Nel concreto: azioni che si possono fare.


L’anno 2011 sarà certamente ricordato per le manifestazioni di protesta contro il pensiero dominate dell’élite. Il 15 ottobre 2011 in circa 82 capitali i cittadini manifestano apertamente contro la Banca Mondiale, contro il Fondo Monetario Internazionale e contro l’élite dei banchieri che sfruttano i burattini addomesticati nei partiti politici. I cittadini chiedono maggiore democrazia diretta, più diritti per i lavoratori, chiedono una vera giustizia e l’uso di nuovi criteri per misurare la “ricchezza”.

Queste rivoluzioni non sotto tutte uguali, basti ricordare l’aggressione della NATO contro la Libia per uccidere Gheddafi, messo li decenni prima proprio dagli USA, per rubare petrolio e controllare l’acqua. Alcuni giornalisti presenti hanno apertamente dichiarato di aver visto agire “agenti speciali occidentali” sia per mettere in scena la “ribellione dal basso”, e sia per addestrare gli avversari di Gheddafi con armi costruite ed in uso alle forze occidentali.
Si tratta del sistema ampiamente descritto dal “sicario dell’economia” John Perkins, dove prima entrano in scena gli “esperti” economisti presentando studi manipolati per convincere i Governanti, poi si tenta con la corruzione, ed in fine si prova con l’omicidio del leader. Se falliscono tutti questi tentativi arrivano i militari. Questo schema è stato usato in Sud-America, in Afganistan e in Iraq, poi in Libia.
Oltre a questi strumenti, per il controllo dell’Europa e per i Paesi ex-Urss, i think tank USA hanno elaborato la strategia delle “rivoluzioni colorate”, dove esperti di comunicazione, informatica e nuove tecnologie provano a psico-programmare giovani ingenui per avviare manifestazioni di protesta. I media addomesticati daranno risalto a questi ragazzi per giustificare l’ingresso delle SpA o un eventuale uso della violenza contro il “dittatore” di turno, se questi non si piegherà alla volontà dell’élite bancaria l’uso della violenza, come si è visto, è ampiamente sperimentato in vari contesti, il caso italiano più noto per orientare le scelte politiche è l’omicidio di Aldo Moro.

Da un lato assistiamo a rivoluzioni palesemente pilotate e dall’altro sono proprio i cittadini americani che protestano contro i Governi, di destra o di sinistra, poiché, finalmente, esiste una discreta parte della popolazione che ha compreso l’inganno delle finte democrazie rappresentative.

Da un lato l’élite si insinua fra cittadini psicologicamente deboli e li addomestica con le nuove tecnologie, li controlla meglio con facebook (evoluzione moderna della moneta elettronica); da un altro lato, cittadini consapevoli sfruttano le nuove tecnologie per condividere conoscenze tenute nascoste ed utili a risvegliare le coscienze addormentate per raggiungere una massa critica importante, per un’evoluzione antropologica, indispensabile, per progettare le nuove comunità veramente libere, poiché, nella realtà pratica, è già possibile arrivare all’autosufficienza in armonia con la natura, quindi liberi dalle SpA.

Fra esseri umani civili si scambiano merci, beni e servizi su condizioni di sussistenza e reciprocità in equilibrio ecologico e non per profitto (politica delle risorse). La natura non conosce il profitto (fotosintesi clorofilliana). La specie umana ha certamente bisogno di un riparo, cibo e vestiti. Queste attività e funzioni si sono sempre svolte senza l’invenzione delle Borse telematiche e senza SpA. Nella storia dell’umanità il maggior benessere si è avuto da altri esseri umani che hanno condiviso conoscenze socialmente utili. Ad esempio durante il secolo scorso, il boicottaggio dei brevetti di Tesla ha consentito lo sviluppo delle tecnologie inquinanti poiché sono legate a vettori energetici: gli idrocarburi, che devono essere ricercati, estratti, trasformati e trasportati (costo di produzione), mentre nella realtà fisica l’energia scoperta da Tesla, e di cui abbiamo bisogno è libera e gratuita senza nessun costo di estrazione e trasporto. Se da duecento anni usiamo ancora automobili a petrolio è perché in questo modo si creano consumi, cioè dipendenza. Se nelle nostre abitazioni si usa scaldare i cibi col gas, la motivazione è la stessa, si diffondono tecnologie che creano consumi e cioè dipendenza da qualcuno. Gli elettrodomestici sono progettati con regole di obsolescenza pianificata, poiché quando rotti creano maggiori consumi e quindi dipendenza, addirittura il costo di riparazione e prossimo al costo di un nuovo acquisto, aumento dei rifiuti. La specie umana, dopo le rivoluzioni industriali è l’unica specie che si è inventata la schiavitù fra simili, poiché non tutti gli individui, oggi, sono capaci di auto prodursi cibo e provvedere alla sopravvivenza.

Nelle università gli allievi sono psico-programmati al concetto fuorviante e, bugiardo, che con l’aumento dei consumi si ha una maggiore crescita economia e questa porti ad un maggiore benessere (obsolescenza pianificata). Chi trasmette questo pensiero criminoso o è psico-programmato a sua volta o, è in mala fede. La società è in crisi poiché si trasmettono dogmi figli di concezioni criminali che contemplano l’egoismo, l’accaparramento di ricchezze nelle mani di pochi, e la crescita infinita ignorando alcune leggi della natura, evitando deliberatamente di tutelare i diritti umani.

Oggi la corruzione a livello universitario è legata al fatto di trattare gli studenti stessi non come discenti autonomi, bensì come liberi consumatori e acquirenti non ancora legati a marche particolari, insomma clienti di servizi didattici. Le corporation vedono un mercato del valore di duecento miliardi di dollari l’anno costituito da una fascia particolarmente interessante di giovani americani che cercano ancora le marche e sono in grado di controllare un reddito disponibile molto elevato, oltre ad influenzare le decisioni di acquisto dei loro genitori e di altri adulti. […] Le aziende non si limitano tuttavia a trasformare l’istruzione in merchandising; infatti, convertono il merchandising in istruzione, facendo di ogni momento della vita di un bambino un’occasione commerciale: pop-up su internet – luogo dove i ragazzi di oggi, abbandonate le ben più sane biblioteche, fanno i compiti; festività e ricorrenze originariamente di ispirazione religiosa trasformate in maratone dello shopping.[1]

Che differenza c’è fra chi ti spara un colpo di pistola e chi deliberatamente sta inquinando per avere una maggiore produttività?

Ecco un esempio concreto circa gli effetti del pensiero produttivo: Eternit, definito come il processo del secolo per il numero di parti civili coinvolte. Il miliardario svizzero Stephan Schmidhaeny e il barone belga Louis De Cartier De Marchienne sono accusati delle morti legate alla lavorazione dell’amianto nelle quattro sedi italiane di Cavagnolo (Torino), Casale Monferrato (Alessandria), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli). Secondo l’INAIL “basta il conteggio delle vittime per dare la portata della tragedia: 1.378 a Casale Monferrato (più sedici di una ditta esterna), 118 a Cavagnolo, due a Rubiera e 384 a Bagnoli. A questi si aggiungono 697 operai gravemente malati e i privati cittadini: un deceduto a Cavagnolo, 252 a Casale Monferrato, quattro a Rubiera, tre a Bagnoli. Un vero “disastro”, come si legge nel capo d’accusa, generato dalla dispersione nell’aria delle fibre d’amianto. E non è dell’amianto che  voglio scrivere perché la stampa ed i media faranno la loro parte. Voglio solo manifestare la mia delusione perché questo processo come tanti altri potevano esser già “vinti”, se così possiamo dire. Con lo strumento della VERA class action tutte le parti lese avrebbero potuto creare una classe di cittadini. Sarebbe bastata una sola squadra di avvocati con un semplice contratto fra lo studio di professionisti e l’intera classe. I professionisti si sarebbero preoccupati di tutto: fare ricerche, analisi con i migliori medici specializzati col fine di quantificare i danni biologici e morali ed i cittadini, i parenti delle vittime non avrebbe speso nulla, perché la class action è gratis. Gli avvocati della classe, in sede stragiudiziale, avrebbero chiesto il risarcimento del danno ipotizzato di 5 miliardi di euro. Insomma i Tribunali non sarebbero stati direttamente coinvolti ma solo nel caso in cui la società avrebbe rifiutato la richiesta correndo il rischio di pagare il doppio in caso di avvio di causa civile, cioè 10 miliardi di euro (danno punitivo). Questo è ciò che avviene in Paesi dove esiste tale strumento giuridico e funziona ed, è quello che sarebbe accaduto anche in Italia se negli anni passati il Governo Prodi prima e quello Berlusconi dopo non avessero ostacolato il coordinamento nazionale “Reset Class Action” che raggruppa quasi tutto il Terzo Settore, enti no-profit e comitati di cittadini. Gli italiani se non fossero così disinformati e manipolati non dovrebbero sostenere un sistema (banche-partiti-SpA) che di fatto li ha resi schiavi. Il dramma del nostro popolo è in queste cifre (elezioni politiche aprile 2008): PDL Berlusconi coalizione 17.064.506 voti (PDL 13.629.464, Lega Nord 3.024.543, Mpa 410.599) PD Veltroni coalizione 13.689.330 voti (PD 12.095.306, Idv 1.594.024). Tutti questi partiti hanno osteggiato l’introduzione della vera class action, su 945 parlamentari solo 7 hanno dialogo con noi, coordinamento[2].

Purtroppo, in merito all’azione collettiva efficace gli aspetti corporativi degli Ordini professionali giocano un ruolo a svantaggio dei cittadini. Il retaggio culturale della maggioranza degli avvocati italiani è pesante. Essi ottengono profitti consistenti per mezzo di processi lunghi poiché la media delle loro parcelle è più bassa rispetto ai colleghi europei, per cui se ci fosse la vera class action, quella all’americana, essi si troverebbero nelle condizioni di dover tutelare realmente il diritto dei propri assistiti perché scatta un meccanismo di competizione. Essi dovrebbero imparare a fare gli avvocati ed avviare rapporti di consulenze affidabili, serie e precise per dimostrare la veridicità della parte assistita e se dovessero fallire, come ogni vero imprenditore, rischierebbero di tasca loro. E’ paradossale ma gli avvocati combattano contro i propri interessi, poiché con lo strumento della vera class action, quelli bravi, che sono la minoranza, avrebbero i loro compensi e quelli meno bravi dovrebbero cambiare mestiere e, siccome la loro obsoleta corporazione tutela gli interessi di tutti, essi sono contrari alla class action all’americana.

Le città moderne sono state progettate per le automobili e non per i cittadini. Ma in realtà, per avere una buona mobilità è efficace il principio cardine: prima cammina, poi vai in bici e poi in macchina. Un’indagine conferma il pessimo stile di vita degli italiani indotto dalla programmazione mentale della pubblicità e rivela che il 65% usa l’auto per spostarsi.[3]

Moriremo tutti sepolti dalle macchine: di questo passo l’iperbole rischia di avvicinarsi alla realtà perché il nostro parco circolante auto continua a crescere senza fine: +4,92% negli ultimi cinque anni. Un record inaudito non tanto per l’incremento percentuale (che comunque non si può ignorare perché siamo passati dalle 34.636.594 auto del 2005 alle 36.339.405 del 2009…) ma perché in Italia siamo già ampiamente oltre la soglia di guardia con la più alta concentrazione di macchine in Europa grazie all’incredibile rapporto di 59 vetture ogni 100 abitanti. […] Tante tantissime e non solo in rapporto alle strade che sono le stesse dagli anni Sessanta ma anche rispetto alla superficie della nostra nazione le auto iniziano a diventare troppe: se saldassimo insieme tutte le carrozzerie delle macchine in Italia arriveremmo all’incredibile numero di 248 mila ettari, ossia 248 chilometri quadrati: come se Milano e Firenze fossero interamente ricoperte di lamiera. Il fenomeno, forse è questa la cosa più strana, sembra sfuggito ai più. [4]

Ciò può avvenire con un miglioramento della sicurezza stradale a favore di soggetti più svantaggiati, con la costruzione di piste ciclabili e soprattutto una pianificazione urbanistica integrata che non trascuri il traffico non motorizzato, ma lo metta in primo piano[5].

I cassetti degli uffici tecnici comunali sono pieni di progetti sostenibili, di buon senso. L’architetto italiano Paolo Soleri è stato, nel periodo contemporaneo ed industriale, uno dei primi tecnici a progettare e realizzare una città sostenibile: Arcosanti, in Arizona (1970). Nel volume “Arcologia: la città ad immagine d’uomo“, Soleri descrive le soluzioni per comprimere e compattare le strutture urbane verso il tridimensionalismo e combattere l’espansione urbana bidimensionale[6].

Il tema della città sostenibile torna di moda, ma la questione non è di natura tecnica, cioè il problema non è saper progettare spazi adeguati e rispettare l’ecologia, ma la questione è di natura politica ed economica, ed anzi speculare sui problemi sanitari, ecologici ed ambientali è ciò che sta accadendo ed il sistema di potere sta continuando ad erodere risorse finite progettando nuove città anziché porre rimedio in quelle già esistenti. In Italia, anziché rivalutare la tradizione urbana rinascimentale, o studiare modelli come quelli di Soleri si pianificano speculazioni edilizie firmate anche dalle “archi-star” (usare l’autorità mediatica dei personaggi per manipolare la percezione pubblica). Nel corso degli anni siamo passati dagli “standard minimi quantitativi”[7] a principi di “eco-densità”, raramente applicati.

Il principio ispiratore delle scelte politiche non è il buon senso, poiché i soldi contano più della vita umana. La maggioranza dei piani urbanistici sono strumenti che consumano suolo e non sono pensati per soddisfare l’interesse pubblico ed i bisogni reali. I Consigli comunali sono responsabili di disastri sanitari[8] ed ambientali. E’ necessaria una volontà politica popolare per introdurre l’etica nella politica. Alcune buone pratiche amministrative sono documentate e si ispirano al concetto di territorialità, o a percorsi di progettazione partecipata dove i progettisti dialogano direttamente con i cittadini. Ecco alcuni commenti: “tra i sistemi di pianificazione operanti nel mondo occidentale quello italiano è forse uno dei più burocratizzati e più lontani dal mondo della vita (Giusti, 1995). Colmare il burrone tra burocrazia del piano e corpo vivo della città è un compito così grande che è meglio sperimentare e incominciare da tutte le parti. Accrescere il grado di concretezza, vicinanza alla gente, e capacità di ascolto dei sistemi di pianificazione è quindi un obiettivo che è possibile avvicinare in molti modi.”[9]

Diego Caltana racconta di “35 anni di progettazione partecipata” a Vienna. “Un’esposizione dedicata al modello viennese per il rinnovamento urbano racconta gli investimenti seguiti all’entrata in vigore della legge per il risanamento urbano varata nel 1974. Per contrastare gli aspetti più radicali di questo provvedimento legislativo un gruppo di sociologi, architetti e artisti, ma anche tecnici comunali e politici locali, presentano un programma di dodici punti per indirizzare il risanamento evitando che si trasformasse nella demolizione di intere aree degradate con la conseguente dispersione dei loro abitanti. Questi vennero invece coinvolti nei processi decisionali, dando vita ad un’esperienza apripista per la progettazione partecipata.”[10]

Riccardo Iacona, nell’inchiesta “case da pazzi” in “Presa Diretta”, andata in onda su RAITRE il 13 febbraio 2010, mostra come il Comune di Parigi faccia l’opposto dei comuni italiani e cioè l’Ente pubblico compra immobili, li ristruttura e li concede al popolo con tre modalità: un affitto sociale, uno agevolato ed uno calmierato a seconda dei redditi dichiarati per evitare che i cittadini, costretti dal libero mercato, debbano lasciare la città. Funziona proprio così, nuove case popolari nel centro di Parigi per garantire un giusto prezzo, il Comune deve soddisfare ben 115.000 domande per gli alloggi e l’Assessore competente dichiara di aver soddisfatto 30 mila nuovi alloggi lo scorso mandato mentre consegnerà altri 45 mila nel mandato in corso. L’ultimo anno hanno acquisto altri 12 mila appartamenti da ristrutturare e consegnare.

Così titola un paragrafo del testo 50 anni di urbanista in Italia 1942-1992: “La ricostruzione post bellica al di fuori di una politica di piano generale”, solo il titolo lascia intendere in che modo si siano costruite le città italiane. I piani di ricostruzione si caratterizzavano per l’assoluta permissività urbanistico-edilizia e per la rapidità dei tempi di approvazione e di attuazione, garantiti anche da “concessioni” dei poteri di intervento dello Stato a operatori privati per la realizzazione delle opere di demolizione, ricostruzione e nuova costruzione[11]. Com’è ben testimoniato dalla storia, il ricorso a procedure amministrative in deroga a quelle ordinarie è accaduto tutte le volte che si pensava di poter agire in fretta. Gli effetti disastrosi sono percorribili tutti i giorni, la maggior parte delle città italiane sono inospitali, irrazionali, spazi inadeguati, speculazioni edilizie, e tutto questo condiziona in maniera determinante, ed in peggio, la vita dei suoi abitanti.

Un’inchiesta di Riccardo Iacona: “Terremoto” in “Presa Diretta” andata in onda il 13 settembre 2009 su RAITRE[12] ha mostrato un quadro a dir poco inquietante sui controlli, a monte, nelle procedure di progettazione sulla sicurezza degli edifici. Un ingegnere del Genio civile calabrese confessa a Domenico Iannacone, inviato da Iacona:

«…un tecnico regionale non è tenuto ad entrare nel merito, l’importante è che formalmente la copertina di un elaborato prescrive relazione geologica, relazione geotecnica, calcolo sulle fondazioni… ma poi dentro ci può essere… un calcolo di un altro fabbricato, una relazione di un’altra struttura, questa è la verità… si una volta che avviene il deposito ormai è andata… si a costruire con quello che è stato il deposito lei va al Comune e le rilascia il permesso per costruire ed è chiuso il discorso»

In Italia, la prevenzione primaria del territorio è stata sempre trascurata, nonostante sia la pianificazione più importante poiché salva vite umane.[13]

Lo schiaffo morale a questa malsana idea di derogare la democrazia viene proprio da quei Paesi che noi chiamiamo in via di sviluppo. A Porto Alegre (Brasile), nelle favelas, dal 1989 è stato introdotto il “bilancio partecipativo”[14], ciclo di assemblee popolari tematiche, dove i cittadini possono proporre come destinare parte del bilancio pubblico comunale. Questa procedura ufficializzata con una riforma amministrativa ha dato luogo a trasformazioni urbane volte a cancellare anche le favelas.

Ancora una volta la storia, maestra di vita, demolisce tutte le credenze indotte dal potere invisibile. Dove c’è più democrazia c’è maggiore efficienza, più controllo, più trasparenza e meno corruzione. Ma le prove sono un po’ ovunque, la Svizzera è la Confederazione democratica dove i cittadini per mezzo di efficaci strumenti di democrazia diretta deliberano senza alcun intermediario su tutti i temi che li riguardano[15].

Nel sistema politico svizzero il popolo ha spesso l’ultima parola grazie alla possibilità di lanciare un referendum o un’iniziativa.[16]

Il potere supremo appartiene al sovrano, cioè al popolo (art.1 Cost.). Partendo da questa consapevolezza in molte città, almeno 500 nel mondo, i dipendenti eletti usano strumenti partecipativi pratici col fine di pianificare ed organizzare il territorio seguendo le direttive – priorità – dei cittadini. Le pratiche partecipative vincolanti (e non consultive) stanno diventando ordinaria gestione degli Enti locali, soprattutto nel resto del mondo. In Italia, i partiti politici, ottimi camerieri del reale potere, fanno di tutto per scoraggiare la partecipazione attiva dei cittadini per evitare di perdere il controllo sui soldi pubblici. Persino il legislatore italiano (Parlamento) ha previsto l’introduzione degli strumenti di democrazia diretta e partecipativa ma i partiti si guardano bene dall’introdurli negli statuti onde evitare che cittadini informati possano mettere il naso negli affari del potere invisibile. I cittadini dovrebbero sapere che la democrazia non è delegare tutto ai dipendenti eletti, quella è la democrazia rappresentativa, una forma di potere oggi degenerata anche per mezzo dell’apatia politica dei popoli. Le persone socialmente più pericolose sono proprio quelle che non vogliono occuparsi di politica, ma che conservano il diritto di voto.

La prima definizione di “politica” (dal greco πολιτικος, politikós) risale ad Aristotele ed è legata al termine “polis”, che in greco significa la città, la comunità dei cittadini. (da Wikipedia)

«Un uomo che non si interessa dello Stato non lo consideriamo innocuo, ma inutile.» (Pericle, discorso alla città di Atene, V sec. a. C.)

Per cui, occuparsi del bene comune è la più alta e nobile aspirazione che l’essere umano possa compiere, cioè la politica. Il degrado culturale del nostro Paese associa l’idea di politica ai partiti degenerati poiché i cittadini italiani non si sono mai occupati direttamente del bene comune nel corso dei decenni ed a causa di questa incivile consuetudine, nell’immaginario collettivo, si crede che la politica sia una cosa sporca. Credo che per risolvere il problema bisognerebbe riformare il pensiero collettivo per stimolare la partecipazione attiva di tutti col fine di tutelare la politica: il bene comune.

Oltre al fatto che i cittadini dovrebbero smetterla di commiserarsi e lamentarsi ci sono altre buone notizie che vengono dalle buone pratiche amministrative.

La notizia straordinaria è che l’istituzionalizzazione di queste pratiche è stata spinta dai movimenti civici e non dai partiti; i cittadini hanno realizzato questa rivoluzione democratica. Il popolo ha dimostrato che con più democrazia si affrontano e risolvono i problemi concreti e non al contrario com’è avvenuto in Italia.

Nel concreto, attraverso liste civiche ben organizzate in senso democratico, i cittadini, fuori dal sistema di potere delle SpA e dei partiti tradizionali, possono concorrere ad elezioni amministrative e far introdurre tutti gli strumenti democrazia diretta, i più avanzati ed efficienti, per consentire a tutta la cittadinanza di poter approvare delibere in ambito comunale, provinciale e leggi in ambito ragionale senza l’intermediazione dei Consigli. In questo modo chiunque avrà il potere di amministrare direttamente fuori dai ricatti del “potere invisibile” (lobby, banche ed SpA), come avviene in Svizzera da più di un secolo, e come avviene in molti Stati del mondo (negli USA, Brasile…)

Cittadini al potere, una priorità su tutto: la scuola politica.

Quando un gruppo genuino di cittadini liberi dai partiti e dai ricatti delle organizzazioni sovranazionali arriva al potere dovrà misurarsi con l’obsoleto diritto amministrativo, con dirigenti e funzionari figli del sistema. Dovrà misurarsi col governo della cosa pubblica, ma per fare cosa? La risposta giusta dovrebbe essere: restituire la democrazia al legittimo proprietario: il popolo.

La più grande evoluzione culturale che bisogna realizzare in Italia è avviare una scuola politica pubblica, un anno di corso, per formare la nuova classe dirigente per questo Paese, dove ci sono circa 8092 comuni, di cui 5693 sono piccoli comuni, poi Province (in via di “chiusura”) e Regioni, dove è necessario sostituire tutti quei dirigenti che continuano, tutti i giorni, a portare avanti gli interessi particolari delle SpA di turno e distruggono il territorio italiano.

Negli ultimi anni si è sviluppato il dibattito politico sui beni comuni al fine di sottrarli alle logiche mercantili dell’economia ortodossa, e individuare un “ente” (la comunità) diverso dallo Stato e dal privato che possa gestire acqua, energia, cibo, internet per garantirne una fruizione alle future generazioni. La risposta è: maggiore democrazia, e le società ad azionariato diffuso popolare, con l’assenza del profitto,  possono essere forme di governo locale sufficienti per tutelare l’interesse pubblico.

Un primo passo concreto dei cittadini al potere dovrebbe essere quello di imparare a misurare le attività dei dirigenti pubblici e chiedere all’organo politico azioni di responsabilità per rimuovere persone corrotte e incapaci.

Esiste un sistema dei controlli (nuclei di valutazione), e prima di concorrere per presentarsi al governo degli Enti locali i cittadini devono conoscere quali leve utilizzare per aggiustare la pubblica amministrazione che non funziona correttamente. I partiti, nel corso dei decenni, hanno posizionato all’interno degli Enti le persone di loro fiducia che continueranno a promuovere interventi che non corrispondono al mandato politico delle nuove maggioranze e faranno di tutto per boicottare le nuove forze politiche. E’ altresì importante individuare e riconoscere le competenze presenti per valorizzarle, e questo obiettivo è raggiungibile solo con la conoscenza degli strumenti da usare. Non si tratta di diventare esperti in materia, ma di capire come ci si comporta nelle istituzioni e come programmare la propria attività politica.

Ad esempio: il programma elettorale diventa “linee programmatiche di mandato” approvate dal Consiglio, comunale, provinciale o regionale e la Giunta traduce le linee in Piano Esecutivo di Gestione (PEG) per assegnare incarichi ai dirigenti tramite il Piano Dettagliato degli Obiettivi (PDO) e misurare la performance dei dirigenti. In tal senso non bisogna sottovalutare il potere e il ruolo dei dirigenti che le riforme amministrative degli anni ’90 hanno attribuito, creando a volte scompensi non indifferenti fra il ruolo dell’organo politico e quello tecnico. Tramite il PEG le idee politiche diventano atti operativi e tali documenti sono strumenti di indirizzo e di controllo degli uffici dirigenziali e dei funzionari stessi.

E’ importante padroneggiare certi strumenti per rendere concreta la rivoluzione culturale che mette al primo posto la partecipazione popolare al processo decisionale. Oggi la pubblica amministrazione, dirigenti e funzionari, non è pronta a questa rivoluzione e pertanto un soggetto politico maturo e responsabile che intende porre dei cambiamenti radicali deve necessariamente conoscere il funzionamento degli Enti locali. Uno dei principi fondamentali è la trasparenza degli atti in maniera tale che il controllo sia diffuso ed atto a comprendere e misurare con efficacia l’azione istituzionale grazie alle informazioni concernenti ogni aspetto dell’organizzazione in ossequio al buon andamento e all’imparzialità obbligataria negli Enti locali.

Un altro aspetto politico e strategico molto importante è quello di adattare la pubblica amministrazione al cambio di paradigma culturale. Cosa significa? La preoccupazione principale dell’attuale classe dirigente non quella di mettere in pratica il programma elettorale, ma quella di dare priorità gli indicatori economici: rapporto debito/PIL e patto di stabilità. E’ altrettanto noto che questi criteri sono obsoleti e fuorvianti, poiché una buona azione politica non si misura con gli indicatori di bilancio, ma con la qualità e quantità dei servizi erogati figli delle scelte politiche. Il Benessere Equo e Sostenibile (BES) ci informa che gli Enti devono misurare dimensioni come la salute, l’ambiente, il benessere economico, il lavoro e la conciliazione coi tempi di vita, i rapporti sociali, il paesaggio e il patrimonio culturale. Tutte dimensioni importanti che arricchiscono di valori importanti le comunità in cui viviamo. L’ISTAT e il CNEL hanno individuato ben 134 indicatori raggruppati in 12 dimensioni (BES) che sono la sintesi della complessità sociale. Per capire bene di cosa parliamo citiamone alcuni: i “siti contaminati”, la “qualità delle acque costiere marine”, “l’energia da fonti rinnovabili”, la “speranza di vita alla nascita”, la “soddisfazione delle relazioni amicali”, la “percentuale di persone di 14 anni e più che si dichiara molto soddisfatta per il tempo libero”, la “preoccupazione per il deterioramento delle valenze paesaggistiche”, la “soddisfazione per il lavoro svolto”, il “livello di competenza numerica degli studenti”, la “sedentarietà: persone di 14 anni e più che non praticano alcuna attività fisica”, la “preoccupazione per la perdita di biodiversità” ed i “flussi di materia”.

La Corte Costituzionale ragionando sulla convergenza fra tutela del paesaggio (art. 9) e diritto alla salute (art. 32) ha stabilito che anche la tutela dell’ambiente è un «valore costituzionale primario e assoluto» in quanto espressione di interesse diffuso dei cittadini, che esige un identico livello di tutela in tutta Italia, come mostra nell’art.9 il cruciale termine Nazione. Ambiente, paesaggio, beni culturali formano un insieme unitario e inscindibile la cui estensione corrisponde al territorio nazionale; fanno tutt’uno con la cultura, l’arte, la scuola, l’università e la ricerca. Con esse concorrono in misura determinante al principio di uguaglianza di tutti i cittadini, alla loro «pari dignità sociale» (art .3), alla libertà e alla democrazia: perciò la loro funzione è costituzionalmente garantita.[17]

Se pensiamo ai piccoli comuni, popolazione inferiore ai 5000 abitanti, che sono ben 5693 (70,3% delle amministrazioni) secondo una ricerca ANCI del 2009, e dove risiede il 17,2% della popolazione italiana (più di 10 milioni di abitanti), dovrebbe saltare alla nostra vista che è urgente porre come priorità il rinnovo delle classe dirigenti pubbliche in questi piccoli enti. Bisogna avviare un ragionevole “piano di adeguamento” alle opportunità delle nuove conoscenze e tecnologie in tema di organizzazione del lavoro tramite internet e per mezzo delle moderne pianificazioni strategiche tramite l’approccio olistico. In questi piccoli enti è molto più semplice adottare il BES e pianificare le idee politiche di una decrescita felice verso una prosperanza di questi territori. Questi comuni possono essere un buon modello per quelli più grandi, pertanto è più semplice ed efficace iniziare in ambiti territoriali più ricchi di risorse importanti, la storia contadina e la natura, e più sensibili a raccoglie nuove risorse umane.

Uno strumento di accesso diretto alle informazioni.

Il codice dell’amministrazione digitale (D.Lgs. 7-3-2005 n.82) finalizzato alla semplificazione e al riassetto della normativa in materia di informatica nelle pubbliche amministrazioni[18]. Con l’applicazione del codice si possono effettuare seri controlli comodamente da casa, gli strumenti digitali sostituiscono le lettere inviate con raccomandate che hanno stesso valore legale.

Sul diritto all’informazione: una sentenza della Corte dei Conti dell’87 così suonava: uno “degli strumenti di prevenzione (dell’ambiente) è proprio quello della responsabilizzante informazione dell’opinione pubblica sulle problematiche di tutela del bene ambiente“. Negli anni successivi si affermò una corrente dottrinale, nota col nome di “dottrina dei nuovi diritti civici” […] Il diritto all’informazione ambientale è divenuto un “diritto pubblico soggettivo[19].

Ora, presso gli uffici dell’ACI e dell’INPS è possibile chiedere gratuitamente il rilascio della posta elettronica certificata (PEC). Il cittadino con l’uso della PEC, senza sprecare tempo e danaro, può verificare se le amministrazioni applicano il principio di precauzione[20]: criterio base per una corretta valutazione ambientale.

Consigli pratici: se siete minacciati da rischi sanitari ed ambientali per mezzo di un’attività industriale ed avete dubbi circa la regolarità dei permessi siete autorizzati e moralmente coinvolti nel controllo del territorio poiché i primi ad agire devono essere i cittadini[21].

A chi inviare richiesta di copia di atti e documenti? Al Sindaco, al direttore generale dell’azienda sanitaria ed all’ufficio igiene e prevenzione, ed all’ARPA[22].

Cosa chiedere? Chiedete se l’azienda ha depositato regolare copia della Valutazione dell’Impatto Ambientale (VIA) e Autorizzazione Integrata (AIA), chiedete se sia stata effettuata anche una Valutazione dell’Impatto Sanitario (VIS), chiedete dove siano le centraline per il controllo delle polveri sottili (PM10, PM2,5). Bisogna sapere che i Sindaci hanno responsabilità civili e penali sulla sicurezza e sulla salute pubblica per cui le prime richieste vanno inoltrate a loro, le successive vanno al Direttore generale dell’Azienda sanitaria poiché anch’egli ha responsabilità civili e penali, egli/ella è stato/a nominato/a dal Presidente della Regione.

Inoltrate richieste al responsabile dell’ufficio di igiene e prevenzione dove potrebbero esserci delle indagini epidemiologiche e tossicologiche, svolte in passato, utili a conoscere lo stato di salute della popolazione nel corso degli anni. In fine per il monitoraggio ambientale chiedete informazioni all’Agenzia regionale ambientale (ARPA) o al Ministero dell’Ambiente. Fate leggere i documenti da specialisti, valutatori ambientali indipendenti, biologi, epidemiologi, tossicologi. Illeciti e reati potrebbero essere diversi, omissioni di ufficio[23] o falsi ideologici[24]. Purtroppo non è difficile riscontrare documenti pubblici firmati da tecnici compiacenti, distratti o corrotti. Purtroppo, bisogna sapere in partenza che le attuali norme ambientali non tutelano efficacemente la salute poiché le polveri più pericolose, le nanopolveri[25] (PM1-PM0,1), prodotte dai processi di combustione non vengono monitorate. Nonostante questo sia ben conosciuto e studiato nella medicina del lavoro[26].

Leggere i bilanci

Per cominciare a fare politica con una certa consapevolezza esiste una strada molto semplice: accedere al bilancio pubblico del proprio comune e studiare il Piano Esecutivo di Gestione (PEG) poiché è lo strumento redatto dalla Giunta comunale rispetto alle linee programmatiche di mandato approvate dal Consiglio, ove sono indicati, per aree tematiche, i capitoli di spesa e il piano dettagliato degli obiettivi per misurare la performance dei dirigenti pubblici. Questi documenti, linee programmatiche, bilancio e PEG, sono pubblici e spesso si trovano on-line sul sito del proprio comune. In questo modo i cittadini possono sapere come e dove sono state destinate le risorse pubbliche. Valutare questi documenti è il modo più corretto per misurare nel merito il mandato elettorale dei dipendenti eletti. Un funzionario pubblico è in grado di aiutare i cittadini nella lettura di questi documenti ed è sufficiente studiarli una volta per condividere lo schema di lettura di questi atti, e avviare un processo virtuoso di comprensione dei metodi della pubblica amministrazione utili a far funzionare un comune.

Dal punto di vista di una partecipazione popolare efficacie sarebbe molto importante apprendere i metodi di coinvolgimento e deliberazione derivanti dai bilanci partecipativi, e introdurre le priorità della cittadinanza attiva nei piani pluriennali pubblici.

E’ scontato, forse non tanto, ma per fare una buona politica è necessario conoscere prima di deliberare, ed oggi le istituzioni politiche sono piene di persone ignoranti, incapaci e corrotte. Un buon servizio allo Stato è quello di cambiare la classe dirigente politica e tecnica con persone capaci e preparate che adottino la Costituzione come programma politico e siano dotate di alto senso etico. La semplice sostituzione di una classe dirigente corrotta con una classe dirigente non corrotta, lascia il problema dell’ignoranza e dell’incapacità e determina un danno economico allo Stato poiché l’immaturità e l’incapacità di governare rallentano e frenano le attività politiche – si ferma la pianificazione – e peggiora la qualità dei servizi da erogare. Nella sostanza il cittadino qualunque che non abbia svolto una scuola politica e di pubblica amministrazione non riesce a prendere decisioni importanti per tutelare l’interesse pubblico, anzi, egli è facilmente raggirabile da dirigenti esperti, ma corrotti. Se questo ragionamento appare persino banale, bisogna ricordarsi che in Italia non esistono più i partiti popolari di massa che formano le classi dirigenti, e tanto meno esiste una scuola politica pubblica. Il problema del rinnovo della degli amministratori del futuro è nodale per un Paese che intende riprendersi il ruolo politico che gli spetta. Una Nazione priva di politici preparati, capaci, responsabili ed eticamente corretti non ha futuro e pertanto la speranza di cambiamento devo avere come priorità la formazione culturale, la buona volontà non è sufficiente, bisogna sviluppare capacità di governo.

Energia e tecnologie

La noia ossessiva del teatrino politico ci ripete: non c’è lavoro? Il problema è la crescita! La cronaca politica racconta un’altra realtà legata all’incapacità dei dipendenti eletti: “Il commissario Ue alle Politiche regionali lancia l’allarme sullo scarso impiego dei fondi comunitari. Il rischio di perdere ingenti finanziamenti per l’incapacità di spenderli riguarda in particolare la Campania.”[27] I fatti dimostrano che anche di fronte ad opportunità e strategie deliberate, esiste una problema legato all’ignoranza dei dipendenti eletti che non informano adeguatamente i cittadini, e gli stessi non si organizzano per crescere culturalmente e affrontare direttamente i problemi del territorio per migliorare la qualità della propria vita.

Quando il lavoro non c’è, si inventa, siamo esseri umani creativi. Numerosi addetti nascono dall’indotto della ricerca e del riciclo dei materiali. Altri impieghi sono necessari nella riduzione della domanda di energia e nella diagnosi energetica del patrimonio edilizio esistenze. I dati di Terna[28] confermano che l’Italia non ha bisogno di importare energia: “quasi stazionaria la domanda di energia elettrica in Italia: – 0,1% sul 2007” e, gli usi finali ci mostrano uno spreco enorme per l’inefficienza dei volumi costruiti e dei trasporti.

E’ utile rivedere sul sito internet della RAI un’inchiesta di Michele Buono e Piero Riccardi, “a tutto gas”, andata in onda su RAITRE il 29 ottobre 2006, in Report, consentì a tutti di capire il “motivatore” della “produzione” energetica dell’ENI. Enzo Mangini, giornalista di “Carta”, rispondendo alle domande di Buono, disse:« Stando a questo master plan è probabile che in Italia si creerà una bolla di offerta di gas, cioè ci sarà più gas di quello che l’Italia sarà capace di consumare». L’azienda mostrava che il loro interesse era produrre più energia rispetto al reale fabbisogno: più offerta rispetto alla domanda, lo stesso modus operandi delle banche per mezzo del moltiplicatore monetario. Tutto ciò per soddisfare gli interesse di azionisti (SpA) e non un interesse pubblico. Inoltre è davvero interessante leggere un’inchiesta di Altreconomia[29] che documenta la presenza di società off shore in paradisi fiscali riconducibili ad ENI ed ENEL, lo stesso sistema di “scatole cinesi” adottato da Parmalat. Anche in questo caso è evidente che gli interessi privati degli azionisti siano opposti agli interessi pubblici.

Mobilità sostenibile (tecnologie della decrescita felice)

Ci sono diverse soluzioni e opportunità che ci consentono di migliorare la qualità della nostra vita, a volte sono scelte di vita, cambi radicali, a volte sono scelte molto più semplici, alla portata di chiunque, si tratta solamente di informarsi meglio e capire come stiamo sprecando i nostri soldi. Una di queste scelte riguarda la mobilità individuale. E’ difficile che ognuno di noi ragioni in termini di ciclo vita, ma per lo meno sarebbe ragionevole porsi una domanda semplice: quanto ci costa possedere l’automobile? Se può essere utile avere un’indicazione, tempo fa ho svolto i miei calcoli per la mia ex utilitaria e sono eloquenti, €35mila euro in dieci anni. Ebbene, sembra assurdo, ma l’acquisto di una bicicletta a pedalata assistita (pedelec, federazione europea), di livello medio-alto, si ripaga in uno o due anni al massimo. Il prezzo di una bici pedelec varia dai mille ai 2mila euro, ma ritengo che tale prezzo debba essere almeno dimezzato grazie all’esplosione del mercato, e grazie ad una normativa più intelligente – attualmente in discussione – che cancelli il limite della potenza (250W). La scelta di questa tecnologia che sostituisce l’automobile riduce o cancella sprechi e pertanto fa calare il PIL, ma produce una crescita della qualità della vita.

Gli italiani che vivono in città con salite e discese potranno godersi l’uso della bicicletta grazie alla diffusione del “doping-meccanico”, stiamo parlando della bici elettrica? No, si tratta dell’aiuto di un motore che si attiva pedalando e fare meno fatica, soprattutto in salita; in pianura lo sforzo è nullo. Le tecnologie attuali consentono di dire addio all’uso quotidiano dell’auto e all’assicurazione, addio ai distributori di benzina. Una scelta banale può farci conservare più soldi in tasca, più salute, zero traffico e meno stress, zero parcheggi e un nuovo punto di osservazione delle nostre città, più gradevole e sereno. La famiglia media di quattro persone con quattro automobili, può dismetterne almeno due e usare l’auto familiare solo per necessità irrinunciabili e per i viaggi, com’era una volta, e potrà usare quattro biciclette quotidianamente con l’evidente vantaggio per il bilancio economico familiare e psicofisico, si torna alla mobilità ecologica degli anni ’50 col vantaggio delle tecnologie degli anni duemila. Città con l’aria salubre, meno automobili e maggiori spazi aperti per la convivialità. E’ altrettanto evidente che il minor numero di auto circolanti migliora il trasporto pubblico urbano.

Ci sono diverse marche che producono e vendono tecnologie mature: Bionx, Stromer, e BH emotion. “L’anomalia” dov’è? Sono tutte aziende straniere nonostante le migliori biciclette al mondo siano italiane. Quale potrebbe essere il motivo? Le norme che limitano libertà e creatività, combinate con la scelta delle aziende italiane di produrre prioritariamente bici per le corse, e meno per i cittadini. E’ sufficiente cliccare sui loro siti – colnago, de rosa, pinarello, daccordi, bianchi, olmo – per rendersi dell’alta qualità, ma dell’assenza di offerta di bici pedelec analoghe alle potenze di Stromer. L’azienda Bosch, quella dei trapani, ha deciso di produrre motori per e-bike pedelec, adottati anche da marche di bici italiane.

Fuori dall’UE non ci sono particolari limiti di potenza, e negli USA, in Canada ci sono e-bike pedelec persino con 1000W di potenza, mentre in Italia la potenza è limitata a 250W, o al massimo 350W con velocità ridotta, sembra che l’UE stia decidendo di aumentare la potenza. Già nel 2003, in Germania, si presentavano pedelec con potenze superiori ai 250W, ma si conservava il limite di velocità dei 25 km/h. Nella vicina Svizzera non ci sono limiti di potenza e velocità. Nell’Italia saccheggiata dalla religione delle SpA si vendono, da sempre, automobili che inquinano e riducono l’aspettativa di vita, si vendono e si incentivano ancora automobili con l’obsoleto motore a scoppio, che sfrecciano sopra i 200km/h, in questa Italia dove ci sono intere città che usano la bicicletta come mezzo prioritario di trasporto siamo costretti a importare e-bike pedelec. Pertanto le norme sono palesemente sbagliate, bisogna copiare le regole svizzere e incentivare le tecnologie del buon senso. E’ sufficiente cancellare il limite della potenza per consentire di produrre bici pedelec adatte a strade con pendenze del 25-30% e far crescere un’economia verde per migliorare la qualità della vita anche nelle città. Il mercato delle bici e-bike pedelec è senza dubbio un’opportunità virtuosa del presente-futuro.

Transizione

Quali sfide dovranno affrontare le nostre città? Parlare di incertezza energetica significa riflettere sul fatto che non sappiamo prevedere quale sarà l’andamento futuro dei prezzi dell’energia, né che effetto queste fluttuazioni potranno avere, nel lungo periodo, sull’economia globale. Per i governi locali, responsabili della gestione dei servizi pubblici, della pianificazione urbana e dei trasporti, oltre che della tutela della salute economica e sociale delle proprie comunità, questa incertezza comporta un gran numero di rischi e criticità.

L’approccio che gli amministratori dovrebbero prendere nei confronti del doppio problema dell’incertezza energetica e climatica seguirà idealmente quattro linee guida:

Identificare i cambiamenti e le criticità sul piano locale provocati sia dalla presente incertezza energetica, che da quella che potrà concretizzarsi in futuro;

Mitigare quelle che sono le vulnerabilità locali, contribuendo allo stesso tempo agli sforzi globali per affrontare il picco petrolifero ed il cambiamento climatico;

Prepararsi in vista di possibili scenari avversi nel breve periodo, con eventi meteorologici estremi o improvvisa scarsità di carburante;

Pianificare per tempo quelli che sono gli inevitabili cambiamenti sul lungo termine, riducendo al minimo i disagi ed approfittando delle opportunità che offrono.

Ogni passaggio qui indicato presenta una serie di sfide, ma il primo, “identificare cambiamenti e criticità”, sembra particolarmente difficile da affrontare, poiché ci costringe ad analizzare quei sistemi complessi che reggono le nostre comunità dalle fondamenta.[30]

L’Italia deve ristrutturare l’esistente poiché progettato e costruito male. La maggioranza dei piccoli comuni ha bisogno di mantenere, recuperare e tutelare i propri territori, difenderli dagli speculatori e da opere costose ed inutili. Essi hanno bisogno di prevenzione primaria. Impiegare risorse umane in queste idee significa creare nuovi addetti in attività virtuose ed utili al bene comune. I soliti pessimisti e corrotti ci diranno: mancano i soldi. Bene, per la legge fondamentale della domanda e dell’offerta si stampa carta pubblica, libera dal debito e dagli interessi, in maniera proporzionata all’offerta di merci e servizi immateriali prodotti. La teoria del valore indotto (fine del Gold Standard e creazione della moneta dal nulla) dimostra il valore della moneta viene attribuito quando si riceve e non quando si crea.

Nonostante gli interessi di cartello dei monopoli nazionali esiste un modo per avviare la rivoluzione energetica, si tratta “solo” di volerlo fare. Oggi le stesse SpA che inquinano hanno avviato società Esco[31] ma queste non funzioneranno mai. Cos’è una Esco? E’ un società che trae profitti attraverso la ristrutturazione e la gestione energetica di grandi volumi con una particolarità, non guadagna dai consumi ma dal risparmio, l’opposto di quello che fanno le attuali aziende monopoliste. Le Esco italiane non hanno avuto il giusto successo perché gli istituti di credito condizionano il mercato. Sono sempre le banche responsabili visto che emettono moneta.

Eliminare gli errori progettuali delle consuetudini sbagliate è un’opportunità positiva di cambiamento che consente di applicare buon senso e ragionevolezza, niente di complicato e di difficile. Anzi è sufficiente fare quello che bisogna fare applicando l’etica.

Fisica tecnica ambientale[32]

Un edificio è un sistema termodinamico con superfici di delimitazione coincidente con la superficie esterna dell’involucro murario.

Energia entrante – Energia uscente + Energia sorgente = Energia accumulata

In questo caso il bilancio deve essere particolarizzato a seconda della stagione (invernale o estiva).

Energia entrante = irradiazione solare

Energia uscente = è l’energia che l’edificio disperde verso l’ambiente esterno

Energia sorgente = è la somma degli apporti interni (affollamento, lampade, motori vari …)

Energia accumulata = è l’energia accumulata nella massa dell’edificio solitamente nelle murature interne ed esterne

Il calore può essere trasmesso secondo tre modalità: conduzione, convezione, irraggiamento.

L’irraggiamento è l’energia emessa dai corpi sotto forma di onde elettromagnetiche (o fotoni) come risultato delle modificazioni nelle configurazioni elettroniche degli atomi o delle molecole. La massima potenza termica radiativa che può essere emessa da una superficie alla temperatura assoluta Ts è data dalle legge di Stefan-Boltzmann e cioè: ; dove σ = 5,67×10-8W/m2K4 è la costante di Stefan-Boltzmann, A è la superficie.

La radiazione si propaga nel vuoto o in un mezzo di trasmissione trasparente sotto forma di onde elettromagnetiche, la cui frequenza ν e la lunghezza d’onda λ sono legate dalla relazione λ = c/ ν, dove c è la velocità della luce nel mezzo.[33]

La quantità di energia che arriva ogni secondo sulla Terra è uguale al prodotto della costante solare per l’area di un disco che ha raggio eguale a quello della Terra (6370 km = 6,37×106m): . La potenza solare intercettata dalla Terra è 170 miliardi di megawatt.[34]Ergo? Non abbiamo bisogno di più energia, noi siamo energia, abbiamo bisogno di usarla meglio con tecnologie che non prevedano la combustione e l’esempio Maglev (treno a levitazione magnetica[35]) dimostra a tutto il mondo che le intuizioni di Nikola Tesla non solo erano e sono valide, ma sono la concreta progettazione industriale da condividere in ogni luogo.

Cittadini consapevoli possono decidere di spostare i propri risparmi ed aprirli in banche che finanziano il progetto tecnico della Esco con l’obiettivo di ristrutturare gratuitamente i propri condomini. Infatti i singoli condomini non devono spendere soldi per vedersi rivalutato l’intero immobile poiché le Esco guadagnano dalla gestione energetica. Facciamo un esempio concreto: il risultato di una diagnosi energetica svolta in un condominio di 4-5 piani composto da 8-16 famiglie ci consente di capire che si stanno sprecando tot kW annui che corrispondono a 20-25mila euro annui sprecati in consumi evitabili. Gli sprechi rappresentano il finanziamento della futura ristrutturazione ed il contratto di conto energia[36] consentirà di “produrre” e vendere i surplus energetici per 20 anni (profitto). La Esco gestisce l’intero processo senza coinvolgere il portafogli dei condomini. Per avere una reale convenienza la Esco dovrebbe ristrutturare più di un condominio poiché le condizioni non sono sempre favorevoli e, soprattutto le banche non sono ancora disposte a sostenere tale mercato perché spesso finanziano obiettivi politici opposti. In questo ambito entra in gioco la volontà popolare, com’è avvenuto in un caso famoso in Germania, dove i cittadini sono diventati proprietari della rete elettrica locale facendo pressione alla banca del paese, Schönau. Come abbiamo visto le banche vivono solo se hanno soldi in cassa. Fare massa critica e spostare i propri conti correnti in maniera massiccia è un ottimo incentivo per finanziare idee virtuose.

A Castelleone (CR) nasce “DOSSOenergia SRL”: società ad azionariato diffuso, che tramite ben 64 soci finanziatori realizzerà e gestirà per 20 anni l’impianto fotovoltaico sul tetto della Palestra Comunale Dosso in Castelleone, per la produzione di circa 64.000 KWh/anno di energia “pulita”, da fonte rinnovabile, prodotta in loco ed utilizzata per i servizi comunali. I 64 soci, per la maggior parte cittadini di Castelleone e iscritti ai GAS del territorio, partecipano al progetto acquistando quote unitarie minime di euro 1000, fino ad un massimo di 20 quote (equivalenti al valore di un impianto domestico) e godranno per 20 anni dei benefici economici degli incentivi previsti da Conto Energia. È il primo esempio di progetto di collaborazione tra pubblico/privato realizzato in Italia, su iniziativa di GASenergia (Gruppi di Acquisto Solidale), totalmente a finanziamento privato.[37]

Esempi realizzati.

 

Più sistemi in sinergia per ottenere il massimo dei  vantaggi[38]. Edificio – condominio sette unità – che integra l’impiego di tecniche bioclimatiche in provincia di Verona. 22 moduli fotovoltaici connessi in rete 2,22 kWp che coprono il fabbisogno di due pompe di calore geotermiche da 7,20 kW ognuna (pozzo di prelievo 95m), sei collettori solari piani (18 m2) per la produzione di acqua calda sanitaria. Energia prodotta in un anno: 2500kWh circa. Tempi di ammortamento: 10 anni. Progettisti: arch.ti Massimiliano Vanella e Mauro Rossaro. Costi: impianto fotovoltaico 17.000 euro, centrale termica: 20.000 euro, impianto solare termico: 15.000 euro, impianto geotermico: 26.000 euro.

Le istituzioni hanno il dovere costituzionale e morale di adottare una moneta pubblica (a credito), convenzione, che misura il valore dei progetti virtuosi e finanziare a deficit queste opere.

Ancora non ci siamo resi conto che questo modello può creare un indotto economico con almeno mezzo milione di nuovi posti di lavori e rendere i cittadini liberi di auto-prodursi energia eliminando la dipendenza (costi ed oppressione politica) da soggetti autoritari ed, i nemici politici che osteggiano questa strategia sono ben noti, si chiamano: ignoranza collettiva, ENI, ENEL e Governi compiacenti.

Vi ricordate il microcogenaratore in Germania? Il motore che fa insieme calore ed elettricità e non fa sprecare niente? Se l’è inventato Mario Palazzetti, ingegnere, più di ottanta brevetti alle sue spalle; negli anni ’70 lavorava al centro ricerche Fiat. E’ in pensione adesso l’ingegnere e abita in Val di Susa.  Il piccolo cogeneratore era un progetto Fiat, si chiamava Totem e fu presentato al Salone delle tecnica di Torino del 1975. «Io mi interessavo dei problemi di fondo – racconta Mario Palazzetti – : riciclo dei materiali, energia e mi era balzato all’occhio questo enorme mare di energia che veniva dispersa di fronte alla produzione di energia elettrica e così che avevo coniato slogan “deve c’è una fiamma deve esserci un motore”, ovvero la produzione di energia elettrica.[39]

Capire quanto costa il gas che ci vedono ENEL e le monopoliste municipalizzate SpA è una missione quasi impossibile se non impossibile per il cittadino che non ha pratica di alcuni termini tecnici.

Quanto costa un metro cubo (mc) del gas? La tariffa del gas dipende da troppe variabili per poter definire e calcolare il costo di un mc a livello nazionale: il costo del gas dipende dall’ambito di distribuzione dove si trova la vostra abitazione, dall’altitudine della vostra città e anche dal vostro consumo annuo in funzione dei diversi scaglioni di consumo. Prescindendo dagli scaglioni e individuato il proprio consumo annuo del gas, si potrà senza dubbio definire quanto costa un mc: a Roma un mc per un consumo di 1400 mc/anno costerà 0,45€/mc senta tasse ed iva mentre costerà 0,75€/mc incluse tasse ed iva.

Esistono le tariffe regolate anche per il gas? Sì, come per l’energia elettrica anche per il gas l’Autorità per l’energia e il gas fissa trimestralmente le tariffe del gas. Chi non ha ancora cambiato fornitore del gas passando nel mercato libero, paga il gas al proprio distributore locale proprio al prezzo delle tariffe regolate.[40]

La tariffa del gas è composta dalla componente di distribuzione, da una quota fissa annuale, da una quota vendita al dettaglio (QVD), dalla quota fissa della QVD, dalla componente CCI sulla quale i fornitori possono agire per proporre un’offerta sul mercato libero, la quota trasporto e la quota stoccaggio. Imposte ed Iva, del 10% e 20% a seconda dei consumi, sono infine da aggiungere.

A Parma, Enel gas, per l’anno 2010 ha venduto il gas al costo di €070/m3 (consumo annuo 1743 m3).

Secondo l’Autorità per l’energia elettrica ed il gas, il servizio vendita[41] è il servizio che comprende tutte le attività poste in essere dal venditore per acquistare e rivendere l’energia elettrica al cliente finale (prezzo dell’energia). Il costo del servizio di vendita incide per circa il 64% della spesa totale lorda di un cliente domestico medio.

Il contratto di fornitura comprenderà comunque anche:

i costi per i servizi di rete (distribuzione, trasporto e misura) che contano in media per il 15% della spesa totale lorda per un cliente domestico. Questi costi sono coperti da tariffe stabilite dall’Autorità, che le imprese di vendita pagano a loro volta al distributore locale;

gli oneri generali di sistema che contano in media per il 7% e sono dovuti per legge;

le imposte che contano in media per il 14%, e sono dovute per legge.

Il prezzo dell’energia è funzione del suo potere calorifico effettivo, cioè la quantità di calore sviluppata dalla combustione (kJ/kg) da un m3 del gas e varia trimestralmente.

ηcomplessivo= ηcombustioneηtermicoηgeneratore = Lnetto,el / PCI[42] x mnetto

Consideriamo che il rendimento complessivo (ηcomplessivo) è pari a circa il 26%-30% per i motori per autotrazione a benzina, al 34%-40% per i motori diesel e fino al 60% per le grandi centrali termoelettriche. Il rendimento di un fornelletto elettrico è il rapporto fra l’energia elettrica fornita e l’energia termica trasferita dal fornelletto al cibo. Ad esempio 3kWh/5kWh = 0,60; (2kWh è l’energia dispersa).

Ragionando col buon senso delle odierne possibilità tecnologiche quanto descritto dall’Autorità ci lascia intuire che il 36% del costo energetico è completamente evitabile (distribuzione, oneri, imposte). Il popolo sovrano anziché sostenere la dipendenza dagli idrocarburi (petrolio e gas) se fosse unito in una società ad azionariato popolare e decidesse di dotarsi di un sistema integrato di trasformazioni energetiche alternative (smart grid[43]), con l’uso di motori magnetici permanenti, micro-eolico, micro-pico idraulico, pompe di calore (geotermia), solare termico, eliminando gli sprechi per mezzo di ristrutturazioni edilizie, il popolo potrebbe applicare un minimo di democrazia economica, libero dai ricatti del mercato delle SpA.

I costi da contratto (distribuzione, oneri, imposte) sarebbero del tutto cancellati puntando all’indipendenza energetica con fonti alternative per ogni abitazione (utenza) senza ricordare che l’altro 64% (costo) che comprende anche la materia prima è inesistente nel caso del Sole, del vento, e della geotermia perché sono un dono della natura.

La bolletta energetica (elettricità).

Alberto Nerazzini, in un’inchiesta denominata “Girano le pale” andata in onda su RAITRE in Report del 28 novembre 2010 mostra con chiara evidenza il problema della trasparenza sulla bolletta energetica.

Poiché mancano alcune voci nelle bollette i cittadini non sempre possono informarsi e capire dove vanno i nostri soldi. Nell’inchiesta, Nerazzini chiede conto a Stefano Saglia (Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico) circa l’assenza di trasparenza perché non ci sono sempre tutte le componenti e le voci A2, A3, A4, A5, A6 e Saglia “scarica” la responsabilità all’Agenzia per l’energia che doveva intervenire. La compente A3 corrisponde a 3 miliardi e 200 milioni per le rinnovabili più il miliardo per le assimilate del leggendario Cip6, con cui aiutiamo di fatto energia da fonti non rinnovabili (residui petroliferi, oli, inceneritori). Poi c’è l’A2 che riguarda il nucleare (smantellamento) e sono 500 milioni di euro, poi c’è l’A4: altri 400 milioni circa per garantire una tariffa agevolata alle Ferrovie dello Stato. La compente A5 soldi con cui finanziamo la ricerca di sistema, solo 60 milioni. L’A6 (si tratta di un ‘rimborso’ alle imprese per gli investimenti fatti in epoca di monopolio per far fronte a obblighi di servizio pubblico, e che non sono più recuperabili in condizioni di mercato concorrenziale) non c’è più.[44]

Dal sito dell’Autorità dell’energia è sufficiente cliccare sui costi del servizio elettrico per approfondire l’argomento.[45]

Gli attuali costi del gas non comprendono i costi bellici e l’impatto ambientale e sanitario. Dal punto di vista del “mercato” il gas è venduto a un basso costo per mantenere l’attuale sistema di dipendenza energetica che produce un enorme potere politico e di condizionamento verso i popoli.

Invece, le attuali conoscenze e tecnologie consentono di progettare reti intelligenti a “smart grid” con le fonti alternative e annullano il ricatto politico delle SpA compresi i costi ambientali e sanitari.

Per produrre energia termica esistono le pompe di calore che trasferiscono energia dall’ambiente esterno all’ambiente interno, attraverso un ciclo inverso, con rendimenti molto più convenienti rispetto agli standard attuali. Interni quartieri possono tendere all’autosufficienza energetica annullando i costi della dipendenza energetica sia elettrica e sia degli idrocarburi.

La libertà di pensiero ha consentito di far crescere in Giappone ed in Cina il treno a levitazione magnetica[46] molto più efficiente ed ecologico dei treni ad alta velocità progettati prima in Francia e poi diffusi in Spagna ed in Italia. Facciamo un confronto col treno a levitazione magnetica per capire: “[…] esaminiamo brevemente la nozione di tecnologia a “impulso”. L’esempio più noto è il sistema ferroviario Maglev, ampiamente utilizzato in Giappone e Cina, che sfrutta un sistema di propulsione a impulso magnetico: è talmente efficiente che consente ai treni non solo elevate velocità ma anche di scalare pendenze superiori al 10 per cento! I magnetici pulsanti inducono correnti elettriche inverse nelle piastre di alluminio che costituiscono il binario. Le correnti indotte creano i propri campi magnetici opposti a quelli del treno. Tramite l’ausilio di sensori ottici, i campi pulsano in fase “on” proprio quando il magnete passa il punto mediano delle piastre e, per repulsione, sospingono il treno avanti. La tecnologia Maglev opera con questa elettricità pulsata per far procedere il treno, riducendo al minimo la quantità di potenza richiesta.[47]

Opportunità

Esiste una straordinaria opportunità di reale sviluppo per gli esseri umani. Un esempio: il territorio del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano (SA), circa 181.000 ettari con una bassa densità di 84 ab/kmq. Questo territorio potrebbe essere un primo esempio di reale crescita avviando un progetto di reti di comunità e applicando la sovranità alimentare e l’indipendenza energetica con l’uso di fonti alternative. E’ possibile prevedere un piccolo incremento di popolazione, circa 20-30 mila abitanti provenienti da ogni regione d’Italia o d’Europa per integrare la cultura contadina col know-how di nuovi modelli organizzativi, gestionali e comunicativi (biblioteche civiche comunali, nuove agorà, Esco, reti libere, autoproduzioni …). L’integrazione culturale può arrestare l’abbandono delle terre e di territori non considerati dalla cultura demolitrice della crescita infinita e dell’ossimoro sviluppo sostenibile. L’integrazione culturale può aiutare gli abitanti locali nel saper conservare e tutelare il territorio alimentando la speranza di comunità non più isolate, ma vive, genuine e più felici grazie alla prospettiva di un ritorno a casa di giovani emigrati abbagliati da un finto sviluppo e più felici per le nascite di nuovi esseri umani in famiglie unite nei reali valori (etica). In questo territorio è possibile far emergere il progetto beni comuni gestito da reti di comunità.

Bisogna evidenziare che tale prospettiva ribalta totalmente la cultura dominante che scambia la crescita industriale, materialista, come progresso e disprezza la natura e la vita di campagna. Questa prospettiva indica lo sviluppo fra le piccole comunità, in armonia con la natura ma tecnologicamente avanzate grazie all’uso di un mix-tecnologico e di reti di comunicazione avanzate per scambiarsi e donare le conoscenze socialmente utili. Comunità che vivono la polis e decidono direttamente. Comunità che si alimentano di cibi sicuri ed autoprodotti rispetto ai cittadini-metropolitani che possono essere intossicati da cibi industriali e meno controllabili.

Nel 1891 (cioè dopo trent’anni di furti, tasse maggiorate al Sud, spesa statale solo al Nord) il reddito pro-capite della Campania è ancora superiore a quello nazionale. […] «Da quasi tredici secoli i Meridionali sono uniti, essi sono pacifici come i popoli veramente civili, il loro sistema economico mira più al benessere sociale che al profitto di pochi, l’amministrazione pubblica è oculata e ponderata, la pratica religiosa colora i loro caratteri» riassume Vincenzo Gulì (Il saccheggio del Sud). […] I prodotti pregiati dell’agricoltura meridionale, per dire, son troppo cari per il resto d’Italia. Solo 11,8% delle esportazioni e l’8,5% delle importazioni delle Due Sicilie è con gli altri stati preunitari, perché «l’economia meridionale apparteneva al circuito commerciale che la ricollegava saldamente ai paesi del Nord e del Centro Europa». Soltanto dopo l’occupazione, il saccheggio e l’inutile resistenza armata, i meridionali cominceranno a emigrare, a milioni.[48]

Secondo i dati ISTAT nelle quote di occupati per settore di attività economica[49], in Italia, solo il 3,8% si occupa di agricoltura, il 29,2% è nell’industria e ben il 67% è occupato nei servizi. In Campania il dato è diviso così: 4,1% agricoltura, 23,5 industria e 72,4% servizi. I dati sono ancora più drammatici se andiamo a verificare le fasce di età. Esiste il serio rischio che fra 10 anni e poi fra 20 anni nessuno si occuperà della nostra alimentazione perché non sembra esserci un ricambio nel settore agricolo. Il dato è drammatico sia per l’evidente squilibrio nelle proporzioni degli impiegati nel mondo del lavoro e sia per la tipologia di attività a volte superflua, quella dei servizi. I dati dicono che i cittadini non curano la propria alimentazione, preferiscono il superfluo (servizi) e soprattutto non sanno prodursi il cibo. Questo dato inquietante può diventare la scommessa positiva del presente-futuro avviando un processo culturale che conduca le comunità locali ed i cittadini verso l’approccio permaculturale e trasformare i disagi in opportunità. Infatti è possibile creare società agricole ad azionariato diffuso dove i cittadini possono acquistare terreni con vecchie cascine per sperimentare orti sinergici[50] e scambiare le eccedenze in una “rete sociale rurale”. Con le odierne tecnologie è concretamente possibile progettare intere comunità, partendo anche dai piccoli comuni abbandonati, indipendenti dal punto di vista energetico ed economico applicando anche la sovranità alimentare, si può partire dai bisogni primari: cibo, casa, energia, acqua, istruzione (diritti dell’uomo). Oggi esiste anche una Rete nazionale per lo sviluppo rurale[51] che potrebbe aiutare qualche cittadino seriamente intenzionato nell’innovare la propria azienda agricola.

Inoltre, esiste una rete denominata wwoof[52]: lo scopo di wwoof è di creare conoscenza e interesse verso uno stile di vita biologico e biodinamico. Oltre a ciò wwoof offre la possibilità di viaggiare in tutto il mondo in modo economico ed allo stesso tempo di dare un aiuto dove è richiesto e dove se ne presenta la necessità.

In fine, per le comunità, intese come quartieri, piccoli centri abitati o intere città esistono i circoli del Movimento per la Decrescita Felice che propongono il cambiamento di paradigma culturale, riappropriarsi del territorio, trascorre più tempo con le persone che si amano, usare le tecnologie della decrescita (quelle che fanno calare il PIL ma migliorano la qualità della vita), vivere reciprocamente, riscoprire il saper fare, praticare la cultura della transizione energetica, cioè liberarsi dalla dipendenza degli idrocarburi e vivere in armonia con la natura, sempre con un approccio olistico e permaculturale.

Maria Concetta Manfredi nella relazione introduttiva circa le fattorie didattiche come modello di economia sociale tra formazione e relazionalità[53], cita: il Consiglio dei Giovani Agricoltori, attraverso un’indagine, ha fornito dei dati inerenti la percezione da parte dei giovani riguardo l’agricoltura e i prodotti della terra: il 50% dei giovani non sa da dove viene lo zucchero, il 75% ignora l’origine del cotone, il 40% collega il pane al grano e alla farina. Nel caso dei ragazzi italiani, quest’ultima percentuale scende al 12%. Inoltre il lavoro dell’agricoltore viene considerato dal 75% dei ragazzi come un lavoro duro, sporco, anche se, di fatto, non sono mai stati in fattoria. Per cui lo scenario che emerge da questo quadro è che le nuove generazioni, nate e cresciute in ambiente urbano, ignorano quali siano le origini degli alimenti, quale sia il ruolo dell’agricoltore, non colgono il legame che unisce ambiente, agricoltura, alimentazione e salute e non hanno il senso fisico della conoscenza, ovvero quell’approccio sensoriale che consente di attuare esperienze concrete con la realtà che ci circonda.

Storie

Fino alla fine degli anni ’80 le famiglie composte da cinque persone potevano vivere col reddito di un solo genitore. Un unico salario era sufficiente per tutti, mentre l’altro coniuge la moglie ero impegnato nel difficile ruolo di accudire i figli e la casa. Dal dopo guerra in poi tutti i cittadini hanno potuto godere di numerose opportunità poiché bisognava ricostruire un Paese. Quel ciclo economico nato nel 1944, basato sull’inganno psicologico della crescita per la crescita è finito. L’attuale sistema monetario poggia sulla finta ricchezza artatamente creata dal nulla per mezzo di algoritmi matematici finanziari e non sull’economia reale. Questo sistema impedisce concretamente alla nuove e future generazioni di potersi creare una proprio futuro, è contro l’autoderminazione dei popoli, mentre le attuali generazioni non hanno combattuto alcuna guerra, perché devono pagare i debiti frutto degli errori altrui o del tradimento alla Repubblica?

Gli esseri umani sono parte della natura e la stessa non conosce l’invenzione della finanza; in questo radicale conflitto gli individui sono discriminati e schiavizzati da altri individui. Ricchezza e povertà sono convenzioni e stati sociali inventati dall’uomo, ma soprattutto imposti da banche e Governi contro i popoli. L’inganno è strutturato anche in leggi, norme e trattati immorali ed anche se vi siano individui che credono di esser liberi essi stessi non possono soddisfare i propri bisogni senza sottostare al sistema della moneta debito. L’attuale crisi può essere un’opportunità di vera libertà.

Nel 2012 diverse coppie di trentenni non possono neanche sognare di avere dei figli ed una casa nonostante siano entrambi laureati perché il sistema socio-politico non contempla per loro alcuna possibilità di avere contratti a tempo indeterminato e paghe dignitose.

Nel 2012 un cittadino laureato è schiavizzato da prestazioni temporanee e sottopagate. La società di oggi sta distruggendo le famiglie ed uccidendo sogni e speranze di molte generazioni attuali e future.

Eppure, mettere fine a tutto questo è possibile, la soluzione esiste e risiede nella maggiore consapevolezza del valore preceduto da un cambio di paradigma culturale.

Dal dopo guerra in poi ci hanno trasmesso i non valori ed hanno impiegato circa trent’anni per psico-programmare le persone con le parole della neolingua: progresso, sviluppo sostenibile, crescita, PIL, produttivismo, progressisti. Parole e concetti fuorvianti atti a cancellare il buon senso degli esseri umani.

E’ possibile immaginare un sistema socio-economico dove una famiglia di cinque persone può vivere con un solo reddito: cibarsi, studiare, viaggiare, comprare casa, com’era negli anni ’70 ed ‘80. E’ sufficiente che lo Stato stampi moneta della Repubblica per sostenere a deficit i diritti umani. Ad esempio, ristrutturare l’intero patrimonio edilizio esistente (sicurezza statica) per eliminare gli sprechi energetici e consentire a cittadini senza reddito di poter accedere al diritto alla casa; finanziare a deficit la ricostituzione di comunità permaculturali e quindi auto-prodursi il cibo; finanziare a deficit la ricostituzione di distretti dell’abbigliamento che auto-producono capi veramente italiani, cioè con materia prima italiana (canapa) e lavorata ed assemblata in Italia.

La moneta pubblica è credito, quindi non esiste debito pubblico e ne interessi sullo stesso. Avere un quantitativo di moneta direttamente proporzionale alla domanda non ne fa perde neanche il valore (non c’è inflazione).


[1] BENJAMIN R. BARBER, consumati, da cittadini a clienti, Einaudi, 2010, pag. 24

[2] Il coordinamento delle associazioni e dei comitati è stato promosso da Domenico Bacci (SITI) e curato da Lorenzo Carmassi con la collaborazione di gruppi denominati “meetup”, http://criminology.meetup.com/44/about/

[3] PINO FONDATI, il 65% degli italiani usa (solo) l’auto per spostarsi, 2 febbraio 2011, http://www.motori24.ilsole24ore.com/Mercato/2011/02/direct-line-studio-italiani-auto-uso.php  […] sta di fatto che il 65% degli italiani usa l’auto sempre e comunque, per qualsiasi spostamento. Solo il 34% sceglie la macchina esclusivamente per il tempo libero. È quanto emerge dai dati rilevati su un campione di oltre un milione di automobilisti dal Centro Studi e Documentazione di Direct Line, la compagnia di assicurazioni online auto e moto. Una ricerca che non arriva da sola. Una indagine Aci/Censis 2010 conferma questo rapporto di forte dipendenza degli italiani nei confronti dell’auto: è il veicolo preferito dal 90,4%, seguito dai mezzi pubblici cittadini (34,3%), da moto e scooter (17,9%), da treno e bus per spostamenti extraurbani (13,4%), mentre le persone che si spostano frequentemente a piedi sono il 35,5%, e quelli che vanno in bici il 18,7%. La ricerca di Direct Line prende in considerazione anche le diverse regioni. Ebbene, il Veneto ha il più alto tasso di automobilisti “attivi” (71%), seguita dall’Emilia Romagna (70%, del resto è la terra dei motori…) e dalle Marche (69%). Le regioni in cui si utilizza l’auto solo nel tempo libero sono Campania (44%), Liguria (41%) e Lazio (40%). Un colpo al luogo comune del macho al volante viene assestato dalla distinzione in base al sesso: il 66% delle donne ritiene l’automobile il mezzo di trasporto indispensabile per qualsiasi tipo di spostamento, gli uomini le inseguono a distanza vicina con un 64%. Sperando che nel dato non ci siano sottese considerazioni relative alla incolumità personale, per cui nella propria auto ci si sente più tranquille.

[4] Vincenzo Borgomeo, parco auto, crescita infinita siamo oltre i 36 milioni, 12 maggio 2010, http://www.repubblica.it/motori/ecoauto/2010/05/12/news/parco_auto_crescita_infinita_siamo_oltre_i_36_milioni-3999787/

[5] WUPPERTAL INSTITUT, per un futuro equo, Feltrinelli, 2007, pag. 184

[7] D.M. 1444/68

[8]  «Complessivamente l’inquinamento ambientale urbano è responsabile di effetti nocivi sull’apparato respiratorio e cardiovascolare, di effetti oncogeni e dell’aumento della mortalità generale. I principali studi condotti in Europa ed U.S.A. sulla correlazione fra inquinamento atmosferico e cancro al polmone sono concordi nel valutare che per ogni 10 µg/m3 di PM 2.5 si registra un incremento tra l’8% ed il 14% di neoplasie polmonari. Si ricorda che l’OMS ha stimato la quota di decessi attribuibili a valori di PM10 oltre 20µg/m3 in 13 città italiane con oltre 200.000 abitanti sulla base dei valori di PM10 registrati negli anni 2002-2004.  La stima è di 8220 morti/anno di cui 742 morti/anno per cancro del polmone.» Fonte: estratto dal Documento ambiente FNOM CeO – ISDE Italia, http://www.isde.it/AMBIENTE/Documento_FNOMCeO_ISDE_Italia.doc

[9] GIANCARLO PABA, ALBERTO MAGNAGHI  (a cura di), in il territorio degli abitanti, Dunod Milano 1998, pag. 98

[10] in il giornale dell’Architettura, dicembre 2009 n.79, Umberto Alemanni & C, pag. 26

[11] FEDERICO OLIVA, Le città e i piani, in 50 anni di urbanista in Italia 1942-1992, La Terza,, 1993, pag. 41

[13] Il 31 marzo 2009 si riunì la Commissione Grandi Rischi. Ma non prese decisioni. Ignorati gli allarmi del ricercatore Giampaolo Giuliani e un dossier dell’Ingv. “La protezione civile sottovalutò gli allarmi”. Dossier della Polizia accusa: omicidio colposo. Giuseppe Caporale, la protezione civile sottovalutò gli allarmi

Ecco lo stralcio del racconto di Claudio Messora, alias Byoblu, dal suo blog: “L’Aquila. 6 aprile 2009. […] Un operatore Rai mi si fa incontro. Mi racconta di un servizio realizzato una settimana prima, nello scantinato di una scuola elementare che i bimbi avevano abbandonato in fretta, dopo che il tetto gli era caduto addosso. Là in fondo, nella polvere, spasmodicamente intento a controllare e ricontrollare numeri, grafici e quaderni di appunti c’era un uomo. Accanto a lui, attento e visibilmente preoccupato, il sindaco Massimo Cialente. Al telefono il commissariato di polizia, in trepida attesa di notizie. Quell’uomo era Giampaolo Giuliani, ricercatore controverso, scienziato folle, inventore geniale di una tecnica accreditata presso tutte le istituzioni locali. Quello era l’uomo che sapeva predire i terremoti.

Non voleva essere intervistato: aveva ricevuto un avviso di garanzia per un allarme che egli sosteneva non avere mai dato. Qualcuno, diceva, voleva metterlo a tacere. Ma per chiunque glielo avesse chiesto in privato, ed erano veramente in tanti, lui scioglieva ogni riserbo. Così fece quel giorno, il 31 marzo 2009, quel maledetto 31 marzo in cui la Commissione Grandi Rischi dichiarava con certezza che nessuno poteva prevedere i terremoti e che quindi, veniva detto in un comunicato sciagurato, non c’era nessun pericolo. […] Per quell’uomo invece, quello in fondo allo scantinato, il pericolo c’era eccome. Lo andava dicendo a chiunque. Lo disse anche alla troupe della Rai, che registrava di nascosto. Disse loro che entro una settimana sarebbe avvenuto un sisma di intensità superiore a quello che aveva appena fatto piovere calcinacci sui banchi e sulle teste dei bambini. Ma poiché non c’era nessun pericolo, quella stessa scuola, la De Amicis, avrebbe potuto riaprire l’indomani stesso. Fu una fortuna che il terremoto, quando venne, perché venne, scelse le 3.32 del mattino. Quella scuola andò distrutta, lei e tutta la città che le era intorno.” Byoblu, http://www.byoblu.com/post/2009/10/07/7-giorni-La-videocassetta-che-uccide.aspx#continue

[14] GIOVANNI ALLEGRETTI, l’insegnamento di Porto Alegre, Alinea 2003

[15] THOMAS BENEDIKETR, democrazia diretta, Sonda 2008

[16] Accanto al Parlamento, la popolazione può attivamente contribuire a modificare la Costituzione o le leggi grazie agli strumenti della democrazia diretta. Ogni anno, i cittadini svizzeri ricevono diverse buste da parte della Confederazione, dei cantoni e dai comuni. In questo modo vengono invitati ad esprimersi sulle questioni politiche più disparate. A differenza di ciò che accade nelle maggior parte delle democrazie rappresentative, il popolo non viene chiamato alle urne soltanto a ritmo biennale o quadriennale, bensì molto più regolarmente. I cittadini svizzeri possono esprimersi in qualità di ultima istanza politica anche su temi specifici e settoriali. In generale, ciò avviene attraverso delle schede di voto compilate segretamente ed immesse nelle classiche urne. In alcuni cantoni e comuni, le votazioni si svolgono invece pubblicamente durante delle assemblee popolari. Pure gli oggetti delle votazioni possono essere decisi dagli stessi cittadini. In seguito alla revisione costituzionale del 1874, i diritti politici e la legge sul referendum furono ampliati. Nel 1891 venne inoltre introdotto il diritto d’iniziativa

http://www.swissinfo.ch/ita/politica/La_democrazia_diretta:_lultima_parola_al_popolo.html?cid=469550

[17] SALVATORE SETTIS, Azione popolare, Einaudi, pag. 130

[19] SIMONA ZATI, diritto all’informazione e alla partecipazione in materia ambientale: il quadro giuridico e normativo di riferimento, in Valutazione Ambientale N.7, pag. 22

[20] Comunicazione della Commissione europea: I responsabili debbono essere pienamente consapevoli del grado d’incertezza collegato ai risultati della valutazione delle informazioni scientifiche disponibili. Giudicare quale sia un livello di rischio “accettabile” per la società costituisce una responsabilità eminentemente politica. I responsabili, posti di fronte ad un rischio inaccettabile, all’incertezza scientifica e alle preoccupazioni della popolazione, hanno il dovere di trovare risposte. Tutti questi fattori devono quindi essere presi in considerazione. In alcuni casi la giusta risposta può essere l’inazione o quanto meno la decisione di non adottare misure giuridicamente vincolanti. Un’ampia gamma di iniziative è disponibile in caso di azione, da misure giuridicamente vincolanti a progetti di ricerca o a raccomandazioni. La procedura di decisione dovrebbe essere trasparente e dovrebbe coinvolgere tutte le parti interessate, quanto più precocemente e quanto più ampiamente possibile.

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2000:0001:FIN:IT:PDF

[21] Estratto dal Documento ambiente di FNOM CeO – ISDE Italia: «La dimostrazione che molti processi patologici trovano una loro eziopatogenesi in cause ambientali, quali l’accumulo di inquinanti nell’aria, nell’acqua, nel suolo e nel cibo, e l’esistenza su scala mondiale di gravi e irreversibili dissesti ambientali, hanno sollecitato una crescente attenzione verso questi temi. Ambiente degradato, esposizioni occupazionali a sostanze nocive e modelli di vita scorretti sono responsabili del 75% delle patologie e delle cause di morte. Da decenni  nei convegni medici si discute di salute, rischi da lavoro, ambiente e inquinamento e i ricercatori si impegnano per evidenziarne le correlazioni. Queste attività che non vanno certamente sottovalutate, non ci sono comunque sembrate espressione della intera potenzialità dei medici e degli altri professionisti della salute nei confronti della popolazione e dei politici. Agli specialisti che tutti i giorni verificano, per le loro specifiche competenze, i danni che l’ambiente inquinato determina nella popolazione devono affiancarsi i medici del territorio che possono rappresentare la reale congiunzione tra sistema sanitario, popolazione e mondo scientifico.» http://www.isde.it/AMBIENTE/Documento_FNOMCeO_ISDE_Italia.doc

[22] Azienda Regionale per la Protezione Ambientale.

[23] rifiuto od omissione di atti d’ufficio (art. 328 c.p.): Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.

[24] Il falso ideologico è un reato dovuto alla presenza di menzogne in un documento. La giurisprudenza lo distingue, quindi, dal falso materiale, che consiste nella creazione di un documento da parte di qualcuno che non ne è l’autore o nell’alterazione di un documento originale.

[25] STEFANO MONTANARI, il girone delle polveri sottili, Macro edizioni 2008

[26] LUIGI AMBROSI, VITO FOA’, trattato di medicina del lavoro, UTET 2000, pagg. 175, 315. Rischi e patologie da metalli. […] Le attività estrattive, metallurgiche e lavorazione dei metalli hanno comportato anche una loro dispersione nell’ambiente di vita finendo per rappresentare un rischio anche per gruppi di popolazione generale. In alcuni casi tali fenomeni sono stati di intensità elevata causando rilevanti problemi per la salute pubblica […] Tossicocinetica. Assorbimento. […] Nell’ambito lavorativo l’esposizione a particelle metalliche (polveri e fumi) è più frequente di quella a vapori propriamente detti, ad eccezione di alcune lavorazioni come quelle che espongono a mercurio in cui è l’inalazione di vapori a causare il maggior assorbimento. Come per le altre sostanze, deposizione, ritenzione e assorbimento dei metalli nell’apparato respiratorio dipendono dalle dimensioni delle particelle inalate e della loro solubilità.

[27] Cristian Fruschetto, in “il denaro.it” 2 agosto 2011, http://denaro.it/blog/2011/08/02/53304/

[28] Terna, comunicato stampa, Roma 16 luglio 2009, http://www.terna.it/linkclick.aspx?fileticket=kC6jCJsPHSw%3D&tabid=720

[29] ANDREA BARANES e PIETRO RAITANO, un paradiso per tutti, in Altreconomia luglio-agosto 2008

[30] DANIEL LERCH, post carbon cities, 2010, capitolo 3 pag. 21

[31] Le Energy Service Company (anche dette ESCO) sono società che effettuano interventi finalizzati a migliorare l’efficienza energetica, assumendo su di se’ il rischio dell’iniziativa e liberando il cliente finale da ogni onere organizzativo e di investimento. I risparmi economici ottenuti vengono condivisi fra la ESCO ed il Cliente finale con diverse tipologie di accordo commerciale.

[32] GIULIANO CAMMARATA, fisica tecnica ambientale, McGraw-Hill

[33] YUNUS ÇENGEL, termodinamica e trasmissione del calore, McGraw-Hill, pag. 499

[34] UGO AMALDI, fisica: idee ed esperimenti, VOL.2  Zanichelli pag. 120

[35] Fonte wikipedia: La levitazione magnetica, maglev o sospensione magnetica è un metodo con il quale un oggetto è sospeso su di un altro oggetto senza un supporto oltre ai campi magnetici. La forza elettromagnetica viene usata per contrastare gli effetti della forza gravitazionale. I superconduttori potrebbero essere considerati diamagneti perfetti (Χr = -1), che espellono completamente i campi magnetici a causa dell’effetto Meissner. La levitazione del magnete è stabilizzata dal blocco del flusso all’interno del superconduttore. Questo principio è sfruttato dalle sospensioni elettrodinamiche (EDS) dei treni a levitazione magnetica.

[36] Conto energia è il nome comune assunto dal programma europeo di incentivazione in conto esercizio della produzione di elettricità da fonte solare mediante impianti fotovoltaici permanentemente connessi alla rete elettrica.

Il meccanismo del conto energia prevede l’erogazione di un incentivo commisurato all’energia elettrica prodotta dagli impianti. Le risorse per l’erogazione delle tariffe incentivanti sono coperte tramite il gettito della componente tariffaria A3. Gli impianti devono avere una potenza minima di 1 kW, essere collegati alla rete elettrica ed entranti in esercizio dopo il 30/09/2005 a seguito di nuova costruzione, potenziamento o rifacimento totale. Le tariffe incentivanti sono costanti per 20 anni, si sommano ai ricavi derivanti dall’energia immessa in rete in caso di cessione oppure ai risparmi sulla bolletta in caso di autoconsumo (possibilità di aderire al regime di “scambio sul posto” per gli impianti fino a 200 kW) – tratto da “FV fotovoltaici”, N.2 anno VII, Artenergy publishing, Cormano (MI), mar-apr 2010, pag. 93.

[38] ENERGIA SOLARE & RINNOVABILI N.1, Tecniche nuove, novembre 2010, pag. 80

[39] MICHELE BUONO e PIERO RICCARDI, il mondo alla rovescia, Edizioni per la Decrescita felice, 2009, pag. 94

[42] PCI Potere Calorifico Inferiore (il PCI della benzina è 44000 kJ/kg)

[43] Wikipedia: In ingegneria elettrica una smart grid è una rete cosiddetta “intelligente” per la distribuzione di energia elettrica ovvero un sistema fortemente ottimizzato per il trasporto e diffusione della stessa evitando sprechi energetici: gli eventuali surplus di energia di alcune zone vengono infatti redistribuiti, in modo dinamico ed in tempo reale, in altre aree.

[47] J.J. HURTAK PhD  e Desiree Hurtak PhD, propulsione ET e velivoli ad alta frequenza, in Nexus New Times N. 83, 2009 pag. 44

[48] PINO APRILE, Terroni, Piemme 2010, pagg. 103, 106

[49] ISTAT, rivelazione sulle forze lavoro, media 2009, 28 aprile 2010 http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20100428_00/testointegrale20100428.pdf

[50][50] L’ Orto Sinergico è un metodo elaborato dall’agricoltrice spagnola Emilia Hazelip, attiva soprattutto nel centro ”Las Encantadas”, sui monti Pirenei, in Francia. L’ idea di creare un orto sinergico si ricollega al filone della Permacoltura (coltura permanente, eterna, equilibrata ed inesauribile, non consumistica) ed alle ricerche relativamente recenti sull’impoverimento del suolo a causa dell’abuso-uso agricolo meccanico-chimico da parte dell’uomo (per esempio quelle dell’agronomo giapponese Masanobu Fukuoka). Hazelip ha strutturato un metodo di coltivazione che promuove meccanismi di autofertilità del terreno, senza bisogno di arare oppure di concimare, ne di separare le piante (pur facendo attenzione a collegarle in modo compatibile e collaborativo tra loro).

A differenza delle usuali coltivazioni agricole industriali, in un orto sinergico le piante perenni convivono con le piante stagionali, e la stessa verdura e’ presente contemporaneamente a diversi stadi (persino decomposta a nutrire uno stesso esemplare in fiore).

[53] RETE NAZIONALE PER LO SVILUPPO RURALE, l’altra agricoltura… verso un’economia rurale sostenibile e solidale, Quaderni, ATI INEA Agriconsulting, maggio 2009, pag. 97

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