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Posts Tagged ‘globalizzazione’

Le ZES sono le zone economiche speciali, cosa sono? Sono un’invenzione politica della cultura neoliberale (è il laissez faire di Smith e Ricardo), sono aree geografiche dotate di un’autonomia giuridica e fiscale, affinché le imprese possano insediare i propri stabilimenti in ambiti dove non hanno valore legale le norme sindacali e la generale tassazione fiscale. Le ZES sono istituite per favorire i capitali privati e sono ampiamente usate dall’immorale mondo offshore, e quindi dalle associazioni criminali per riciclare denaro, di fatto sono un avamposto della globalizzazione targata WTO e del loro mondo offshore con i paradisi fiscali. E’ proprio l’ideologia neoliberista che governa il mondo.

La Giunta regionale della Campania, immagina di istituire due zone speciali presso i porti commerciali di Napoli e Salerno, come se questa prospettiva fosse positiva e avesse un collegamento diretto ai problemi sociali e culturali dei ceti meno abbienti e della povertà in aumento, generata dall’implosione del capitalismo.

Dal 1991, in Italia esiste persino una società, SIMEST, controllata da Cassa Depositi e Prestiti e partecipata da banche private, per favorire le ZES all’estero e gli interessi delle imprese italiane.

Dal 1996, esistono anche le zone franche urbane (ZFU), mentre in Italia approdano dal 2007 e sono state sperimentate col “piano città” del CIPU, ad oggi sono 22 le città dotate di ZFU. Le ZFU possono essere declinate in diversi modi, cioè possono essere quartieri da recuperare oppure aree produttive specializzate, in tal senso si potrebbe favorire il recupero di aree degradate ma è difficile, se non impossibile, che il capitale privato possa trovare un interesse nell’investire se non c’è la garanzia del profitto. Per recuperare un’area degradata di una città c’è bisogno di un altro tipo di interesse: etico e sociale, e le società che si occupano di questo sono quelle non profit. Le zone franche per lo sviluppo sociale e la rigenerazione non esistono, ma si potrebbero inventare. In tal senso si esce dal concetto stesso di zona franca e si entra in quello di coesione e sviluppo umano, e per questo dovrebbero esserci incentivi, programmi e piani ad hoc, con finanziamenti a fondo perduto. Questa è un’altra storia che riguarda le politiche socialiste (sviluppo sociale).

Se nell’immaginario della classe politica la zona speciale è sinonimo di sviluppo allora tutto il meridione dovrebbe essere dichiarato zona speciale, e se ciò non accade allora significa che si sceglie di favorire piccole aree lasciando indietro il resto dei territori. E’ evidente che non è così, ma ahimé le zone speciali servono a favorire altri interessi e non lo sviluppo delle comunità.

Se l’obiettivo è lo sviluppo umano possiamo evitare l’uso di ZES o ZFU  poiché  possono creare danni sociali ed economici. Credere che una ZES possa favorire lo sviluppo umano è un ossimoro poiché il capitalista usa la zona per profitto poiché sceglie quell’area privilegiata dal punto di vista fiscale, non gli interessa la filantropia. Usare i propri profitti per il bene della comunità si può fare senza le ZES, Adriano Olivetti lo dimostrava tutti i giorni. Nei paesi ove sono nate le ZFU, in ambito urbano si sono avuti i famigerati problemi di gentrificazione, poiché si sono venute a creare nuove rendite di posizione, divenute parassitarie, e i ceti meno abbienti sono stati espulsi grazie alle leggi del mercato, distruggendo l’identità e la cultura dei luoghi urbani. In Italia, nelle grandi città come Milano, Roma, Napoli si è avuto un risultato analogo anche senza le ZFU, ma attraverso la deregulation e la perequazione dei privati con lo zoning funzionale. Le ZSE e ZFU sono aree di deregulation.

E’ evidente che i politici, rimanendo nel paradigma culturale che ha distrutto la nostra società, cercano di attrarre capitali privati illudendosi, o mentendo, di indirizzare l’interesse privato verso un “bene comune”. In quasi trecento anni di storia il capitalismo è servito solo a se stesso, e determinati annunci pubblicitari sono finalizzati a manipolare l’opinione pubblica, come spesso accade per i media, altoparlanti del potere. Tali zone, non solo non risolvono i problemi sociali, culturali del meridione ma servono solamente a far girare le merci delle multinazionali e sostenerle nell’elusione fiscale. In Campania ci sono già nove ZFU.

In generale, il capitalismo e le imprese hanno deciso, da diverso tempo, di investire i propri capitali nei paesi emergenti, ed è questa la ragione della recessione europea, oltre all’evidente idiozia del sistema monetario e fiscale che favorisce aree geografiche come la Germania mentre distrugge altre aree come i paesi “periferici”. L’UE sta funzionando come un sistema di vasi comunicanti ove si accumula ricchezza in un’area mentre in altre diminuisce. L’unico modo per arrestare la recessione è riscrivere i Trattati cancellando l’austerità e ripristinando la sovranità, sinonimo di libertà e auto determinazione.

Se l’obiettivo è favorire l’occupazione bisogna osservare, che la classe dirigente meridionale, anziché inseguire obsoleti paradigmi finanziari, dovrebbe semplicemente investire nelle ricchezze che possiedono con politiche bioeconomiche, ma che non riescono a vedere per limiti culturali. Per creare occupazione utile è necessario uscire dall’ossessione della crescita e programmare piani di conservazione e recupero. E’ la crescita che ha distrutto paesaggio e benessere in diverse città meridionali, da Napoli a Taranto, passando per Priolo e le puglie. E’ la crescita che mira a distruggere le risorse naturali del meridione, basti vedere il recente caso degli ulivi pugliesi. Se la classe dirigente continua a puntare all’aumento dei volumi di vendita per generare profitto, dimenticando degli evidenti limiti naturali e del mercato, commetteranno gli stessi errori del mondo immobiliare più offerta rispetto alla domanda.

Se l’obiettivo è favorire l’occupazione basta osservare i dati: non è la globalizzazione neoliberista che produce lavoro, ma lo Stato e la cooperazione. Negli anni recenti le SpA che hanno aumentato i propri profitti senza lavorare sono quelle informatiche e cioè Apple, Google, Microsoft attraverso il valore di capitalizzazione, l’elusione e l’evasione fiscale concessa dal mondo offshore. Il capitalismo neoliberista sta mostrando che attraverso la finanza e le borse telematiche non serve lavorare per accumulare ricchezza. In questo modo si segna la fine del lavoro e si realizza una nuova trasformazione del rapporto capitale/lavoro e cioè uno scollegamento. Wal-Mart che vale molto meno di Apple, è la più grande multinazionale in termini di lavoro, ha circa 2,2 milioni di occupati. Se l’obiettivo è favorire l’occupazione basta osservare i dati di Legacoop: attraverso l’Alleanza delle coop raccolgono circa 12 milioni di soci e danno lavoro a circa 1,2 milioni di persone, con un fatturato di circa 127 miliardi di euro. Se raffrontiamo Facebook con Legacoop ci rendiamo che il software di Mark Zuckerberg, utilizzato per spiare e commercializzare i gusti delle persone, da lavoro a circa 5 mila persone. Lo Stato italiano, secondo i dati raccolti dal Commissario Cottarelli ha circa 3,4 milioni di dipendenti. Ergo, la cooperazione e lo Stato creano più lavoro delle SpA. In Italia gli occupati totali sono circa 22.566.000 su una popolazione di 60.795.612 di abitanti, nel 1968 gli occupati erano circa 20 milioni e gli abitanti circa 50 milioni, e questo cosa dimostra? Una classe dirigente che si concentra sulla crescita del PIL non crea più occupati. Se l’obiettivo è favorire l’occupazione, i dati dicono chiaramente che la strada giusta è quella della cooperazione e non della competitività o della crescita attraverso il neoliberismo, poiché la crescita crea disoccupati mentre le zone economiche speciali possono aprire nuove opportunità alla criminalità dei colletti bianchi.

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L’élite porta avanti i suoi programmi globali con estrema efficacia e gli accordi commerciali TTIP (Transatlantic Trade Investment Partnership) e TPP (Trans Pacific Partnership) vanno avanti affinché le SpA rappresentate nel WTO possano giovare di accordi che sono l’espressione palese di un maggiore e migliore profitto attraverso la privatizzazione del mondo. L’Unione Europea dovrà solo ratificare accordi commerciali preparati dagli specialisti delle SpA. Oltre al TTIP le SpA propongono il TISA, un altro accordo commerciale globale che coinvolge altre aree geografiche.

I trattati si occupano di sicurezza degli alimenti, norme sulla tossicità, assicurazione sanitaria, prezzo dei medicinali, libertà della rete, protezione della privacy, energia, cultura, diritti d’autore, risorse naturali, formazione professionale, strutture pubbliche, immigrazione.

Nella sostanza si pensa di legittimare la creazione di aree a libero scambio che riguardano tutte le tematiche che influenzano la nostra vita. La volontà del WTO è quella di tutelare i diritti delle SpA e liberalizzare l’evidente sperpero di merci inutili; già oggi esistono aree libere commerciali, quella che si intende creare è la più grande al mondo mai proposta. La stessa UE è nata proprio per scambiarsi le merci, ed in tal caso il vantaggio sarebbe solo per le SpA americane che potrebbero distribuire le proprie merci nel mercato europeo con maggiore facilità. I danni economici sarebbero proprio per gli stati membri dell’UE che dovrebbero competere ancora di più con merci libere dai controlli. Se pensiamo all’agricoltura, anziché offrire garanzie ai nostri beni con determinati accordi metteremo a rischio la nostra sovranità alimentare.

Inoltre c’è il serio rischio che le SpA si sostituiscano ufficialmente alle pubbliche istituzioni dato che gli accordi – TTIP e TPP – dovrebbero introdurre un potere di denuncia a loro nome contro un paese firmatario la cui politica avrebbe un effetto restrittivo sulla loro vitalità commerciale. Nella sostanza un regime ove le aziende potrebbero opporsi alle politiche sanitarie, di protezione dell’ambiente e di regolamentazione della finanza reclamando danni e interessi davanti a tribunali extragiudiziari.

L’aspetto grottesco è che questi accordi si stanno chiudendo durante la fine di un’epoca ove il capitalismo ha dimostrato a tutto il mondo una capacità distruttiva per la sua intrinseca irrazionalità: economia del debito, deregolamentazione, neoliberismo, crescita del PIL e petrolio. Anziché realizzare una società dell’abbondanza fondata sull’equilibrio degli ecosistemi attraverso sistemi economici auto sufficienti (misura e gestione dei flussi energetici), l’élite persegue sulla strada sbagliata secondo una religione – la crescita infinita – che sta fallendo sotto gli occhi di tutti.

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Nella scena teatrale della democrazia rappresentativa i candidati si mostrano interessati e discutono a volte dei problemi dei popoli, ma nessun media nazionale italiano ha mai approfondito l’influenza delle società segrete e dei gruppi internazionali che ricattano i Governi. Mai nessun programma televisivo, in prima serata, e per lunghi periodi ha investigato sul ruolo e sulla funzione di persone non elette dai popoli, ma che determinano la vita dei cittadini.

La privatizzazione del mondo è stata decisa da queste persone ed indicata ai Governi col fine di usurpare i beni demaniali dei popoli, ed ancora, le guerre per gli idrocarburi, i diritti di copyright ed i brevetti sulla ricerca scientifica. La privatizzazione della salute e la privatizzazione delle guerre sono tutte linee politiche non ideate dai Parlamenti, ma avviate da gruppi sovranazionali come il Bilderberg, la Trilaterale ed il CFR dove alcuni banchieri ed imprenditori si dividono le risorse del pianeta. Dove nacquero queste idee? Nei think tank [1], serbatoi di pensiero, che hanno influenzato e formato generazioni di economisti, giuristi, politici e giornalisti adepti alla religione neo-liberista. Ovviamente non tutti i think tank propongono soluzioni ispirate dal pensiero liberista di Friedrich Von Hayek e Ludwig von Mises. Ogni anno, sin dal 1971, l’ideologia capitalista trova lo sviluppo dei suoi interessi elitari nel World Economic Forum (WEF) e discutono sulla gestione delle risorse secondo i desideri del World Trade Organization (WTO). Ogni anno, dal 2001, nello stesso periodo si promuove il World Social Forum (WSF) in antitesi all’ideologia materialista del capitalismo contemporaneo: il liberismo. Il WSF promuove modelli economici alternativi al pensiero dominate (liberismo) col fine di gestire le risorse in maniera razionale secondo i diritti umani.

Uno studio dello Swiss Federal Institute of Technology di Zurigo ha analizzato le relazioni tra 43 mila aziende e ha identificato un gruppo relativamente piccolo di 147 compagnie, in prevalenza banche, che formano una sorta di super-entità in grado di controllare il 40 per cento della ricchezza globale.[2]

Le organizzazioni sovranazionali hanno un’evidente influenza psicologica sugli stili di vita di tutti i cittadini eppure non rispondono di fronte alle legge circa le loro scelte, poiché i media più influenti hanno costruito una maschera nel corso degli anni, ed i Parlamenti hanno introdotto leggi che tutelano gli affari, e non l’ambiente, non la salute e la vita degli esseri umani. La ripetizione dell’esperimento Milgram insieme ai dati relativi alla cultura degli italiani ci informano quanto sia facile per l’élite controllare, orientare e comandare le masse sia perché preferiscono obbedire alle istituzioni anche quando producono decisioni immorali, e sia perché le masse non sono dotate di strumenti adeguati a comprendere la cognizione del sé. Pertanto il potere attuale poggia la sua forza e la sua efficace sugli aspetti psicologici e culturali dei popoli.

Per quanto riguarda l’Europa possiamo constatare la differenza che c’è fra il continente studiato in geografia, e l’organizzazione politica chiamata Unione Europa (UE) con l’euro zona. Il piano politico ha radici culturali lontane, ambizioni, desideri e interessi contrastanti. I sogni di uguaglianza, pace e libertà rimangono molto lontani rispetto all’evidente influenza dell’avidità di lobbies che determinano le direttive politiche nell’UE attraverso le istituzioni non elettive facilmente manovrabili, controllabili e influenzabili dall’élite. Teniamo presente che l’UE non è un organizzazione democratica rappresentativa poiché il Parlamento europeo, unico organo elettivo, non ha il potere esclusivo di promulgare le direttive (leggi) che condivide con l’altra Camera, Consiglio d’Europa (bicameralismo imperfetto). L’UE promulga le direttive attraverso il principio di co-decisione fra Commissione, Parlamento e Consiglio. Facendo un confronto con l’Italia, basti ricordare che solo il Parlamento italiano promulga le leggi. Anche se, negli ultimi anni il vizietto costante di porre la fiducia[3] sulle proposte del Governo ha raggiunto livelli incostituzionali. Secondo un’analisi di Openpolis emerge «la riduzione dell’incidenza dei lavori del Parlamento e, sostanzialmente, la mortificazione dell’azione legislativa delle Camere», praticamente un Parlamento senza poteri e solo il 9% degli emendamenti sono accolti.[4] E da quando l’Italia ha aderito all’UE il Parlamento si limita a ratificare le direttive europee abdicando il potere legislativo a favore di organi non eletti dai popoli (Commissione e Consiglio) e condizionati dai mercati finanziari. In questo contesto parlamentari, Governi e partiti non esercitano più una politica monetaria e industriale nell’interesse dei cittadini elettori, ma si limitano a ratificare le indicazioni della Commissione, della BCE e del nuovo organo chiamato MES; indicazioni nate nei think tank e nei gruppi sovranazionali.

Ma in generale vi è un aspetto politico che non viene mai dibattuto pubblicamente ed apertamente poiché considerato dall’élite “non importante” per l’opinione pubblica, e cioè la pretesa di voler governare milioni e milioni di persone con un unico strumento: l’Unione Europea, privandole della libertà di iniziativa e di agire in maniera autonoma. I paesi membri sono 28 con una popolazione di circa 500 milioni di abitanti. Negli USA la popolazione arriva a 314 milioni di abitanti. Le regole economiche: patto di stabilità, fiscal compact, MES e la BCE sono il centro di potere poiché condizionano i diritti dei popoli aderenti ai Trattati. All’interno dell’UE esiste l’euro zona, che raggruppa 17 Stati rispetto ai 28 membri dell’UE, e racchiude 329 milioni di cittadini. Il sogno di poter controllare milioni e milioni di persone è sempre stato l’immaginario di dittatori, delle monarchie e dell’élite. Perché si tratta di regime autoritario? Poiché l’UE non è un’organizzazione democratica rappresentativa per violazione del principio di separazione dei poteri (esecutivo e legislativo), e poiché le regole fiscali sono vincolanti nonostante le economie delle Nazioni presenti nell’UE siano diverse fra loro. Il progetto politico dell’euro zona è un sistema monetario a cambio fisso, un mercato unico basato sulla crescita e la stabilità dei prezzi attraverso l’obbligo del pareggio di bilancio e la progressiva diminuzione del debito. Si tratta di criteri contabili che ignorano le singole realtà industriali, che ignorano le diversità e le caratteristiche dei Paesi aderenti al sistema euro. Criteri contabili che ignorano la bioeconomia. L’aspetto burocratico e contabile più stupido dei trattati europei e delle inadeguate istituzioni europee è che non sono previsti periodi di stagflazione, deflazione e recessione. Come in una religione si crede esista solo la crescita illimitata.

Sotto l’aspetto delle finte democrazie rappresentative possiamo constatare il funzionamento dell’azione politica élitaria commerciale. Le multinazionali SpA hanno già predisposto una serie di trattati commerciali preparati dai loro esperti al fine di presentare questi documenti blindati, e il ruolo delle istituzioni politiche, Unione Europea, è banalmente la ratifica di questi atti preconfezionati. Si chiamano trattati transatlantici che influenzeranno diversi aspetti dalla nostra vita: sicurezza degli alimenti, norme sulla tossicità, assicurazione sanitaria, prezzo dei medicinali, libertà della rete, protezione della privacy, energia, cultura, diritti d’autore, risorse naturali, formazione professionale, strutture pubbliche, immigrazione.

Dunque se il potere è un’idea che ha sedotto le maggioranze tramite il nichilismo, oggi bisogna svegliare le coscienze addormentate cambiando paradigma culturale e mostrando la reale natura umana fatta di cooperazione, relazione, creatività, reciprocità, passioni, amore e saper fare. Stiamo vivendo la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova. E’ finita la rivoluzione industriale figlia della termodinamica mentre la finanza ha accelerato il processo di distruzione degli ecosistemi a danno dell’umanità intera. La bioeconomia e le nuove tecnologie legate a trasformazioni energetiche non inquinanti rendono le comunità autonome. La riscoperta della democrazia diretta aiuta i popoli a prendere decisioni migliori delle finte democrazie rappresentative.  Attraverso la costruzione di organizzazioni cooperative i cittadini possono scegliere di rigenerare il proprio edificio, il proprio quartiere e la propria città sfruttando il mix tecnologico basate sulle fonti energetiche alternative. «Oggi, abbiamo gli strumenti per riconoscere questi errori e per progredire verso una reale crescita passando per una fase storica chiamata “decrescita felice”, sviluppando la resilienza necessaria e approdare ad una società della “prosperanza”».[5]


[1] Nel mondo sono 6.305 i think tank. Ben 428 operano in Cina, secondo paese sul pianeta per numero di istituzioni. Un think tank su tre ha sede nel Nord America (con 1.815 enti negli Usa), il 28% in Europa, il 19% in Asia, il 10% in Sud America. In vetta alla classifica mondiale la Brookings Institution di Washington. Di ispirazione liberal, concentra l’attività su welfare, sanità, sviluppo della democrazia. Delle 88 istituzioni che lavorano in Italia (il nostro paese è all’undicesimo posto per numero di fondazioni) ben quattro sono menzionate dalla classifica che nasce dal giudizio di tutti i presidenti degli enti considerati: al 36° posto in Europa si trova l’Istituto Bruno Leoni di Torino, al 33° della graduatoria dei centri non americani l’Istituto affari internazionali di Roma (Iai). Gli altri due think tank italiani considerati sono l’Aspen Institute e il Centre for Economic and International Studies (Ceis). Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/27-gennaio-2010/cina-think-tank.shtml?uuid=3eb24252-0b11-11df-8e59-6b66dae07f89&DocRulesView=Libero

[2] Emanuela Di Pasqua, in Corriere della Sera on-line, 22 ottobre 2011, Individuato il network capitalista che fa «funzionare» il mondohttp://www.corriere.it/economia/11_ottobre_22/network-capitalista-banche-di-pasqua_59331d88-fca3-11e0-92e3-d0ce15270601.shtml
[3] Quando il Governo chiede al Parlamento di votare a fiducia i propri provvedimenti, lo fa per togliere il potere ai parlamentari di porre emendamenti, modifiche, sui testi proposti dal potere esecutivo contraddicendo il principio democratico circa la separazione dei poteri.
[4] http://www.fanpage.it/parlamento-senza-poteri-solo-il-9-degli-emendamenti-accolti/

[5] https://peppecarpentieri.wordpress.com/2011/10/19/decrescita-e-architettura/

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Pensiamoci un attimo, sul fatto che noi europei siamo disinformati ed egoisti, per non pensare di essere anche un po’ sciocchi. Tutti i giorni, i media dedicano tempo a comunicare circa l’economia e la crescita di Cina ed India, questo accade tutti i giorni spesso con l’uso di termini tecnici finanziari a noi incomprensibili. Infatti l’obiettivo del potere è programmarci senza far capire cosa accade. Nonostante ciò, credo ed auspico che tutti abbiamo compreso una cosa: Cina, India ed est europeo, in piccola parte, producono merci per tutto il mondo, infatti, ormai potremmo azzardare che 9 imprese su 10, europee ed americane, abbiano trasferito la produzione in quei Paesi privi di diritti umani per i lavoratori nelle catene di produzione. In Cina, nella regione del Wandong si concentrano le multinazionali dello sfruttamento. Secondo Amnesty International esiste una migrazione di massa per cercare lavoro, questa manodopera viene chiamata “sottoclasse urbana”[1]. Ad esempio un bambino di 14 anni guadagna 45 centesimi per un paio di Timerland vendute in Europa a circa €150. Anche la Apple che produce il popolare IPad è stata denunciata di violazione dei diritti umani, nella fabbrica di Zhengzhou[2]. Rubare agli altri è la maniera capitalista per diventare ricchi, così le SpA e l’élite rappresentate dal WTO creano disuguaglianze violando i diritti umani ed anche l’UE partecipa a questa violenza senza mettere dazi a chi produce merci in maniera immorale[3].

Quanti sanno che un Paese come la Cina adotta due sistemi economici allo stesso momento? L’ipercapitalismo e la sovranità monetaria. Tutti hanno compreso che la Cina sia un paese capitalista, ma quanti sanno che, contemporaneamente all’uso di una borsa telematica (scambi finanziari nel mondo), le più grandi infrastrutture energetiche vengono finanziate da fondi sovrani? Cosa significa? I cinesi non dipendono unicamente dal sistema schiavista della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale perché consapevoli dello stupido sistema basato sull’invenzione del costo di produzione hanno ben pensato di continuare ad usare “moneta locale” libera dal debito per costruire le infrastrutture necessarie alla vita del proprio popolo senza chiedere alcun prestito al sistema finanziario mondiale, ma per l’appunto applicando il principio di autoderminazione. I cinesi usano sia il sistema di scommesse (borse telematiche) per sostenere le SpA, (asiatiche, europee, americane) e sia moneta sovrana per sostenere la reale crescita del paese in investimenti più seri e concreti come la cultura (programma di alfabetizzazione del popolo), la sanità e l’energia.

Ricordate, Tremonti disse a Bersani: «ma che fai stampi moneta, fai debito […] dove trovi i soldi?». Sull’elementare principio giuridico figlio della sovranità popolare i cinesi, essendo culturalmente indipendenti, liberi da tutti e soprattutto consapevoli, usano una moneta di proprietà cinese e si autofinanziano tutto quello che credono sia utile alla comunità.

Oggi il sistema economico mondiale è fallito ed infatti banchieri e governi stanno pensando ad una nuova Bretton Woods (1944) o un nuovo ordine economico mondiale. Terminata la guerra gli USA fecero prevalere i loro interessi creando dal nulla la ricchezza. Il dollaro fu la moneta di riferimento per scambi internazionali, ricordate? Il petrol-dollaro! Unirono una fonte energetica con un pezzo di carta poi sganciato dall’oro (1971). Adesso questo potere è in discussione, e si dibatte di introdurre una nuova moneta di riferimento che potrebbe essere lo Yuan cinese, ¥. Nel frattempo gli USA hanno già pianificato un piano di riserva sostituendo il dollaro con l’AMERO (unione monetaria fra Canada, USA e Messico). La contrapposizione sul tema è forte poiché da un lato, molti sanno che gli indicatori (PIL) ed i riferimenti concettuali dell’attuale sistema sono immorali poiché fondati sull’inganno e sulla menzogna a scapito dei popoli che pagano le tasse. Altri si rendono conto che: se il petrolio, uno dei “metri di riferimento”, venisse sostituito dalle energie rinnovabili non sarà più possibile misurare o riusare la menzogna del costo di produzione. Mentre oggi la maggioranza degli addetti ai lavori ripete in maniera ossessiva le parole: crescita, produzione, PIL, costo ed in tanti credono ancora a questa religione, come faranno a far pagare un costo ai sudditi (cittadini disinformati) tramite l’uso del sole, del vento? Ricordiamoci che i concetti immorali: produzione, PIL, costo sono vincolati ai limiti fisici della terra, alle risorse naturali in esaurimento mentre il sole non è in esaurimento, meglio ancora, l’energia non è in esaurimento ma grazie alla conoscenza, alla cultura essa è ampiamente disponibile senza che qualche dittatore venga a raccontarci la sciocchezza del costo di produzione.

Per intenderci ancora meglio, semplifichiamo e schematizziamo l’attuale sistema produzione lineare: 1. estrazione delle risorse – materia prima – 2. trasformazione e 3. vendita. Questo sistema è imposto anche con l’uso della forza militare – accaparramento ed accumulo delle materie prime – e diffuso con l’aiuto di borse telematiche per produrre profitti artificiosi. Le multinazionali grazie alle maglie larghe dei sistemi fiscali non pagano tasse, o versano percentuali ridicole (globalizzazione). Gli Stati (scuole, ospedali, ambiente, beni culturali) sono mantenuti dalle tasse dei lavoratori dipendenti, molto meno dalle imprese, mentre le società transnazionali violando i diritti umani sprecano risorse finite distruggendo gli ecosistemi. Queste SpA scambiano ricchezze per trasferirle nei paradisi fiscali utili a pagare campagne elettorali, e sostenere le famiglie delle oligarchie partitiche (destra e sinistra = divide et impera). Questo sistema funziona anche con la programmazione neuro linguistica usata in tutti gli ambiti: scuola, formazione e media per scoraggiare la nascita di un pensiero diverso da quello dominante, e quindi assistiamo all’uso costante di “autorità universitarie”, “intellettuali politicamente corretti”, che impediscono la diffusione di strumenti, metodi, ed indicatori diversi da quelli odierni soprattutto questi “prezzolati pensatori” impediscono che l’etica entri a far parte della progettazione di una società normale.

Una società fondata sull’etica non comprende l’uso della menzogna e di strumenti innaturali come le borse telematiche e/o sistemi a riserva frazionaria usati dalle attuali banche centrali, non prevede interessi sul prestito. La ricchezza è un bene non misurabile: amore, passione e cultura sono beni immateriali, essenziali per gli esseri umani e non quantificabili. Altri beni essenziali come l’acqua, il cibo, i vestiti e la casa non devono essere considerati merci e, soprattutto non possono essere oggetti di scambi-speculazioni finanziari internazionali poiché sono parte della sovranità popolare ed indispensabili per la dignità umana, quindi non quantificabili e non devono essere sottoposti a regimi monetari effimeri come quelli attuali. La natura adotta un sistema di produzione circolare dove gli scarti sono risorse per altre specie. Un sistema bioeconomico contempla i rischi degli scarti ed usa strumenti di misura analitici per quantificare i danni. Cibo, vestiti e case possono essere misurati con la bioeconomia, ad esempio l’analisi del ciclo vita ispirato al sistema circolare della natura tende ad evitare e sconsigliare l’uso di sistema produttivi nocivi e sostanze chimiche non bio-compatibili. L’etica consiglia di adottare tali strategie mentre gli azionisti delle borse lo vietano per massimizzare i profitti effimeri figli del costo di produzione e della maggiore offerta rispetto alla domanda (consumi indotti dai media = circolo vizioso = crescita illimitata senza ragione alcuna).

Bisogna uscire dall’invenzione finanziaria poiché è concretamente inefficiente, non riconosce le leggi della fisica e produce enormi sprechi, e vedasi la distruzione di risorse non rinnovabili. Per entrare nella politica delle risorse bisogna monitorare le risorse locali e globali, e ci sono gli strumenti per farlo.

A questo fine Archibugi concentra l’attenzione sul peso e sul ruolo crescente di quella che definisce “l’economia associativa”. Economia che, in sostanza, è costituita da imprese senza scopo di lucro e da sempre più estese forme di volontariato….

……Perciò se riuscissimo a diventare tutti più ragionevoli dovremmo puntare con maggiore impegno sull’economia solidale. Cioè sull’economia associativa di cui scrive Archibugi. Oltre tutto non dovrebbe essere così arduo capire che i “lavori socialmente utili” sono sempre preferibili alla produzione di “beni e consumi inutili”.[4]

Linee  guida per una nuova ricerca in materia  di contabilità economica [5]
Da molti anni la comunità scientifica degli economisti e degli studiosi sociali in generale, è sfidata dal problema di rendere più efficaci gli strumenti conoscitivi di contabilità economica a disposizione (in pratica il sistema di conti nazionali – SNA – ormai standardizzato a scala internazionale) allo scopo di tener conto anche di aspetti ed obiettivi “non economici” che vengono formulati nelle correnti scelte e decisioni di politica, a molti livelli decisionali (nazionali, internazionali, regionali e locali).
In altri termini, la comunità scientifica è sfidata da molti anni dal problema di “estendere” il campo stesso della contabilità economica per tener conto simultaneamente anche di valori sociali ed ambientali che non vengono da essa valutati e perciò registrati e contabilizzati.
Insieme a questo sforzo di allargamento, si è iniziato anche a mettere in discussione il significato stesso di alcuni aggregati della contabilità economica, soprattutto se posti in relazione a problemi di scelta e decisione politica.
In altri termini si è constatato come gli aggregati stessi della contabilità nazionale, in quanto aggregati (investimenti, consumi, pil o pin, scambi con l’estero, risparmio, spesa pubblica complessiva, debito pubblico, etc., insomma tutte le voci classiche della contabilità, anche quella input-output, intersettoriale e interindustriale) avessero scarso significato operativo per la politica economica se non conosciuti attraverso le loro componenti qualitative; componenti qualitative tanto più percepibili e valutabili quanto più la contabilità fosse appropriatamente disaggregata.
Si è fatta così largo la convinzione che la stessa costruzione statistica dell’aggregato, delle sue voci, dovesse rispondere agli obiettivi potenziali della politica sociale ed economica. E che perciò sia la contabilità economica tradizionale che quella di cui si cercava l’“allargamento”, dovessero trovare:
  • sia l’appropriata disaggregazione
  • che l’appropriato “allargamento”
in funzione di un quadro programmatico di riferimento, in funzione cioè di obiettivi di politica, sia economici che sociali e ambientali visti in un insieme integrato, così come era domandato di fare sempre di più ai responsabili di decisioni politiche.
[…]L’intenzione ferma tuttavia dovrebbe essere quella già detta – e che qui ripetiamo – di studiare una opportuna configurazione di un “sistema di modelli” (cioè un insieme coordinato di modelli) che abbia la capacità di superare la dicotomia sopra menzionata fra modelli olistici e modelli parziali-operativi e realizzare l’auspicato “raccordo” fra essi.

“La crescita è accusata di ingarbugliare le priorità nazionali, aggravare la distribuzione dei redditi e alterare in maniera irrimediabile l’ambiente”.

Una prima direzione di ricerca sembra quindi necessaria, ovvero modificare il quadro contabile esistente in modo che esso assuma meglio al suo interno le evoluzione dell’economia e della società: prima di tutto le ineguaglianze, la sicurezza, i servizi pubblici (sanità, istruzione, ecc.). Inoltre un certo numero di fenomeni che determinano il benessere delle popolazioni non sono misurati dal nostro quadro statistico, soprattutto quelli relativi all’ambiente (qualità dell’aria, dell’acqua, ecc.). Una seconda direzione di ricerca consiste allora nel cercare di proporre misure accettabili. In fine, non disponiamo davvero di indicatori della qualità della vita, anche se diversi lavori si sono coraggiosamente dedicati a colmare la lacuna (felicità, “capacitazioni”, tempo libero, libertà, partecipazione alla vita della propria comunità ecc.). Bisogna sviluppare e affinare questi indicatori, vista l’importanza che riveste la misurazione del benessere al fine di formulare politiche efficaci. [6]

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Ancora una volta non ci vuole molto per svelare il clima di ipocrisia e sciatteria dei media che tentano di nascondere i reali motivi della crisi economia, addirittura con atteggiamenti puerili i politici si battono il petto per aver deliberato di non spendere gli spiccioli dei conti pubblici: “tagli alla politica” (La Stampa, Resto del Carlino….), manovra finanziaria: Alle Regioni vengono chiesti tagli per oltre 10 miliardi in due anni (2011 e 2012); ai Comuni e Province vengono chiesti risparmi di 1 miliardo e 100 nel 2011 e 2 miliardi e 100 nel 2012 (sito web Corriere della Sera, 26 maggio 2010), Forges Davanzati: “manovra lacrime e sangue, imposta dall’Unione europea”. I conti non tornano (finanza pubblica: tecniche di oppressione) e, come potrebbero mai tornare dato che sono gravati da un illecito debito più gli interessi figli dell’usurpazione della sovranità monetaria?

Partiamo dalla fine, dagli interessi che vanno dati alle banche per il prestito monetario: “Abbiamo capito che bisogna tagliare […] Ma il bilancio bisogna farlo quadrare. E come si fa se le necessità di spesa sono sempre superiori a quel che hai in cassa? Da cui devi togliere ogni anno 70 miliardi di interessi sul debito?” (Milena Gabanelli, 11 aprile 2010 in Report)

Tremonti, Ministro dell’Economia (25/10/09) : «tanto per dirvi un dato noi ci abbiamo ogni anno da emettere titoli pubblici per 500 miliardi di euro questo vuol dire che devi avere una domanda, una richiesta per cifre di questo tipo.» (L’era del debito, di Stefania Rimini in Report del 29 ottobre 2009). Ecco quanto scambiamo all’anno con la BCE: 500 miliardi.

Cos’è un debito? Cos’è un credito? Chi riscuote il debito pubblico? L’attuale sistema mondiale usa indici per misurare la crescita, quali il PIL, il deficit ed il rapporto debito/PIL. Tutti questi indicatori non sono etici e stimolano essenzialmente la massimizzazione dei profitti contrapponendosi ai diritti umani e civili dei popoli. E’ questo sistema che adotta la violenza prevaricatrice di una finta competitività ed un finto libero mercato, pure invenzioni di marketing politico figlie della religione capitalismo. Col passaggio dalla moneta debito alla moneta credito tutti questi indicatori non esisterebbero più e soprattutto non ci sarebbero più ricatti da parte di enti sovranazionali non rappresentativi della volontà popolare. Semplici domande e sono semplici anche le risposte ma è notevole l’inganno psicologico che cela la più grande truffa della storia dell’umanità. La questione del debito è giuridica mentre far quadrare i conti è questione contabile.

indice di sviluppo umano (ISU)

La difficoltà sta nel fatto che molti si sentono colpiti nell’orgoglio, soprattutto i titolati in economia poiché pisco-programmati e disinformati sul meccanismo della “creazione della moneta dal nulla” (cioè senza alcun controvalore equivalente), può capitare che i docenti non facciano studiare ed approfondire l’effetto devastante del moltiplicatore monetario (formula usata per il sistema di prestito a riserva frazionaria). Anche se a svelarne i trucchi ovviamente sono stati gli economisti informati, chi poteva farlo? Maurice Allais[1] dice: «L’attuale creazione di denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto»
In questi corsi certamente non si insegna etica e neanche il significato giuridico legato al potere di emettere moneta, costituzionalmente di competenza della Repubblica (art. 47) e non degli enti non controllati dai popoli come avviene oggi tramite la Banca Centrale europea tramite la sua filiale Banca d’Italia controllata da banche commerciali SpA e non più dal Governo.
Nella sostanza non esisterebbe alcun debito pubblico grazie all’uso di una moneta pubblica di proprietà del portatore, cioè del popolo sovrano.
Nel dicembre del 2008, Correa il Presidente dell’Ecuador dichiarò: il debito estero del suo Paese è “illegittimo” e “immorale”. Thomas Sankara leader del Burkina Faso, fece un discorso sul debito ampio ed analogo per liberare l’Africa dalla schiavitù della Banca mondiale del Fondo monetario internazionale, poi fu assassinato nel 1987; JF Kennedy decise di stampare moneta pubblica (ordine esecutivo 11110) e non più di proprietà della FED, fu assassinato nel 1963. Abramo Lincoln decise di chiudere la FED e sostituirla con la Greenback (1863) per stampare moneta pubblica libera dal debito e dagli interessi, anch’egli fu assassinato nel 1865. Dopo più di cento anni è stato tradotto in lingua italiana il testo di Alexander Del Mar, crimini monetari, il titolo dice molto, egli fu fra i primi a spiegare i trucchi contabili dei banchieri, ed il potere di emettere moneta per sottrarre ricchezza reale ai popoli.
Report, il 30 maggio 2010, nelle Goodnwes ha usato parole “nuove”: moneta complementare trattando il caso della WIR bank attiva dal 1934, in un’inchiesta passata trattò l’esempio della JAK bank. Mediaset in Mistero, 1 giugno 2010, ha denunciato la truffa del signoraggio bancario, ma non c’è nulla di misterioso è sufficiente cliccare sul sito di BankItalia.
Compreso questo aspetto viene da sorridere leggendo che sia sufficiente tagliare i costi per risolvere la crisi e chi accosta gli argomenti è chiaramente disinformato, alimentando un clima di menzogne e caos.
Per uscire dalla crisi è doveroso informare i cittadini (Genius Seculi) circa la truffa del debito pubblico, inestinguibile per definizione in un sistema intrinsecamente inflazionistico come quello attuale. Il debito esiste perché si è dato potere ad una Banca centrale di prestare denaro privato ai Governi e per restituire il debito i cittadini chiedono altra moneta, un circolo vizioso dove i banchieri rubano economia reale grazie ai servizi resi da consulenti finanziari psico-programmati nelle università vendendo contratti di strumenti finanziari, scommesse sul debito, agli Enti pubblici.
E’ la tecnica della matematica finanziaria la regina di queste truffe, la stessa che si insegna nei corsi universitari e nei master, non si tratta più di economia ma di rubare a norma di legge.
Avete mai visto un pomodoro fallire? Avete mai visto una pianta usare la moneta per ricevere sole? I Governi scambiano Titoli di Stato con le banche centrali e le SpA che acquistano i titoli di debito sono le stesse che finanziano le campagne elettorali dei partiti di governo. I paradisi fiscali sono i luoghi “nascosti” dove spartire i proventi di queste truffe.
Il sistema è un gioco di prestigio con vasi comunicanti, il fluido è la moneta, elettronica e cartacea. La scena del teatro è più o meno questa: democrazie rappresentative ed organizzazioni del commercio con relative produzioni di merci. I proventi sono ricavabili generalmente dalla crescita dei consumi indotti per mezzo della pubblicità (programmazione neuro linguistica) e dal ricatto del debito pubblico utile a ricevere concessioni (sfruttamento delle risorse) in regime di monopolio nei Paesi “occupati”; insomma una forma sottile di dittatura SpA basata sullo scambio: tu (politico) fingi di rappresentare il popolo ed io (banchiere) ti sostengo per mezzo di un moneta che troverai nei paradisi fiscali a cui la polizia (sostenuta da me banchiere) non potrà accedere.

I paradisi fiscali e gli strumenti finanziari rappresentano il modo più efficace di far perdere le tracce e distribuire soldi per corrompere politici e, pagare la politica delle multinazionali SpA: guerre e controllo del debito. Intervista a Moisés Naìm, economista, direttore di Foreign Policy, già executive director della Banca Mondiale ed autore di Illicit:« Peccato anche che il numero dei territori che offrono servizi off shore cresca. Sì, arresteranno pure qualcuno, ma per ogni arresto “eccellente” ci sono mille nuovi canali illeciti che nascono, crescono e si riproducono alla velocità della luce. Non si tratta di catturare questa o quella persona, qui si tratta di un problema di sistema, “sistema mondo” intendo, che sta appunto minacciando l’equilibrio globale”» . (FERRUCCIO PINOTTI e LUCA TESCAROLI, Colletti Sporchi, BUR 2008, pag. 354)

Un’ultima considerazione molto banale, ma sapete cosa importa al pescatore africano della crisi globale? Il problema è che se fallisse il sistema a pagarne le conseguenze sarebbero quei pochi onesti risparmiatori italiani disinformati e manipolabili dai media.
La cultura ed il buon senso sono le risposte alla crisi. Il sole c’è, il vento e l’acqua pure…  Tuteliamo i nostri semi ed iniziamo a piantare…

I semi e le sequenze di DNA isolate sono diventati soggetti a brevetto industriale. LA protezione delle varietà vegetali secondo il sistema  mondiale Upov (protezione delle nuove varietà vegetali) è anche stato allargato in modo da comprendere i costi per ripiantare i semi e incorporare i diritti di brevetti industriale sugli OGM. L’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), nell’ambito dell’accordo per i diritti di proprietà intellettuali (DPI) inerenti al commercio obbliga gli stati membri ad introdurre generici sistemi di DPI sulle piante.[2]

Rai educational le parole della Costituzione, il risparmio e il credito: Armando Lamberti, docente di diritto costituzionale Università di Salerno: “[…]La Repubblica infatti deve incoraggiare e tutelare il risparmio in tutte le sue forme, e disciplinare e controllare con provvedimenti legislativi l’esercizio del credito, favorendo attraverso il risparmio l’accesso alla proprietà privata dell’abitazione, alla proprietà terriera da coltivare e all’acquisto delle azioni dei grandi complessi produttivi del Paese.
Si tratta di una norma ispirata ai principi della cosiddetta “democrazia economica”.
La Costituzione, si preoccupa, cioè di difendere i piccoli risparmiatori, in una società in cui il valore della moneta, l’andamento dei titoli in borsa ed il mercato mobiliare sono condizionati da fattori che loro non possono controllare.
[…]”

Come può uno Stato sovrano tutelare il credito quando il potere di emettere moneta è stato abdicato – cessione di sovranità – a favore di un ente sovranazionale, la BCE, non controllato dal popolo sovrano? E come può uno Stato tutelare il credito quando chi agisce è una banca, BankItalia, controllata e di proprietà di banche commerciali SpA? Come può lo Stato tutelare il credito quando BankItalia è controllore e controllato (conflitto di interessi)?
Perché la Corte Costituzionale, come la Corte tedesca ha fatto, non interviene contro il trattato di Lisbona?

Una “curiosità” sull‘iter dell’antidemocratico trattato di Lisbona, a parte i ricatti contro gli irlandesi e le tre bocciature tramite referendum popolari (Francia, Olanda, Irlanda), gli unici parlamenti che hanno votato all’unanimità sono due: Malta ed Italia.


[1]Maurice Allais (Parigi, 31 maggio 1911) è un ingegnere, fisico ed economista francese, Premio Nobel per l’economia 1988 per i suoi contributi determinanti per la teoria dei mercati e l’utilizzo efficiente delle risorse.

[2] Commissione Internazionale per il Futuro dell’Alimentazione e dell’Agricoltura, manifesto sul futuro dei semi, Firenze, 2006

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Qualcuno potrebbe chiedersi “in questi giorni” di disinformazione (accade da sempre) globale dell’opinione pubblica come mai il “democratico” Obama abbia esattamente le stesse idee politiche di G. Bush (sr e jr). La risposta è semplice, non esiste né destra e né sinistra ma un’unica idea circa la gestione del potere: problema-reazione-soluzione, uno schema elementare per consentire alle SpA che finanziano i partiti di poter rientrare sull’investimento (Obama) fatto.

Negli USA non esiste alcuna democrazia rappresentativa ma una serie di SpA che finanziano i loro interessi in due gruppi di persone chiamati “democratici” e “repubblicani”, spesso alcune SpA finanziano entrambi gruppi. Tutti sanno che questi “partiti” allevano i propri servi delle SpA nelle stesse università affinché “democratici” e “repubblicani” sviluppino capacità retoriche ed oratorie necessarie e sufficienti per manipolare le masse.

Per tanto non bisogna meravigliarsi sul fatto che Obama sostenga “la guerra per la pace” esattamente come il suo predecessore ed ordini, in ambito NATO, a Paesi come l’Italia di mandare i loro soldati in “missione di pace”. Questo linguaggio menzognero è ben raccontato da G. Orwell in 1984 ed il fatto che il reale potere non sieda più nelle istituzioni “democratiche” è stato denunciato da tanti politologi, cittadini, giornalisti.

La campagna elettorale di Obama è stata finanziata anche dalle stesse SpA che hanno inventato e sostenuto la crisi globale e che investono soldi in armi e guerre. Negli USA funziona così da sempre, tutti i giornalisti lo sanno e pochi parlano di assenza di etica e di assenza di vera democratica.
Fonte: Top Contributors, opensecrets.org

Come esempio più antico di coinvolgimento privato negli affari militari di uno Stato, prototipo di una tendenza che si rafforzerà enormemente in seguito, viene di solito citato il caso di Vinnell Corporation. Questa compagnia di costruzioni militari, con sede in Virginia nei pressi del Pentagono e dell’ufficio centrale della CIA, fu la prima, nel 1975, a vincere un gara d’appalto per l’addestramento di forze militari di un Paese straniero. Il contratto, del valore di 77 milioni di dollari, fu firmato con l’Arabia Saudita ed era incentrato sulla formazione di livello avanzato della Guardia Nazionale che aveva il compito di proteggere i campi petroliferi. L’accordo è stato rinnovato nel corso degli anni, e allo stadio attuale prevede anche forme di consulenza per controspionaggio e preparazione alla «difesa chimica», per una stima complessiva di valore che si aggira sui 500 milioni di dollari. (Fonte: Francesco Vignarca, mercenari SpA, BUR 2004, pag. 17)

In fine per puro caso alcuni sostenitori SpA di Obama sono gli stessi che “gestiscono” il debito pubblico italiano:

Tutte queste informazioni si conoscevano prima che i cittadini americani andassero a votare e prima che la retorica dei media manipolasse l’immagine politica di Obama (che votò contro la class action in USA – class action fariness act del 2005) e prima che molti europei  potessero illudersi  su questa persona come simbolo del cambiamento.

Gino Strada: “dare il Nobel per la Pace al presidente degli Stati Uniti è come dare il Nobel per la castità a Cicciolina o magari per i meno giovani come il Nobel per la castità a Patrizia D’Addario”

Che le SpA governino i dipendenti eletti è evidente (assenza di democrazia rappresentativa) ma una domanda legittima sorge spontanea: che relazione politica c’è fra l’SpA che acquista titolo di Stato e l’SpA che finanzia partiti e guerre?

dal film “The International”: […] Agente dell’Interpol (Clive Owen): “si ma miliardi di dollari investiti solo per fare il broker? Non ci può essere tanto guadagno per loro.” Finanziere-politico (Luca Barbareschi): “No figuriamoci se mirano a guadagnare dalla vendita di armi. Mirano al controllo.” Vice procuratore distrettuale (Naomi Watts): “Controllo del flusso di armi, controllo del conflitto“. Finanziere-politico: “No, no la IBBC è una banca, il loro obiettivo , non è il controllo del conflitto, è il controllo del debito che il conflitto produce. Vedete il grande valore del conflitto, il vero valore sta nel debito che genera, se controlli il debito, controlli tutto quanto.

Le informazioni che sono condivise dai cittadini di tutto il mondo nelle rete di internet raggiungono solo una stretta minoranza della popolazione, per tanto i Governi hanno già scritto norme per eliminare e ridurre il dissenso politico (dittatura) attraverso concetti totalitari come i copyright che tutelano le SpA e non il diritto costituzionale del libero accesso alla conoscenza fondamentale per lo sviluppo umano dei popoli.

Le ragioni per cui il potere invisibile intende censurare il dissenso politico in internet appare evidente. Blog, social network, sono anche lo specchio della società ed, in genere le opinioni libere sono un pericolo concreto per il potere poiché consentono ad una vasta platea di persone di leggere pensieri opposti ai Governi e questo farebbe sorgere un processo mentale:  il dubbio, il ragionamento a coscienze addormentate dalla televisione. Le SpA non  possono permettersi il rischio di perdere il controllo della masse.

Sono forti e paradossali le contraddizioni di oggi: internet che consente la libera espressione nell’universo della rete (mondo virtuale) e la vita “fascista” reale dove non puoi neanche scegliere un tuo dipendente da eleggere e, non puoi neanche partecipare direttamente alle deliberazioni della tua comunità.

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di Andrew G. Marshall, tratto da Nexus New Times N. 82 ott-nov 2009, pagg. 11-18

Nexus new Times N.82

Il 16 marzo 2009 la Itar-Tass riportava che “la Russia esprime il parere che il summit del G20 in programma in aprile a Londra dovrebbe iniziare ad approntare un sistema di gestione del processo di globalizzazione e a considerare l’eventualità di creare una valuta di riserva internazionale, ovvero una ‘valuta di super riserva’… che verrà emessa da istituti finanziari internazionali”. La Russia ha affermato che ‘appare opportuno riconsiderare il ruolo dell’FMI nel contesto di tale processo, nonché stabile l’eventualità e la necessità di adottare misure che consentano agli SDR (Diritti di Prelievo Speciali, ndt) di diventare una valuta di super-riserva riconosciuta dalla comunità internazionale”.

Il 23 marzo il Financial Times riportava che la banca centrale cinese “ha proposto di sostituire il dollaro come valuta di riserva internazionale con un nuovo sistema globale controllato dal Fondo Monetario Internazionale”, con l’intento di far si che la valuta di riserva mondiale sia “scollegata dalle singole nazioni” nonché “capace di mantenersi stabile sul lungo periodo, eliminando in tal modo gli inerenti difetti determinati dall’impiego di valute nazionali basate sul credito”. Il principale economista cinese della HSBC ha dichiarato: “Vi è una chiara indicazione che la Cina, principale detentrice dei beni finanziari in dollari statunitensi, è preoccupata del potenziale rischio inflazionistico determinato dal fatto che la Federal Reserve stampi moneta”. […]

Parte finale dell’articolo:

[…] Nelle intenzioni il controllo di tale sistema, secondo un’impronta feudale, doveva essere affidato alle banche centrali del mondo che agivano di concerto, in base ad accordi segreti raggiunti in occasione di frequenti convegni ed incontri privati. Il vertice di tale sistema doveva essere la Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea, in Svizzera, una banca privata di proprietà e sotto il controllo delle banche centrali mondiali, a loro volta corporazioni private.

Ovviamente, le attuali “soluzioni” proposte per risolvere la crisi finanziaria globale avvantaggiano i soggetti che tale crisi hanno provocato, a scapito di coloro che sono destinati a subirne in massima parte gli effetti: diseredati, poveri e indebitati di tutto il mondo.

Suddette soluzioni proposte rappresentano le dimostrazioni e l’attuazione dei definitivi scopi generazionali dell’élite globale e, di conseguenza, rappresentano le condizioni meno favorevoli per la stragrande maggioranza della popolazione mondiale.

Di fondamentale importanza è che la popolazione mondiale agisca con incisività contro tali “soluzioni” e inauguri una nuova era dell’ordine mondiale, l’Ordine Mondiale del Popolo; la soluzione risiede nel governo e nelle economie a livello locale, affinché la popolazione rivesta un ruolo di maggior peso nel determinare il futuro e la struttura della propria economia politica e, quindi della propria società.

Grazie a questa alternativa di economie politiche locali, in congiunzione con inedite popolazione globale e democratizzazione internazionale delle comunicazioni tramite internet, in prospettiva disponiamo dei mezzi e della possibilità di plasmare la più diversificata estrinsecazione di culture e società che l’umanità abbia mai conosciuto.

La risposta risiede nell’interiorizzazione del destino e del potere umano di ciascun individuo, nonché un rifiuto dell’esteriorizzazione del destino e del potere umano verso un’autorità globale a cui hanno accesso esclusivo solo alcuni soggetti selezionati.

Interiorizzare il destino e il potere umano significa comprendere il dono della mente umana, la quale ha la facoltà di impegnare il pensiero oltre il mero dato materiale, come cibo e riparo, e di avventurarsi nel regno del concettuale.

Ogni individuo possiede – nel proprio intimo – la capacità di valutare criticamente sé stesso e la propria esistenza. Ora è giunto il momento di utilizzare tale facoltà con l’obiettivo di interiorizzare le nozioni di destino e di potere umani.

Per quale motivo ci troviamo qui? Dove ci stiamo dirigendo? Dove dovremmo dirigerci? In che modo arriveremo in tale luogo?

Le presunte risposte a tali quesiti ci vengono offerte da un ristretta élite globale, la quale paventa le ripercussioni di quanto accadrebbe se la popolazione mondiale iniziasse a trovare da sé una risposta ad essi.

Io non conosco le risposte, tuttavia so che esse risiedono nella mente e nello spirito degli esseri umani che hanno vinto e continueranno a vincere le più importanti sfide poste all’umanità e che senza dubbio trionferanno sul Nuovo Ordine Mondiale.

Vaccino e Influenza Suina: firma per il diritto ad essere informato! Le persone hanno il diritto di conoscere la natura innocua di questa influenza, i rischi connessi all’uso di un vaccino inutile, non ancora sperimentato né sottoposto ai controlli necessari e gli interessi economici che sono all’origine di questa grande speculazione.

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