Standard e cellula urbana


Breve estratto dalla tesi di laurea magistrale in Architettura (Uni Parma, DIA) “Rigenerazione a Salerno. La rigenerazione urbana attraverso la bioeconomia”:

1.5.4.4       Standard e cellula urbana

Nella trattazione degli isolati (residenziali) si passa da quelli con lotti divisi a quelli raggruppati considerati “unità collettive” o “superisolati”. Si tratta di complessi con un gruppo di popolazione, «un nucleo da organizzare non solo nelle abitazioni ma anche in tutte le varie attività di vita collettiva. […] La cellula urbana (“comunità urbana” o “cellula di villaggio”) definita sarebbe formata nel suo complesso: a) da una scuola elementare; b) dalle abitazioni; c) dai gruppi di negozi; d) da un centro civico rionale; e) da spazi verdi e da campi da gioco; f) da edifici vari per la vita collettiva (cinematografo, chiesa, palestra, ecc.). In essa così troviamo un aggruppamento di popolazione ben identificato e limitato, capace di sviluppare nel proprio interno tutte quelle attività necessarie a dare la massima coesione fra le singole unità e a formare e mantenere un’intensa vita collettiva. […] Il raggio di un tale complesso è di circa 400 metri pari cioè […] come minimo nucleo nel proporzionamento delle distanze»[1].

I principi compositivi sopra esposti rappresentano l’esempio della corretta progettazione urbanistica, ciò che sembra inaccettabile è che la consuetudine degli Enti locali contraddice quest’approccio culturale e persegue nel pianificare la dispesione urbana (sprawl) peggiorando le condizioni di vita degli abitanti.

Cellula urbana nel West Ham
Piano regolatore di Londra (1944). Cellula urbana nel West Ham (Fonte: Rigotti, Urbanistica. La composizione, Utet, 1973).

Con la pubblicazione del DM 1444/68 si ebbe l’obbligo e l’opportunità di costruire una misura minima da inserire nella cellula urbana. L’approccio europeo e soprattutto della cosiddetta identità della città storica medioevale fu quello di proporre cellule urbane dotate di un mixité funzionale e sociale per favorire le relazioni. Tale approccio culturale negli anni della ricostruzione fino agli anni ’80 fu spesso edulcorato e ignorato, ma ove fu introdotto consentì di costruire aree urbane con una buona qualità di vita.

Collegamenti ai paragrafi:

Collegamenti ai capitoli:

[1] Rigotti, Op. Cit., 1973, pag. 351.

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