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Archive for gennaio 2013

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Viaggiatori e scrittori, come Dante Alighieri e Wolfgang Goethe si accorsero della ricchezza degli italiani definendo il nostro Paese come il giardino d’Europa. «Secondo le stime dell’Unesco, l’Italia possiede tra il 60 e il 70% del patrimonio culturale mondiale» (rapporto Eurispes 2006). Dobbiamo aggiungere altro? Non credo! C’è la netta sensazione che non abbiamo più gli occhi – il cervello – per riconoscere la bellezza intorno a noi.

Tullio De Mauro, principe dei linguisti italiani, torna alla carica con una nuova edizione del suo libro “La cultura degli Italiani”. I suoi dati dicono che il 70% degli italiani è pressoché analfabeta o analfabeta di ritorno: fatica a comprendere testi, non legge niente, nemmeno i giornali. Per il sapere un 70% di somari è una maggioranza deprimente; e per la politica costituisce un’asinocrazia travolgente e facile da travolgere.

Secondo uno studio pubblicato in Francia da Pascal Guibert e Christophe Michaud, dell’Università di Nantes, la tendenza ad imbrogliare a scuola culmina con l’università. Una inchiesta retrospettiva condotta presso alcuni studenti ha indicato che quasi il 5% di essi diceva di aver imbrogliato alla scuola primaria, ma all’università questa cifra raggiungeva il 50%. Un terzo delle persone interrogate aveva imbrogliato al ginnasio e un pò di più del 10% al liceo. Tuttavia un altro studio condotto in 42 università di 21 paesi, che includeva 7213 studenti in economia e commercio, ha fornito proporzioni superiori circa l’imbroglio dopo il diploma: il 62% dichiarava di aver imbrogliato all’università. Ci sono però forti variazioni fra le varie nazioni: hanno imbrogliato l’88% degli studenti dell’Europa orientale, il 50% degli africani e meno del 5% nei paesi nordici. Lo stesso studio ha indicato che il livello di disonestà degli studenti è proporzionale agli indicatori di corruzione del paese, riportati da analisti finanziari e imprenditori.

I dati circa la cultura degli italiani e l’imbroglio circa il profitto scolastico dimostrano la regressione culturale della società, e la scarsa capacità di scegliere e valutare i propri dipendenti politici che agevolmente manipolano gli elettori.

La totalità delle attività antropiche consuma energia; banale! L’Italia è uno dei Paesi europei, grazie alla sua connotazione geografica, l’orografia del territorio e la sua geologia, che possiede grandi giacimenti di energie rinnovabili: sole, vento, geotermia e acqua, finora sfruttati poco o male, tranne una timida ripresa circa il numero di impianti fotovoltaici installati, ma siamo ancora lontani dalle smart-grid, reti intelligenti. Nel mondo gli italiani sono popolari anche per alcune capacità riconosciute come prerogative, quasi esclusive: la dieta mediterranea, la storia e l’arte.

In poche righe sono sintetizzate al massimo le priorità politiche per qualsiasi italiano. Per conservatore, tutelare e valorizzare tale patrimonio bisogna necessariamente investire in competenze specifiche. Fino ad oggi gli italiani hanno preferito spendere energie mentali su caratteristiche che non sono proprie dell’Italia. Per rendersi conto di questo è sufficiente verificare lo scarso numero di iscritti ai corsi di matematica, fisica, agraria, biologia rispetto all’altissimo numero di iscritti a giurisprudenza ed economia. Nel corso degli anni pochi hanno preferito investire nell’arte e nella tutela del patrimonio, i primi a non credere in questo sono stati i Governi ed il sistema mass mediatico che ha condizionato ed indottrinato famiglie e giovani nel preferire percorsi di studio anacronistici, antitetici alle caratteristiche del nostro Paese, ed oggi non solo abbiamo il fenomeno dei cervelli in fuga, ma abbiamo una classe dirigente con una scarsa cultura scientifica e quindi poco adeguata per pianificare una tutela delle nostre bellezze. Abbiamo politici che si sforzano nel comprendere il valore culturale di scelte politiche come: riusare, riciclare, risparmiare, conservare per valorizzare. Politici che non capiscono neanche che per fare tutto ciò c’è bisogno di nuove tecnologie e quindi di innovazione.

L’agricoltura naturale, il ritorno alla terra, e la manutenzione del territorio sono priorità assolute che non possono essere messe in discussione poiché noi ci alimentiamo di cibo, noi siamo quello che mangiamo, e dobbiamo farlo in sicurezza limitando i danni dei cambiamenti climatici in corso, ma soprattutto rimuovere tutte quelle tecnologie obsolete, sparse sul territorio, che producono danni alla salute ed all’ambiente.

Mentre il teatrino dei politici si concentra nell’individuare i responsabili della crisi, o dell’aumento delle tasse, quasi nessuno fa notare che è sufficiente prendersi cura del Paese per iniziare a fare qualcosa di concreto, e che le risorse economiche per farlo, ci sarebbero pure.

Inoltre, se noi cittadini la facessimo finita con gli individui impresentabili, e lavorassimo per un cambio radicale del processo decisionale della politica (democrazia diretta), avremmo fatto bingo.

Per fare tutto ciò abbiamo bisogno di una cultura adeguata per l’epoca che stiamo vivendo, un’epoca di transizione. La ricchezza degli italiani è nella capacità di sostituire schemi mentali obsoleti con schemi adeguati al cambiamento. La ricchezza degli italiani è la capacità culturale di cambiare.

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Secondo una stima del Governo italianoservono 40 miliardi per 15 anni per tutelare il territorio”. Dove prendere questi soldi? Nel sistema di usurocrazia dell’UE, i cittadini italiani e le imprese tengono in piedi l’Italia e l’Unione stessa versando circa 411 miliardi di tasse. Ogni anno si pagano ben 84 miliardi di soli interessi sul debito (2011); ecco dove prendere i soldi, è sufficiente chiedere uno sconto del 50% sugli interessi per avere risorse immediate, e non distribuite negli anni come si prevede. E’ sufficiente non regalare 42 miliardi destinati ai soli interessi e spostarli sulla prevenzione primaria per salvare vite umane (rischio sismico, idrogeologico). E’ così difficile? Non credo, è sufficiente delibarlo: basta usura (interessi sul debito pubblico).

Il Governo italiano, così come per gli altri Paesi “periferici”, andando a rinegoziare il debito avrà l’opportunità di ricavare miliardi per finanziare interventi socialmente utili. Inoltre con una seria e vera lotta all’evasione (stimata in 120 miliardi) si trovano risorse per la spesa in conto capitale e per gli investimenti.  In questo modo, nell’immediato il Governo, se lo volesse, potrà pagare tutti i creditori degli Enti pubblici che falliscono per ritardi della Pubblica Amministrazione e potrà finanziare gli investimenti.

Manca la volontà politica per fare tutto ciò e non è affatto necessario aumentare le tasse per dare energia alle famiglie ed alle imprese, anzi è vero il contrario, ed è sufficiente riprendersi i soldi dell’usura, i soldi elusi ed evasi nei paradisi fiscali (“capitali mobili“) per far ripartire il Paese.

Secondo il Fondo europeo per l’ambiente servono 1,2 mld per vent’anni affinché si possano tutelare siti precedentemente individuati. Anziché essere così timidi, nell’approccio sopra descritto è possibile avere risorse per far ripartire il Paese puntando alla conservazione di tutta la Nazione, ed in questo ambito si potranno creare decine di migliaia di posti di lavoro per restituire i beni ambientali e culturali a tutti i cittadini.tabella-debito-pubblico-e-spesa-interessi1

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L’alternativa esiste

I diritti universali dell’uomo possono essere tutelati con una volontà politica diffusa. Il capitalismo degenerato nella religione liberista che vediamo negli USA e nell’euro zona è giunto al termine della sua espansione. Nei territori occidentali Stati e Nazioni non hanno più alcun significato. Per la religione predominante non esiste la storia, non esistono le identità dei popoli. Le SpA al vertice del sistema usano l’economia del debito, i servizi segreti, gli eserciti, il WTO e la Nato per presidiare e rubare le fonti energetiche e predare le materie prime del pianeta. Tutto ciò è ormai evidente.

Cambiare sistema, uscire dalla gabbia psicologica di questo potere autoritario è assolutamente prioritario, è in gioco la sopravvivenza dei popoli occidentali stessi. La crescita della disperazione sociale e dell’incertezza sono la testimonianza concreta di un urgente cambiamento radicale.

L’Alleanza Bolivariana per le Americhe (ALBA) è un esempio politico concreto di come si possa tutelare l’economia reale in alternativa alla religione liberista dell’UE e degli USA. Secondo i principi sottoscritti ALBA deve combattere gli ostacoli all’integrazione delle sue radici, cioè:

  1. la povertà della maggioranza della popolazione,
  2. le profonde diseguaglianze e asimmetrie tra i paesi,
  3. gli interscambi e relazioni non paritarie nelle relazioni internazionali,
  4. il peso di un debito impossibile da pagare,
  5. l’imposizione della politica di risanamento strutturale del FMI, della Banca Mondiale e le rigide regole dell’OMC insidiano le basi del sostegno politico e sociale,
  6. gli ostacoli all’accesso all’informazione, alla conoscenza ed alla tecnologia che derivano dagli attuali accordi sulla proprietà intellettuale; e,
  7. il prestare attenzione ai problemi che affliggono il consolidamento di una vera democrazia, come la monopolizzazione dei mass media

Portogallo, Spagna, Grecia, Italia, Irlanda, Islanda possono copiare il progetto ALBA e farne parte per uscire dall’economia del debito e assicurarsi un aiuto concreto dal breve contraccolpo dell’uscita dall’usurocrazia imposta dall’euro zona.

Argentina, Ecuador ed Islanda hanno insegnato, in percorsi diversi, come riprendersi la sovranità e la libertà per decidere in autonomia il proprio futuro assicurando una certezza economia alle future generazioni.

Rimanere nell’euro ha un costo elevato. L’esempio visibile si chiama Grecia, e soprattutto l’aumento della disoccupazione, non solo in Italia, ma in tutta l’euro zona. E’ sufficiente leggere il bilancio dello Stato per notare l’immorale interesse e il ricorso ai mercati per coprire il valore dello scambio Titoli e moneta debito. Nella sostanza c’è una zavorra enorme che impedisce la prevenzione primaria, la manutenzione dei nostri beni, la progettazione di servizi, scuole, ospedali etc.

La cassa ci dice che nel 2011 entrano con le tasse 411 miliardi e si spendono 500 miliardi, si ricorre all’indebitamento verso i mercati per 310 miliardi. Nel 2012 entrano con le tasse 449 miliardi e si spendono 527 miliardi, si ricorre all’indebitamento verso i mercati per 324 miliardi. Per il 2013 si prevedono con le tasse 475 miliardi di entrate e si spenderanno 527 miliardi, mentre l’indebitamento dovrà essere di 246 miliardi. Leggiamo chi mantiene lo Stato: nel 2011 i lavoratori pagano 161 miliardi e le imprese 33 miliardi, mentre nel 2012 i primi versano 177 miliardi e le imprese versano 41 miliardi. Nel 2011 lo Stato paga 84 miliardi di interessi sul debito, e nel 2012 gli interessi sono 88 miliardi.

Uscire dall’euro costa. Chi auspica l’uscita dall’euro fa notare una considerazione semplice ed efficace. Col trascorrere del tempo il costo sociale nel rimanere nell’euro è maggiore dell’uscita. Semplificando: far parte dell’euro zona impedisce di applicare la Costituzione che impone il controllo del credito, la cancellazione delle diseguaglianze e lo sviluppo degli esseri umani in armonia con la natura. In sostanza far parte del sistema euro non garantisce i diritti, ma solo a chi può sfruttare tale sistema. L’euro è un sistema che conserva ricchi i paesi “centrali” e mantiene la povertà nei paesi “periferici”, insomma cronicizza le diseguaglianza fra Nazioni, l’opposto dei principi costituzionali.

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Pensiamoci un attimo, sul fatto che noi europei siamo disinformati ed egoisti, per non pensare di essere anche un po’ sciocchi. Tutti i giorni, i media dedicano tempo a comunicare circa l’economia e la crescita di Cina ed India, questo accade tutti i giorni spesso con l’uso di termini tecnici finanziari a noi incomprensibili. Infatti l’obiettivo del potere è programmarci senza far capire cosa accade. Nonostante ciò, credo ed auspico che tutti abbiamo compreso una cosa: Cina, India ed est europeo, in piccola parte, producono merci per tutto il mondo, infatti, ormai potremmo azzardare che 9 imprese su 10, europee ed americane, abbiano trasferito la produzione in quei Paesi privi di diritti umani per i lavoratori nelle catene di produzione. In Cina, nella regione del Wandong si concentrano le multinazionali dello sfruttamento. Secondo Amnesty International esiste una migrazione di massa per cercare lavoro, questa manodopera viene chiamata “sottoclasse urbana”[1]. Ad esempio un bambino di 14 anni guadagna 45 centesimi per un paio di Timerland vendute in Europa a circa €150. Anche la Apple che produce il popolare IPad è stata denunciata di violazione dei diritti umani, nella fabbrica di Zhengzhou[2]. Rubare agli altri è la maniera capitalista per diventare ricchi, così le SpA e l’élite rappresentate dal WTO creano disuguaglianze violando i diritti umani ed anche l’UE partecipa a questa violenza senza mettere dazi a chi produce merci in maniera immorale[3].

Quanti sanno che un Paese come la Cina adotta due sistemi economici allo stesso momento? L’ipercapitalismo e la sovranità monetaria. Tutti hanno compreso che la Cina sia un paese capitalista, ma quanti sanno che, contemporaneamente all’uso di una borsa telematica (scambi finanziari nel mondo), le più grandi infrastrutture energetiche vengono finanziate da fondi sovrani? Cosa significa? I cinesi non dipendono unicamente dal sistema schiavista della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale perché consapevoli dello stupido sistema basato sull’invenzione del costo di produzione hanno ben pensato di continuare ad usare “moneta locale” libera dal debito per costruire le infrastrutture necessarie alla vita del proprio popolo senza chiedere alcun prestito al sistema finanziario mondiale, ma per l’appunto applicando il principio di autoderminazione. I cinesi usano sia il sistema di scommesse (borse telematiche) per sostenere le SpA, (asiatiche, europee, americane) e sia moneta sovrana per sostenere la reale crescita del paese in investimenti più seri e concreti come la cultura (programma di alfabetizzazione del popolo), la sanità e l’energia.

Ricordate, Tremonti disse a Bersani: «ma che fai stampi moneta, fai debito […] dove trovi i soldi?». Sull’elementare principio giuridico figlio della sovranità popolare i cinesi, essendo culturalmente indipendenti, liberi da tutti e soprattutto consapevoli, usano una moneta di proprietà cinese e si autofinanziano tutto quello che credono sia utile alla comunità.

Oggi il sistema economico mondiale è fallito ed infatti banchieri e governi stanno pensando ad una nuova Bretton Woods (1944) o un nuovo ordine economico mondiale. Terminata la guerra gli USA fecero prevalere i loro interessi creando dal nulla la ricchezza. Il dollaro fu la moneta di riferimento per scambi internazionali, ricordate? Il petrol-dollaro! Unirono una fonte energetica con un pezzo di carta poi sganciato dall’oro (1971). Adesso questo potere è in discussione, e si dibatte di introdurre una nuova moneta di riferimento che potrebbe essere lo Yuan cinese, ¥. Nel frattempo gli USA hanno già pianificato un piano di riserva sostituendo il dollaro con l’AMERO (unione monetaria fra Canada, USA e Messico). La contrapposizione sul tema è forte poiché da un lato, molti sanno che gli indicatori (PIL) ed i riferimenti concettuali dell’attuale sistema sono immorali poiché fondati sull’inganno e sulla menzogna a scapito dei popoli che pagano le tasse. Altri si rendono conto che: se il petrolio, uno dei “metri di riferimento”, venisse sostituito dalle energie rinnovabili non sarà più possibile misurare o riusare la menzogna del costo di produzione. Mentre oggi la maggioranza degli addetti ai lavori ripete in maniera ossessiva le parole: crescita, produzione, PIL, costo ed in tanti credono ancora a questa religione, come faranno a far pagare un costo ai sudditi (cittadini disinformati) tramite l’uso del sole, del vento? Ricordiamoci che i concetti immorali: produzione, PIL, costo sono vincolati ai limiti fisici della terra, alle risorse naturali in esaurimento mentre il sole non è in esaurimento, meglio ancora, l’energia non è in esaurimento ma grazie alla conoscenza, alla cultura essa è ampiamente disponibile senza che qualche dittatore venga a raccontarci la sciocchezza del costo di produzione.

Per intenderci ancora meglio, semplifichiamo e schematizziamo l’attuale sistema produzione lineare: 1. estrazione delle risorse – materia prima – 2. trasformazione e 3. vendita. Questo sistema è imposto anche con l’uso della forza militare – accaparramento ed accumulo delle materie prime – e diffuso con l’aiuto di borse telematiche per produrre profitti artificiosi. Le multinazionali grazie alle maglie larghe dei sistemi fiscali non pagano tasse, o versano percentuali ridicole (globalizzazione). Gli Stati (scuole, ospedali, ambiente, beni culturali) sono mantenuti dalle tasse dei lavoratori dipendenti, molto meno dalle imprese, mentre le società transnazionali violando i diritti umani sprecano risorse finite distruggendo gli ecosistemi. Queste SpA scambiano ricchezze per trasferirle nei paradisi fiscali utili a pagare campagne elettorali, e sostenere le famiglie delle oligarchie partitiche (destra e sinistra = divide et impera). Questo sistema funziona anche con la programmazione neuro linguistica usata in tutti gli ambiti: scuola, formazione e media per scoraggiare la nascita di un pensiero diverso da quello dominante, e quindi assistiamo all’uso costante di “autorità universitarie”, “intellettuali politicamente corretti”, che impediscono la diffusione di strumenti, metodi, ed indicatori diversi da quelli odierni soprattutto questi “prezzolati pensatori” impediscono che l’etica entri a far parte della progettazione di una società normale.

Una società fondata sull’etica non comprende l’uso della menzogna e di strumenti innaturali come le borse telematiche e/o sistemi a riserva frazionaria usati dalle attuali banche centrali, non prevede interessi sul prestito. La ricchezza è un bene non misurabile: amore, passione e cultura sono beni immateriali, essenziali per gli esseri umani e non quantificabili. Altri beni essenziali come l’acqua, il cibo, i vestiti e la casa non devono essere considerati merci e, soprattutto non possono essere oggetti di scambi-speculazioni finanziari internazionali poiché sono parte della sovranità popolare ed indispensabili per la dignità umana, quindi non quantificabili e non devono essere sottoposti a regimi monetari effimeri come quelli attuali. La natura adotta un sistema di produzione circolare dove gli scarti sono risorse per altre specie. Un sistema bioeconomico contempla i rischi degli scarti ed usa strumenti di misura analitici per quantificare i danni. Cibo, vestiti e case possono essere misurati con la bioeconomia, ad esempio l’analisi del ciclo vita ispirato al sistema circolare della natura tende ad evitare e sconsigliare l’uso di sistema produttivi nocivi e sostanze chimiche non bio-compatibili. L’etica consiglia di adottare tali strategie mentre gli azionisti delle borse lo vietano per massimizzare i profitti effimeri figli del costo di produzione e della maggiore offerta rispetto alla domanda (consumi indotti dai media = circolo vizioso = crescita illimitata senza ragione alcuna).

Bisogna uscire dall’invenzione finanziaria poiché è concretamente inefficiente, non riconosce le leggi della fisica e produce enormi sprechi, e vedasi la distruzione di risorse non rinnovabili. Per entrare nella politica delle risorse bisogna monitorare le risorse locali e globali, e ci sono gli strumenti per farlo.

A questo fine Archibugi concentra l’attenzione sul peso e sul ruolo crescente di quella che definisce “l’economia associativa”. Economia che, in sostanza, è costituita da imprese senza scopo di lucro e da sempre più estese forme di volontariato….

……Perciò se riuscissimo a diventare tutti più ragionevoli dovremmo puntare con maggiore impegno sull’economia solidale. Cioè sull’economia associativa di cui scrive Archibugi. Oltre tutto non dovrebbe essere così arduo capire che i “lavori socialmente utili” sono sempre preferibili alla produzione di “beni e consumi inutili”.[4]

Linee  guida per una nuova ricerca in materia  di contabilità economica [5]
Da molti anni la comunità scientifica degli economisti e degli studiosi sociali in generale, è sfidata dal problema di rendere più efficaci gli strumenti conoscitivi di contabilità economica a disposizione (in pratica il sistema di conti nazionali – SNA – ormai standardizzato a scala internazionale) allo scopo di tener conto anche di aspetti ed obiettivi “non economici” che vengono formulati nelle correnti scelte e decisioni di politica, a molti livelli decisionali (nazionali, internazionali, regionali e locali).
In altri termini, la comunità scientifica è sfidata da molti anni dal problema di “estendere” il campo stesso della contabilità economica per tener conto simultaneamente anche di valori sociali ed ambientali che non vengono da essa valutati e perciò registrati e contabilizzati.
Insieme a questo sforzo di allargamento, si è iniziato anche a mettere in discussione il significato stesso di alcuni aggregati della contabilità economica, soprattutto se posti in relazione a problemi di scelta e decisione politica.
In altri termini si è constatato come gli aggregati stessi della contabilità nazionale, in quanto aggregati (investimenti, consumi, pil o pin, scambi con l’estero, risparmio, spesa pubblica complessiva, debito pubblico, etc., insomma tutte le voci classiche della contabilità, anche quella input-output, intersettoriale e interindustriale) avessero scarso significato operativo per la politica economica se non conosciuti attraverso le loro componenti qualitative; componenti qualitative tanto più percepibili e valutabili quanto più la contabilità fosse appropriatamente disaggregata.
Si è fatta così largo la convinzione che la stessa costruzione statistica dell’aggregato, delle sue voci, dovesse rispondere agli obiettivi potenziali della politica sociale ed economica. E che perciò sia la contabilità economica tradizionale che quella di cui si cercava l’“allargamento”, dovessero trovare:
  • sia l’appropriata disaggregazione
  • che l’appropriato “allargamento”
in funzione di un quadro programmatico di riferimento, in funzione cioè di obiettivi di politica, sia economici che sociali e ambientali visti in un insieme integrato, così come era domandato di fare sempre di più ai responsabili di decisioni politiche.
[…]L’intenzione ferma tuttavia dovrebbe essere quella già detta – e che qui ripetiamo – di studiare una opportuna configurazione di un “sistema di modelli” (cioè un insieme coordinato di modelli) che abbia la capacità di superare la dicotomia sopra menzionata fra modelli olistici e modelli parziali-operativi e realizzare l’auspicato “raccordo” fra essi.

“La crescita è accusata di ingarbugliare le priorità nazionali, aggravare la distribuzione dei redditi e alterare in maniera irrimediabile l’ambiente”.

Una prima direzione di ricerca sembra quindi necessaria, ovvero modificare il quadro contabile esistente in modo che esso assuma meglio al suo interno le evoluzione dell’economia e della società: prima di tutto le ineguaglianze, la sicurezza, i servizi pubblici (sanità, istruzione, ecc.). Inoltre un certo numero di fenomeni che determinano il benessere delle popolazioni non sono misurati dal nostro quadro statistico, soprattutto quelli relativi all’ambiente (qualità dell’aria, dell’acqua, ecc.). Una seconda direzione di ricerca consiste allora nel cercare di proporre misure accettabili. In fine, non disponiamo davvero di indicatori della qualità della vita, anche se diversi lavori si sono coraggiosamente dedicati a colmare la lacuna (felicità, “capacitazioni”, tempo libero, libertà, partecipazione alla vita della propria comunità ecc.). Bisogna sviluppare e affinare questi indicatori, vista l’importanza che riveste la misurazione del benessere al fine di formulare politiche efficaci. [6]

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L’economista Loretta Napoleoni suggerisce un pamphlet estremamente interessante, semplice, chiaro ed accattivante, scritto a più mani. Democrazia vendesi.  Chi l’ha comprata?! Al testo che risveglia le coscienze è collegato un interessante sperimento di partecipazione democratica, a mezzo internet. Un progetto culturale innovativo che mette in gioco direttamente i cittadini, attraverso una semplice registrazione si potrà votare.

estratti da “Qualcosa” che non va.

Negli ultimi anni sembra prevalere una strana idea, sembra sia consuetudine dell’immaginario collettivo credere che l’obiettivo di un bilancio pubblico sia quello di far pareggiare i conti, oggi si ritiene che sia una pratica virtuosa. Destra e sinistra ripetono il mantra: la crescita. Questo obiettivo aritmetico nasconde una triste realtà o una cinica perversione degli economisti ortodossi addomesticati, che hanno trasformato l’azione politica degli Enti locali facendole perdere l’obiettivo dei principi costituzionali: servire i cittadini con spirito di uguaglianza e tendere al benessere collettivo. Le direttive europee condizionano la pubblica amministrazione violando i principi costituzionali, e imponendo sciocche convinzioni come il Patto di stabilità, e l’immorale pareggio di bilancio, il fiscal compact, ed in fine l’invenzione di un ente autoritario e non democratico come il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), una vera mostruosità composta da soggetti che godono di immunità rispetto alle loro scelte politiche che toccano le tasche dei cittadini. Il MES e questi sciocchi criteri si traducono in tagli alla spesa pubblica, e quindi un danno economico concreto ai ceti meno abbienti, facendo aumentare la depressione in Italia. Nella letteratura politica quest’azione viene comunemente valutata come la distruzione dello Stato sociale, il pilastro della nostra Costituzione. Ogni pezzo dello Stato sociale viene trasformato in merce e venduto, un’aberrazione che viola i diritti universali dell’uomo sanciti nel 1948. La conclusione di questa convinzione mentale ragionieristica è solo il frutto di una lenta e ossessiva programmazione mentale che ignora la bioeconomia, ignora l’economia e le esigenze reali dell’umanità. Su questo pianeta le leggi per la sopravvivenza umana si leggono con la fisica, la chimica, la biologia, l’agronomia e la geologia, non con la finanza. Una risposta ragionevole alle regole immorali della finanza pubblica è l’introduzione del principio di “non equilibrio di bilancio” per la spesa sull’istruzione, per la cultura e il sociale; cioè fare l’esatto opposto delle politiche di austerità introdotte dai neoliberisti inseriti nei Governi nazionali tramite le organizzazioni sovranazionali. La ragione etica di questa scelta radicale è semplice, nel periodo storico che stiamo attraversando la moneta va percepita come strumento, e non come valore di ricchezza. L’obiettivo è puntare alla piena occupazione e cancellare le disuguaglianze attraverso scelte coraggiose per aiutare i popoli e non per opprimerli con l’austerità.

Da diversi anni il potere invisibile ha diffuso, con successo, il mantra privato meglio del pubblico, dando un forte contributo alla distruzione dello Stato sociale e spostando la sovranità dalle istituzioni alle banche SpA, dagli Stati all’UE. Un grande contributo a sostegno di questa credenza è venuto dai media, pubblicazione ossessiva di scandali, dall’aumento dell’apatia politica dei cittadini, e dal comportamento immorale sia dei dipendenti eletti che dei dirigenti pubblici, e dai sindacati che hanno impedito e rallentato il rinnovamento meritocratico di funzionari e dirigenti nel settore pubblico.

Il dogma privato meglio del pubblico ha trovato il suo apice con l’introduzione del diritto privato in ambito pubblico, ed il risultato è stato che le maggioranze politiche vincenti negli Enti locali hanno rubato e rubano a norma di legge grazie all’uso delle SpA che gestiscono i servizi pubblici locali e le nomine discrezionali presso questi Enti. La corruzione è stata legalizzata e si sono moltiplicati gli sprechi frutto di ruberie, moltiplicazione delle “poltrone”, e negligenze di persone incapaci in ruoli importanti per la gestione del bene comune. Buona parte degli sprechi è costituita da scelte dirigenziali e politiche per sostenere, con soldi pubblici, gli interessi particolari delle SpA locali. Queste scelte politiche sono insindacabili e grazie all’assenza di trasparenza i cittadini non hanno informazioni per valutare e scegliere.

La stesura del bilancio spetta al Governo mentre al Parlamento è attribuito il compito di approvarlo. Il bilancio dello Stato può essere preventivo o consuntivo (rendiconto generale). La differenza tra entrate e spese al termine di un esercizio concretizzerà un avanzo di bilancio, se il saldo è negativo, come avviene di solito, si avrà un disavanzo (o deficit) di bilancio. L’avanzo o disavanzo del settore pubblico si definisce come: Avanzo/disavanzo = G + TR – TA, dove G = spesa pubblica; TR trasferimento dallo Stato ai privati (pensioni, sussidi alle imprese e alle famiglie e interessi sul debito pubblico); TA trasferimenti dai privati allo Stato (imposte dirette, indirette, contributi sociali)[1].

Il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato fornisce i dati ufficiali. La cassa ci dice che nel 2011 entrano con le tasse 411 miliardi e si spendono 500 miliardi, si ricorre all’indebitamento verso i mercati per 310 miliardi. Nel 2012 entrano con le tasse 449 miliardi e si spendono 527 miliardi, si ricorre all’indebitamento verso i mercati per 324 miliardi. Per il 2013 si prevedono con le tasse 475 miliardi di entrate e si spenderanno 527 miliardi, mentre l’indebitamento dovrà essere di 246 miliardi. Leggiamo chi mantiene lo Stato: nel 2011 i lavoratori pagano 161 miliardi e le imprese 33 miliardi, mentre nel 2012 i primi versano 177 miliardi e le imprese versano 41 miliardi. Nel 2011 lo Stato paga 84 miliardi di interessi sul debito, e nel 2012 gli interessi sono 88 miliardi.

Entriamo subito nel merito, c’è una voce immorale nel bilancio sopra sintetizzato: interessi sul debito pubblico. Nella consuetudine anticostituzionale figlia del Trattato di Lisbona accade che lo Stato, abdicando al ruolo di controllore del credito (art. 47 Cost.), chiede moneta debito in prestito dalla BCE e dal mercato delle borse telematiche ove SpA comprano i Titoli di Stato per riempire la differenza avanzo/disavanzo. I cittadini che pagano le tasse sono costretti a pagare anche gli interessi immorali di un sistema abbastanza sciocco, inutile e dannoso poiché è matematicamente impossibile un equilibrio, tant’è che debito è interessi sono inestinguibili. Nel sistema attuale l’indicatore principale è il rapporto debito/PIL, non il benessere dei cittadini.

Nell’equazione del rendiconto generale la riduzione del debito pubblico è impossibile e tanto meno la cancellazione, per una ragione ovvia a chi ha interesse nel leggersi la storia: guerra persa e accordi di Bretton Woods, e per chi ha la curiosità di leggere i Trattati internazionali potrà rendersi conto dell’invenzione del debito, problema giuridico e non economico. E’ sufficiente riempire quella differenza – avanzo/disavanzo – con moneta sovrana per evitare debito pubblico ed interessi. E’ sufficiente riprendersi la sovranità monetaria, congelare l’attuale debito e calcolare l’eventuale presenza di anatocismo, o di strumenti finanziari non dovuti. Quindi accertare le responsabilità civili e penali di illeciti e reati, perché i cittadini non hanno dato alcun mandato politico atto a creare debiti dal nulla per rubare a norma di legge.

Gli Stati sono stati privati di una moneta della Repubblica, e sostituita da una moneta debito controllata dalla BCE e condizionata dalle SpA che scommettono nelle borse telematiche. Organi non elettivi sovranazionali usurpano l’articolo 1 e l’articolo 47 della Costituzione. Il credito è controllato da SpA commerciali e non più dallo Stato. Nel sistema odierno il potere di acquisto dei salari è condizionato dalle borse telematiche, dalle agenzie di rating e dallo spread, quindi i cittadini sono tassati dai Governi e ricattati dalle SpA, tutto ciò perché il Parlamento nel luglio del 2008 ha approvato l’antidemocratico Trattato di Lisbona accettando di sostituire lo Stato sociale costituzionale col “libero” mercato delle SpA. Il sistema finanziario e monetario è subordinato ai capricci di pochi banchieri che usano strumenti per scommettere sulla vita dei popoli. In questo sistema la ricchezza e la povertà non sono più in mano alle istituzioni democratiche rappresentative, ma in mano a individui inumani, tecno-cratici non eletti, che adottano consuetudini e comportamenti immorali dove l’avidità premia gli imbroglioni a scapito dei diritti umani.

Il popolo italiano al pari degli altri popoli, contrariamente a quanto è sancito dalla Costituzione non è libero. L’intero sistema bancario è un’invenzione a servizio dell’élite e il sistema del prestito è un metodo immorale, ma legalizzato, per tenere i popoli in schiavitù. I cittadini italiani onesti sono doppiamente vessati poiché l’evasione e l’elusione fiscale sono contigue al sistema fiscale, e le regole europee sembrano costruite appositamente per rubare ricchezza ai paesi “periferici”, denominati PIIGS, per sostenere l’economia dei paesi “centrali“: Germania, Svezia, Olanda, Austria, e Gran Bretagna, quest’ultima socia della BCE, ma non usa l’euro.

Multinazionali come Apple, Google, Amazon, E-bay, Facebook e le banche non pagano tasse, non versano l’IVA, oppure pagano una percentuale ridicola, si parla di cifre astronomiche grazie alle larghe maglie dell’elusione e dei paradisi fiscali. Eric Schimdt, amministratore delegato di Google, dichiara: «orgogliosi di non pagare le tasse»[2]. Il fisco italiano contestò a Banca Intesa 1,65 miliardi di elusione (bilancio 2010) quando al vertice c’era l’ex Ministro Corrado Passera[3]. Al sistema immorale si aggiungono consuetudini illegittime e  le banche commerciali abitualmente applicano l’anatocismo, interessi sugli interessi, contro Enti pubblici e cittadini. Una parte dei debiti pubblici e privati è costituita dall’anatocismo che deve essere restituito.

Dopo il controllo della moneta debito, l’obiettivo dell’élite è semplice, controllare con lo stesso metodo dei “mercati” le società che gestiscono i servizi pubblici locali usando l’arma dell’invenzione del debito pubblico, sono già pronti piani per svendere le SpA locali; dopo aver rubato le infrastrutture nazionali (Banca d’Italia, autostrade, ferrovie e telecomunicazioni). I loro adepti ed emissari sono ampiamente diffusi in tutte le università e nei media, banali ripetitori di volontà decise nel famigerato club Bilderberg, nella Commissione Trilaterale e nel CFR.

In maniera del tutto inequivocabile e non poteva essere altrimenti si evidenziano gli interessi sul debito pubblico frutto dell’usurpazione della sovranità monetaria decisa prima negli accordi di Bretton Woods[4], poi nel Trattato di Maastricht e poi ribadita nel Trattato di Lisbona, tutti accordi internazionali che violano gli art.1 e 47 della Costituzione italiana, articoli che ordinano ai dipendenti eletti di organizzare la Repubblica  per emettere moneta, funzione determinante per la libertà del popolo e figlia della sovranità popolare attraverso il controllo del credito. Purtroppo essendoci accordi, trattati, internazionali illegittimi oggi vige un sistema europeo di banche con la BCE al suo vertice e questa è la ragione principale per cui il debito è inestinguibile, e dunque, “qualcuno” ha schiavizzato 17 popoli che usano l’euro stampato dal nulla ed illegittimamente prestato a corso forzoso. E’ sufficiente rispondere ad una domanda per capire l’incantesimo del monetarismo: se i soldi sono nostri perché ce li prestano? Per mezzo di questo incantesimo, inganno psicologico, frutto di un’immorale ed illecita consuetudine numerosi dipendenti eletti corrotti col sistema dei trucchi finanziari, dei paradisi fiscali, da diversi decenni recitano il ruolo dei rappresentanti del popolo ma in realtà curano gli interessi di pochi banchieri.

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Mentre oggi la maggioranza degli addetti ai lavori ripete in maniera ossessiva le parole: produzione, PIL, costo ed in tanti credono ancora a questa religione, come faranno a far pagare un costo ai sudditi (cittadini disinformati) tramite l’uso del sole, del vento? Ricordiamoci che i concetti immorali: produzione, PIL, costo sono vincolati ai limiti fisici della terra, alle risorse naturali in esaurimento mentre il sole non è in esaurimento, meglio ancora, l’energia non è in esaurimento ma grazie alla conoscenza, alla cultura essa è ampiamente disponibile senza che qualche dittatore venga a raccontarci la sciocchezza del costo di produzione.

Per intenderci ancora meglio, semplifichiamo e schematizziamo l’attuale sistema produzione lineare: 1. estrazione delle risorse – materia prima – 2. trasformazione e 3. vendita. Questo sistema è imposto anche con l’uso della forza militare – accaparramento ed accumulo della materia prima – e diffuso con l’aiuto di borse telematiche per produrre profitti artificiosi, non far pagare tasse ai controllori del sistema, scambiare ricchezze virtuali (scommesse) e trasferirle nei paradisi fiscali per pagare campagne elettorali, e sostenere le famiglie delle oligarchie partitiche (destra e sinistra = divide et impera). L’attuale sistema lineare produce scarti che uccidono esseri umani e distruggono gli ecosistemi. Evidenziamo che l’attuale sistema funziona anche con la programmazione neuro linguistica usata in tutti gli ambiti: scuola, formazione e media per scoraggiare la nascita di un pensiero diverso da quello dominante e, quindi assistiamo all’uso costante di “autorità universitarie”, “intellettuali politicamente corretti”, che impediscono la diffusione di strumenti, metodi, ed indicatori diversi da quelli odierni soprattutto questi “prezzolati pensatori” impediscono che l’etica entri a far parte della progettazione di una società normale.

Una società fondata sull’etica non comprende l’uso della menzogna e di strumenti innaturali come le borse telematiche e/o sistemi a riserva frazionaria usati dalle attuali banche centrali, non prevede interessi sul prestito. La ricchezza è un bene non misurabile: amore, passione e cultura sono beni immateriali, essenziali per gli esseri umani e non quantificabili. Altri beni essenziali come l’acqua, il cibo, i vestiti e la casa non devono essere considerati merci, e soprattutto non possono essere oggetti di scambi-speculazioni finanziari internazionali poiché sono parte della sovranità popolare ed indispensabili per la dignità umana, quindi non quantificabili e non devono essere sottoposti a regimi monetari effimeri come quelli attuali. La natura adotta un sistema di produzione circolare dove gli scarti sono risorse per altre specie. Un sistema bioeconomico contempla i rischi degli scarti ed usa strumenti di misura analitici per quantificare i danni. Cibo, vestiti e case possono essere misurati con la bioeconomia, ad esempio l’analisi del ciclo vita ispirata al sistema circolare della natura tende ad evitare e sconsigliare l’uso di sistema produttivi nocivi e sostanze chimiche non bio-compatibili. L’etica consiglia di adottare tali strategie, mentre gli azionisti delle borse lo vietano per massimizzare i profitti effimeri figli del costo di produzione e della maggiore offerta rispetto alla domanda (consumi indotti dai media = circolo vizioso = crescita illimitata senza ragione alcuna).

Bisogna uscire dall’invenzione finanziaria poiché è concretamente inefficiente, non riconosce le leggi della fisica e produce enormi sprechi, e vedasi la distruzione di risorse non rinnovabili. Per entrare nella politica delle risorse bisogna monitorare le risorse locali e globali, e ci sono gli strumenti per farlo.


[1] STEFANO AMICABILE, Corso di economia ed estimo, Hoepli, 4 ediz. 2010, pag 159

[4] da wikipedia: La conferenza di Bretton Woods, che si tenne dal 1° al 22 luglio 1944 nell’omonima cittadina appartenente alla giurisdizione della città di Carroll (New Hampshire, USA), stabilì regole per le relazioni commerciali e finanziarie tra i principali paesi industrializzati del mondo. Gli accordi di Bretton Woods furono il primo esempio nella storia del mondo di un ordine monetario totalmente concordato, pensato per governare i rapporti monetari fra stati nazionali indipendenti.

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Idrocarburi addio? Nel periodo del “picco del petrolio“, non ci sono più dubbi o incertezze, l’epoca che finisce lascia spazio all’impiego in larga scala alle tecnologie nascoste per circa un secolo. I brevetti di Tesla e le relative evoluzioni sono l’esempio più noto di come si possa migliorare l’esistenza di interi popoli. Pensate che l’industria automobilistica vende a caro prezzo auto elettriche già obsolete, poiché è tecnicamente possibile avere mezzi di trasporto molto più efficienti e migliori. La cultura occidentale come noi la vediamo oggi cambierà stile di vita. Un esempio? La mobilità: un italiano, in Cina, testa una batteria che con una sola carica spinge un auto per ben ottocento chilometri, 800 km. Le biciclette di oggi, pedelec, montano motori elettrici che aiutano a superare salite senza sudare. L’uso dei motori elettrici cancella i costi del carburante e le ricariche possono essere effettuate con le fonti alternative. In Europa, per rendere un favore a qualcuno, si sono diffusi gli obsoleti treni ad alta velocità, mentre Cina e Giappone hanno sviluppato la tecnologia del treno a levitazione magnetica, più efficiente e sicuro.

Sostituire i motori a combustione con quelli elettrici ha molteplici vantaggi: eliminare le nanopolveri che generano neoplasie, ridurre l’estrazione di materie prime, usare motori più efficienti e spendere meno soldi per spostarsi.

L’agricoltura naturale consente di produrre cibo in maniera più efficiente. Numerosi cittadini stanno tornando alla terra e adottano le tecniche sperimentate da Fukuoka, la cosiddetta agricoltura sinergica. In quest’ottica si può ridurre il costo della spesa poiché si autoproduce parte del cibo di cui abbiamo bisogno con l’ulteriore vantaggio della qualità.

Ripensare l’agricoltura ha molteplici vantaggi: cancellare la dipendenza dal petrolio, puntare alla sovranità alimentare, migliorare la qualità del cibo e della salute umana, e ridurre i costi della spesa familiare.

I progettisti sono in grado di realizzare abitazioni autosufficienti, zero sprechi. La progettazione attenta alla sostenibilità consente di eliminare la dipendenza dagli idrocarburi, zero bollette. Da diversi decenni i progettisti sono ben consapevoli del fatto che una casa coibentata adeguatamente riduce la domanda di energia. Oggi, con l’impiego di un mix tecnologico (geotermico, eolico e solare) è possibile soddisfare i bisogni energetici in maniera razionale. Oltre alla progettazione è possibile misurare l’impatto delle scelte con l’analisi del ciclo vita dell’edificio e ridurre ulteriormente il depauperamento delle risorse finite.

Recuperare il costruito ha molteplici vantaggi: ridurre l’estrazione di materie prime, migliorare il comfort abitativo, migliorare la qualità della vita e ridurre i costi di gestione.

Un impegno nazionale, o locale, per la diffusione di queste conoscenze, competenze e tecnologie fa ridurre selettivamente il Prodotto Interno Lordo (PIL) poiché tutte queste conoscenze cancellano la dipendenza dei cittadini dagli idrocarburi e fa aumentare il risparmio; questo impegno cancella gli sprechi che fanno aumentano l’inquinamento ambientale, e migliora la qualità della vita.

Cambiare paradigma culturale ha molteplici vantaggi: eliminare gli sprechi, ripensare i valori mettendo al centro l’uomo con la sua vera natura: reciprocità, cooperazione e benessere collettivo; cambiare paradigma significa fare politica per gli altri e rinunciare all’egoismo, all’avidità e alla psicosi collettiva di una stupidità diffusa: potere decisionale nelle mani dei pochi, neanche eletti dai popoli (UE).

Queste brevi considerazioni ricordano che le soluzioni pratiche per una esistenza migliore sono note e diffuse, in Italia manca una volontà popolare dal basso per pretenderle, e manca una volontà politica dall’alto per adottarle. Sono note anche le ragioni del gravoso ritardo: l’assenza di una consapevolezza diffusa, a tutt’oggi l’80% degli italiani ha difficoltà nell’apprendere e comprendere. Secondo un’indagine internazionale pubblicata da Tullio De Mauro nel 2008, solo il 20% degli adulti italiani sa veramente leggere, scrivere e contare. Cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un’altra, una cifra dall’altra. Trentotto lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta e a decifrare qualche cifra. Trentatré superano questa condizione ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona incomprensibile. Secondo specialisti internazionali, soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea.

Ecco spiegate, da Tullio De Mauro, le ragioni della debolezza di un popolo che si affida al politico affabulatore di turno, o perché la maggioranza dei cittadini non comprenda il motivo di dover smettere di sostenere un sistema che è contro l’interesse pubblico. Da questa analisi si comprende anche la difficoltà nel far sorgere un movimento civico democratico dal basso, e si capisce che bisognerebbe partire dai valori, dalla cultura e dalla capacità di sperimentare sistemi e dinamiche genuinamente democratiche e partecipative.

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