La globalizzazione che avanza

L’élite porta avanti i suoi programmi globali con estrema efficacia e gli accordi commerciali TTIP (Transatlantic Trade Investment Partnership) e TPP (Trans Pacific Partnership) vanno avanti affinché le SpA rappresentate nel WTO possano giovare di accordi che sono l’espressione palese di un maggiore e migliore profitto attraverso la privatizzazione del mondo. L’Unione Europea dovrà solo ratificare accordi commerciali preparati dagli specialisti delle SpA. Oltre al TTIP le SpA propongono il TISA, un altro accordo commerciale globale che coinvolge altre aree geografiche.

I trattati si occupano di sicurezza degli alimenti, norme sulla tossicità, assicurazione sanitaria, prezzo dei medicinali, libertà della rete, protezione della privacy, energia, cultura, diritti d’autore, risorse naturali, formazione professionale, strutture pubbliche, immigrazione.

Nella sostanza si pensa di legittimare la creazione di aree a libero scambio che riguardano tutte le tematiche che influenzano la nostra vita. La volontà del WTO è quella di tutelare i diritti delle SpA e liberalizzare l’evidente sperpero di merci inutili; già oggi esistono aree libere commerciali, quella che si intende creare è la più grande al mondo mai proposta. La stessa UE è nata proprio per scambiarsi le merci, ed in tal caso il vantaggio sarebbe solo per le SpA americane che potrebbero distribuire le proprie merci nel mercato europeo con maggiore facilità. I danni economici sarebbero proprio per gli stati membri dell’UE che dovrebbero competere ancora di più con merci libere dai controlli. Se pensiamo all’agricoltura, anziché offrire garanzie ai nostri beni con determinati accordi metteremo a rischio la nostra sovranità alimentare.

Inoltre c’è il serio rischio che le SpA si sostituiscano ufficialmente alle pubbliche istituzioni dato che gli accordi – TTIP e TPP – dovrebbero introdurre un potere di denuncia a loro nome contro un paese firmatario la cui politica avrebbe un effetto restrittivo sulla loro vitalità commerciale. Nella sostanza un regime ove le aziende potrebbero opporsi alle politiche sanitarie, di protezione dell’ambiente e di regolamentazione della finanza reclamando danni e interessi davanti a tribunali extragiudiziari.

L’aspetto grottesco è che questi accordi si stanno chiudendo durante la fine di un’epoca ove il capitalismo ha dimostrato a tutto il mondo una capacità distruttiva per la sua intrinseca irrazionalità: economia del debito, deregolamentazione, neoliberismo, crescita del PIL e petrolio. Anziché realizzare una società dell’abbondanza fondata sull’equilibrio degli ecosistemi attraverso sistemi economici auto sufficienti (misura e gestione dei flussi energetici), l’élite persegue sulla strada sbagliata secondo una religione – la crescita infinita – che sta fallendo sotto gli occhi di tutti.

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Lo stalking delle SpA

L’aggressività delle SpA contro cittadini disinformati e per nulla preparati è uno dei fenomeni che possiamo misurare quotidianamente: telefonate che partono dai call center, agenti commerciali che bussano alle nostre porte, insomma un vero stalking delle SpA contro i cittadini. Spesso ti trovi il volto di ragazzi e ragazze sfruttati ad hoc che ripetono a memoria, come i pappagalli, la canzoncina che le SpA hanno loro inoculato. In un paese dove la maggioranza dei cittadini non comprende cosa legge, dove ci sono circa 20 milioni di pensionati e dove il 96% non è in grado di capire come si legge una bolletta energetica, possiamo intuire quale appetito ci sia dietro lo stalking delle SpA.

E’ altrettanto noto che negli ultimi decenni i Governi hanno eseguito l’agenda delle SpA, provvedendo a smantellare le certezze di uno Stato sociale e liberale, e consegnare i servizi locali all’avidità degli azionisti pronti a sfruttare le tecnologie informatiche per rubare a norma di legge. Insomma i Governi anziché promuovere l’interesse pubblico con una politica economica ed energetica nazionale hanno provveduto, tramite la truffa denominata privatizzazione, a regalare i servizi essenziali alle lobby che scrivono l’agenda politica dei partiti tradizionali.

Come uscirne? Se dovessimo attendere dei cambiamenti dalla classe dirigente saremo degli illusi. Esistono diverse forme di auto governo che consentono di sfruttare le tecnologie odierne, sono un investimento per tendere all’auto sufficienza. Le conoscenze di oggi consentono di misurare le risorse rinnovabili del territorio e fare una stima di costi/benefici, maggiore è il numero dei partecipanti e minore è il rischio del capitale investimento, per questa ragione l’ambito ideale è quello di quartiere poiché si raggiungono costi, per nucleo familiare molto bassi. E’ ovvio che tutto dipende da una stima che bisogna effettuare sugli edifici, ma un ragionamento empirico e spannometrico si può fare: è banale ricordare che ristrutturare il proprio vecchio edificio conviene poiché è un investimento sul proprio immobile, e farlo per eliminare anche la dipendenza energetica è senza dubbio conveniente.

E’ noto che gli interventi sull’uso razionale dell’energia si autofinanziano. Cosa significa? I fondi necessari per ristrutturare e recuperare un edificio sono ricavati dagli sprechi energetici e dagli incentivi. Sommando i soldi degli incentivi per le fonti alternative con gli sprechi delle bollette energetiche è possibile rivalutare il proprio patrimonio edilizio.

Un Governo consapevole, normale, dovrebbe decidere di alzare le detrazioni fiscali e portarle al 100%. In questo modo: incentivi, detrazioni e progettualità consentiranno di risanare gli edifici esistenti a costo zero per lo Stato. Questa strategia produrrà nuova occupazione socialmente utile. Il Governo dovrebbe inserire nella detrazione anche il miglioramento sismico e quindi i cittadini potranno alzare il livello di sicurezza.

Distribuire le conoscenze di questo obiettivo sul territorio, in ambito di quartiere, è la migliore politica pubblica che si possa fare poiché risolve numerosi problemi legati all’ambiente e quindi migliora la qualità della vita.

I cittadini dovrebbero sapere che possono dire addio al costo delle bollette energetiche e quindi le SpA che fanno stalking, proponendo tariffe “vantaggiose” sui consumi energetici, nella realtà vendono un servizio obsoleto, inutile e dannoso, nella sostanza possono chiudere. Persino l’ultima direttiva europea (2012/27/UE) parla di un piano di decrescita energetica che intende ridurre la dipendenza dagli idrocarburi per aumentare l’impiego delle fonti alternative. «L’efficienza energetica costituisce un valido strumento per affrontare tali sfide. Essa migliora la sicurezza di approvvigionamento dell’Unione, riducendo il consumo di energia primaria e diminuendo le importazioni di energia».

Nell’Italia centro-meridionale ed insulare l’obiettivo è facilmente raggiungibile poiché l’orografia del territorio, le fonti geotermiche e la buona esposizione alla radiazione solare consente di progettare un mix tecnologico efficace e distribuito, affinché le città possano ridurre significativamente la dipendenza dagli idrocarburi. Prima di tutto, in diverse aree il micro clima consente di eliminare gli impianti di riscaldamento grazie ad una ristrutturazione che coinvolga l’involucro e gli infissi, e successivamente quel poco di calore che serve per l’acqua calda sanitaria che si richiede può esser prodotto con le pompe di calore reversibili che soddisfano anche la domanda di energia per gestire il raffrescamento estivo. Anche il gas per la cucina può essere sostituito dalle piastre a induzione elettrica, e la domanda di questa energia può essere prodotta da un mix tecnologico: solare fotovoltaico, micro eolico, e pico idraulico.

Una volta cancellati gli sprechi coibentando l’edificio si può dimostrare l’efficacia di queste proposte tecnologiche che trova impiego nei quartieri e nelle città grazie alla costruzione di una rete, smart-grid, che consente di sfruttare le difficoltà degli ambienti urbani e rispondere alla reale domanda di energia. Ad esempio è noto che non esiste abbastanza superficie per gli impianti fotovoltaici per ogni singola utenza, ma il vento e la geotermia, e la superficie di tutte le coperture possono soddisfare la reale domanda di energia richiesta in un particolare momento della giornata.

I cittadini sono liberi di costituire cooperative ad hoc per realizzare l’eco-efficienza e la sufficienza energetica. Viste le tecnologie odierne oggi non serve a  nulla cambiare gestore, ma potremmo auto produrre quello di cui abbiamo bisogno migliorando significativamente il comfort del proprio alloggio, edificio e soprattutto cancellando i costi, gli sprechi che sono il frutto di case progettate male e di tecnologie obsolete.

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Educazione civica, 22 dicembre 2010
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Energia dispersa, 15 luglio 2010
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Privatizzazione dell’acqua

Cosa dicono diritto e Costituzione:

“In relazione alla loro funzione pubblica, i beni demaniali sono sottoposti ad un particolare regime giuridico, che li pone fuori commercio, essi sono inalienabili e imprescrittibili: non se ne può acquistare la proprietà a nessun titolo, nemmeno per usucapione. I beni demaniali sono infruttiferi: non procurano entrate, se non occasionalmente, quando siano dati per concessione.

Il demanio necessario include quei beni che essendo idonei a soddisfare un interesse di cui è esclusiva titolarità la collettività nazionale, non possono appartenere ad altri che allo Stato e di conseguenza sono sempre demaniali”

I beni che fanno parte del demanio pubblico [c.c. 822, 825], sono inalienabili e non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi [c.c. 1145], se non nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi che li riguardano [c.n. 30, 700] (1). Ed ancora prima sulla sollecitazione di Cinzia nell’evidenziare i riferimenti anche normativi ricordo che:

Cost. art. 2: “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”

L’acqua non può essere privatizzata ma i Governi in maniera palesemente truffaldina privatizzano la gestione dei servizi idrici dando la possibilità a soggetti privati di lucrare con le SpA, inventate e nominate da Sindaci, consorzi pubblici e Presidenti. Tutto questo processo avviene da diversi anni in maniera assolutamente non meritocratica in evidente contraddizione degli interessi pubblici. Non c’è alcuna ragione valida sul fatto che gli Enti pubblici non possano gestire i beni demaniali, lo hanno sempre fatto prima delle riforme degli anni ’90.

Dunque, da dove viene l’idea malsana di regalare ai privati la gestione dei servizi pubblici?

Il controllo delle grandi aziende sull’acqua di Vandana Shiva. La Banca Mondiale non si è limitata a svolgere un ruolo di primo piano nella creazione di una condizione della scarsità  d’acqua e inquinamento: ora quella scarsità la sta trasformando un’opportunità commerciale per imprese. Inizia così un articolo tratto da Le guerre dell’acqua, Feltrinelli 2003 pp. 95-110

Monia Benini ci ricorda chi siano gli esecutori materiali italiani di questa immorale usurpazione: “Luglio 2006: Linda Lanzillotta,  Ministro per gli Affari Regionali del Governo Prodi (allora quota Margherita, oggi PD) presenta il Disegno di Legge n° 772 per il riordino dei servizi pubblici locali. L’atto, collegato alla Finanziaria 2007, è cofirmato da Pier Luigi Bersani (oggi Segretario nazionale del PD), di concerto con i ministri: Giuliano Amato (PD); Antonio Di Pietro (IdV); Emma Bonino (Radicali)”.

Ed oggi Berlusconi prosegue la strada spianata dalla “sinistra”. Ricordiamoci che tutti questi signori hanno approvato anche il Trattato di Lisbona, cioè una Costituzione europea che contraddice i più elementari principi democratici sulla separazione dei poteri, quel trattato si poggia essenzialmente sul concetto di libero mercato che prevarica anche i diritti fondamentali dell’uomo e legalizza l’usurpazione della sovranità monetaria fondamentale per il controllo dei popoli.

L’idea di globalizzazione, mondializzazione e quindi privatizzazione della natura viene dalle menti malate dei banchieri coloro che corrompono da sempre i rappresentanti eletti dal popolo e che usano le tecnologie migliori per manipolare la percezione dell’opinione pubblica attraverso le loro SpA del settore della comunicazione, della guerra, delle case farmaceutiche etc.

Negli anni ’90 c’è stata la riforma della pubblica amministrazione: è stato introdotto l’uso del diritto privato in ambito pubblico, l’elezione diretta dei Sindaci ed il potere di creare SpA ad acta per gestire i beni demaniali. Già in quegli anni il dibattito politico sottolineava i rischi enormi dovuti dalla perdita di realizzare gli interessi pubblici a vantaggio di quelli privati, cioè delle SpA tramite questo sistema palesemente non meritocratico. Purtroppo la Corte Costituzionale non si è espressa a favore dei diritti e degli interessi pubblici palesemente violati da queste norme pensate da banchieri stranieri ed introdotte lentamente, nel frattempo le televisioni hanno anestetizzato la capacità critica collettiva e l’opinione pubblica con gli intrattenimenti televisivi e la cancellazione dell’educazione civica dalle scuole.

Intanto nel 2010 entra in vigore il Trattato di Lisbona e la maggioranza degli italiani non so neanche cosa sia.

Carlo Vulpio: Figuriamoci cosa accadrebbe, è l’interrogativo che sorge spontaneo e sul quale tutti dovremmo riflettere, se in qualche piega dell’ordinamento, magari in maniera surrettizia, si nascondesse la previsione di poter irrogare una qualche forma di “pena di morte”, o peggio, di poter esercitare impunemente – in quanto protetti da un articolo di legge, un comma, un inciso, un allegato, un protocollo – il “diritto” di sopprimere la vita altrui, insomma cosa accadrebbe se fosse una norma a prevedere la “licenza di uccidere”.

Le norme antidemocratiche si fermano in maniera civile e democratica.

In un Paese realmente democratico, dotato di strumenti efficaci di democrazia diretta non sarebbe potuta accadere un’usurpazione di questo tipo, poiché il popolo sovrano avrebbe avuto il potere di revisionare le eventuali leggi antidemocratiche.

Class action e decrescita

bioeconomiaLa filosofia politica della decrescita poggia le sue basi sul concetto di bioeconomia, cioè una maniera di intendere l’economia che conosce le leggi della natura e precisamente anche dei danni ambientali recati dai processi industriali che producono le merci. Oggi sappiamo che non avviene così. Invece la progettazione industriale che segue regole di ecodesign previene l’immissione di sostanze tossiche nell’ambiente. E’ sufficiente imitare la natura (ciclo chiusi “a cerchio”) che non produce rifiuti invece, i processi industriali lineari che producono spesso scarti e scorie nocive possono indurre anche l’insorgenza di neoplasie, e quindi danni biologici quantificabili. Il concetto di bioeconomia tiene conto di tutti questi danni ed indica una strada alternativa, cambiare i processi industriali dalla progettazione applicando un uso razionale delle risorse, non più mosso dalla massimizzazione dei profitti considerando gli errori progettuali per far diminuire i ricavi.

decrescita-ass-mente-in-paceNel frattempo la logica eversiva ed  irrazionale della massimizzazione dei profitti uccide esseri umani e biosfera. La class action all’americana è lo strumento giuridico più ecologista che si possa pensare di avere perché in un sistema economico degenerato regolato, principalmente, sulla massimizzazione dei profitti previene la ricchezza monetaria prodotta illecitamente dalle SpA ed è l’arma più efficace che i cittadini e la natura stessa potrebbe avere. Non è un caso che nell’Unione Europea ed in Asia non esista, le SpA sarebbero costrette ad emigrare o modificare il modo di produrre merci.

Da diverso tempo liberi cittadini si preoccupano di diffondere consapevolezza ed informare tutti circa le regole immorali del sistema socio-politico. Senza la conoscenza e la corretta informazione non sarebbe possibile progettare una società migliore di questa ma, soprattutto diversa e basata sull’etica fatta per gli esseri umani e non per le SpA.

I cittadini devono esser consapevoli sul fatto che essi detengono il potere supremo e possono cambiare le regole del gioco (Costituzione e Statuti degli Enti Territoriali) attraverso un approccio olistico e pragmatico circa le vicende che ci preoccupano. Tutti sanno che i partiti sono degenerati in comitati di affari ma pochi propongono un cambiamento. Con un risveglio collettivo delle coscienze, con la corretta educazione civica ed informazione libera possiamo coordinarci ed introdurre cambiamenti necessari.classaction La VERA class action mira a quantificare i danni ambientali e biologici per dare un minimo dignità ai cittadini. Le SpA coinvolte cambieranno atteggiamento per non perdere i propri profitti. La VERA class action è gratis perché gli avvocati diventano imprenditori di se stessi pronti ad ingaggiare i migliori specialisti per far quantificare i danni e saranno premiati solo in base al loro operato. La VERA class action aiuta a ridurre i carichi di lavoro per i Tribunali già intasati da cause civili che durano i media dieci anni. Infatti nell’84% dei casi, le cause collettive si avviano e si risolvono in accordi stragiudiziari perché le stesse SpA, che sanno di essere colpevoli, non vogliono rischiare di pagare più del doppio con l’accertamento del danno punitivo conducendo la classe di cittadini in Tribunale con l’evidente rischio di vedersi ridurre anche il valore economico dei titoli azionari quotati in Borsa, sensibili all’immagine della società coinvolta in scandali.

Questo tipo di legge poteva esser costruita ed approvata più efficacemente se in Italia ci fosse stata un procedura di iniziativa popolare (democrazia diretta) altrettanto efficace come quella che c’è in Svizzera o come è stata proposta nella Provincia di Bolzano. Non attendiamoci che TUTTI gli attuali partiti seduti in Parlamento prendano in seria considerazione la VERA class action poiché l’hanno già ignorata ed osteggiata in passato con l’approvazione della FINTA class inserita nella finanziaria 2008.

Quindi la VERA class action è una concreta applicazione del concetto di bioeconomia perché quantifica i danni ambientali e biologici provocati dai processi industriali, toglie gli illeciti profitti per darli alla classe di cittadini.

CAMPAGNA NAZIONALE “SALVA L’ACQUA” – IL GOVERNO PRIVATIZZA L’ ACQUA !