Il degrado urbano


Breve estratto dalla tesi di laurea magistrale in Architettura (Uni Parma, DIA) “Rigenerazione a Salerno. La rigenerazione urbana attraverso la bioeconomia”:

1.1.2.3       Il degrado urbano

Una consistente e impressionante popolazione mondiale, di circa 1,5 miliardi persone, sopravvive nel degrado urbano e sociale chiamato slums[1]. Tale degrado è il segno tangibile di un sistema capitalista globale che si alimenta proprio sulle diseguaglianze[2].

«Fino a trent’anni fa, si riteneva che un passaggio dal sistema di produzione agricolo-rurale a quello urbano-industriale si sarebbe verificato anche nelle regioni “arretrate” del mondo. La tesi secondo cui l’urbanizzazione è ancella dell’industrializzazione non è più sostenibile. Ciò spiega perché la maggior parte dei nuovi arrivati nelle città abitano negli slum, dove è probabile che rimangano per sempre. Come e perché ciò accada lo spiega, in termini storici e geografici, Mike Davis nel suo saggio Il pianeta degli slum. Numerosi sono gli studi dedicati alla vita in una favela, in un basti, in un kampung, in un gecekondu o in una bidonville, ma l’opera di Davis ne offre un ritratto globale, analizzando il degrado urbano in un’ottica comparativa»[3].

«Si può affermare senza esagerare che ben oltre un quarto della popolazione mondiale è destinato nel prossimo futuro a vivere in baraccopoli»[4].

il mondo degli slums Limes
Fonte immagine: Limes.

Questi sono i luoghi della povertà mondiale dove c’è la necessità di investire per rigenerare le persone e i luoghi urbani degradati, ma senza un deleterio approccio colonialista ma rispettando le identità culturali locali. Si tratta di sostenere la crescita spirituale e culturale, e di risolvere i gravosi problemi d’igiene urbana e uso delle risorse utilizzando l’approccio bioeconomico.

L’attuale crisi del sistema capitalistico e la globalizzazione finanziaria sono alla base di un fenomeno altrettanto globale di gentrificazione[5], cioè di spostamenti di masse che coinvolgono comunità[6], e categorie di individui economicamente deboli. Per evitare la gentrificazione anche negli slums è evidente che i Governi e le amministrazioni locali dovranno approntare programmi di investimento senza trascurare un elemento determinante: il dialogo con gli abitanti. Se l’obiettivo è il benessere delle persone sono fondamentali lo scambio di idee e il coinvolgimento attivo nel processo di trasformazione offrendo loro conoscenze, risorse culturali e occupazionali, prima di tutto, al fine di rendere auto sufficienti i sistemi locali, i processi e le attività. Un esempio progettuale di rigenerazione efficace è Medellin[7], città colombiana molto difficile e complessa, quando l’Amministrazione decise di affrontare diversi problemi con dei progetti strategici: Linea K Metrocable della comunità urbana Nord-orientale, si estende per 2,0 km (2004); Orquideorama del giardino botanico, (Architetto, Plan B Arquitectos + JPRCR Arquitectos, 2006); La Biblioteca España (Architect, Giancarlo Mazzanti, 2007); Il Collegio a Santo Domingo Savio (Architect, Obranegra arquitectos, 2009); Il parco Explora (Architetto, Alejandro Echeverri, 2007); Linea J Metrocable della comunità urbana sud occidentale, si estende per 2,7 km (2008); La riqualificazione dei Colossei per i giochi Sud Americani (Architect, Giancarlo Mazzanti, 2010); Le piscine dello Unidad Deportiva Atanasio Girardot (Architetto, Paisajes Emergentes, 2010); Parco della Biblioteca Pubblica León de Greiff (Architect, Giancarlo Mazzanti, 2011).

Il degrado urbano in Italia assume forme e caratteri diversi dagli slums presenti negli altri territori. Nel nostro contesto urbano si parla di marginalità e insicurezza nelle aree urbane, e di abusivismo edilizio. Sono fenomeni conseguenti alla cattiva gestione politica delle città, dall’assenza di corretta pianificazione urbana, e al capitalismo urbano che da un lato ha lasciato numerosi vuoti urbani e dall’altro lato isola le persone economicamente deboli, fino all’abusivismo edilizio correlato all’assenza di controlli e all’evasione fiscale sulle tasse degli immobili. L’attuale armatura urbana italiana si caratterizza con comuni centroidi e le loro conurbazioni formando aree urbane estese. Tali nuove città, nelle zone di saldatura fisica fra comuni centrali e quelli limitrofi, presentano forme frammentate, eterogenee, discontinue; inoltre le zone periferiche consolidate presentano quartieri in stato di abbandono, con altrettanti vuoti urbani, e tali problematiche sono presenti anche in certe zone consolidate centrali. Questi sono i luoghi della marginalità e dell’insicurezza urbana. La marginalità è innescata da due fattori: l’assenza di servizi causata dalle scelte dei piani, e dal capitalismo neoliberista che ha favorito l’aumento delle disuguaglianze sociali, di reddito e di riconoscimento. A questo si aggiunge il noto problema dell’abusivismo edilizio che incide sul consumo di suolo agricolo. L’ISPRA, nel 2016, dichiara che siano stati cementificati oltre 23 mila kmq, e una quota consistente deriva da edificazioni non autorizzate. Purtroppo il Testo Unico dell’edilizia non contempla l’attività amministrativa di prevenzione dell’abusivismo, manca persino un’unica banca dati nazionale sull’attività. Secondo l’ISTAT, in Molise, Campania, Calabria e Sicilia, nel triennio 2012-14 il numero di edifici costruiti illegalmente è stimato in proporzioni variabili fra il 45 e il 60% di quelli autorizzati, ma il fenomeno coinvolge anche regioni come Umbria, Marche, Lazio e Liguria, con un trend in aumento rispetto agli anni precedenti[8].

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[1] In Europa sono 34 milioni le persone che vivono negli slums, il 6% della popolazione (Fonte dati: U. N. Habitat, 2015).
[2] Il «Big Bang» della povertà urbana è esploso nel 1975, con l’imposizione del Programma di Adeguamento Strutturale (PAS) varato dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) e dalla Banca Mondiale, che ha mandato in rovina i piccoli proprietari terrieri abolendo gli aiuti e costringendoli ad affogare o a nuotare nei mercati globali dei prodotti agricoli dominati dalle grandi società agro-industriali generosamente sovvenzionate dal Primo Mondo. Al tempo stesso il PAS ha imposto la «privatizzazione e l’eliminazione dei controlli sulle importazioni… nonché uno spietato ridimensionamento del settore pubblico» (Jan Breman, recensione al testo Il pianeta degli slum di Mike Davis, 2006).
[3] Ibidem
[4] Barbieri, Op. cit., 2010, pag. 41.
[5] Il termine è usato per identificare i fenomeni di cambiamento urbanistico e socio-culturale nelle aree urbane risultanti dall’acquisto di immobili. l fenomeno riguarda il recupero dei centri storici ri-colonizzati dalle classi più ricche. La gentrificazione è la conseguenza di fenomeni di trasformazione urbana che ignorano le realtà socio-economiche locali, favorendo le rendite immobiliari sopportabili solo classi sociali più agiate e di conseguenza si configura l’espulsione dei ceti meno abbienti. La gentrification è tipica delle «città globali», associata alle politiche a indirizzo neoliberale, con forte permeabilità delle arene pubbliche locali agli interessi del capitale privato. Gli effetti della gentrification consistono in un radicale mutamento delle aree più depresse (inner city) delle città industriali in termini sia di ambiente costruito – attraverso la demolizione, ricostruzione o riqualificazione dei quartieri storici in via di decadenza – sia della composizione sociale (Enciclopedia Treccani on-line, consultato il 1 febbraio 2016).
[6] Lees, Bang Shin, Lopez-Morales, Planetary Gentrification, 2016.
[7] <http://architectureindevelopment.org/news.php?id=49&gt; (consultato, il 15 ottobre 2018).
[8] “Relazione sull’attività svolta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie”, 2017.

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