, che si ispira ai principi auto poietici, come la rigenerazione dei territori e delle aree urbane attraverso piani e progetti ispirati alla bioeconomia. Per favorirlo dobbiamo agire sul processo di auto coscienza delle persone. Interpreti di una sinistra più vicina al cambiamento furono André Gorz, Jacques Ellul, Ivan Illich, e Pier Paolo Pasolini, furono critici e precursori della società dei consumi, e del ruolo negativo della pubblicità televisiva. Pasolini intuì subito il ruolo negativo che i nuovi media avrebbero assunto per psico programmazione le persone in consumatori passivi, fotografando l’inizio della regressione culturale. Proprio questo è l’elemento chiave, poiché i dati (rilevati da Tullio De Mauro) mostrano l’incapacità di una parte importante della popolazione di comprendere ciò che legge, e l’ignoranza funzionale rallenta il processo di auto coscienza determinante per misurare la libertà degli individui. Lo schiavo perfetto è colui che non sa di esserlo.

Gli USA, che hanno innescato la recessione del sistema capitalista, sono un sistema federale con poteri e ruoli diversi rispetto all’obsoleta UE, e il Congresso americano deliberò proprio politiche espansive per ridurre i rischi della recessione. Se da un lato tali scelte hanno sicuramente ridotto i rischi sociali, queste hanno solo spostato in avanti l’agonia dei ceti meno abbienti. Lo stupido modello produttivo della crescita è stato salvato dalle mance del Congresso per sostenere la domanda interna mentre le risorse del pianeta subiscono il saccheggio degli ecosistemi a danno di tutta la popolazione mondiale che paga gli stili di vita indotti dalla pubblicità che favorisce i capricci degli occidentali. Le differenze sostanziali fra USA e UE è che i debiti pubblici non sono un problema negli USA, se il Congresso lo desidera più stanziare aiuti di Stato, anche se la prevalente cultura liberale non lo preferisce. L’UE è semplicemente il paradiso per gli ultraliberisti poiché non solo esiste il “patto di crescita e stabilità” che limita gli investimenti, ma sono vietati gli aiuti di Stato. L’UE è un sistema propriamente feudale poiché le decisioni più importanti sono determinate da organi non eletti dal popolo, e condizionate dalle lobbies. Se in Europa si rimuovesse la stupidità staremo molto meglio.

Dal punto di vista della struttura i modelli UE ed USA coincidono poiché sono strutture politiche di potere basate sul vassallaggio. Il modello americano non è affatto invidiabile per diverse ragioni banali: lo strapotere della Fed e di Wall Street, lo strapotere dell’industria della guerra e delle armi, le enormi disuguaglianze sociali, la povertà degli slums, il razzismo, la pena di morte, la scarsa partecipazione al voto, la sanità privata, l’agri industria che produce merda, la corruzione legalizzata attraverso i finanziamenti delle corporations, che selezionano i candidati, e possiedono i partiti con elezioni primarie truffa. In poche parole il predominio dell’avidità capitalista delle multinazionali americane è il virus che ha contaminato il globo, ha dissolto il comunismo russo, e inoculato la Cina. Il cancro ha colpito anche l’India che in prospettiva supererà la Cina, e queste società orientali, le più grandi al mondo, hanno già programmato l’imitazione degli stili di vita degli occidentali nei loro paesi, di fatto contribuendo a dare un colpo micidiale agli ecosistemi naturali che non potranno sopportare l’aumento della domanda aggregata. Per avere un’idea è sufficiente osservare che la somma della popolazione statunitense ed europea è di circa 820 milioni di abitanti, mentre la somma di Cina e India è di 2,5 miliardi di persone.

Le famigerate politiche espansive (la crescita della produttività) sono la causa della crisi ambientale, sociale ed economica, e l’Europa dovrebbe avere gli elementi culturali per ammetterlo proponendo un nuovo modello sociale e programmando l’uscita dal capitalismo. A mero titolo esemplificativo basti ricordare: l’estrazione di coltan per l’industria delle nuove tecnologie, la pesca industriale dove il 2% dei pescherecci cattura tutto il pescato mondiale (il tonno pinna blu è vicino all’estinzione), l’aumento globale del calcestruzzo per la costruzione di megalopoli, la deforestazione per l’allevamento di carni, la produzione globale di jeans che si realizzano su quattro continenti causando un enorme impatto ambientale. Le resistenze culturali sono grandi, ovviamente, prima di tutto poiché si crede alla scemenza che senza capitalismo non si possa costruire una società, e che tale società, si pensa demagogicamente, debba essere fondata sul lavoro, celando il desiderio recondito di un salario certo e sicuro e nulla di più, mentre altri ambiscono ad accumulare denari ritenendo che questo sia il fine della società. E’ proprio questo il castello psicologico da demolire: l’egoismo indotto dal capitalismo. Poi, una società senza il capitalismo è senza dubbio più serena, e il lavoro, banalmente, continuerà ad esistere poiché c’è molto da trasformare e aggiustare, soprattutto gli errori dell’industrialismo finalizzato alla mera produzione continua (prevenzioni dei rischi idrogeologici e sismici, bonifiche, piani di conservazione e recupero, agricoltura naturale, auto sufficienza energetica …).

Le classi dirigenti politiche occidentali non hanno l’autorevolezza morale per indicare un’evoluzione della specie umana, ma alcune istituzioni culturali, dall’America all’Europa, e anche in Asia hanno gli strumenti teorici e pratici per indicare l’evoluzione. Esistono anche gli strumenti giuridici e finanziari per programmare, pianificare e progettare la transizione. Oltre al necessario riequilibrio del rapporto fra uomo e natura, l’aspetto più straordinario attraverso l’uscita dal capitalismo è l’aumento dell’occupazione utile; si favorirà lo sviluppo umano risolvendo anche i crescenti problemi psicologici degli occidentali costretti in schiavitù in impieghi inutili e sottopagati.

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Il più grande limite culturale che impedisce l’evoluzione nelle nostre città è l’economia, e meglio ancora, la famigerata ricerca dei fondi per le necessarie e non più procrastinabili trasformazioni urbane, e così amministratori, imprese e progettisti dovrebbero vestirsi da archeologici alla ricerca del sacro graal: il danaro. L’attuale società è stata psico programmata dal capitalismo che introduce una domanda sbagliata insita a ogni pensiero e azione degli individui: quanto costa? La vera domanda che dovremmo porci non è se ci sono i soldi per farlo, ma ci sono le risorse per farlo? Buona parte delle persone non conosce la differenza fra i concetti di valore, costi e prezzi, e spesso anche la classe dirigente confonde le cose sempre a vantaggio del profitto dei soggetti privati e a danno dell’interesse generale, poiché si preferisce favorire la famigerata crescita che abbisogna di mercificare tutto. Le democrazia liberali, come la nostra, misurano lo stupido prodotto interno lordo e sostituiscono le relazioni umane con quelle mercantili votate all’accumulo senza uno scopo etico. E’ necessario che una nuova società si occupi di sviluppare una condotta etica e rispettare le risorse che sono i limiti naturali, valorizzando le capacità creative delle persone, finalizzate a creare occupazione utile e non l’occupazione in senso generale.

Le piramidi di Giza? Senza la schiavitù non si sarebbero mai costruite. La bellezza greca e la Roma imperiale che hanno dettato l’ordine architettonico in tutto il mondo? Senza la schiavitù non avremmo mai ereditato tale ricchezza. Il Rinascimento? Senza la schiavitù nessuno avrebbe mai visto le opere di Brunelleschi e ciò che ne seguì. La Parigi di Haussmann che in tanti ammirano? Senza le prime operazioni finanziarie e la schiavitù non si sarebbe mai costruita. La guerra d’indipendenza negli USA? Gli schiavi deportati dall’Africa arricchivano gli Stati del Sud. Tutte le compagnie (britannica, francese, olandese, spagnole e portoghesi) che si formarono nei paesi occidentali si sono arricchite rapinando e sfruttando la schiavitù, questo è il capitalismo. Le più grandi multinazionali di oggi sono l’espressione più efficiente del capitalismo mercantile sorto con le compagnie.

La bellezza che ammiriamo è stata progetta dagli architetti dell’epoca ma costruita dagli schiavi. I processi “amministrativi” erano coordinati dai Re o dagli imperatori. I veri costi sostenuti dai Re erano gli eserciti, la prima forma di lavoro salariale, mentre gli schiavi non avendo cittadinanza e diritti si compravano e si vendevano. In sostanza per millenni le città sono state costruite a costi bassissimi poiché gli operai erano in buona parte schiavi, cioè non erano retribuiti, non esisteva affatto la famosa “conquista” arrivata solo nell’Ottocento dalla rivoluzione di Marx, e solo dopo seguirono i primi diritti per gli schiavi, il famoso contratto di lavoro che tutt’oggi è messo in discussione. Per secoli non è stato necessario misurare i reali costi per realizzare le opere che interessavano alla classe borghese (i primi porti, i ponti, le navi, le prime vie di collegamento). La contabilità dei lavori nasce con la società moderna che comincia a misurare le spese di costruzione, di gestione dei servizi e degli spazi pubblici. Sin dalla nascita del capitalismo emerge il desiderio della classe borghese, in accordo con la monarchia, di inventare un ente nuovo, chiamato Stato, a cui addebitare tutti i costi e le spese di opere e interventi privi di interesse poiché non sono profittevoli. Dopo la rivoluzione innescata dal pensiero comunista e socialista lo stratagemma vincente dei liberali e dei monarchici fu elementare: dal passaggio schiavitù alla figura del lavoratore ci si accordò di usare parte del salario dello schiavo per pagare i costi di gestione dello Stato, cioè i servizi che interessavano alle imprese, compresa l’educazione impartita ai popoli secondo logiche mercantili (scuole professionali).

Facendo un salto nel presente osserviamo che l’élite neoliberale ha saputo creare strategie sempre più efficaci, ed oggi i capitali circolano liberamente con un click dal proprio personal computer con l’informatica finanziaria. La moneta è creata dal nulla e controllata dalla medesima élite per accumulare capitale nelle proprie sedi offshore, presenti nelle città globali, e poi usare tali investimenti ove lo desiderano, anche per soddisfare capricci (Manama, Dubai, Abu Dhabi) e compiere trasformazioni urbane avveniristiche sfruttando le capacità di progettisti e imprese. L’obiettivo dei capitalisti è servire il capitale, e quindi il cinismo è intrinseco alla religione che ignora la povertà degli slums nelle aree urbane, poiché sono i bacini della schiavitù (1,4 miliardi di persone vivono nelle baraccopoli). In tutti i continenti, gli ultimi sono facilmente rinchiusi negli slums mentre nel mondo occidentale si è usata la pianificazione urbanistica attraverso lo zoning funzionale per ghettizzare le persone e dividere i ricchi dai poveri, con le teorie del libero mercato sui prezzi immobiliari, contribuendo a espellere i ceti meno abbienti dai centri urbani e dalla aree che l’élite si auto attribuiva. Ancora oggi, in tutto l’Occidente si usano strumenti informatici per individuare e misurare le classi sociali, e si pianificano interventi per dividerle fra poveri e ricchi, esattamente come accadeva nell’Inghilterra vittoriana e all’inizio della prima rivoluzione industriale quando la borghesia si costruiva i propri quartieri a bassa densità, e destinava gli operai nei quartieri ghetto. Oggi è tutto più facile per l’élite grazie al capitalismo e l’uso delle rendite poiché è sufficiente alzare i prezzi per escludere i lavoratori salariati. Ciò è accaduto in tutti i principali comuni d’Italia, sin dagli anni della ricostruzione post bellica, il razzismo dei ricchi contro i poveri ha sfruttato prima la manodopera dei contadini condotti nelle fabbriche e poi espulsi dalle città pianificando la gentrificazione. E’ il comportamento competitivo insito nell’economia che mercifica tutto e non si occupa delle prerogative tipiche della specie umana, dotata di creatività, sentimenti e qualità morali delle persone. Che genere di individuo ha costruito il capitalismo? In una società come la nostra, la maggioranza degli individui trova rispetto e ammirazione per le immagini proposte dalla pubblicità e dagli affari. Secondo l’accezione capitalista l’industria delle armi è lavoro produttivo, insegnare a dei bambini come curare un malato è improduttivo. Può apparire strano ma non lo è, l’uomo aveva un’aspettativa di vita molto ridotta quando era cacciatore per le ragione banali che possiamo intuire, ma era libero nel senso concreto del termine, poteva scegliersi il proprio destino e sviluppò il senso di comunità per proteggersi. Oggi la nostra aspettativa di vita è molto lunga ma non viviamo da uomini liberi, siamo schiavi e non riusciamo più a sognare un modello di società che ci renda liberi e felici, che consenta ai noi stessi e ai nostri figli di scegliersi il proprio percorso di vita. In termini pratici non viviamo, sopravviviamo!

Qual è il possibile rovesciamento? Uscire dallo stupido materialismo capitalista che ha programmato milioni di poveri. Le tecniche usate dall’élite sono alla portata di tutti. Si può usare il GIS per programmare speculazioni e gentrificazione, ma si può usare per programmare la rigenerazione urbana e territoriale. Si può usare l’informatica per raccogliere dati sulla povertà e risolverla. Il nostro problema è culturale poiché siamo ancora convinti che la moneta sia ricchezza, quando è lo sterco del demonio. Se non siamo più schiavi della moneta, possiamo tendere all’uguaglianza per consentire alle persone di scegliere un proprio percorso di crescita spirituale e materiale. Dobbiamo riprogrammare la nostra cultura e rinchiudere la moneta nel posto giusto: è un metro di misura. Poiché la moneta non è più creata da un equivalente controvalore, tangibile com’era l’oro, oggi la moneta circola solo perché imposta a corso forzoso e caricata di fiducia (la fiducia dei famigerati mercati), se non esistesse l’imposizione legale chiunque potrebbe inventarsi una moneta, e nella realtà questo già avviene in parte (la scontistica usata dalla grande distruzione è una forma di moneta). La creazione e il controllo della moneta è sia lo strumento primario del capitalismo e sia l’energia della società moderna, ma rimane un’invenzione dell’uomo poiché noi viviamo grazie alla fotosintesi clorofilliana. Oggi la moneta è agevolmente monitorata con i mezzi informatici e l’uguaglianza si potrà ottenere solo se lo Stato torna sovrano ponendo fine ai ricatti della religione neoliberale e dell’associazione per delinquere insita nella triade: le agenzie di rating, la banca dei regolamenti e il gruppo dei trenta, e il potere mediatico. I più fessi credono che il potere di emettere moneta nelle mani dello Stato possa far svalutare la moneta stessa (e la Cina allora?). L’élite, attraverso l’invenzione del capitalismo e l’evoluzione degli strumenti finanziari, ha accumulato la più grande somma di capitali che si potesse mai immaginare realizzando la più grande disuguaglianza monetaria di tutti i tempi. Oggi la triade si serve dei media e dei servi chiamati economisti ortodossi, i custodi dell’immorale disuguaglianza, poiché seguono i dogmi della loro religione, ben ripagati e retribuiti fregandosene dei diritti altrui e dei limiti imposti dalla natura, la legge dell’entropia. La stregoneria degli economisti ortodossi sarà giudicata dalla storia come la stupidità dei fondamentalisti inquisitori di Torquemada. Nell’attuale recessione innescata dalla crisi strutturale interna al capitalismo c’è il problema della moneta debito (la sovranità monetaria), che sta ostacolando lo sviluppo umano dentro l’euro zona per favorire aree centrali e sfavorire aree periferiche, mentre il resto del mondo ovviamente fa ciò che crede. Basti osservare gli accordi dei BRICS e dell’ALBA che costituiscono sistemi politici economici diversi dal controllo dell’élite occidentale ma insistono ancora sul piano ideologico del capitalismo, soprattutto i BRICS copiando l’energivoro stile di vita occidentale contribuiscono al collasso del pianeta Terra, mentre ALBA ha un approccio socialista. Questo enorme castello crolla se noi la smettiamo di sostenerlo continuando a votare per i nostri carnefici, e dobbiamo maturare uscendo dal consumismo compulsivo per investire energie mentali su noi stessi e la politica, è la conoscenza la nostra salvezza.

Nell’euro zona una soluzione pratica sarebbe più vicina di quello che si può pensare, se ci fosse una classe dirigente responsabile e consapevole di eliminare le disuguaglianze create dal capitalismo. Per dare energia allo sviluppo e aggiustare le città è sufficiente osservare i criteri economici e finanziari che giudicano gli investimenti. La valutazione degli investimenti poggia sui criteri di “sostenibilità economica” e “sostenibilità finanziaria”. I Governi possono stabilire che la parte della “sostenibilità economica” (in realtà si tratta di convenienza economica poiché misura il ritorno economico degli investitori) è finanziata con moneta sovrana a credito. Entrando nel merito, per liberare le capacità creative utili a migliorare la qualità della vita è sufficiente darsi criteri non speculativi seguendo l’etica, e utilizzare la moneta sovrana a credito per la coesione sociale ponendosi limiti bioeconomici per impedire il collasso del pianeta. Lo Stato moderno è l’invenzione dei liberali per addebitare agli schiavi i costi di opere e interventi (una parte del salario dei lavoratori), noi ci troviamo ancora in quest’epoca che volge al termine. Per uscire da questo regime autoritario dobbiamo inventare un nuovo sistema che usa un metro di misura (moneta a credito) per pagare i costi di opere e interventi di interesse pubblico (etica e uguaglianza). Questo sistema già esiste ed è noto, viene chiamata MMT, ed anch’esso ha il limite di ignorare la bioeconomia ma ha la virtù di liberare i popoli dalla schiavitù. E’ necessario condurre la teoria monetaria nell’alveo della fisica poiché la nostra specie vive e sopravvive in un sistema chiuso, dettato dalle leggi della chimica e non dalle invenzioni dell’economia che hanno schiavizzato e ucciso milioni di persone. In quest’ottica si compie una vera rivoluzione poiché si risolvono due cose fondamentali: si riducono le tasse ai lavoratori (il cosiddetto cuneo fiscale, facendo aumentare notevolmente la parte che va in tasca alle persone) e si elimina il profitto speculativo dagli obiettivi di interesse sociale, compresa l’urbanistica, pagando solo i costi delle trasformazioni (riducendo il prezzo finale di opere e interventi poiché privo di rendita). E’ l’avidità del profitto che spreca risorse finite, è l’avidità che distrugge ecosistemi e ambiente. In ogni città vi sono alcune famiglie italiane che accumulano capitali senza lavorare sfruttando le rendite immobiliari attraverso i vantaggiosi contratti con gli Enti pubblici (l’esempio classico sono gli uffici pubblici che pagano affitti poiché sono allocati in edifici privati). Restituendo la sovranità monetaria si potrà eliminare il concetto di rendita fondiaria e immobiliare, e sconfiggere le famigerate rendite di posizione che oggi lucrano sui ceti meno abbienti e rubano risorse allo Stato. Abbiamo trovato il sacro graal!!! Il ragionamento sopra esposto non è un segreto, è noto, e domani mattina i Governi, che hanno rinunciato alla sovranità monetaria, potrebbero decidere di riprendersi questo potere per gli investimenti d’interesse generale e finanziare la coesione sociale, cioè lo sviluppo umano. La guerra politica che si è svolta in Grecia, e persa da Syriza, riguarda proprio questi poteri. Questa guerra non è terminata poiché il cancro del capitalismo sta crescendo in tutto l’occidente e sta ridimensionando la specie umana, non l’élite che governa. Gli schiavi non sono solo i popoli rinchiusi negli slums ma sono tutti i salariati dell’occidente, ed oggi la schiavitù tocca anche i cosiddetti professionisti. Gli squilibri demografici presenti nell’occidente indotti dal capitalismo, ed i problemi concreti del sistema sociale e previdenziale, che riguarda tutte le generazioni, non si possono risolvere restando nel piano culturale sbagliato, tali squilibri sono una bomba ad orologeria dilazionata nel tempo che si può disinnescare uscendo dalla schiavitù del capitalismo.

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Nell’epoca dell’avidità e delle guerre per massimizzare i profitti delle SpA nessun politico calato dall’alto avrà il coraggio di spegnere l’interruttore dell’immoralità. Mentre nessun partito pensa di riformare il processo decisionale della politica – riforma dei partiti, elezioni primarie per legge, democrazia diretta – per avvicinare persone libere, capaci e meritevoli alle istituzioni; persone che potrebbero svegliare altre coscienze addormentate, accade che dobbiamo ancora annoiarci col teatrino della politica, tutta. Una delle più grandi menzogne spacciate dai media e dai politici nostrani è che l’euro zona avrebbe promesso un miglioramento del benessere collettivo. I mantra della religione liberista sono crescita e competitività, com’è noto. Il cambio fisso dell’euro zona, il patto di stabilità e crescita, e il fiscal compact sono tutti strumenti che hanno sostenuto il processo di recessione avviato prima con lo SME, poi nel 1981 la separazione fra Tesoro e Banca d’Italia, e accelerato con la deregolamentazione bancaria e finanziaria, fino ad esplodere nel 2008 con la crisi dei mutui subprime che ha raggiunto l’euro zona. Gli stati che aderiscono all’euro abdicano alla sovranità monetaria, cioè rinunciano ad una propria politica monetaria, e decidono di farsi condizionare dallo spread e dalle opinioni dei mercati finanziari.

I mercati finanziari hanno la loro religione: l’avidità e la crescita del PIL, pertanto accade che i fondi di investimento internazionali guidati da soggetti privati, favoriti dalla deregolamentazione globale, scelgono di investire i capitali seguendo la crescita del PIL, l’andamento demografico e lo sviluppo urbano dei singoli Stati. E’ sufficiente leggere le opinioni di questi investitori privati per scoprire l’acqua calda, i vantaggi di investire in Italia non ci sono poiché la globalizzazione sposta gli interessi verso i paesi emergenti. Il sito della Franklin Templenton Investments, oggi presieduta da Charles Bartlett Johnson e coadiuvata da un guru come Mark Mobius, può essere molto istruttivo per capire il pensiero dei mercati finanziari. Si tratta del più grande gruppo di management al mondo che sposta influenti capitali privati. Leggere i loro report può suggerire quali paesi cresceranno secondo le logiche del PIL. Sicuramente un personaggio come Warren Buffett rimane l’investitore più influente, noto anche come “il miracolo di Omaha”.

La scelta degli Stati  non dipende dalla loro democrazia, a volte sono regimi autoritari, monarchie, e spesso c’è un’assenza dei diritti sindacali e umani, poi c’è l’opportunità di sfruttare e usurpare risorse materiali; ecco questi paesi rappresentano una serie di vantaggi fiscali e di opportunità per massimizzare i profitti che non possono avere eguali rispetto agli USA e all’UE. I diritti civili e la cultura della democratica rappresentano un ostacolo oggettivo per i fondi d’investimenti privati. Consapevoli di questa enorme contraddizione fra avidità e democrazia, il progetto politico dell’euro zona rappresenta non solo una minaccia concreta per gli uomini liberi, ma è di fatto un progetto immorale, incostituzionale che pregiudica la sopravvivenza delle generazioni presenti e future. Non è tollerabile e tanto meno accettabile che la Repubblica italiana sia cancellata dalla storia per l’apatia dei cittadini stessi, manipolati, ingannati e traditi da dipendenti politici, nella migliore delle ipotesi incapaci e stupidi, nella peggiore traditori della Repubblica.

La depressione dell’euro zona e soprattutto dei paesi periferici dell’UE ha una radice politica culturale molto chiara: cessione della sovranità monetaria, assenza di una banca pubblica che faccia l’interesse pubblico, sgretolamento dello Stato sociale, un sistema contabile fiscale stupido perché i criteri della crescita impediscono di fare investimenti pubblici, assenza di una politica industriale utile allo sviluppo umano. Inoltre i famigerati mercati finanziari non hanno alcun interesse nel prestare capitali in luoghi ove non c’è la crescita secondo i dogmi della religione liberista. I paesi emergenti privi di regole sindacali e fiscali consentono opportunità speculative elevate, e quindi margini molto alti in poco tempo.

Nella sostanza, osservando la realtà possiamo constatare la fallacia della comunicazione politica che continua a blaterare di crescita e sviluppo, cerca solo di confondere le idee degli elettori, anche quando i politici si rivolgono in maniera patetica e ossequiosa verso i famigerati mercati. Nella realtà questi mercati ignorano le chiacchiere di questi utili idioti. L’UE così com’è non serve a nulla, neanche ai famigerati mercati, ma serve ai paesi “centrali” per drenare risorse (tasse), e serve a produrre disperazione, istigazione al suicidio, e povertà crescente nei paesi “periferici”. Quando i paesi “periferici” avranno raggiunto i livelli di povertà dei paesi emergenti, può darsi che i famigerati mercati finanziari avranno pietà e interesse nell’investire anche in Italia, in quel caso non ci saranno più gli italiani.

I paradisi fiscali e gli strumenti finanziari rappresentano il modo più efficace di far perdere le tracce e distribuire soldi per corrompere politici e, pagare la politica delle multinazionali SpA: guerre e controllo del debito. Intervista a Moisés Naìm, economista, direttore di Foreign Policy, già executive director della Banca Mondiale ed autore di Illicit:« Peccato anche che il numero dei territori che offrono servizi off shore cresca. Sì, arresteranno pure qualcuno, ma per ogni arresto “eccellente” ci sono mille nuovi canali illeciti che nascono, crescono e si riproducono alla velocità della luce. Non si tratta di catturare questa o quella persona, qui si tratta di un problema di sistema, “sistema mondo” intendo, che sta appunto minacciando l’equilibrio globale”»[1].

L’alta finanza ha creato paradisi bancari come Euroclear[2] e Clearstream[3] dove vige il segreto assoluto, conti su cui è possibile far comparire e scomparire il denaro occultandone la fonte di provenienza.[4]

L’organizzazione taxjustice.net ha creato un indice delle segretezza finanziaria, una ricchezza monetaria che sfugge alle regole fiscali nazionali, si tratta di un sistema globale che consente di non pagare tasse o pagarne poche grazie alle maglie larghe di leggi deboli e inefficaci. Secondo l’indice di taxjustice per il 2013 si è stimato che ci sono dai 21 ai 32 trilioni di dollari depositati nei paradisi fiscali, e si ipotizza che ogni anno circa 1-1,6 miliardi di dollari transitano illecitamente fra uno stato e l’altro. Si stima che, sin dal 1970, dall’Africa sono transitati senza pagare le tasse circa 1 trilione di dollari. Nella classifica mondiale della segretezza finanziaria nascosta al primo posto c’è la Svizzera con 2.000 miliardi di dollari confermandosi come il più grande centro off-shore al mondo con stime che arrivano a 7.000 miliardi di dollari, poi seguono Lussemburgo, Honk Kong, isole Cayman, Singapore, USA, Libano, Germania, Jersey, Giappone, Panama, etc. L’Italia è al 54° posto.

John Christensen:« […] Secondo le ultime stime, il capitale di privato depositato offshore è pari a 11.500 miliardi di dollari. Che cosa significa una cifra del genere? Questo esempio può darci un’idea della sua enormità: se questo capitale generasse un profitto modesto diciamo del 7% e se questo reddito fosse tassato a un’aliquota molto bassa, ad esempio del 30%, i governi del mondo avrebbero ogni anno un surplus di reddito pari a 250 miliardi di dollari, che potrebbero spendere per alleviare la povertà e raggiungere gli obiettivi di sviluppo fissati dalle Nazioni Unite.»[5]

Sicuramente in termini di giustizia sociale determinate istituzioni bancarie, grandi imprese e politici dovranno pagare il danno morale, sociale e ambientale che stanno causando a singole comunità, a singoli Stati, e all’umanità intera. Uscendo dall’inganno psicologico dell’economia del debito, mera invenzione e convenzione, sarà possibile ripensare le istituzioni, semplificandole e rendendole più efficaci. La soluzione a tutto ciò è il cambio radicale dei paradigmi di queste istituzioni obsolete, il ripristino della sovranità monetaria per favorire l’interesse della Repubblica e avviare un percorso di transizione, il passaggio della fine dell’era industriale verso una comunità fondata sul lavoro dell’equilibrio ecologico e non più sul profitto, un percorso volto a migliorare il nostro patrimonio culturale, architettonico e ambientale distinguendo il concetto di lavoro dal concetto di utilità. Un percorso che distingue i beni della merci e dove la comunità autoproduce e gestisce i beni direttamente.


[1] FERRUCCIO PINOTTI e LUCA TESCAROLI, Colletti Sporchi, BUR 2008, pag. 354
[2] www.euroclear.com
[3] www.clearstream.com
[4] MARCO PIZZUTI, Rilevazioni non autorizzate, Edizioni Il Punto d’Incontro, 2009 pag. 343
[5] in Report, Let’s make money, di Erwin Wagenhofer, andato in onda su RAITRE, 2012

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La domanda non sarà quanto costa, ma ci sono le risorse per farlo? Tutta la storia delle città è condizionata dallo sviluppo del capitalismo, fino all’implosione del sistema sotto la spinta finanziaria della moneta creata dal nulla, come fosse una macchina perpetua senza tener conto dell’entropia e dei flussi di energia e di materia. L’economia del debito è arrivata al capolinea, gli Stati non potranno ripagare i debiti, e neanche sarebbe giusto farlo dato che il sistema stesso è stato creato per accentrare poteri nelle mani di pochi.

Le città possono rinascere liberando il territorio dagli scopi mercantili del capitalismo, ed oggi tutto ciò può essere fatto grazie all’innovazione tecnologica ed all’informatica a servizio dell’etica. Le regole dell’estimo e dei valori di trasformazione possono essere adeguati a nuove misure, non più prioritariamente €/m2, €/m3, ma Joule/m3. A queste nuove misure possono essere associate “nuove” consuetudini democratiche ove i cittadini possano partecipare al processo decisionale della politica per entrare nella co-gestione dei beni comuni, dalla pianificazione territoriale all’uso razionale delle risorse.

In merito alle trasformazioni urbane la convenienza di un investimento viene calcolata rispetto alla quantità di volumi edificabili (m3) moltiplicate per il valore di mercato (€/m3), cioè il consumo di risorse rispetto a convenienze di mercato. Il legislatore può azzerare i regimi immobiliari, può cambiare le regole di trasformazione rendendo conveniente riusare, rigenerare, tutelare piuttosto che crescere e vendere per speculare. Chiunque intuisce che la crescita smisurata delle città ha creato sprechi e che i flussi di energia e materie ci danno informazione utili suggerendo di investire in altre direzioni. Gli sprechi possono costituire forme di finanziamento per cancellarli.

Si tratta di cambiare i paradigmi che hanno determinato lo sviluppo delle città. Da molto tempo non è più l’industria che fa crescere le città, ma la cosiddetta vocazione terziaria dei servizi immateriali. Oggi è la contabilità pubblica che incentiva lo spreco di risorse, ma anche queste regole possono essere cambiate, così sembra dei disegni di legge che vietano l’uso di oneri di urbanizzazione per le spese correnti.

Cambiando cultura, cambiamo la domanda e gli interessi, cambia anche l’uso dei suoli e la loro destinazione, ma bisogna revisionare le regole estimative nella direzione delle ricerche sull’analisi del ciclo vita. Le nuove dimensioni ed i nuovi standard indicati nel Benessere Equo e Sostenibile suggeriscono criteri efficaci per misurare la qualità della vita, e pertanto agli standard minimi quantitativi si associano a nuove informazioni che aiutano amministratori e cittadini per capire la società odierna, e di conseguenza come agire per compiere analisi e valutazioni più mature.

Indicatori come debito/PIL e pareggio di bilancio non sono affatto efficaci, del resto come dimostrano i dati preoccupanti dell’aumento della povertà e della riduzione dei servizi minimi messi a rischio proprio da criteri, regole e indicatori obsoleti e fuorvianti, così come raccontano esperti, economisti, sociologi e psicologici di tutto il mondo, da diversi decenni. Oggi siamo arrivati alla sintesi dei nuovi indicatori, praticabili, ed adottati da diversi paesi, manca una piena legittimità politica che può e deve venire dal legislatore, dagli amministratori locali e dai cittadini.

La conservazione dei centri storici, la prevenzione del rischio sismico, la realizzazione di servizi minimi, la conservazione del patrimonio e dell’ambiente, l’uso razionale delle risorse possono essere perseguiti e raggiunti se cambiamo gli schemi e le procedure che abitualmente usiamo per trattare merci e beni comuni. Abbiamo confuso i beni con le merci ed usiamo la moneta per dare valore, confondendo il valore con prezzi e costi. Pertanto conservare il patrimonio pubblico è un valore, e non importa quanto costi, sarà sufficiente controllare la congruità del prezzi come deve accadere nella prassi; e non possiamo farci limitare da ideologie contabili sbagliate che stanno facendo aumentare la disoccupazione e fanno cadere in rovina la Repubblica, non per l’assenza di competenze e conoscenze, ma per la granitica e religiosa convinzione che il mondo debba essere governato dall’attuale sistema contabile-fiscale che ignora diritti e leggi della fisica.

Prima ci rendiamo conto della immorale e grottesca vicenda che stiamo vivendo, e prima potremmo liberare la forza creativa che restituirà dignità a noi stessi, affrontando e risolvendo i problemi che conosciamo.

BES_indicatori_qualità_dei_servizi

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