Cambiare il sistema

Per cambiare un sistema è necessario conoscerlo, ed è ciò che sappiamo dalla psicologia ma non solo, questo è anche un approccio matematico che idealizza e studia le regole di un fenomeno per interpretarlo e riscriverlo diversamente. La contraddizione della nostra specie è che vive in un pianeta determinato dalle leggi della chimica e della fisica ma negli ultimi tre secoli ha adottato comportamenti indotti da una credenza: il capitalismo che si è evoluto in fede, in istituzione teologica: una chiesa con sacerdoti addomesticati nelle università pubbliche. I preti si fanno chiamare economisti ma non sanno nulla di economia perché ignorano l’ecologia e l’entropia, piuttosto sono esperti di manipolazione di dati numerici che non hanno alcuna attinenza con la realtà, e nessuna attinenza con la felicità e il benessere delle persone, quanto piuttosto con l’avidità, l’egoismo, la violenza e la competitività. Il prete economista conosce bene tutti gli strumenti dell’inganno proprio come Lucifero, egli tenta e inganna l’uomo qualunque al fine di procurare un profitto al suo padrone: il prenditore capitalista. Pochi amano ricordarlo ma questi preti economisti sono stati usati per colonizzare territori, e indurli a una dipendenza costante, anche attraverso i fallimenti di comunità e Nazioni, ad esempio gli USA e non solo loro, li utilizzano come “sicari dell’economia”. Le principali istituzioni bancarie hanno piani di colonizzazione e dipendenza (da debito) dei Paesi in via di sviluppo e in Occidente, nell’UE. Ad esempio, la schiavitù è essenziale per la chiesa capitalista.

Mentre cresceva la chiesa capitalista, contemporaneamente aumentavano le scoperte scientifiche e tecnologiche e la consapevolezza dei danni irreversibili creati dall’industrialismo. Gli ecologi misurano il tasso di estinzione delle specie fino a 1000 volte maggiore rispetto all’Ottocento (perdita di biodiversità), quando cominciò la rivoluzione industriale a livello globale. E’ degli anni ’80 la teoria circa il rischio dell’estinzione di massa delle specie causata dalla distruzione degli habitat (Norman Myers), ed il fatto che l’uomo abbia invaso queste aree ha come naturale conseguenza la trasmissione e lo scambio di virus da specie a specie, in maniera reversibile, dall’uomo alle altre e viceversa. In natura esistono le cosiddette piramidi ecologiche ove una specie preda l’altra per sopravvivere, mentre noi siamo l’unica specie che preda tutto, e non lo facciamo per sopravvivere ma perché la chiesa capitalista ci ha detto farlo, per mero profitto, concetto sconosciuto alle altre specie viventi. Inoltre, in natura esistono le catene alimentari, cioè un flusso di energia per sostenere le specie, è una gerarchia nutrizionale degli habitat, ed anche in questo caso noi siamo l’unica specie che non segue una legge logica fisica, poiché l’industria estrae risorse in tutto il pianeta in maniera irrazionale, distruggendo in maniera irreversibile gli ecosistemi, e lo facciamo sempre per assecondare la chiesa capitalista: vendere, vendere, vendere. Oggi più di prima, sappiamo che siamo tutti interconnessi, e che esiste una vasta rete di processi chimici-fisici-biologici fra piante e animali, ed è questa rete che rende possibile gli scambi energici in maniera equilibrata, e gli animali ci insegnano che essi hanno persino un comportamento adattativo, influenzati da cibo e temperatura. La chiesa capitalista non si adatta: distrugge e basta, poiché la sua funzione della produzione è una curva in costante crescita, non prevede altro. La Terra è un super organismo vivente e muta quotidianamente, mentre la fede capitalista fa credere che le risorse siano illimitate anche perché sono rubate, e questa arrogante illusione crea danni reali all’economia, cioè all’ecologia, ad esempio gli insediamenti umani e l’agricoltura dipendono ancora dalle fonti fossili, e questo è un errore enorme sotto tutti i punti di vista, sia perché l’immissione eccessiva di gas crea inquinamento e sia perché le comunità non sono auto sufficienti, non sono libere. Da molti anni abbiamo le tecnologie per abbandonare l’impiego di massa delle fonti fossili ma non lo facciamo, mentre il comportamento umano dettato dalla chiesa capitalista è socialmente pericoloso, oltre che palesemente violento e stupido. L’inganno più grande è stato quello di aver mercificato tutto, perché in questo modo gli individui sono stati costretti a comprare tutto attraverso il denaro. Le società pre-capitaliste non compravano tutto perché auto producevano, ed il vero valore era dettato dal saper fare le cose, e questo sapere era alla base dei rapporti di comunità, poiché ognuno aveva bisogno dell’altro per scambiarsi qualcosa. In maniera analoga, impiegando le tecnologie delle fonti alternative possiamo scambiarci energia e conoscenze per rigenerare i territori danneggiati dalla chiesa capitalista. Questa attività rigenerativa crea occupazione utile e ristabilisce rapporti di comunità che possono indurre processi evolutivi di crescita civile.

creative-commons

Leggere ci aiuta

Da anni leggo e cerco di aggiornarmi per capire una disciplina che determina negativamente la nostra esistenza. Ho letto diversi testi che riguardano la moneta e l’economia, facendomi una certa idea di questa religione, poiché oggi più che mai questi argomenti condizionano la nostra esistenza, nonostante non debba esser così, ahi noi è così, nonostante la vita su questo pianeta sia determinata dalla fotosintesi clorofilliana. Per chi come me, non ha studiato economia, ma percepisce che gli strumenti di questa disciplina ci colpiscono negativamente, vorrei consigliare tre letture: Galbraith, Galloni e Shaxson.

Galbraith storia dell'economia

Galloni l'economia imperfetta

Shaxson le isole del tesoro

E’ la conoscenza che ci rende liberi. Il testo di Andrè Gorz vi consentirà di osservare l’economia con gli occhi della specie umana.

Gorz Ecologica

Buona lettura!

Sulle “politiche economiche” di Syriza e Podemos

Tempo fa osservavo due fenomeni rilevanti, entrambi effetto dell’ignoranza e della recessione, il primo è che noi cittadini cominciamo a parlare della cosa pubblica (fatto sicuramente positivo), ed il secondo è che crediamo di parlare di economia (fatto negativo), evitando di entrare nel merito delle argomentazioni. Durante i dibattiti pubblici che ho assistito, spesso non si parla di economia e di politiche economiche, ma di diritti (sovranità monetaria, ristrutturazione del debito, etc.). La cosa strana è che anche gli “esperti” ed i politici dicono di parlare di politiche economiche, ma nella realtà parlano di finanza (spread, interessi, etc.), o parlano di diritti (ristrutturazione del debito), nessuno parla di economia. Se volessimo capire l’economia sarebbe sufficiente leggere un testo di ecologia applicata, solo così potremmo iniziare a comprendere cosa sia l’economia, e poi osservare l’incompatibilità fra le leggi della natura e le opinioni di quella che viene chiamata economia neoclassica, un mucchio di credenze completamente avulse dalla realtà che ruota intorno a noi. E così a causa della recessione i movimenti politici che raccolgono consensi crescenti non lo fanno su una proposta di nuova società, ma sulla richiesta legittima, di rispettare i diritti o di allargarli, ma nessuno di loro mostra chiaramente come potrebbe cambiare la vita per gli esseri umani uscendo dal capitalismo grazie al cambio dei paradigmi culturali attraverso la bioeconomia, che si attua anche con un mix di strategie (organizzazione della comunità) e l’impiego delle migliori tecnologie, oggi persino a buon mercato. In questo modo si troverebbe la soluzione concreta a tre argomenti fondamentali, ma ostaggio della demagogia e della retorica: lavoro, ambiente e democrazia.

E’ il sistema capitalistico a non funzionare, pertanto la soluzione non può essere ricercata rimanendo sul medesimo piano ideologico. Syriza e Podemos propongono un controllo del debito pubblico e privato per conoscerne la natura e gli effetti negativi nei confronti dei popoli, cosa corretta ed auspicabile al più presto. La soluzione suggerita da Syriza e Podemos è il ripristino delle politiche keynesiane per sostenere il potere d’acquisto degli stipendi salariati e stimolare nuovamente i consumi, cioè si ripropone la crescita del PIL, niente di più sbagliato e poco auspicabile. Le posizioni politiche di Syriza e Podemos hanno una virtù di carattere politico e giuridico che si sostanzia nel dire: è lo Stato che deve promuovere una politica industriale e non il libero mercato, una visione socialista a mio avviso corretta ed auspicabile visto che le borse telematiche non hanno un’etica, e tanto meno perseguono un interesse generale. La visione auspicata ha un difetto non trascurabile, e cioè ignorare la storia e la natura profonda della crisi insita proprio nel sistema capitalistico che impedisce lo sviluppo umano, ed i programmi di Syriza e Podemos hanno il difetto culturale di restare nel piano ideologico obsoleto mostrando un limite di penetrazione storica, poiché le politiche keynesiane hanno avviato la distruzione degli ecosistemi promuovendo l’illusione psicologica che la felicità sia insita in un posto di schiavitù, basti pensare all’industria di Stato che ha investito in modelli che hanno generato morte e distruzione, basti pensare agli investimenti bellici, ed altro ancora. L’Ottocento ed il Novecento mostrano i limiti sia delle politiche di Stato che le politiche liberiste, poiché sono la faccia della stessa medaglia, appartengono entrambe all’economia neoclassica che ignora l’entropia, e non bisogna commettere l’ingenuità e l’arroganza, speculando anche sulle difficoltà umane, di credere che se ripristiniamo le politiche keynesiane tutto migliorerà, ma è la storia a dire loro che stanno sbagliando, e non sotto il profilo giuridico, assolutamente condivisibile, poiché è evidente che lo Stato debba tornare ad avere un ruolo primario, ma sotto il profilo culturale e morale poiché non tutti i lavori sono utili, non tutte le imprese sono utili, e bisogna smetterla di formare schiavi e consumatori. E’ interessante la proposta post-keynesiana che parte dall’endogeneità della moneta che ribalta la teoria liberale; ecco, introdurre la moneta pubblica a credito significa affrontare uno dei grandi mali della nostra società. Ritengo che bisogna correggere la teoria sull’effettiva domanda aggregata, poiché in un pianeta di risorse finite non è possibile sostenere la domanda aggregata ma solo quella socialmente utile indicata dalla bioeconomia.

E’ necessario compiere un’evoluzione tesa a riconoscere che solo la bioeconomia può programmare un piano di sostenibilità, uscendo dalla religione capitalistica e abbandonare indicatori obsoleti e fuorvianti come il PIL, e il rapporto debito/PIL. E’ noto che gli indicatori politici più importanti sono quelli che valutano l’ambiente, la salute, la cultura e la bellezza del paesaggio. Le difficoltà dei popoli si risolvono mettendo lo sviluppo umano al centro dell’azione politica. I popoli hanno la necessità di ripristinare processi di auto determinazione, e strumenti semplici ed efficaci per prendersi cura dei propri territori, nell’ottica del riuso, del recupero e stimolare un indotto lavorativo immenso. Non solo lo Stato deve riprendersi il suo ruolo, ma deve compiere un’evoluzione culturale rispettando i diritti e promuovendo attività biocompatibili coi limiti delle risorse finite, e scollegando tutti i consumatori dal mondo virtuale dei consumi compulsivi, per mostrare la bellezza della vita e del mondo. Riappropriandosi del controllo della moneta, a credito e non più a debito, è necessario che lo Stato ed i parlamenti vietino i sistemi fiscali occulti, i paradisi fiscali e quant’altro, e siano coerenti con l’etica, la tutela della salute umana e dell’ambiente e si cominci a conservare e tutelare il territorio, rendere l’istruzione libera dai dogmi obsoleti e indirizzare la ricerca verso l’utilità sociale uscendo dal mero profitto. Non si tratta di uscire o entrare nell’euro, si tratta di cambiare la natura giuridica della moneta, e trasformarla in uno strumento di credito, un mero strumento di misura degli scambi, liberandola dalla truffa dello scambio coi Titoli garantiti da un ambiente immorale come quello delle borse telematiche e delle agenzie di rating, in pieno conflitto di interessi. Ci vuole un periodo di transizione per uscire dalla finanza virtuale, approdare nell’economia reale ed entrare nella bioeconomia. Riequilibrare le transazioni accertandone la veridicità giuridica, saldare gli scambi reali e far partire l’economia reale condizionata dalle leggi della natura.

Abbiamo già assistito agli effetti negativi e degenerativi del populismo consapevole ed inconsapevole: aumento dell’apatia dei cittadini e rischio della tenuta sociale di un Paese lasciato allo sbando, facile preda del caos e dei regimi autoritari, e questo può accadere per il doppio effetto sia dell’implosione del sistema capitalistico e sia per l’immaturità e l’irresponsabilità di chi si propone sulla scena politica, ma è incapace di governare i periodi di recessione ed è incapace di avviare una transizione culturale, politica ed economica.

Se da un lato si compie una lotta politica per ripristinare diritti fondamentali, sarebbe altrettanto responsabile ed auspicabile che si presenti una visione sostenibile della società (ed ecco la politica economica), affinché i cittadini possano attivarsi in tal senso e costruire una comunità veramente libera. Una volta che gli Stati si riprenderanno le proprie sovranità in una vera comunità europea, sarà determinante divulgare la visione bioeconomica della società (politica economica). Le imprese, da sole, avranno interesse nell’assumere nuovi occupati impiegati in attività virtuose, poiché è la ricerca e la creatività umana che inventano il lavoro, è l’immaginazione dei progettisti che stimola nuova occupazione, e non i politici che dovrebbero servire e non essere asserviti. I cittadini consapevoli possono investire nell’immaginazione del design e iniziare a prendersi quella parte di responsabilità avviando il cambiamento della società, senza attendere soluzioni che non possono venire dall’inerzia di un corpo incancrenito: l’obsoleta rappresentanza politica. In fin dei conti, è sufficiente capire come funzionano le istituzioni bancarie ed orientare il credito verso progetti sostenibili. Il primo passo è la coordinazione delle azioni, la condivisione dei valori, in sostanza ricostruire il senso di comunità e dialogare intorno a progetti utili all’evoluzione umana riscoprendo la bellezza. In questa visione Syriza e Podemos potrebbero tornare utili se hanno l’umiltà di conoscere ed assecondare una visione politica evolutiva che sostituisce il capitalismo con la bioeconomia. Leggendo i loro programmi citano la “conversione ecologica”, ma la loro comunicazione è priva di soluzioni coerenti con lo slogan, forse dovrebbero indagare e scoprire che la “conversione ecologica” nasce con la bioeconomia di Georgescu-Roegen, così come la decrescita felice. Buona parte della loro comunicazione è concentrata sulla denuncia e la richiesta di una legittima moratoria sul debito, quando queste richieste saranno accolte sarà necessario occuparsi della qualità della vita, e far crescere il PIL non sarà utile, come ricorda egregiamente un discorso di Bob Kennedy del 1968.

Conversione ecologica

Uno dei punti del programma politico di Podemos è la cosiddetta “conversione ecologica“, un tema recente per il mondo dei politici, ma ben conosciuto nell’ambito accademico, culturale e persino industriale. Il tema affonda le proprie radici e la propria ragione di essere nelle applicazioni e nelle trasformazioni della produzione industriale di merci; sin dal dopo guerra la crescita ha aumentato la produzione del cosiddetto prodotto interno lordo in tutti i paesi occidentali, e questo aumento ha fatto corrispondere un aumento dell’occupazione dagli anni ’50 fino agli anni ’80, e poi con l’informatica, le nuove tecnologie e l’impiego dei robot una crescente riduzione degli occupati, ma una continua crescita della produzione di merci. Dagli anni ’80 la crescita non sempre è coincisa con una migliore qualità della vita, anzi la globalizzazione ha sostenuto e incentivato la delocalizzazione delle produzioni industriali facendo ridurre ulteriormente il numero degli occupati. Mentre accadeva tutto ciò Nicholas Georgescu-Roegen dimostrava con precisione matematica tutto l’impianto truffaldino dell’economia neoclassica, precedentemente criticato da Keynes, Daly, Schumpeter e Marshall. In ambito intellettuale anche i non economisti prefiguravano il fallimento della modernità, Illich, Mumford, Pasolini, prendendo spunto da riflessioni di Aristotele, Platone, Heidegger, Weber, Sombart, Arendt.

Georgescu-Roegen Produzione fondi-flussi
Georgescu-Roegen, produzione fondi-flussi

Georgescu-Roegen correggendo la funzione della produzione prefigurava la bioeconomia e la conseguente decrescita selettiva delle produzioni inutili, proponendo di ristabilire l’equilibrio ecologico con l’analisi dei flussi di energia e materia, abbinata all’etica delle scelte politiche.

Una vera e sincera conversione ecologica dell’attuale modello è possibile solo uscendo dal capitalismo e dagli obsoleti paradigmi dell’economia neoclassica che ignora l’entropia, detesta la democrazia e rinnega l’etica. Il fatto che gli odierni livelli di produzione delle merci, dettati dagli interessi del WTO e assecondati dagli stati occidentali, siano insostenibili e dannosi per la sopravvivenza umana, è ormai, credo, una concezione data per scontata, anche per coloro i quali che affermano il contrario, ma lo fanno poiché sono i prezzolati sostenitori dello status quo. E’ ragionevole credere che sia meno scontato il fatto che bisogna uscire dal capitalismo per arrestare l’autodistruzione e transitare in un’epoca nuova.

La buona notizia è che alcuni ambiti industriali hanno investito nella bioeconomia, altri lo stano facendo anche nella chimica (uscendo dalla chimica petrolifera) e nell’agricoltura per tornare ai ritmi della natura; e persino uno dei settori più impattanti, quello delle costruzioni, possiede conoscenze avanzate e consolidate per avviare una conversione ecologica, garantendo persino la sufficienza energetica di tutto l’ambiente costruito applicando l’uso razionale dell’energia, la rigenerazione urbana figlia della “sostenibilità forte”, e con l’impiego di un mix tecnologico. L’ostacolo a questa ambizione è la corruzione, l’arroganza e l’ignoranza dei politici, il legislatore, e settori di imprese e banche che sostengono l’economia del debito e l’esclusiva dipendenza dagli idrocarburi. Un altro ambito virtuoso è il mondo del riuso e del riciclo totale, così come la mobilità intelligente, e sono tutti rallentati, osteggiati dalle ragioni sopra accennate ed ampiamente note alla cittadinanza, ahimé poco consapevole dell’opportunità di transitare fuori dal capitalismo e dentro la bioeconomica, che crea nuova occupazione utile.

Podemos e Syriza hanno l’opportunità di approfondire e presentare un progetto di bioeconomia per l’Europa e per i propri paesi affrontando e risolvendo, con un unico approccio culturale, tre problemi atavici della modernità: lavoro, ambiente e democrazia.

Saper vedere le opportunità

Ancora non ci siamo resi conto che questo modello può creare un indotto economico con almeno mezzo milione di nuovi posti di lavori e rendere i cittadini liberi di auto-prodursi energia eliminando la dipendenza (costi ed oppressione politica) da soggetti autoritari ed, i nemici politici che osteggiano questa strategia sono ben noti, si chiamano: ignoranza collettiva, ENI, ENEL e Governi compiacenti.

Vi ricordate il microcogenaratore in Germania? Il motore che fa insieme calore ed elettricità e non fa sprecare niente? Se l’è inventato Mario Palazzetti, ingegnere, più di ottanta brevetti alle sue spalle; negli anni ’70 lavorava al centro ricerche Fiat. E’ in pensione adesso l’ingegnere e abita in Val di Susa.  Il piccolo cogeneratore era un progetto Fiat, si chiamava Totem e fu presentato al Salone delle tecnica di Torino del 1975. «Io mi interessavo dei problemi di fondo – racconta Mario Palazzetti – : riciclo del materiali, energia e mi era balzato all’occhio questo enorme mare di energia che veniva dispersa di fronte alla produzione di energia elettrica e così che avevo coniato slogan “deve c’è una fiamma deve esserci un motore”, ovvero la produzione di energia elettrica.[1]

La libertà di pensiero ha consentito di far crescere in Giappone ed in Cina il treno a levitazione magnetica[2] molto più efficiente ed ecologico dei treni ad alta velocità progettati prima in Francia e poi diffusi in Spagna ed in Italia. Facciamo un confronto col treno a levitazione magnetica per capire: “[…] esaminiamo brevemente la nozione di tecnologia a “impulso”. L’esempio più noto è il sistema ferroviario Maglev, ampiamente utilizzato in Giappone e Cina, che sfrutta un sistema di propulsione a impulso magnetico: è talmente efficiente che consente ai treni non solo elevate velocità ma anche di scalare pendenze superiori al 10 per cento! I magnetici pulsanti inducono correnti elettriche inverse nelle piastre di alluminio che costituiscono il binario. Le correnti indotte creano i propri campi magnetici opposti a quelli del treno. Tramite l’ausilio di sensori ottici, i campi pulsano in fase “on” proprio quando il magnete passa il punto mediano delle piastre e, per repulsione, sospingono il treno avanti. La tecnologia Maglev opera con questa elettricità pulsata per far procedere il treno, riducendo al minimo la quantità di potenza richiesta.[3]

Esiste una straordinaria opportunità di reale sviluppo per gli esseri umani. Un esempio: il territorio del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano (SA), circa 181.000 ettari ormai depopolati poiché con un densità di 84 ab/kmq. Questo territorio potrebbe essere un primo esempio di reale crescita applicando la sovranità alimentare e l’indipendenza energetica con l’uso di fonti alternative e, tutto questo può accadere anche con un piccolo incremento di popolazione, circa 20-30 abitanti provenienti da ogni regione d’Italia o d’Europa per integrare la cultura contadina col know-how di nuovi modelli organizzativi, gestionali e comunicativi (biblioteche civiche comunali, nuove agorà, ESCO, reti libere, autoproduzioni …). L’integrazione culturale può arrestare l’abbandono delle terre e di territori non considerati dalla cultura demolitrice della crescita infinita e dell’ossimoro sviluppo sostenibile. L’integrazione culturale può aiutare gli abitanti locali nel saper conservare e tutelare il territorio alimentando la speranza di comunità non più isolate ma vive, genuine e più felici grazie alla prospettiva di un ritorno a casa di giovani emigrati abbagliati da un finto sviluppo e, più felici per le nascite di nuovi esseri umani in famiglie unite nei reali valori.

Bisogna evidenziare che tale prospettiva ribalta totalmente la cultura dominante che scambia la crescita industriale, materialista, come progresso e disprezza la natura e la vita di campagna. Questa prospettiva indica lo sviluppo fra le piccole comunità, in armonia con la natura ma tecnologicamente avanzate grazie all’uso di un mix-tecnologico e di reti di comunicazione avanzate per scambiarsi e donare le conoscenze socialmente utili. Comunità che vivono la polis e decidono direttamente. Comunità che si alimentano di cibi sicuri ed autoprodotti rispetto ai cittadini-metropolitani che possono essere intossicati da cibi industriali e meno controllabili.


[1] MICHELE BUONO e PIERO RICCARDI, il mondo alla rovescia, Edizioni per la Decrescita felice, 2009, pag. 94
[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Treno_a_levitazione_magnetica
[3] J.J. HURTAK PhD  e Desiree Hurtak PhD, propulsione ET e velivoli ad alta frequenza, in Nexus New Times N. 83, 2009 pag. 44

Nel concreto: azioni che si possono fare

“estratto” da “Qualcosa” che non va pag. 40: Fra esseri umani civili ci si scambia merci, beni e servizi su condizioni di sussistenza e reciprocità in equilibrio ecologico e non per profitto. La Natura non conosce il profitto. Gli umani hanno certamente bisogno di un riparo, cibo e vestiti. Queste attività e funzioni si sono sempre svolte senza l’esistenza delle Borse telematiche e senza SpA. Il maggior benessere è stato dovuto solo da altri esseri umani e soprattutto dalla conoscenza condivisa. Se da duecento anni usiamo ancora automobili a petrolio è perché in questo modo si creano consumi, cioè dipendenza. Se nelle nostre abitazioni si usa scaldare i cibi col gas, la motivazione è la stessa, si diffondono tecnologie che creano consumi e cioè dipendenza da qualcuno. Gli elettrodomestici sono progettati con regole di obsolescenza pianificata poiché quando rotti creano maggiori consumi e quindi dipendenza.

Nelle università gli allievi sono psico-programmati al concetto fuorviante e, bugiardo, che con l’aumento dei consumi si ha una maggiore crescita economia e questa porti ad un maggiore benessere. Chi trasmette questo pensiero criminoso o è psico-programmato a sua volta o, è in mala fede. La società è in crisi poiché si trasmettono dogmi figli di concezioni criminali che contemplano l’egoismo, l’accaparramento di ricchezze nelle mani di pochi, e la crescita infinita ignorando le leggi della natura, evitando deliberatamente di tutelare i diritti umani.

Oggi la corruzione a livello universitario è legata al fatto di trattare gli studenti stessi non come discenti autonomi, bensì come liberi consumatori e acquirenti non ancora legati a marche particolari, insomma clienti di servizi didattici. Le corporation vedono un mercato del valore di duecento miliardi di dollari l’anno costituito da una fascia particolarmente interessante di giovani americani che cercano ancora le marche e sono in grado di controllare un reddito disponibile molto elevato, oltre ad influenzare le decisioni di acquisto dei loro genitori e di altri adulti. […] Le aziende non si limitano tuttavia a trasformare l’istruzione in merchandising; infatti, convertono il merchandising in istruzione, facendo di ogni momento della vita di un bambino un’occasione commerciale: pop-up su internet – luogo dove i ragazzi di oggi, abbandonate le ben più sane biblioteche, fanno i compiti; festività e ricorrenze originariamente di ispirazione religiosa trasformate in maratone dello shopping.[1]

Che differenza c’è fra chi ti spara un colpo di pistola e chi deliberatamente sta inquinando per avere una maggiore produttività?

[…]

Le città moderne sono state progettate per le automobili e non per i cittadini. Ma in realtà, per avere una buona mobilità è efficace il principio cardine: prima cammina, poi vai in bici e poi in macchina.

Moriremo tutti sepolti dalle macchine: di questo passo l’iperbole rischia di avvicinarsi alla realtà perché il nostro parco circolante auto continua a crescere senza fine: +4,92% negli ultimi cinque anni. Un record inaudito non tanto per l’incremento percentuale (che comunque non si può ignorare perché siamo passati dalle 34.636.594 auto del 2005 alle 36.339.405 del 2009…) ma perché in Italia siamo già ampiamente oltre la soglia di guardia con la più alta concentrazione di macchine in Europa grazie all’incredibile rapporto di 59 vetture ogni 100 abitanti. […] Tante tantissime e non solo in rapporto alle strade che sono le stesse dagli anni Sessanta ma anche rispetto alla superficie della nostra nazione le auto iniziano a diventare troppe: se saldassimo insieme tutte le carrozzerie delle macchine in Italia arriveremmo all’incredibile numero di 248 mila ettari, ossia 248 chilometri quadrati: come se Milano e Firenze fossero interamente ricoperte di lamiera. Il fenomeno, forse è questa la cosa più strana, sembra sfuggito ai più. [2]

Ciò può avvenire con un miglioramento della sicurezza stradale a favore di soggetti più svantaggiati, con la costruzione di piste ciclabili e soprattutto una pianificazione urbanistica integrata che non trascuri il traffico non motorizzato, ma lo metta in primo piano[3].

I cassetti degli uffici tecnici comunali sono pieni di progetti sostenibili, di buon senso. Nel corso degli anni siamo passati dagli “standard minimi quantitativi”[4] a principi di eco-densità. Ma il principio ispiratore delle scelte non è il buon senso, i soldi contano più della vita umana. I piani sono strumenti per vendere suoli e non per soddisfare bisogni reali. I Consigli comunali sono responsabili di disastri sanitari[5] ed ambientali. E’ necessaria una volontà politica popolare per introdurre l’etica nella politica. Alcune buone pratiche amministrative sono documentate e si ispirano al concetto di territorialità o a percorsi di progettazione partecipata dove i progettisti dialogano direttamente con i cittadini. Ecco alcuni commenti: “tra i sistemi di pianificazione operanti nel mondo occidentale quello italiano è forse uno dei più burocratizzati e più lontani dal mondo della vita (Giusti, 1995). Colmare il burrone tra burocrazia del piano e corpo vivo della città è un compito così grande che è meglio sperimentare e incominciare da tutte le parti. Accrescere il grado di concretezza, vicinanza alla gente, e capacità di ascolto dei sistemi di pianificazione è quindi un obiettivo che è possibile avvicinare in molti modi.”[6]

Addirittura, Diego Caltana racconta di “35 anni di progettazione partecipata” a Vienna. “Un’esposizione dedicata al modello viennese per il rinnovamento urbano racconta gli investimenti seguiti all’entrata in vigore della legge per il risanamento urbano varata nel 1974. Per contrastare gli aspetti più radicali di questo provvedimento legislativo un gruppo di sociologi, architetti e artisti, ma anche tecnici comunali e politici locali, presentano un programma di dodici punti per indirizzare il risanamento evitando che si trasformasse nella demolizione di intere aree degradate con la conseguente dispersione dei loro abitanti. Questi vennero invece coinvolti nei processi decisionali, dando vita ad un’esperienza apripista per la progettazione partecipata.”[7]

[…]

Lo schiaffo morale a questa malsana idea di derogare la democrazia viene proprio da quei Paesi che noi chiamiamo in via di sviluppo. A Porto Alegre (Brasile), nelle favelas, dal 1989 è stato introdotto il “bilancio partecipativo”[8], ciclo di assemblee popolari tematiche, dove i cittadini possono proporre come destinare parte del bilancio pubblico comunale. Questa procedura ufficializzata con una riforma amministrativa ha dato luogo a trasformazioni urbane volte a cancellare anche le favelas.

Ancora una volta la Storia maestra di vita demolisce tutte le credenze indotte dal potere invisibile. Dove c’è più democrazia c’è maggiore efficienza, più controllo, più trasparenza e meno corruzione. Ma le prove sono un po’ ovunque, la Svizzera è la Confederazione democratica dove i cittadini per mezzo di efficaci strumenti di democrazia diretta deliberano senza alcun intermediario su tutti i temi che li riguardano[9].


[1] BENJAMIN R. BARBER, consumati, da cittadini a clienti, Einaudi, 2010, pag. 24
[2] Vincenzo Borgomeo, parco auto, crescita infinita siamo oltre i 36 milioni, 12 maggio 2010, http://www.repubblica.it/motori/ecoauto/2010/05/12/news/parco_auto_crescita_infinita_siamo_oltre_i_36_milioni-3999787/
[3] WUPPERTAL INSTITUT, per un futuro equo, Feltrinelli, 2007, pag. 184
[4] D.M. 1444/68
[5] «Complessivamente l’inquinamento ambientale urbano è responsabile di effetti nocivi sull’apparato respiratorio e cardiovascolare, di effetti oncogeni e dell’aumento della mortalità generale. I principali studi condotti in Europa ed U.S.A. sulla correlazione fra inquinamento atmosferico e cancro al polmone sono concordi nel valutare che per ogni 10 µg/m3 di PM 2.5 si registra un incremento tra l’8% ed il 14% di neoplasie polmonari. Si ricorda che l’OMS ha stimato la quota di decessi attribuibili a valori di PM10 oltre 20µg/m3 in 13 città italiane con oltre 200.000 abitanti sulla base dei valori di PM10 registrati negli anni 2002-2004.  La stima è di 8220 morti/anno di cui 742 morti/anno per cancro del polmone.» Fonte: estratto dal Documento ambiente FNOM CeO – ISDE Italia, http://www.isde.it/AMBIENTE/Documento_FNOMCeO_ISDE_Italia.doc
[6] GIANCARLO PABA, ALBERTO MAGNAGHI  (a cura di), in il territorio degli abitanti, Dunod Milano 1998, pag. 98
[7] in il giornale dell’Architettura, dicembre 2009 n.79, Umberto Alemanni & C, pag. 26
[8] GIOVANNI ALLEGRETTI, l’insegnamento di Porto Alegre, Alinea 2003
[9] THOMAS BENEDIKETR, democrazia diretta, Sonda 2008

Ecologia e democrazia

Il dibattito politico di questo libro ispirato agli appunti del mio diario pubblico (blog) verte su come dovrebbe essere gestita la società. Noi siamo esseri umani, entità biologiche e rispondiamo alle leggi dell’universo. Credo che ormai non ci sia alcun dubbio riguardo al fatto che lo stile di vita della maggioranza degli italiani sia del tutto condizionato dal pensiero dominante e, non sia né uno stile umano e né saggio.

La politica delle SpA agisce per impedire un’evoluzione del pensiero con una comunicazione martellante che propone comportamenti immaturi ed irresponsabili. Condizionare lo stile di vita di un bambino è semplice per le SpA, l’obiettivo è infantilizzare gli adulti e ci stanno riuscendo molto bene, dall’abbigliamento, ai comportamenti quotidiani fino alle scelte politiche immature.
Dovrebbe esser chiaro che democrazia, governo del popolo, ed ecologia sono sinonimi e non sono compatibili col governo attuale (Unione europea, BCE, multinazionali). La Natura mostra chiaramente il modello del governo giusto, etico, tutti gli esseri viventi sono interconnessi e non condizionano la sopravvivenza di specie geograficamente distanti, proprio l’atteggiamento opposto della Banca mondiale e del Fondo Monetario Internazionale che interferiscono negativamente sui popoli violandone la sovranità.

Secondo il critico conservatore Joseph Epstein, sono sempre più numerosi gli adulti «prigionieri di uno stato mentale assimilabile a quello dello studente di liceo, e questo li porta a mangiare cereali, guardare ore e ore di televisione e sperare in conquiste sessuali», in una sorta di adolescenza perpetua, svincolata da qualsiasi responsabilità, senza le vere pressione da quel lavoro sporco che è al vita». Juliet Schor, da sinistra, concorda sul fatto che siamo diventati una nazione che non ha più la priorità di insegnare ai propri figli a crescere bene socialmente, intellettualmente e spiritualmente, ma come obiettivo principale l’educazione al consumo». Norma Pecora osserva che «con la consumerizzazione del bambino arriva la formazione ideologica dell’adulto». […] Ciò che viene condizionato dall’ethos infantilistico riguarda proprio le nostre aspettative su come debba andare la vita. (B. R. Barber, Consumati, Einaudi, 2010, pag. 26)

Per la biologia lo sviluppo si poggia su principi autarchici, di autodeterminazione e, su sistemi autopoietici mentre l’attuale cultura dominante programma i cittadini alla disumanizzazione del produttivismo e dello sviluppo illimitato stimolato dall’inganno: maggiore offerta rispetto alla domanda. E’ questo l’inganno sul significato dei termini, mentre in Natura lo sviluppo significa crescita delle biodiversità ed è democratico, in finanza lo sviluppo è una truffa che sta distruggendo valori umani, condiziona le menti, distrugge gli ecosistemi, e crea forme di schiavitù.

E’ straordinaria l’analogia biologica con le forme di democrazia diretta e partecipativa. Infatti i migliori sistemi di amministrazione sono quelli dell’autogoverno presenti nella Confederazione Svizzera per mezzo dell’iniziativa e del referendum presenti negli statuti dei Cantoni. Le buone pratiche amministrative coincidono con autonomia ed autogestione in ambiti territoriali di estensione provinciale (fateci caso molti intendono abolire le Province anziché le Regioni) poiché le persone possano essere più vicine ai propri palazzi e possano avere contatti diretti con i dipendenti eletti.

Non è un caso che la forma di governo federativa sia quella più democratica poiché come per le leggi biologiche possano crescere più biodiversità (pluralismo), cioè maggiore creatività umana per la soluzione dei problemi, maggiore ed efficace gestione delle risorse.
Non è un caso che la Province autonome, Trento e Bolzano siano quelle più sensibili ed efficienti in materia ambientale, non è un caso che il Brasile (forma federale e riforma amministrativa col “bilancio partecipativo”) sia in crescita il civismo dei cittadini, non è un caso che in California ed altre comunità abbiamo deliberato la strategia Rifiuti Zero

Il termine autopoiesi è stato coniato nel 1972 da Humberto Maturana a partire dalla parola greca auto, ovvero se stesso, e poiesis, ovverosia creazione. In pratica un sistema autopoietico è un sistema che ridefinisce continuamente se stesso ed al proprio interno si sostiene e si riproduce. Un sistema autopoietico può quindi essere rappresentato come una rete di processi di creazione, trasformazione e distruzione di componenti che, interagendo fra loro, sostengono e rigenerano in continuazione lo stesso sistema. Inoltre il sistema si autodefinisce, di fatto, ovvero il dominio di esistenza di un sistema autopoietico coincide con il dominio topologico delle sue componenti.

Un programma politico

Ho pensato di raccogliere, condividere ed aggiornare il programma politico che iniziai a scrivere nel 2008. E’ la raccolta di una ricerca sociale, di appunti sparsi, idee già attuate da molte comunità e diffuse da esperti nel vari settori, dell’ecologia, architettura, urbanistica, democrazia…

Il mio blog, il diario che tutti possono leggere, sparge periodicamente queste idee e proposte, commenti e considerazioni sulla nostra società.

L’obiettivo è molto chiaro mutare la società per il bene comune. Buona lettura a tutti coloro che intendono anche in minima parte avviare questo cambiamento reso necessario per questioni di sopravvivenza.

Strategie sostenibili

I nostri politici, “bravi” attori, raccontano la favola del debito pubblico come pretesto per impedire lo sviluppo umano della società, anche gli amministratori locali recitano bene la parte e raccontano di non avere soldi per realizzare opere e servizi. La favola del debito pubblico è l’inganno necessario per ricattare i popoli, ma è anche molto semplice uscire dal mondo virtuale e comprendere perché esiste un debito pubblico e chiedersi poi, nei confronti di chi? Per trovare le risposte, basta cliccare sul sito della banca d’Italia, che ormai non è più d’Italia, leggere l’art. 1 del relativo statuto; poi è necessario leggere l’art. 107 del trattato di Maastricht, gli artt. 1 e 47 della Costituzione e documentarsi sull’usurpazione di sovranità monetaria. In fine, vi è un’ampia letteratura internazionale. Spesso si sente la litania della crisi finanziaria e la scarsezza di risorsa monetaria in circolo, lo stesso Ministro Tremonti (ad Anno Zero) dice di non voler stampare la moneta della BCE per non aumentare il debito pubblico esistente.

Dopo aver compreso l’inganno, bisogna comprendere che la moneta non è ricchezza ma un semplice mezzo, uno strumento di misura del lavoro e mai il fine. Una proposta concreta per attuare politiche utili può venire da idee creative e di buon senso. Ad esempio, il risparmio energetico può esser visto come misura di valore economico = moneta; allora è possibile ristrutturare l’intero patrimonio edilizio esistente con la conversione in “moneta” del risparmio energetico ottenuto ed indicato nel progetto tecnico edile.

Gli Enti Territoriali dovrebbero essere i facilitatori di tale processo se fossero consapevoli dei loro obblighi costituzionali, cioè migliorare la qualità della vita dei cittadini.

Le Regioni, che hanno il compito di redigere piani energetici, hanno il dovere di indicare nelle loro intenzioni anche le strategie economiche per attuare gli obiettivi prefissati, applicando etica ed ecologia.

Il Governo e gli Enti Territoriali hanno l’obbligo costituzionale di controllare il credito (art. 47 Cost.) e possono scegliere di deliberare sia di stampare moneta di Stato libera dal debito e libera dall’usura degli interessi e, sia  di produrre credito legato al risparmio energetico figlio di un’efficace progettazione. Il credito può essere riscosso da una ESCO (Energy Service Company) di proprietà pubblica ad azionario diffuso dove i cittadini eleggono direttamente il consiglio di amministrazione e, gli stessi utenti possono convertire il credito per sostenere l’economia locale. Il cittadino produttore di energia da fonti rinnovabili può spendere il credito in beni alimentari prodotti dal territorio locale. Uno scambio, come avviene normalmente attraverso una moneta.

Quanto segue documenta il tentativo di politiche atte al recupero edilizio:

“La complessità dei problemi che riguardano il recupero dei quartieri di edilizia sociale delle nostre periferie è comune alle principali città europee che si trovano a fare i conti con l’esigenza di riqualificare il vasto patrimonio costruito durante gli Sessanta e Settanta con le tecnologie di prefabbricazione pesante.” […] “Lo stato di degrado ambientale provocato dal nostro sistema di sviluppo è arrivato a livelli di emergenza che impongono il riesame delle modalità di sfruttamento delle risorse disponibili: in una sola generazione abbiamo consumato più risorse non rinnovabili di quanto non abbia fatto l’intera umanità dei secoli precedenti, creando così una crisi del sistema non più settoriale ma globale.” […] all’interno della sola Unione europea sono riconducibili agli edifici oltre il 50% del consumo totale di energia e circa il 40% dei rifiuti prodotti dall’uomo (Gallo, 200). Nel caso italiano, è stato stimato che nel 1999 i consumi energetici del settore delle costruzioni sono stati di circa il 40,5 milioni di tonnellate di petrolio equivalente (TEP), pari al 30% dei consumi finali nazionali…”(tratto da Laura Elisabetta Malighetti, recupero edilizio e sostenibilità, ilsol24ore Milano 2004, pagg. 3-119)

Nonostante gli strumenti giuridici, nonostante le conoscenze tecnologiche non possiamo dire che l’Italia abbia risolto i problemi relativi all’uso dell’energia, all’abitare ecologico neanche potremmo pensare che la maggioranza delle nostre città siano vivibili, siano sostenibili.

Eppure, pensare, progettare e costruire in maniera razionale ed eco-efficiente dovrebbe essere utile e vantaggioso a tutti.

Il D.M. 22 ottobre 1997 n. 238 introduce l’istituto-strumento “Contratti di Quartiere” per realizzare recuperi dell’edilizia pubblica in Europa. Altri piani e strumenti giuridici hanno avuto seguito ma le nostre città non sembrano essere tanto migliori di prima né possiamo dire che siano divenute città ideali.

La libertà di un popolo avviene anche attraverso la conoscenza e l’applicazione di sistemi organizzativi “innovativi” (democrazia diretta e partecipativa) che consentono ai cittadini consapevoli di riappropriarsi di una crescita collettiva attraverso l’uso delle tecnologie migliori, cioè quelle che servono alle comunità per vivere in maniera sobria ed autosufficiente.

Alcune buone pratiche amministrative sono documentate e si ispirano al concetto di territorialità o a percorsi di progettazione partecipata dove i progettisti dialogano direttamente con i cittadini. Ecco alcuni commenti: “tra i sistemi di pianificazione operanti nel mondo occidentale quello italiano è forse uno dei più burocratizzati e più lontani dal mondo della vita (Giusti, 1995). Colmare il burrone tra burocrazia del piano e corpo vivo della città è un compito così grande che è meglio sperimentare e incominciare da tutte le parti. Accrescere il grado di concretezza, vicinanza alla gente, e capacità di ascolto dei sistemi di pianificazione è quindi un obiettivo che è possibile avvicinare in molti modi.” (tratto da Alberto Magnaghi – a cura di -, Giancarlo Paba, il territorio degli abitanti, Dunod Milano 1998, pag. 98)

Addirittura, Diego Caltana racconta (in il giornale dell’Architettura, dicembre 2009 n.79, Umberto Alemanni & C, pag. 26) di “35 anni di progettazione partecipata” a Vienna. “Un’esposizione dedicata al modello viennese lieve per il rinnovamento urbano racconta gli investimenti seguiti all’entrata in vigore della legge per il risanamento urbano varata nel 1974. Per contrastare gli aspetti più radicali di questo provvedimento legislativo un gruppo di sociologi, architetti e artisti, ma anche tecnici comunali e politici locali, presentano un programma di dodici punti per indirizzare il risanamento evitando che si trasformasse nella demolizione di intere aree degradate con la conseguente dispersione dei loro abitanti. Questi vennero invece coinvolti nei processi decisionali, dando vita ad un’esperienza apripista per la progettazione partecipata.”

Questi “stralci” tratti da testi ed articoli testimoniano che esistono energie creative positive, capacità progettuali, persone capaci di organizzare e realizzare opere socialmente utili e vantaggiose. Manca la volontà politica per soddisfare i reali bisogni umani e comprendere chi stia osteggiando l’umanità non è difficile. Bisogna ripensare l’intera società, riportare al centro i reali valori umani considerandoli facenti parte di un sistema chiamato: Universo, natura.

Le piante traggono vita perché c’è il sole e, non si scambiano nessuna moneta, lo stesso fanno tutti gli animali, cosa vorrà significare?