L’ennesimo condono edilizio: ignoranza e arroganza

L’anno scorso mi ero espresso così: “Vota stomaco” e abusivismo edilizio, per definire i politicanti criminali che compiono scelte contro la Costituzione, contro le leggi e contro la sicurezza. Oggi la maggioranza parlamentare composta da razzisti e grullini, si mostra nuovamente per quello che è, una accozzaglia di spregiudicati ignoranti, incapaci di applicare la Costituzione ma favorevoli al cinico calcolo elettoralistico, favorendo l’introduzione di norme che adottano l’ennesimo condono edilizio, una volgarità assoluta contra legem. La demagogia del cambiamento è l’ennesimo imbroglio contro la legalità, contro gli onesti che hanno costruito un alloggio rispettando le regole. Solo un manipolo di dilettanti e cialtroni poteva pensare di scrivere norme che creano favoritismi, e futuri ricorsi per la confusione insita nelle norme stesse, e dalle interpretazioni paralizzanti di azzeccagarbugli e imbroglioni. Nell’intenzione di voler accelerare le procedure nelle zone terremotate, la maggioranza parlamentare favorisce l’illegalità e viola la Costituzione, oltre che le leggi sull’abusivismo. Questo accade tutte le volte che imbroglioni e/o incompetenti si inventano politici dall’oggi al domani. La firma dell’emendamento (DL 55/2018) e del DDL 435 è dei senatori di Forza Italia: Mallegni, Picchetto Fratin, De Siano, Malan, Gasparri, Modena, Pagano, Cangini, Gallone, Rizzotti, Fazzone, e con relatore della Commissione il sen. Stefano Patuanelli, del M5S. Il disegno di legge prevede di condonare gli abusi realizzati prima del terremoto, e che non superano il 5% della superficie, dell’altezza e della cubatura. L’articolo 39 legge della 724/94 richiamato nell’emendamento, consente una sanatoria non superiore al 30% della volumetria esistente, e l’opportunità di sanare nuove costruzioni che non superano i 750 mc. L’emendamento a firma di Forza Italia, per ora precluso, vorrebbe sanare gli interventi realizzati senza il permesso di costruire o in difformità da esso, cioè pretende di sanare un reato penale, ma l’emendamento della Lega (prima firma Arrigoni, poi Briziarelli, Pazzaglinsi, Bagnai, Fusco, Tesei, Bonfrisco, Rivolta, Vallardi, Borghesi, Tosato) approvato si ispira ai condoni precedenti, e prevede la possibilità della domanda di sanatoria edilizia per gli edifici abusivi costruiti prima del sisma (l’emendamento si rifà alla legge 47/1985 (condono Craxi) che prevede la sanatoria di opere costruite senza concessione edilizia, proprio come l’emendamento precluso scritto da Forza Italia, e si rifà anche all’art. 39 della legge 724/1994), e delega tutto ciò al tecnico che assevera l’idoneità statica dell’edificio costruito contra legem. La sanatoria coinvolge anche le aree sottoposte a vincolo paesaggistico, entro il 2% delle superfici. Il provvedimento è in continuità col Governo precedente, attraverso il famigerato DDL Falanga. Per la precisione è lo stesso Commissario di Governo alla ricostruzione, De Micheli, che ammette l’immoralità del provvedimento: «ci sarà sempre qualcuno che storcerà la bocca, è normale. Una regolarizzazione ce la saremmo evitata. Ma di fronte alla prospettiva di non poter ricostruire il 90 per cento delle case distrutte dal sisma, forse possiamo sacrificare un pezzetto delle nostre ideologie. Comunque è chiaro che il problema delle difformità gravi c’è…».

L’Ordine dei geologici riporta quanto stabilito dalla Cassazione: “l’abuso edilizio in zona sismica che compromette la stabilità di un edificio va abbattuto anche se è stato oggetto di condono”. Ovviamente il provvedimento ha allarmato anche l’Istituto Nazionale di Urbanistica, che riporta l’articolo di Sergio Rizzo.

A conclusione dell’iter legislativo, il Parlamento approva la legge 89/2018 con l’art. 1-sexies (Disciplina relativa alle lievi difformità edilizie e alle pratiche pendenti ai fini dell’accelerazione dell’attività di ricostruzione o di riparazione degli edifici privati) e così «[…] il proprietario dell’immobile, pur se diverso dal responsabile dell’abuso, può presentare, contestualmente alla domanda di contributo, segnalazione certificata di inizio attività in sanatoria, in deroga […]». L’emendamento della Lega – possibilità di domanda in sanatoria – è presente al comma 6 art.1 sexies della legge 89/2018. Oltre a ciò, il Governo per evidente volontà politica di Di Maio, inserisce nel cosiddetto Decreto Legge per Genova 109/2018, attraverso il Capo III (Interventi nei territori dei Comuni di Casamicciola Terme, Forio, Lacco Ameno dell’Isola di Ischia interessati dagli eventi sismici verificatisi il giorno 21 agosto 2017) e all’art. 25 un provvedimento ad hoc per Ischia, che definisce le procedure per il condono edilizio coinvolgendo le pregresse istanze di sanatoria, a partire dalla prima legge sul condono n.47/1985, la stessa richiamata dall’emendamento della Lega per le aree nel cratere del centro Italia (“misure urgenti a favore delle popolazioni dei territori delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria, interessati dagli eventi sismici”). I capi IV e V della famigerata legge n.47/1985 prevedono la sanatoria delle opere abusive (art. 31), cioè i proprietari possono conseguire la concessione o l’autorizzazione delle costruzioni realizzate senza permesso o in difformità.

condono

condono edilizio Lega-M5S

Nella nostra legislazione esiste un’ampia gamma di illeciti e  reati (inosservanza delle norme, assenza del permesso di costruire, difformità, variazioni essenziali, lottizzazione abusiva, interventi in zone vincolate) in campo urbanistico ed edilizio, si tratta di sanzioni amministrative (ammenda) e reati che prevedono anche la reclusione su condotte non consentite dalle norme (arresto fino a due anni). L’oggetto dei reati urbanistici sono il rispetto formale degli strumenti urbanistici e l’ordinato sviluppo del territorio. Nel diritto amministrativo e urbanistico il tema è il diritto dell’Amministrazione di governare l’assetto del territorio comunale reprimendo gli illeciti edilizi, e facendo rispettare la normativa e le prescrizioni, attuando un controllo preventivo mirato a tutelare il territorio.

Le norme contemplano anche il potere-dovere di vigilanza (art. 27, comma 1 T.U. 380/2001) delle nostre istituzioni (Sindaco e uffici, art. 31 T.U. 380/2001) e l’obbligo di applicare le sanzioni (l’ingiunzione a demolire), mentre oggi ci ritroviamo con le istituzioni politiche che propongono di venire meno ai propri obblighi suggerendo l’ennesimo condono a danno della collettività.

Un classico della speculazione

Le recenti cronache giudiziarie romane, ancora una volta mostrano un modello classico della speculazione. Se sono stati commessi reati, sarà la magistratura ad accertarlo. L’attenzione dei cittadini dovrebbe concentrarsi sul governo del territorio e sull’interesse generale che gli amministratori pubblici devono perseguire. Questo caso dovrebbe insegnare ai cittadini che la scelta politica di non applicare l’interesse generale, e di favorire l’interesse dei privati, andando contro il proprio PRG e la legge urbanistica, ricorda il vecchio conflitto politico-culturale sull’urbanistica, conflitto vinto dai liberali. La vicenda fa emergere come l’imprenditoria privata si lega al potere. Cronache giudiziarie mostrano che il costruttore Parnasi pagava la Lega, e il M5S una volta al governo della città veniva “avvicinato” dagli imprenditori. La cronaca sembra mostrare che non c’è indipendenza del ceto politico, ma il solito asservimento anche in violazione delle leggi. Il caso è da manuale, ed è in replica in quasi tutti i capoluoghi di provincia e regione, ove speculatori privati annunciano di voler costruire un nuovo stadio, o ristrutturare quello esistente, ma in realtà è un’operazione immobiliare per sfruttare la notissima rendita. Questi progetti, com’è il caso romano, o pretendono una deroga alle norme, o devono rimettere in discussione il piano urbanistico. Nella consuetudine italiana, queste operazioni sono continuamente sostenute dal ceto politico peggiore d’Italia, e cioè Sindaci e Consiglieri, totalmente privo di cultura urbanistica e architettonica. Questi Sindaci e Consiglieri sono solo meri esecutori degli interessi privati, che nel nostro Paese significa neoliberismo e aumento delle disuguaglianze. Da circa 60 anni la maggioranza degli amministratori locali ha favorito rendite, e distrutto il territorio, ed oggi continua a farlo col sostegno elettorale. L’urbanistica non nacque per creare profitti ma per ridurre le disuguaglianze, risolvere problemi ambientali e costruire servizi e diritti per tutti i cittadini.

Enzo Scandurra: La «questione stadio» nasce quando l’ultimo governo Berlusconi lancia un disegno di legge che considera «urgente e indifferibile» costruire nuovi stadi. Ma è un cavallo di Troia, perché autorizza intorno agli stadi la costruzione di vere e proprie new town.

Il tutto in barba alla tutela del paesaggio: per velocizzare «le necessarie varianti urbanistiche e commerciali» le garanzie di legge venivano annullate mediante il teatrino di una conferenza dei servizi e la «dichiarazione di pubblica utilità e indifferibilità e urgenza delle opere».

Quella norma non fu mai approvata come legge autonoma, ma venne riversata con un colpo di mano dal governo Letta nel comma 304 della legge di stabilità 2014: è su questa base che le procedure per lo stadio furono avviate, e la giunta Marino le dichiarò di pubblica utilità e urgenza: lo sport come cavallo di Troia per rilanciare la cementificazione del paesaggio.

stadio Roma arresti e corruzione

Miserabili

schiavitù mondiale 2017
Fonte: indice della schiavitù globale.

Il tema dei migranti è argomento di speculazione dei politicanti, che si dividono fra razzisti e borghesia imprenditoriale. I razzisti, banalmente, hanno un loro partito, e come accadeva nei secoli scorsi sfruttano i problemi sociali della mancata integrazione, facendo leva sull’intolleranza delle persone per raccogliere consensi elettorali. Le imprese richiedono l’ingresso di un esercito di riserva, nuova merce da sfruttare. In Europa, cosa che quasi nessuno dice, esiste la schiavitù, ed è stimata in 1,2 milioni di individui, e di questa cifra, in Italia si stima che ci siano 129.600 schiavi. I dati sulla schiavitù nel mondo offrono numeri molto più inquietanti, perché secondo l’Unicef esistono 150 milioni di bambini da liberare, mentre per Globalslaveryindex sono 40,3 milioni gli schiavi adulti.

La tratta degli schiavi ha diverse sfumature e complicazioni perché è difficile l’identificazione, mentre è più chiara l’origine dei flussi, come Romania, Bulgaria, Lituania e Slovacchia, e poi Nigeria, Eritrea, Guinea, Costa d’Avorio, Gambia, Senegal, Cina e Brasile. Questa schiavitù si caratterizza per lo sfruttamento sessuale, e per impieghi con lavori forzati legati all’agricoltura, silvicoltura, pesca, edilizia, ristorazione, industria tessile, lavoro domestico e altri settori. Le vittime principali di questa tratta sono donne e bambini, e se fino al 2015 quasi il 70% dei migranti era costituito da uomini, l’anno successivo quasi il 60% erano donne e bambini. Nonostante i Paesi europei abbiano firmato impegni per contrastare la schiavitù moderna, ad oggi questo fenomeno non è affatto diminuito. Com’è altrettanto noto, le recenti crisi nel 2015 innescate dai conflitti in medio-Oriente (Siria, Afganistan, Iraq) hanno provocato migrazioni di massa verso l’Europa. In un Rapporto del 2017 si spiega perché le persone sono spinte a migrare e attraversare il mediterraneo.

Ecco il paradosso sociale e politico: in Europa e in Italia esiste la schiavitù, e quindi non esiste una piena integrazione ma una realtà sociale complessa e contraddittoria. Ad esempio, in molti Paesi esiste un approccio diverso per l’integrazione sociale attraverso la formazione culturale e le attività. Il processo migratorio, innanzitutto, dipende dal capitale mentre l’integrazione dipende dalla cultura dei popoli. Esistono esempi di integrazione attraverso lo sport come in Francia, Inghilterra, Germania, oppure esistono modelli di sfruttamento attraverso la famigerata gig economy per un veloce ingresso nel mercato del lavoro (caso tedesco e inglese). Esistono i modelli dei Paesi scandinavi ispirati dal socialismo, e quindi da un’efficace sistema di welfare state grazie alla fiscalità generale che ridistribuisce le risorse, dai ricchi verso i poveri. In Europa, dunque, esistono approcci diversificati che contemplano lo sfruttamento degli immigrati regolari e irregolari, perché l’esercito di riserva, per dirla alla Marx, è una merce che le imprese sfruttano per ridurre i costi, dalla logistica all’agricoltura, e alla manifattura. A partire dal secondo dopo guerra, questo processo di integrazione nella società occidentale moderna ha avuto molte contraddizioni, e non si è ispirata affatto all’integrazione sociale che inventò l’impero romano, quando la schiavitù era accettata ma al potere delle istituzioni politiche riuscì a sedere chiunque. In Italia non esiste una legge razionale che gestisce le migrazioni per favorire sia i migranti economici e sia i rifugiati, ma purtroppo esiste la famigerata legge Bossi-Fini che inventa il cosiddetto clandestino. Nel nostro sistema c’è un buco legislativo e pertanto non esiste integrazione. Le istituzioni politiche, nel solco della deregolamentazione neoliberale, non hanno un sistema pubblico per la gestione del processo mentre delegano la gestione dell’accoglienza al terzo settore. Gli immigrati salariati sanno di essere sfruttati, e dove questi si concentrano vivono anche in condizioni ignobili. Imprese e ceto politico utilizzano questo disagio in tutti i modi: il degrado sociale è utilizzato come mercato politico sia per guadagnare dalla gestione delle emergenze e sia come forma di controllo politico sul territorio. Non è un caso che questo consenso politico abbia favorito razzismo e soggetti politici di destra, un esempio clamoroso sono i programmi televisivi dei network privati, studiati per rappresentare i disagi nelle periferie delle città e alimentare odio e razzismo fra i poveri. L’integrazione non avrebbe favorito i partiti di destra. La scelta politica di attuare politiche neoliberiste, con l’austerità, ha favorito i disagi sociali nelle periferie italiane, abbandonate da Sindaci e Governi che non hanno programmato l’integrazione ed hanno ridotto i trasferimenti per le politiche sociali e di welfare state. Il paradosso italiano è questo: gli abitanti italiani che hanno visto crescere o hanno percepito un aumento dell’insicurezza, e dei disordini urbani, anziché votare e richiedere politiche sociali, si sono affidati ai partiti razzisti e populisti, che hanno strumentalizzato il disagio sociale per raggiungere un ruolo di potere. Come ho già scritto più volte, in Italia la comunicazione politica è identica alla pubblicità (dimmi cosa vuoi che te lo vendo), e i partiti scelgono personaggi ignobili per vendere la loro merce, oggi costituita dagli istinti più beceri della maggioranza degli aventi diritto al voto, da circa trent’anni questa maggioranza desidera essere presa in giro. I noti problemi di insicurezza dentro le nostre periferie dipendono dalla riduzione del welfare state, dalla riduzione dei costi nella polizia giudiziaria (austerità) e dalla disoccupazione. I flussi migratori dipendono dal capitalismo e dalle guerre. In Italia, la stupidità e i razzisti hanno fatto credere che l’insicurezza dipende dai migranti perché vedono extracomunitari commettere violenze e reati, cioè guardano il dito e non la luna. La micro criminalità è un fenomeno notissimo che si elimina banalmente attraverso la repressione, ma si tratta di micro criminalità stimolata dai bianchi che sfruttano gli extra-comunitari anche per la vendita di stupefacenti. L’ordine pubblico dipende dalla capacità dei nostri dipendenti pubblici e dalla programmazione economica predisposta dal Parlamento.

La maggioranza parlamentare, nel suo famigerato contratto di governo, non cita neanche le disuguaglianze innescate dalla globalizzazione neoliberista, pertanto ignora il problema, e si limita a chiudere i confini, imitando altri Paesi europei. Com’è noto l’ondata di migrazioni dall’Africa subsahariana è l’effetto normale del capitalismo occidentale, da un lato, e dall’altro è l’effetto di guerre, l’altra faccia del capitalismo. La maggioranza politica formatasi in Parlamento non ha un’idea o un piano preciso sull’enorme problema delle migrazioni. Il tema delle migrazioni è grande perché riguarda milioni di persone che vivono in stato di povertà assoluta e di sfruttamento, e paradossalmente è semplice da interpretare proprio perché è l’effetto della globalizzazione inventata dal WTO, sotto l’influenza delle note multinazionali e degli imperi economici asiatici che sfruttano Africa e Asia. Per essere più chiari, non è in corso un’invasione, ma si tratta di un fenomeno abbastanza noto che esiste da secoli e che subisce condizionamenti dal capitalismo e dalle guerre.

Il nostro ceto politico anziché avere il coraggio di aprire un serio dibattito attaccando la globalizzazione neoliberista, e anziché offrire soluzioni applicando la Carta dei diritti dell’uomo, preferisce sfruttare e speculare le disgrazie degli ultimi, sia di quelli che vivono in Italia sfruttati dalle imprese, evitando un’integrazione sociale, e sia lasciando i poveri nelle mani dei mercanti di uomini. Il livello di infamia, ignominia e regressione è molto alto poiché si affermano e si divulgano banalità del tipo “non possiamo ospitarli tutti” e allora “aiutiamoli a casa loro”, quando è noto a tutti che l’Occidente, o attraverso i governi o attraverso le imprese, abbia prima destabilizzato diverse regioni asiatiche e africane, mentre sfrutta territori e risorse. È evidente che l’ONU e i paesi europei hanno capacità e mezzi per arrestare la tratta della schiavitù, così come abbiano capacità e mezzi per integrare gli extracomunitari che vivono in Italia. Governi e imprese non vogliono integrare e fermare la tratta poiché o conviene lasciare tutto com’è, oppure perché richiederebbe un impegno sociale per affrontare il tema che sposterebbe il consenso elettorale da destra a sinistra. Una recente inchiesta di Report, costruita da Michele Buono, mostra che il governo della Costa d’Avorio ha ritenuto utile coinvolgere l’Istituto di Tecnologia italiano per rigenerare la costa con un intervento di bonifica e recupero urbano, e l’utilizzo degli scarti vegetali per creare nuova occupazione costruendo materiali bio degradabili. La Costa d’Avorio è uno dei paesi coinvolti nella tratta degli schiavi,  e con questo progetto si sfavorisce la tratta, cioè se c’è volontà politica i problemi si affrontano.

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Fonte: indice della schiavitù globale.