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Esistono da decenni, ma pochi compiono inchieste approfondite e chiare. Sono i laboratori di pensiero, think tank, che influenzano e determinano le linee politiche di gruppi politici, Parlamenti e Governi. Si tratta di gruppi accademici che preparano studi e ricerche per consigliare sia singoli politici che le SpA che controllano il mondo.

Heritage Foundation, fondato nel 1973 il think tank più ricco di Washington con circa 40 milioni di budget annuale. La Heritage Foundation divenne un attore politico di rilievo nel 1980, grazie al presidente Reagan. Quest’ultimo incaricò un amico della Heritage, Edwin Meese, di guidare il White House Transition Team nei primi cento giorni dell’amministrazione, allo scopo di istituire l’organizzazione della Casa Bianca e avviare i primi avvicendamenti con gli uomini di Carter. Per fare questo Meese utilizzò il Mandate for Leadership della Heritage, una guida di mille pagine che il centro preparò per raggiungere due obiettivi, uno pratico e uno simbolico. (sostenitore – Rockefeller)
Aei fondato nel 1943, di cultura economica liberista; nel 1955 venne creata a Londra un’organizzazione gemella dell’Aei, l’Institute for Economic Affairs (Iea), con un compito speculare: promuovere le ragioni del libero mercato e del pensiero economico liberista, ispirati dalle opere e dal sostegno di Friedrich von Hayek (ideatore dell’Mont Pelerin Society). Da questo think tank nasce il Project for the New American Century di cui Paul Wolfowitz era membro il primo che ha sostenuto l’intervento militare in Iraq.
Il progetto neo-conservatore“. L’Aei e la Brookings Institution hanno dato vita al “Centro Comune per gli Studi sulla Regolamentazione” (JCRS) allo scopo di riunire legislatori e autorità preposte alla regolamentazione dei mercati “con compiti decisionali importanti, al fine di elaborare analisi obiettive degli attuali sistemi di regole e nuovi progetti di regolamentazione”. Il JCRS è impegnato in analisi di costi-benifici delle varie regolamentazioni dei mercati, per promuovere il progetto finale di Aei (e del Bilderberg) della deregolamentazione totale dei mercati. (Fonte: DANIEL ESTULIN, Il club Bilderberg, Arianna editrice 2009)

Se un cittadino qualunque volesse sapere perché un politico pensa in un certo modo non deve fare altro che leggersi i report dei think tank più forti e potrà sapere, perché il Sindaco del suo comune ha deciso di privatizzare i servizi pubblici locali.
Internet consente di scavalcare i media e i “leader” politici e persino il cittadino qualunque se avesse del tempo a disposizione e soprattutto la volontà di capire il perché, può trovare le risposte alle domande che frullano nella testa informandosi su ciò che propongono i think tank.
A differenza del nostro paese, negli USA si gioca sporco da sempre, ma a carte scoperte, i partiti sono aziende e non contano né i valori e né il merito, ma la capacità di persuadere e soprattutto i capitali che porti nel partito. I candidati sono allevati e psico programmati nell’università élitarie. Chi ha avuto ripensamenti è stato assassinato.
In Italia, paese colonizzato dagli USA, i partiti sono stati distrutti sia dall’avidità delle correnti interne agli stessi partiti e sia perché l’élite aveva deciso che gli imprenditori e i banchieri dovessero sporcarsi le mani direttamente sostituendo i burattini.
Nella crescente degenerazione oggi il cittadino ha i mezzi per rendersi conto di quanto sia finta l’attuale democrazia rappresentativa.
I più influenti personaggi di questi gruppi si trovano anche nei soliti gruppi élitari quali il CFR, il famigerato club Bilderberg, e la Commissione Trilaterale.
Non bisogna più meravigliarsi se certi personaggi dichiarano pubblicamente di ridurre i diritti civili, ridurre libertà, cedere sovranità e “legalizzare” l’UE come fosse un governo feudale e non democratico, perché in realtà essi stanno attuando strategie politiche pensate anni prima, in uno di questi laboratori di pensiero che agisce in tutti gli ambiti della società, soprattutto nelle scuole e nelle università per instillare il pensiero criminale nelle menti di ignari studenti.
Molte comunità hanno capito l’inganno e stanno reagendo. Non è un caso che francesi, olandesi e irlandesi abbiamo bocciato, negli anni trascorsi, le proposte indecenti sui trattati internazionali. Non sono un caso l’esistenza del movimento 99% (Occupay Wall Street), gli indignados e la nascita dei forconi siciliani, perché è la risposta della coscienza umana contro l’avidità dell’élite.
La più grande manifestazione fu svolta a Roma il 15 ottobre 2011 e si infiltrano i black bloc per impedire la divulgazione di messaggi importanti, anche allora non fu un caso vedere sedicenti manifestanti rovinare una festa di educazione civica.
L’élite sta vincendo le battaglie – posizionare i suoi burattini nei Governi – ma perderà la guerra.

1968. Colpo di Stato: manuale pratico di Edward Luttwak [...] “Il colpo di stato si attua traendo vantaggio da questo comportamento meccanico: durante il golpe, perché usa parti dell’apparato dello stato per appropriarsi il controllo delle leve; dopo, perché il valore delle leve dipende dal fatto che lo stato è una macchina“.
Chi sono i congiurati migliori? Ecco come li descrive Luttwak (p. 35): ” Tutto il potere, tutta la partecipazione, è nelle mani di una piccola élite istruita, benestante e sicura, e quindi radicalmente differente dalla vasta maggioranza dei suoi concittadini, praticamente una razza a parte. Le masse riconoscono questa realtà e accettano il monopolio del potere dell’élite, salvo che qualche esazione insopportabile porti a una rivolta disperata [...]

Il mainstream non fa altro che ripetere ossessivamente l’opinione dei politici, difficilmente si ascoltano voci diverse e soprattutto proposte ragionevoli. Diversamente accade nelle librerie, ci sono migliaia di “voci” inascoltate, idee brillanti, opinioni ragionevoli, semplici e di facile applicazione. Purtroppo l’Italia non è un paese di lettori, questo ci dicono i dati, ma non vuol dire che l’interesse a leggere possa diminuire ancora o persino aumentare.

Nei libri che leggo ho già trovato tante soluzioni pratiche e creative per risolvere ogni problema sociale che ci riguarda, e come l’ho fatto io, molto altri l’hanno fatto, ma i molti lettori nella realtà sono pochissimi rispetto agli aventi diritto al voto e spesso la maggioranza degli italiani non è molto attenta alle questioni politiche, anzi.

Maurizio Pallante ha scritto un altro libro sulla decrescita felice e come sempre racconta fatti e opinioni con una straordinaria lungimiranza, speranza creativa e innovativa. Chiunque intenda cambiare il sistema e sente di dover cambiare paradigma culturale per scoprire “nuovi” modi di pensare e agire ha trovato pane per i suoi denti.

Come premessa è necessario descrivere tre capovolgimenti culturali, strettamente correlati tra loro, operati da un sistema economico che ha identificato il senso del lavoro con la crescita della produzione di merci e, di conseguenza, la ricchezza con il denaro, cioè la capacità di acquistare merci. Il primo è la sussunzione del concetto di beni (gli oggetti e i servizi che rispondono a un bisogno o soddisfano un desiderio) nel concetto di merci (gli oggetti e i servizi che si comprano). In conseguenza di questa sussunzione,  nell’immaginario collettivo si è radicata la convinzione che tutte le merci siano beni, anche quelle che non rispondono a nessun bisogno e non soddisfano nessun desiderio (per esempio il cibo che si butta, l’energia termica che si spreca in un edificio pieno di spifferi e coibentato male), e che la maggior parte dei beni si possano più vantaggiosamente ottenere sotto forma di merci: ciò che serve si deve, o conviene, comprarlo. (Meno e meglio, pag. 73)

Roberto Cavallo, esperto in gestione dei rifiuti, ci consegna un testo che aiuta comunità e cittadini nel mettere in pratica gesti quotidiani virtuosi per la prevenzione e la riduzione dei rifiuti. Un libro semplice e simpatico, ricco di dati, spunti e riflessioni che ci aiutano a praticare la decrescita felice poiché i rifiuti sono solo materie prime seconde da riutilizzare, mentre il concetto di rifiuto stesso può esser cancellato applicando il riciclo totale e le regole di ecodesign nella progettazione delle materie.

l’Italia è il terzo consumatore al mondo di acqua minrale. [...] La preforma è trasportata nell’impianto di imbottigliamento in confezioni da 20.000 pezzi e li sarà poi soffiata al momento del riempimento. Fermiamoci un momento. Ma dove sono le fabbriche che fanno le preforme? Quanto distano le fabbriche che fanno le preforme dagli stabilimenti che imbottigliano? E poi dall’imbottigliamento ai centri di stoccaggio? E dai centri di stoccaggio ai magazzini centrali? E dai magazzini centrali ai punti vendite? [...] le fabbriche che producono preforme sono in Polonia, in Lituania e che le poche fabbriche italiane importano il polimero dalla Russia, dalla Germania o addirittura dagli Stati Uniti. (Meno 100 chili, pag. 89)

Qualsiasi studio sociologico e persino una parte importante delle accademie politiche ed economiche evidenziano un aspetto determinante circa la percezione della democrazia rappresentativa. Negli ultimi decenni si assiste ad una diminuzione del potere democratico rappresentativo e un aumento eccessivo del potere delle SpA che influenza negativamente la qualità delle decisioni politiche che riguardano i diritti dei cittadini, in tal senso si parla di rifeudalizzazione della società poiché oligarchie di pochi gestiscono i destini di tanti.
Quando sappiamo che esiste un network capitalista composto da 147 banche e aziende che controllano il 40% della ricchezza mondiale , dovremmo esser consapevoli che non esiste alcuna democrazia rappresentativa e diretta e che la società occidentale è profondamente malata.
La rifeudalizzazione o la privatizzazione del mondo è nata quando nacque la personalità giuridica delle SpA che divennero “persone” dialoganti con gli Stati, poi divennero soggetti scriventi leggi da far approvare ai parlamentari che le stesse SpA avevano precedentemente corrotto.
La diffusione della televisione e il suo controllo diretto e l’impiego di strumenti di persuasione come la pubblicità e il cinema hanno potuto consolidare il potere delle SpA. Anche le scuole e le università sono state piegate al dogma religioso imposto dall’avidità del capitalismo di rapina, un pensiero criminale, ideato e concepito in alcuni think tank che hanno svuotato di umanità e creatività la maggioranza dei sudditi viventi nel mondo occidentale: i perfetti consumatori. Oggi il virus religioso si espande e cresce in Cina e in India, un domani in Africa.
In diversi Stati, per riequilibrare questo potere negli Enti locali, soprattutto, i comuni hanno deciso di introdurre strumenti di democrazia diretta e partecipativa per dare maggiore potere al popolo sovrano e avviare processi deliberativi popolari per aiutare gli amministratori nel prendere decisioni più equilibrate. Si tratta di norme in linea col principio elementare della democrazia, ma soprattutto per introdurre un minimo di equità e giustizia sociale per consentire ai cittadini dove e come destinare risorse proprie, le tasse.
In Svizzera, praticamente, i cittadini tramite l’iniziativa e il referendum hanno l’opportunità di deliberare su ogni cosa senza il rischio di influenze esterne. Da più di un secolo il sistema federale svizzero consente al proprio cittadino di esercitare un diritto elementare, si chiama sovranità. Il tempo e la pratica hanno consentito al popolo svizzero di usare ogni tipo di forma e strumento che consenta ai cittadini di partecipare al processo decisionale della politica, dall’iniziativa al voto postale, fino alle assemblee ed alla modifica dei loro statuti e persino della  Costituzione, aggiornata dai cittadini, che cambia da Cantone a Cantone, la Svizzera è una Confederazione di Stati.
In Brasile, è nata una sperimentazione che si è trasformata in una riforma amministrativa grazie all’introduzione di assemblee popolari deliberative che consentono di individuare le priorità da inserire nei piani pluriennali dei lavori pubblici locali.
I processi democratici svizzeri e brasiliani hanno influenzato numerose comunità, dagli USA fino in Europa e ben 400 amministrazioni locali hanno la consuetudine di usare la vera democrazia per deliberare.
In Italia a livello nazionale, com’è noto, esistono due istituti di democrazia diretta, ma a differenza  della più esperta Svizzera le regole di questi istituti sono inefficaci poiché il Parlamento ha troppi poteri e può contraddire la volontà popolare nonostante sia vietato dall’articolo 1, la sovranità appartiene al popolo.
In ambito locale, le norme (art. 8 supplemento ordinario N.162 del D.Lgs. 267 del 18 agosto 2000) prevedono l’introduzione di strumenti di democrazia diretta, ma raramente gli Statuti degli Enti locali sono stati aggiornati e spesso gli amministratori scoraggiano la partecipazione popolare.

Gli studi affermano che una componente importante della felicità delle comunità passa attraverso la partecipazione popolare diretta, non filtrata dal potere. La democrazia diretta rende le persone più felici poiché possono concorrere concretamente nella gestione della cosa pubblica e questo aumenta il senso di responsabilità dei cittadini.

Modificando gli statuti degli Enti è possibile introdurre gli strumenti democratici diretti più avanzati e come avviene in Svizzera i cittadini potranno proporre una delibera redatta correttamente in articoli e votarla. L’iniziativa referendaria analogamente alle altre iniziative abbisogna di raccolta firme ma senza quorum di validità. Il quorum di validità scoraggia la democrazia e contraddice il principio democratico: chi partecipa decide.
Come avviene in Brasile i cittadini potranno individuare delle priorità che saranno inserire nel piano triennale dei lavori pubblici e dei servizi.
Il processo deliberativo popolare tramite il bilancio partecipativo avviene grazie a delle assemblee. Vi sono assemblee tematiche che riguardano l’intera città e assemblee territoriali, di quartiere. Durante un periodo dell’anno i cittadini propongono e discutono, mentre in una altro scelgono, col voto, le proposte emerse (priorità). Una volta raccolte le idee più votate una delegazione popolare insieme ad un Ufficio del Gabinetto del Sindaco valuta l’introduzione delle priorità emerse dal basso e le introduce nel piano dei lavori pubblici e dei servizi. La delegazione popolare ha il compito di controllare il processo, ha accesso a tutti gli atti, e riferisce l’andamento dei lavori nelle assemblee popolari.
E’ ovvio che la democrazia diretta non è la panacea di tutti mali poiché la buona politica si esercita con la cultura, ma è dimostrato che solo in ambiti democratici genuini le idee possono circolare e questo semplice aspetto determina una crescita creativa e culturale delle comunità, poiché ogni cittadino può ascoltare proposte interessanti tenute nascoste dal mainstream.

Le cronache politiche degli ultimi anni e la saggistica contemporanea hanno decisamente riempito le nostre menti circa i temi di attualità politica e sociale. Gli scandali di ogni tipo ormai non rappresentano più sorprese, ma sono la routine della nostra società. La corruzione morale e l’obsoleto pensiero dominante (crescita infinita, competitività, cinismo) hanno distrutto il mondo Occidentale, e il Dio danaro è la misura di ogni cosa, così sembra. E’ nei momenti peggiori che possono emergere i cambiamenti radicali, poiché i cittadini hanno la possibilità di aprire le proprie coscienze e vedere il disastro che tutti noi abbiamo prodotto, certo la classe dirigente ha responsabilità maggiori, ma spesso abbiamo fatto finta di non vedere, chiusi nel nostro egoismo.

Far ripartire il Paese, sembra strano, è più facile di quanto si creda. Chi ha potuto informarsi correttamente dovrebbe ormai sapere che stampare la moneta debito, l’euro, non farebbe crescere l’economia poiché siamo stati privati della sovranità monetaria. Ogni anno i Governi approvano leggi denominate “manovre finanziarie” che rappresentano la parte di soldi che manca per mandare avanti lo Stato e quei soldi sono chiesti in prestito ai “mercati”, e sono caricati immoralmente di interessi.

L’èlite non pensa minimamente di restituire allo Stato il controllo del credito, nonostante l’articolo 47 della Costituzione imponga di farlo, e quindi, come possiamo rimediare? Semplice, il Governo e il Parlamento possono trarre risorse monetarie senza creare altro debito pubblico “vendendo l’etere” delle frequenze televisive per ricavare, si stima, dai 5 ai 12 miliardi. L’altra strada molto popolare, ma poco applicata è la caccia agli evasori fiscali. Queste sono solo alcune ipotesi che possono emergere se ragioniamo nel piano mentale del mainstream, cioè quel pensiero secondo cui lo Stato deve cedere lentamente tutte le sue sovranità ad entri sovranazionali come l’UE, fuori dal controllo diretto dei popoli.

Nonostante tutto percorrendo con serietà queste due strade ci sarebbero le risorse necessarie per investire in attività socialmente utili e molto lungimiranti. Una di queste è l’autosufficienza energetica.

Entrando nel merito in maniera concreta il legislatore negli anni ’80 e ’90 ha approvato una serie di strumenti giuridici poi raggruppati e denominati “programmi complessi” che intendevano migliorare le città. Però in quegli anni mancavano altri strumenti giuridici sulla “qualificazione energetica”. Oggi, esistono strumenti e metodi abbastanza maturi e la ripresa di alcuni “programmi complessi” uniti alla logica del “20-20-20” e degli incentivi del “conto energia” potrebbero dare una forte spinta alla sostenibilità ambientale con indubbi vantaggi per i cittadini.

Contesto normativo.
In Italia, la prima legge sul contenimento energetico (legge 373) è del 1976, mentre la seconda è la famosa legge 10/1991. La Comunità europea emana la direttiva 2002/91/CE e l’Italia la recepisce con i decreti D.D. Lgs. 192/2005 e 311/2006 che rappresentano il cardine delle legislazione italiana sul risparmio energetico e introducono la famosa certificazione energetica degli edifici. Il D.Lgs. 115/2008 indica la metodologia di calcolo per individuare la prestazione energetica ed i soggetti abilitati alla certificazione mentre il D.P.R. 5/2009 rappresenta il primo provvedimento attuativo del D.Lgs. 192/2005 per i requisiti minimi di prestazione energetica.
Nonostante la confusione e i ritardi oggi vi sono indicazioni per attuare la strategia “20-20-20” del marzo 2007 del Piano d’Azione del Consiglio europeo denominata “Una politica energetica per l’Europa” che ha fissato tre obiettivi entro il 2020 e fra questi appunto il 20% di efficienza energetica oltre alla riduzione degli inquinanti prodotti dal consumo degli idrocarburi (petrolio e gas).
Strategia
Obiettivo: recuperare interi quartieri e renderli energeticamente autosufficienti, cioè i cittadini potranno ristrutturare il proprio edificio e diventare produttori e consumatori di energia (prosumer). In che modo? Attraverso il reddito prodotto dalla vendita dell’energia rinnovabile potremmo coprire i costi della ristrutturazione (“cappotto” termico e infissi). Infatti, esistono alcune strategie per rinnovare il patrimonio edilizio esistente a costo zero per i condomini. Com’è possibile? E’ noto che esistono società di servizi energetici, denominate Esco (Energy Service Company), che producono reddito dalla vendita dell’energia. Il progetto diventa economicamente sostenibile solo su grandi geometrie ove sia possibile usare gli spazi e le risorse (sole, vento e geotermia) necessarie per sfruttare al meglio i vantaggi degli incentivi statali (e detrazioni fiscali), denominati “conto energia”. Ad esempio, intervenire su un singolo edificio potrebbe risultare non conveniente, mentre gruppi di quattro o sei edifici sarebbero molto interessanti. Un computo metrico su realtà esistenti potrebbe darci un’idea verosimile sulla fattibilità degli interventi.
La strategia virtuosa che si immagina è totalmente autofinanziata, è sufficiente la sola volontà popolare, cioè l’iniziativa privata che valuta la sostenibilità tecnica del progetto e lo sostiene con fermezza. Affinché i cittadini risolvano gli sprechi energetici del proprio alloggio non esistono difficoltà di altro genere se non quello di comprendere che possono agire in totale libertà, convinti di rivalutare il proprio immobile e giovare dell’uso  di tecnologie semplici ma innovative.
In estrema sintesi, gli attuali sprechi energetici sommati agli incentivi del conto energia andrebbero a finanziare la ristrutturazione edilizia. Per la gestione del processo il modello cooperativo sembra essere quello più conveniente.

In una simulazione effettuata su diverse tipologie edilizie si evince la sostenibilità economica della strategia su esposta. Senza alcun aiuto dallo Stato, ma con la sola volontà popolare interi quartieri, 1360 alloggi, potrebbero essere recuperati e resi autosufficienti.

Zero crescita urbana, cancellazione degli sprechi e miglioramento del comfort abitativo.

La stima effettuata si riferisce a edifici presenti nella Zona Climatica C e con 994 GG. Secondo le norme attuali gli alloggi dalla classe G devono rientrare almeno in classe B. I costi di ristrutturazione (stima di 290 €/mq) per 1360 alloggi, circa 5440 abitanti, sono circa €41.000.000 (“cappotto” termico, infissi etc.) che possono essere ripagati dalla gestione eco-efficiente dell’energia. Il modello virtuoso appena esposto, che ripeto non produce debito, ma aumenta l’occupazione e consente, dopo 20 anni, di far scegliere ai cittadini se continuare a pagare la bolletta o terminare la dipendenza dagli idrocarburi,  il modello fa crescere il livello di consapevolezza sui temi energetici e migliora la qualità urbana.

Il recupero delle imposte e la vendita delle frequenze possono finanziare quella quota parte molto importante del recupero edilizio: collaudo statico e sicurezza idrogeologica del territorio. I costi elevati di questi interventi non possono rientrare nel modello su esposto e per tanto vanno finanziati dallo Stato riproponendo alcuni “programmi complessi”. Per comprendere questi aspetti non ci vogliono strateghi particolari e se fosse rimasto qualche gentiluomo in Parlamento è bene che inserisca un emendamento  nei pacchetti di legge per incentivare il buon senso.

Per rendere l’idea ancora più chiara, se fossero recuperati appena 3 miliardi (vendita frequenze e lotta all’elusione e all’evasione fiscale) in Italia potrebbero essere resi autosufficienti ben 73 quartieri che andrebbero a creare un piccolo pezzo per la famosa “smart grid“, ipotizzata e pubblicizzata anche dai costruttori. E per dirla ancora meglio il sistema bancario commerciale anziché usare le fondazioni per rubare suoli all’agricoltura e realizzare case invendute, dovrebbero investire sul patrimonio esistente. I cittadini dovrebbero spostare i propri conti correnti verso istituti pronti a finanziare idee virtuose.

Se in Italia ci fosse un Parlamento responsabile uno dei provvedimenti da approvare immediatamente e con poche righe dovrebbe incentivare l’uso della strategia Esco e delle cooperative, e riprendere alcuni “programmi complessi” in chiave di risparmio energetico, poiché produrrebbero un impatto sociale ed economico così ampio e virtuoso da ridurre la disoccupazione, aumentare il reddito familiare, ridurre l’inquinamento, aumentare la qualità della vita e in estrema sintesi rendere le persone più felici.

In questo modo il Paese uscirebbe dalla recessione economica e le risorse liberate andrebbero investite in attività socialmente utili.

Ripensare la ricchezza

Il concetto di ricchezza che si è diffuso nella nostra società è senza dubbio obsoleto e fuoriviante e il Movimento per la Decrescita Felice da anni si batte affinché anche nel nostro paese inizi un dibattito ampio e diffuso per cambiare paradigma culturale. Finalmente dopo decenni di dibattiti, contrasti e litigi, anche in Italia, nel silenzio del mainstream, l’Istat e il Cnel stanno dando informazioni e risultati sui “nuovi” indicatori applicando “nuovi” parametri e criteri di valutazione.

E’ molto prabibile che ogni cittadino riconosca che i soldi non rappresentano la reale ricchezza, leggendo anche i primi risultati che considerano lo stato di salute l’indicatore più rivelante. L’importanza delle dimensioni del benessere per i cittadini, novembre 2011.

I primi risultati sono davvero confortanti poiché ci informano circa l’opinione del “pensiero collettivo” su tanti temi trascurati dai media. I cittadini pensano in maniera diversa dai loro governanti e usano parole diverse dal mainstream. Sembra che i cittadini siano più concreti e più semplici, nel senso che badano più agli aspetti quotidiani dei bisogni reali piuttosto che alle preoccupazioni dei mercati finanziari. Bhè, queste ipotesi sarebbero state semplici da individuare, ma il Benessero Equo e Sostenibile (Bes) ci conforta poiché finalmente ci da informazioni importanti su ciò che conta veramente per gli esseri umani. Finalmente si discute di vera politica, della polis.

In fine è molto importante apprendere che numerosi Comuni stanno rilanciando l’iniziativa del Bes e queste scelte politiche sono determinanti per avviare il cambio di paradigma culturale poiché dal basso si incomincia a dare peso e valore a iniziative che antepongono i diritti all’inutile finanza virtuale, così come prescrive la nostra Costituzione.

E’ noto che gli indicatori attuali, PIL, espansione monetaria e  petrolio, sono del tutto inadeguati e sbagliati e che i “mercati” usano tali strumenti come arma di ricatto per controllare e opprimere i popoli. E’ altrettanto noto che i “nuovi” indicatori, se fossero sinceramente, impiegati e considerati, mostrerebbero una società molto diversa col fine di ridistribuire la reale ricchezza applicando un minimo di giustizia sociale; oggi, ahimé, assente.

Sia il Governo Bilderberg Monti che gli industriali italiani hanno ammesso che l’Italia è entrata in recessione. E dove sarebbe la notizia? Mi viene da pensare. Per la prima volta l’élite locale ammette che il Paese è in decrescita.

Previsto un crollo del Pil di 2 punti percentuali tra la scorsa estate e la prossima primavera, quando inizierà la ripresa. Il Centro studi di viale dell’Astronomia: “Siamo a un bivio, se non si esce dalla crisi non si salverà più nessuno”. Passera: “Situazione peggiore delle attese”

Dal mio punto di vista questi annunci dovrebbero essere un segnale positivo, in realtà non è così. L’élite intende usare la crisi creata da loro per privare i cittadini dei diritti essenziali e accelerare il processo di rifeudalizzazione dell’Europa. Tramite l’invenzione dell’economia del debito ci saranno solo leggi recessive e repressive per distruggere lo Stato sociale e privatizzare ogni cosa. L’obiettivo dell’élite non è risolvere il problema perché la vera soluzione risiede esclusivamente nel rinnegare l’attuale sistema e cambiare il paradigma culturale.

Questa ammissione di colpa può essere usata per sviluppare la resilienza locale e finalmente accelerare, dove esiste un percorso di transizione, o avviare il processo di progettazione di comunità autosufficienti.

La decrescita felice offre numerosi spunti di riflessione e mostra diverse opportunità concrete riappropriandoci dei valori umani in progetti di identità locale.

La storia insegna che verso la fine dell’ottocento e inizio novecento c’è stato un enorme fermento di cambiamenti e avanguardie che hanno mostrato le opportunità dell’uomo con l’uso delle nuove tecnologie, poi ci furono due guerre. L’industria sfruttò le idee avanguardiste per progettare una società fondata sull’avidità, il consumismo e quindi il nichilismo. Consapevoli degli errori passati possiamo decidere di usare le tecnologie più eco-efficienti e uscire dall’illusoria abbondanza di merci inutili spinte dagli acquisti compulsivi. Non c’è bisogno di un’altra guerra per fare un salto di qualità, anche se l’élite ha previsto anche questo scenario.

Le tecnologie migliori già esistono e conducono verso un futuro di prosperanza, ma questo dipende anche da noi cittadini.

Non aspettativi che l’élite cambi l’Italia e l’Europa perché non lo sa fare e soprattutto non vuole farlo. Sono piacevolmente sorpreso sul fatto che alcune persone attive vadano in televisione e usano parole nuove citando cambi di paradigma culturale, mobilità sostenibile etc.

Ma in generale non aspettatevi che il mainstream vi spieghi cosa bisogna fare per uscire dall’inganno psicologico del debito pubblico perché, ripeto, non è il suo compito. Anzi, come da programma il Governo Monti propone “manovre” recessive dove i poveri saranno più poveri e non avranno opportunità per crescere e i ricchi potranno dormire sogni tranquilli. Era tutto già scritto.

Il default dell’Italia potrebbe salvarci, ma l’élite non vuole il vero default, guardate la Grecia, l’élite vuole una migliore schiavitù, più efficace e sta lavorando per questo. Entro il mese di marzo, nel 2012, i potenti intendono introdurre il Ministero delle finanze d’Europa per centralizzare il controllo fiscale degli Stati e di tutti gli Enti locali, e impedire la reale crescita delle Regioni e quindi dei cittadini. Un unico pensiero, un unico metodo per misurare la “crescita” e un’unica arma per ricattare i popoli, il debito. Siamo nel peggiore Medioevo ora ci aspettiamo anche la caccia alle streghe. Non esiste peggiore strategia politica, per i popoli, se non quella di cancellare la democrazia e affidarsi unicamente ai manager, quelli che hanno inventato la crisi.

Altri Paesi, specie in Sud-America, dove esiste maggiore consapevolezza nei cittadini, molti si stanno avviando e preparando per un cambio di paradigma culturale ed anche in Europa, in alcune comunità, stanno sperimentando percorsi nuovi, liberi dal debito dove i cittadini si prendono cura di se stessi e delle comunità. Ad esempio, usano monete complementari agganciate all’economia reale, questo significa valorizzare l’artigianato locale usando una moneta diversa dall’euro che non viene stampata e prestata e caricata di interessi, ma donata.

La reale crescita è noto, è possibile quando esiste una vera democrazia, dove esiste il pluralismo delle idee e il libero scambio di esperienze virtuose. Sospendiamo il calcio professionistico per 24 mesi e usiamo gli stadi come agorà per dibattere del nostro futuro. Sarebbe un serio segnale di rinascita e di igiene mentale.

I Comuni possono avviare processi di democrazia diretta, sperimentando i migliori strumenti di partecipazione e riprogettare le comunità avviando percorsi d’identità locale, sarebbe una cosa straordinaria.

Internet consente di accedere a conoscenze tenute nascoste e alcuni cittadini stanno progettando sistemi sociali per co-progettare le città e gestire i servizi in piena autonomia poiché oggi, finalmente, esistono le tecnologie per auto-produrre l’energia necessaria con un mix tecnologico usando fonti alternative. Si chiamano reti smart-grid e persino settori dell’industria sono favorevoli a queste strategie. Per intraprendere queste scelte non esistono problemi e sono sufficienti due ingredienti: cultura e volontà, nient’altro. Credo sia ragionevole ambire all’autosufficinenza energetica e cancellare le bollette, perché oggi non ha senso continuare a sprecare energia e soprattutto donare soldi alle SpA monopoliste. Questo obiettivo concreto va perseguito e se i dipendenti eletti non sono capaci vanno licenziati, mentre le comunità possono organizzarsi per iniziare a perseguire questa strada, alcuni lo stanno facendo.

Altre comunità sono molto vicine alla sovranità alimentare e questo significa gestire le semenze e auto-produrre, ad esempio farine e oli, per garantire la sostenibilità ambientale e sociale dei cittadini grazie all’impiego di un’agricoltura naturale, e queste conoscenze possono essere condivise nei programmi scolastici delle scuole primarie e secondarie di tutta Italia.

Tocca a noi studiare il cambio epocale, noi cittadini dobbiamo cambiare consuetudini immorali e schemi mentali obsoleti e solo noi possiamo proporre un vero cambiamento. Tutto ciò sembra impossibile, ma nella realtà è la cosa più semplice che si possa fare: risvegliare la nostra coscienza.

Ritorno alla democrazia

Finalmente! Dopo anni di dibattiti virtuali spesi nei forum denominati meetup (gruppo 280; 20 novembre 2006 dibattito sulla democrazia diretta), si iniziano a raccogliere i primi frutti di tanta semina, e sono frutti democratici davvero belli. Con la regia di Paolo Michelotto, acceso democratico, il gruppo politico emiliano romagnolo del MoVimento 5 stelle, e grazie all’iniziativa dei ferraresi a 5 stelle, ha sperimentato, per la prima volta, una giornata democratica, democracy day, a Ferrara. Le tecniche impiegate sono state: la parola al cittadino, il world cafè, e l’open space technology.

Il 21 aprile 2009 ebbi l’opportunità di partecipare a la parola al cittadino di Paolo e apprezzarne la semplicità e l’efficacia dell’azione. Finalmente queste pratiche hanno contaminato le persone e stanno avendo fiducia un pò da tutti gli attivisti del movimento. Anche altri gruppi come PBC, da tempo, stanno attuando pratiche democratiche genuine ed efficaci.

L’obiettivo di imparare facendo è stato raggiunto. A Ferrara molti cittadini hanno potuto verificare quanto la democrazia sia efficace e come gli strumenti usati possano far emergere idee, proposte, opinioni e condividerle velocemente e facilmente. E’ scontato che i partecipanti in un secondo momento debbano approfondire, a casa con lo studio e la ricerca, i temi che li stimolano di più.

Breve considerazione su alcuni contenuti. Ogni proponente ha avuto un minuto per spiegare la propria idea. Al mattino i partecipanti hanno scelto prioritario quanto segue: condivisione e raccolta in un ‘data base’ delle iniziative (interpellanze, delibere, leggi …) di tutti i dipendenti eletti a 5 stelle affinché tutti gli attivisti possano prenderne visione e migliorarli, valutarne i contenuti culturali, condividerli fra i gruppi nascenti, copiare le migliori istanze etc. Questa idea è stata la più votata, 184 voti.

Al pomeriggio ho proposto di dibattere sul cambio di paradigma culturale. Alcuni mi hanno chiesto cosa significasse. Bhé con stupore questa proposta ha raccolto 95 consensi, non pensavo di raccoglierne così tanti su un tema nuovo per il movimento, dato che la più votata ha avuto 162 voti (vuoti programmatici del movimento).

Alcuni temi proposti, fra i più votati, evidenziano i nodi del movimento: la cultura, la formazione e le capacità, democrazia nel movimento, la partecipazione. I partecipanti hanno evidenziato il desiderio di migliore il movimento e di renderlo più democratico. Sono sorte diverse contraddizioni fra gli slogan e l’agire quotidiano, ma anche la volontà di superare certi problemi interni.

documento resoconto della giornata condiviso da Michelotto

Tutti a scuola

Prima o poi i nodi vengono al pettine, come dice un detto popolare! Eccoci qua, i gruppi élitari sconosciuti ai popoli, ma notissimi a chi segue attentamente la politica stanno portando avanti la propria agenda politica: le tecnocrazia senza legittimità politica come nelle peggiori dittature.

Oggi, un amico mi chiedeva: hai letto l’ultimo libro di Rifkin? R: Quale quello sull’empatia? No, un altro, molto interessante che parla di come internet e la democrazia possano cambiare il mondo. Davvero? Dico io, bhé Rifkin ha fatto ultimo, non c’era bisogno che egli raccontasse l’ovvio. Allora interrompo il racconto interessante del mio amico e gli mostro il “programma politico” che stiamo attuando. Apro un libro di filosofia del terzo anno di liceo, Logos, Einaudi scuola, 2005, e leggo a voce alta a pag. 40:

Tra Oriente e Magna Grecia: le prime indagini filosofiche. La città stato. Nel secolo VIII a.C. il territorio greco è caratterizzato dalla presenza di città-stato (poleis) politicamente indipendenti, dove si affermano forme di governo aristocratico. A differenza di quello che accade nelle monarchie incentrate intorno al palazzo-tempio, il potere non si raccoglie più nelle mani di un solo individuo, il monarca, ma è controllato da un gruppo, sia pure ristretto, di cittadini di ceto elevato. grandi proprietari terrieri. All’interno delle poleis, per la prima volta nella storia degli uomini, si afferma l’idea che gli affari di interesse generale possono essere discussi e le decisioni al riguardo deliberate nell’ambito di un pubblico dibattito, aperto a tutti (ovvero a tutti quelli che godono del diritto di cittadinanza), nel corso del quale le diverse posizioni si confrontano sulla base di ragionamenti argomentati. All’insindacabile giudizio del monarca si sostituisce la molteplicità di pareri, la discussione, la scelta comune tra ipotesi diverse se non opposte. Lo spazio che si apre così al confronto, al libero esercizio della parola, alla riflessione, favorisce lo sviluppo di  nuove forme di sapere. Acquista prestigio chi si dimostra in grande rendere conto delle opinioni, di valutare le alternative in gioco mettendone in luce le implicazioni, di fare riferimento se necessario a situazioni analoghe, già sperimentate. La figura del sapiente, già incarnata dal mago, dall’indovino, dal poeta, si trasforma lentamente in quella del filosofia, cioè di uomo che indaga la realtà usando gli strumento della ragione.

Questi cambiamenti si verificano in primo luogo nelle colonie ioniche (nelle città costiere dell’Asia Minore e nelle isole vicine), quindi nelle colonie della Magna Grecia. Perché nelle colonie? Probabilmente perché i fondatori di nuove città, pur facendo riferimento al modello della madrepatria, sono costretti a fare i conti con il “vuoto” che sta loro innanzi, cioè la mancanza di strutture di ogni genere. Essi provengono da città già “costruite”, dove gli edifici, pubblici e privati, sono disposti secondo un ordine nello spazio e dove gli uomini convivono sulla base di regole definite. Qui, nei nuovi territori, bisogna inventare, dare forma visibile a tutto ciò che serve alla vita comune: i confini e la mappa fisica della città, le leggi, la regolamentazione dei rapporti sociali e delle attività economiche. E’ un’esperienza che stimola a ripensare il passato e a guardare in modo creativo il futuro. Anche il contatto con altri popoli e cultura favorisce negli ambienti delle colonie un maggiore dinamismo rispetto alle città di origine, che hanno meno stimoli a mettere in discussione la mentalità e gli usi tradizionali.

Un nuovo modo di sapere. Al tempo stesso, il contatto con comunità “altre”, estranee e diverse, induce ad affrontare il problema della propria identità e della propria collocazione in mondo più vario, ricco e complesso di quello fino allora conosciuto. Accanto alle antiche, inesauribili domande sull’origine e il destino degli uomini, sorgono nuovi interrogativi nel tentativo di comprendere come mai il mondo, nonostante le differenze e le trasformazioni che lo attraversano incessantemente, appare come un tutto unitario. [...] Le prime manifestazioni di un nuovo tipo di sapere, che si basa sull’analisi razionale e che ha per oggetto la realtà intera,hanno luogo appunto nelle colonie greche della Ionia e della Magna Grecia tra i secoli VII e VI.

E’ ovvio che ai popoli di oggi non serve il potere dei pochi ma la democrazia, ciò che dobbiamo copiare è l’atteggiamento positivo e sperimentale per riprenderci le vite.

Sembra il programma politico di Anonymous, di Occupy Wall Street, o degli Indignados spagnoli. Comunque è ciò che stiamo facendo da circa 5 anni con ParmainMoVimento. Le analogie sono impressionanti ma è ciò che serve al mondo: ripensare la società e la democrazia migliora le persone.

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