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Più volte nel mio diario ho asserito che i politici odierni non sono pagati per risolvere problemi, ma piuttosto per crearli, nonostante nel nostro immaginario collettivo esiste la percezione romantica (e giusta) che la politica debba essere un’arte nobile, secoli fa sicuramente lo è stata. Una società matura avrebbe la capacità di esprimere politici adeguati e giusti, ma oggi non è così, mi pare abbastanza chiara e populista questa considerazione; veniamo al dunque. Nonostante i politici inadeguati dentro le istituzioni, possiamo pianificare una strategia di rinascita del Paese e possiamo realizzarla concretamente, in che modo? Svelando i segreti del “sistema”, quale “sistema”? Il funzionamento del capitale e nello specifico come decidono i banchieri, provando a rispondere alla domanda: come e perché le banche prestano o non prestano soldi? Consideriamo un esempio concreto di politica industriale virtuosa: la rigenerazione delle città. Da qualche anno anche all’interno delle istituzioni si sta pensando di far rinascere politiche urbane adeguate, ed è stato creato un Comitato Interministeriale per le Politiche Urbane (CIPU), poi è stata stilata un’agenda politica che spiega la strategia e gli obiettivi. C’è ancora da lavorare sotto il profilo culturale e definire bene cosa sia la rigenerazione urbana al fine di evitare i danni ambientali generati dall’ideologia della crescita e dall’ossimoro sviluppo sostenibile. Sicuramente la rigenerazione urbana è la strada giusta poiché consente di avviare un piano occupazionale verso impieghi virtuosi, dal risparmio energetico, al riuso, e alla risoluzione di problemi urbanistici, tecnologici e sociali all’interno di quartieri degradati. In che modo, autonomamente, i cittadini possono trasformare in realtà questa strategia politica senza aspettare i lunghi tempi dei Governi? Creare cooperative ad hoc che intendano realizzare la rigenerazione urbana per la propria città, il progetto andrebbe messo sul mercato ed i cittadini dovrebbero fare massa critica spostando i conti correnti verso la banca che lo finanzia. Sapendo come pensa la banca i cittadini possono pianificare i propri bisogni reali verso progetti virtuosi. La qualità economica di un progetto si basa su due aspetti l’analisi di bilancio e l’approccio finanziario della valutazione, dunque si svolge un’analisi dei costi (il valore attuale netto VAN e il tasso interno di rendimento TIR , il TIR progetto che esprime la redditività dell’investimento [convenienza economica], poi c’è da considerare il margine di contribuzione, il rapporto entrate uscite REU, il tempo di ritorno del capitale TRC) e l’analisi del costo del ciclo vita (ad esempio il costo totale è uguale alla somma fra costo di progettazione, costo di costruzione, costo di gestione, utile di smaltimento), ma ai banchieri interessa sapere prioritariamente quanto guadagnano (TIR degli azionisti), e non come si realizza il progetto, e neanche quanto sia ecologicamente sostenibile poiché il loro interesse è fare soldi dai soldi. Gli advisor delle banche controllano prioritariamente la percentuale del tasso di rendimento di ritorno del capitale investito, ad esempio il TIR Equity (l’equity è il capitale proprio, il TIR degli azionisti è la redditività del capitale proprio investito). Per quanto riguarda l’impresa dall’analisi di bilancio si valuta il flusso di cassa, il rapporto saldo gestione (UFCF) e saldo debito (debt service cover ratio, DSCR e il loan life cover ratio, LLCR) sono gli indicatori di copertura del debito [sostenibilità finanziaria]), poi valutano il rapporto debito/equity (debt/equity ratio, DER), la capacità di ripagare il debito (Interest cover ratio, ICR) e dall’analisi del bilancio si valuta il saldo netto posizione bancaria la PFN, posizione finanziaria netta, che può essere messa in rapporto con l’equity, cioè PFN/equity.   Tutta la finanza è stata inventata per soddisfare questo criterio: fare soldi dai soldi e quando l’economia del debito esplode perché si spezza il filo del debito: paga lo Stato, cioè le tasse dei cittadini. Possiamo esser certi che le banche anche quando sbagliando investimento, fanno pagare le scelte ai cittadini e agli Stati.

In un mondo normale l’advisor dovrebbe dare valore anche all’analisi dei costi ed alla sostenibilità ecologica del progetto valutando anche una cosa che non conosce i flussi di energia e materia, ma possiamo comprendere che in questo modo di valutare si innesca un conflitto di interessi, da un lato gli investitori che guadagnano prestando soldi e pagano la parcella dell’advisor, e dall’altro l’impresa che costruisce e guadagna gestendo, vendendo, affittando, cioè trae profitto in un altro modo. Paradossalmente, se nell’immaginario collettivo comprare qualcosa a debito sia un’operazione sconveniente, nella prassi odierna il ricorso al debito è il sistema per finanziare grandi opere e nella valutazione del progetto il debito non è un problema, anzi è un utile per la banca e per i fondi di investimento. Oltre agli indicatori finanziari sopra accennati è noto che il sistema bancario dispone delle larghe maglie del sistema offshore e dei paradisi fiscali, strumenti utili per rischiare il meno possibile il “proprio” capitale, che si crea dal nulla attraverso il moltiplicatore monetario, i rendimenti dei titoli e le scommesse finanziarie. Col sistema bancario globale è un gioco da ragazzi assicurare tangenti agli amministratori locali, poiché gli investitori privati possono usare società offshore e fondi di investimento privati che a loro volta costituiscono società ad hoc schermate ove raccogliere i profitti del TIR Equity, e nessuno verrà mai a saperlo, è tutto legale ma immorale. Per comprendere bene di cosa parliamo, spesso i media danno come buona notizia il fatto che fondi esteri decidono di investire i propri capitali in Italia, spesso dimenticano di dire una cosa banale, non sono benefattori e non stanno regalando nulla, anzi maggiore è l’investimento e maggiore è il guadagno, indipendentemente dal rischio poiché guadagnano con i soldi dell’indebitamento, soldi altrui, ed il rischio è solo delle imprese e dei fornitori. Col sistema finanziario non stanno facendo una scommessa, ma stanno avendo la certezza di guadagnare senza far nulla, non sono loro che rischiano, tant’è che i capitali investiti sono anche assicurati, quanto più è alta la percentuale del capitale investito assicurato, più grandi dovrebbero essere i dubbi degli amministratori pubblici circa la serietà e la fattibilità dell’intervento.

E’ recente l’esplosione della bolla speculativa dell’edilizia sostenuta anche dal sistema dell’indebitamento. Negli anni della ricostruzione post bellica nessuno avrebbe mai immaginato che pianificare un’offerta di edifici superiore alla domanda non sarebbe stata una scelta intelligente. Da quando è la finanza a governare il sistema e il debito diventa un vantaggio per gli investitori si comprende che il rischio contempla anche gli immobili invenduti che possono essere utilizzati per monetizzare le perdite. In questo circolo vizioso le imprese falliscono, e non la banca. Tutt’oggi il “sistema” funziona in questo modo: alla banche conviene giocare sugli indici di indebitamento e sugli interessi al fine di tenere sul filo del rasoio l’indotto delle costruzioni: progettisti, costruttori, imprese artigiane. Esiste un’alternativa? Assolutamente si: “costringere” a far pesare di più l’analisi dei costi e la qualità del progetto (rigenerazione urbana), partecipare direttamente all’investimento, ridurre al massimo il ricorso all’indebitamento (le banche guadagnerebbero molto meno), usare il potere di massa critica attraverso il sistema cooperativo e spostare i propri conti correnti verso l’istituto che finanzia il progetto, in questo modo si mette in competizione virtuosa il sistema bancario e soprattutto le imprese spendono meno soldi per interessi. Se da un lato è vero che le banche anche se sbagliano non pagano per le scelte speculative, è anche vero che l’esistenza delle banche si basa sui nostri risparmi depositati nelle loro sedi, e costituiscono la riserva minima obbligatoria per la loro sopravvivenza. Se i cittadini comprendono che sia molto conveniente investire i propri capitali riducendo al minimo l’indebitamento poiché il vantaggio dell’investimento è molto maggiore rispetto a un banale indice finanziario, ad esempio la qualità della vita, allora essi potranno condizionare le banche attraverso un potere di “ricatto” che non stanno utilizzando: condizionare la loro riserva minima obbligatoria spostandola (i nostri conti correnti). Una corretta analisi dei costi è sufficiente a comprendere la qualità del progetto soprattutto quando siamo noi cittadini a creare la domanda per quel progetto: rigenerazione urbana. In tal senso è possibile condizionare la politica  del consiglio di amministrazione della banca stessa facendo leva sul loro spirito di auto conservazione. Queste considerazioni sono talmente ovvie che spesso manager, politici e banchieri si scambiano i ruoli perché sono consapevoli di come funzioni il “sistema”, e le scelte di investire e/o prestare soldi a Tizio o a Caio si basano sugli interessi particolari dell’élite e non dei popoli. Se i popoli comprendono il “sistema” allora il giochino dell’élite finisce, e si può progettare un sistema diverso senza l’avidità, insomma è sempre l’informazione che ci rende liberi, è sempre la cultura – tutela dell’ambiente, patrimonio, arte, storia – che ci rende liberi, se puntiamo a creare una domanda di rigenerazione urbana potremmo “aggiustare” le nostre città e migliorare la nostra qualità di vita.

Capitalism is dead

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Trovare una definizione unica di capitalismo è impossibile. Ma cosa sia il capitalismo oggi, possiamo comprenderlo osservando la vita quotidiana e il sistema bancario. Non è un bella cosa, sicuramente non rappresenta più l’economia reale ma dipende dal neoliberismo finanziario e politico del WTO, non è la nostra vita, non è cultura, non è la forza utile a risolvere problemi concreti. Il capitalismo oggi è un algoritmo matematico, è l’interesse usurario, è l’avidità ed è il mostro cieco delle borse telematiche che non ha una coscienza. Il neoliberismo odia la democrazia come noi la immaginiamo. Il capitalismo è un’invenzione matematica – una mera convenzione giuridica, una consuetudine – che giustifica la creazione della moneta dagli interessi (usura), ed è arrivato alla fine del suo ciclo come ha teorizzato Minsky. L’economia del debito poggia tutta la sua credenza su una convenzione per sfruttare le risorse limitate del pianeta. Stato, SpA, o società di cittadini chiedono in prestito pezzi di carta che noi chiamiamo soldi e questa operazione viene vincolata ad un sistema matematico che calcola interessi. Questa convenzione ovviamente esiste nel mondo occidentale illuminista ed ha avuto un suo inizio, non è stato sempre così, non è una legge divina anche se intendono farcelo credere, non è una legge della natura, anzi è la più grande sciocchezza che l’uomo abbia mai potuto inventare e lasciare che si radicasse nel pensiero delle persone. Da un lato crediamo che la fonte di ricchezza dei popoli sia il lavoro, e grazie ad esso riceviamo un salario per acquistare beni e merci, da un altro lato i popoli non sanno quali siano le convenzioni, i sistemi che tengono in piedi una banca. La grandissima maggioranza dei cittadini, scoprendo la verità, non riuscirebbe a credere il reale funzionamento del sistema capitalistico bancario. Gli strumenti e le regole consentite dai Parlamenti sono talmente immorali che ci sarebbe ben poco da salvare, tant’è che bisogna riprogettare il sistema. L’apatia e la nostra ignoranza, con queste istituzioni obsolete (banche) stanno distruggendo gli ecosistemi, i nostri patrimoni e l’economia reale. Il capitalismo raccontato nei libri di storia è morto e sepolto da tanti anni. Possiamo progettare un sistema nuovo, più etico e più giusto, ma dobbiamo volerlo fare. Possiamo creare un sistema globale e locale no-profit, che non significa senza salari, ma significa senza l’avidità degli azionisti ed in equilibrio coi tempi della natura. Si può fare, ma bisogna costruire la cultura politica per trasformarlo in un sistema istituzionale.

L’élite porta avanti i suoi programmi globali con estrema efficacia e gli accordi commerciali TTIP (Transatlantic Trade Investment Partnership) e TPP (Trans Pacific Partnership) vanno avanti affinché le SpA rappresentate nel WTO possano giovare di accordi che sono l’espressione palese di un maggiore e migliore profitto. L’Unione Europea dovrà solo ratificare accordi commerciali preparati dagli specialisti delle SpA.

I trattati si occupano di sicurezza degli alimenti, norme sulla tossicità, assicurazione sanitaria, prezzo dei medicinali, libertà della rete, protezione della privacy, energia, cultura, diritti d’autore, risorse naturali, formazione professionale, strutture pubbliche, immigrazione.

Nella sostanza si pensa di legittimare la creazione di aree a libero scambio che riguardano tutte le tematiche che influenzano la nostra vita. La volontà del WTO è quello di tutelare i diritti delle SpA e liberalizzare l’evidente sperpero di merci inutili, già oggi esistono aree libere commerciali quella che si intende creare è la più grande al mondo mai proposta. La stessa UE è nata proprio per scambiarsi le merci, ed in tal caso il vantaggio sarebbe solo per le SpA americane che potrebbero distribuire le proprie merci nel mercato europeo con maggiore facilità. I danni economici sarebbero proprio per gli stati membri dell’UE che dovrebbero competere ancora di più con merci libere dai controlli. Se pensiamo all’agricoltura, anziché offrire garanzie ai nostri beni con determinati accordi metteremo a rischio la nostra sovranità alimentare.

Inoltre c’è il serio rischio che le SpA si sostituiscano ufficialmente alle pubbliche istituzioni dato che gli accordi – TTIP e TPP – dovrebbero introdurre un potere di denuncia a loro nome contro un paese firmatario la cui politica avrebbe un effetto restrittivo sulla loro vitalità commerciale. Nella sostanza un regime ove le aziende potrebbero opporsi alle politiche sanitarie, di protezione dell’ambiente e di regolamentazione della finanza reclamando danni e interessi davanti a tribunali extragiudiziari.

L’aspetto grottesco è che questi accordi si stanno chiudendo durante la fine di un’epoca ove il capitalismo ha dimostrato a tutto il mondo una capacità distruttiva per la sua intrinseca irrazionalità: economia del debito, deregolamentazione, neoliberismo, crescita del PIL e petrolio. Anziché realizzare una società dell’abbondanza fondata sull’equilibrio degli ecosistemi attraverso sistemi economici auto sufficienti (misura e gestione dei flussi energetici), l’élite persegue sulla strada sbagliata secondo una religione – la crescita infinita – che sta fallendo sotto gli occhi di tutti.

Ho un sogno comune a tutti voi: cambiare la società, e vorrei cambiarla dalle fondamenta durante questo passaggio epocale, la fine dell’era industriale e l’inizio di una nuova che possiamo scrivere insieme. Ci sono una serie di analisi che vorrei condividere a tutti quelli che hanno voluto mostrarmi un attestato di stima rispondendo alla domanda se dovessi candidarmi o meno alle prossime elezioni europee 2014. Ritengo che io debba dirvi ciò che sento e provo per quel progetto di casa comune che sogniamo da tanti anni. Il sogno è vivo, e si aggiorna continuamente. Un’analisi importante riguarda la memoria di questo percorso che stiamo facendo, e il valore dell’integrità e la coerenza politica rispetto alle idee ed ai valori in cui crediamo, e su cui si è fondato questo percorso. Per capire bene chi siamo e dove stiamo andando è doveroso accennare ad alcuni passaggi storici del movimento, e molti di questi li ho vissuti personalmente. Il sogno che ho è costruire una democrazia matura, ove i partiti personali non esistono più, ed ogni cittadino meritevole e capace potrà esprimere liberamente la propria arte a servizio del bene comune.

A mio avviso un obiettivo del M5S doveva/dovrebbe essere quello di avvicinare la politica ai cittadini e viceversa, e non avvicinare i cittadini alle poltrone senza verificarne l’integrità morale e le giuste capacità. Negli ultimi tempi c’è molta confusione fra politica e poltrone, e c’è una crisi interna al movimento. La crisi è figlia di un’immaturità degli individui e per l’assenza di un’organizzazione efficace che ha fatto emergere i “giganti” della politica, grazie a un sistema pseudo-feudale. Eppure gli errori furono previsti, ad esempio sin dall’agosto 2012, nel portale ufficiale del M5S, chiesi di introdurre un criterio di pre-selezionare degli autocandidati da mandare a Roma, questo per misurare il livello culturale degli aspiranti parlamentari, suggerendo di dare un’idoneità, usando un minimo di merito e democrazia. Invece in maniera del tutto inaspettata G&C hanno deciso di scegliere i parlamentari fra i non eletti alle amministrative, tradotto con linguaggio grillesco: abbiamo mandato a Roma i trombati delle amministrative. Poi è successo che c’è stata una scarsa partecipazione alle parlamentarie. Nascondere questo errore è imbarazzante, poiché i nostri parlamentari nella sostanza non hanno avuto alcuna legittimità politica dalla base elettorale. In seguito, il sistema del porcellum e la campagna elettorale hanno sancito la nascita di un nuovo leader politico: Beppe Grillo! Il consenso politico del M5S non è stato raccolto attraverso internet, ma dalle piazze e dall’amplificatore dei media tradizionali: televisioni e carta stampata. Tutt’oggi se confrontiamo la partecipazione fra gli iscritti al blog beppegrillo.it e le primarie del PD, il raffronto è imbarazzante. Sicuramente pesa molto il digital divide ed il mezzo internet non va disprezzato, ma valorizzato. Dal punto di vista della legittimità politica e della vera democrazia, G&C dovrebbero riflettere sul fatto che escludere forme tradizionali di partecipazione (elezioni primarie vere, e assemblee legittimate da G&C) sia un autogoal per il M5S, poiché non riesce ad attrarre risorse umane che possono migliorare la società. Sembra che G&C credano nell’illusione politica che con la sola rete di internet e il ruolo del portavoce si possa proporre un nuovo modo di fare politica. Ma la storia e la tradizione democratica mostrano che non è così, poiché la politica è fatta dagli uomini e non dalle macchine. Grillo da uomo di spettacolo lo sa bene, i consensi sono arrivati grazie a lui, poiché ritenuto credibile e quindi depositario della fiducia degli elettori. Il fatto che i partiti tradizionali siano in crisi da trent’anni non legittima la scelta che è stata fatta, anzi aggrava la situazione italiana poiché il M5S corre il rischio inutile di affidare ruoli istituzionali a persone inadeguate ed a volte imbarazzanti. Un movimento politico come il M5S che raccoglie consensi politici dal disagio del Paese dovrebbe fare l’opposto di quello che ha fatto, e cercare di garantire una qualità dell’azione politica, scartando metodi selettivi irresponsabili. Fossi stato al posto di G&C dal giorno seguente, del risultato di febbraio 2013, mi sarei preoccupato di costruire un nuovo approccio selettivo avviando una scuola politica interna per formare candidati migliori per le future gare elettorali, così non è stato.

Adesso, a pochi giorni dalla consegna delle liste per le elezioni europee, nonostante l’errore marchiano delle elezioni politiche il portale ci invia un’e-mail per la candidatura, senza che il M5S selezioni le persone rispetto alla loro storia personale. Nel M5S gli aspiranti candidati emergono da un sito internet senza che qualcuno abbia definito un’idoneità politica rispetto ai valori etici, al programma, alla formazione individuale e agli obiettivi condivisi. Si crede illusoriamente che  la tecnica della followership sia un passo in avanti per orientare gli eletti sulle scelte da fare, una tecnica che nei sistemi di democrazia diretta non solo non esiste, ma è inutile poiché i cittadini decidono senza alcun filtro, e nei tempi lenti e giusti della vera democrazia per consentire una corretta informazione. Nel M5S non c’è nessuno che si prenda la responsabilità politica di capire se i futuri parlamentari avranno la stoffa politica necessaria a raggiungere gli obiettivi che coinvolgono il popolo sovrano, e non si capisce quale sia la strategia politica del M5S. Anzi la responsabilità della scelta viene rigettata agli iscritti stessi attraverso un modello simile ai talent televisivi. Ho cliccato SI per la curiosità di vedere i passaggi successivi, ma non firmerò alcun contratto irrazionale, illegale e incostituzionale come quello che ci viene imposto in maniera unilaterale, poiché puoi candidarti nel M5S se e solo se scambi la tua integrità in cambio di un posto in Parlamento. Credo nei valori della democrazia e per questo motivo rispondo NO, e non credo in un sistema informatico elettorale non trasparente, poiché server, software e gestione non sono nella mani del movimento stesso, ma sono nelle mani di un’azienda privata che abitualmente non si confronta con gli attivisti, e la fa solo quando gli fa comodo. L’atteggiamento contrattuale è abbastanza evidente, noi G&C non ci fidiamo di voi, e dovete affidarvi a noi perché noi facciamo politica, mentre voi siete a nostro servizio; pertanto firmare un atto illegittimo è un gesto di fede, non un rapporto di stima e lealtà reciproca. Se G&C hanno bisogno di sapere cosa sia la recall e come si attua veramente, sono a loro disposizione. Non intendo deludere le aspettative di tantissimi cittadini che hanno chiesto la mia candidatura manifestandomi un pieno attestato di stima e per questo li ringrazio tanto, ma è necessario fare chiarezza sul reale funzionamento del movimento. Ieri sera a Parma abbiamo svolto l’Assemblea dedicata al tema delle europee e francamente sono sconcertato dall’atteggiamento autoreferenziale di alcuni cittadini; atteggiamento legittimo ma non lo condivido, che hanno deciso di candidarsi cliccando SI senza che questi abbiamo mai dimostrato di aver speso tempo ed energie per il progetto politico, dunque questa è la selezione del movimento, prima mi candido e poi faccio qualcosa per quel progetto, che bell’esempio, ed è la medesima dinamica avvenuta per le politiche nazionali. A mio avviso, non ci vuole coraggio e coerenza per cliccare SI, e poi andare a firmare un contratto immorale, a mio avviso ci vuole più coraggio e coerenza nel dire NO a un modo di intendere la politica, autoreferenziale dal basso e  aziendalistico padronale dall’alto, per tale modello c’è già Berlusconi, ed è ora di dire basta, è ora di tenere la schiena dritta e cambiare la società partendo da noi stessi, dai nostri comportamenti.

Poiché credo nei valori di cui parlo (decrescita felice e democrazia) ritengo di dover prendere le distanze da questi comportamenti. Da tanti anni invano chiedo che il M5S si occupi di formazione politica culturale al fine di avere dipendenti nelle istituzioni, capaci di realizzare quel cambiamento che in tanti auspichiamo. Da sempre chiedo che ci siano procedure e strumenti condivisi per applicare la democrazia interna e stimolare una migliore azione politica. Dopo tanti anni prendo atto che queste sensibilità non appartengono né alla maggioranza degli attivisti/eletti e né a G&C. Da tempo sappiamo bene che il clima nel gruppo parlamentare non sia affatto ideale, anzi ascoltando le testimonianze sembra che alcuni si divertono a produrre dossier, intimidire i colleghi, e impiegare energie mentali in attività indegne opposte allo spirito del M5S stesso. Sembra che il M5S stia prendendo una deriva estremista, e stia deragliando dal mandato politico elettorale. Gli obiettivi iniziali che condivido al 100% sono passati in secondo piano, ed il movimento sta arruolando persone e personaggi che rappresentano l’opposto dei contenuti espressi nei monologhi di Beppe Grillo. Il disinteresse di G&C nei confronti di ciò che accade nei territori è l’opportunità per sedicenti eletti/attivisti autoreferenziali nell’usare il movimento stesso per attrarre galoppini utili alla propria carriera personale, e questo aspetto degenerativo interno è tipico dei partiti tradizionali. In alcune aree geografiche il M5S andrebbe commissariato poiché è nelle mani di persone inaffidabili, nella migliore delle ipotesi. Ad oggi l’atteggiamento e la gestione del M5S coincidono con un certo tipo di modello aziendale, molto verticista sugli aspetti determinanti delle scelte politiche e totalmente libero/autogestito su aspetti ininfluenti (elezioni comunali, gruppi locali e meetup). Inoltre sembra che esista un cerchio magico anche nel M5S, e questo allontana persone che potrebbero e dovrebbero migliorare il progetto politico del M5S.  Un cerchio magico che da cattivi consigli a G&C.

Coerentemente con quanto auspico da tanti anni, ritengo che la buona politica si faccia con la cultura, col sacrificio e la sperimentazione, e non col primo che si presenta mettendoci la faccia, perché questo non è un criterio di merito, ma un criterio del cacchio. Non prevedendo il merito, si favoriscono avventurieri ed opportunisti, e personaggi del tutto autoreferenziali, e così si alimentano tutta una serie di problemi e conflitti interni, che possono essere ridotti all’osso, se e solo se si fosse puntato subito alla sperimentazione della democrazia interna e sui percorsi ad hoc per sviluppare abilità e capacità tramite la cultura politica interna, e sul sistema di rete. Il M5S dovrebbe diventare un’organizzazione a rete, e sperimentare le procedure di democrazia, quella vera. Non si tratta di costruire un partito politico verticista, più o meno di quanto non lo sia già oggi, ma si tratta di andare nella giusta direzione e dotarsi di un’organizzazione orizzontale efficace per fare politica attraverso la ricerca delle sperimentazioni democratiche che possono darci una maggiore qualità dell’agire politico. Tutto ciò se si tiene alla reale partecipazione politica che mira ad includere i talenti, piuttosto che allontanarli come avviene oggi. Il coinvolgimento di talenti avrebbe favorito la crescita qualitativa del movimento stesso. Quando accadrà che i vertici decideranno di avviare questa rete, sarò ben lieto di partecipare anche alle gare elettorali partecipando a vere elezioni primarie interne, fino ad allora darò il mio umile e modesto contributo più o meno di quanto non abbia già fatto in questi nove anni di volontariato. Sono convinto che gli attivisti/candidati del M5S debbano legittimarsi politicamente praticando una scuola politica interna, e che debbano dimostrare il loro valore politico sul campo (non dopo dentro le istituzioni, ma prima), attraverso un normale confronto democratico che può accadere in ambito locale/regionale/nazionale. Tutto ciò nel M5S non è mai accaduto, e gli eletti sono selezionati per caso o cooptati, siamo sinceri, su dinamiche interne basate anche su relazioni amicali, di simpatia/antipatia e di opportunismo politico. In questa fase, poiché gli eletti non hanno svolto quel naturale percorso di legittimità politica dal basso, e poiché sanno di non avere la fiducia degli elettori come ce l’ha Grillo, essi sgomitano per avere la visibilità nei media che gli può consentire di conservare la poltrona donata da Grillo stesso. Queste dinamiche non dovrebbero appartenere al M5S, ma oggi ci sono e sono evidenti, e quindi anche per questo motivo le “competizioni” cooptative non dovrebbero attirare cittadini che credono nel progetto del cambiamento, quello vero che parte prima da noi stessi. Gli iscritti non avranno il tempo e il modo di misurare il merito, le idee e le capacità dei candidati. Tutti dovrebbero avere le medesime opportunità, e gli iscritti dovrebbero conoscere i candidati nel senso politico del termine. L’approccio e le regole delle modalità delle parlamentarie politiche furono quelle televisive, ed anche oggi si ripete lo schema. E’ assurdo che un movimento politico che millanta e si vanta di usare il modello internet per fare politica, poi nella realtà questo stesso movimento adotta i tempi ed i modelli televisivi per selezionare i propri candidati. Internet da l’opportunità di cancellare spazio e tempo, e la parlamentarie del M5S costringono gli iscritti a dare “giudizi” con la tempistica di un telequiz. Ma ci rendiamo conto che già oggi internet consente a tutti noi, con un click, di arrivare a conoscere menti, idee e personaggi interessanti per migliorare la nostra società attraverso la blogosfera, e i social media? E cosa fa il M5S, in un tempo brevissimo si limita a chiedere agli iscritti se preferiscono Tizio o Caio? Probabilmente gli iscritti non sanno neanche chi siano Tizio e Caio, cosa abbiano fatto per gli obiettivi del M5S! Nessuno è messo nelle condizioni di conoscere e approfondire la storia di Tizio e Caio, nessuno secondo le proprie sensibilità, quelle che ognuno ritiene prioritarie, e quelle che il M5S stesso ritiene prioritarie, e quindi ancora un volta sarà la casualità/cooptazione a determinare la selezione nella migliore delle ipotesi; mentre le menti migliori, forse, non sono neanche iscritte al portale del M5S.

Per quanto riguarda le elezioni europee non ho capito quale sia il progetto politico, e cosa dovrebbe fare un parlamentare per conto del M5S?! I sette punti indicati a Genova? Punti che non sono stati proposti, discussi e votati dalla base. Quei punti sono palesemente contraddittori e alcuni sbagliati. Ad esempio, togliere il pareggio di bilancio è di competenza del Parlamento italiano che l’ha inserito in Costituzione (art. 81). Il M5S o forse bisognerebbe dire Grillo&Casaleggio, visto che i sette punti li hanno proposti loro, non hanno l’obiettivo di superare l’economia del debito, anzi proponendo gli euro bond dimostrano di essere quanto meno contraddittori, euro bond che dovrebbero essere coperti con le riserve auree della Banca d’Italia, insomma un danno per gli italiani. Certo gli euro bond, proposti illo tempore da Tremonti, cancellano lo spread, ma perché nel tuo blog parli del debito odioso? Forse sarebbe più corretto e coerente proporre prima l’azione legale del debito odioso, e poi uscire dall’economia debito, non credete? Attraverso un contratto illegale G&C chiedono un attestato di fede su sette programmatici imposti unilaterlmente, i punti sono contraddittori con quanto propaganda Grillo stesso, e sui quali qualcuno, non si sa bene come, potrà addirittura chiedere la revoca del mandato e imporre una sanzione, francamente questa faccenda come minimo è ridicola. Grillo parla di un’altra economia e usa i contenuti della decrescita felice, ma poi i suoi obiettivi di programma sono ambigui. La proposta di referendum sappiamo essere inutile, poiché è possibile solo una consultazione, poi decide sempre il Parlamento, e quindi bisogna avere la maggioranza parlamentare a Roma. Poi se si vuole cambiare l’UE all’interno delle istituzioni, bisogna tener conto che l’Ue lavora col principio della co-decisione, e che il Parlamento ha meno poteri di Commissione e Consiglio d’Europa, composto dai Governi degli stati membri. Con l’elezione del Parlamento cambierà anche la Commissione composta dai delegati nominati dagli Stati membri, e la Commissione ha il potere di iniziativa sulle direttive. Tutto ciò lascia intendere che ci vorrebbe una maggioranza politica per ogni Stato membro che compone la maggioranza politica nel Parlamento e nel Consiglio d’Europa, cioè ci vorrebbe una maggioranza politica transfrontaliera per avviare il percorso che porta alla ridiscussione dei Trattati. Insomma, dal punto di vista dell’azione politica sembra sia più facile uscire dall’euro zona, piuttosto che cambiare l’UE stessa dall’interno. Ciò non toglie che avere un voce critica interna al Parlamento non sia utile, anzi, ma si tratta di una voce singola poco coordinata con gli altri gruppi politici.

Dal punto di vista della strategia esiste un’altra strada per condizionare l’UE, e cioè coordinare l’azione politica dei paesi periferici e ottenere singoli obiettivi su MES, fiscal compact e patto di stabilità e crescita. Il M5S dovrebbe vincere le elezioni nazionali e far pesare la gestione del proprio debito estero mettendolo in discussione, e suggerendo la medesima strategia agli altri paesi periferici al fine di cambiare la natura fiscale di tutta l’UE, e cambiare le funzioni della BCE, della BEI e delle stupide regole contabili per superare l’economia del debito. M5S dovrebbe introdurre il principio della moneta fiat money per gli investimenti socialmente utili, e quindi essere liberi dal condizionamento dei famigerati mercati finanziari che inseguono la religione della crescita infinita, poiché il capitalismo giudica la convenienza degli investimenti rispetto al PIL, mentre lo Stato investe a prescindere secondo i bisogni reali dei cittadini. Bisognerebbe cambiare la natura dei Trattati togliendo il neoliberismo, e farli somigliare più alla Costituzione italiana che prevede la garanzia di uno stato sociale, e bisognerebbe puntare alla tutela de beni comuni, separando il concetto di bene da quello di merce e suggerire il concetto di valore non associato al lavoro, poiché non tutti i lavori sono utili. Tutto ciò non rientra nel programma del M5S che parla di strani sette punti, e questo mi lascia molto perplesso. Queste elezioni alle europee saranno solo una consultazione per capire se accelerare o meno sui progetti in corso d’opera, ed i trattati commerciali transatlantici rappresentano la dimostrazione del fatto che l’élite del WTO non ha ostacoli poiché ha ed avrà diversi fedeli nella Commissione e nel Consiglio.

Cosa dovrebbe diventare il M5S: il mio consiglio è che le risorse economiche del movimento siano concentrate su un progetto politico di ampio e lungo respiro, con un progetto organico ed omogeneo rispetto agli obiettivi annunciati. In Italia manca uno strumento democratico vero, un partito o un movimento sinceramente a servizio dei cittadini, e questa assenza impedisce la partecipazione politica di tutti quei cittadini onesti, capaci e meritevoli che potrebbero cambiare le sorti del Paese. La realtà sociale ed il futuro degli italiani non dipendono dalle prossime elezioni europee e non dipendono neanche dal M5S stesso. Gli italiani hanno bisogno di costruire un percorso al processo decisionale della politica nuovo e diverso, e fino ad oggi M5S non è stato all’altezza di questa aspettativa, il M5S è una speranza, non un progetto politico maturo ben costruito. A mio avviso la speranza deve trasformarsi in un progetto serio e concreto. Se io fossi al posto di G&C, sposterei le risorse mentali ed economiche nel costruire domani mattina una scuola politica che consenta ai cittadini italiani, non solo gli iscritti ad un blog, di partecipare ad un percorso ove si possano apprendere abilità e capacità per costruire una società fondata su nuovi paradigmi culturali. Già questa proposta mostra una visione diversa dall’attuale M5S, che non si limita a fare da sponda politica all’azione di chi governa, ma lavora sul territorio per favorire la nascita di un futuro migliore. I cittadini devono poter conoscere nuovi modi di partecipare, progettare, costruire, auto produrre e scambiarsi le eccedenze al di fuori del mercato monetario e mercantile. Anche gli eletti 5 stelle, mi danno l’impressione, spero sbagliata, di girare a vuoto e di non rendersi conto che hanno a disposizione l’opportunità di usare le ingenti risorse finanziarie di cui godono per fare qualcosa di diverso, ma non lo fanno forse perché non se ne rendono conto, visto il clima poco costruttivo, o perché non vogliono, o perché gli è impedito, francamente non lo so. L’Italia ha circa 8092 Comuni con le loro rappresentanze politiche da formare, e questo vale anche per i loro dirigenti e funzionari che vivono nel paradigma sbagliato, vogliamo farglielo sapere? Nessun partito politico ha pensato di divulgare in maniera efficace e capillare il cambio di paradigma culturale di cui noi tutti abbiamo bisogno, e stiamo sprecando energie nella direzione sbagliata poiché ci limitiamo a fare la corsa per prendere le poltrone quando il potere di cambiare il corso della storia, se abbiamo la coscienza per farlo, c’è già. Le Regioni fanno leggi ed hanno il potere politico a la responsabilità di realizzare i cambiamenti necessari, allora mi chiedo, ma perché il M5S non pianifica, prepara, forma e seleziona persone talentuose? E’ necessario che il movimento si dia una bella svegliata sull’organizzazione interna gestita dagli attivisti/iscritti per approdare in ambiti più umili, seri e professionali.

Per cui mi sarei candidato alle europee senza alcun dubbio e l’avrei fatto nel M5S per il M5S; caro Beppe quando deciderai di rinunciare a certi atteggiamenti e faremo nascere il movimento di cui abbiamo bisogno, fammelo sapere, e andremo tutti insieme, da pari, a mostrare la straordinaria opportunità di una nuova società, più equa, più giusta, più bella, più sostenibile e mostrare come noi nel M5S siamo coerenti con quello che promettiamo. Arrivederci caro Beppe, ti abbraccio Peppe Carpentieri, uno dei tanti che con umiltà e spirito di sacrificio ha inventato il movimento, consentimi di dirtelo: quello vero.

Nell’epoca dell’avidità e delle guerre per massimizzare i profitti delle SpA nessun politico calato dall’alto avrà il coraggio di spegnere l’interruttore dell’immoralità. Mentre nessuno partito pensa di riformare il processo decisionale della politica – riforma dei partiti, elezioni primarie per legge, democrazia diretta – per avvicinare persone libere, capaci e meritevoli alle istituzioni; persone che potrebbero svegliare altre coscienze addormentate, accade che dobbiamo ancora annoiarci col teatrino della politica, tutta. Una delle più grandi menzogne spacciate dai media e dai politici nostrani è che l’euro zona avrebbe promesso un miglioramento del benessere collettivo. I mantra della religione liberista sono crescita e competitività, com’è noto. Il cambio fisso dell’euro zona, il patto di stabilità e crescita, e il fiscal compact sono tutti strumenti che hanno sostenuto il processo di recessione avviato prima con lo SME, poi nel 1981 la separazione fra Tesoro e Banca d’Italia, e accelerato con la deregolamentazione bancaria e finanziaria, fino ad esplodere nel 2008 con la crisi dei mutui subprime che ha raggiunto l’euro zona. Gli stati che aderiscono all’euro abdicano alla sovranità monetaria, cioè rinunciano ad una propria politica monetaria, e decidono di farsi condizionare dallo spread e dalle opinioni dei mercati finanziari.

I mercati finanziari hanno la loro religione: l’avidità e la crescita del PIL, pertanto accade che i fondi di investimento internazionali guidati da soggetti privati, favoriti dalla deregolamentazione globale, scelgono di investire i capitali seguendo la crescita del PIL, l’andamento demografico e lo sviluppo urbano dei singoli Stati. E’ sufficiente leggere le opinioni di questi investitori privati per scoprire l’acqua calda, i vantaggi di investire in Italia non ci sono poiché la globalizzazione sposta gli interessi verso i paesi emergenti. Il sito della Franklin Templenton Investments, oggi presieduta da Charles Bartlett Johnson e coadiuvata da un guru come Mark Mobius, può essere molto istruttivo per capire il pensiero dei mercati finanziari. Si tratta del più grande gruppo di management al mondo che sposta influenti capitali privati. Leggere i loro report può suggerire quali paesi cresceranno secondo le logiche del PIL. Sicuramente un personaggio come Warren Buffett rimane l’investitore più influente, noto anche come “il miracolo di Omaha”.

La scelta degli Stati  non dipende dalla loro democrazia, a volte sono regimi autoritari, monarchie, e spesso c’è un’assenza dei diritti sindacali e umani, poi c’è l’opportunità di sfruttare e usurpare risorse materiali; ecco questi paesi rappresentano una serie di vantaggi fiscali e di opportunità per massimizzare i profitti che non possono avere eguali rispetto agli USA e all’UE. I diritti civili e la cultura della democratica rappresentano un ostacolo oggettivo per i fondi di investimento privati. Consapevoli di questa enorme contraddizione fra avidità e democrazia, il progetto politico dell’euro zona rappresenta non solo una minaccia concreta per gli uomini liberi, ma è di fatto un progetto immorale, incostituzionale che pregiudica la sopravvivenza delle generazioni presenti e future. Non è tollerabile e tanto meno accettabile che la Repubblica italiana sia cancellata dalla storia per l’apatia dei cittadini stessi, manipolati, ingannati e traditi da dipendenti politici, nella migliore delle ipotesi incapaci e stupidi, nella peggiore traditori della Repubblica.

La depressione dell’euro zona e soprattutto dei paesi periferici dell’UE ha una radice politica culturale molto chiara: cessione della sovranità monetaria, assenza di una banca pubblica che faccia l’interesse pubblico, sgretolamento dello Stato sociale, un sistema contabile fiscale stupido perché i criteri della crescita impediscono di fare investimenti pubblici, assenza di una politica industriale utile allo sviluppo umano. Inoltre i famigerati mercati finanziari non hanno alcun interesse nel prestare capitali in luoghi ove non c’è la crescita secondo i dogmi della religione liberista. I paesi emergenti privi di regole sindacali e fiscali consentono opportunità speculative elevate, e quindi margini molto alti in poco tempo.

Nella sostanza, osservando la realtà possiamo constatare la fallacia della comunicazione politica che continua a blaterare di crescita e sviluppo, cerca solo di confondere le idee degli elettori, anche quando i politici si rivolgono in maniera patetica e ossequiosa verso i famigerati mercati. Nella realtà questi mercati ignorano le chiacchiere di questi utili idioti. L’UE così com’è non serve a nulla, neanche ai famigerati mercati, ma serve ai paesi “centrali” per drenare risorse (tasse), e serve a produrre disperazione, istigazione al suicidio, e povertà crescente nei paesi “periferici”. Quando i paesi “periferici” avranno raggiunto i livelli di povertà dei paesi emergenti, può darsi che i famigerati mercati finanziari avranno pietà e interesse nell’investire anche in Italia, in quel caso non ci saranno più gli italiani.

I paradisi fiscali e gli strumenti finanziari rappresentano il modo più efficace di far perdere le tracce e distribuire soldi per corrompere politici e, pagare la politica delle multinazionali SpA: guerre e controllo del debito. Intervista a Moisés Naìm, economista, direttore di Foreign Policy, già executive director della Banca Mondiale ed autore di Illicit:« Peccato anche che il numero dei territori che offrono servizi off shore cresca. Sì, arresteranno pure qualcuno, ma per ogni arresto “eccellente” ci sono mille nuovi canali illeciti che nascono, crescono e si riproducono alla velocità della luce. Non si tratta di catturare questa o quella persona, qui si tratta di un problema di sistema, “sistema mondo” intendo, che sta appunto minacciando l’equilibrio globale”»[1].

L’alta finanza ha creato paradisi bancari come Euroclear[2] e Clearstream[3] dove vige il segreto assoluto, conti su cui è possibile far comparire e scomparire il denaro occultandone la fonte di provenienza.[4]

L’organizzazione taxjustice.net ha creato un indice delle segretezza finanziaria, una ricchezza monetaria che sfugge alle regole fiscali nazionali, si tratta di un sistema globale che consente di non pagare tasse o pagarne poche grazie alle maglie larghe di leggi deboli e inefficaci. Secondo l’indice di taxjustice per il 2013 si è stimato che ci sono dai 21 ai 32 trilioni di dollari depositati nei paradisi fiscali, e si ipotizza che ogni anno circa 1-1,6 miliardi di dollari transitano illecitamente fra uno stato e l’altro. Si stima che, sin dal 1970, dall’Africa sono transitati senza pagare le tasse circa 1 trilione di dollari. Nella classifica mondiale della segretezza finanziaria nascosta al primo posto c’è la Svizzera con 2.000 miliardi di dollari confermandosi come il più grande centro off-shore al mondo con stime che arrivano a 7.000 miliardi di dollari, poi seguono Lussemburgo, Honk Kong, isole Cayman, Singapore, USA, Libano, Germania, Jersey, Giappone, Panama, etc. L’Italia è al 54° posto.

John Christensen:« [...] Secondo le ultime stime, il capitale di privato depositato offshore è pari a 11.500 miliardi di dollari. Che cosa significa una cifra del genere? Questo esempio può darci un’idea della sua enormità: se questo capitale generasse un profitto modesto diciamo del 7% e se questo reddito fosse tassato a un’aliquota molto bassa, ad esempio del 30%, i governi del mondo avrebbero ogni anno un surplus di reddito pari a 250 miliardi di dollari, che potrebbero spendere per alleviare la povertà e raggiungere gli obiettivi di sviluppo fissati dalle Nazioni Unite.»[5]

Sicuramente in termini di giustizia sociale determinate istituzioni bancarie, grandi imprese e politici dovranno pagare il danno morale, sociale e ambientale che tanno causando a singole comunità, a singoli Stati, e all’umanità intera. Uscendo dall’inganno psicologico dell’economia del debito, mera invenzione e convenzione, sarà possibile ripensare le istituzioni, semplificandole e rendendole più efficaci. La soluzione a tutto ciò è il cambio radicale dei paradigmi di queste istituzioni obsolete, il ripristino della sovranità monetaria per favorire l’interesse della Repubblica e avviare un percorso di transizione, il passaggio della fine dell’era industriale verso una comunità fondata sul lavoro dell’equilibrio ecologico e non più sul profitto, un percorso volto a migliorare il nostro patrimonio culturale, architettonico e ambientale distinguendo il concetto di lavoro dal concetto di utilità. Un percorso che distingue i beni della merci e dove la comunità autoproduce e gestisce i beni direttamente.


[1] FERRUCCIO PINOTTI e LUCA TESCAROLI, Colletti Sporchi, BUR 2008, pag. 354
[2] www.euroclear.com
[3] www.clearstream.com
[4] MARCO PIZZUTI, Rilevazioni non autorizzate, Edizioni Il Punto d’Incontro, 2009 pag. 343
[5] in Report, Let’s make money, di Erwin Wagenhofer, andato in onda su RAITRE, 2012

Nuova occupazione

001

Il fallimento del “sistema” basato sull’economia del debito credo sia sotto gli occhi di tutti. Ben sette premi nobel per l’economia (P.Krugman, M.Friedman, J.Stigliz, A.Sen, J.Mirrless, C.Pissarides, J.Tobin) criticano il funzionamento e le rigide regole dell’euro zona per i suoi effetti depressivi. Se è vero che l’euro zona non funziona bene, non bisogna dimenticarsi che è l’intero sistema capitalistico che sta crollando poiché cedono le sue fondamenta: economia del debito, sistema bancario, creazione della moneta dal nulla, picco del petrolio, e ideologia della crescita (PIL). Dal punto di vista culturale appare evidente che siamo a cavallo di un’epoca (fine dell’era industriale) e che le rappresentanze politiche, per una serie di ragioni, non hanno la capacità e la forza di cambiare radicalmente le fondamenta delle regole economiche, nonostante questa sia la priorità assoluta, poiché le istituzioni continuano a dare importanza ad indicatori obsoleti (PIL) e non valorizzano gli indicatori alternativi (BES) molto più precisi e seri. La ricchezza delle nazioni non è nel petrolio, non è nel PIL e non è nella moneta. Da circa quarant’anni tutti i politici e gli economisti sanno bene che la visione materialista (PIL, petrolio, moneta) sta distruggendo i nostri ecosistemi ed ha reso schiavi diversi popoli. Schiavi per la dipendenza psicologica da un pensiero inumano che ha saputo diffondersi e propagandarsi soprattutto per la nostra ignoranza – incapacità di pensare autonomamente – e alla nostra obbedienza verso ciniche autorità, dipendenza alimentata da messaggi efficaci con strumenti di programmazione mentale e le tecnologie giuste per farlo, televisione e smartphone. Se riusciamo a spostare le energie mentali dalla propaganda fuorviante ai temi seri – prevenzione del rischio sismico, efficienza energetica, auto produzioni, sovranità alimentare, democrazia diretta – potremmo realizzare l’evoluzione umana di cui abbiamo bisogno. 

L’aspetto straordinario della vicenda è che possiamo sviluppare capacità e abilità per riprenderci un pensiero autonomo per avviare la transizione. Per il momento non siamo dotati di queste capacità e abilità che dovremmo far nascere, ma avviando una sperimentazione possiamo coltivarle, intanto non mancano le competenze e le risorse umane per realizzare gli obiettivi: prevenzione del rischio sismico, efficienza energetica, auto produzioni, sovranità alimentare, democrazia diretta; ciò che manca è la domanda su questi obiettivi, ciò che la manca è la cultura organizzativa e democratica dal basso. Le nostre energie mentali dovrebbero abbandonare il circo mediatico e politico per concentrarsi su cose serie come rigenerare la propria città, il proprio quartiere e il proprio edificio. L’obiettivo è cancellare la dipendenza dagli idrocarburi (petrolio e gas), smettere di pagare le bollette e smettere di sprecare tempo e denari per merci inutili. Nella sostanza, possiamo transitare da un sistema di consumi compulsivi (merci inutili e sprechi) a un sistema di produzione di beni (energia, cibo e servizi immateriali) al di fuori delle logiche mercantili. Se avessimo la curiosità di capire come migliorare la nostra vista, e se avessimo la volontà e il coraggio di farlo troveremo tutte le risposte. I cittadini possono farlo autonomamente creando cooperative ad hoc, quindi tramite un’organizzazione no-profit, e questo sarà il sistema, già noto, che sostituirà l’avidità del neoliberismo. E’ questa la strada che consentirà di far transitare tutti quegli individui impiegati male in attività utili, e la rigenerazione delle città richiederà un enorme domanda di nuova occupazione, in Italia esistono circa 8092 comuni e tutti hanno bisogno di un intervento rigenerativo attraverso l’approccio olistico e la “scienza delle sostenibilità”.

Nel mondo professionale esiste una competenza, una strategia per uscire dalla recessione, e ci sono numerosi casi studio che mostrano buoni e cattivi esempi, buoni e cattivi modelli. La sperimentazione e gli errori hanno consentito di migliorare le proposte progettuali, così come migliorare i modelli gestionali, amministrativi, economici e politici. Il patrimonio edilizio italiano che va dagli anni ’50 sino agli anni ’80, dimostra che non c’è tempo da perdere, e bisogna intervenire per prevenire danni (rischio sismico, idrogeologico) e sprechi evitabili (efficienza energetica), e ripensare l’ambiente costruito di quelle città e di quei quartieri ove la qualità di vita è ancora bassa (servizi, comfort, ambiente e mobilità sostenibile).

Dal punto di vista degli architetti che si occupano di conservazione e restauro è noto che bisogna produrre piani e programmi industriali volti a tutelare il patrimonio esistente attraverso la prevenzione[1] che consente di fare interventi puntali poco costosi, ma efficaci (minimo intervento) che ci consentono di prolungare la vita degli edifici e di continuare a godere dei beni pubblici e privati evitando i danni e i costi di interventi drastici. Un Paese come l’Italia non può permettersi di non programmare la tutela della propria ricchezza che determina l’identità stessa del nostro territorio.

Dal punto di vista dell’uso razionale dell’energia è importante ridurre la domanda di energia da fonte fossile (petrolio e gas) perché esistono sprechi evitabili con l’impiego di diversi “accorgimenti” e l’uso di nuove tecnologie. Gli edifici sono sistemi termotecnici e quelli che non disperdono energia facendoci stare bene anche d’estate sono i migliori (comfort). I materiali hanno caratteristiche termofisiche e per farsi un’idea corretta è sufficiente comprendere queste misure[2] (conduzione, convezione, irraggiamento). Un edificio che disperde energia termica produce un costo/spreco, e questo può rappresentare la base economica per finanziare la ristrutturazione edilizia. E’ il tipico ragionamento economico-finanziario delle ESCo (Energy Service Company) che realizzano profitti tramite progetti finalizzati all’efficienza energetica e l’uso degli incentivi delle fonti alternative. I cittadini potrebbero avviare una ESCo, tramite la banca locale, e finanziare la ristrutturazione edilizia dei volumi esistenti con l’obiettivo di realizzare una rete intelligente (smart grid). In questo modo diventeranno produttori e consumatori (prosumer) di energia, ma soprattutto liberi e indipendenti dalle SpA. L’atteggiamento appena descritto si può tradurre concretamente promuovendo cooperative edilizie ad hoc (iniziativa privata), e già esistono esempi progettuali di questo tipo che stanno rigenerando interi quartieri migliorando la qualità di vita.

Dal punto di vista della resilienza urbanisti, progettisti, sociologi, agronomi, geologi, biologi e fisici, possono informarci sul fatto che le città e le loro istituzioni non stanno governano luoghi e risorse in maniera responsabile ed equilibrata, poiché abitanti ed ambiente si trovano in condizioni di forte disarmonia dal punto vista ecologico, sociale ed economico. Dal punto di vista sanitario secondo l’OMS i fattori che determinano uno stato di benessere sono biologici, ambientali, sociali, culturali, economici; lo stato di salute è condizionato da un equilibrio psicofisico del soggetto in sé e nel suo rapporto con l’ambiente che lo accoglie[3]. Secondo l’OSCE e l’TTI[4] uno degli aspetti che determina l’aumento delle patologie[5] (decessi, disturbi respiratori, disturbi cardiovascolari) nelle città è l’inerzia politica che fa aumentare la complessità del problema (congestione del traffico). Da questo punto di vista Amburgo e Copenaghen rappresentano esempi da seguire poiché puntano a ridurre drasticamente l’uso delle automobili per favore pedoni e biciclette[6].

Si rende necessario pensare ed organizzare le istituzioni in maniera resiliente per affrontare correttamente i momenti di crisi, e attivare risorse utili a raggiungere l’equilibrio: ecologico, sociale, ed economico. Una progettazione resiliente, tramite l’approccio olistico, si occupa di stimolare l’organizzazione necessaria per realizzare città sostenibili e prosperose, non più dipendenti da minacce esterne o interne (crisi morale, d’identità, culturale, alimentare, energetica, ambientale ed economica).

Le istituzioni ed i politici sono stati inventati per gestire la res pubblica con metodo democratico e principi etici, di trasparenza ed efficacia; quando questi soggetti (istituzioni e politici) non sono in grado di risolvere i problemi concreti cogliendo le opportunità sopra descritte, allora è compito del popolo sovrano decidere direttamente, sia per la sostituzione dei dipendenti eletti e sia per cambiare il “sistema” dalle sue fondamenta. E’ compito dei cittadini agire direttamente sperimentando la strada del cambiamento radicale.


[1] Giovanni Carbonara, “Questioni di tutela, economia e politica dei beni culturali”, in Avvicinamento al restauro, Liguori editore, 1997, pag. 597.
[2] Prima di tutto bisogna prendere familiarità con la conducibilità termica λ [W/mk] (capacità di un materiale a condurre calore) e questa caratteristica deve essere ben evidenziata. Più la conducibilità di un materiale è bassa e maggiore sarà il vostro risparmio. La resistenza termica s/λ [m2K/W] e in fine bisogna conoscere la trasmittanza termica U=1/RT [W/m2K]. Ad esempio, le case certificate come CasaClima Oro hanno U < 0,15 W/m2K sia per la parete esterna, sia per il tetto e Uw ≤ 0,80 W/m2K per i serramenti. Solitamente, dopo una diagnosi energetica utile a rilevare dispersioni lungo i “ponti termici” (nodi strutturali, finestre …) i progettisti intervengono con materiale coibente e con infissi migliori per ridurre la domanda di energia termica (gas metano) e poi integrano la domanda di energia elettrica con l’impiego di un mix tecnologico rispetto alle risorse locali (sole, vento, acqua, geotermico).
[3] Stefano Campolongo (a cura di), Qualità urbana, stili di vita, salute, Hoepli, 2009, pag. 3.
[4] Texas Transportation Institute
[5] OMS, ANPA, ITARIA studio del 1998 su Torino, Genova, Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Palermo, in Qualità urbana, stili di vita, salute, Hoepli, 2009, pag. 165.
[6] Marta Albè, “Amburgo addio alle auto entro 20 anni. Sarà la prima città car-free d’Europa”, <http://www.greenme.it/informarsi/citta/12213-amburgo-car-free> (ultimo accesso 10 gennaio 2014)

Buona parte della storia delle nostre istituzioni ha schemi gerarchici feudali, e tutt’oggi è in corso d’opera un percorso di rifeudalizzazione per sostituire le finte democrazie rappresentative con sistemi di controllo dei popoli molto più efficaci per gli interessi dell’élite. L’élite mira a sostituire le Costituzioni liberal-socialiste con oligarchie feudali. Dalla nascita della propaganda, passando per la televisione, fino all’uso che le multinazionali propongono per le tecnologie informatiche, gli stili di vita ed i comportamenti degli individui sono, ovviamente, spiegabili dal funzionamento del nostro cervello. Secondo Noam Chomsky «negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso». Edward Bernays, nipote di Sigmund Freud, fu fra i primi ad insegnare alle corporations SpA[1] come manipolare le menti attraverso la pubblicità e creare bisogni indotti per fare incetta di acquisti, ideò metodi per influenzare il subcosciente (l’inconscio) al fine di manipolare l’opinione pubblica, egli ideò le locuzioni “mente collettiva” e “fabbrica del consenso” come raccontato nel suo libro, Propaganda del 1928.

Le tecnologie informatiche hanno accelerato alcuni processi sociali che sfuggono a qualsiasi controllo. Ciò che possiamo osservare, ed era plausibile, è che la realizzazione di una connessione di sistemi di comunicazione mobile (smartphone) con l’opportunità di relazioni costanti, è senza dubbio la “droga” più potente al mondo che le multinazionali potessero concretizzare, poiché consente di vendere merci inutili (immateriali e materiali), e di sostituire la democrazia come noi l’abbiamo studiata e immaginata. Vi ricordate di Second Life? Il Grande Fratello? Oggi la società occidentale deindustrializzata è andata oltre il romanzo orwelliano, esiste un sistema dei sistemi che controlla, orienta, e alimenta la diffusione del nichilismo presente nella società. Un’altra illusione interessante che producono i social media è quella di far credere ai singoli individui di poter gestire un numero illimitato o molto elevato di relazioni con gli altri utenti. Nella realtà le nostre capacità mentali hanno un limite, invece le società di profitto, pagando squadre di specialisti, sanno bene cosa farne dei nostri contenuti e riescono a gestire le informazioni che gli individui donano ai social media. Da un lato hai l’illusione di condizionare gli altri, e dall’altro lato in realtà sono le aziende che ti stanno monitorando selezionando le informazioni utili al commercio, che produrranno nuovi contenuti pubblicitari e nuovi di contenuti per attrarre consenso politico. Nella sostanza i social media usano gli stessi schemi e le stesse regole della televisione per essere più pervasivi poiché sono gli utenti stessi che donano le informazioni importanti analizzate da pubblicitari e psicologi. Come preannunciava Pasolini, la televisione avrebbe cambiato la società facendola regredire per la sua capacità unilaterale di mistificare, manipolare, mentire e persuadere, ed oggi i social media stanno producendo un ulteriore cambiamento con gli stessi contenuti creati dagli utenti.

Non c’è dubbio che l’individuo conserva il libero arbitrio, ma se l’individuo è un immaturo? E se tutto l’ambiente (televisione, scuola, famiglia) fosse programmato per aver il maggior numero di immaturi possibile? Secondo il critico conservatore Joseph Epstein, sono sempre più numerosi gli adulti «prigionieri di uno stato mentale assimilabile a quello dello studente di liceo, e questo li porta a mangiare cereali, guardare ore e ore di televisione e sperare in conquiste sessuali».[2] «Nella realtà, i nostri diritti di apprendere sono già circoscritti», afferma il premio nobel Robert B. Laughlin[3]. Michel Foucault: «Sappiamo bene che l’università e in generale tutto il sistema scolastico, in apparenza fatto per distribuire il sapere, è fatto per mantenere al potere un certa classe sociale e per escludere dagli strumenti del potere tutte le altri classi»[4].

Mentre la Svizzera rimane la più grande e originale tradizione democratica in Europa con un’esperienza di ben 150 anni, il resto dell’Europa è palesemente governata da un sistema feudale che si regge soprattutto sulla manipolazione mentale attraverso la televisione ed i programmi scolastici governativi, ed oggi con internet ed i sistemi mobili si cerca di migliorare il controllo sulle masse. In questo contesto cominciano a proliferare sperimentazioni di followership, cioè di condizionamento dei partiti attraverso il sistema di sondaggi continui attraverso l’impiego di algoritmi informatici. Così come gli algoritmi informatici elaborano informazioni delle borse telematiche e tali informazioni condizionano multinazionali, banchieri, giornalisti e politici, in un modo analogo gli stessi sistemi condizioneranno i “leaders” politici attraverso i suggerimenti delle masse e della società nel suo insieme. Ma se i sondaggi vanno ad ascoltare gli umori di masse immature, quale sarà la qualità delle opinioni espresse? Quale sarà la qualità delle decisioni politiche? E’ del tutto evidente che in questo modo i leaders politici abdicano al loro ruolo di rispettare le Costituzioni, e di tutelare i diritti, poiché si andrà ad affermare una nuova consuetudine plebiscitaria controllata dai vizi delle masse immature che potranno suggerire norme inadeguate. Non saranno più i cittadini a doversi adeguare al diritto, ma saranno i vizi dei followers a proporre politiche irresponsabili. E come insegna la storia democratica della Svizzera, che ha sempre funzionato senza questi strumenti, tutto ciò non è democrazia diretta, ma è la dittatura della maggioranza becera. La democrazia stessa come ci viene insegnato si basa sul dialogo e sulla conoscenza, in tal senso è il metodo democratico che attraverso il pluralismo delle idee consente di scegliere le proposte migliori. Nel processo della followership  il confronto delle idee è sostituito dalla capacità esclusiva di chi può persuadere ed influenzare.

Se nell’Atene di Pericle il potere politico era nelle mani del demos oggi è il nulla che ci governa, un nichilismo delle masse monitorato dagli algoritmi dei padroni di internet. Sono trascorsi secoli e secoli e l’essere umano anziché evolversi sta regredendo. Se Socrate, Platone, Aristotele dovessero vedere come impieghiamo le nostre energie mentali cosa direbbero? Cosa direbbe Dante Alighieri, cosa direbbe Leonardo Da Vinci?

Un documentario di Aleks Krotoski e prodotto dalla BBC fa il punto della situazione di internet dopo 20 anni. E’ interessante registrare l’opinione dell’inventore del world wide web, Tim Berners-Lee che nel 1980 quando era al CERN ha ideato il sistema per condividere i file. Secondo Tim, internet nata libera per avviare un processo di innovazione culturale, uno spazio creativo, ma potrebbe diventare un sistema di controllo globale poiché pochi soggetti si sono avvicinati al web per vendere, e  per controllare il “traffico” influenzando e condizionando gli utenti. L’ideatore dei social network, Steward Brand, esprime un’analoga riflessione e preoccupazione circa il rischio di controllo globale e l’enorme influenza di google, facebook, youtube, amazon nei confronti dei cittadini. I pionieri del web cercavano un’alternativa al sistema di potere offrendo maggiori libertà di opinione e di condivisione senza censura, ed essi crearono il web affinché i cittadini potessero avere libero accesso alla conoscenza, non per dare potere ai pochi o per fare soldi attraverso internet, o creare monopoli, oligopoli come hanno fatto Bill Gates e Mark Zuckerberg. I pionieri del web non sono elitari milionari che controllano la rete, mentre altri attraverso l’imposizione del copyright hanno creato imperi per cercare di controllare e influenzare gli utenti della rete. Le informazioni gestite dai giganti del web sono usate per logiche mercantili ed a volte sono usate anche per scopi politici a servizio dei Governi. Wikipedia nata per condividere e costruire la conoscenza dagli utenti stessi, contributi anonimi, in seguito ha assunto una conduzione gerarchizzata. Steward Brand nel 1985 creò The Well il primo social network, il primo forum ove ognuno poteva dire quello che voleva e nessuno giudicava gli altri, introdusse l’idea che tutto era concesso e da li nacque una sorta di costituzione radicale grazie a John Perry Barlow, ex autore del gruppo musicale Greatful Dead.

Internet rimane una grande opportunità per i cittadini, ma non c’è dubbio che sia un ambiente controllato e chi lo gestisce ha l’opportunità di sfruttare per il proprio torna conto le informazioni che i cittadini condividono.

Le preoccupazioni di Tim Berners-Lee, Steward Brand e John Perry Barlow, i pionieri di internet, sono ampiamente legittime dato che per manipolare gli ignari navigatori della rete è possibile comprare i “mi piace” su facebook ed i “followers” su twitter per millantare un gradimento inventato dal nulla[5], altre società assoldano prezzolati giovani gruppi di influencer travestiti da “fake” per manipolare le opinioni all’interno di forum e social network, con lo scopo di vendere merci ed orientare consensi politici.

Il sistema dei sistemi da pericoloso può diventare opportunità se la società da nichilista si trasforma in società degli esseri umani per gli esseri umani, e questo dipende unicamente dalla cultura degli individui che si uniscono in un progetto serio e concreto. E’ evidente che un individuo consapevole del sé non può essere condizionato, ma per “sconnettere” gli schiavi dal sistema è necessario mostrare un elemento di confronto. E’ necessario un progetto politico che conosca il funzionamento del nostro cervello e quanto sia predisposto a manipolazioni e/o liberazioni (auto coscienza del sé). Gli esperimenti come quello di Milgram misurano il potere dell’autorità, mentre i programmi scolastici governativi distruggono la creatività umana. Ci vorrebbe un coordinamento di gruppi organizzati e strutturati per aumentare la cultura di base della società al fine di liberarsi dalle dipendenze psicologiche indotte da “potere invisibile” (cit. Bobbio). La progettazione e realizzazione di comunità libere è necessaria per concretizzare un modello sostenibile che mostri l’opportunità di sviluppare la creatività degli individui, e svelare le credenze, i condizionamenti dei sistemi informatici, e mostrare il corretto uso degli strumenti stessi come internet. Si tratta di un’azione politica fondata sulla consapevolezza di condividere valori e metterli in pratica secondo il normale principio di integrità morale.


[1] Il secolo del se’: macchine della felicità, http://www.youtube.com/watch?v=N3vAHoJk8H8
[2] BENJAMIN R. BARBER, consumati, da cittadini a clienti, Einaudi, 2010, pag. 26
[3] ROBERT B. LAUGHLIN, Crimini della ragione, Bruno Mondatori, 2009
[4] estratto dal video condiviso in youtube: Foucault – Chomsky: PARTE I – Potere e Società Futura (ita)
http://www.youtube.com/watch?v=8dgtXCTmAoI
[5] Luca Salvioli, 16 maggio 2012, http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-05-16/ecco-come-comprare-50mila-161429.shtml?uuid=AbQ44RdF
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