Un disegno urbano per Salerno 5. Verde di prossimità

Nei precedenti interventi ho narrato di possibili scenari progettuali nella città estesa salernitana, in questo episodio approfondiamo aspetti di qualità del disegno urbano, cioè dello spazio pubblico. Molte amministrazioni europee, da diverso tempo, stanno adottando disegni che aumentano le dotazioni dei servizi culturali e del verde di prossimità: due standard estremamente carenti nella città estesa salernitana. Negli episodi precedenti ho evidenziato ciò che è noto a qualunque architetto e ingegnere che studia la città, Salerno è stata costruita male affinché poche famiglie potessero arricchirsi senza lavorare (rendite parassitarie), ed oggi ereditiamo un agglomerato urbano decisamente drammatico. Per limitare i danni di un passato immorale e delittuoso, come molti progettisti sanno bene, è fondamentale avviare programmi di diradamento edilizio con un piano intercomunale bioeconomico per progettare biblioteche di quartiere e il verde di prossimità. Un caso paradigmatico su tanti è da prendere come esempio: Londra. Negli anni della ricostruzione Londra intervenne con ampi programmi di rigenerazione urbana nell’inner city e negli anni recenti l’Amministrazione ha implementato la progettazione e la costruzione dei servizi di prossimità e di vicinato, concentrandosi in maniera proficua sul verde locale nelle politiche cittadine per offrire maggiore fruibilità, rimuovere problemi di insicurezza e di degrado urbano. Londra ha promosso la strategia degli “open space” (Open Space Strategy, OSS) come spazi di valore per la collettività recuperando quelli abbandonati e riutilizzati in forma rinnovata. Il verde locale è un elemento di progettazione dello spazio pubblico considerato un fattore determinante nel disegno urbano. E’ interessante l’esperienza londinese poiché usa l’habitat urbano e il verde locale per creare reti, e pensando al territorio salernitano, dal Pctp 2012 possiamo osservare com’è possibile valorizzare e unire le reti ecologiche portando in città il verde locale rendendolo fruibile. Dobbiamo ricordare, ahimé, le scelte politiche comunali sbagliate che hanno fatto l’esatto opposto attraverso lo sprawl, cioè palazzine che consumano suolo agricolo localizzate in aree disperse recando danno al verde esistente ed ai cittadini stessi, che vivono senza servizi di vicinato. A Londra lo strumento dell’OSS viene usato per raccogliere l’opinione dei cittadini in un sistema informatico e coordinando i programmi settoriali, l’analisi della struttura socio-economica, le scelte progettuali da favorire circa le tipologie di spazi verdi, il disegno degli spazi, gli usi preferenziali, l’accessibilità pedonale, le dotazioni, gli orientamenti circa la gestione, i criteri di valutazione del successo degli interventi. Riferendoci al nostro contesto è chiaro che l’OSS dovrà essere conforme al PUC e al Ptcp, ma sappiamo che il PUC ha serie criticità per l’assenza di un adeguato disegno urbano e condizionato dai processi speculativi, pertanto un OSS che progetta verde di prossimità può essere uno strumento dal basso che cambia il PUC stesso, ma in coerenza con gli obiettivi del Ptcp che chiede di ampliare i servizi ecosistemici. La strategia salernitana può essere quella suggerita dal Pctp, e cioè che dalle colline parte il verde, scende verso l’agglomerato urbano e crea reti, insieme ai corsi d’acqua naturalizzati, e questa progettazione necessita indubbiamente di demolizioni selettive per restituire spazi di collettività, all’interno dei quali inserire servizi pubblici come le biblioteche di quartiere. I volumi demoliti possono essere ricostruiti nelle aree abbandonate, che sono numerose dentro l’area estesa salernitana, e tali volumi saranno ricostruiti con corretti criteri di composizione urbana restituendo alta qualità della vita per gli abitanti (mixité funzionale e sociale). L’esperienza londinese insegna che in questo modo, dalla città si è potuta costruire una rete verde collegata a quella metropolitana.

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Salerno e valle dell'Irno rete ecologica ambientale
Ptcp 2012, rete ecologica e rischio ambientale.
Salerno bellezza contro bruttezza
Scenario con diradamenti edilizi sui suoli della speculazione per restituire spazio alla natura.

Cambiare il sistema 2

I temi odierni di politici, politicanti e media, sembrano dire che non vogliamo accettare la realtà, sia perché milioni di individui non la conoscono in profondità e sia perché all’élite non interessa la realtà ma l’opportunità di continuare a vivere di privilegi, rendite parassitarie e l’usurpazione dei diritti altrui (sfruttamento della schiavitù). La conoscenza neotecnica acquisita dalle imprese private è a dir poco straordinaria e fantascientifica, queste possono estrarre materia dal pianeta, trasformarla e distribuirla a costi così bassi, impensabili fino a pochi decenni fa, mentre la combinazione finanza e paradisi fiscali, già noti e presenti da molto più tempo, occultano i profitti privati dai regimi fiscali dei Paesi. Il capitalismo è questo: egoismo, competitività, violenza, guerre, truffe e sistematica violazione dei diritti umani e della dignità delle persone che lavorano, cioè la schiavitù. Anche in questo periodo di epidemia da covid-19, gli imprenditori esplicitano e ricordano a tutti i propri interessi fregandosene della vita umana, come accadeva nel Settecento e nell’Ottocento, e puntano allo sviluppo economico. Sono tre i fattori che determinano lo sviluppo economico: l’ambiente naturale (posizione geografica, il clima e le risorse), lo scambio internazionale (mercato delle merci e flussi migratori) e le istituzioni (assetto socio-politico); ma le istituzioni sono la causa preponderante dello sviluppo economico [è implicito che ciò determina anche il sottosviluppo in determinate aree]. Sviluppo economico e sviluppo umano non sono la stessa cosa, così come non è detto che la democrazia sia uno stimolo per lo sviluppo economico, mentre lo è per lo sviluppo umano. Ad esempio, è abbastanza noto che mentre l’élite è preoccupata del calo PIL mondiale, questo indicatore non ci serve per misurare il benessere delle persone, ed ancora oggi tutto il mainstream divulga e insegue temi e discussioni fuorvianti e inutili, che non aiutano l’evoluzione della specie umana ma perseguono la regressione sociale e il nichilismo.

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La conoscenza neotecnica può essere trasferita dalle imprese private a cittadini e Stati, e decidere di programmare l’uscita dalla stupida e dannosa religione capitalista. Le macchine e l’informatica prenderanno il posto di milioni di lavoratori (ciò è già accaduto ed il fenomeno è in crescita), come è stato preconizzato all’inizio del Novecento, lo dobbiamo accettare e anziché lasciare questo processo nelle mani avide dei sacerdoti capitalisti, è fondamentale che questo processo sia coordinato dalle persone e dallo Stato, non più liberista ma socialista, poiché bisogna affrontare l’idea che milioni di persone non potranno mai lavorare, ma dovranno pur vivere e questo può accadere in una società libera dal debito, sovrana della propria economia. Da questo punto di vista, vi è il cambiamento del sistema che favorisce l’evoluzione della società, lo Stato esce dall’economia del debito e lo strumento monetario torna sotto il controllo della Repubblica oppure dell’UE che diventa Stato repubblicano. E’ un punto complesso poiché oggi c’è conflitto fra i Paesi membri dell’UE che non si mostrano solidali ma sciacalli che si nutrono delle difficoltà altrui. Al di sopra delle pubbliche istituzioni c’è il famigerato mercato finanziario completamente libero di agire come una bestia che si nutre di speculazioni a danno di prede più piccole, e così nei periodi come questi scatta la rincorsa a mangiare le prede più piccole per centralizzare e concentrare il capitale nelle mani di pochi. Cosa significa? L’élite capitalista europea è in competizione per comprare asset strategici, e continuare a vivere di privilegi e rendite parassitarie. Se ci fosse un ceto politico libero e civile allora potrebbe usare la recessione per creare alleanze e convergenze che dovrebbero trovare unione sull’uscita dal capitalismo, ad esempio regolamentare l’immorale mercato finanziario per evitare che gli speculatori continuino a fare profitti scommettendo contro i popoli. Il salto è di carattere culturale, dal becero egoismo che distrugge valori ambientali e sociali alla bioeconomia, sinonimo di razionalità nell’uso delle risorse e di democrazia che sostiene lo sviluppo umano.

Nel nuovo modello, la fiscalità generale dovrà essere utilizzata per costruire i servizi di welfare che oggi non esistono, col sostegno della comunità ma soprattutto con il recupero totale delle somme evase ed eluse, e con l’eliminazione delle disuguaglianze territoriali costruendo nuovi impieghi nelle aree marginali, cioè al Sud. Se restiamo sul piano ideologico sbagliato i non lavoratori saranno poveri e indigenti ma se approdiamo sul nuovo piano, quello bioeconomico, allora lo Stato sarà orientato allo sviluppo umano di tutti, e chiunque potrà accedere a livelli di conoscenza e di competenza per svolgere ruoli e attività utili, mentre altri che non potranno lavorare saranno ugualmente utili poiché non più schiavi del consumismo più becero. In una società non capitalista qualunque persona può trovare il proprio percorso di autorealizzazione perché libero dalla stupida competitività finalizzata al reddito per sopravvivere. Senza la necessità del reddito da lavoro e la costrizione di un impiego che non si desidera, ma dentro una comunità ricca di servizi culturali e sociali, chiunque potrà essere libero di impiegare tempo ed energie per la crescita culturale e spirituale. Le persone creative e colte sono quelle che creano nuove opportunità di lavoro ma libere dalla crescita continua della produttività, potranno utilizzare le conoscenze neotecniche per aggiustare i danni realizzati dalla religione capitalista e rigenerare le aree urbane estese per renderle luoghi in armonia con la natura e con noi stessi.

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Cambiare il sistema

Per cambiare un sistema è necessario conoscerlo, ed è ciò che sappiamo dalla psicologia ma non solo, questo è anche un approccio matematico che idealizza e studia le regole di un fenomeno per interpretarlo e riscriverlo diversamente. La contraddizione della nostra specie è che vive in un pianeta determinato dalle leggi della chimica e della fisica ma negli ultimi tre secoli ha adottato comportamenti indotti da una credenza: il capitalismo che si è evoluto in fede, in istituzione teologica: una chiesa con sacerdoti addomesticati nelle università pubbliche. I preti si fanno chiamare economisti ma non sanno nulla di economia perché ignorano l’ecologia e l’entropia, piuttosto sono esperti di manipolazione di dati numerici che non hanno alcuna attinenza con la realtà, e nessuna attinenza con la felicità e il benessere delle persone, quanto piuttosto con l’avidità, l’egoismo, la violenza e la competitività. Il prete economista conosce bene tutti gli strumenti dell’inganno proprio come Lucifero, egli tenta e inganna l’uomo qualunque al fine di procurare un profitto al suo padrone: il prenditore capitalista. Pochi amano ricordarlo ma questi preti economisti sono stati usati per colonizzare territori, e indurli a una dipendenza costante, anche attraverso i fallimenti di comunità e Nazioni, ad esempio gli USA e non solo loro, li utilizzano come “sicari dell’economia”. Le principali istituzioni bancarie hanno piani di colonizzazione e dipendenza (da debito) dei Paesi in via di sviluppo e in Occidente, nell’UE. Ad esempio, la schiavitù è essenziale per la chiesa capitalista.

Mentre cresceva la chiesa capitalista, contemporaneamente aumentavano le scoperte scientifiche e tecnologiche e la consapevolezza dei danni irreversibili creati dall’industrialismo. Gli ecologi misurano il tasso di estinzione delle specie fino a 1000 volte maggiore rispetto all’Ottocento (perdita di biodiversità), quando cominciò la rivoluzione industriale a livello globale. E’ degli anni ’80 la teoria circa il rischio dell’estinzione di massa delle specie causata dalla distruzione degli habitat (Norman Myers), ed il fatto che l’uomo abbia invaso queste aree ha come naturale conseguenza la trasmissione e lo scambio di virus da specie a specie, in maniera reversibile, dall’uomo alle altre e viceversa. In natura esistono le cosiddette piramidi ecologiche ove una specie preda l’altra per sopravvivere, mentre noi siamo l’unica specie che preda tutto, e non lo facciamo per sopravvivere ma perché la chiesa capitalista ci ha detto farlo, per mero profitto, concetto sconosciuto alle altre specie viventi. Inoltre, in natura esistono le catene alimentari, cioè un flusso di energia per sostenere le specie, è una gerarchia nutrizionale degli habitat, ed anche in questo caso noi siamo l’unica specie che non segue una legge logica fisica, poiché l’industria estrae risorse in tutto il pianeta in maniera irrazionale, distruggendo in maniera irreversibile gli ecosistemi, e lo facciamo sempre per assecondare la chiesa capitalista: vendere, vendere, vendere. Oggi più di prima, sappiamo che siamo tutti interconnessi, e che esiste una vasta rete di processi chimici-fisici-biologici fra piante e animali, ed è questa rete che rende possibile gli scambi energici in maniera equilibrata, e gli animali ci insegnano che essi hanno persino un comportamento adattativo, influenzati da cibo e temperatura. La chiesa capitalista non si adatta: distrugge e basta, poiché la sua funzione della produzione è una curva in costante crescita, non prevede altro. La Terra è un super organismo vivente e muta quotidianamente, mentre la fede capitalista fa credere che le risorse siano illimitate anche perché sono rubate, e questa arrogante illusione crea danni reali all’economia, cioè all’ecologia, ad esempio gli insediamenti umani e l’agricoltura dipendono ancora dalle fonti fossili, e questo è un errore enorme sotto tutti i punti di vista, sia perché l’immissione eccessiva di gas crea inquinamento e sia perché le comunità non sono auto sufficienti, non sono libere. Da molti anni abbiamo le tecnologie per abbandonare l’impiego di massa delle fonti fossili ma non lo facciamo, mentre il comportamento umano dettato dalla chiesa capitalista è socialmente pericoloso, oltre che palesemente violento e stupido. L’inganno più grande è stato quello di aver mercificato tutto, perché in questo modo gli individui sono stati costretti a comprare tutto attraverso il denaro. Le società pre-capitaliste non compravano tutto perché auto producevano, ed il vero valore era dettato dal saper fare le cose, e questo sapere era alla base dei rapporti di comunità, poiché ognuno aveva bisogno dell’altro per scambiarsi qualcosa. In maniera analoga, impiegando le tecnologie delle fonti alternative possiamo scambiarci energia e conoscenze per rigenerare i territori danneggiati dalla chiesa capitalista. Questa attività rigenerativa crea occupazione utile e ristabilisce rapporti di comunità che possono indurre processi evolutivi di crescita civile.

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Conoscere e cambiare

Attraverso le pubblicazioni dell’ISTAT siamo in grado di conoscere una quantità di informazioni più che sufficiente ed avere un’idea del nostro Paese. Se avessimo un’adeguata cultura politica, e una sufficiente cultura tecnologica, potremmo anche immaginare proposte e soluzioni per migliorare la società. La cultura dominante, com’è noto, è sostenuta dalla chiesa capitalista che crea disuguaglianze, e così le forze politiche presenti in Governi e Parlamento sono lo specchio di questa teologia, lo dimostra la realtà fotografata annualmente dall’ISTAT che non migliora, anzi è peggiorata nel corso degli anni rendendo le persone sempre più fragili economicamente e psicologicamente.

La realtà virtuale capitalista di oggi è scadenzata dal tempo della schiavitù, coincidente con la dittatura del consumismo, e così la maggioranza degli individui nasce per competere, per conseguire un titolo e accedere al lavoro, poi spendere il reddito in consumi inutili, e infine giungere alla morte senza aver mai vissuto. L’élite capitalista privilegiata sfrutta questa condizione di schiavitù per assecondare i propri capricci. In un mondo immorale costruito sulla disuguaglianza: quali sarebbero le azioni politiche da mettere in campo? “Ragionando per assurdo”: esiste un ceto politico dominante formatosi sulla cultura politica socialista ed ecologista, ed intende applicare la bioeconomia. La prima azione politica da mettere in campo è costruire la civiltà umana, e così è fondamentale rimuovere i problemi di ignoranza funzionale delle persone, in che modo? Sappiamo che esistono milioni di individui che leggono ma non capiscono ciò che leggono, consegnando le proprie scelte agli altri, cioè ai media. Una società civile costruisce strutture e istituzioni culturali per ospitare milioni di individui di ogni età, e li invita a studiare nuovamente partendo dalla cultura di base sino alle specializzazioni. Mentre accade ciò, la popolazione attiva immagina, programma e costruisce la trasformazione della società: sia quella produttiva e sia quella relazionale ampliando il mondo comunitario e riducendo lo spazio del famigerato libero mercato. Ci vorranno molti anni per riparare i danni della chiesa capitalista, e questo percorso abbisogna di nuovi impieghi, di nuove soluzioni tecnologiche e di nuove relazioni sociali ed economiche.

Nella società esistono sia gli strumenti giuridici societari per realizzare questo cambiamento e sia la creatività umana per farlo, manca il soggetto politico e mancano i politici. Lo status quo permane poiché la maggior parte degli individui ha perso valori democratici veri, cioè si impedisce ai talenti di emergere e di coordinare azioni politiche evoluzionistiche che possano aiutare le comunità a compiere un salto, lasciando il piano ideologico sbagliato, ed approdare sul piano bioeconomico. Questo non è solo un conflitto politico dell’élite degenerata contro gli ultimi, ma è un conflitto culturale condizionato dalla prevaricazione perpetrata dalle generazioni più anziane, quelle che detengono il controllo economico e sociale, che limitano le possibilità dei propri figli, cioè delle generazioni più recenti che non possono sperimentare nuovi modelli o fare investimenti innovativi. Nell’assenza di uno Stato sociale forte, poiché controllato dall’élite liberale/liberista mancano programmi di investimento a fondo perduto per sperimentare nuovi modelli sociali ed economici importanti per costruire l’auto sufficienza delle comunità. In generale le istituzioni pubbliche, psico-programmate dalla chiesa capitalista, sono sfruttate per garantire privilegi alle grandi aziende e alle imprese vicine al ceto politico dominante.

Un serio programma di sviluppo umano coinvolge tutta la popolazione che può studiare e lavorare, cioè anche e soprattutto gli inattivi (13 mil. di persone), e non solo i disoccupati o chi attualmente lavora ma è in difficoltà. I Paesi con sistemi di welfare migliori, non solo hanno strumenti di sussidio ma sono in grado di soddisfare le richieste delle persone, avviando sia percorsi di sviluppo umano personalizzati, e sia programmi per far incontrare domanda e offerta di lavoro. E’ altrettanto noto che il nostro Paese, essendo liberista in pectore, ha volutamente trascurato le politiche socialiste pubbliche, e l’ha fatto anche per la sanità pubblica danneggiandola gravemente e lasciando metà del Paese privo di strutture e personale medico.

Quando nasceranno gruppi di persone organizzate e consapevoli (formate sulla bioeconomia) allora potremmo assistere a modelli sociali più evoluti, cioè democratici e auto sufficienti, non più condizionati dal mercato. Il campo di lavoro sono le aree urbane estese e le aree rurali, sono questi gli ambiti degli insediamenti umani da rigenerare affinché le persone possano iniziare a vivere da esseri umani. Nel nostro meridione è determinante ripensare le agglomerazioni industriali, costruire infrastrutture ancora inesistenti e servizi indispensabili dentro le aree urbane estese. Esistono più strategie intelligenti, percorribili e possibili che possono favorire lo sviluppo umano e civile interpretando la bioeconomia che crea nuovi impieghi utili.

partecipazione al mercato del lavoro ISTAT 2019
ISTAT, Annuario Statistico 2019

Riflettere

L’esperienza che stiamo vivendo insegna che di fronte al pericolo della morte, il ceto dominante rinuncia ai dogma della chiesa capitalista (patto di stabilità e crescita, debito pubblico, chiusura delle attività produttive) e lascia il passo alla scienza per evitare il peggio. Una delle conseguenze più note quando il capitalismo è sospeso, cioè quando la famigerata crescita rallenta accade che il pianeta respira con beneficio per tutte le specie viventi. L’intenzione del ceto politico dominante (imprese e politici) è quella di immettere liquidità (soldi) in assenza di produzione, come debba avvenire è una tema aperto. Torniamo al concetto di economia («amministrazione della casa») reale e poniamoci una domanda: se non ci fosse la pandemia potremmo vivere in armonia con la natura? La domanda esprime un’idea nascosta, e cioè che la produzione inquina e distrugge, aprendo a temi politici finora sottovalutati (nonostante le contraddizioni del capitalismo siano note da secoli). La risposta è: si, possiamo vivere in armonia con la natura. Il dramma dell’epidemia dovrebbe suggerire una seria riflessione sulla religione capitalista per immaginare e programmare l’uscita da un sistema dannoso e obsoleto, e ripensare l’intera società per approdare a stili di vita sostenibili e intelligenti. Si tratta di ripensare i modelli di produzione e garantire risorse alle future generazioni. Il linguaggio del mainstream lascia intendere che la volontà del ceto dominante è riprendere la crescita così com’era prima dell’esplosione dell’epidemia, ripercorrendo gli stessi errori per tenere in vita la chiesa capitalista. L’intenzione del ceto dominante non è riflettere su come migliorare la società, ad esempio eliminando le disuguaglianze territoriali, ma come conservare profitti e privilegi attraverso lo sfruttamento delle risorse limitate e la violazione dei diritti civili e umani. L’esperienza attuale dovrebbe far notare ai cittadini che la scienza salva la vita delle persone, mentre la chiesa capitalista crea enormi disuguaglianze, concentrazione dei profitti privati mentre uccide le specie viventi e distrugge il pianeta. Esempi in tal senso sono numerosi nella storia (le rivoluzioni industriali) e nel presente, oggi cambia solo la dimensione geografica del cattivo rapporto fra uomo e natura, ma senza la pandemia da virus, il capitalismo uccide tutti i giorni, basti pensare a Taranto, o la pianura padana così inquinata, solo per citarne un paio. Marx ci ricorda che i cambiamenti sociali possono avvenire solo attraverso una coscienza di classe, e pertanto lo status quo non muterà fino a quando la maggioranza dei popoli non avrà imparato la lezione socialista ed ecologista. E’ possibile una società migliore di questa? Certo lo è, e possiamo ripensare il concetto di relazione, non più esclusivamente materialista (il denaro) ma una relazione di reciprocità rispetto all’utilità sociale (e la compatibilità ambientale). Possiamo osservare che c’è una distinzione netta fra valore d’uso e valore di scambio, come insegna Marx, e noi possiamo aggiungere che esistono beni (acqua, energia, cibo) che non sono merci, e merci (le automobili, uno smartphone…) che non sono beni, poiché prive di utilità sociale. Su questi presupposti possiamo creare una società che riduce l’uso di merci (inutili) che non sono beni, mentre i beni (acqua, energia, cibo..) possono essere auto gestiti dalla comunità e possono essere sottratti al famigerato mercato. Questo semplice ragionamento implica una strategia politica fondamentale: ridurre lo spazio del mercato e aumentare quello della comunità, basata su relazioni di reciprocità, utilità sociale e sostenibilità. Se fossimo già una società basata su queste caratteristiche (reciprocità, utilità sociale e sostenibilità), molto probabilmente non avremmo i rischi sanitari dei “nuovi” virus ed anche se ci fossero, le nostre istituzioni sarebbero preparare con tutti i materiali e le tecnologie (la sanità pubblica è un bene, non una merce), e le persone non avrebbero i problemi di approvvigionamenti poiché ci sarebbero comunità resilienti. Quando una comunità non dipende esclusivamente dal denaro, questa è più libera e auto sufficiente di altre che dipendono dalla finanza e dal mercato. Le tecnologie odierne possono creare sistemi sociali liberi dall’influenza delle imprese multinazionali che predano i territori e tengono in schiavitù le persone economicamente più deboli. Attraverso l’impiego delle odierne tecnologie si possono costruire reti di comunità auto sufficienti per ridurre l’influenza del famigerato libero mercato e aumentare la sfera dei beni comuni. Ad esempio, i cittadini delle aree urbane possono diventare produttori e consumatori di beni e asset strategici eliminando il ruolo di SpA private che oggi traggono profitti sfruttando la famigerata privatizzazione dei servizi locali ma usurpando i beni comuni. Inoltre, numerosi impieghi socialmente ed economicamente utili si realizzano territorializzando attività e funzioni assenti nelle aree urbane e rurali, dalla rigenerazione urbana fino alla tutela delle risorse agricole e forestali, dalla conservazione del patrimonio alla riduzione del rischio sismico e idrogeologico. Sono tutte attività vitali per la specie umana ma si potranno realizzare in tutto il territorio nazionale uscendo dal paradigma culturale sbagliato (la chiesta capitalista) e approdando su quello della bioeconomia, che predilige la scienza e l’utilità sociale alla becera avidità del profitto privato caratterizzato da crescita illimitata (produttività) e una costante competitività, che calpesta i valori della solidarietà e della cooperazione.

La bellezza della natura e i rapporti di comunità che stiamo riscoprendo possono diventare il valore di una nuova società, quella bioeconomica. Per farlo dobbiamo accettare l’idea di cambiare stile di vita, e scoprendo l’opportunità di nuovi impieghi, più utili e più intelligenti. Una prima opportunità evidente è quella della mobilità sostenibile, alla nostra portata se aumentiamo l’uso dei mezzi di trasporto pubblico, se costruiamo infrastrutture adeguate e se riduciamo drasticamente l’uso dei mezzi privati inquinanti, come accade in questi giorni. Un’altra evidenza è il telelavoro per buona parte delle professioni intellettuali, mentre è fondamentale che lo Stato riprenda il controllo della salute pubblica auto producendo tutto ciò che serve, facendo l’opposto di quello fatto finora e cioè investire in ricerca, in brevetti pubblici, e produzione di materiali e tecnologie per il sistema sanitario affinché la Repubblica non sia più condizionata dal famigerato mercato, ma abbia le scorte e le tecnologie per intervenire in casi emergenziali. Tutti questi cambiamenti producono opportunità di lavoro utile che vanno agglomerate ove non ci sono occasioni di impiego, cioè il nostro Sud. Ripensando le attività produttive è legittimo riconfigurare le agglomerazioni industriali presenti nei Sistemi Locali del Lavoro con attività di manifattura leggera e tecnologie ad alto valore aggiunto nei settori della mobilità dolce, e della sanità pubblica, così come le tecnologie dell’architettura per prevenire e ridurre il rischio sismico e la qualificazione energetica per ridurre la domanda di energia da fonti fossili.

Per quanto riguarda l’attuale conflitto politico fra i Governi dell’UE circa il tema eurobond si o no, comunque vada le immorali disuguaglianze resteranno dove sono poiché i problemi del meridione non dipendono esclusivamente dalle forme di governo ma dal capitalismo che nega investimenti pubblici in determinati territori, poiché sfruttati e predati. Questa recessione economica sarà utilizzata dagli speculatori dei mercati finanziari come arma di competizione per aumentare la centralizzazione dei capitali nelle mani di imprese sempre più grandi, cioè produrrà una gara dell’élite degenerata per acquisire asset strategici nei Paesi periferici. Il ceto politico dirigente non farà nulla per fermare la speculazione finanziaria mentre le scelte acconsentiranno l’aumento dell’indebitamento pubblico, altra arma di conquista del capitale finanziario, a danno delle presenti e future generazioni. La recessione economica innescata dal contagio di un virus letale partito dalla Cina sarà scaricata sui ceti economicamente più deboli, un classico esempio di ingiustizia sociale. Il capitalismo instaura relazioni violente e materialiste, tutto diventa merce da comprare e vendere, mentre il ceto dominante (i capitalisti) assume per se aree centrali e per altri aree periferiche da sfruttare destinate al sottosviluppo, è ciò che è accaduto al meridione per scelta politica. Ad esempio, resterà il razzismo di Stato che toglie risorse ai cittadini meridionali attribuendone maggiori al Nord, resteranno i problemi delle università meridionali poco attrattive e poco collegate con le imprese sui territori, così come resteranno i ceti dominanti che vivono di rendite parassitarie e così via… La strada del cambiamento è lunga ma solo percorrendola si risolveranno i problemi: prima di tutto abbandonare la fede capitalista! Una priorità strategica è ripristinare la pianificazione osservando le aree urbane e disegnare i sistemi urbani e territoriali attraverso il filtro culturale della bioeconomia, ciò produce grandi indotti lavorativi.

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