Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for ottobre 2018

istat sll tasso di disoccupazione e occupazione 2017

ISTAT, Annuario statistico 2018.

La crescita dell’economia, della produttiva è il mantra utilizzato da media e politici sin dai tempi della nascita della modernità. Crescita è il termine chiave utilizzato da tutti: di destra, di sinistra, dai populisti, dai dittatori, dai politicanti per promettere benessere, sviluppo, posti di lavoro e miglioramento. Entrando nel merito della crescita, il mantra si misura con l’indicatore economico più famoso al mondo, il Prodotto Interno Lordo (il PIL) osservato dall’ISTAT. Se leggiamo i dati dell’ISTAT, cosa scopriamo? Il PIL cresce sempre, forse non come vorrebbe la classe politica, ma cresce sempre. Qualunque individuo dotato di buon senso dovrebbe porsi una domanda molto semplice: perché alla crescita costante del PIL non corrisponde un miglioramento? Uscendo dalla demagogia ossessiva compulsiva dei media, chiunque studia l’economia e la politica, sa bene che questo indicatore è notoriamente fuorviante, semplicemente perché non misura il benessere ma la crescita della produttività, cioè la crescita del capitale. Se parliamo di miglioramento o di progresso, il PIL è un indicatore inutile perché lo sviluppo umano si misura con indicatori che fanno decrescere il PIL. L’esempio più noto a tutti è la salute umana. Ragionando per assurdo: immaginiamo che domani mattina tutta la popolazione italiana si trova in buona salute, cosa accade? Il PIL subisce una decrescita immediata poiché nessuno consumerà più farmici determinando la chiusura dell’industria farmaceutica e quindi la perdita di posti di lavoro. All’improvviso gli italiani non si spostano più in auto a combustione, e nessuno compra e consuma più armi, accade che l’industria dell’automobile, l’industria petrolifera e delle armi subiscono forti contrazioni e perdite di posti di lavoro, quindi il PIL decresce. Un’altra famosa decrescita del PIL si realizza applicando l’uso razionale dell’energia per gli edifici e favorendo l’auto produzione di cibo per auto consumo. Questo discorso, con questi esempi, esprime concetti e dibattiti molto noti fra chi conosce le basi dell’economia, e negli ultimi decenni persino premi nobel hanno pubblicato studi e ricerche per convincere la classe politica, al fine di ridurre l’influenza dell’indicatore PIL sia nella comunicazione politica ma soprattutto nella programmazione economica. Ad oggi, non ci sono riusciti poiché le principali istituzioni globali (Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, Organizzazione mondiale del commercio, e Nazioni Unite) danno prevalenza ai soliti indicatori economici, e meno a quelli sociali. Il fatto che nulla cambi, è noto; tutto il mondo è capitalista e l’Occidente è la culla della religione neoliberista con istituzioni politiche addomesticate da questa credenza. In Italia, l’ISTAT ha adottato un indicatore complessivo chiamato BES (Benessere Equo e Sostenibile) frutto degli studi economici che integrano il PIL, e questo dovrebbe influenzare le scelte politiche per riequilibrare gli investimenti al fine di ridurre le disuguaglianze economiche e sociali. Nonostante ciò, media e programmazione economica continuano a millantare la crescita del PIL. Durante questo periodo di confusione politica, tutti i media, come un mantra ripetitivo compulsivo, usano ancora la famigerata crescita come argomento di acceso dibattito politico. Nel corso degli anni, i media accusano i Governi col medesimo linguaggio: poca crescita con questa manovra, il Paese non cresce perché non ci sono investimenti, bisogna ridurre il debito. Il linguaggio compulsivo ossessivo intende abituare gli individui a tali termini, e i media sono rassicurati dal fatto che mai la maggioranza degli elettori avrà la curiosità di aprire il dizionario, un manuale, per scoprire il significato dei termini e svelare l’inganno. Nel nostro Paese, fra gli addetti ai lavori, è ben noto l’altrettanto problema diffuso fra la maggioranza degli italiani, e cioè l’ignoranza funzionale e di ritorno. In un contesto del genere, i talk politici presenti nei media sono funzionali affinché nulla cambi per il bene del Paese e degli italiani stessi, che a ogni gara elettorale scelgono i propri carnefici (Forza Italia, PD, Lega e M5S). La complessità e la realtà italiana richiedono una programmazione economica politica molto diversa dai piani politici dei nostri carnefici, i quali ovviamente non esprimono né competenze adeguate e né una volontà politica nuova, figlia di un cambiamento dei paradigmi culturali. Per ottenere un reale miglioramento, i cittadini dovrebbero costruire un soggetto politico bioeconomico, che realizza un programma politico rispetto a una nuova cultura politica capace di distinguere i beni dalle merci, mentre per affrontare la realtà italiana, le soluzioni dovranno nascere osservando con attenzione il territorio, le complessità sociali ed economiche, fra l’altro ben note, e documentate nei rapporti dell’ISTAT; ed oggi interpretate anche dal “Forum Disuguaglianze Diversa” che sta dando un aiuto concreto nel capire la complessità sociale del Paese. L’attuale sistema capitalista neoliberista costituitosi con lo sviluppo dello sfruttamento dei lavoratori nelle famigerate zone economiche speciali, è riuscito a favorire l’aumento della concentrazione dei capitali della borghesia imprenditoriale, rendendola più ricca in tempi più brevi rispetto ai decenni precedenti. Questa accelerazione è avvenuta applicando meglio il paradigma capitalista che prevede la riduzione dei costi (costo del lavoro e accesso alle risorse naturale). La borghesia capitalista ha ridotto il ruolo della cosiddetta old economy grazie alle disuguaglianze di riconoscimento, al progresso informatico degli algoritmi, alla robotica e all’intelligenza artificiale, che hanno influenzato il valore di capitalizzazione delle aziende, cioè attraverso la finanza, un mondo fittizio. I casi famosi sono rappresentati dall’industria informatica e tecnologica, i cosiddetti giganti del web, che non pagano tasse agli Stati e accumulano capitale grazie alla pubblicità e alla profilazione degli utenti. Questa è la crescita, questo è il capitalismo: sfruttamento, aumento delle disuguaglianze, avidità, distruzione degli ecosistemi e annichilimento dello Stato sociale. Tutto il mondo moderno è capitalista, cioè di destra, perché? Nell’applicare la funzione della produzione capitalista, la religione neoliberista è stata, ed è, l’approccio più efficace per favorire la crescita, poiché si pone l’obiettivo di rimuovere ogni limite all’auto produzione di capitale, dal sistema finanziario bancario (il mondo off shore) sino all’eliminazione di ogni costo. Nel corso della storia moderna, socialismo e comunismo, snaturando la propria natura, sono state applicazioni capitaliste che limitavano la crescita, poiché conservavano taluni costi nella funzione della produzione capitalista, cioè socialismo e comunismo conservavano i costi sul lavoro (diritti e salari adeguati), e a volte hanno posto limiti al capitalismo nell’uso delle risorse naturali (impatto ambientale), di fatto limitando la crescita. L’intero processo economico è costituito da un solo aspetto inumano, irrazionale e innaturale: trasformare tutto in merci per ridurre i costi affinché il capitale, come fosse un algoritmo, possa crescere all’infinito dentro un sistema, cioè il pianeta Terra che è un sistema chiuso con risorse limitate. Nel processo economico le persone sono trattate come merci, da usare e gettare quando non servono più al capitale. Siamo l’unica specie di questo Pianeta che ha inventato un modello sociale irrazionale per misurare gli scambi e accumulare “ricchezza” (per pochi) ma distruggendo tutto, se stessi e altre specie. Le famigerate disuguaglianze sociali, economiche e di riconoscimento esistenti in Europa e in Italia, sono la normale conseguenza di scelte politiche ormai storiche e il frutto del pensiero capitalista dell’epoca moderna, che si nutre proprio di disuguaglianze, cioè consentire l’accumulazione del capitale a una ristretta borghesia altamente specializzata e non ridistribuire gli eccessi del capitale nei territori sfruttati. Queste disuguaglianze innescate dalla crescita sono divenute croniche in Italia, poiché la maggioranza degli elettori meridionali continua a disprezzare la politica e delega l’amministrazione di questa a soggetti politici sempre più impreparati (Forza Italia, PD, Lega e M5S).

rapporto pil occupati popolazione

 

creative-commons

Annunci

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: