Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for ottobre 2011

Com’è noto un pilastro della filosofia politica denominata “decrescita” è la bioeconomia, cioè considerare gli effetti e gli impatti dei processi industriali sugli ecosistemi.

L’architettura contemporanea e l’urbanistica come tutte le arti e le scienze applicate hanno subito l’influenza dell’ideologia neoliberista e il paradigma dominante: vendere, vendere, vendere figlio dei dogmi: crescita del PIL, dell’espansione monetaria e del petrolio.

Prima delle rivoluzioni industriali l’architettura poneva l’uomo e non la tecnica al centro della progettazione e nacquero le proporzioni armoniche e le prime città ideali.

Prima dello sviluppo delle discipline giuridiche e finanziarie – rendita urbana – la tecnica architettonica esprimeva arte e virtuosismi spaziali.

Prima che le SpA automobilistiche dettassero il dogma delle geometrie stradali, lo spazio urbano e le tipologie edilizie rispettavano sia la natura che l’armonia umana.

Prima della crescita industriale i cittadini potevano godersi la vita di campagna prevenendo il degrado dell’urbanesimo.

Tutti questi avverbi temporali – prima – potrebbero lasciar intendere che si vivesse meglio decenni o secoli fa, in un certo senso è così visto che non esisteva né la chimica di oggi e né l’impatto ambientale di oggi prodotto dai sistemi industriali e dall’eccessiva domanda rispetto all’offerta (crescita infinita). E’ accaduto che l’attuale pensiero dominate – l’avidità –  figlio di un’“evoluzione” durata secoli ha condotto anche i progettisti su scelte errate, non socialmente utili.

Oggi, abbiamo gli strumenti per riconoscere questi errori e per progredire verso una reale crescita passando per una fase storica chiamata “decrescita felice”, sviluppando la resilienza necessaria e approdare ad una società della “prosperanza”.

Infatti, in termini pratici i centri storici rappresentano il più grande patrimonio edilizio da conservare adeguatamente, rispettare e recuperare mentre i piccoli centri urbani sono l’opportunità concreta di un ritorno al buon senso grazie all’uso di nuove tecnologie che fanno decrescere il PIL ma crescere la qualità della vita.

Tutte le aree urbane cresciute negli anni dal secondo dopo guerra in poi, possono essere oggetto di piani particolari ad hoc applicando le tecnologie della decrescita felice e il buon senso, già immaginato dagli utopisti dell’urbanistica.

Non c’è alcun dubbio che il pensiero di Ivan Illich (1926 – 2002) abbia influenzato positivamente generazioni di architetti e urbanisti contemporanei che sin dagli anni ’70 hanno iniziato a immaginare progetti sostenibili e “conviviali”. Prima di Illich, Ebenezer Horward (1850 – 1928) immaginò la Garden City secondo forme e densità congeniali all’uomo, anche se nel dettaglio, a una scala più piccola, il modello paradigmatico rimase Sforzinda di Antonio Averlino detto il Filerete (1400 – 1469). In Italia, spesso, progetti ragionevoli sono rimasti sulla carta poiché le lobbies e le discipline giuridiche (rendita) hanno piegato le migliori idee a servizio dell’avidità di pochi.

L’edilizia più degli altri ambiti può insegnare come valutare l’impatto ambientale delle scelte progettuali, l’edilizia è il settore dove la bioeconomia è applicabile immediatamente.

Il progettista e il direttore dei lavori possono valutare gli impatti tramite standard riconosciuti e condivisi e informare committenti e popolazioni circa le proprie scelte che implicano consumi energetici e – LCA – analisi del ciclo vita (dalla culla alla culla) degli edifici.

Fino a quando non vi è stata una presa di coscienza sul “picco del petrolio” la consuetudine politica e progettuale ha accettato che si realizzassero sprechi energetici facendo aumentare il PIL e peggiorare la qualità della vita. La “decrescita felice” propone l’autosufficienza energetica con fonti alternative e ribalta il paradigma cancellando gli sprechi, facendo calare il PIL ma, soprattutto, cancellando la dipendenza energetica dalle SpA monopoliste, grazie all’impiego di un mix tecnologico a piccola scala e l’impiego di tecniche e materiali costruttivi compatibili con l’ambiente. La “decrescita felice” consiglia di iniziare dai quartieri eliminando gli sprechi e introducendo, ove mancano, nuovi impianti e reti “smart grid” che razionalizzano l’uso dell’energia.

Il legislatore dopo molti anni di ritardo, nonostante la disattesa legge 10/91, ha comunque introdotto norme che si sono adeguate agli indirizzi tecnici più avanzati e ragionevoli in termini di efficienza energetica. Con l’entrata in vigore del D. Lgs. 192/05 e successive modificazioni – D. Lgs. 311/06 e D.P.R. 50/09 – i parametri e gli indici edilizi sono stati modificati, aggiornati a performance energetiche che condizionano la progettazione architettonica. Ad esempio, con una maggiore massa volumica dei materiali – involucri – si raggiungono idonei valori di trasmittanza riducendo i consumi energetici per la climatizzazione degli ambienti.

Bisogna rendersi conto che in quest’ottica non sono gli sprechi (consumi) a dettare le regole della politica, ma i comportamenti virtuosi che determinano una riduzione degli stessi, calo del PIL, e un aumento della sovranità popolare tramite le reti “smart grid”, poiché ogni edificio e ogni cittadino diventa produttore e consumatore di energia.

I cittadini, partendo dal proprio quartiere, possono realizzare cooperative Esco ad azionariato diffuso popolare per rivalutare l’intero patrimonio edilizio puntando all’Attestato di certificazione energetica di classe A (secondo la classificazione nazionale l’indice di prestazione energetica globale [EP] corrispondente è 0,25 EP (2010) + 9 kWh/mq anno < A < 0,50 EP (2010) + 9 kWh/mq anno)  e l’impiego di fonti alternative. In questo modo si cancellano i costi delle bollette energetiche e si producono profitti in maniera virtuosa grazie agli incentivi delle fonti rinnovabili.

La cooperativa Esco se trovasse difficoltà, imitando l’esperienza tedesca di Schonau, può mettere sul mercato l’offerta progettuale e i soci possono spostare i propri conti correnti sulla banca che finanzia l’idea. Le agenzie bancarie senza una riserva minima obbligatoria chiudono, e quindi i cittadini consapevoli circa il sistema del credito-prestito possono “stimolare” le agenzie che adottano idee più virtuose come l’Esco.

Per quanto riguarda le opere d’architettura esistono, senza dubbio, diversi “manufatti” paradigmatici che giustificano l’accostamento “decrescita e architettura”. La scelta di determinati materiali e le dimensioni sono indicatori per una valutazione verso una “decrescita felice”. Ad esempio, i materiali di origine naturale sono da preferire rispetto all’impiego eccessivo dell’acciaio, notoriamente più impattante rispetto ai laterizi ed al legno. Abitazioni collettive sono preferibili rispetto alle villettopoli sorte nelle periferie.

Una forma urbana che adotti principi di “eco-densità” è da preferire rispetto alle espansioni speculative pensate dalle solite lobbies che non tengono conto dei bisogni reali e della volontà popolare.

E’ corretto accennare, dal punto di vista dell’urbanistica, al fatto che negli ultimi vent’anni il legislatore ha introdotto una serie di leggi (programmi complessi [programmi integrati, recupero urbano, Pruust etc.], la compartecipazione privata, la finanza di progetto e i nuclei di valutazione) che hanno da un lato complicato la disciplina facendola uscire dal concetto di piano generale, e dall’altro lato facendo pendere l’ago della bilancia, in diversi episodi, più agli interessi particolari delle solite lobbies piuttosto che all’interesse pubblico, nonostante la possibilità dell’adozione del piano strategico e dei Piani sociali e dei servizi (L. 328/00) per migliorare la qualità delle scelte. In diversi Comuni alcune procedure e tecniche giuridico-finanziare sono state usate anche per realizzare trasformazioni urbane speculative piuttosto che far partecipare i cittadini al processo decisionale (art. 1) in linea con la Costituzione, spesso aggirata tramite la scusa di principi fuorvianti come la competitività e l’efficienza economica contrastando la salute pubblica (art. 32), la tutela del territorio (art. 9), il diritto alla casa (art. 10). Di recente si è scoperto che la scelte di queste pratiche giuridico-finanziare hanno realizzato debiti per gli Enti territoriali, ma non sono altro che dei falsi in bilancio facendo ricadere sui cittadini rischi che potevano essere evitati semplicemente ricordandosi che lo Stato non è un’azienda privata.

L’estimo. L’attuale definizione di estimo non contempla i principi di bioeconomia, filosofia che ispira il Movimento per la Decrescita Felice (MDF). Ecco quali sono gli aspetti economici generali: il valore di mercato, il valore di costo, il valore di trasformazione, il valore complementare, il valore di surrogazione, i valore di capitalizzazione e il valore d’uso sociale.

I primi sei tipi di valore sono per i beni privati mentre l’uso sociale è per i beni pubblici. Nessuno di questi criteri con le relative formule, tranne l’uso sociale, ha implicazioni di carattere bio-economico, “meglio” ancora, nessuno dei metodi tiene conto della chimica, della fisica e della biologia.

Solo negli anni ultimi la contabilità estimativa è stata condizionata dai criteri della valutazione ambientale, ma solo ex-post (mai ex-ante), più ultimamente si è aggiunta la “pianificazione strategica” per cercare di introdurre “pesi” economici a sostegno delle leggi della fisica prima che una scelta venga deliberata, con pochi risultati. L’estimo, appunto, non tiene conto dell’analisi del ciclo vita (LCA). Se non vengono introdotti “pesi” di carattere etico e bio-economico nell’estimo, sarà molto difficile scardinare il dogma della crescita urbana dato che i piani – le idee e le scelte progettuali – sono pesantemente condizionate dalla rendita. Una semplice domanda svela le scelte progettuali: con quale criterio di merito si cambia la destinazione d’uso dei suoli da agricoli ad edificabili? Risposta, non c’è alcun criterio di merito se non la monetarizzazione dei suoli stessi, dato che in Italia, ormai, esistono più abitazioni che cittadini. Oggi, il consumo dei suoli sembra soddisfare capricci e non bisogni reali.

Le recenti innovazioni tecnologiche abbinate agli attuali strumenti di misura (diagnosi energetica) adempiono perfettamente alle proposte “decrescenti”. Progettisti e costruttori hanno l’opportunità di intervenire sul patrimonio edilizio esistente nel pieno rispetto dei principi di sostenibilità migliorando la qualità di vita degli abitanti. Già in questo decennio si stanno diffondendo interessanti sperimentazioni, poi divenute standard, che risolvono i problemi sia del comfort abitativo e sia realizzando, concretamente, un netto miglioramento delle condizioni di vita rispetto al passato, anche grazie a forme di “pianificazione partecipata”, dando ragione alla teoria secondo cui un maggiore “peso politico” degli abitanti aumenta la felicità e la qualità delle decisioni politiche.

Non è un caso che i migliori risultati ottenuti si trovino nei piccoli centri. E’ solo la prova che dove non ci sono i poteri forti (banchieri, manager degenerati) e lobbies speculative, i territori sono più sicuri e più sani ed esprimono la qualità dell’italianità.

Annunci

Read Full Post »

People rise up!

Finalmente una manifestazione di cittadini che s’indigna contro l’attuale sistema finanziario, contro il vero potere, contro banchieri, manager e politici corrotti. Almeno duecentomila persone hanno raggiunto Roma da tutta Italia per ritrovarsi e proporre un cambiamento partendo “dal basso”. Le attuali generazioni hanno urlato: “noi non paghiamo il debito”! L’invenzione del debito pubblico frutto dell’usurpazione della sovranità monetaria (Trattato di Lisbona) è pubblicamente contestato, perché i cittadini dovrebbero pagare il falso in bilancio operato da criminali col colletto bianco?

Un corteo immenso, bellissimo, gioioso, colorato, danzante; una vera festa per i diritti umani e la libertà ha invaso la capitale. Vi erano cartelli contro il nuovo ordine mondiale, contro la BCE di Trichet e Draghi, contro il signoraggio bancario. Ho letto cartelli per la democrazia diretta e per una società più equa e più giusta, una società libera dall’ideologia della competitività e del libero mercato.

Ieri, in tutto il mondo si manifestava contro la religione neoliberista inventata da alcuni think tank americani, e indottrinata in tutte le università a partire sin dal secondo dopo guerra, affinché  questa religione della crescita infinita, sinonimo di avidità e superbia, potesse far emergere le SpA e porle sopra la piramide del potere applicando il dogma: PIL, espansione monetaria e petrolio.

I popoli hanno detto chiaramente che ribalteranno la piramide del potere per progettare una società genuinamente democrazia ponendo il sovrano al suo vertice e non più l’élite degenerata. Mentre i popoli contestavano, l’élite era riunita per salvare le banche, esatto, il club dei ricchi tirava i fili dei burattini – i Governi – per salvare l’immorale industria finanziaria che sta rubando tutti i giorni le risorse delle generazioni attuali e future.

I ministri finanziari del G20 chiedono all’Europa di trovare una soluzione alla crisi del debito nelle prossime settimane, in vista del Consiglio dei leader europei del 23 ottobre. Nella bozza di comunicato finale del G20 finanziario di Parigi si legge che “occorre lavorare ancora per massimizzare l’impatto dell’Efsf (il fondo europeo ‘salva-stati’, ndr), per indirizzare il contagio e l’esito del Consiglio europeo del 23 ottobre”.

Nel giorno ufficiale del risveglio delle coscienze va in scena il solito sistema della “scuola Gladio di Cossiga e dei servizi deviati“, ebbene, accade quello che si poteva immaginare, visto il disservizio d’ordine. Alcuni teppisti chiamati “black bloc”, ma bisogna chiamarli vili mercenari, eseguono gli ordini calati dall’alto: terrorizzare il corteo di pacifisti. La radio ci informava che in via Cavour alcuni teppisti avevano incendiato auto e rotto vetrine dei negozi, al nostro passaggio una dozzina di questi vili spunta alle nostre spalle e lancia una bomba carta fra i passanti, poi una seconda bomba carta. Alcuni manifestanti aprono una colluttazione e mettono in fuga questo gruppo di persone infiltrate con l’evidente scopo di impedire lo svolgimento dell’evento favorendo lo status quo (nel video sottostante c’è il documento di quanto affermo). I fatti documentano che questi mercenari psico-programmati sono contro i popoli e contro i temi dei manifestanti e le loro iniziative servono per tutelare l’élite degenerata. Uno di questi stupidi vili confessa anche la loro organizzazione.

Parla un “nero”: le armi erano nascoste in piazza, è da un anno che ci prepariamo. E ancora: per noi questa è una guerra, ed è appena l’inizio.
La battaglia preparata da giorni

Già da tempo l’élite pensa di impiantare microchip sottocutanei per controllare le persone e questi stupidi stanno aiutando i potenti nell’applicare la loro agenda. Guarda caso è proprio Antonio Di Pietro ad aprire il dibattito su provvedimenti ad hoc, lo stesso politico “di sinistra” che ha votato per l’antidemocratico Trattato di Lisbona, l’Europa delle banche.

Di Pietro: “Si deve tornare alla Legge Reale.Anzi bisogna fare la ‘legge Reale 2’, alias Di Pietro, contro atti criminali come quelli di Roma. Si devono prevedere arresti e fermi obbligatori e riti direttissimi con pene esemplari”.

I Governi stanno dando vita a una nuova polizia giudiziaria e con quali poteri? Ne avevamo bisogno? Sembra che la dittatura preconizzata da Orwell sia sempre più vicina e gli infiltrati violenti sono complementari a questa strategia dell’élite per giustificare leggi e provvedimenti che limiteranno la libertà delle persone. Lo schema è sempre lo stesso: azione-reazione-soluzione.

E’ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’11 giugno 2010, la legge 14 maggio 2010, n. 84 che ratifica e dà esecuzione alla dichiarazione di intenti e al trattato tra Francia, Italia, Olanda, Portogallo e Spagna per la creazione di Eurogendfor, la forza di gendarmeria europea.

E’ chiaro a tutti che questi sedicenti manifestanti sono vili mercenari coperti da forze dell’ordine deviate a servizio di frange politiche estremiste. E’ una caratteristica di tutti i Governi avere a disposizione persone psico-programmate per osteggiare il cambiamento.

I mercenari di ieri erano visibilmente ammaestrati, preparati, organizzati, riconoscibili a chiunque. Non erano ragazzi di scuola ma persone adulte consapevoli di quello che dovevano fare, il sospetto che siano lasciati liberi di agire è fondato. Una coppia di giovani milanesi mi ha raccontato che intorno alle 8 del mattino, presso la stazione di Anagnina hanno visto arrivare un centinaio di “black bloc” attrezzati per la guerriglia, sotto gli occhi dei Carabinieri che presidiavano il luogo. Nessuno è stato fermato, perquisito, nessuno.

Nel video sottostante ci sono i momenti in cui questi vili teppisti sono spuntati alle nostre spalle (in via Cavour), nel gruppo dei “neri” non ci sono ragazzini, non ci sono donne, fra questi c’è la persona che ha lanciato una bomba carta nel corteo, c’è la persona che ha ferito il manifestante finito all’ospedale. E’ sufficiente premere pausa, vederlo e rivederlo. I teppisti sono stati contestati dal corteo e allontanati. Non c’era un’organizzazione per segnalare questi individui facilmente riconoscibili e conducibili presso le stazioni di polizia, tutto ciò sarebbe stato evitato se il comitato organizzatore e il  Questore avessero voluto farlo predisponendo le “sentinelle volontarie”.

I teppisti presenti in via Cavour erano visibilmente armati di spranghe e bombe carta. Una persona ha usato le mani per allontanare l’ordigno artigianale finendo all’ospedale per l’esplosione. Durante il corteo non vi erano “sentinelle” per sorvegliare persone sospette. Questura, Prefetto e Comitato organizzatore sono pienamente responsabili dei disordini poiché non hanno predisposto un regolare servizio di sorveglianza tramite volontari – “sentinelle” – per guardare il corteo e prevenire incidenti. La disorganizzazione era voluta. Bastava coordinare volontari, polizia in borghese e forze dell’ordine per fermare tutti i “black bloc” prima che arrivassero nel corteo.

E’ sufficiente unire i pezzi del puzzle per capire il disegno politico: i media daranno spazio agli scontri e i temi – democrazia diretta, sovranità monetaria, energie alternative, tutela dei beni comuni – degli indignati saranno cancellati. Non importa, i manifestanti hanno capito la strategia e nei prossimi giorni il dibattito sui temi tornerà nelle piazze.

L’unica notizia positiva è che il tentativo di terrorizzare le persone è fallito. I cittadini non erano impauriti, ma hanno isolato, contestato e reagito contro gli infiltrati. Le persone sono consapevoli che parti dello Stato sono corrotte e pagate dall’élite. I temi del risveglio non saranno manipolati e la rivoluzione culturale è solo appena iniziata. Il cambiamento ci sarà e finalmente anche in Italia ci sarà la democrazia diretta, liberi dal debito e dall’usura dei banchieri.

aggiornamento del 21 ottobre (di Gianluca De Feo, in l’Espresso): Il ministero era stato avvertito di quello che sarebbe successo a Roma. E conosceva uno per uno i capetti degli incapucciati, tenuti sotto stretto controllo da anni. Ma ha scelto di non ‘filtrare’ il loro arrivo a Roma. […] Anzitutto la prevenzione. Il black bloc è composto da una piccola rete di collettivi, sempre gli stessi, tenuti sotto stretta sorveglianza da almeno 15 anni. Abbiamo un servizio segreto interno, le Digos e il Ros dei carabinieri, che si occupano prioritariamente di loro: dopo la sconfitta dell’ultima colonna brigatista nel 2003, gli anarchici insurrezionalisti restano l’unica minaccia. Dei loro leader si conosce tutto: nomi, luoghi, relazioni. Ogni attività, ogni spazio di incontro sono monitorati da unità specializzate, che dispongono di risorse e strumenti tecnologici. Quello che sarebbe accaduto e chi lo avrebbe realizzato era noto da diversi giorni, almeno da una settimana: il vertice dell’intelligence e quello del Viminale sapevano.

Read Full Post »

15 ottobre

15 10 2011, united for global change

Sono felice di partecipare alla manifestazione del 15 ottobre 2011 che ha come oggetto del dibattito tutti i temi che ho scritto nel mio libro Qualcosa che non va, pubblicato on-line il 12 febbraio 2010 e aggiornato nell’ottobre 2010.

Il titolo di un paragrafo è la straordinaria sintesi coincidente con le “rivendicazioni” di sabato 15 ottobre, I temi della politica contemporanea: democrazia diretta, sovranità monetaria, salute, acqua, energia.

Sono tutti argomenti dello straordinario laboratorio politico denominato gruppo 280.

L’11 gennaio 2007 così scrivevo: E’ auspicabile la nascita di un nuovo soggetto politico per la rinascita del Paese, che poggi sui principi fondanti della nostra costituzione e li porti realmente avanti, la salute, l’ambiente, la democrazia, la libertà, la cultura, la legalità. Inoltre approfondire due concetti importanti la sostenibilità e la decrescita. Che non sia un partito costituito sull’impianto dei vecchi partiti, che non sia un soggetto anche nella forma, come un partito classico, basta eliminare i vertici, senza presidenti, ma solo referenti di passaggio. […]Non bisogna inventarsi nulla per cambiare le cose, basta fare il copia incolla di Porto Alegre, città di 1,3 milioni di abitanti, che dal 1989 attraverso i Bilanci Partecipativi, i cittadini, oggi arrivano a decidere come spendere il 25% del bilancio comunale, le proprie tasse. Da trecento anni nel New England, negli USA, i cittadini attraverso un referendum revocano il mandato al Sindaco inefficiente.
Quindi partendo da piccoli strumenti di democrazia diretta locale e nazionale, si inizia a bilanciare il rapporto di potere fra delegato e cittadino. La decisione non spetta più solo ed esclusivamente al rappresentate, ma ad entrambi, cittadino e politico. Questa nuova possibilità consente a chiunque voglia partecipare al processo decisionale di controllare anche il buon andamento delle decisioni prese, controllando la spesa corrente e futura.

L’8 aprile 2009 pubblicavo l’aggiornamento di un programma politico comunale, ci sono tutte le proposte del 15 ottobre 2011

Read Full Post »

Questo mio diario on-line (blog) credo sia ricco di commenti, opinioni, critiche, analisi e proposte. Alcune volte ho raccontato esperienze pratiche.

Oggi vi condivido alcuni frangenti e strumenti del percorso civico pratico che sto facendo insieme ad altri cittadini.

Tutto cominciò nel 2005 senza sapere bene come fare questo percorso, ero disorientato, determinato ma con poche idee da sviluppare. La voglia di cambiare la società e lo studio costante mi hanno dato l’energia necessaria per costruire un percorso “innovativo”, creativo e stimolante.

L’esperienza mi ha dimostrato che i cittadini informati hanno piena capacità progettuale e fattiva, sono capaci di produrre soluzioni reali e sostenibili, molto più efficaci di quelle proposte dall’élite di governo, indipendente dall’ambito locale, regionale o nazionale.

Del resto non poteva essere diversamente dato che l’élite seleziona le scelte non per il bene comune, ma per sostenere l’oligarchia che ha comprato i dipendenti eletti. L’élite non ha criteri meritocratici, etici e qualitativi, essa usa il criterio dell’avidità dei potenti di turno.

I modelli che condivido sono utili, spero, a far crollare una credenze religiosa imposta dall’élite e largamente accettata dalla popolazione italiana:  i cittadini non sarebbero capaci di amministrare, racconta la leggenda popolare subdolamente indotta dai media. Bhé è una grande bugia. Chiunque, all’interno di un percorso con metodi creativi, può migliorare la propria capacità di valutare e quindi di sviluppare idee. In estrema sintesi la democrazia migliora le persone. Ascoltare persone competenti stimola il processo creativo e induce altri ad agire concretamente.

001

 

E’ determinate creare un gruppo di persone che adotti strumenti di vera democrazia interna col fine di stimolare gli individui a partecipare, a parlare in pubblico, a proporre. E’ importante stabilire metodi e valori condivisi, scriverli per comunicarli ai nuovi partecipanti. Sono importanti l’altruismo, l’integrità e lo spirito di reciprocità. E’ importante eliminare il giudizio personale e lasciare libere le persone di fare proposte “sbagliate” poiché l’inclusione e la riflessione sulle azioni continua anche al di fuori degli incontri. Bisogna concedere il tempo necessario, affinché i gruppi maturino le proprie decisioni con metodi corretti (citazione delle fonti, documenti, libri, e verifica dei modelli esistenti).

L’uso dell’Open Space technology (OST) è una fase progettuale molto partecipativa e creativa poiché gli individui sono stimolati a progettare concretamente ed a studiare in gruppo in maniera propositiva. La produzione di istant report, documento di sintesi finale e condiviso, rappresenta uno strumento pratico e consultabile per tutti col fine di rivedere le proposte e di affinarle in un secondo momento. In questo modo ogni partecipante dei gruppi può attingere alle idee e alle fonti altrui e fare una sintesi migliore rispetto ai progetti presentati.

Questi sono gli OST svolti in questo periodo: 12 luglio 201019 maggio 2011, 15 giugno 2011, 3 ottobre 2011. Questi documenti sperimentali e creativi rappresentano la testimonianza concreta di cittadini attivi, sono la testimonianza di una capacità creativa innovata rispetto agli amministratori e il loro modo di “governare”, rappresentano la certezza che cittadini normali, non specialisti, possono riprendersi la democrazia e sanno anche proporre soluzioni sostenibili per tutti, nel rispetto della Costituzione italiana.

Read Full Post »

E’ giunta l’ora di applicare l’autoderminazione e di ripensare la società applicando l’etica. I dogmi religiosi del pensiero dominante stanno crollando uno dietro l’altro e finalmente stiamo mutando il nostro status da sudditi a cittadini. Quindi ecco alcune idee condivise per un programma politico locale, per il vostro comune, per la vostra comunità, per il vostro territorio. E’ ora di riprendersi ciò che è nostro, quello che colpevolmente abbiamo abbandonato nelle mani di spregevoli banchieri, manager e attori cinematografici (i dipendenti eletti).

Introduzione: Le istituzioni sono organizzazioni inventate dall’uomo e non previste dalla natura, esse sorsero col fine di organizzare la società. Quando un’istituzione non rispetta e, soprattutto, opprime la società stessa è lecito sostituirla con una migliore e ripensarla secondo etica, buon senso e ragionevolezza. Oggi, considerata la crisi di coscienze, politica, economica dipendenti eletti e amministratori di queste istituzioni, quasi certamente, non sono all’altezza della situazione che si presenta.

Secondo una visione olistica la sopravvivenza può essere schematizzata o sintetizzata in questa formula: l’indice di sopravvivenza è uguale alla somma dei prodotti di energia totale meno i costi di crescita più protezione, per la disponibilità delle risorse, per l’efficienza, per la consapevolezza.
Alla luce della crisi globale le attuali istituzioni stanno adottando un pensiero politico ed economico che mette in pericolo la capacità di sopravvivenza ad esempio per l’eccessiva crescita infinità dovuta alla compulsiva produttività figlia dell’avarizia. Le istituzioni attuali non sono in grado di gestire adeguatamente le risorse energetiche vitali e stanno distruggendo la biosfera.
Secondo Lipton l’aumento della consapevolezza attraverso l’informazione collettiva all’interno di una comunità offre impulsi necessari alla sopravvivenza che consente di far crescere le organizzazioni sociali. (Bruce Lipton, Evoluzione spontanea, Macro Edizioni 2010)

Secondo due studiosi svizzeri Frey e Stutzer, in Democrazia dei cittadini di Paolo Michelotto, esiste una relazione concreta fra democrazia diretta e felicità dimostrata grazie a una ricerca condotta nel 2002 in Svizzera.

Secondo i nuovi indicatori di crescita il “peso politico” costituisce una dimensione fondamentale della qualità della vita. A livello intrinseco la capacità di partecipare come cittadini a tutti gli effetti, di avere voce in capitolo nella definizione delle politiche, di dissentire senza timori e di esprimersi apertamente contro ciò che si considera sbagliato sono libertà essenziali. (J. Stiglitz, A. Sen, J.-P. Fitoussi, La misura sbagliata delle nostre vite, Etas 2010)

Secondo Maurizio Pallante gli attuali criteri di valutazione della ricchezza e della povertà sono fuorvianti poiché non misurano quei comportamenti vitali per gli esseri umani. L’autoproduzione dei beni non viene nemmeno presa in considerazione. Un sistema economico fondato sugli scambi di vicinato basati sul dono e la reciprocità, la povertà assoluta consiste nella privazione e nell’impossibilità di procurarsi quanto è necessario a una vita dignitosa: una casa in grado di offrire riparo e comfort; cibo e abiti a sufficienza, i beni immateriali e materiali necessari a soddisfare esigenze generalmente riconosciute come indispensabili. […] Come indicatore di ricchezza sono molto più significativi un orto e un bosco, cioè la possibilità di autoprodurre beni. (Maurizio Pallante, La decrescita felice, Editori riuniti, 2006)

Istruzione. Premessa: un video educativo di Ken Robinson accenna al fatto che la scuola odierna è obsoleta e una ricerca dimostra che distrugge la creatività degli individui. Il nostro sistema educativo è stato progettato per un’epoca diversa ormai passata. L’attuale modello adotta sistemi valutativi sulle persone che non riconoscono le reali capacità e potenzialità umane, causando caos nelle vita delle persone, perché non tiene conto del “pensiero divergente“. Stiamo facendo vivere i nostri figli, la loro istruzione, da “anestetizzati” perdendo il contatto con quello che sta accadendo. La scuola è progettata sul modello della “linea di fabbrica”. Alcuni governi stanno ripensando i paradigmi del sistema educativo e stanno sperimentando nuovi modelli.

Obiettivi: Bisogna puntare ad un cambio di paradigma culturale. Avviare corsi sulla “decrescita felice” e sulla “permacultura”.
Individuare un percorso scolastico per formare giovani pronti a costruire, cucinare, riparare, curare un orto e fare lavori di ristrutturazione. Stabilire piani di studio basati sulla sostenibilità e sulla ricostruzione della resilienza. Alcuni argomenti possono essere: giardinaggio, cucina, e lavorazione del legno nella formazione scolastica a partire dalle elementari.
I cortili di istituto possono essere trasformati in orti.
Alle scuole medie gli studenti possono imparare le tecniche di costruzione oltre a quelle per la creazione, l’installazione e il mantenimento di sistemi di energie rinnovabili e possono apprendere “abilità sociali”, ad esempio come risolvere conflitti e assumere la guida della comunità.

Economia. Premessa: secondo numerosi economisti, premi Nobel, e fondazioni culturali l’attuale sistema bancario non è più a servizio delle comunità e il sistema di creazione della moneta viola i diritti umani alimentando e accentuando le disuguaglianze, accentrando ricchezze virtuali nelle mani di pochi oligarchi. Il sistema euro è una moneta virtuale creata dal nulla che sostiene la finanza e non l’economia reale. I Governi dovrebbero ripristinare la sovranità monetaria per tutelare i diritti dei popoli, in Italia la Costituzione obbliga i dipendenti a farlo.
Per tutelare i cittadini e l’economia reale numerose comunità locali stanno adottando sistemi autonomi per misurare il valore, liberandosi dal debito e dagli interessi, e liberandosi dalle fluttuazioni virtuali delle borse telematiche. In Svizzera esiste la WIR Bank, in Svezia la JAK Bank, in Inghilterra vi sono diverse valute locali complementari (Totnes Pound, Brixton Pound…), esiste il sistema LETS, lo stroud Pound, esistono altri esperimenti di valute come i SHARE, Deli Dollars, Farm Preserve, Notes e BerkShares (Great Barrington in Massachusetts). Esistono anche valute regionali tedesche come il Regiogeld, il Chiemgauer e l’Urstromtaler. (Peter North, Moneta locale, Arianna editrice, 2010 – Nino Galloni, Marco Della Luna, La moneta copernicana, Nexus)
In Italia esiste un’associazione l’Arcipelago Scec che promuove uno sconto “agganciato” ai beni e alle merci locali.

Obiettivi: Bisogna puntare a nuove forme di commercio e stampare moneta locale per progetti che rafforzino la comunità e organizzare il denaro solo in base alle esigenze della comunità stessa.
Ricreare il senso di comunità locale in ambito di quartiere tramite un mercato di economia locale valorizzando le trasformazioni realizzate dai cittadini: l’artigianato e la produzione agricola.

Cibo e agricoltura. Premessa: I massicci cambiamenti ambientali e sociali che ci troviamo ad affrontare colpiranno non solo i metodi di produzione, raccolta, condivisione e vendita dei prodotti alimentari, ma anche quello che mangiamo e come lo mangiamo. Se le comunità si vogliono riscattare dal danneggiamento ambientale e dallo sconsiderato sistema nutrizionale odierno proponendo una produttività alimentare e una catena di approvvigionamento rinnovate, le persone che vi partecipano devono riqualificarsi: noi dobbiamo riapprendere tutte le tecniche e i mestieri, che rendevano fiorente l’economia alimentare locale della società prima dell’avvento del petrolio. (Rob Hopkins, Tamzin Pinkerton, Cibo locale, Arianna editrice, 2010, pag. 30)

Obiettivi: Bisogna progettare un sistema agricolo pensato per alimentare le persone e per esser pronto alle sfide del futuro basato su una varietà di settori commerciali e sulla produzione locale e quindi essere autoresiliente, cioè la comunità produce il cibo basilare autonomamente.
Realizzare una rete di orti comunitari urbani sinergici, si possono coltivare orti-giardino e distribuire lotti di terreno per giardini di orto frutta ai gruppi di cittadinanza che lo richiedano con l’obiettivo di tutelare le biodiversità, educare alla permacultura.
La sperimentazione del circolo territoriale MDF Parma dimostra che l’approccio permaculturale sia più produttivo dell’impiego della chimica e renda un cibo più sicuro e di alta qualità.

Energia. Premessa: Nel marzo 2007 il Piano d’Azione del Consiglio europeo denominato “Una politica energetica per l’Europa” ha fissato nel 2020 la data verso la quale proiettare gli scenari della previsione energetica europea (ridurre del 20% le emissioni di CO2, migliorare del 20% l’efficienza energetica dell’UE, incrementare la percentuale dell’energia ricavata da fonti rinnovabili fino al 20%).

Dal 1 gennaio 2009 anche la Regione Emilia-Romagna ha dato il via all’obbligo di certificazione energetica degli edifici.
I Comuni devono prevedere interventi che assicurino il contenimento dei consumi energetici, mediante l’adeguamento dei propri strumenti territoriali ed urbanistici per i nuovi edifici e per quelli esistenti. I Comuni devono valorizzare l’uso delle fonti rinnovabili, gli impianti di cogenerazione, le pompe di calore, i sistemi centralizzati di riscaldamento e di raffreddamento.
I Comuni hanno l’obbligo di far rispettare il fabbisogno – contenimento – energetico mediante fonti rinnovabili per tutti gli edifici pubblici. (Legge regionale 26/2004)
I Comuni, nel caso di ristrutturazioni edilizie hanno l’obbligo di chiedere un miglioramento del rendimento energetico degli edifici soddisfacendo requisiti minimi e chiedendo l’introduzione di sistemi di contabilizzazione del calore per ogni singola unità immobiliare. (Legge regionale 26/2004)
I requisiti minimi di prestazione energetica degli edifici sono chiesti alla progettazione e realizzazione di edifici nuovi con superficie utile superiore a 1000 mq o agli ampliamenti superiori a 80 mq. (Regione Emilia Romagna – deliberazione assemblea legislativa 156/2008)

L’elemento determinante per accelerare un processo di sostenibilità applicata è l’informazione. La certificazione energetica ha evidenziato qualità degli edifici poco visibili e la certificazione ambientale evidenzierà non solo l’aspetto energetico, ma anche gli altri elementi della sostenibilità, come ad esempio la qualità dei materiali o le scelte relative agli spazi esterni. Se un cittadino è messo nelle condizioni di decidere, ed è informato in modo semplice anche sui temi di non facile comprensione – e l’energia è uno di questi – orienterà le proprie scelte in modo corretto e il mercato lo seguirà. (G. Dall’O’, A. Galante, Abitare sostenibile, Il Mulino, 2010, pag. 133)

Obiettivi: Puntare all’autosufficienza energetica attraverso l’eliminazione degli sprechi e la riduzione dei consumi con l’incremento di tecnologie di fonti alternative. Informare la popolazione sul problema del “picco del petrolio” attraverso i media e le assemblee popolari. Migliorare l’efficienza energetica delle abitazioni e incentivare l’uso di materiali bio-compatibili in edilizia. Incentivare l’avvio di Esco (Energy Service Company) ad azionariato diffuso popolare.
Realizzare quartieri sostenibili con smart grid, cioè una rete intelligente dove i cittadini sono produttori e consumatori di energia e scambiano i surplus energetici, non utilizzati.

Read Full Post »

Alla faccia di tutti i pessimisti; in tutto il mondo le comunità stanno alzando la testa e muovono manifestazioni di protesta contro l’immorale sistema inventato dall’élite per l’élite. Tutti i cittadini puntano il dito contro l’avidità e la cupidigia di banchieri e dipendenti eletti.

La crisi delle coscienze, la crisi dell’economia avviata dall’élite tramite l’invenzione di strumenti finanziari sta dilagando in tutti gli Stati apparentemente democratici, diciamo in tutto l’occidente. La maschera delle finte democrazie rappresentative si sta sgretolando e il ruolo di internet, dei social nertwork, e dei blog, meglio ancora il ruolo di questo strumento di condivisione sta dando maggiore accelerazione al risveglio, poiché in questi luoghi virtuali i cittadini leggono opinioni e pareri divergenti dal pensiero dominante propagandato da tutti i media.

Per la prima volta, i cittadini prendono coscienza dell’inganno psicologico della moneta debito e dell’intero sistema bancario costruito per ingannare, rubare, usurpare diritti che sembrano inviolabili, l’intera sistema capitalistico, oggi chiamato turbo-capitalismo, o neoliberalismo è ampiamente contestato persino da una parte dell’élite stessa.

Negli USA come nell’UE i burattini politici sono contestati dalle comunità. La corruzione legalizzata tramite le società off-share e i paradisi fiscali, utili a riempire i conti correnti dei burattini politici, ottime comparse cinematografiche, l’intero impero della vergogna è studiato dai popoli, condiviso col fine di risvegliare le coscienze di tutti. Non è più possibile accettare la dittatura SpA e l’avidità di tanti, viene piano, piano abbandonata per ripensare una società fatta dagli esseri per gli esseri umani su principi etici e di convivialità.

I sistemi alternativi esistono, e le comunità iniziano a sperimentare nuovi modelli ispirandosi all’economia aristotelica, alla bioeconomia, all’uso delle nuove tecnologie con fonti energetiche alternative a quelli fossili, la riscoperta dell’agricoltura naturale, la riscoperta del “saper fare” e delle tradizioni locali puntando a stili di vita per autoconsumo, liberi dai condizionamenti psicologici della pubblicità delle SpA.

I piani politici dei cittadini ribaltano il dogma religioso: vendere, vendere, vendere; e presentano piani sobri e di buon senso, mirati alla cancellazione degli sprechi e al recupero dell’esistente col fine di tutelare i territori e far crescere lo sviluppo umano.

L’introduzione di efficaci strumenti di democrazia diretta ribaltano la piramide dell’élite, e i cittadini scelgono le “priorità” da attuare, al pari dei dipendenti eletti.

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: