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Archive for gennaio 2008

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Col trascorre del tempo aumenta la richiesta di energia poiché aumenta l’uso di sistemi tecnologici energivori, e di conseguenza può aumentare l’importo della bolletta. Inoltre, case costruite decenni fa, e progettate secondo standard vecchi e obsoleti rappresentano uno spreco che può essere cancellato riqualificando il patrimonio esistente. Il prezzo dell’energia aumenta anche perché si riduce la risorsa: petrolio e gas (teoria sul picco del petrolio). Osservando il patrimonio costruito, di cui oltre il 60% ha più di quarant’anni precedente alla prima legge sul risparmio energetico del 1976, in sostanza spreca energia. Al tema energetico si aggiunge quello statico, e pensando al ciclo vita degli edifici sappiamo quanto sia necessario ridurre il rischio sismico. Gli italiani non hanno bisogno di importare energia, ma di cancellare gli sprechi e sfruttare le risorse locali ed autoprodurla realizzando una rete intelligente, denominata smart-grid. Attualmente gli sprechi energetici sono guadagni incassati dalle SpA municipalizzate/partecipate, soggetti emergenti nel mercato “bloccato” dell’energia, ovviamente capitanato dai colossi ENEL ed ENI. Il cittadino distratto potrebbe informarsi ed evitare di sprecare i propri soldi, riflettendo sull’opportunità di autoprodursi l’energia necessaria.

L’assurdità: l’energia è presente in natura e l’impiego di tecnologie “innovative” con forme attive (fusione fredda) e passive (captazione dell’energia solare)  può liberare i cittadini dalla schiavitù dalle obsolete SpA senza dipendere dai ricatti della politica.

In questo quadro, si introduce, un’applicazione politica della decrescita felice. E’ necessario approfondire due concetti elementari: l’eco-efficienza e la sufficienza energetica. L’eco-efficienza, in termini di uso razionale dell’energia poiché prodotta da fonti rinnovabili, ci consente di comprendere come si possa migliorare le prestazioni energetiche eliminando gli sprechi di abitazioni costruite male ed avere automobili alimentate da motori magnetici. In generale l’intero sistema della mobilità con l’uso del magnetismo può rendere gli spostamenti molto meno impattanti (ad esempio, il treno a levitazione magnetica già presente in Cina e Giappone e sperimentato anche in Germania). La sufficienza introduce il concetto di fabbisogno energetico reale, eliminando gli eccessi, a priori, e abbassando la domanda di energia con l’uso di tecnologie meno energivore possiamo godere dei risparmi. Risparmio energetico degli edifici.

Il concetto di efficienza energetica per le case fu introdotto dal legislatore con la vecchia legge 10/91, mai applicata seriamente. Oggi una maggiore conoscenza di tecnologie applicate ci consente di progettare e costruire abitazioni che usano davvero poca energia, per riscaldare e raffreddare gli ambiente (trigenerazione – pompe di calore). Non solo si può ridurre il consumo e la domanda, ma si può intervenire a scala urbana per ridurre sostanzialmente l’impronta ecologica di interi quartieri – Isola Ambientale di 5000 abitanti (cellula urbana) – anche attraverso lo stile di vita di tutti noi, ad esempio applicando il riciclo dei rifiuti. E’ necessario passare al sistema di produzione energetica distribuita. energia_sistema_distribuitoCioè usare le risorse energetiche del territorio realizzando una rete che regoli la domanda energetiche dei singoli edifici. Sole, vento, geotermia, fusione fredda possono essere messe in una rete intelligente che produce costantemente energia e la distribuisce in maniera razionale. Adottare la strategia “rifiuti zero” per eliminare gli sprechi delle merci prodotte. Queste applicazioni ed altre ci consentono di costruire interi quartieri, indipendenti dal punto di vista energetico che inquinano poco, e molto meno delle attuali città italiane. Così come si calcola il fabbisogno energetico di un edificio, è possibile farlo per un’intera “Isola Ambientale”, cioè il quartiere sostenibile di 5000 abitanti. E’ necessario intervenire sia “sul costruito” che “sul nuovo” per ridurre le emissioni, ridurre la domanda, e creare un’indipendenza energetica. Il risultato di più azioni coordinate verso la decrescita ci restituiscono un ambiente cittadino migliore, un sostanziale risparmio economico su tutte le bollette energiche: elettricità, riscaldamento, raffrescamento e gas. Altre nazioni hanno già iniziato a ridurre la produzione di rifiuti, ed hanno liberalizzato il mercato dell’energia consentendo ai cittadini di autoprodurla.

Ad esempio: la vecchia legge 10/91 consente di produrre 25.490 kg l’anno di CO2, mentre una casa certificata con CasaClima (Provincia di Bolzano) di categoria A ne produca solo 5.058 kg/anno ed una CasaClima oro ne produce appena 1.686 kg/anno di Co2. Il fabbisogno energetico di una CasaClima classe A è inferiore a 30 KWh/mq annuo, di classe B è compreso fra 30 e 50 KWh/mq annuo. La conseguenza è anche un notevole risparmio economico per la bolletta energetica.

La concezione di una “città nuova” in termini di sostenibilità inevitabilmente predilige un “uso razionale del suolo”, e di conseguenza si dovrà elaborare un regolamento edilizio che preveda la costruzione di edifici a bassa impronta ecologica.
Le misure di moderazione del traffico cambiano radicalmente l’attuale modo di concepire il sistema viario come sistema specializzato e orientato principalmente a soddisfare le esigenze del traffico automobilistico. Queste misure comportano la riduzione generalizzata della velocità degli autoveicoli e una sistemazione accurata degli spazi stradali, finalizzata a rendere compatibili le differenti funzioni della strada: la circolazione con mezzi a motore, gli spostamenti pedonali, gli acquisti, il gioco, ecc. Le misure delle “zone 30”devono essere rivolte alla messa in sicurezza dello spazio pedonale, al suo ampliamento, all’innalzamento della qualità e del comfort, per favorire lo sviluppo di quelle attività di relazione sociale che spontaneamente si manifestano là dove lo spazio fra le case si fa vivibile.

L’Italia è indietro, al momento ci accontentiamo di un poco decollato conto energia, fortemente osteggiato da Enel, ENI e dalle Aziende municipalizzate/partecipate. Affinché avvenga un reale cambiamento è necessario che i cittadini siano i primi ad attivarsi facendo serie pressioni ed azioni politiche per tutelare i propri interessi. Fino a quando i rappresentati eletti saranno i camerieri delle aziende su citate, essi non faranno mai gli interessi dello Stato a tutela del bene comune.

Cos’è l’Isola Ambientale?
Tale strumento prescrittivo ha origine dal concetto di “area ambientale” proposto da Colin Buchanan nel 1963 e successivamente riconsiderato più volte fino a dar luogo alle “Zone 30”, ora in uso in molti Paesi europei. Rispetto a questi modelli, l’Isola Ambientale sembra essersi arricchita di un’accezione nuova: il concetto di “recupero della vivibilità degli spazi urbani”, che permette di interpretarla come una possibilità della riqualificazione delle aree urbane residenziali oltre che di riorganizzazione la mobilità veicolare. E’ un ambiente urbano progettato intorno al cittadino/pedone in maniera tale da tutelarlo ed agevolarlo nei suoi spostamenti, per cui le automobili non saranno privilegiate, anzi una razionale distribuzione dei servizi consentirà gli spostamenti a piedi o al massimo con la bicicletta L’isola aggiunge ai normali standard urbanistici una serie di criteri per migliorare il comfort ambientale degli spazi urbani aperti. Ad esempio con una saggia progettazione delle strade. Col “sistema Isole Ambientali” è possibile progettare una serie di percorsi che tutelino il pedone. Individuiamo alcuni ambiti territoriali e collegamenti che vanno certamente protetti. Le intersezioni fra le strade sono elementi “critici” dove il rischio incidenti aumenta, elementi strutturali ed una buona progettazione stradale consente di moderare la velocità e di ridurre i rischi.

Emanuele Severino, tecnica e architettura, Raffaello Cortina editore, 2003 p. 72 […] per produrre beni, il capitalismo (come, ieri, il socialismo reale) si serve della tecnica guidata dalla scienza moderna. Già questa constatazione sarebbe sufficiente a mostrare la differenza tra capitalismo e tecnica. Il padrone non è il servitore. Ma si può aggiungere che nella storia della nostra civiltà lo scopo dei servi è stato il benessere del padrone. Poi, a un certo momento, i servi hanno cominciato ad avere un proprio scopo, che dunque non solo era diverso, ma opposto a quello dei padroni. Avere un proprio scopo significa infatti non essere più servi.

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scelte anacronistiche

Si sappia che, del tutto recentemente, il Consiglio Nazionale degli Ordini dei Medici Francese ha chiesto una moratoria sugli inceneritori, esattamente come ha richiesto la Federazione degli Ordini dei Medici dell’Emilia Romagna e, da tempo l’ISDE (Medici per l’Ambiente) .

La strada aperta e poi presa dell’Unione Europea era conosciuta da tutti. Mentre monarchie locali e sistemi economici feudali governano i comuni italiani, i cittadini europei – non in Italia – riceveranno servizi adeguati in materia di energia e tutela ambientale. La radice di queste azioni è figlia dei peggiori conflitti di interesse, condita col peggiore statalismo e finto capitalismo italiano, che tutela gli interessi di alcune banche e società sprezzanti della democrazia che non c’è più.

Il medioevo salernitano contro la politica dell’Unione Europea.

il presente medioevo salernitano. Costerà 300 milioni, sarà un forno a griglia e sarà realizzato (con fondi privati) in partnership tra Salerno Energia e una delle maggiori aziende italiane del settore. Candidate potrebbero essere la A2A (l’azienda nata dalla fusione da Aem di Milano e Asm di Brescia, entrambe del settore rifiuti e della termovalorizzazione) oppure la Hera (azienda emiliana specializzata nel settore rifiuti, nata dalla fusione di aziende municipalizzate della regione). Gli intoppi. A primavera i lavori dovrebbero partire solo se il sindaco De Luca avrà avuto il via libera dalla presidenza del Consiglio sulle modalità di affidamento dei lavori. In queste ore, crisi di governo permettendo, dovrebbero giungere chiarimenti sul «perimetro» entro il quale il commissario De Luca potrà muoversi per realizzare il termovalorizzatore. Si interpreta il comma 3 dell’articolo 3 dell’ordinanza di Prodi che gli affida l’incarico. De Luca (che al comma 1 è nominato «fino alla cessazione dello stato di emergenza, commissario delegato per la localizzazione, progettazione e realizzazione dell’impianto di termodistruzione»), al comma 3 si vede assegnato l’incarico, «per assicurare la copertura finanziaria dell’opera», di «affidare in concessione la costruzione e la gestione dell’impianto con modalità e durata sufficienti a garantire l’equilibrio economico finanziario dell’investimento». Di qui i diversi scenari. Gli scenari. Potrà affidare direttamente l’opera o dovrà tener conto della legislazione europea prevalente? Potrà contare sui contributi dei «certificati verdi» per l’energia prodotta da rifiuti? Si corre il rischio di un conflitto tra la carica di sindaco di Salerno (quindi controllante della società Salerno energia che entrerà in partnership con chi realizza l’opera) e il ruolo di commissario «realizzatore»? Domande a cui non ci sono ancora risposte.

il presente della politica dell’UE. BRUXELLES – Via libera dal collegio dei commissari della Commissione europea al piano dell’Unione per contrastare i cambiamenti climatici. Si tratta di un pacchetto di proposte legislative sulle quali il consiglio Ue aveva giù trovato l’intesa nel marzo dello scorso anno, fissando gli obiettivi sintetizzati con la sigla “20-20-20”. Ovvero il raggiungimento del 20 per cento della produzione energetica da fonti rinnovabili, il miglioramento del 20 per cento dell’efficienza e un taglio del 20 per cento nelle emissioni di anidride carbonica. Traguardi da raggiungere tutti entro la data del 2020.

Gli obiettivi per il 2020: riduzione di CO2, una Borsa delle emissioni, più fonti rinnovabili e biocarburanti per il 10% dei combustibili utilizzati nei trasporti

Di fronte a questa anacronista politica salernitana c’è poco da commentare. I media hanno la responsabilità della corretta informazione, ma se dobbiamo attenderli, possiamo continuare a subire le scelte della monarchia locale e non.

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colletti-sporchiNel nostro immaginario collettivo quando pensiamo ad un furto rappresentiamo nella nostra mente il ladro che entra in casa e poi porta via i valori, pensiamo al furto di un’auto etc. Questi personaggi sono dilettanti allo sbaraglio.

Oggi il furto, quello che incide sull’intera economia e sul mercato italiano, è stato depenalizzato senza neanche cambiare il codice penale. I maestri incappucciati di questa strategia hanno iniziato a lavorare tanti anni fa, nella sede giusta: il parlamento italiano. Ma prima di mettere in atto il piano, parallelamente bisognava “lavorarsi” il popolo, distrarlo. Disinnescare il suo cervello, evitare che il popolo si ponesse delle domande ed isolare quei pochi che riusciranno a capire come rubare sia facile, quando si è al potere. Non è stato difficile, gli italiani sono già storicamente divisi dal teatro destra e sinistra, bisognava concentrare il controllo dei media nelle mani di pochi, fatto. Assecondare gli italiani sui loro svaghi e vizi, il calcio, e l’offerta di programmi televisivi ignobili, vuoti. Per garantirsi un futuro controllo duraturo, bisognava distruggere la formazione scolastica, secondo un’indagine OCSE la preparazione scolastica degli alunni italiani è la più bassa d’Europa, fatto. La maggioranza degli accademici universitari è sempre stata ben controllata, per formare una nuova razza di colletti bianchi per delinquere. Adesso l’applicazione del piano è un gioco da ragazzi. Oggi il potere invisibile sta raccogliendo i frutti della semina. La maggioranza degli italiani continua ad ignorare la politica, con la convinzione che bisogna tenersi lontano da essa e che sia meglio occuparsi solo della propria famiglia.

fratelli d'Italiatratto da Ferruccio Pinotti, Fratelli d’Italia, BUR Milano 2007, p.83: […] Secondo Di Bernardo, la collusione tra affari, massoneria e politica scoperta dalla Procura di Catanzaro ha radici lontane. “Questa lobby dei fondi pubblici non parte oggi, va indietro nel tempo. Quindi il coinvolgimento di certe figure non stupisce. Alcune voci circolavano già anni fa a Bruxelles e negli organismi europei. E circolavano a ruota libera.” Le conseguenze di questi nuovi scandali sul degrado della politica sono pesanti, secondo l’ex Gran Maestro. “Questi nuovi episodi creano una variabile disturbo sulla situazione politica di oggi. Ciò che più preoccupa è il fatto che cresciuto il cinismo, rispetto alle vicende che io stesso ho vissuto. Oggi c’è un’assuefazione al reato che rende il momento attuale di una pericolosa drammaticità. Il fatto che Prodi abbia ricevuto l’avviso di garanzia nell’ambito di un inchiesta così ampia è finito tra le notizie di seconda, terza o quarta pagina. Questo significa che si vuole indurre la gente a rassegnarsi, a far che dica: “Berlusconi era così, Prodi è così… ne verrà un altro e sarà come questi due”. In termini di senso civico c’è un degrado spaventoso. Io sono in contatto con alcuni “osservatori” all’estero e da lì la situazione italiana viene vista malissimo”.

[…] Con Raffi parliamo ora della massoneria italiana nel contesto dei rapporti di potere con quella internazionale. Nel 1992 si tiene al largo di Civitavecchia il famoso incontro del Britannia, a cui partecipano Prodi, Draghi ed altre figure chiave della finanza. E sembra che lì la massoneria internazionale concordi con i nostri esponenti un’ondata di privatizzazioni. Lì pare decidersi un attacco a molte aziende italiane: molte passano di mano, la cosa si ripeterà dopo con Bnl e Antonveneta, oggi con Telecom; e per tanti alti gruppi che si stanno sfaldando. C’è chi legge questi eventi come un attacco della massoneria internazionale a quella italiana. (Pinotti, Fratelli d’Italia, p.239)

Il potere invisibile citato da Norberto Bobbio, grazie alla rete di internet è sempre meno invisibile, ma grazie al digital divide, gli italiani informati rappresentano una nicchia molto debole.

a proposito della partecipazione, di NORBERTO BOBBIO, tratto da, l’età dei diritti, Einaudi, in ET saggi 478, Torino 1990, preso dal brano, la resistenza all’oppressione, oggi, p.167

A paragone della democrazia d’ispirazione rousseauiana, infatti, la partecipazione popolare negli stati democratici reali è in crisi almeno per tre ragioni: a) la partecipazione si risolve nella migliore delle ipotesi nella formazione della volontà della maggioranza parlamentare; ma il parlamento non è più nella società industriale avanzata il centro del potere reale, essendo spesso soltanto una camera di registrazione di decisioni prese altrove; b) anche se il parlamento fosse ancora l’organo del potere reale, la partecipazione popolare si limita a intervalli più o meno lunghi a dare la propria legittimazione a una classe politica ristretta che tende alla propria autoconservazione, e che è via via sempre meno rappresentativa; c) anche nel ristretto ambito di un’ elezione una tantum senza responsabilità politiche dirette la partecipazione è distorta, o manipolata, dalla propaganda delle potenti organizzazioni religiose, partitiche, sindacali ecc. La partecipazione democratica dovrebbe essere efficace, diretta e libera: la partecipazione popolare nelle democrazie anche più progredite non è né efficace né diretta né libera. Dal sommarsi di questi tre difetti di partecipazione popolare nasce la ragione più grave di crisi, cioè l’apatia politica, il fenomeno tante volte osservato e deprecato della spoliticizzazione delle masse negli stati dominati dai grandi apparati di partito. La democrazia rousseauiana o è partecipante o è nulla.

Il controllo è totale, i maggiori media e network nazionali sono ben asserviti ed allineati. Gli attuali rappresentanti eletti sono i migliori camerieri dei banchieri e delle corporations (società di profitto), essi sono dei bravissimi commedianti che durante le loro apparizioni televisive – tantissime purtroppo – recitano parti teatrali ed hollywoodiane da premio oscar.

Uno degli esempi più evidenti e vicini ai sudditi/cittadini di questo strapotere sono i Comuni. I sudditi difficilmente leggono la nostra Costituzione ed il proprio Statuto. Eppure è sufficiente leggere i poteri assegnati al Sindaco per aprire un po’gli occhi. Poi leggiamo dal vocabolario il significato delle seguenti parole: etica, morale, usurpatore, democrazia e monarchia. Il Sindaco/monarca può fare quello che vuole, favorire tutti gli amici e le persone che crede, per gestire servizi, beni demaniali e fare tanti milioni rubando a norma di legge. Prima non era così facile rubare, bisogna corrompere, versare tangenti, cercare il voto di scambio. Oggi non è più necessario correre questi rischi, gli Statuti modificati negli anni ’90 hanno eliminato le tangenti ed il voto di scambio. Chi vince prende tutti i suoi sostenitori e li fa assumere nelle società SpA, a carico di tutta la comunità, senza violare le regole poiché è consentito. In una comunità normale, tutto questo schifo sarebbe giustamente illegale.

Com’è stato possibile? Con il sostegno di tutti: parlamentari e Sindacati. L’intenzione, forse, era di migliorare l’efficienza della Pubblica Amministrazione (P.A.). Ma invece di licenziare le persone che nel pubblico impiego fanno i lavativi, per assumerne migliori, si è deciso di introdurre l’uso del diritto privato nella P.A. Di fatto, gli Enti Locali “esternalizzano” i servizi alle società SpA inventate da Sindaci, Presidenti di Regione e di Provincia. In questo modo il rappresentante eletto non è direttamente responsabile dei loschi affari di queste società poiché non figura da nessuna parte.

A causa di questo sistema di regole immorali, da un decennio a questa, durante le campagne elettorali, si organizzano veri e propri Comitati di Affari per raggiungere i propri scopi o per consolidare le posizioni acquisite. Sono i cittadini stessi che abbandonati i vecchi uffici di collocamento, oggi centri per l’impiego, che chiamano i candidati per elemosinare un lavoro nelle società SpA, questo è umano, ma ha di fatto si è avviato un meccanismo vizioso secondo cui la raccomandazione, il leccare il c..o è la pratica migliore per sperare di arrivare alla fine del mese. Meritocrazia cancellata dal vocabolario.

C: format politici campani

Cosa stiamo aspettando?

Forse i nostri politici, in compagnia dei leader americani “democratici e repubblicani”, sono i peggiori del mondo, certo è tutto da dimostrare, ma i fatti dimostrano come non si deve governare. Da 14 anni, in barba al principio di sovranità i Governi italiani di destra e di sinistra (Berlusconi-Prodi) hanno sperimentato un Commissariato sui rifiuti che ha dato soldi alla FIBE-Impregilo SpA e danneggiato cittadini e territorio. “L’emergenza” creata ad arte, sbattuta su tutti i media, ha coperto adeguatamente lo sversamento dei rifiuti tossici nell’area fra Napoli e Caserta, iniziato circa 20 anni fa, facendo risparmiare miliardi di euro agli amici degli incappucciati. Adesso è stato arrestato l’Udeur, che in Campania vuol dire gestione dell’ARPAC (Agenzia per la protezione dell’ambiente). Votare oggi significherebbe comunque una sconfitta per i liberi ed onesti – ci sono ancora – cittadini campani, poiché vince sempre il Partito Unico destra-sinistra degli incappucciati stile Gelli. Insomma in materia di salute ed ambiente, bravissimi attori – i politici campani – hanno saputo gestire in maniera criminosa ogni struttura possibile. Fra un po’ scopriremo l’acqua calda, e cioè che nessun, o quasi, rappresentante eletto, e dirigente pubblico ha fatto in questi anni il proprio dovere, compresa la sonnacchiosa magistratura.

Per governare incontratati da sempre, c’è bisogno che i controllori – i magistrati – abbiamo tutti e due gli occhi chiusi, compresi i cittadini.

Mentre i cittadini hanno solo l’alibi della disinformazione forzata da più di 50 anni, i magistrati sonnecchiosi hanno la colpa di non fare nulla, e nella peggiore delle ipotesi, molto plausibile, di essere connivente e di perseguire scopi criminosi con i rappresentati eletti.

Ipotesi del genere, giustificherebbero la distruzione dello Stato di diritto a cui stiamo assistendo, dove solo un residuo gruppo di magistrati svolge il proprio lavoro e la maggioranza di essi, si gode i privilegi della casta.

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Cittadini, svegliamoci

Ecco alcuni strumenti per incidere sui potenti di turno. Il codice dell’amministrazione digitale (D.Lgs. 7-3-2005 n.82) finalizzato alla semplificazione e al riassetto della normativa in materia di informatica nelle pubbliche amministrazioni.

Nuovi diritti dei cittadini:

  • diritto all’uso delle tecnologie (art. 3)

Non sarà più possibile quindi per un’amministrazione o per un gestore di pubblico servizio obbligare i cittadini a recarsi agli sportelli per presentare documenti cartacei

  • diritto alla partecipazione al procedimento informativo e all’accesso (art. 4)

In particolare i cittadini e le imprese hanno diritto di accedere a tutti gli atti che li riguardano e di partecipare a tutti i procedimenti in cui sono coinvolti tramite le moderne tecnologie informatiche

  • diritto di effettuare qualsiasi pagamento in forma digitale (art. 5)
  • diritto all’utilizzo della posta elettronica certificata (art. 6)
  • diritto alla partecipazione (art. 9)

Lo Stato favorisce ogni forma di uso delle nuove tecnologie per promuovere una maggiore partecipazione dei cittadini

  • Diritto a trovare on line tutti i moduli e i formulari validi e aggiornati (art. 57)

Gli strumenti della P.A. digitale

  • Posta elettronica certificata (art. 6 e art. 48)
  • Firma digitale (art. 24)
  • Documenti informatici e il protocollo elettronico (artt. 30 ss., artt. 40 ss.)
  • I siti internet delle P.A. (artt. 53-54)

I siti pubblici devono essere accessibili da tutti, anche dai disabili, reperibili, facilmente usabili, chiari nel linguaggio, affidabili, semplici, omogenei tra loro

  • Le carte elettroniche (art. 66)

Con l’applicazione del codice si possono effettuare seri controlli comodamente da casa, gli strumenti digitali sostituiscono le lettere inviate con Raccomandate, hanno stesso valore legale:

  • richiesta bilancio del proprio comune
  • richiesta di informazioni ed atti per la partecipazione in materia ambientale, ad esempio richieste alle Aziende Sanitarie, alle Agenzie Ambientali Regionali

Richieste del genere – Valutazioni Ambientali, indagini epidemiologiche, tossicologiche – per tutelare l’ambiente e la salute sono utilissime. L’Ente o il dirigente che non risponde compie una condotta omissiva – un non fare – atti di omissione d’ufficio, in materia di salute ed ambiente gli Enti pubblici hanno l’obbligo della risposta. Far leggere questi documenti ad esperti ci aiuterebbero a capire se tecnici e consulenti pagati dagli Enti compiono un altro illecito: falso ideologico.

Un importantissimo e vitale strumento di accesso alla giustizia, sostenere ed introdurre la vera Class Action (Azione Collettiva risarcitoria). Nella finanziaria 2008 è stata introdotta una pseudo Class Action, la legge va cambiata per avere una reale efficacia. Oggi il Giudice non ha il potere di quantificare economicamente il danno, rimandando il tutto ad una Camera Conciliatoria che scioglie la Classe di cittadini ricominciando dalle cause singole, di fatto non si ha un’azione di classe vera che consenta di togliere soldi percepiti danneggiando.

Ripristinare la sovranità monetaria. La sovranità, sancita dall’articolo 1 della nostra Costituzione, è stata violata poiché il potere di emettere moneta, e controllare il mercato, è stato concesso da politici corrotti ad una società privata, Banca d’Italia SpA prima e, poi la BCE SpA.

Introdurre principi e strumenti di democrazia diretta negli Enti Locali:

  • referendum propositivo legislativo
  • bilancio partecipativo deliberativo
  • elezione diretta del difensore civico

Applicare la Costituzione e far gestire i beni demaniali a società no-profit

diritto all’informazione e alla partecipazione in materia ambientale: il quadro giuridico e normativo di riferimento

Una sentenza della Corte dei Conti dell’87 così suonava: uno “degli strumenti di prevenzione (dell’ambiente) è proprio quello della responsabilizzante informazione dell’opinione pubblica sulle problematiche di tutela del bene ambiente“. Negli anni successivi si affermò una corrente dottrinale, nota col nome di “dottrina dei nuovi diritti civici” […] Il diritto all’informazione ambientale è divenuto un “diritto pubblico soggettivo“.

[…] Attualmente il VI programma d’Azione (2001-2010) prevede come strumento essenziale per il raggiungimento di precisi obiettivi in settori prioritari, come quelli del climatico o della gestione dei rifiuti, quello della sensibilizzazione dell’accesso all’informazione ambientale. In seguito nel corso della Terza Conferenza ministeriale europea sull’ambiente (Conferenza di Sofia, ottobre 1995) si crearono le premesse per indire una conferenza internazionale sull’informazione ambientale. La stessa fu dunque indetta ad Aarhus, e il suo frutto fu la Convenzione del 25 giugno del 1998, ratificata dall’Italia con la L. n. 108 del 16 marzo 2001, ed entrata in vigore il 20 ottobre 2001. Essa fondò i tre grandi pilastri di democrazia ambientale: diritto d’accesso all’informazione ambientale, diritto di partecipazione pubblica alle decisioni in materiale ambientale e diritto di accesso alla giustizia; accompagnati e rafforzati da alcune misure anti-inadempimento.

Al fine di recepire i principi della Convenzione sono dunque state emanate due nuove Direttive comunitarie: la Direttiva 2003/4/CEE sull’accesso e la 2003/35/CEE sulla partecipazione.

Con riferimento all’accesso, la recente Dir. 2003/4/CEE del 28 gennaio 2003 da un lato abroga la Dir. 09/313/CEE e dall’altro recepisce al suo interno del diritto comunitario alcune disposizioni della Convenzione di Aarhus. In particolare recepì il principio per cui la P.A. non solo deve consentir l’accesso ma deve anche attenersi autonomamente per raccogliere le informazioni, per aggiornarle, e per metterle a disposizione del pubblico mediante banche dati elettroniche, pubblicazioni annuale e altro. In più la Convenzione aveva previsto che le autorità pubbliche incoraggiassero il richiedente le informazioni, ma la disposizione non fu trasposta. Infine la Convenzione sancì quanto alla legittimazione soggettiva che l’accesso alla informazioni ambientali deve essere riconosciuto in maniera incondizionata a tutti, a prescindere quindi dalla prova dell’interesse, dalla ragione o lo scopo per cui si richiede l’accesso, dalla nazionalità o dalla cittadinanza o dal domicilio richiedente. Sono stati invece recepiti gli ampliamenti dei concetti di informazione ambientale e di autorità pubblica rispetto alla normativa precedente.

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italia-sotto-rifiutiEcco un esempio banale di controllo del consenso politico attraverso i media. Obiettivo: demolire la democrazia – è stato già fatto tanti anni fa – e controllare le menti dei cittadini/sudditi per costruire gli inceneritori. E’ sufficiente assoldare un manipolo di “compiacenti”, poi il martellante, quotidiano assillo dei media farà il resto per sostenere la causa degli amici, Asm Brescia ed Aem Milano, che sono alcune delle società gestrici di inceneritori. E per farlo prendono milioni di euro dallo Stato con “l’illecito” meccanismo dei Cip6. Quando scadrà il contratto, ovviamente, chiuderanno gli impianti poiché senza incentivi non portano alcun profitto economico.

Vespa

In questo periodo di “emergenza” il Mattino sembra essere il primo tifoso degli inceneritori. I proprietari del giornale sono imparentati con Pier Ferdinando Casini. Il Cda del Mattino: Albino Majore, Gaetano Caltagirone, Azzurra Caltagirone, Francesco Caltagirone, Fabio Gera. Direttore responsabile Mario Orfeo.

girone-polveriIl Mattino, quotidiano più letto in Campania, per “l’emergenza” offre un impeccabile servizio per approfondire il tema dei rifiuti. Una squadra di tecnici dell’Università degli Studi di Napoli Federico II che rispondono alle domande dei lettori del giornale, lo spazio è di una pagina interna con al centro sempre un titolo particolare. In collaborazione con la città della scienza di Napoli, aumenta la potenza di fuoco politico-culturale.

Ecco gli ultras:

9 gennaio 2008 (edizione di Salerno). Lo studio (sull’inceneritore), affidato poi all’ingegnere Vincenzo Belgiorno e all’ingegnere Giorgio Donsì, ha valutato le migliori tecnologie disponibili relative all’ipotesi di realizzazione di un impianto termico finalizzato alla chiusura del ciclo dei rifiuti in Provincia.

10 gennaio 2008, dall’edizione di Salerno, p.35. Giorgio Donsì e Vincenzo Belgiorno, Università degli Studi Salerno, entrambi hanno messo punto lo studio dell’impianto (d’incenerimento). Donsì: bruciare è l’unica strada.

12 gennaio 2008, il Mattino edizione di Salerno, p.33. L’arcivescovo di Salerno Gerardo Pierro: bravo Sindaco avanti così. Si riferisce a Vincenzo De Luca che da anni intende costruire un inceneritore a Salerno. Infatti, nell’articolo, dice Pierro: “[…]la creazione del termovalorizzatore da voi inseguita da tempo, cercherà di risolvere il problema dei rifiuti […]”

Il 14 gennaio 2008 (p.24 edizione di Salerno), a centro pagina c’è scritto: inceneritori più sicuri di tante fabbriche. Pietro Salatino, ordinario di Impianti Chimici, Università Federico II, un cittadino chiede “ […]ho sentito parlare di nanoparticelle emesse molto pericolose per la salute[…]”. Risponde Salatino: “I limiti alle emissioni da un temovalorizzatore sono disciplinati dal decreto 133/2005. Tale normativa ha imposto […] Si può sostenere che l’impatto ambientale di un termovalorizzatore di nuova generazione correttamente esercito sia estremamente contenuto e sicuramente inferiore a quello di operazioni civili ed industriali con le quali conviviamo quotidianamente”.

Dalla risposta si intuisce che Salatino non sappia nulla sulle nanoparticelle, poiché non ha risposto alla domanda del lettore.

Martedì 15 gennaio 2008 (p.35 edizione di Salerno). Un cittadino chiede: vorrei sapere che rischi comporterebbe vivere quotidianamente nei pressi di un inceneritore a norma, cioè di ultima generazione. Risponde Eduardo Marinaro, direttore del Dipartimento di Scienze Mediche Preventive: E’ fondamentale creare un cdr di qualità. Queste valutazioni sono espresse all’unanimità da tutti i tecnici […] Insomma chi dovesse passare accanto ad un termovalizzatore dotato di tutti i requisiti prestabiliti dalla legge, assorbirebbe meno inquinanti di un malcapitato pedone che fa una passeggiata al centro.

16 gennaio 2008. Domanda del lettore: “L’inceneritore che si pensa di costruire a Salerno tratterà 450.000/500.000 tonnellate di rifiuti annui: è vero che sarà meno inquinante delle emissioni dei fornelli delle cucine a gas (professor Donsì, Il Mattino 10/1/08) ed inquinante come il passaggio di venti auto al giorno (sindaco De Luca, Il Mattino 30/12/07)?” Risponde Giorgio Donsì: “Quando si parla dell’impatto ambientale di un impianto termico di grandi dimensioni, ci si riferisce all’incremento della concentrazione al suolo di determinati inquinanti. Ciò non significa quindi che l’impianto produce in totale l’inquinamento di una cucina a gas, ma che l’effetto locale al suolo sul territorio interessato è lo stesso. Da questo punto di vista si può affermare che un termovalorizzatore dotato di un dispositivo di postcombustione e di un impianto di trattamento dei fumi è in grado di produrre una variazione minima dei parametri ambientali. In particolare, è vero che il contributo di un termovalorizzatore in termini di immissioni di ossidi di azoto e di gas acidi è inferiore, in un ambiente domestico, a quello prodotto da una cucina a gas, così come è vero che il fondo di inquinamento atmosferico prodotto dal traffico automobilistico in una strada urbana verrebbe innalzato in modo molto modesto dal contributo di un moderno impianto di combustione dei rifiuti. Da precisare che un termovalorizzatore ecocompatibile non deve essere visto come elemento unico ed onnivoro che ingerisce immondizia tal quale, ma come il punto finale di un ciclo che parte dalla selezione dei rifiuti ed utilizza tecniche di stabilizzazione diverse per le diverse frazioni. Altro punto decisivo è l’esercizio dell’impianto in condizioni controllate e trasparenti, attraverso forme di controllo che andranno sviluppate unitamente al piano di gestione dei rifiuti. Giorgio Donsì Ordinario di Impianti Chimici, Università Salerno

18 gennaio 2008. Domanda della lettrice, Carla Poma: nella fiducia di poter interpretare dubbi e perplessità […] chiedo che uno dei docenti […] potrà essere considerato un termovalorizzatore e non un semplice termodistruttore o inceneritore. Risponde Edoardo Cosenza, Preside di Facoltà di ingegneria: Il termine “termovalorizzatore” rispecchia, rispetto ai termini “termodistruttore” o “inceneneritore”, un modo diverso di intendere lo smaltimento dei rifiuti per combustione. […] Più di recente si è cominciato a guardare al rifiuto come risorsa, sia attraverso la possibilità di praticare il riciclo di materie prime che attraverso la possibilità di produrre energia attraverso il recupero energetico associato alla combustione. Di qui il termine “termovalorizzatore”. […] Tornando alla domanda specifica: l’impianto di Acerra sarà un termovalorizzatore […] naturalmente anche il termovalorizzatore produce ceneri che devono essere conferite, previo opportuno trattamento, a discarica.

19 gennaio Corriere del Mezzogiorno, inserto del Corriere della Sera.

“tre giorni di traffico inquinano più dell’impianto in un anno”. Vincenzo Belgiorno: “brucerà immondizia a 1.200 gradi senza produrre diossina”

19 gennaio La Città, di Salerno (del gruppo editoriale L’Epresso-La Repubblica)

Un’associazione temporanea di imprese, tra la società A2A – nata dalla fusione tra l’Asm Brescia e l’Aem Milano – e Salerno Energia spa, per l’affidamento in concessione della gara per la costruzione del “termovalorizzatore” per i rifiuti in località Piana di Sardone. […] Salerno Energia spa – di proprietà al 100% del Comune di Salerno – concorrerebbe con il 49% delle azioni mentre A2A avrebbe il 51%.

da Ecceterra, Fondazione Umberto Veronesi, oncologo ed ex ministro della Repubblica. La Fondazione Veronesi, fondata dal professor Umberto Veronesi, vive grazie al contributo di importantissime aziende sia nazionali che multinazionali impegnate nei più svariati settori. Dal petrolio, alla costruzione di inceneritori, alla distribuzione di acque minerali in bottiglia, alla telefonia mobile, fino ai colossi dell’energia italiana.

PAUL CONNETT ha poi attaccato duramente le affermazioni del prof. Veronesi ( “Veronesi dovrebbe chiedere scusa agli italiani”) secondo le quali gli inceneritori non presenterebbero “rischi cancerogeni”. Tale affermazione, ha detto Connett E’ PRIVA DI FONDAMENTO SCIENTIFICO visto che gli inceneritori emettono sostanze come i metalli pesanti, le diossine e i furani e le nanopolveri ORMAI RICONOSCIUTE “SOSTANZE CANCEROGENE” DALLA COMUNITA’ SCIENTIFICA INTERNAZIONALE. CONNETT ha rincarato: “ O IL PROFESSOR VERONESI E’ IN CONTATTO CON DIO O… CON COLORO CHE COSTRUISCONO GLI INCENERITORI!”.

“Risposta in differita” di Ernesto Burgio, medico e membro ISDE (Medici per l’Ambiente). Tratto dal Bollettino dell’Assise di Napoli, novembre 2007, p.11.

nanopathologyNessuna persona seria e responsabile può affermare che un impianto che brucia migliaia di tonnellate di rifiuti possa non produrre e immettere in atmosfera e nella catena alimentare grandi quantità di diossine, PCB, furani, metalli pesanti, nanoparticelle, che rappresentano i prodotti di reazioni di qualsiasi combustione incompleta. Anche perché sono totalmente destituite di fondamento le rappresentazioni “teoriche” dei processi di combustione dei rifiuti, secondo cui “grazie alle alte temperature raggiunte” si avrebbe la definitiva dissociazione molecolare e l’eliminazione dei principali inquinanti, visto che è assodato che, se anche nelle zone con temperature superiori a 1200° avviene la dissociazione molecolare di molti inquinanti tradizionali, è nelle zone più a valle, in cui le temperature raggiunte sono molto minori, che si formano – attraverso sequenze di aggregazione molecolare – alcune tra le sostanze più tossiche e pericolose mai prodotte dall’uomo: gli idrocarburi poli-aromatici (IPA), cioè contenenti più anelli benzenici, gli idrocarburi clorurati ad alto peso molecolare, gli idrocarburi bromurati, gli idrocarburi misto bromo/clorurati ecc., tutti cancerogeni e/o mutageni e/o perturbatori endocrini […]Gli ioni metallici vaporizzati nella zona di fiamma, inoltre, aderiscono al particolato ultrafine (che li “traghetterà” all’interno dei nuclei cellulari) mentre, per reazione di associazione con i radicali dell’ossigeno, si formano prodotti come la formaldeide, la cloroformaldeide, il fosgene: tutte sostanze estremamente tossiche e/o cancerogene. […]

Non so davvero quanto tempo ci vorrà per convincere taluni esperti: speriamo che non si verifichi quello che è successo con l’amianto o con il fumo da sigaretta. Speriamo che taluni tecnici la smettano di sostenere che dai moderni “termovalorizzatori” l’aria esce addirittura ripulita (li ho sentiti con le mie orecchie!), che le diossine vengono “definitivamente” scisse dalle alte temperature, che le “polveri sottili” (per inciso: sarebbe meglio parlare sempre di particolato (ultra)fine e non di “polveri sottili”, termine che evoca processi di semplice disintegrazione meccanica della materia… perché come abbiamo visto le nanoparticelle sono aggregati molecolari che si formano, grazie anche all’azione catalitica dei metalli, nelle zone post-fiamma e che si trasformano in micidiale veicolo per le molecole tossiche su-elencate) vengono inesorabilmente fermate da sistemi di abbattimento sempre più sofisticati e potenti. È sempre più evidente, invece, che il particolato ultrafine, di fatto selezionato dai filtri che intercettano solo il particolato più grossolano, è quello più pericoloso e responsabile di infarti, ictus cerebrali, neoplasie, malattie neurodegenerative. Insomma: tutta la letteratura scientifica più recente ha dimostrato che in tutti i tipi, vecchi e nuovi, di impianti di incenerimento, nelle zone post-fiamma, si formano molecole tra le più pericolose mai prodotte dall’uomo e particolato ultrafine, che veicola tali micidiali sostanze all’interno delle nostre cellule e del nostro Dna.

Notizie “dal fronte”: chiuso l’inceneritore di Terni, produceva veleni killer

dal forum “amici di Beppe Grillo”

Da ilsole24ore. L’ inceneritore municipale di Terni è stato posto sotto sequestro dalla magistratura che ha anche inviato informazioni di garanzia al sindaco della città, Paolo Raffaelli, ai componenti del consiglio di amministrazione dell’Asm, la società che lo gestisce, e ad alcuni tecnici, in tutto nove persone. Ne ha dato notizia un comunicato del Comune, nel quale è detto che le informazioni di garanzia emesse nell’ambito di un’inchiesta condotta da tempo dal sostituto procuratore Elisabetta Massini riguardano 13 reati ambientali connessi al funzionamento dell’inceneritore.

Da La Repubblica

da Peacelink. A Terni l’inceneritore produce diossina

I tifosi dell’Asm Brescia (Vincenzo De Luca, Donsì, Belgiorno e tutti gli altri) dovrebbero sapere che: a Brescia vi sono inquietanti analogie con la Campania. Ma il Registro tumori dell’Asl, rassicurante, sostiene, senza dati verificabili, che ciò è imputabile all’eccesso di epatiti e di consumi di alcol (Giornale di Brescia, 10 novembre 2007). Va segnalato che l’ing. Renzo Capra, presidente di Asm, fa parte del Comitato scientifico del Registro tumori dell’Asl, di cui è anche finanziatore.

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Da una decina di anni a questa parte sono sorte società municipalizzate/partecipate SpA che gestiscono beni demaniali come gli acquedotti. Poiché forme societarie come le SpA hanno come primo interesse il profitto, viene male applicatoqualcuno-vuol-darcela-bere il principio dell’interesse pubblico alimentando voto di scambio ed illeciti proventi a pochi privilegiati amici dei Sindaci. Infatti sono i Sindaci, tramite poteri espressamente conferiti dallo Statuto del Comune, che nominano discrezionalmente i dirigenti di tali SpA. In questo quadro normativo e pratico si può dichiarare che queste persone sono usurpatrici di beni demaniali. I principi costituzionali dicono chiaramente che i beni demaniali sono inalienabili, ma non è di questo che bisogna preoccuparsi, in quanto le società di diritto privato operano in mercato di monopolio ma concessionari, e l’Ente pubblico, proprietario del bene, può in qualsiasi momento ritirare la concessione per ragioni di interesse pubblico.

[…]In relazione alla loro funzione pubblica, i beni demaniali sono sottoposti ad un particolare regime giuridico, che li pone fuori commercio, essi sono inalienabili e imprescrittibili: non se ne può acquistare la proprietà a nessun titolo, nemmeno per usucapione.
I beni demaniali sono infruttiferi: non procurano entrate, se non occasionalmente, quando siano dati per concessione […]

Ma è proprio questo principio che non torna con l’attuale gestione. Le legge Galli, che tratta la materia, consente ad una società privata di gestire gli acquedotti, e fin qui nulla da dire. Inoltre vi sono i principi di efficienza e di economia, la pubblica amministrazioneche non vengono altresì garantiti. Ma partiamo dall’interesse pubblico. Stiamo trattando il tema dell’acqua e delle condotte idriche, per cui il principale interesse per il popolo sovrano è che il bene sia sicuro e disponibile. In secondo luogo, gestire gli acquedotti non vuol dire trarne un profitto primario, per chiunque sia a farlo, lo Stato o un privato, per una ragione molto semplice e banale. L’acqua è presente in natura, non è creata dall’uomo e tutti gli essere viventi del mondo dipendono dalla sua giusta conservazione, per cui sarebbe una violazione intollerabile se qualcuno la possedesse anche indirettamente gestendo gli acquedotti e ne traesse un profitto economico primario. Ebbene, questo è quanto invece sta accadendo, in barba ai principi costituzionali ed alle leggi mondiali (diritti inviolabili dell’umanità), europee ed italiane. I beni demaniali, come gli acquedotti, non possono e non devono essere gestiti da società di profitto, tutto qua.

Sotto il profilo affaristico/criminale si intuisce bene la ragione per cui vi siano queste società SpA, lo lascia intendere il bene stesso: l’acqua. Nessuno può vivere senza di essa, e quindi il suo uso e consumo trasformato in commercio rende inevitabilmente ricchi i gestori degli acquedotti. L’affare è garantito da leggi studiate ad arte, e dalla sonnolenza inaudita di chi deve controllare.

il diritto non deve mai essere adeguato alla politica, ma la politica deve essere sempre adeguata al diritto. Immanuel Kant, 1797

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italia-sotto-rifiutiL’intervista di Gianni Colucci pubblicata da “il Mattino” giovedì 10 gennaio 2008 (p.35 edizione di Salerno), fatta all’ingegnere Giorgio Donsì, ex rettore dell’Università di Salerno, rappresenta la classica manipolazione per convincere le persone, per metterle a tacere sul tema dell’impatto ambientale. Solo con una corretta informazione i cittadini potranno comprendere bene il tema proprio per evitare di farsi prendere in giro.

Lo studio dell’impatto è redatto da Giorgio Donsì e Vincenzo Belgiorno.

Le affermazioni “clamorose” di Giorgio Donsì: 1. Ecco uno spot pubblicitario pieno di parole tecniche che se fatte leggere da uno specialistica direbbe: dicono tutto e non dicono niente, è come vendere un cellulare, una macchina, è solo pubblicità. Donsi: combustione a griglia di ultima generazione, con camera di post combustione e sistemi di abbattimento degli acidi e di filtrazione delle polveri fini con uno stadio finale di filtrazione a manica, nonché ulteriori predisposizioni impiantistiche necessarie per il controllo degli ossidi di azoto, dei metalli e dei composti organici clorurati. 2 Donsì: bruciare è l’unica strada E’ il titolo dell’intervista, ed evidenzia la menzogna, poiché tutti sanno che non è vero. Bruciare non l’unica strada, esiste il Trattamento Meccanico Biologico, invece, bruciare è solo quella più scorretta, la più costosa, la meno rispettosa della salute umana e dell’ambiente. 3. Donsì: abiterei accanto a una struttura del genere e non me accorgerei, saremo tutti felici e più tranquilli se persone come Donsi e Belgiorno andassero a vivere dai loro colleghi a Brescia accanto all’inceneritore, e non si occupassero più di salute, poiché hanno dimostrato a tutti di non sapere nulla.

Il tema è l’impatto sanitario ed ambientale.

Documento fondamentale per una corretta valutazione ambientale e sanitaria è la Valutazione d’Impatto Sanitario (VIS) che è parte integrante e va in allegato alla Valutazione dell’Impatto Ambientale (VIA). Tale documento, solo per il momento non è obbligatorio, ma lo sarà.

I cittadini, se ancora non l’hanno capito, devono sapere che un qualsiasi laureato in ingegneria non ha alcuna conoscenza specifica in campo sanitario, per questa ragione ci sono i medici. girone-polveriGli ingegneri non hanno svolto alcun esame elementare di biologia, o di medicina, non conoscono minimamente gli impatti sulla salute. Solo in alcuni corsi svolgono un esame di “ingegneria ambientale e sanitaria” utile per la progettazione di impianti secondo le norme vigenti, ma che ai fini di un profilo culturale volto alla tutela della salute umana non danno nulla. Ecco un esempio concreto fra progettazione di impianti e norme, comparto aria: l’Unione Europea, cioè la politica, fissa i limiti soglia, fino a ieri vi era l’obbligo di monitorare le PM10 (polveri sottili totali) altamente nocive e cancerogene, per giunta è anche scorretto calcolare le polveri totali a peso, poiché all’interno delle PM10 ci sono le PM2,5, 1 e 0,1. Per cui gli ingegneri a norma di legge progettano impianti che limitano l’emissione solo delle PM10. Invece, gli scienziati di tutto il mondo sapevano e sanno che questo limite non tutela la salute, poiché esistono le PM2,5, le PM1 e le PM0,1. Oggi la norma è cambiata: misurare PM 10 e PM 2,5. Gli ingegneri progettano filtri per limitare – non bloccare – l’emissione delle PM 2,5, questo è il loro ruolo. Invece, i medici sanno bene che esistono gli impatti sanitari di tutte le polveri sottili e le PM 0,1 sono molto più pericolose delle PM 2,5. Per cui a norma di legge si muore lo stesso. Ma nonostante ciò bisogna dire che l’UE adotta i principi di precauzione e di prevenzione, che se semplicemente rispettati, molti impianti nocivi sarebbero eliminati per lasciare spazio a tecnologie migliori. Questa è una delle tante ragioni secondo cui affidare la tutela della salute ad un ingegnere è scorretto, sotto tutti i punti di vista. Ma vi sembra normale che per una decisione importante, ci si debba affidare al parere del progettista dell’impianto o del consulente dell’azienda che lo deve realizzare? Ma cosa volete che vi dica, che inquina e faccia male? Questo si chiama conflitto di interessi.

La VIS appunto è redatta da medici specialistici, come epidemiologici, oncologi, tossicologi. Il risultato della VIS è determinante ai fini del processo decisionale politico, cioè ai fini della valutazione su di una determinata opera da realizzare.

In Italia, i politici, cioè i decisori, si affidano storicamente a professionalità fuorvianti e sbagliate per prendere decisioni importanti. In materia ambientale e sanitaria i maggiori esperti, persone che hanno titoli e professionalità proprie per l’ambiente e la salute sono: i laureti in scienze ambientali (branca della biologia), gli agronomi, i tossicologi, gli oncologi, gli epidemiologici. La cosa grave è che tutto ciò non è un segreto.

Detto ciò, poiché le informazioni fra gli addetti ai lavori circolano, e vi sono numerosi scambi di conoscenza, vuol dire che per fare le scelte migliori “sarebbe sufficiente” leggere le indagini ed i registri pubblicati dai ricercatori e dagli scienziati di tutto il mondo. Una domanda ingenua: per quale ragione i politici italiani chiamano “tecnici compiacenti” che omettono di parlare delle tecnologie alternative all’incenerimento ed attaccano violentemente l’ambiente e la salute?

La gravità di tutto ciò sta nella continuata irregolarità delle procedure amministrative e valutative da parte degli Enti pubblici, i Sindaci prima di tutti, obbligati a tutelare l’ambiente e la salute. Una corretta e seria procedura in materia ambientale obbliga l’amministrazione in primis ad applicare i principi dettati dall’UE: precauzione e prevenzione, e poi a prendere in considerazione tutte le tecnologie esistenti, ed in terzo luogo: rendere partecipe la popolazione che ha il diritto di presentare prescrizioni e proposte, e solo alla fine si potrà prendere una decisione.

Stiamo assistendo ad uno spettacolo indegno per la democrazia poiché si pretende di costruire l’edifico dall’ultimo piano, cosa impossibile. Il monarca De Luca ha deciso ufficiosamente, violando i diritti inviolabili dell’uomo, di costruire un impianto calpestando tutte le procedure con l’aiuto dei media nazionali e locali che manipolino l’opinione pubblica, cosicché seppur chiamata a scegliere, deciderà male.

Una parentesi sui diritti costituzionali, democrazia e procedure amministrative.

La struttura del Commissariato campano, illecita poiché viola i principi costituzionali, ha consentito facili guadagni, per la parte impiantistica, alla società consortile FIBE – Ati Fisia impianti SpA (mandataria), Babcock Kommunal Gmbh (mandante), Deutsche Babcock (mandante), Evo Oberhausen Ag (mandante), Impregilo SpA (mandante).. Il Commissario è alle strette dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri, per cui nei 14 anni di “emergenza” sono stati responsabili sia il Governo di destra che di sinistra, in sfregio ai diritti universali dell’uomo.

Alberto Lucarelli, Ordinario di Diritto Pubblico presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”: Il protrarsi dello stato di emergenza e dei poteri eccezionali attribuiti a rami della pubblica amministrazione estranei al circuito democratico del consenso (si pensi al ruolo ed ai poteri extra ordinem del Commissario delegato all’emergenza rifiuti) hanno determinato una sospensione dell’ordine costituzionale delle competenze […] sulla posizione della Corte costituzionale e di parte della dottrina, nella quale si ribadisce che i principi costituzionali, ed in senso più ampio, i principi generali dell’ordinamento giuridico, seppur in regime di emergenza, non si sospendono, né possono essere derogati da provvedimenti eccezionali adottati dal Commissario delegato di turno.

Alcuni principi costituzionali in materia amministrativa

  • Il principio di imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa (art. 97 Cost.)
  • Il principio della tutela delle autonomie locali (art. 5 Cost.)

Un’amministrazione che non tiene conto delle differenti proposte pervenute per la soluzione di un problema è parziale, favorendo aziende rispetto ad altre, violando il principio dell’articolo 97 Cost. Quindi, di fatto, un’amministrazione parziale non fa l’interesse pubblico ma quella di una società privata. Dalle cronache degli ultimi giorni è facile notare come la violazione del diritto alla corretta informazione sta facendo enormi pubblicità ai costruttori e gestori degli inceneritori, che non rappresentano alcuna soluzione, anzi. La pubblicità sulle reti RAI pagate dai cittadini sta alimentando l’affare illecito dei rifiuti, infatti gli impianti di incenerimento vanno avanti solo poiché percepiscono aiuti di Stato in maniera “illecita” (Cip6) ed avviene solo in Italia. Volutamente la RAI ha omesso di parlare di Trattamento Meccanico Biologico (TMB), poiché non consente affari al potere invisibile.

La lunga durata del Commissariato Campano, ben 14 anni e non è ancora finito, per la gestione dei rifiuti, in primis, ha violato il principio di tutte le democrazie: la sovranità, sancita dall’art. 1 della Costituzione, e poi l’autonomia locale. I fatti, sorretti anche da indagini della magistratura e da una Commissione parlamentare, hanno dimostrato che la violazione di questi principi hanno favorito gli affari del Consorzio FIBE.

Omicidi colposi

La “crisi” ambientale creata ad arte ha coperto il reale e grave danno accertato sul territorio campano, lo sversamento illecito di rifiuti speciali nei suoli fra Caserta e Napoli. La corruzione di aziende private provenienti in prevalenza dal Nord Italia, prolungata nel tempo, sta avendo come effetto una serie di omicidi colposi. Le aziende sapevano di inquinare e l’inosservanza delle norme avrebbe fatto risparmiare milioni di euro ai loro bilanci con colpevole spregio per la vita umana dei cittadini campani.

Nell´elenco sono indicate le aziende e le località di provenienza: Brindisi, vari comuni del Torinese (Chivasso, Robassomero, Orbassano), San Giuliano Milanese e Opera (Milano), Cuzzago di Premosello (Milano), Riva di Parabbiago (Milano), Pianoro (Bologna), Parona (Pavia), Mendicino (Cosenza), San Gregorio (Reggio Calabria), e Roma.
Qualche dato tra gli altri. In particolare, nel 1990, arrivano 16 tonnellate di scarti di collante acrilico dalla Sicaf di Cuzzango di Premosello (Novara); stesso periodo, 21 tonnellate di fanghi dell´impianto di depurazione di Ferolmet di San Giuliano Milanese (Milano). Sempre a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta, Pianura resta l´eden dei rifiuti speciali: 22 tonnellate di morchie di verniciatura, resine e fanghi arrivano dalla provincia di Padova; 25 tonnellate di rifiuti speciali cosmetici scaduti da Tocco Magico di Roma; altre 50 tonnellate di morchie di verniciatura dalla Sicaf di Premosello (Novara). E ancora: vi finiscono sepolte 79 tonnellate di rifiuti speciali industriali da Centro Stoccaggio Ferrara di Robassomero (Torino); 113 tonnellate di polveri di amianto bricchettate da Centro di stoccaggio Ferrara di Robassomero (Torino); 552 tonnellate di fanghi di verniciatura della Ferolmet di San Giuliano Milanese (Milano). E, infine, 1.106 tonnellate di scorie e ceneri di alluminio dalla Fonderie Riva di Parabbiago (Milano). Il pm Buda sta svolgendo anche un monitoraggio presso diversi uffici pubblici (Asl, ospedali, Inail, eccetera) per verificare le relazioni tra i casi di tumori e altre malattie e la situazione di inquinamento. Nei prossimi giorni il magistrato nominerà diversi consulenti per accertamenti scientifici. Non è escluso che si prelevino campioni di tessuto da famiglie di cittadini di Pianura per confrontarli con gli esami delle persone colpite in quell´area da mali incurabili. (25 gennaio 2008)

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