Un pò di “fiato sul collo”

La Commissione europea aveva predisposto delle linee politiche per la riduzione della domanda energetica ed applicare l’eco-efficienza: Il Patto dei SindaciPiano d’Azione per l’energia

Si può facilmente apprendere quali siano le nobili intenzioni e registrare come in realtà siano pochi gli Enti che stanno facendo qualcosa di concreto. L’indifferenza politica e l’accesso al credito emergono come ostacolo quasi invalicabile.

Per raggiungere gli obiettivi prefissati e per andare oltre è determinante una volontà politica popolare. L’energia è un tema troppo importante per rimanere ai margini del dibattito politico. L’energia coinvolge aspetti democratici nel senso più ampio del termine, libertà come autoproduzione, consumo critico e responsabilità sociale, uscire dai monopoli e rendere le comunità autosufficienti con applicazioni di democrazia partecipata.

I cittadini potrebbero prendersi l’impegno politico di controllare se il proprio Comune, la propria Provincia e Regione stiano sostenendo tali linee guida e se il singolo Comune abbia aderito al patto, tutto ciò si può fare anche on-line.

Un esempio che i cittadini dovrebbero monitorare in termini di efficacia e spesa pubblica, Parco nazionale del Cilento (Salerno): accordo di reciprocità verso l’autonomia energetica del Parco. Quali sono i progetti realizzati? Relazione attività, Regione Campania, nucleo di valutazione e verifica degli investimenti pubblici, 2010.

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Obbiettivo 2018: risanare le preesistenze a costo zero

scuola elementare Casteldarne

Fonte Arch. Stefano Fattor, docente a.c. al Politecnico di Torino e al master CasaClima, http://www.agenziacasaclima.it/uploads/media/KlimaHaus_CasaClima_Nr1_2009.pdf

Secondo il Ministero dello Sviluppo Economico quasi il 90% del patrimonio edilizio italiano (più o meno 13,5 milioni di edifici) ha un fabbisogno energetico di circa 220-250 kWh/m² anno, ovvero consumi di 25 litri di gasolio per m². Una quantità pazzesca di energia dissipata; il vero “buco nero” del sistema energetico nazionale. Se si vuole incidere veramente sui consumi energetici bisogna quindi pensare di ridurre innanzitutto i consumi termici delle preesistenze architettoniche. Il problema non è certamente tecnico (come fare a risanarle?) anche se l’accademia italiana pochissimo si occupa di queste cose, al contrario di quello che avviene oltralpe. Il problema è economico (come finanziare gli interventi?).

La situazione dell’esistente
La caratteristica dell’edificio-tipo che abbisogna di un recupero di efficienza energetica e che percentualmente rappresenta la maggiore quantità di cubatura e di consumo è il condominio con decine di alloggi, costruito negli anni del boom economico e per tutti i successivi 35 anni. Questa tipologia edilizia è caratterizzata da una proprietà frammentata economicamente, socialmente ed anagraficamente (quindi con aspettative di vita e prospettive assai diverse), per la quale qualsiasi intervento che necessita di un accordo su spese che hanno tempi di ammortamento di almeno 7-10 anni risulta pressoché impossibile. Gli incentivi per la riqualificazione
Nel panorama europeo le strade da percorrere sono tradizionalmente tre:
• incentivazione/detassazione delle ESCO (Energy Service Company) e delle relative attività di contracting, ovvero la promozione di società
private che si offrono di risanare gli edifici a loro totale o parziale spesa in cambio dei vantaggi economici per un certo numero di anni derivati dalla conquistata efficienza energetica dell’edificio;
• estensione della possibilità da parte delle ESCO di produrre Titoli di Efficienza Energetica (detti “Certificati Bianchi” in Italia) da vendere alle società erogatrici di energia che sono obbligate a conseguirli;
• incentivi fiscali; l’Italia con la Finanziaria 2007 ha ideato un ottimo congegno fi scale (sgravi IRPEF del 55%).
Tutto questo riguarda competenze dello Stato e ha il difetto di non essere per tutti. Puoi offrire tutti gli sgravi IRPEF che vuoi ma per una pensionata di 80 anni spendere 8.000 euro per la sua quota di cappotto termico con un tempo d’ammortamento di 8 anni è sempre troppo.
E per quanto riguarda le ESCO, in Italia, nonostante i miglioramenti apportati nel 2007 al sistema dei Certificati Bianchi (innalzamento degli obbiettivi di risparmio portati a 6 milioni di tep e ridimensionamento del ruolo delle lampadine a basso consumo che avevano da sole coperto la prima emissione dei certificati) di fatto rimarranno fuori mercato. Le società che erogano energia continuano ad ottenere rimborsi di 100 euro per tep conseguita, che non vengono corrisposti al contrario alle ESCO.

Nuovi strumenti per nuovi problemi
L’obbiettivo deve perciò essere uno: finanziare a costo zero questi risanamenti, perché se così non fosse le preesistenze sono destinate a rimanere i “colabrodo” energetici che sono. Ma i Comuni e gli enti locali in generale, in tutto questo non possono proprio farci nulla? Certo non con gli strumenti normativi tradizionali: ICI irrilevante ora più che mai; contributi in conto capitale ormai fuori dalla portata dei bilanci di chiunque; normative impositive impossibili anche solo da pensare perché di fatto scaricherebbero l’onere finanziario totalmente sui privati. E allora? L’unica soluzione è inventarsi strumenti nuovi di zecca per combattere problemi nuovi di zecca. La proposta: consentire l’innalzamento di un piano (o la costruzione di una quota determinata di cubatura) da immettere sul mercato a fronte del totale reinvestimento di quanto introitato a favore del risanamento energetico dell’edificio interessato. Si attiverebbero rapidamente forze economiche nuove; imprese edili, cooperative di artigiani, società con nuove specializzazioni, che in questo senso troveranno le formule più convenienti di contracting da proporre ai singoli condomini.

Potrebbero nascere soluzioni esteticamente assai accattivanti e, nei casi dei brutti edifici anni ’60, certamente migliorative e sostitutive di tanti interventi che in Italia invece le varie normative locali hanno consentito sui sottotetti.
Il vantaggio sarebbe molteplice:
• si darebbe una risposta alla richiesta di nuovi alloggi a prezzi più contenuti (il costo del terreno incide in maniera praticamente discrezionale);
• si ridurrebbero i costi energetici nell’ambito più energivoro delle attività umane;
• non si consumerebbe suolo e verde pur potendo potenzialmente costruire migliaia di nuovi alloggi;
• si svilupperebbero tecniche costruttive a secco, adatte alle sopraelevazioni, a minor impatto energetico rispetto a quelle tradizionali;
• i risanamenti sarebbero a costo zero per i proprietari della preesistenza che si ritroverebbero oltretutto a suddividere le spese di condominio su più unità;
• si assicurerebbe lavoro agli operatori del settore edile per una generazione, cioè a chi lavora veramente, tagliando fuori chi invece vive girando solo denaro e speculando sulla rendita fondiaria;
• si avvantaggerebbero i Comuni, che vedrebbero attratti nuovi residenti senza grossi oneri di nuova infrastrutturazione.
Ma soprattutto si garantirebbe un risparmio a tanti e per sempre (700-800 euro/anno per famiglia di spese di riscaldamento in meno) contro il tradizionale guadagno una tantum e per pochi che ha sempre caratterizzato il mercato edilizio.

Un sogno possibile
Un sogno? No. I conti tornano perfettamente e lo dimostra una tesi scritta dall’arch. Silvia Bardeschi, neo diplomata al master CasaClima di Bolzano con relatore il redattore di questo articolo. La simulazione è stata fatta su 5 edifici di 20-30-40 unità abitative degli anni ‘50-‘60-‘70 in un comune non favorevole (per i bassi valori immobiliari – 2.900-3.000 euro/m²), Buccinasco, in provincia di Milano. Gli interventi ipotizzavano di portare in classe B oggetti edilizi da una classe di partenza G o F. Nella tabella sottostante i risultati: a fronte di interventi radicali di risanamento (cappotto, finestre, caldaia, tetto) che oscillavano tra gli 0,8 e i 2,6 milioni di euro (compresa la sopraelevazione), il risanamento risultava autofinanziato in toto 3 volte su 5 e in due casi, cioè quando il rapporto superficie disperdente/sedime era maggiore di 6, quasi totalmente autofinanziato. Va da sé che, in caso di valori immobiliari solo un po’ più alti, l’autofinanziamento dell’intervento si estenderebbe a rapporti ben più elevati di 6, in pratica a quasi tutti gli edifici. L’obiezione che arriva sempre: e gli edifici storici?
Il credito di cubatura (perché di questo si tratta) è spendibile anche per essi, assumendo altre forme di cui ci si potrà occupare in successivi articoli. Ma ricordiamoci due cose: gli edifici storici rappresentano per l’Italia non più del 6-7% del patrimonio immobiliare totale. Un intervento mirato a ridurre i costi energetici deve puntare al grosso dello spreco. E percentualmente, gli edifici storici rappresentano una minoranza poco significativa. Parlando di “normazione urbanistica creativa” ricordo un illustre precedente storico. Jules-Harduin Mansart nel ‘700 alzò Parigi di due piani per dare su ordine del re una risposta alla tensione abitativa che affliggeva la città. Nacque qualcosa che prima non c’era: la mansarda. E per problemi nuovi come i cambiamenti climatici e la crisi energetica bisogna inventarsi davvero strumenti tecnici, urbanistici, normativi diversi perché quelli tradizionali non bastano più.

Eliminare gli sprechi energetici nell’edilizia

diagnosi energetica

‘Certificazione e qualificazione energetica’ è un tema, finalmente, odierno. Molti Enti territoriali hanno già deliberato e gli altri lo stanno facendo. Al di là del discorso tecnico manca ancora una comunicazione chiara, semplice ed efficace degli Enti verso i cittadini per condividere l’argomento del risparmio energetico. certificazione energeticaPurtroppo ci sono, anche, palesi conflitti di interesse fra ex-municipalizzate che guadagnano sui consumi energetici (comportamenti viziosi), e la concreta applicazione della qualificazione energetica (comportamenti virtuosi). L’assenza di questo dibattito fra i cittadini, piena responsabilità politica dei rappresentanti eletti e delle categorie professionali, va contro l’interesse pubblico. Esiste un modo molto concreto per iniziare a risparmiare ed, è sufficiente volerlo applicare ed organizzarsi, per ristrutturare il patrimonio edilizio esistente senza che i cittadini spendano un soldo di tasca propria. E’ sufficiente finanziare la ristrutturazione con i soldi che oggi buttiamo per mezzo degli sprechi energetici. Ad esempio, se in un condominio degli anni ‘70 di cinque piani, con quattro appartamenti per piano, con riscaldamento centralizzato si pagano 24mila euro/annui per l’energia necessaria a scaldare gli ambienti, il condominio può usare questi soldi per finanziare la ristrutturazione eliminando tutti gli sprechi energetici dovuti all’assenza di materiale coibente nei muri perimetrali e di ‘finestre idonee’. il progetto sostenibile 21Infatti, impiegando il materiale assente nelle strutture edilizie la domanda di energia per scaldarsi diminuisce e quella necessaria può essere prodotta dal sole con l’aiuto delle tecnologie odierne (motore magnetico, fotovoltaico, geotermia, eolico). Questa semplice applicazione di buon senso e con gli aiuti finanziari (conto energia) oggi è possibile elaborare un progetto di massima e farlo finanziare a carico dalle ESCo (Energy Service Company) che guadagno gestendo gli impianti e dal contratto del conto energia con il GSE. I condomini non impiegano soldi propri e si vedono rivalutare gratuitamente il proprio bene immobile. Lo scandalo è nel fatto che i rappresentanti eletti non fanno nulla per incentivare e sostenere questa politica virtuosa. I Sindaci ed i Consigli comunali possono deliberare milioni di euro a fondo perduto, per una percentuale dell’intervento preventivato, a sostegno di un progetto generale per ristrutturare il patrimonio edilizio pubblico e privato. E ad ‘area vasta’, cioè nelle provincie, scelte virtuose di questo tipo incidono seriamente sui consumi energetici nazionali facendo ridurre sensibilmente la domanda di energia e la dipendenza dello Stato da società SpA estere. Insomma tutti traggono un vantaggio tranne chi guadagna sugli sprechi e, chi non fa un uso razionale dell’energia non applica l’interesse pubblico ma quello solo quello privato delle SpA di turno. Operazioni virtuose a vasta scala sono in corso d’opera in Germania e in Spagna, dove hanno trovato lavoro centinaia di migliaia di persone. Invece in Italia l’edilizia è rimasta vincolata agli interessi economici dei piano urbanistici speculativi per rubare suolo agli spazi verdi attrezzati ed agricoli. Insomma gli interessi delinquenziali prevalgono sui virtuosismi e la corretta gestione dei suoli.

Fonte: Zeitgeist the movie. Nella nostra cultura siamo stati abituati a risaltare le differenze individuali. Quindi guardate ciascuna persona e l’osservazione immediata è: “Più brillante, più stupido, più vecchio, più giovane, più ricco, più povero di me”. Facciamo queste distinzioni di tipo dimensionale, inseriamo le persone in categorie e le trattiamo di conseguenza. E così vediamo gli altri individui solamente come diversi da noi, diversi secondo il modo in cui li abbiamo separati. E uno dei più incredibili aspetti dell’esperienza è di stare con un’altra persona e di notare all’improvviso gli aspetti in comune, non quelli differenti. E di sperimentare nei fatti che l’essenza che è in te e l’essenza che in me sono, in realtà, la stessa. Il comprendere che non c’è nessun “altro”. E’ un tutt’uno. Non sono nato come Richard Albert, sono nato come essere umano, poi ho imparato chi sono, se sono buono o cattivo, capace o meno… tutto questo si impara lungo il cammino.

Quando la forza dell’amore, supererà l’amore di potere, il mondo conoscerà la pace. (Jimi Hendrix)

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Più democrazia: controllo ed efficienza (ESCO)

Le ESCO (Energy Service COmpany) sono società che operano nel settore del risparmio energetico.

Le Energy Service Company (anche dette Esco) sono società che operano ristrutturazioni finalizzate ad accrescere l’efficienza energetica, ovvero a ridurre il consumo di energia primaria a parità di servizi finali. I risparmi economici che si riescono a ottenere vengono utilizzati per ammortizzare i costi d’investimento.

La metodologia di intervento si articola in cinque fasi:

1. Diagnosi energetica finalizzata ad individuare sprechi, inefficienze ed usi impropri da cui si ricavano gli elementi per predisporre un progetto di massima degli interventi da realizzare;
2. Definizione del progetto esecutivo;
3. Reperimento dei capitali per l’investimento;
4. Realizzazione dei lavori;
5. Gestione e manutenzione degli impianti per tutto il periodo concordato.

Sarebbe molto interessante creare una ESCO ad azionariato diffuso (public company), di proprietà e gestita dai cittadini.

Un esempio di azionariato diffuso singolare a Peccioli: la gestione di una discarica.

Belvedere in dieci anni di gestione dell’impianto di smaltimento rifiuti ha prodotto un fatturato di circa euro 121.924.663 – ha distribuito utili per euro 6.404.980 ed ha effettuato acquisti di beni e servizi sul nostro territorio per euro 77.416.483 Inoltre grazie agli utili derivanti dalla gestione di Belvedere il Comune di Peccioli solo nell’anno 2006 ha potuto investire per i servizi sociali euro 1.495.362 e per la cultura, attraverso la Fondazione Peccioliper, euro 850.000.

  • Perché continuare a pagare bollette energetiche salate, che aumenteranno sempre più, ad una società che non ha alcuna motivazione a tutelare i nostri interessi ed il bene comune?
  • Perché continuare a vivere in case costruite male, che disperdono energia e ci fanno vivere in ambienti insalubri?

C’è da precisare che Peccioli non è una soluzione ecologica, anzi. La soluzione, in tema di materie prime-seconde (rifiuti) è la strategia rifiuti zero.

E’ interessante il modello societario: azionariato diffuso e con l’obbligo di reinvestire gli utili sul territorio come fanno le cooperative. Quindi, un’interessante soluzione per la gestione dei servizi pubblici è creare una cooperativa ad azionariato diffuso con strumenti di democrazia partecipativa e, non una SpA che ha l’esclusivo interesse di massimizzare i profitti.

Luce e gas: tariffe in aumento da aprile per il caro greggio

Volano i prezzi delle bollette della luce e del gas, spinti dal caro-greggio. Da martedì primo aprile le tariffe – secondo quanto reso noto dall’Autorità per l’Energia – registreranno un rialzo del 4,1% per l’elettricità e del 4,2% per il metano.

Applicando il buon senso e la decrescita è possibile raggiungere i nostri obiettivi: ridurre la domanda di energia, risparmiare soldi, guadagnare risparmiando, vivere in ambienti più sani e migliorare la qualità dei nostri beni immobili.

ESCO (Energy Service COmpany) una società cooperativa (o srl) dei cittadini per ristrutturare il patrimonio edilizio esistenze senza grosse spese, quasi a costo zero.

  • Oggi è possibile autoprodurre energia dalle fonti rinnovabili a costo zero (conto energia) e col mutuo fotovoltaico.
  • Oggi è possibile ristrutturare la propria casa adottando tecnologie di risparmio a costo quasi zero (ESCO).

I cittadini hanno la possibilità, è sufficiente volerlo, attraverso scelte ben precise di migliore la qualità della propria vita, a costi a dir poco ridicoli!

La prima scelta che i cittadini devono fare è cooperare per raggiungere l’obiettivo.

La seconda scelta è di natura strategica, una politica fondamentale, scegliere di chiudere il conto corrente presente nella vecchia banca e portarlo nella banca che finanzia l’obiettivo. Questa semplice scelta è determinante ai fini del risultato.

La banca finanzia ciò che i cittadini vogliono, una banca senza clienti non può esistere.

Un esempio del genere è già stato fatto, in Germania a Schonau, dove i cittadini hanno promesso di lasciare la banca del paese se non avesse finanziato l’acquisto delle rete elettrica. Oggi quei cittadini sono proprietari della rete ed autoproducono energia elettrica con le fonti rinnovabili. Il risultato è stato un riduzione dei consumi ed un sostanziale risparmio economico. I cittadini guadagnano soldi scambiando l’energia autoprodotta e non utilizzata.

Oggi è possibile creare una società dei cittadini, ESCO, che guadagna applicando la decrescita felice tramite il risparmio energetico.

L’altro modello rai report

La nostra economia si basa su un modello di sviluppo che si misura con il Pil cioè produrre, buttare e produrre all’infinito. Ce la fa il pianeta e tutti noi a sopportare questo modello o è possibile progettarne un altro senza diventare più poveri? Davanti non abbiamo un futuro preordinato, ma delle scelte, quindi degli schemi mentali: uno, che non ci sono limiti alle risorse e quindi si andrà al collasso. Due, i limiti ci sono ma ormai è tardi per fare qualunque cosa e pertanto si collasserà. Tre, i limiti ci sono, ma abbiamo ancora tempo, abbiamo denaro, abbiamo risorse, abbiamo intelligenze per cominciare a invertire la tendenza. Non è poi detto che ci si riesca, ma l?unico modo per saperlo è quello di provare a farlo.

Decrescere per uscire dalla crisi!

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Col trascorre del tempo aumenta la richiesta di energia poiché aumenta l’uso di sistemi tecnologici energivori, e di conseguenza può aumentare l’importo della bolletta. Inoltre, case costruite decenni fa, e progettate secondo standard vecchi e obsoleti rappresentano uno spreco che può essere cancellato riqualificando il patrimonio esistente. Il prezzo dell’energia aumenta anche perché si riduce la risorsa: petrolio e gas (teoria sul picco del petrolio). Osservando il patrimonio costruito, di cui oltre il 60% ha più di quarant’anni precedente alla prima legge sul risparmio energetico del 1976, in sostanza spreca energia. Al tema energetico si aggiunge quello statico, e pensando al ciclo vita degli edifici sappiamo quanto sia necessario ridurre il rischio sismico. Gli italiani non hanno bisogno di importare energia, ma di cancellare gli sprechi e sfruttare le risorse locali ed autoprodurla realizzando una rete intelligente, denominata smart-grid. Attualmente gli sprechi energetici sono guadagni incassati dalle SpA municipalizzate/partecipate, soggetti emergenti nel mercato “bloccato” dell’energia, ovviamente capitanato dai colossi ENEL ed ENI. Il cittadino distratto potrebbe informarsi ed evitare di sprecare i propri soldi, riflettendo sull’opportunità di autoprodursi l’energia necessaria.

L’assurdità: l’energia è presente in natura e l’impiego di tecnologie “innovative” con forme attive (fusione fredda) e passive (captazione dell’energia solare)  può liberare i cittadini dalla schiavitù dalle obsolete SpA senza dipendere dai ricatti della politica.

In questo quadro, si introduce, un’applicazione politica della decrescita felice. E’ necessario approfondire due concetti elementari: l’eco-efficienza e la sufficienza energetica. L’eco-efficienza, in termini di uso razionale dell’energia poiché prodotta da fonti rinnovabili, ci consente di comprendere come si possa migliorare le prestazioni energetiche eliminando gli sprechi di abitazioni costruite male ed avere automobili alimentate da motori magnetici. In generale l’intero sistema della mobilità con l’uso del magnetismo può rendere gli spostamenti molto meno impattanti (ad esempio, il treno a levitazione magnetica già presente in Cina e Giappone e sperimentato anche in Germania). La sufficienza introduce il concetto di fabbisogno energetico reale, eliminando gli eccessi, a priori, e abbassando la domanda di energia con l’uso di tecnologie meno energivore possiamo godere dei risparmi. Risparmio energetico degli edifici.

Il concetto di efficienza energetica per le case fu introdotto dal legislatore con la vecchia legge 10/91, mai applicata seriamente. Oggi una maggiore conoscenza di tecnologie applicate ci consente di progettare e costruire abitazioni che usano davvero poca energia, per riscaldare e raffreddare gli ambiente (trigenerazione – pompe di calore). Non solo si può ridurre il consumo e la domanda, ma si può intervenire a scala urbana per ridurre sostanzialmente l’impronta ecologica di interi quartieri – Isola Ambientale di 5000 abitanti (cellula urbana) – anche attraverso lo stile di vita di tutti noi, ad esempio applicando il riciclo dei rifiuti. E’ necessario passare al sistema di produzione energetica distribuita. energia_sistema_distribuitoCioè usare le risorse energetiche del territorio realizzando una rete che regoli la domanda energetiche dei singoli edifici. Sole, vento, geotermia, fusione fredda possono essere messe in una rete intelligente che produce costantemente energia e la distribuisce in maniera razionale. Adottare la strategia “rifiuti zero” per eliminare gli sprechi delle merci prodotte. Queste applicazioni ed altre ci consentono di costruire interi quartieri, indipendenti dal punto di vista energetico che inquinano poco, e molto meno delle attuali città italiane. Così come si calcola il fabbisogno energetico di un edificio, è possibile farlo per un’intera “Isola Ambientale”, cioè il quartiere sostenibile di 5000 abitanti. E’ necessario intervenire sia “sul costruito” che “sul nuovo” per ridurre le emissioni, ridurre la domanda, e creare un’indipendenza energetica. Il risultato di più azioni coordinate verso la decrescita ci restituiscono un ambiente cittadino migliore, un sostanziale risparmio economico su tutte le bollette energiche: elettricità, riscaldamento, raffrescamento e gas. Altre nazioni hanno già iniziato a ridurre la produzione di rifiuti, ed hanno liberalizzato il mercato dell’energia consentendo ai cittadini di autoprodurla.

Ad esempio: la vecchia legge 10/91 consente di produrre 25.490 kg l’anno di CO2, mentre una casa certificata con CasaClima (Provincia di Bolzano) di categoria A ne produca solo 5.058 kg/anno ed una CasaClima oro ne produce appena 1.686 kg/anno di Co2. Il fabbisogno energetico di una CasaClima classe A è inferiore a 30 KWh/mq annuo, di classe B è compreso fra 30 e 50 KWh/mq annuo. La conseguenza è anche un notevole risparmio economico per la bolletta energetica.

La concezione di una “città nuova” in termini di sostenibilità inevitabilmente predilige un “uso razionale del suolo”, e di conseguenza si dovrà elaborare un regolamento edilizio che preveda la costruzione di edifici a bassa impronta ecologica.
Le misure di moderazione del traffico cambiano radicalmente l’attuale modo di concepire il sistema viario come sistema specializzato e orientato principalmente a soddisfare le esigenze del traffico automobilistico. Queste misure comportano la riduzione generalizzata della velocità degli autoveicoli e una sistemazione accurata degli spazi stradali, finalizzata a rendere compatibili le differenti funzioni della strada: la circolazione con mezzi a motore, gli spostamenti pedonali, gli acquisti, il gioco, ecc. Le misure delle “zone 30”devono essere rivolte alla messa in sicurezza dello spazio pedonale, al suo ampliamento, all’innalzamento della qualità e del comfort, per favorire lo sviluppo di quelle attività di relazione sociale che spontaneamente si manifestano là dove lo spazio fra le case si fa vivibile.

L’Italia è indietro, al momento ci accontentiamo di un poco decollato conto energia, fortemente osteggiato da Enel, ENI e dalle Aziende municipalizzate/partecipate. Affinché avvenga un reale cambiamento è necessario che i cittadini siano i primi ad attivarsi facendo serie pressioni ed azioni politiche per tutelare i propri interessi. Fino a quando i rappresentati eletti saranno i camerieri delle aziende su citate, essi non faranno mai gli interessi dello Stato a tutela del bene comune.

Cos’è l’Isola Ambientale?
Tale strumento prescrittivo ha origine dal concetto di “area ambientale” proposto da Colin Buchanan nel 1963 e successivamente riconsiderato più volte fino a dar luogo alle “Zone 30”, ora in uso in molti Paesi europei. Rispetto a questi modelli, l’Isola Ambientale sembra essersi arricchita di un’accezione nuova: il concetto di “recupero della vivibilità degli spazi urbani”, che permette di interpretarla come una possibilità della riqualificazione delle aree urbane residenziali oltre che di riorganizzazione la mobilità veicolare. E’ un ambiente urbano progettato intorno al cittadino/pedone in maniera tale da tutelarlo ed agevolarlo nei suoi spostamenti, per cui le automobili non saranno privilegiate, anzi una razionale distribuzione dei servizi consentirà gli spostamenti a piedi o al massimo con la bicicletta L’isola aggiunge ai normali standard urbanistici una serie di criteri per migliorare il comfort ambientale degli spazi urbani aperti. Ad esempio con una saggia progettazione delle strade. Col “sistema Isole Ambientali” è possibile progettare una serie di percorsi che tutelino il pedone. Individuiamo alcuni ambiti territoriali e collegamenti che vanno certamente protetti. Le intersezioni fra le strade sono elementi “critici” dove il rischio incidenti aumenta, elementi strutturali ed una buona progettazione stradale consente di moderare la velocità e di ridurre i rischi.

Emanuele Severino, tecnica e architettura, Raffaello Cortina editore, 2003 p. 72 […] per produrre beni, il capitalismo (come, ieri, il socialismo reale) si serve della tecnica guidata dalla scienza moderna. Già questa constatazione sarebbe sufficiente a mostrare la differenza tra capitalismo e tecnica. Il padrone non è il servitore. Ma si può aggiungere che nella storia della nostra civiltà lo scopo dei servi è stato il benessere del padrone. Poi, a un certo momento, i servi hanno cominciato ad avere un proprio scopo, che dunque non solo era diverso, ma opposto a quello dei padroni. Avere un proprio scopo significa infatti non essere più servi.