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Archive for giugno 2013

Ancora oggi, nonostante tutte le evidenze, il malcostume, e la distruzione dello stato sociale, molti cittadini credono che i propri Sindaci abbiano il potere di fare politica, senza focalizzare l’attenzione sui alcuni fatti che mostrano come la gestione della polis sia stata delegata ai manager che pensano innanzitutto al profitto. Diversi elementi possono farci comprendere, come e quanto, la nostra società sia stata rifeudalizzata, e perché generalmente Sindaci e Consigli comunali – amministratori – non pensano autonomamente ma obbediscano a decisioni prese altrove. Ovviamente ci sono anche le eccezioni di Sindaci autonomi. Nel solco del pensiero liberale laissez faire al mercato, dagli anni ’90 in poi, ci sono state diverse riforme, elezione diretta del Sindaco e introduzione del diritto privato in ambito pubblico, con la facoltà data ai Sindaci di creare SpA per la gestione dei servizi pubblici. Da molti anni l’ANCI, ha assunto il doppio ruolo di pensatoio (Ifel e Cittalia) per i Sindaci e di lobby di pressione nei confronti di Regioni e Parlamento. In buona sostanza le decisioni politiche non sono prese nelle pubbliche istituzioni, divenute camere di registrazione, ma sono nelle mani di manager e professionisti esterni; il reale potere siede altrove. Dubbi e perplessità sorgono spontanee, e per questo la vulgata popolare ritiene che l’elezione diretta dei Sindaci serva a poco o nulla; e questa sarebbe la motivazione secondo la quale, il Parlamento fece le riforme negli anni ’90 illudendo il popolo di ricevere più potere. Anche la pianificazione comunale è nelle mani degli interessi privati, nonostante i Consigli esprimano l’ultima opinione attraverso il mero rito del voto. Nella realtà, le pubbliche istituzioni locali, per scelta politica neoliberale, sono state espropriate della propria sovranità spostandola verso organizzazioni sovranazionali e private (“ce lo chiede l’Europa”). Buona parte degli atti sono un copia incolla di direttive e documenti elaborati dalle organizzazioni coordinate dall’ANCI, dalle tasse locali alla gestione dei servizi educativi e sociali. Ovviamente, la fiscalità è normata dalla legislazione nazionale. Generalmente gli amministratori, durante gli anni ’90 hanno deciso di esternalizzare, come si dice in gergo, ogni servizio ritenuto oneroso. La gestione della cosa pubblica, la polis: acqua, mobilità, energia, rifiuti, è nelle mani di società che non rispondono alla democrazia rappresentativa, non rispondono agli elettori. Il legislatore anziché introdurre la democrazia negli Enti locali ha scelto di risvegliare la peggiore organizzazione feudale ove i capi sceglievano discrezionalmente i propri servi al fine di conservare il proprio potere, e così è stato. I Sindaci nominano, secondo la propria convenienza, i dirigenti di queste SpA locali. La conseguenza di questa scellerata scelta politica, figlia dei liberali (privato meglio dello Stato), è la privatizzazione dei servizi che ha generato enormi multiulities SpA, soprattutto al centro Nord, e in buona sostanza i veri amministratori politici sono i manager di queste società che determinano tariffe e servizi.

Sindaci e Consigli comunali non gestiscono più direttamente la cosa pubblica, ma sono stati trasformati in ragionieri che devono solo ratificare un bilancio pubblico sotto le condizioni del patto di stupidità, che impedisce di fare investimenti. Nella sostanza gli organi eletti hanno serie difficoltà nel decidere come spendere le tasse dei cittadini (investimenti), e progressivamente i trasferimenti statali si riducono, mentre Governo e Parlamento non riducono gli sprechi che sarebbero evitabili. Il problema principale è senza dubbio di natura ideologica e culturale, poiché il sistema istituzionale è orientato su politiche di crescita che non sono sinonimo di miglioramento e qualità della vita, ma solo di aumento della produttività, cioè aumento del PIL. E’ noto che fra benessere e aumento del PIL non c’è alcuna relazione diretta, ma c’è fra l’aumento della produttività e l’aumento della disoccupazione poiché le innovazioni finalizzate all’aumento dei profitti e delle produttività hanno creato più disoccupati. Tutto l’impianto culturale istituzionale è condizionato da indici e parametrici dell’economia neoclassica secondo gli interessi delle imprese (l’accumulo di capitale) e non secondo l’interesse delle persone. Poiché le istituzioni sono state piegate all’interesse del capitale, e lo stesso vive e si alimenta di natura propria con la capacità immorale di creare danaro dal danaro, i politici locali che hanno rinunciato a una propria autonomia di pensiero diventano inutili a stimolare e favorire lo sviluppo umano. In una società dove tutto è merce e l’accesso a queste merci avviene attraverso il danaro, il potere reale è nelle mani delle banche e delle imprese che possiedono liquidità. Oltre a questo la classe politica non è stata capace di legiferare una seria ed efficace lotta all’evasione fiscale, mentre sono considerati prioritari gli interessi delle banche, le spese militari, le grandi infrastrutture altrettanto inutili.

L’obiettivo politico di scoraggiare la partecipazione politica e delegittimare la democrazia rappresentativa è stato ampiamente raggiunto e questo percorso fu studiato e programmato molti decenni fa nei soliti gruppi élitari. Già il senatore Norberto Bobbio, in Il futuro del democrazia del 1984, disse chiaramente che il Parlamento era una camera di registrazione di decisioni prese altrove. Enrico Berlinguer nel 1981 denunciò la corruzione nei partiti. Quindi già negli anni ’80 emerse drammaticamente la denuncia dell’influenza delle lobbies nei confronti dei partiti. Siamo nel 2013 e questo problema, non solo, non è stato risolto, ma nessuno intende affrontarlo seriamente, anzi sembra che si preferisca andare nella direzione opposta: legalizzare la corruzione – il voto di scambio – copiando l’immorale sistema americano ove chi ha soldi può comprare (finanziare) il partito che preferisce. «Il sistema privato odia profondamente i sindacati. Da sempre. Quella statunitense è una società dominata dalle aziende molto più di altre a lei paragonabili» scrive Noam Chomsky, in Sistemi di potere. In questi ultimi 15 anni le proposte di legge più importanti non sono state più suggerite dal Parlamento, ma dal potere esecutivo tramite il “voto fiducia” sui decreti governativi per evitare che qualche parlamentare potesse porre emendamenti, modifiche sul testo preparato dal Governo stesso. Stiamo assistendo da molti anni ad un processo di delegittimazione di ogni forma di democrazia, lento e continuo che serve ad abituare i cittadini al sistema feudale. Dopo circa 30 anni possiamo constatare che le organizzazioni del potere invisibile hanno raggiunto ogni obiettivo: la sovranità monetaria è nelle mani di organi non elettivi, la politica industriale è nelle mani di organi non elettivi (WTO). Gli organi eletti ratificano solo i bilanci con criteri e regole scritte altrove. La sostituzione delle Nazioni con la dittatura delle SpA fu studiata negli anni ’30 e migliorata negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso. L’aspetto più drammatico di questo nuovo feudalesimo è l’aspetto volontario, cioè i parlamenti hanno ceduto poteri e sovranità volontariamente, tramite l’indottrinamento e la distruzione della partecipazione politica all’interno dei partiti tradizionali addomesticati, infiltrati e coordinati dall’esterno con efficaci sistemi di corruzione e cooptazione programmata, nella sostanza i partiti non sono liberi ed indipendenti, al contrario sono cagnolini da compagnia del potere invisibile raccontato da Bobbio.

Acqua, mobilità, energia e rifiuti, cioè la politica, la conduzione delle cosa pubblica deve tornare nelle mani del legittimo proprietario attraverso società ad azionariato diffuso popolare ove i cittadini possano eleggere i propri consigli di amministrazione e investire i profitti nella gestione dei servizi stessi. Un altro scandalo intollerabile si comprende osservando l’armatura urbana italiana. Le città non corrispondono ai confini amministrativi che tutti conoscono, ma sono diventate aree urbane estese, e ciò richiede un cambio di scala territoriale e amministrativo per accorpare gli Enti comunali, considerando i comuni centroidi e le loro conurbazioni. Il cambio di scala comporta un enorme vantaggio politico poiché elimina enti inutili, e consente un’efficace gestione amministrativa e territoriale rispondente alla realtà italiana.

In alcuni ambiti la gestione della politica è nelle mani dirette dei cittadini. Nella confederazione Svizzera, com’è noto, da circa 150 anni, i cittadini hanno strumenti efficaci di democrazia diretta. A Schönau, in Germania, esiste un’esperienza molto significativa poiché i cittadini decisero di acquistare la rete elettrica locale per auto produrre energia con le fonti alternative, diventando produttori e consumatori di energia. A Torraca (SA), l’Amministrazione locale decise di diventare la prima city led al mondo con fonti alternative. Due esempi, uno dal basso ed uno dall’alto col medesimo obiettivo: diventare auto sufficienti dal punto di vista dell’energia ed applicare il principio dell’uso razionale dell’energia con la naturale conseguenza di eliminare gli sprechi (riduzione dei costi) ed essere più sostenibili.

Questo per ricordaci che le soluzioni esistono, ma vanno studiate, capite e perseguite con un’energia popolare.

Questa valutazione non vuole assolvere gli amministratori locali teleguidati dalle lobbies, anzi i Sindaci, rispetto agli enormi poteri che hanno, possono decidere di far morire tutte le SpA locali e adottare i modelli gestionali sopra citati, coinvolgendo i cittadini, ma per fare questo dovrebbero uscire dal modello feudale che ha consentito loro di gestire le clientele. Poiché tutti i servizi locali, solitamente sono gestiti da SpA ove le quote sono detenute da più comuni, sarebbe sufficiente modificare lo statuto di queste società per cambiare indirizzo e gestione, sarebbe sufficiente introdurre merito, trasparenza, capacità ed azionariato popolare con l’obbligo di reinvestire gli utili sul territorio, mettere un tetto massimo agli stipendi, etc. Questo è un processo culturale evolutivo pertanto ci vogliono politici capaci di interpretare questo cambiamento utile alla cosa pubblica che introduce etica e abilità finora inutilizzate.

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La crisi offre opportunità! Per l’élite di compiere un altro passo importante verso il nuovo ordine mondiale, per i popoli di comprendere meglio la fallacia delle nostre istituzioni e proporre un’alternativa.

In Italia la perdita di consenso ha costretto i partiti unirsi per realizzare l’agenda delle SpA che prevede la costruzione di un nuovo ordine mondiale ed accelerare le riforme di cui l’élite ha bisogno. L’agenda prevede la sostituzione dei singoli Stati con un’entità superiore, l’UE, ed è necessario distruggere la Costituzione italiana, poiché risulta fastidiosa e pericolosa nei sui principi che parlano di priorità politiche come uguaglianza, merito, tutela dell’ambiente e della salute, diritti del lavoro e partecipazione politica. La Costituzione si contrappone all’ideologia liberista che governa l’Unione Europea, perché quest’ultima privilegia il mercato delle SpA mai i diritti dei cittadini, e non prevede la democrazia, tanto meno la democrazia rappresentativa visto che il processo di deliberazione delle direttive è nelle mani di organi non elettivi.

Jp_Morgan_costituzioneNel report della banca d’affari JP Morgan è scritto chiaramente: “Quando la crisi è iniziata era diffusa l’idea che questi limiti intrinseci avessero natura prettamente economica (…) Ma col tempo è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici dei paesi del sud, e in particolare le loro costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea”

Per questa ragione il Parlamento dei nominati dai segretari di partito si sta occupando di riformare la Costituzione, e non pensa ai problemi dei cittadini, perché i soggetti politici hanno priorità opposte al bene comune. Gli slogan annunciati dal Governo Bilderberg-Trilateral che promettono la soluzione della disoccupazione giovanile, la fine della crisi, sono tradizionali e normali prese per i fondelli che puntano a limitare i danni attraverso il reclutamento di qualche disoccupato ed inserirlo nel “precariato controllato” (schiavitù). “Ciò che stiamo facendo è dovuto ad uno stato d’eccezione, mi lego a questo e al programma su cui il Parlamento ci ha dato la fiducia”, Enrico Letta, 5 giugno 2013. Vi suggerisco l’analisi di Lidia Undiemi.

L’élite è ben consapevole del rischio che corre nell’UE poiché lo stupido sistema fiscale contabile che hanno progettato, combinato con la regolare delocalizzazione degli amici industriali, nega l’autoderminazione dei popoli e distrugge le economie reali dei Paesi, com’è è evidente a una fetta importante della popolazione e dell’imprenditoria onesta. Nei paesi denominati PIIGS le masse non condividono questa UE, non condividono il sistema euro per le ragioni sopra accennate.

La globalizzazione inventata da una corrente politica religiosa ha prodotto dal nulla ingenti capitali a servizio di alcune SpA, una ricchezza virtuale che condiziona la vita degli individui e distrugge gli ecosistemi. Gli imprenditori più influenti hanno deciso di fregare gli italiani spostando la produzione per soddisfare la propria avidità. Con l’ingresso della finanza in politica, la democrazia rappresentativa è stata sostituita dal modello feudale, il governo dei pochi non eletti che addomestica i burattini visibili nei media. E’ impossibile che questa associazione si auto processi e restituisca ciò che ha rubato.

E’ possibile che la parte sana del Paese comprenda di dover fare senza le istituzioni, non perché le istituzioni non servano, ma perché sono occupate ed usate per delinquere. Pertanto, come fare? 1) Riflettere su noi stessi; 2) Stimolare la formazione di una nuova classe dirigente libera dalle SpA; 3) Sarebbe saggio concentrare capitali privati su alcuni progetti prioritari che tutelano l’Italia per avviare subito un cambiamento. La libera iniziativa privata può e deve investire energie in progetti che migliorano la vita dei cittadini. Le conoscenze tecnologiche e le buone pratiche possono valorizzare ambiti che nei decenni passati sono stati abbandonati per inseguire sogni sbagliati. In tanti piccoli comuni vi sono borghi che possono essere conservati e valorizzati unendo storia, architettura ed agricoltura sinergica. Oggi possiamo recuperare il patrimonio esistente ed usare l’energia in maniera razionale attraverso l’impiego di un mix tecnologico a piccola scala, e realizzare l’auto sufficienza energetica ed alimentare. Negli anni ’80 e ’90 si diffusero numerosi parchi naturali, questa buona progettualità non fu ben compresa, ma oggi possiamo comprendere meglio quanto sia importante e vitale allargare la progettazione ambientale in aree più vaste per una corretta fruizione dei luoghi e dell’ambiente poiché la nostra specie dipende dalla fotosintesi clorofilliana e dall’uso razionale delle risorse.

Il 45% della ricchezza complessiva delle famiglie italiane alla fine del 2008 è in mano al 10% delle famiglie. E’ uno dei dati contenuti nel rapporto su “La Ricchezza delle famiglie italiane” elaborato dalla Banca d’Italia. Secondo studi recenti, la ricchezza netta mondiale delle famiglie ammonterebbe a circa 160.000 miliardi di euro e la quota “italiana” sarebbe di circa il 5,7%. Stiamo parlando di circa 9120 miliardi di euro. Di questo immenso capitale, alla fine del 2011 le attività finanziarie ammontavano a oltre 3.500 miliardi di euro, di cui il 42% – 1470 miliardi – (obbligazioni, titoli esteri, prestiti, etc.) mentre il 31% – 1085 miliardi – contante, depositi, risparmio postale. Sarebbe sufficiente intervenire su questa ricchezza posseduta dal 10% delle famiglie, che non muta le condizioni dei ricchi, per accedere a risorse utili per il bene dell’Italia da investire su attività irrinunciabili e virtuose come il rischio sismico, la prevenzione primaria, l’ambiente, i beni culturali, la sufficienza energetica con fonti alternative etc. Non sarebbe necessario neanche una tassa patrimoniale, ma raccogliere progetti concreti sui settori strategici – patrimonio culturale, la biodiversità, cancellazione degli sprechi e le energie rinnovabili – e farli finanziare da questi grandi patrimoni con trasparenza e merito.

Questa ricchezza è talmente grande che se questi individui volessero farlo, senza mutare il proprio stile di vita, potrebbero recuperare città intere senza l’aiuto dello Stato e producendo lavoro, quella ricchezza oggi immobile consentirebbe di aumentare il gettito fiscale ed aiutare anche lo Stato stesso. Non sarebbe soltanto il dono più utile, ma l’investimento più intelligente che si possa realizzare per le generazioni future, poiché solo conservando il territorio e le risorse sarà possibile produrre ricchezza reale per chi verrà dopo.

Mobilità e qualità dell’aria: possiamo ridurre il numero di auto private circolanti e sostituire i motori a combustione con motori elettrici, in più possiamo aumentare l’uso delle biciclette nelle zone non pianeggianti grazie all’e-bike pedelec, le bici a pedalata assistita, che consentono di superare pendenze faticose. La cancellazione delle nocive emissioni gassose delle automobili consentirebbe di trasformare i centri urbani in ambienti molto più salubri e gradevoli.

Acqua: possiamo fermare il dannoso imbottigliamento dalle falde (Le Regioni devono ritirare le concessioni poiché in alcune zone il livello delle falde è a rischio), bonificare fiumi, laghi ed arrestare il declino di intere fasce costiere. Intervenire sugli impianti cittadini per arrestare l’inquinamento prodotto anche dal cattivo funzionamento dei depuratori o per l’assenza di depurazione.

“L’Italia è l’unico Paese fra quelli economicamente avanzati a non disporre assolutamente di un inventario esauriente, sia livello centrale sia locale, sulla qualità e sulle caratteristiche merceologiche delle risorse idriche esistenti” , sottolinea il prof. Dall’Aglio. Oltre ai problemi riguardanti la scarsissima conoscenza sulla qualità delle acque naturali, mancano dati aggiornati e completi sugli aspetti quantitativi delle risorse idriche potenziali. Le acque sotterranee, insieme ai grandi laghi, sono una risorsa strategica, parzialmente rinnovabile con processi molto lunghi nel tempo, di cui abbiamo conoscenze insufficienti sia in termini di dimensioni e distribuzione della risorsa sia in termini di qualità. (da Giuseppe Altamore, Qualcuno vuol darcela a bere, Fratelli Frilli editore, 2005 (pagg. 40, 182))

Recupero e riciclo totale della materia: in questo settore vi sono esperienze ed imprese mature che hanno subito la concorrenza sleale degli inceneritori. L’eco design prevede la fine dell’incenerimento e pertanto chiunque può avviare imprese per recuperare le materie prime seconde.

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Il dibattito politico sulla macro economia si divide fra liberisti e keynesiani, una facile semplificazione per etichettare e comunicare sinteticamente due visioni “opposte”. Invece, secondo un’opinione finora minoritaria di altri osservatori, il divide et impera sopra accennato rappresenta le due facce della medaglia, oppure, come preferisco dire che si tratta di pensieri appartenenti allo spesso piano ideologico, un piano sbagliato rispetto alle leggi che regolano la vita di questo pianeta. La soluzione si trova su un altro piano e bisogna compiere un salto per uscire dal pensiero dominante ed approdare ad un altro piano, completamente diverso, ordinato da leggi e regole diverse dal sistema eonomico-politico attuale. Le leggi del nuovo piano sono famose, notissime, ma per un errore ideologico non condizionano il sistema delle istituzioni. Un errore voluto perché fa comodo allo status quo.

Vi è una parte politica che sta processando il sistema liberista dominante, ma la soluzione proposta è il ritorno a politiche degli anni ’20 e ’30 del secolo scorso, quelle che hanno fatto nascere questa crisi che non è ciclica ma di sistema, per tanto non è il ritorno a politiche vecchie che risolve il problema, ma uscendo da questa ideologia obsoleta poiché ignora palesemente le leggi della fisica. Non si contano più i casi in cui negli ultimi decenni, in nome della crescita, grandi gruppi di persone sono stati cacciati dalla loro comunità e dalla loro terra. Per esempio, impianti industriali, miniere, dighe, porti e grandi strade sono cruciali nelle strategie di crescita, con il risultato che spesso gli abitanti devono abbandonare il proprio territorio. (Wuppert Institut, Futuro sostenibile, 2011, pag. 112)

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in Futuro Sostenibile, Edizioni Ambiente, pag.101

Entrando nel merito è banale che lo Stato torni a svolgere il proprio ruolo, lo prevede la Costituzione.

«Il danaro serve a misurare il valore con precisione, e deve essere definito chiaramente e in modo trasparente e soprattutto non deve essere sottoposto a manipolazioni da parte di terzi». (Luciano Gallino)

Il problema della scarsità delle risorse e del benessere emerse subito e Arthur Cacil Pigou (1877 – 1959) iniziò a distinguere tra benessere sociale, esprimibile con la qualità della vita, dal benessere economico, che è misurale solo con la moneta. Secondo Frederick Soddy (1877 – 1956) la reale ricchezza dipende dai flussi di materia e di energia prodotti dalla natura, e pertanto il danaro non può comportarsi come una macchina perpetua poiché contraddice il principio termodinamico dell’entropia[1]. Nicholas Georgescu-Roegen (1906 – 1994) ideò il concetto di bioeconomia, una pietra fondante della decrescita, il quale fece notare che l’economia deve tener conto della ineluttabilità delle leggi della fisica, ed in particolare del secondo principio della termodinamica. La nascita della bioeconomia mostra i limiti delle astrazioni economiche moderne e liberiste, poiché ignorano le leggi della natura, le uniche da rispettare. Nessun Governo politico vorrà produrre norme rispettando la biologia fino alla nascita recente di un metodo, oggi chiamato analisi del ciclo vita che misura gli impatti del consumo di risorse naturali.

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Fonte immagine: Wuppertal Institut, per un futuro equo

Tutto è stato ampiamente studiato già nel secolo scorso e persino una parte importante delle accademie ha prodotto testi e soluzioni percorribili, c’è persino un mondo industriale e di progettisti che sta avviando il cambiamento. I politici che parlano di scelte neokeynesiane non possono continuare a sottostimare le leggi che ci mantengono in vita. Essi dovrebbero integrare le proprie conoscenze con le altre per riconoscere l’importanza della transizione tecnologica di cui abbiamo bisogno per uscire dall’economia del debito.  Applicando nuovi paradigmi culturali che adottano nuovi indicatori già descritti nel Benessere Equo e Sostenibile (BES) pubblicato dall’ISTAT e dal CNEL gli attori politici possono compiere scegliere migliori rispetto al passato. Essi dovrebbero partire da questi indicatori, da quelle dimensioni, piuttosto che riproporre vecchi schemi che non parlano di sviluppo umano.

Bene la sovranità monetaria, per dare energia alla politica industriale, ma un bravo politico dovrebbe avere il coraggio di dire per quale politica industriale? Nella sostanza se non si introducono criteri qualitativi anche nella politica si torna agli sprechi degli anni ’30 ove si crearono posti di lavoro in attività inutili e persino dannose. Stiamo ancora pagando quei danni e solo oggi possiamo cominciare a misurare il danno biologico ed ambientale di uno “sviluppo mortale”. Diversi progettisti, imprese hanno capito quali attività svolgere per vivere in armonia con la natura, i politici?

La politica monetaria va indirizzata in ambiti virtuosi per migliorare la condizione dei cittadini e garantire un futuro alle prossime generazioni grazie all’uso razionale dell’energia e delle risorse limitate. Cancellazione degli sprechi, fonti alternative e sufficienza energetica, conservazione del patrimonio culturale ed ambientale, conversione ecologica dell’industria meccanica e manifatturiera, sovranità alimentare.

E’ questo il punto, bisogna cambiare i paradigmi della società altrimenti anche le posizioni keynesiane, come dimostra la storia producono danni poiché bisogna transitare dal fare a prescindere al saper fare, ed oggi bisogna fare meno e meglio indirizzando le politiche pubbliche negli ambiti virtuosi sopra citati che creano nuova occupazione in mestieri utili all’Italia.

In fine l’innovazione tecnologica indirizzata in attività virtuose mostra un’altra opportunità straordinaria per una società migliore: lavorare meno con un salario ugualmente dignitoso e guadagnare tempo da investire nelle relazioni umane. Una visione opposta alla strada intrapresa dai Governi attuali guidati da un’ideologia dannosa che sta peggiorando l’esistenza degli individui.

Possiamo misurare efficacemente l’uso razionale dell’energia e la nostra “impronta”. Numerosi standard hanno approfondito l’argomento (analisi del ciclo vita), ormai sono diffusi e consentono di comunicarci un aspetto importante, cioè possiamo scegliere cosa, quanto, come e dove. Possiamo scegliere il tipo di materiale da usare, possiamo sapere quanta materia da estrarre per evitare l’esaurimento, possiamo capire quale tecnologia impiegare per farlo al meglio, e soprattutto dove la risorsa sia presente programmando i giacimenti naturali. E’ ovvio che le risorse non rinnovabili vanno sostituite con quelle rinnovabili ed alternative, com’è ovvio che gli scarti, rifiuti, possono essere trasformati nuovamente. In questi cinque anni di crisi finanziaria progettata a tavolino possiamo notare come la comunicazione ed il linguaggio usato dagli opinion makers sia concentrato sui politici e non sui cittadini, ben che meno intendono sostituire le chiacchiere da bar con le grandi opportunità offerte dall’innovazione tecnologica, e mostrare quanto sia facile trasformare un’economia basata sull’energia fossile in un’economia con fonti alternative. Comunità libere tramite le reti intelligenti. Un semplice mix tecnologico consente di transitare da un’economia ad un’altra. Diversi Stati e Paesi stanno progettando e realizzando la transizione tecnologica ed energetica, mentre in questi cinque anni la maggioranza dei giornalisti perde tempo perché preferisce concentrarsi sul gossip politico e rallenta l’evoluzione.

[1] Frederick Soddy, L’economia cartesiana, 1922

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Finalmente gli italiani stanno avviando quel processo di autoanalisi e stanno cominciando a capire che noi siamo il male del nostro paese. A mio modesto parere il “partito” di maggioranza, quello del non voto, applica un dissenso consapevole, dice: “non vi votiamo perché vi conosciamo”. Il passo successivo è organizzare il dissenso verso una proposta alternativa, cosa più complicata. Questo “partito” che non c’è dovrebbe chiedersi cosa vuole per l’Italia. Questo “partito” può trovare risposta o nell’auto organizzazione, o nel cambiamento radicale dell’attuale offerta politica.

Tutti i giorni possiamo assistere all’involuzione ed alla nostra regressione politica. Se dal dopo guerra in poi la politica è stata attività per pochi, oggi sempre più persone ricevono notizie politiche, quasi sempre distorte e poco veritiere, e sempre più persone vorrebbero partecipare al processo politico, spesso non per altruismo ma per egoismo. C’è anche quella parte di società che esprime il proprio dissenso con un referendum abrogativo, una parte decisamente maggioritaria, ma che, ahimé, pesa meno dei galoppini. I cittadini sono sommersi di “notizie” e da medium di massa, ma nonostante tutto ci stiamo accorgendo quanto la società sia ricca di galoppini leccapiedi pronti ad assecondare i capricci del proprio padrone arrivando persino all’idolatria religiosa, pur di apparire, pur di usurpare ruoli e funzioni, pur di campare, o credere di far parte di qualcosa, questo è il tipico comportamento di personalità problematiche, e di chi intende usurpare ruoli nelle istituzioni procurando danni maggiori alla società stessa a causa delle proprietà instabilità e scarsa lucidità mentale.  Poi c’è quella società che ha deciso di non occuparsi del bene comune lasciando spazio in politica a categorie di individui inadeguati. Tutti noi abbiamo la straordinaria opportunità di vedere tutto ciò e riflettere come cambiare. Le crisi morali sono opportunità per riflettere e per agire diversamente dal passato. Possiamo cambiare per migliorarci è nelle nostre opportunità di scelta. Stiamo scoprendo l’acqua calda, la polis non può trasformarsi in res privata per risentimenti, odio, rivalità o per spettacolo, la res pubblica è di tutti, ma oggi non è per tutti e soprattutto non riesce a far emergere i capaci ed i meritevoli tenuti nascosti da una società ingiusta poiché noi siamo ingiusti.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così. Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento. […] Qui ad Atene noi facciamo così. Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso. Qui ad Atene noi facciamo così. […] Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. (Pericle, discorso agli ateniesi, 416 a.c.)

Prima ci auto processiamo e prima prenderemo la strada della normalità.

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Fare previsioni è una cosa molto difficile, è facile sbagliare. Quando nel 2010 decisi di condividere in rete le ricerche che faccio dedicai energie mentali nel capire come le idee del potere giungessero alle forze politiche, e come queste idee diventavano leggi, norme che condizionano la nostra vita.  E’ ovvio che prima di pubblicare “Qualcosa che non va” avevo svolto le mie ricerche, letto diversi saggi, e stavo sviluppando pensieri su come avviene questo processo, e perché le istituzioni sono progettate in un certo modo. L’ultimo passo fu proprio la condivisione gratuita di quello che avevo studiato. Premettendo che sono un semplice cittadino curioso, sono rimasto sorpreso nell’aver compreso ed azzeccato i temi politici più importanti, quelli che oggi nel 2013 occupano l’intero dibattito politico. Questa piccola esperienza individuale dimostra che qualsiasi cittadino, se intende capire la nostra società e soprattutto il potere, può farlo autonomamente e farsi la propria idea senza condizionamenti esterni. Non si tratta di arrivare alla verità assoluta, ma di sviluppare capacità di scomposizione e ricomposizione della realtà che possono avviare processi mentali di elaborazione ed aumentare la flessibilità della propria mente.

Oggi stiamo vivendo un periodo di cambiamento epocale, l’ho scritto diverse volte, e molti scrivono le medesime cose, mi permetto di aggiungere solo un aspetto drammatico e pericoloso: pochi attori politici – eletti, giornalisti, opinion makers – agiscono veramente per il bene comune, e per migliorare la cultura degli italiani, anzi molti agiscono nella direzione opposta, e cioè mirano a conservare la schiavitù per orientare i popoli verso gli interessi particolari del potere invisibile. Insomma non vedo molti altruisti in giro, anzi vedo molti individui affascinati dal potere con un ego smisurato ed inclini all’avidità; per il momento, queste sono le energie negative degli attori protagonisti in politica che fanno il bello e cattivo tempo nella società italiana.

I media rappresentano la volontà degli editori, cioè i proprietari, chi finanzia la televisione (pubblicità, big spender in fuga meno spot). Bhè la politica dei partiti è la medesima cosa. Negli USA questo modo di costruire le priorità politiche embedded è il sistema, è la politica dei partiti embedded. Pertanto non c’è alcun bisogno di corrompere poiché i partiti sono già corrotti, è questo il motivo per cui nel “tempio della democrazia” gli scandali sono molto minori rispetto all’Italia. Gli scandali, difficilmente, riguardano il sistema delle tangenti che servono a modificare le idee dei politici per ottenere leggi secondo gli interessi particolari di qualcuno, perché negli USA chi vince rappresenta gli interessi delle lobbies che finanziano i partiti. Il predomino dell’interesse privato rispetto all’interesse pubblico negli USA è sistemico, poiché i partiti si pesano sulla raccolta fondi, sui soldi e non sulle idee e/o sui valori. Nonostante ciò, sappiamo bene, che anche negli USA c’è corruzione anche dopo le elezioni, più negli ambiti amministrativi locali piuttosto che negli ambiti governativi nazionali perché tutti i presidenti sono l’espressione di tante lobbies economiche messe insieme. La storia insegna che quando un presidente USA non ha rispettato gli accordi viene ucciso o sostituito con uno scandalo mediatico, anche in Italia è accaduto questo.
L’Italia e gli italiani hanno subito una lenta e progressiva manipolazione della percezione circa i modelli democratici. La maggioranza degli italiani crede che il modello USA sia democratico, quando è semplicemente la peggiore dittatura mediatica che l’umanità possa aver mai visto ed assistito, poiché il potere è palesemente mantenuto ed ampliato attraverso la forza militare. I Governi non fanno altro che ampliare il proprio impero con l’uso dei servizi segreti e dell’esercito, che a sua volta non serve il popolo americano, ma alcune SpA che sono l’espressione delle lobbies che finanziano le campagne elettorali degli attori/Presidenti scelti precedentemente.
Da diversi anni anche in Italia si intende importare questo modello, per nulla etico, ove i soldi daranno la misura e la forza alle azioni politiche. Solo una sana e corretta informazione potrà dare risposte ai dubbi ed alle domande. Quale sistema scegliere? Quanto costa la politica?

Se noi tutti riuscimmo a capire che la politica va amata, compresa e rispettata potremmo riprenderci lo spazio democratico contemplato nella Costituzione, e togliere potere a chi non deve averlo.

Nel panorama politico italiano è in corso un cambiamento. I protagonisti politici degli ultimi vent’anni sono alla fine del proprio ciclo per motivi anagrafici, e le forze parlamentari attuali subiranno una variazione rispetto alla scomposizione e ricomposizione dei partiti poiché essi stanno costruendo nuove alleanze rispetto alla scelta dei nuovi leader politici. Sono finiti degli equilibri, e pertanto i gruppi emergenti stanno costruendo altri equilibri utili agli interessi delle lobbies che oggi governano in USA ed nell’UE, insieme alle solite famiglie elitarie italiane. Tutte queste manovre non hanno nulla a che vedere con l’interesse pubblico e con la Repubblica, tanto meno col benessere dei cittadini, perché queste manovre non si articolano rispetto ai problemi del Paesi, ma unicamente rispetto all’avidità delle SpA che scommettono nei mercati internazionali.

Il pensiero politico dominante è quello di costruire un’Europa federale, come gli Stati Uniti d’America. E’ un progetto mondialista molto vecchio ampiamente descritto nei famigerati think tank anglo-americani, quelli che hanno inventato ed applicato la famigerata globalizzazione che stiamo subendo con l’aumento della disoccupazione programmata e della sospensione dei diritti universali dell’uomo. Siamo sempre più vicini alla strutturazione di uno Stato autoritario feudale, cioè dove i pochi controllano i molti negando loro il diritto all’autodeterminazione: com’è l’impero romano, sostanzialmente, o forse, ancora peggio poiché vivi nell’illusione di essere libero, ma non lo sei, psico programmato nella scuola e ricattato tramite il lavoro.

Dopo le recenti elezioni amministrative i cittadini hanno dato un segnale politico molto interessante: molti cittadini hanno preferito non votare poiché consapevoli che non sarebbero stati rappresentati, cioè l’apatia politica si sta trasformando in un dissenso maturo. I cittadini sanno di non potersi fidare dei partiti tradizionali. Sarebbe interessante se questo dissenso popolare si trasformasse in proposta politica alternativa.

Veniamo alla domanda principale: quali saranno i prossimi attori principali di questa finta democrazia rappresentativa?

Prima di dare una “risposta” dobbiamo riconoscere come e quanto il potere invisibile abbia saputo raggiungere diversi obiettivi: primo fra tutti l’assenza di una vera democrazia rappresentativa e l’impossibilità dei cittadini di poter fare politica direttamente che crea una frustrazione popolare molto diffusa. Bisogna riconoscere che la più grande forza che il potere possiede, è senza dubbio la serenità di essere costantemente indisturbato, e di poter fare affidamento su un esercito di individui addomesticati, che di volta in volta sanno ingannare efficacemente le masse.

In questo momento i soggetti politici si stanno preoccupando di fare poche cose, ma “buone”. 1) Riprendersi il consenso perduto occupandosi seriamente di alcuni temi minori propagandati dal M5S e riconquistare coi fatti un minimo di credibilità; 2) tentare di promuovere alcuni giovani emergenti, fra cui Matteo Renzi, ed affidargli il governo del Paese; 3) Consolidare il processo di creazione degli Stati Uniti d’Europa e garantire un futuro alle attuali SpA che comandano nell’UE. Ognuno di questi obiettivi è sostenuto da una schiera di individui impegnati in diversi ambiti della società, molte energie vengono profuse e spese quotidianamente. E’ molto plausibile che questi obiettivi siano raggiunti a breve termine, per lo meno i primi due sono alla portata dei poteri pre-costituiti, il terzo è più complesso.

Milioni di italiani vorrebbero partecipare al processo della politica, ma non esiste un’organizzazione democratica pronta a cogliere questa voglia di partecipare, e soprattutto che sappia capire questa voglia di cambiamento. Chi sono questi italiani? Sono quelli che hanno votato per il referendum pro acqua pubblica, una moltitudine incredibile, sono quelli del partito del non voto, il primo partito italiano, e sono quelli che per protesta e per fiducia hanno votato M5S, ma oggi sembrano aver già cambiato idea. Sono la maggioranza del popolo italiano senza una rappresentanza, senza un partito e senza un’organizzazione. Questo è un vantaggio politico enorme per lo status quo.

Nei prossimi 12, 24 mesi lo status quo approfitterà di questo vantaggio e raggiungerà i propri obiettivi. Se il partito del non voto aumenterà i propri consensi questa finta democrazia rappresentativa che esiste grazie all’aritmetica, cioè esiste perché la maggioranza degli aventi diritto va ancora a votare, tranne in Sicilia e Roma che è in crisi profonda, se il partito del non voto cresce è possibile che il sistema feudale immaginato dall’élite prenda corpo e sostanza. Se non ci piace la nostra società, la risposta non è alzare la voce o la protesta fine a se stessa, ma l’impegno, lo studio, la ricerca, l’umiltà, l’integrità, la comprensione, il merito, la trasparenza, l’onestà intellettuale e lo sviluppo della creatività. Se noi tutti riuscimmo a capire che la politica va amata, compresa e rispettata potremmo riprenderci lo spazio democratico contemplato nella Costituzione, e togliere potere a chi non deve averlo. E’ difficile che un politico trovi soluzioni ai problemi poiché spesso i problemi sono questi tecniche che possono essere affrontate da un progettista, cioè una mente creativa.

Un esempio?

Viaggiatori e scrittori, come Dante Alighieri e Wolfgang Goethe si accorsero della ricchezza degli italiani definendo il nostro Paese come il giardino d’Europa. «Secondo le stime dell’Unesco, l’Italia possiede tra il 60 e il 70% del patrimonio culturale mondiale» (rapporto Eurispes 2006). Dobbiamo aggiungere altro? Non credo! C’è la netta sensazione che non abbiamo più gli occhi – il cervello – per riconoscere la bellezza intorno a noi. La totalità delle attività antropiche consuma energia; banale! L’Italia è uno dei Paesi europei, grazie alla sua connotazione geografica, l’orografia del territorio e la sua geologia, che possiede grandi giacimenti di energie rinnovabili: sole, vento, geotermia e acqua, finora sfruttati poco o male, tranne una timida ripresa circa il numero di impianti fotovoltaici installati, ma siamo ancora lontani dalle smart-grid, reti intelligenti. Nel mondo gli italiani sono popolari anche per alcune capacità riconosciute come prerogative, quasi esclusive: la dieta mediterranea, la storia e l’arte.
In poche righe sono sintetizzate al massimo le priorità politiche per qualsiasi italiano. Per conservatore, tutelare e valorizzare tale patrimonio bisogna necessariamente investire in competenze specifiche. Fino ad oggi gli italiani hanno preferito spendere energie mentali su caratteristiche che non sono proprie dell’Italia. Per rendersi conto di questo è sufficiente verificare lo scarso numero di iscritti ai corsi di matematica, fisica, agraria, biologia rispetto all’altissimo numero di iscritti a giurisprudenza ed economia. Nel corso degli anni pochi hanno preferito investire nell’arte e nella tutela del patrimonio, i primi a non credere in questo sono stati i Governi ed il sistema mass mediatico che ha condizionato ed indottrinato famiglie e giovani nel preferire percorsi di studio anacronistici, antitetici alle caratteristiche del nostro Paese, ed oggi non solo abbiamo il fenomeno dei cervelli in fuga, ma abbiamo una classe dirigente con una scarsa cultura scientifica e quindi poco adeguata per pianificare una tutela delle nostre bellezze.

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Buona parte dei leader politici è inadeguata, lenta, goffa, con qualche corrotto di troppo, ed una piccola minoranza indica la strada con visioni alternative, mostrando virtù scomparse: il coraggio e la fermezza dei saggi.

“Questa crisi non è stata un incidente, è stata causata da un’industria fuori controllo. Fin dagli anni ’80 la crescita del settore finanziario statunitense ha portato a una serie di crisi […] mentre l’industria si è arricchita sempre di più.” (dal film, Inside job, di Charles Ferguson)
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Indice GINI, per misurare la diseguaglianza nella distribuzione del reddito o anche della ricchezza

Il teatro massmediatico ci mostra attori che parlano, parlano per tenere bassa l’asticella della comunicazione politica ed evitare che altri cittadini possano accedere a migliori livelli di conoscenza, si cerca di contenere la fuga dalle televisioni poiché il numero di cittadini liberi sta crescendo e questo preoccupa l’élite degenerata. L’aumento della disoccupazione consente ai cittadini di studiare, ragionare, capire, condividere ed evolversi, questo è un problema che i Governi pensano seriamente di affrontare, ma non per migliorare il benessere dei popoli, ma evitare un’evoluzione che possa aumentare l’autostima delle persone.

Bisogna uscire dal piano ideologico religioso del Trattato di Lisbona, uscire dall’economia del debito, uscire dal sistema delle borse telematiche e mettere in un angolo la Banca dei Regolamenti Internazionali, la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale, con tutta la stupida avidità che le loro regole contabili hanno prodotto, regole inventate per impedire lo sviluppo umano, regole che ignorano le uniche leggi che determinano la vita su questo pianeta note a qualsiasi individuo: fisica, chimica, biologia; la fotosintesi clorofilliana.

Ancora oggi siamo l’unica specie di questo pianeta che non vive in armonia con la natura, poiché nel corso della storia i popoli, delegando poteri e responsabilità ai pochi, hanno consentito la diffusione di una stupida invenzione, l’economia del debito, le banche col sistema del prestito a riserva frazionaria e le borse telematiche con la lingua dell’inganno psicologico. Queste invenzioni con la loro terminologia condizionano tutta la società dando vita ad una religione, una credenza, nonostante queste regole siano palesemente immorali, illogiche e persino stupide poiché stanno struggendo l’ecosistema dove noi viviamo pregiudicando il benessere delle future generazioni, le prime che staranno peggio dei propri genitori, a causa di un sistema politico-economico chiaramente sciocco: l’Unione Europea e la religione neoliberista figlia della inumana crescita infinita. Sto notando che i contenuti dei media, degli esperti e degli osservatori si stanno dividendo fra liberisti e keynesiani, siamo nel solito ed obsoleto schema del “divide et impera”. Entrambi i pensieri economici sono figli della stessa divinità: la crescita quantitativa che ignora la notissima entropia. Politici ed “economisti” non vogliono proprio riconoscere il fatto che ogni giorno il Sole sorge e dona tutta l’energia di cui le specie viventi hanno bisogno, compreso l’uomo, di questa risorsa non c’è scarsità. Se questa ovvietà fosse riconosciuta gli economisti produrrebbero un danno irreparabile al proprio ego, e perderebbero quell’alone di santità che i media hanno costruito con la ripetizione ossessiva di idee malsane.

Questo teatro è stato ben progettato, chi ha scritto il copione ha previsto che ci fossero soprattutto loro: politici ed economisti, tant’è che la nostra società continua a sfornare professioni ormai inutili: avvocati e manager, affinché il linguaggio predominante che programma i pensieri dell’opinione pubblica segua gli interessi delle SpA e non il benessere delle persone. Meno si parla di ecologia, di cultura, di arte e di identità, e sarà sempre più facile addomesticare i popoli. L’Italia si sta autodistruggendo poiché sempre più si perdono arti e mestieri della nostra identità, sempre più il Paese perde pezzi determinanti perché negli ultimi quant’anni ha prevalso l’avidità delle professioni inutili rispetto alle capacità, ai talenti. Un ritorno al buon senso è difficile, non impossibile, poiché la nostra società è composta maggiormente da individui senza identità, programmati alla regressione infantile (soprattutto il mondo dei politici), e pertanto essi devono rivedere i propri percorsi le proprie convinzioni per riconoscere gli errori del passato, è un processo fattibile e non impossibile.

Per usare un linguaggio politico non si tratta solamente di non pagare debiti inventati e interessi usurai, ma si tratta di scrivere nuove regole che limitino, e vietino comportamenti illeciti, e individuare nuove fattispecie di reati (paradisi fiscali, strumenti finanziari). Bisogna affermare regole di un nuovo paradigma culturale che finalmente riconosce principi fisici notissimi, ma che non sono i pilastri della politica istituzionale poiché costringerebbe molti a dover ripensare se stessi, e le caste precostituite dovrebbero rinunciare all’avidità, alla rapina, all’usurpazione per abbracciare la cooperazione, la convivialità e la reciprocità. Si tratta di un’evoluzione antropologica, poiché gli individui possono incontrarsi nuovamente nelle comunità per tendere all’equilibrio ecologico con l’uso di tecnologie intelligenti, ormai mature. L’intera giornata può essere ripensata e rivista, poche ore di lavoro, con un salario ugualmente dignitoso, e molto tempo libero da dedicare a se stessi, alle persone che si amano ed alla comunità.

Possiamo misurare efficacemente l’uso razionale dell’energia e la nostra “impronta”. Numerosi standard hanno approfondito l’argomento (analisi del ciclo vita), ormai sono diffusi e consentono di comunicarci un aspetto importante, cioè possiamo scegliere cosa, quanto, come e dove. Possiamo scegliere il tipo di materiale da usare, possiamo sapere quanta materia da estrarre per evitare l’esaurimento, possiamo capire quale tecnologia impiegare per farlo al meglio, e soprattutto dove la risorsa sia presente programmando i giacimenti naturali. E’ ovvio che le risorse non rinnovabili vanno sostituite con quelle rinnovabili ed alternative, com’è ovvio che gli scarti, rifiuti, possono essere trasformati nuovamente. In questi cinque anni di crisi finanziaria progettata a tavolino possiamo notare come la comunicazione ed il linguaggio usato dagli opinion makers sia concentrato sui politici e non sui cittadini, ben che meno intendono sostituire le chiacchiere da bar con le grandi opportunità offerte dall’innovazione tecnologica, e mostrare quanto sia facile trasformare un’economia basata sull’energia fossile in un’economia con fonti alternative. Comunità libere tramite le reti intelligenti. Un semplice mix tecnologico consente di transitare da un’economia ad un’altra. Diversi Stati e Paesi stanno progettando e realizzando la transizione tecnologica ed energetica, mentre in questi cinque anni la maggioranza dei giornalisti perde tempo perché preferisce concentrarsi sul gossip politico e rallenta l’evoluzione. Ormai anche le tecnologie a celle combustibili sono mature, non solo il micro eolico, e la geotermia di piccola taglia come le note pompe di calore. Partendo dalla cancellazione degli sprechi possiamo dire addio alla dipendenza prodotta dall’obsoleto sistema centralizzato di energia, caratterizzato da grandi centrali a fonte fossile, e transitare alla nota generazione distribuita ove anche un edificio possa trasformarsi in piccola centrale di energia grazie all’impiego del mix tecnologico. Tutto questo è già realtà e società piccole e grandi hanno già realizzato la conversione diventando persino off-grid, come si dice in gergo, cioè sono indipendenti energeticamente. Maggiore è la diffusione di questi progetti e sempre minore sarà il costo dell’impiego, com’è accaduto per lo sviluppo delle tecnologie solari fotovoltaiche.

Pensando al cibo dobbiamo pretendere che l’etichetta comunichi la provenienza delle materie prime e come siano state trasformate indicando ogni cosa che l’uomo ingerisce senza dimenticare i diritti dei lavoratori. Partendo dal cibo dobbiamo sapere che una parte può essere auto prodotto – fuori dal mercato – e può essere prodotto nella regione in cui viviamo, fresco e di stagione, pertanto la consapevolezza del cittadino può condizionare la produzione (Guida al consumo critico).

Un ragionamento analogo è valido per l’edilizia e per il tessile, poiché ogni territorio può sostenere una produzione di materie per la casa e per l’abbigliamento. Tre mondi che si intrecciano: cibo, casa, abbigliamento ove è possibile ridurre e cancellare la dipendenza dal petrolio, e aumentare l’impiego di trasformazione ecologiche. Persino la mobilità offre soluzioni semplici, come la diffusione di bici-pedelec che aiutano a superare pendenze faticose.

Mentre le ultime ricerche affinano i processi è necessario che i cittadini si riprendano spazi di autoderminazione per realizzare comunità autosufficienti. Non ci sono limiti a questo processo evolutivo, serve solo la volontà popolare. Sono note le esperienze virtuose dei cantoni svizzeri che attraverso strumenti efficaci di democrazia diretta partecipano al processo decisionale della politica. Come sono note le esperienze efficaci di controllo del mandato elettorale, attraverso la verifica a metà mandato e l’eventuale revoca. E’ sufficiente introdurre i medesimi strumenti ed iniziare a sperimentare.

E’ vero che il mondo politico può rappresentare un ostacolo, un limite a tale processo, ma è altrettanto banale notare che questo mondo inadeguato è sostenuto dal popolo stesso, anche se le recenti elezioni danno un segnale: il primo partito si conferma quello del “non voto”. Questo segnale è frutto del clima di sfiducia, molto condivisibile, ma può essere letto come segnale di risveglio se riconosciamo che il teatro politico sia inadeguato, e quindi non rappresenta le istante del cambiamento.

I cittadini, indipendente dal mondo dei politici obsoleti, possono avviare il cambiamento, molti lo stanno facendo. Se cambia la società anche la rappresentanza politica cambia prima o poi, poiché essa insegue l’elettorato per autoconservarsi. I cittadini possono anche produrre nuova classe dirigente, una classe libera dai condizionamenti esterni di qualsiasi genere e che rappresenti le istanze sopra citate.

“Libertà individuale significa avere la libertà di controllare i propri pensieri e di far manifestare le sensazioni che si desiderano nella propria vita. Raggiungere la libertà individuale consiste nello sviluppare nuove abitudini e competenze e nell’abituarsi a far funzionare il cervello come noi desideriamo.“

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I politici sono degli imbroglioni, quante volte lo abbiamo detto e pensato? Sono incoerenti, promettono e non mantengono. Quanti cittadini hanno piena consapevolezza su come viene amministrato il proprio Comune, la Provincia o la Regione? Secondo me, qui le cose si complicano e spesso noi cittadini dimostriamo tutta la nostra cialtroneria, condizionati dall’ambiente (media e partiti) e poco informati. Eppure misurare la qualità dei nostri politici è davvero “facile”, sembra assurdo, ma è proprio così, non abbiamo bisogno di nessun articolo giornalistico o scandalistico per capire seriamente come i politici spendono i nostri soldi (Corte dei Conti). Il sito dell’ISTAT offre numerosi documenti per capire la nostra società, e ci sono altri centri che periodicamente pubblicano report utilissimi, anche la Banca d’Italia pubblica relazioni annuali. E’ indubbio che la semplice lettura di queste analisi non sia sufficiente, ma per lo meno iniziamo a comprendere il linguaggio delle istituzioni, ed in una fase successiva sviluppare valutazioni e confronti con persone esperte, amici e conoscenti (scomposizione della realtà complessa e semplificazione), ed in fine costruire il personale bagaglio di conoscenze (ricomposizione della realtà complessa).

L’intero processo politico del Parlamento è pubblicato sul sito internet ufficiale, c’è tutto. L’associazione openpolis offre persino una propria valutazione con tanto di indicatori di prestazione dei parlamentari. In buona sostanza l’informazione c’è ed il cittadino interessato può controllare i propri dipendenti presenti in Parlamento facendosi la propria opinione libera e non filtrata. Il problema dell’Italia è che la maggioranza degli italiani sembra non volersi fare una propria opinione, ma accetta passivamente quella dei politici che votano, una vera contraddizione poiché i controllati (politici) condizionano i controllori (cittadini).

In ambito locale possiamo fare altrettanto. Secondo gli articoli 53 e 54 del D. Lgs del 7 marzo 2005 n.82 denominato codice dell’Amministrazione digitale i siti pubblici devono essere accessibili da tutti, anche dai disabili, reperibili, facilmente usabili, chiari nel linguaggio, affidabili, semplici, omogenei tra loro.

Per cominciare a fare politica con una certa consapevolezza esiste una strada molto semplice: accedere al bilancio pubblico del proprio Comune, e successivamente scaricare dal sito istituzionale il Piano Esecutivo di Gestione (PEG) poiché è lo strumento redatto dalla Giunta comunale rispetto alle linee programmatiche di mandato approvate dal Consiglio. Nel PEG sono indicati nomi dei dirigenti responsabili e le attività da svolgere, per aree tematiche, e si trova il Piano Dettagliato degli Obiettivi (PDO) per misurare la performance dei dirigenti pubblici tramite indicatori, temporali, qualitativi e quantitativi. Questi documenti: linee programmatiche di mandato, bilancio, PEG e PDO, sono pubblici e spesso si trovano on-line sul sito del proprio comune. In questo modo i cittadini possono sapere come e dove sono state destinate le risorse pubbliche. Il cittadino elettore, partendo dalle linee programmatiche può agilmente confrontarle con gli obiettivi indicati nel PEG e nel PDO e fare una verifica di coerenza, promesse elettorale e attività dei dirigenti, poiché ciò che non c’è scritto nel PEG non si farà. Studiare questi documenti è il modo per misurare correttamente e nel merito il mandato elettorale dei dipendenti eletti, e proporre una verifica politica utile a valutare politici e dirigenti pubblici. Un funzionario pubblico è in grado di aiutare i cittadini nella lettura di questi documenti ed è sufficiente studiarli una volta per condividere lo schema di lettura di questi atti, e avviare un processo virtuoso di comprensione dei metodi della pubblica amministrazione utili a far funzionare un comune. Questo processo libero ed incondizionato è determinante per qualsiasi società veramente democratica. Immaginate per un attimo se una buona fetta dei cittadini facessero quanto descritto nei confronti del proprio Sindaco, credete che sarebbero tutti riconfermati? Ritengo che ci sarebbero diversi scompensi emotivi nella cittadinanza poiché molti dovrebbero rivedere le proprie convinzioni politiche, colti in fallo dalla propria ignoranza.

Il processo sopra descritto è un passo determinante per avviare una buona verifica del mandato elettorale da svolgere a metà del mandato, e proporre revoca o conferma del mandato. In Italia la revoca del mandato non esiste. E’ necessario modificare il Testo Unico degli Enti Locali (Tuel) per introdurre questo importante strumento di controllo delle moderne democrazie rappresentative. Nel Tuel è doveroso introdurre l’obbligo di istituire anche gli strumenti referendari e di iniziativa affinché i cittadini senza alcun filtro possano deliberare direttamente.

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