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Archive for maggio 2013

Questa Unione europea è palesemente incostituzionale, è un ossimoro da cancellare, poiché prevede contemporaneamente due visioni opposte: libero mercato e solidarietà.

Trattato di Lisbona: L’Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico.
Trattato sul MES: Al fine di consentire al MES di realizzare il suo obiettivo, allo stesso sono conferiti nel territorio di ogni suo membro lo status giuridico ed i privilegi e le immunità definiti nel presente articolo. Il MES si adopera per ottenere il riconoscimento del proprio status giuridico e dei propri privilegi e delle proprie immunità negli altri territori in cui opera o detiene attività.

Com’è chiaro dai Trattati l’UE si basa sull’usurpazione della sovranità monetaria, è controllata da un’oligarchia non eletta dai popoli e sull’ossimoro sviluppo sostenibile. I Trattati non hanno una linearità logica rispetto ai principi e prevedono che si faccia tutto ed il contrario di tutto in violazione della Costituzione Repubblicana che ha obiettivi diversi dall’UE. In questi ultimi 20 anni i partiti hanno tradito la Repubblica ed il popolo italiano.

E’ semplice riscontrare che in questi anni l’ideologia liberista abbia prevalso sullo stato sociale messo all’angolo, oltre a questa contraddizione disumana, l’UE non è un’organizzazione democratica rappresentativa poiché il Parlamento, unico organo elettivo, non ha l’esclusivo potere di promulgare le direttive; potere legislativo che pende a favore di Commissione e Consiglio d’Europa (organi esecutivi), già questo aspetto antidemocratico dovrebbe far scatenare una rivoluzione entro domani mattina. L’ultimo Trattato di Lisbona che sostituisce quello di Maastricht è praticamente la Costituzione europea, quel Trattato internazionale va completamente rivisto, cestinato in molti articoli e molte parole poiché contraddicono la Costituzione italiana e soprattutto andrebbe introdotta la democrazia che non c’è. E’ noto che nell’UE il reale potere sia concentrato nelle mani dei tecnocrati non eletti. Nessuno strumento referendario è inserito nei trattati negando la natura stessa di democrazia.

Il pensiero politico dominante è quello di costruire un’Europa federale, come gli Stati Uniti d’America. E’ un progetto mondialista molto vecchio ampiamente descritto nei famigerati think tank anglo-americani, quelli che hanno inventato ed applicato la famigerata globalizzazione che stiamo subendo con l’aumento della disoccupazione programmata e della sospensione dei diritti universali dell’uomo. Siamo sempre più vicini alla strutturazione di uno Stato autoritario feudale, cioè dove i pochi controllano i molti negando loro il diritto all’autodeterminazione: com’è l’impero romano, sostanzialmente, o forse, ancora peggio poiché vivi nell’illusione di essere libero, ma non lo sei, psico programmato nella scuola e ricattato tramite il lavoro. Com’è altrettanto facile ricordare e mostrare questo progetto non prevede la democrazia, oggi sostituita dalle SpA che governano il WTO, la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale; chi siano queste SpA e cosa fanno è ben descritto nella Guida al consumo critico.

L’enorme problema politico italiano è che questo progetto totalitarista dell’élite degenerata non viene adeguatamente sostituito da un soggetto politico forte, sostenuto dal consenso popolare, capace di promuovere un progetto democratico vero, serio, che abbia come obiettivo il benessere dei cittadini. Attenzione, manca in Italia non che non esista un progetto politico alternativo, perché nella sostanza questo progetto non solo esiste, ma ha anche una sua applicazione concreta ed è in continua discussione. Alcuni stati Sud-Americani sono usciti dal ricatto dell’impero della Banca Mondiale e del FMI e stanno sperimentando partecipazione e tutela dei beni comuni, anche in Asia il capitalismo liberista trova critiche poiché va in conflitto con le culture locali. E’ la vecchia Europa che al momento non riesce ad accettare che questa ideologia sia giunta al termine poiché è finita un’epoca. L’epoca industriale che ha inventato il capitalismo è morta. L’avidità liberista e la stupidità radicata nel pensiero economico che ignora le leggi della natura è ormai chiara ai più. I partiti tradizionali psico programmati dall’ideologia industriale sono giunti al termine e per questo motivo non riescono più a stare nella società. Si è creato un vuoto di rappresentanza in tutta Europa.

Cosa bisognerebbe fare? Uscire dall’economia del debito. Uscire dal Trattato di Lisbona o cancellarlo azzerando totalmente i passi compiuti dall’élite degenerata. I Parlamenti dell’euro zona dovrebbero avviare un processo di coinvolgimento attivo dei popoli e chiedere loro in che tipo di Unione vorrebbero vivere. Una indicazione fu data dal popoli francese ed olandese che bocciarono il Trattato di Lisbona. Cosa significa tutto questo? Ribaltare l’atteggiamento attuale dei Governi poiché sono completamente supini ai diktat delle SpA che hanno costruito un’area commerciale liberista, l’UE per l’appunto, pronta a distruggere le economie nazionali e sfruttare le opportunità poste dal WTO, dalla Banca Mondiale e dal FMI. I capi politici oggi discutono se tornare ad un capitalismo degli anni ’80, o rimanere nello stupido schema del MES e del fiscal compact con qualche ritocco sui parametri fiscali e contabili nella speranza di attivare qualche politica energetica. Essi intendono rimanere nel piano ideologico che hanno costruito, ma facendo qualche concessione per contenere la disoccupazione creata da loro e soprattutto contenere le proteste nei confronti dell’euro zona. I leader politici non pensano minimamente di cambiare il sistema e di rispettare i diritti dei cittadini, di allargarli, anzi non solo i diritti fondamentali sono messi in discussione, cosa impensabile fino a dieci anni fa, ma stanno progettando un vero stato fascista finanziario ed hanno tutti i poteri per farlo, li abbiamo votati?! Mentre i cittadini vivono i problemi dell’incertezza economica, cresce la disoccupazione, i militari elaborano strategie e ci mostrano visioni che ricordano il gioco del risiko. Ahimé, la realtà politica è questa: cittadini che vivono in un mondo, e l’élite che vive in un altro mondo: guerre, disastri, risorse, avidità. O i cittadini cominciano a comprendere la complessità della società e la rielaborano per raggiungere una società opposta a questa (come fanno in altre nazioni), oppure sarà difficile ribaltare la piramide del potere.

Il recente voto conferma la disaffezione dei cittadini contro tutti partiti, anche il M5S è stato avvisato, ma i popoli devono organizzarsi al più presto per promuovere un’alternativa efficace in ambito europeo, non c’è molto tempo per farlo, ma bisogna farlo. Anche in Italia con grande ritardo si sta sviluppando un dibattito politico importante: ripensare le comunità partendo dalla partecipazione diretta nel tutelare i beni comuni. Per realizzare questo progetto ci vuole impegno, ci vogliono competenze ed abilità specifiche, bisogna cercarle, valorizzarle, sviluppare e sperimentarle, il prima possibile. Una visione politica alternativa esiste, si chiama bioeconomia.

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18 maggio 2013Sembra che nessuno abbia proposte serie per prevenire la corruzione e favorire, stimolare, incentivare una migliore selezione della classe dirigente. Sembra che nessun soggetto politico affronti il tema della formazione culturale, libera e incondizionata della classe dirigente di questo Paese, classe politica e tecnica. L’aspetto è alquanto sconcertante per una ragione banale, stiamo vivendo un passaggio epocale, e sembra che nessuno abbia  a cuore la promozione della futura classe dirigente libera dalle multinazionali e dal potere invisibile. Tutti i media, da decenni, puntano sugli scandali politici col fine di aumentare i profitti monetari, delegittimare la credibilità di chi governa, aumentare l’apatia politica, tutti i partiti usano la pubblicità e le fondazioni politiche per intercettare soldi, cioè tutti dipendono da qualcuno per fare politica col dramma di uccidere le idee libere, e la conseguenza peggiore è che la classe politica cooptata non potrà rappresentare l’interesse pubblico e della Repubblica italiana, ma solo l’interesse di chi li paga o li ha formati per raggiungere un profitto monetario.

Se non si affrontano seriamente il tema dei costi della politica e della selezione della classe dirigente difficilmente potremmo avere un futuro migliore, nonostante la società italiana abbia tutte le risorse umane capaci di progettare un Paese diverso, più equo e più bello.

L’esperienza, la realtà che vediamo, dimostra e mostra tante cose. L’indipendenza e la comprovata moralità sono condizioni irrinunciabili, ed ognuno di noi vorrebbe essere rappresentato da persone preparate e capaci, così non è come sappiamo. Ogni cittadino, che volesse farlo, dovrebbe poter partecipare direttamente al processo decisionale della politica in maniera efficace (diritti referendari). Già questi due temi propongono obiettivi rivoluzionari per la cittadinanza poiché non ha mai selezionato i politici, e non possiede strumenti efficaci di democrazia diretta. Ad esempio, non esistono le elezioni primarie vere per legge, nessun soggetto politico è costretto a selezionare gli individui rispetto alle idee migliori, ma come accade nel peggiore dei casi in USA, i partiti non sono democratici, non sono trasparenti e sono costruiti per rappresentare gli interessi particolari delle multinazionali selezionando attori  – burattini – e non bravi politici. Nonostante esistono militanti di partito, possiamo renderci conto che la base, gli attivisti non hanno alcuna influenza sui vertici, anzi la storia insegna che gli eletti compiono scelte opposte ai programmi ed alle promesse elettorali. Le recenti elezioni politiche 2013 e la formazione dell’attuale Governo sono la dimostrazione di queste affermazioni.

E’ altrettanto noto che il sistema monetario telematico consente la costruzione di soggetti politici ad hoc atti a perseguire gli interessi particolari delle SpA e delle potenti multinazionali, i sistemi non trasparenti ci sono e sono noti: scatole cinesi, società off-shore, fondazioni politiche, think tank che producono idee per gli attori politici, etc. In Italia, per circa 20 anni Silvio Berlusconi ha potuto costruirsi un partito personale col sostegno di tutti, “opposizione” compresa poiché è stato legittimato entrando in Parlamento, nonostante egli abbia un enorme conflitto di interessi noto a chiunque, poiché editore e proprietario di network nazionali che hanno psico programmato i cittadini.

Sembra difficile costruire un soggetto politico forte che possa contrapporsi allo strapotere delle lobbies, ma costruire un soggetto democratico e trasparente, oggi è più semplice rispetto al passato. I sistemi di raccolta fondi e mezzo internet consentono di realizzare diversi progetti interessanti. Non mancano le risorse umane se è vero che 2,2 milioni di giovani sono senza lavoro, ed impiegare tempo ed energie mentali per la polis è senza dubbio lodevole. Sono importanti la credibilità, la democrazia interna, la trasparenza e la forza culturale degli individui che sappiano comunicare i propri obiettivi. Stiamo vivendo un’epoca di passaggio e le idee creative ci sono, mancano i soggetti politici capaci di interpretare questo cambiamento (fine dell’epoca industriale), manca soprattutto una reale partecipazione popolare poiché votare un partito significa delegare, l’opposto di quello che servirebbe all’evoluzione del nostro Paese, e la responsabilità di questa inerzia risiede soprattutto nei cittadini apatici. Partecipare è faticoso, si richiedono competenze e cultura, merito e trasparenza, si richiedono abilità per attivare risorse creative capaci di valutare, proporre e comunicare. E’ determinate creare una rete di relazioni fondata su valori condivisi e fiducia reciproca. Le relazioni sono gli stimolatori necessari a creare una rete sociale e politica, poiché lo sviluppo umano si fonda proprio sullo scambio (relazione, segnale). Il segnale – l’informazione – è determinante per avviare lo stimolo e creare gruppi di cittadini attivi su obiettivi condivisi: restituire la democrazia al popolo sovrano e progettare una società fondata su nuovi paradigmi culturali. Serve uno strumento: un soggetto politico democratico, libero, maturo e consapevole.

Nuova legge elettorale. Tutti sembrano intenzionati a ripristinare la preferenza, ma nessuno parla di elezioni primarie vere per legge (diritto di autocandidatura), e nessuno parla del sistema proporzionale, l’unico sistema veramente democratico rappresentativo poiché distribuisce seggi in base ai voti proporzionalmente ricevuti (stesso peso politico), e garantisce un’equa e corretta rappresentanza rispetto alla scelta dei cittadini. Passammo dal proporzionale al maggioritario per raggiungere una certa governabilità. Dopo 20 anni abbiamo visto che il risultato di questa governabilità è stato quello di ereditare un Paese distrutto da scelte sbagliate frutto di corruzione ed incapacità diffuse, pertanto, la qualità delle scelte non dipende dal sistema maggioritario, ma dall’indipendenza e dalla cultura degli individui, com’è ovvio che sia. Per tendere a questo obiettivo virtuoso noi italiani dovremmo cominciare a riconoscere il merito, e per farlo dobbiamo abdicare a vizi molto diffusi: avidità, invidia e cialtroneria.

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Più di una volta ho cercato di raccontare la cattiva riforma amministrativa degli anni ’90, quella dell’elezione diretta del Sindaco e dell’introduzione del diritto privato in ambito pubblico, una strada che de facto ha riportato l’Italia al medioevo feudale poiché i poteri sono stati accentrati nelle mani discrezionali dei Sindaci.

Ritengo che quella riforma abbia avviato una moderna degenerazione della rappresentanza politica locale, abbia riesumato il feudalesimo, ed abbia legittimato il voto di scambio, gli attuali Sindaci non sono in grado di svolgere una piena e reale funzione di pubblica utilità poiché spesso rappresentano se stessi o gli interessi dei pochi, e spesso il potere gestionale viene trasferito alle SpA locali, mentre la tradizionale pianificazione urbanistica è asservita alla lobby dei costruttori. L’attuale potere politico che fintamente si crede stia nelle mani dei Sindaci e del Consiglio è solo una mezza verità. I Consigli comunali sono totalmente svuotati della loro funzione politica, che dovrebbe essere quella di indirizzo e controllo, e di fatto, i Sindaci possono se lo vogliono, aggirare gli interessi pubblici e lasciare che le lobbies svolgano i propri interessi privati, in che modo? Trasferendo competenze dal Comune alle SpA, e con l’uso di dirigenti ben selezionati e prezzolati, accade tutto a norma di legge.  La vera politica è svolta dalle SpA e non dalle persone elette. E’ pur vero che un Consiglio comunale consapevole ha il potere di delegittimare la Giunta ed il Sindaco, ma questo accade molto di rado poiché i consiglieri comunali, sottopagati, disinformati ed impreparati, difficilmente hanno il tempo per svolgere un efficace ruolo di controllo sull’organo esecutivo, e raramente il loro peso politico riesce a svolgere il ruolo dell’opposizione per tutelare l’interesse pubblico. Dalla riforma in poi, difficilmente le maggioranze vengono ribaltate legittimamente tramite il confronto politico, forse mai, accade grazie alle inchieste giudiziarie.

Per migliorare l’azione dell’Amministrazione pubblica non era affatto necessario accentrare i poteri nelle mani di una sola persona facilmente ricattabile o corruttibile, ma fare l’esatto opposto, e cioè distribuire potere al popolo sovrano. Per amministrare efficacemente servono diverse competenze e capacità, tutte risorse presenti nella società, e pertanto sarebbe necessario riformare gli Enti locali col fine di introdurre forme efficaci di partecipazione popolare, rafforzare i poteri del Consiglio comunale, “eliminare” la figura del Sindaco, introdurre la verifica del mandato elettorale con l’eventuale richiesta di revoca, e sostituire le SpA locali con cooperative ad azionariato diffuso popolare per la gestione dei servizi pubblici locali. Il modello svizzero, ad esempio, è ampiamente efficace e le decisioni dal basso, spesso, sono migliori di quelle degli organi elettivi, si veda anche il recente referendum circa la riduzione, e/o “tetto massimo”, degli stipendi dei manager. Oltre a questo aspetto bisogna avviare un aggiornamento professionale e sostituire tutti i dirigenti pubblici poco preparati, e/o corrotti, per prendere coscienza si può partire dalle relazioni della Corte dei Conti che mostrano sprechi evitabili, se ci fossero pianificazione e partecipare popolare. Ad esempio, le competenze tecniche dei dirigenti e gli indirizzi politici sintetizzati (priorità) con processi partecipativi sono più che sufficienti a programmare le attività politiche dei Comuni. Il ragionamento è abbastanza semplice, spesso consiglieri e Sindaci si trovano di fronte a decisioni politiche che richiedono l’ausilio di esperti, e questi si trovano senza dubbio nella società, così come è probabile, o rischioso, che i soliti esperti fidelizzati dai partiti rappresentino interessi particolari e non generali. L’esperienza dimostra che i processi partecipativi popolari allontano le opinioni “particolari” delle lobbies ed avvicinano risorse umane altruiste.

Il legislatore può presentare una riforma efficace che può prevedere un processo educativo partecipativo generalizzato, mostrando i processi migliori e coinvolgendo attivamente i cittadini, per un breve periodo iniziale, e poi istituzionalizzare i processi per il periodo successivo, in maniera definitiva. Attraverso una semplificazione (linguaggio meno tecnico) e la pubblicazione dei programmi locali (trasparenza), i cittadini hanno l’opportunità di conoscere la spesa pubblica locale e di commentarla, indirizzarla e modificarla con strumenti di verifica ad hoc. Piani, bilanci e processi possono essere riorganizzati per favorire la partecipazione popolare e migliorare l’azione politica locale grazie alle ingenti risorse presenti nella società, ed il Consiglio comunale insieme ai funzionari pubblici sono in grado di facilitare la sintesi politica da introdurre nei piani.

Intervista andata in onda su Report (19 nov 2006), MASSIMO VILLONE – Senatore DS:
«Allora supponiamo che io sia uno eletto a funzione di governo, un sindaco, un presidente di provincia, un governatore, ho avuto una campagna elettorale complicata, difficile, costosa, ho avuto i miei ambienti di riferimento, amici, sostenitori, squadre di volontari, imprenditori vicini a me, adesso si aspettano che io dia delle risposte, niente di illecito, beninteso, ma c’è l’imprenditore che vuole il sostegno all’impresa, l’associazione di volontari che vuole l’affidamento del servizio sociale, tutta allora io che faccio, mi rivolgo al dirigente, dirigente messo là da una giunta precedente, persona per bene, rigorosa, onesta, pignolo, spacca il capello in quattro, osserva le virgole, dice che la Pubblica Amministrazione non deve fare nessun favoritismo, dirigente come tutti i cittadini vorrebbero naturalmente, però per me è un problema. Che cosa posso fare? Lascio lì il dirigente però riorganizzo l’amministrazione. Prendo pezzi degli uffici, li sposto, faccio un altro dipartimento, un’altra area. Le cose che mi interessano le metto da un’altra parte quindi il dirigente sta là ma non si occupa più delle cose mie. A capo di questa nuova struttura metto un nuovo dirigente, un esterno assunto a contratto, naturalmente un amico mio. Nei procedimenti che mi interessano, che producono gli atti che mi interessano metto un comitato di esperti. Naturalmente, nel comitato di esperti lì sono tutti amici miei. Posso fare ancora un’altra cosa: prendo un pezzo di attività che mi interessa, lo esternalizza per così dire. Lo metto in una società a partecipazione pubblico -privato, in una SpA nella quale io partecipo come ente. Mi nomino il presidente, mi nomino i consiglieri di amministrazione, in tutto o in parte, revisori, sindaci e quindi sempre amici miei, beninteso, gente di cui mi fido e poi come effetto collaterale se devono svolgere questa attività magari fanno un pò di assunzioni, faccio assumere quei 30/40 giovanotti che mi hanno dato una mano ad attaccare i manifesti in campagna elettorale. In tutto questo non c’è nessun illecito diciamo. Io non firmo una carta, non tocco nessuno, non ci sono tangenti, non ci sono mazzette, si orienta l’amministrazione verso un risultato che è quello della produzione del consenso
Utilities, affari del potere locale. “Non si ferma la corsa delle SpA pubbliche”. Società e consorzi crescono del 5% rispetto al 2008, quasi 25mila poltrone nel consiglio di amministrazione. Una lista di attività poliedriche, che spesso servono a trovare una poltrona agli estromessi del giro della politica a chi nella politica c’è rimasto e non disdegna i doppi e tripli incarichi.[1]

[1] Antonello Cerchi Gianni Trovati, Non si ferma la corsa delle SpA pubbliche, in “IlSole24ore” 15 maggio 2010 pag. 3

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Prima di ripetere cose scontate mi preme invitare giornalisti e politici che citano la “decrescita felice” di leggersi i testi che parlano dell’argomento per evitare loro figuracce. Prima di tutto, mai nessuno del Movimento per la Decrescita Felice (MDF) compie rinunce anzi è vero il contrario, cittadini che sperimentano ed accedono a nuove conoscenze utili alla crescita spirituale e materiale privilegiando la produzione di beni e la riduzione di merci inutili. Partiamo da un presupposto, i testi editi proprio dalle “edizioni per la decrescita felice” divulgano molte proposte che migliorano la qualità della vita dei cittadini, parlano di stili di vita, di tecnologie e di politiche. Non si tratta di idee innovative o nuove, ma di una filosofia politica ampiamente conosciuta poiché nasce dal concetto di “bioeconomia“, un concetto persino scontato dato che invita tutti a tener conto degli effetti negativi dell’entropia, principio fisico che si studia a scuola. Fu Aristotele a suggerire la distinzione fra economia e crematistica per spiegare come un’economia reale dovrebbe avere il fine ultimo la fabbricazione e lo scambio di beni utili agli individui ed alla società. Sappiamo bene che la televisione, la pubblicità, l’obsolescenza pianificata e la creazione del danaro dal nulla hanno come fine la soddisfazione dell’avidità di pochi. Gli ultimi trenta, quarant’anni sono stati caratterizzati dal nichilismo che mostra una società consumistica compulsiva spinta dall’industria finanziaria (bancaria) del fare senza scopo, comportamento ripetitivo inumano. Tutta l’economia classica ignora le leggi della fisica, e pertanto sembra persino banale mostrare come il pensiero politico occidentale delle rivoluzioni industriali abbia recato danni ambientali ampiamente prevedibili, e come sia del tutto scontato cambiare questo paradigma per tutelare i diritti degli individui poiché l’unica alternativa alla stupidità è la ragionevolezza, prerogativa degli esseri umani, cosi sembra. L’aumento dell’inquinamento industriale produce la morte per le specie viventi, col rischio di estinguere la nostra specie, mentre la Terra continuerà la propria evoluzione anche senza l’uomo. Prima delle rivoluzioni industriali l’impatto dell’uomo era commisurato alla capacità rigenerativa degli ecosistemi e la maggioranza delle attività antropiche usava energie rinnovabili, poi vennero le scoperte dei motori a combustione e l’opportunità di sfruttare questa energia nei settori industriali, e poi l’invenzione dell’automobile. Nikola Tesla mostrò nuove opportunità di sviluppo (corrente alternata, elettromagnetismo, trasmissione energia senza fili, etc.) con la diffusione di tecnologie intelligenti, ma le scoperte più interessanti furono scartate poiché avrebbero sostituito l’economia del petrol-dollaro, oggi quei brevetti sono serviti come spunto per altre tecnologie figlie delle sue intuizioni, mentre il “picco del petrolio” mostra la via inevitabile di un cambio epocale, ed apre le porte a scelte migliori e più sostenibili. La decrescita felice non è un obiettivo, ma l’inizio di un cambio di paradigma per approdare all’epoca della prosperanza, un’epoca dell’abbondanza frugale, non si tratta di un’opinione individuale, ma di una valutazione del periodo che stiamo vivendo, non si tratta di rinunciare a qualcosa, ma di vedere opportunità tenute nascoste dal potere invisibile. Oggi esistono tutte le tecnologie di cui gli esseri umani hanno realmente bisogno: auto produrre energia con fonti alternative, cibo (sovranità alimentare), mobilità intelligente, accesso alle conoscenze, abitazioni comfortevoli, tutto questo è possibile se la politica, se la polis intende prendersi lo spazio democratico che oggi non ha.

Fino ad oggi la tecnica brevettata (copyright e royalties), la tecnologia, è stata lo strumento per aumentare la produttività (impiego dei robot) e massimizzare i profitti degli azionisti grazie alla delocalizzazione industriale (sfruttamento di manodopera a basso costo ed “esternalizzazioni”), e l’invenzione di algoritmi matematici finanziari per scommettere sul destino delle Nazioni. Anche l’aumento della disoccupazione figlia dell’impiego dell’innovazione tecnologica era stata annunciata (Rifkin, la fine del lavoro). La tecnica delle regole bancarie è servita a produrre ricchezza dal nulla, usarla come un arma contro i popoli (economia del debito). Bisogna cancellare royalties e copyright e rifondare le istituzioni. Dal tempo dei greci sino al medioevo i popoli erano molto più liberi, l’invenzione delle banche, la televisione e l’uso odierno dell’informatica non hanno reso le persone più libere, oggi siamo ad un bivio: possiamo leggere la storia e capire gli errori del passato, ammettere la regressione mentale che stiamo subendo e ripartire svegliando le coscienze addormentate.

La quantità di energia che arriva ogni secondo sulla Terra è uguale al prodotto della costante solare per l’area di un disco che ha raggio eguale a quello della Terra (6370 km = 6,37×106m): 1350W/m2π(6,37×106 m)2 =170×109 MW. La potenza solare intercettata dalla Terra è 170 miliardi di megawatt. Energia per tutti, è tutta gratis. Abbiamo le conoscenze per usare al meglio questa energia, e dare lavoro in tanti ambiti ignorati e denigrati: conservazione dei beni culturali, rischio sismico, tutela del territorio etc. Tutte le specie viventi grazie a questo dono hanno un’esistenza normale senza la stupida invenzione dell’economia del debito, senza il fiscal compact o del patto di stabilità ribattezzato di stupidità, tutte idiozie create ad hoc dall’élite per schiavizzare i popoli. Anziché inventarsi l’immorale obbligo del pareggio di bilancio le istituzioni dovrebbero misurare l’uso razionale delle risorse, poiché la vita degli individui dipende solo da quello: dagli ecosistemi e dalla fotosintesi clorofilliana. La domanda non è quanto costa, ma ci sono le risorse per farlo? Fisica, chimica e biologia si insegnano nei Licei, cioè le conosce di base per una vita sana, semplice e razionale, sono ampiamente divulgate nei programmi di base. Le scelte politiche dei nostri dipendenti pagati con le nostre tasse non sono minimamente condizionate dalle conoscenze biologiche, anzi dicasteri dell’ambiente e dell’agricoltura sono senza “portafogli”, un dicastero della bioeconomia neanche ad immaginarselo. E questi giornalisti continuano a porsi domande demenziali: “a cosa serve la “decrescita felice”? C’è la disoccupazione in aumento figuriamoci la decrescita felice.”

Per essere maggiormente chiari possiamo lavorare 4, 5 ore al giorno (la domenica nessuno dovrebbe lavorare), ricevere un salario ugualmente dignitoso e trascorre ore coi nostri figli, perché il nostro scopo non è produrre merci inutili, ma raggiungere il benessere che non coincide con la massimizzazione dei profitti altrui, ma col nostro stato psicofisico e la qualità delle relazioni. Se viviamo in una città inquinata dai gas di scarico di auto e industrie figuriamoci cosa possiamo aspettarci, giusto? Come si concilia un salario di €2000/€2500 netti con 4 ore di lavoro? Si concilia, dipende solo dalla nostra volontà politica e dal proporre un cambio radicale. E’ sufficiente ricordare che negli anni ’60 fino agli anni ’80 le nostre famiglie erano prevalentemente monoreddito potendo accedere alla casa e fare un’esistenza più dignitosa di quella odierna. Non si tratta di tornare al capitalismo degli anni ’60-’80, ma di riconoscere che possiamo transitare ad un nuovo sistema che privilegia il fare bene rispetto al fare senza fine (vendere, vendere, vendere), e soprattutto in questo periodo fare meno e meglio (l’opposto dell’obsolescenza pianificata). Si tratta di un modello evolutivo – virtuoso – che rispetta le leggi della fisica e offre nuove opportunità di impieghi utili.

I danni di questa crescita infinita furono ampiamente preconizzati, oggi abbiamo l’opportunità di vedere questa crisi con maggiore consapevolezza e uscire da questa gabbia mentale invisibile creata da un’élite degenerata che ha saputo negarci un futuro sostenibile ponendo seri rischi sulle future generazioni. Possiamo riprenderci il nostro destino, se lo vogliamo!

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E’ recente la crescita di gruppi di pressione al fine di spostare risorse verso la conservazione e la tutela del patrimonio esistente. Persino nel mondo accademico e nell’élite legata ai gruppi di potere si diffondono dubbi circa l’obsoleto pensiero dominante che mostra tutta la sua fallacia. Persino i distruttori del territorio come i costruttori edili cominciano a rendersi conto degli errori e dei danni ambientali che hanno prodotto decenni di politiche speculative figlie della rendita urbana e fondiaria (Sullo docet). Rimane l’amarezza poiché le previsioni disastrose della religione capitalista erano state ampiamente accennate negli anni ’60 e poi qualche pubblicazione negli anni ’70 ha anticipato il disastro che vediamo nell’Unione europea liberista.

Pier Paolo Pasolini: « Non è affatto vero che io non credo nel progresso, io credo nel progresso. Non credo nello sviluppo. E nella fattispecie in questo sviluppo. Ed è questo sviluppo che da alla mia natura gaia una svolta tremendamente triste, quasi tragica. »
Ivan Illich: «Ma «crisi» non ha necessariamente questo significato. Non comporta necessariamente una corsa precipitosa verso l’escalation del controllo. Può invece indicare l’attimo della scelta, quel momento meraviglioso in cui la gente all’improvviso si rende conto delle gabbie nelle quali si è rinchiusa e della possibilità di vivere in maniera diversa. Ed è questa la crisi, nel senso appunto di scelta, di fronte alla quale si trova oggi il mondo intero.»

Sia chiaro, la religione liberista è stata propugnata sia dalla “destra” che dalla “sinistra”. Ci troviamo in una recessione costruita ad arte poiché l’influenza di organizzazioni sovranazionali ha saputo rubare la sovranità monetaria ed affermare un’ideologia immorale per accelerare lo sviluppo delle SpA che scrivono l’agenda politica dell’Unione europea sostituendo i valori della nostra Costituzione con l’avidità di pochi. La crescita che interessa alla Nazione non c’è più (politica industriale), e prevale l’ideologia della crescita infinita figlia del progressismo, del “libero mercato” e della competitività insieme al pareggio di bilancio e la riduzione della spesa pubblica causando povertà diffusa. Più passa il tempo e più i cittadini si rendono conto dell’inganno in cui viviamo. Ad esempio, basta notare che il Trattato di Lisbona (L’UE si adopera per “un’economia sociale di mercato fortemente competitiva“) non è compatibile con la nostra Costituzione poiché poggia su principi opposti (art. 41 Cost. “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana“). Il Trattato di Lisbona è come lo sviluppo sostenibile, è un ossimoro.

I media ovviamente assecondano gli interessi dell’oligarchia SpA, ma non riescono a giustificare la contraddizione palese fra la contabilità pubblica e la tutela dei diritti universali dell’uomo (lavoro, uguaglianza, salute). E’ sempre più evidente il fatto che la religione della crescita guidata dal libero mercato non si concilia col diritto al lavoro, e di recente si scopre che il lavoro in certe condizioni non significa migliorare la qualità della vita, anzi si traduce in schiavitù e morte (Porto Tolle, Taranto, Priolo, etc.).

Sempre più cittadini cominciano a leggere la Costituzione italiana dandone una giusta interpretazione poiché scoprono contraddizioni intollerabili fra i principi annunciati nella carta costituzionale, e la realtà che ruota intorno a noi, notando diritti violati (precariato diffuso, aumento dell’orario di lavoro e riduzione del salario), e corruzione in ogni ambito istituzionale (scandali e privilegi della “casta”) per sostenere lo status quo, e l’aumento di vergognose disparità salariali fra manager pubblici e privati e dipendenti lavoratori. In Svizzera, la patria dei banchieri e del segreto bancario, grazie agli strumenti referendari è stato possibile introdurre un tetto alla retribuzione dei dirigenti d’azienda.

Il 45% della ricchezza complessiva delle famiglie italiane alla fine del 2008 è in mano al 10% delle famiglie. E’ uno dei dati contenuti nel rapporto su “La Ricchezza delle famiglie italiane” elaborato dalla Banca d’Italia. Secondo studi recenti, la ricchezza netta mondiale delle famiglie ammonterebbe a circa 160.000 miliardi di euro e la quota “italiana” sarebbe di circa il 5,7%. Stiamo parlando di circa 9120 miliardi di euro. Di questo immenso capitale, alla fine del 2011 le attività finanziarie ammontavano a oltre 3.500 miliardi di euro, di cui il 42% – 1470 miliardi – (obbligazioni, titoli esteri, prestiti, etc.) mentre il 31% – 1085 miliardi – contante, depositi, risparmio postale. Sarebbe sufficiente intervenire su questa ricchezza posseduta dal 10% delle famiglie, che non muta le condizioni dei ricchi, per accedere a risorse utili per il bene dell’Italia da investire su attività irrinunciabili e virtuose come il rischio sismico, la prevenzione primaria, l’ambiente, i beni culturali, la sufficienza energetica con fonti alternative etc. Non sarebbe necessario neanche una tassa patrimoniale, ma raccogliere progetti concreti sui settori strategici – patrimonio culturale, la biodiversità, cancellazione degli sprechi e le energie rinnovabili – e farli finanziare da questi grandi patrimoni con trasparenza e merito. L’iniziativa privata è libera in Italia, e per la prima volta si potrebbe realizzare un piano nazionale con Governo e Comuni che possono investire in questa progettazione virtuosa rilanciando la nostra Nazione dandone pregio, respiro e nuova occupazione utile. Il criterio non sarebbe più la quantità, ma la qualità per fare meglio. Un esempio banale, il Governo lanciò il “piano città” senza grandi risorse, ecco, sarebbe sufficiente “convocare” questi patrimoni e dire loro: “investiamo sul miglioramento sismico dei centri storici, sulla rigenerazione urbana, la conservazione dei piccoli centri abitati, la sovranità alimentare etc.” Chiunque può rendersi conto che tali investimenti sono un ritorno per gli investitori poiché puntano a migliorare la qualità dell’Italia, compresi essi stessi. Mentre i privati rilanciano il Paese il legislatore, parallelamente, dovrebbe intervenire sull’evasione fiscale, l’elusione e le attività criminali finanziarie per recuperare altri miliardi da spostare sul sistema educativo. E’ banale evidenziare che l’investimento strategico avrà una ricaduta positiva per lo Stato con l’aumento del gettito fiscale prodotto da nuova occupazione.

Come appena accennato la povertà può terminare con un efficace cambio di paradigma culturale: si misura lo sviluppo umano, il benessere, l’ambiente e tutte le dimensioni indicate dal Benessere Equo e Sostenibile. Applicando l’articolo 9 della Costituzione si aprono opportunità lavorative in un indotto immenso, un giacimento di ricchezza che solo l’Itala può vantare. Abbiamo bisogno di filosofi, agronomi, geologici, architetti, ed imprese artigiane nei settori più importanti del riuso e dell’efficienza energetica. Rigenerare i centri urbani dei paesi italiani richiede un impegno importante. E’ molto probabile che non tutte le Amministrazioni locali di piccole dimensioni abbiano dirigenti e funzionari con la formazione adeguata, a volte anche i capoluoghi di provincia non hanno personale adeguato, ed è sufficiente investire in questo aspetto con l’aiuto dei esperti, associazioni per puntare all’adeguamento culturale rispetto al periodo di transizione che stiamo vivendo, successivamente i Comuni possono presentare progetti di qualità (un nuovo “piano città” figlio dello stop al consumo del suolo) e finanziarli con le ricchezze private sopra accennate, con il taglio degli sprechi e con il taglio di politiche sbagliate come quelle indirizzate nelle missioni militari o all’esercito (22 miliardi digitalizzazione esercito).

Il legislatore può introdurre leggi virtuose che prevengono illeciti e reati, la riduzione della corruzione con l’adeguamento delle pene e dei reati (“colletti bianchi” e finanza creativa), l’efficacia di un processo civile e penale più veloce, e l’introduzione della vera class action possono rappresentare la svolta di processi conformi al diritto. La vera class action è un procedimento stragiudiziale e quindi previene il ricorso al Tribunale ed ha l’85% di successi, inoltre la vera class action punisce SpA non compatibili col mercato poiché premia le SpA rispettose delle norme.

La scelta politica di puntare sulla bellezza dell’Italia è un insieme di strategie che vanno nella direzione di migliorare la qualità della vita, e per farlo bisogna agire parallelamente in tanti ambiti finora sottovalutati o ignorati. Esistono diverse linee politiche in ambito europeo: “Patto dei Sindaci”, “rete rurale nazionale”, “smart cities“, “european green capital” che possono essere adottate, queste vanno nella direzione giusta, ma l’UE è un blocco giuridico, poco democratico, e burocratico molto lento rispetto alle esigenze di cambiamento dei Paesi periferici che abbisognano di piani nazionali urgenti, con moneta sovrana libera dal debito immediatamente disponibile, come fanno USA e Giappone. Prima che l’UE diventi un luogo libero e democratico c’è il serio rischio che le Nazioni si autodistruggano grazie alla stupidità dei politici, non sarebbe la prima volta. Una strada importante è senza dubbio l’energia dal basso, una spinta popolare che pretenda un cambio radicale. Inoltre, la strada dei capitali privati – raccolta fondi – potrebbe essere un buon esempio e la via perseguibile per cominciare a rilanciare l’economia reale della Nazione per un interesse pubblico.

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In principio fu la guerra, di solito sono sempre le guerre a cancellare o creare debiti. 1944 nacque l’economia del ricatto per gli italiani e gli europei. Ad esempio il debito pubblico degli americani, o dei cinesi, non ha lo stesso peso politico per i cittadini europei che vivono dell’euro zona (patto di stabilità e crescita). Dal piano Marshall in poi gli italiani poterono costruire un’industria e scegliere come spendere i soldi prestati. Dal 1981 in poi l’intero ceto politico italiano decise di abdicare alla sovranità economica e applicare le teorie monetariste liberali. Il Governo Forlani e il Ministro Andreatta decisero la separazione del Tesoro dalla Banca d’Italia ottenendo due risultati: (1) la privatizzazione della Banca d’Italia che nella sostanza significava togliere il controllo del credito allo Stato e (2) consegnare la Repubblica al ricatto dei mercati internazionali. Sono gli anni in cui i partiti si mischiano col mondo dei banchieri e degli imprenditori, gli anni in cui la sinistra abdica a se stessa per abbracciare la religione monetarista liberale (teoria esogena della moneta). Sono gli anni in cui la classe dirigente politica occidentale annulla la democrazia rappresentativa degli Stati per consentire alle imprese di accumulare ingenti capitali; speculando con gli strumenti finanziari, controllando le risorse del pianeta e localizzando la old economy nei luoghi ove non esistono diritti sindacali e tasse (zone economiche speciali). In Italia, seguirono gli anni ’90 con le cosiddette “riforme strutturali” neoliberali: privatizzazioni e uso del diritto privato in ambito pubblico che significò per i partiti, ma soprattutto per Sindaci e Presidenti gestione delle clientele senza subire le indagini della magistratura inquirente, poiché il voto di scambio diventò “legale”. Anni duemila gli scandali bancari rivelano l’intreccio fra partiti e banche e svelano un progetto politico portato avanti nei decenni: sospendere la democrazia rappresentativa, privare lo Stato del potere di emettere moneta e aumentare l’influenza delle imprese private tramite la finanza ed i paradisi fiscali. Nel dopo guerra i partiti avevano il potere di promuovere una politica industriale e monetaria, avevano il potere di fare la politica, cioè decidere come spendere le tasse degli italiani. Dagli anni ’90 in poi i politici (ingresso nello SME e il cosiddetto vincolo esterno (ricatto esterno), ossia Titoli di Stati acquistati dai mercati) sono stati chiusi in un recinto ben preciso: gestire la spesa pubblica per ridurla. Le borse telematiche, il linguaggio finanziario, sono la maschera e l’inganno psicologico da mostrare a tutti: cittadini ed amministratori. Gli interessi della finanza privata prevalgono sull’azione politica dell’istituzioni.

Mentre la religione liberista cominciò a governare il mondo, erano gli anni di Reagan e della Thatcher, tutti i partiti italiani abbracciarono la religione liberale e noeliberale assorbendo le agende politiche dei think tank americani. La maggior parte delle accademie economiche europee pubblicavano testi a favore delle teorie di von Hayek preferendole a quelle di Keynes, e mettendo da parte la critica sociale ed economica di Marx. Anche in questo modo si creò il pensiero dominante, o pensiero unico; mentre pochi economisti si rifiutarono di ignorare le lezioni di Marx e Keynes, e per questo furono delegittimati e isolati. Col trascorrere del tempo l’ideologia globalista finanziaria riuscì a sedurre anche i “comunisti” italiani, tant’è che in Italia i più efficaci liberisti hanno ricevuto l’energia politica anche dall’ex partito comunista che ha sostenuto i governi di Carlo Azeglio Ciampi, Romano Prodi, Giuliano Amato, e Mario Monti. Tutto ciò mentre già negli anni ’70 emerse con estrema lucidità e corretta previsione il disastro ecologico di un’economia fondata sulla crescita continua, ignorando l’entropia e gli effetti negativi degli impatti industriali. Se Marx fu corretto nel criticare il capitale (effetti sociali), Nicholas Georgescu-Roegen fu corretto nel dimostrare la fallacia della teoria economica neoclassica (effetti ambientali).

Dal dopo guerra in poi, la DC fu l’interlocutore principale delle religione liberale e neoliberale; e dal 1992 in poi si alternavano i Governi Berlusconi, un liberista in pectore, che ha saputo approfittare del suo ruolo da premier sia per sistemare i propri affari personali, e sia per crearne dei nuovi tramite l’ENI e l’ENEL nominando il managment di tali aziende. L’attuale governo democristiano, Letta premier, rappresenta egregiamente l’immagine liberista propugnata dai gruppi élitari quali il club Bilderberg e la Commissione Trilaterale. E’ noto che le riforme politiche degli ultimi trent’anni hanno spostato i centri decisionali e di potere, da Roma a Bruxelles, e da Bruxellese alle agende dei gruppi sovranazionali, ed è in questi ambiti elitari che i gruppi politici europei ed americani hanno banalmente applicato le priorità delle imprese private che non coincidono con gli interessi generali di uno Stato democratico, ma con quelle delle SpA che si riuniscono nel WTO e che sfruttano le risorse limitate della Terra per il torna conto degli azionisti.

Nel 2011 accade qualcosa di straordinario poiché le democrazie rappresentative sono sospese (accade in Grecia e in Italia) e l’agenda élitaria dei borghesi europei nomina i primi ministri. E’ sempre il vincolo esterno che annulla l’autonomia degli Stati e detta l’agenda politica liberista. L’UE segue l’agenda élitaria, i governi nazionali firmando il Trattato di Lisbona (Italia, luglio 2008) rinunciano alla propria sovranità ed i popoli subiscono le stupide regole contabili del fiscal compact e del MES. E’ buffo leggere le opinioni dei teorici della “terza via” di Blair e Clinton (Policy Nertwork) e dell’Ulivo mondiale, quelli delle speculazioni finanziarie per intenderci (ad esempio, quelli vicini a Goldman Sachs o quelli del caso Mps in Italia), leggerli nel proporre maggiore “democrazia” nell’UE. Com’è buffo leggere che i socialisti francesi giudicano di “destra” la “terza via” inglese. I gruppi politici si muovono su parole d’ordine e slogan per semplificare la realtà, entrambi i gruppi politici si muovono nel piano ideologico della crescita: la “sinistra” intende tornare ad un capitalismo degli anni ’80, mentre la “destra” ignora gli effetti di una “globalizzazione finanziaria” e persegue sullo stessa strada. Nei dibattiti pubblici si possono vedere gli stessi uomini politici che hanno introdotto gli algoritmi matematici che hanno accelerato una crisi del sistema capitalistico e propugnano soluzioni per tutti, questi individui hanno lo stesso grembiulino di oltre oceano. E’ questa la sintesi politica dei gruppi politici europei, entrambi legati a doppio filo dagli immorali paradisi fiscali. Politici ben saldi alle poltrone politiche che muovono le regole dell’immoralità e della stupidità poiché negano il diritto ad un esistenza migliore per chiunque voglia averla.

L’austerità voluta da tutti i Governi dell’UE è stata sostenuta da diversi studi di macro economia. Di recente è accaduto un fatto a dir poco imbarazzante, un giovane dottorando Thomas Herndon stava studiando un rapporto di Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff, “Growth in a Time of Debt” (2010). In quel testo vi era la “prova scientifica”, secondo gli autori, che se il debito pubblico di una nazione raggiunge la soglia del 90% del Pil, diventa un ostacolo insuperabile alla crescita. Quella cifra “magica” venne adottata come un dogma, istantaneamente ripresa da organizzazioni internazionali e governi: da Angela Merkel alla Commissione europea, fino al partito repubblicano negli Stati Uniti. Herndon scoprì due categorie di errori, grossolani e dalle conseguenze disastrose. La coppia di grandi economisti aveva banalmente commesso una svista di “allineamento” nelle colonne delle cifre da addizionare usando il software Excel della Microsoft. Sicché alcuni calcoli erano sbagliati. In più — questo forse è lo sbaglio più imperdonabile — Reinhart-Rogoff avevano omesso di includere tra le nazioni esaminate ben tre casi (Canada, Australia, Nuova Zelanda) in cui la crescita economica non è stata affatto penalizzata da un elevato debito pubblico.

Gli effetti delle politiche liberali e neoliberali sono evidenti: l’Italia è diventata periferia economia e in particolar modo il meridione d’Italia raggiunge tassi di disoccupazione pari ai paesi emergenti, una volta chiamati in via di sviluppo. Applicando il paradigma liberale, competitività e delocalizzazioni, si è consumata una guerra economica contro le famiglie meridionali. La soluzione è politica, ed è semplice: restituire autonomia politica per ristrutturare i debiti e applicare la teoria endogena della moneta. Non c’è alcun bisogno di una guerra per “rimettere” i debiti, lo capiscono tutti i leader europei ed alcuni gruppi politici riflettono su questa opportunità, immaginando una BCE “prestatrice di ultima istanza”, un pò come fa la FED americana. Premi nobel come Krugman e Stiglitz criticano apertamente il sistema euro e mostrano le storture di una moneta a debito, non sovrana, poiché le Nazioni non decidono autonomamente del proprio destino. Krugman e Stiglitz dicono che il problema euro, prioritariamente, è politico per l’assenza di democrazia.

La Repubblica italiana ha principi e regole per la diffusione a larga scala di semplici tecnologie per auto produrre energia con fonti alternative, per riciclare tutte le materie prime seconde (rifiuti), per spostarsi con mezzi non inquinanti e puntare alla sovranità alimentare. In modo particolare l’Italia deve affrontare, con urgenza, il tema del rischio sismico ed idrogeologico, e la pianificazione della tutela dei beni culturali (art. 9 Cost.), e questo può avvenire solo con una politica industriale pagata con moneta sovrana libera dal debito. L’Italia ha la necessità di avviare un cambio di scala territoriale e pianificare le proprie aree urbane che soffrono di degrado e abbandono. Un piano lungimirante deve puntare alla divulgazione di nuovi paradigmi educativi per sviluppare la creatività, sia per le future generazioni che per quelle attuali, un piano atto a sconfiggere l’ignoranza di ritorno e progettare comunità sostenibili puntando alla piena occupazione, alla riduzione degli orari di lavori conservando uno salario dignitoso e l’aumento del tempo libero da trascorrere con la famiglia e le persone più care (art. 35 e 36 Cost.). E’ banale mostrare che queste politiche non siano praticabili all’interno del piano ideologico liberista del Trattato di Lisbona, e che pertanto bisogna abrogare regole fiscali e contabili stupide per scriverne altre, semplici ed efficaci, partendo dal diritto di battere moneta, questione non economica e neanche contabile, ma problema di diritto costituzionale per restituire sovranità al popolo italiano (art. 1 comma 2 Cost.). Successivamente, è altrettanto banale considerare il fatto che lo Stato debba rivedere il sistema dei controlli sulla spesa pubblica per ridurre gli sprechi e prevenire la corruzione.

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Nel dibattito politico contemporaneo sulla società c’è un capitolo molto interessante: la tutela del suolo e la rinascita delle città, ossia la pianificazione e il governo del territorio. Nel rapporto fra capitale e governo della città, alcuni citano il caso di Detroit, l’ex città dell’automobile che aveva, negli anni ’50, 1,8 milioni di abitanti e nel 2011 sono rimasti 1,1mln di abitanti. Molti europei sono sorpresi da questa Amministrazione che sta recuperando suoli con progetti eco-sostenibili, tutti si compiacciono delle buone intenzioni che parlano di agricoltura, tutela dei suoli, e rigenerazione. Sembra che tutti gli osservatori italiani ignorino un fatto evidente e scontato, Detroit non è una città europea, non fa parte dell’euro zona e quindi non ha l’obbligo del pareggio di bilancio, non ha il patto di stabilità, e non si finanzia necessariamente dai mercati finanziari. Com’è noto gli USA ed il Congresso possono autodeterminare la soglia limite di debito pubblico tutte le volte che lo desiderano, l’hanno sempre fatto.

Nell’Unione Europea esistono diversi programmi politici con obiettivi ambiziosi (energie rinnovabili, riciclo, mobilità intelligente, etc.), ma l’accesso al credito è molto diverso, un alto tasso di burocrazia, e soprattutto il sistema del prestito (debito) con la prevalenza degli indicatori finanziari ed economici forgiati sul tornaconto degli investitori privati, ossia la prioritaria ricerca del profitto. Com’è noto ormai a tutti, nell’euro zona non esiste l’investimento pubblico a fondo perduto, e tutto è orientato da indicatori che favoriscono la ricerca del prestito bancario. Gli Stati hanno abdicato alla sovranità monetaria e alcuni Paesi hanno smesso di avere politiche industriali locali creando un danno tangibile all’economia reale tramite la rinuncia allo sviluppo di  politiche virtuose e socialmente utili. I Governi italiani hanno deciso di occuparsi prioritariamente di riduzione della spesa pubblica e fiscalità pubblica, lasciando all’UE l’opportunità di fare la politica con la “P” maiuscola. Il fatto che nei capitoli di spesa pubblica ci siano sprechi evitabili, è un fatto assodato, ma è un problema giuridico interno all’Amministrazione non è un problema politico, cioè è sufficiente avere un controllo ed un sistema punitivo efficaci non una riforma, o peggio come sta accadendo una riduzione generalizzata della spesa pubblica. I Ministri succedutisi sono ben consapevoli che bisogna controllare i contratti e le modalità di appalto per l’erogazione dei servizi pubblici. Da circa 15 anni Governi ed amministratori locali, fateci caso, non si comportano come politici ma come ragionieri, essi non dibattono della tutela dei nostri diritti, ma di fiscalità, essi non chiedono l’ampliamento dei diritti costituzionali, ma la riduzione, la sospensione o la soppressione: è accaduto per il lavoro, per l’istruzione ed accadrà per la salute. Governi e Parlamento hanno sospeso la democrazia rappresentativa, spesso delegando agli organi esecutivi, ed hanno approvato leggi sul lavoro e sulle pensioni palesemente incostituzionali. Da qualche anno l’ANCI recita il ruolo di denuncia circa l’inopportunità politica dei vincoli del “patto di stabilità”, ed i cittadini subiscono la rappresentazione teatrale dei Sindaci, mentre ogni giorno da diversi anni aumenta la povertà.

Nel dibattito politico gli italiani possono solo guardare le altre comunità accrescere le politiche virtuose, com’è il caso di Detroit sul territorio, com’è San Francisco per il riciclo dei rifiuti, com’è stato in piccolo Schönau per l‘energia e Copenaghen per la mobilità.

I nostri Governi non hanno capito o non vogliono capire poiché il sistema attuale, paradisi fiscali e think tank, li ha ben addomesticati per tutelare lo status quo, ma nella sostanza le soluzioni da intraprendere per migliorare la qualità della vita di tutti sono abbastanza note, sono semplici. Ci vogliono capacità, onestà e coraggio, virtù poco diffuse fra i nostri dipendenti nominati. Diverse Nazioni europee non hanno i mezzi per ripagare un “debito odioso” e gli stessi mercati non intendono mandare in default i debitori, col rischio di perdere il controllo sui popoli ignari del sistema immorale. Solo l’uscita dell’economia del debito ed il ripristino della sovranità monetaria consentirà l’azzeramento dello status quo, è sufficiente una volontà politica per deliberare l’uscita degli Stati dalla morsa delle borse telematiche che non dovranno più condizionare l’economia reale.

Per fortuna la critica al sistema immorale dell’euro zona aumenta anche nei Paesi “centrali” e non solo in quelli “periferici”.

I popoli devono pretendere un cambiamento radicale e l’uscita dell’economia del debito, i partiti non lo chiederanno mai, soprattutto questi partiti legati a doppio filo alle organizzazioni sovranazionali interessate agli ultimi asset strategici dell’Italia, e continuare con le privatizzazioni: sanità e servizi pubblici locali.

Qual’è il significato politico di tutto ciò? Esistono persone, ambiti (non italiani) e istituzioni che se vogliono decidere di spendere soldi su progetti di qualità e non di quantità, lo fanno liberamente, mentre in Italia abbiamo assistito ed assistiamo all’inganno di politici corrotti ed inadeguati che spedono soldi su progetti di quantità (grandi opere), e si limitano a gestire il potere seguendo gli indirizzi di organizzazioni sovranazionali che non hanno interessi pubblici.

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