L’approccio del “codice forma”


1.3.4.3.1       L’approccio del “codice forma”

Il New Urbanism propone l’uso di un codice sia per progettare nuovi spazi e sia per trasformare la città esistente. I codici T1, T2, T3, T4, T5 e T6 corrispondono alle zone territoriali.

transect smarth code
Il transect.

codici del transect 01
codici del transect

L’immagine sottostante è molto esplicita per le regole della costruzione della città. Negli USA, se escludiamo l’uso dello zoning che ha creato numerosi danni sociali, possiamo riscontare un’ulteriore eterogeneità sull’uso dei suoli. Ad esempio, il modello di sviluppo urbano di New York, ultra liberista, decisamente opposto a quello delle piccole Amministrazioni che adottano l’approccio suggerito dal New Urbanism, e cioè l’uso di regolamenti edilizi molto stringenti sulla forma urbana consentita, andando a definire, già nel piano, l’immagine futura della città. Dall’immagine del codice forma si determina l’idea di città attraverso una progressività della densità (carico urbanistico), minore in periferia e maggiore verso il centro cittadino. La definizione puntuale sull’uso del suolo arriva a regolamentare attraverso il segno grafico (Form-based code) tutte le attività che si svolgono in città e in periferia.

codice forma del transect

La tecnica di rappresentazione di immagini all’interno dei piani regolatori nasce intorno agli anni ’80, e Bernardo Secchi con i piani di Jesi (1983-1987) e Siena (1986), adotta figure norma per regolare la morfologia urbana. Il regolamento edilizio prevede caratteristiche tipologiche degli edifici e delle strade elencate in abachi e rappresentate in tipi: abaco dei tipi residenziali; abaco dei tipi industriali e artigianali; abaco dei tipi rurali. Con questo approccio, Secchi disegna all’interno delle norme tecniche di attuazione la rappresentazione del “progetto di suolo” che definisce in maniera profonda forma e struttura urbana attraverso gli abachi.

abaco dei tipi residenziali
Bernardo Secchi, piano di Jesi.

Fredi Drugman, incaricato dal Comune di Milano di studiare un progetto per il settore del quartiere Garibaldi tra via San Simpliciano e Largo La Foppa, nel 1981 adotta una rappresentazione per immagini nel Piano di Inquadramento Operativo (PIO) elaborato dal Comune tra il 1979 e il 1980, che recepisce buona parte delle richieste degli abitanti nel decennio precedente ad un piano per riqualificare il quartiere Garibaldi.

progetto quartiere Garibaldi Milano
Fredi Drugman, regole per l’intervento.

Analogamente all’approccio del cosiddetto codice forma, gli urbanisti anglosassoni ma soprattutto quelli statunitensi hanno sviluppo l’approccio Transit Oriented Development (TOD), cioè lo sviluppo transito-orientato che intende favorire una costruzione della città interamente collegata dai mezzi di trasporto pubblico al fine di ridurre drasticamente l’uso del mezzo privato concentrando i servizi presso le stazioni. La tecnica è semplice: concentrare i carichi urbanistici presso le stazioni (tram, filobus, treni, metropolitana) che diventano nuove centralità, cioè quartieri dotati di tutti i servizi tipici dell’unità di vicinato (neighborhood unit). La morfologia urbana dell’approccio TOD è quella di avere alta densità presso le stazioni e poi una progressiva diminuzione come avviene nel transect sopra descritto.

Collegamenti ai paragrafi:

Collegamenti ai capitoli: