La globalizzazione che avanza

L’élite porta avanti i suoi programmi globali con estrema efficacia e gli accordi commerciali TTIP (Transatlantic Trade Investment Partnership) e TPP (Trans Pacific Partnership) vanno avanti affinché le SpA rappresentate nel WTO possano giovare di accordi che sono l’espressione palese di un maggiore e migliore profitto attraverso la privatizzazione del mondo. L’Unione Europea dovrà solo ratificare accordi commerciali preparati dagli specialisti delle SpA. Oltre al TTIP le SpA propongono il TISA, un altro accordo commerciale globale che coinvolge altre aree geografiche.

I trattati si occupano di sicurezza degli alimenti, norme sulla tossicità, assicurazione sanitaria, prezzo dei medicinali, libertà della rete, protezione della privacy, energia, cultura, diritti d’autore, risorse naturali, formazione professionale, strutture pubbliche, immigrazione.

Nella sostanza si pensa di legittimare la creazione di aree a libero scambio che riguardano tutte le tematiche che influenzano la nostra vita. La volontà del WTO è quella di tutelare i diritti delle SpA e liberalizzare l’evidente sperpero di merci inutili; già oggi esistono aree libere commerciali, quella che si intende creare è la più grande al mondo mai proposta. La stessa UE è nata proprio per scambiarsi le merci, ed in tal caso il vantaggio sarebbe solo per le SpA americane che potrebbero distribuire le proprie merci nel mercato europeo con maggiore facilità. I danni economici sarebbero proprio per gli stati membri dell’UE che dovrebbero competere ancora di più con merci libere dai controlli. Se pensiamo all’agricoltura, anziché offrire garanzie ai nostri beni con determinati accordi metteremo a rischio la nostra sovranità alimentare.

Inoltre c’è il serio rischio che le SpA si sostituiscano ufficialmente alle pubbliche istituzioni dato che gli accordi – TTIP e TPP – dovrebbero introdurre un potere di denuncia a loro nome contro un paese firmatario la cui politica avrebbe un effetto restrittivo sulla loro vitalità commerciale. Nella sostanza un regime ove le aziende potrebbero opporsi alle politiche sanitarie, di protezione dell’ambiente e di regolamentazione della finanza reclamando danni e interessi davanti a tribunali extragiudiziari.

L’aspetto grottesco è che questi accordi si stanno chiudendo durante la fine di un’epoca ove il capitalismo ha dimostrato a tutto il mondo una capacità distruttiva per la sua intrinseca irrazionalità: economia del debito, deregolamentazione, neoliberismo, crescita del PIL e petrolio. Anziché realizzare una società dell’abbondanza fondata sull’equilibrio degli ecosistemi attraverso sistemi economici auto sufficienti (misura e gestione dei flussi energetici), l’élite persegue sulla strada sbagliata secondo una religione – la crescita infinita – che sta fallendo sotto gli occhi di tutti.

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L’incantesimo svelato/2

Nella scena teatrale della democrazia rappresentativa i candidati si mostrano interessati e discutono a volte dei problemi dei popoli, ma nessun media nazionale italiano ha mai approfondito l’influenza delle società segrete e dei gruppi internazionali che ricattano i Governi. Mai nessun programma televisivo, in prima serata, e per lunghi periodi ha investigato sul ruolo e sulla funzione di persone non elette dai popoli, ma che determinano la vita dei cittadini.

La privatizzazione del mondo è stata decisa da queste persone ed indicata ai Governi col fine di usurpare i beni demaniali dei popoli, ed ancora, le guerre per gli idrocarburi, i diritti di copyright ed i brevetti sulla ricerca scientifica. La privatizzazione della salute e la privatizzazione delle guerre sono tutte linee politiche non ideate dai Parlamenti, ma avviate da gruppi sovranazionali come il Bilderberg, la Trilaterale ed il CFR dove alcuni banchieri ed imprenditori si dividono le risorse del pianeta. Dove nacquero queste idee? Nei think tank [1], serbatoi di pensiero, che hanno influenzato e formato generazioni di economisti, giuristi, politici e giornalisti adepti alla religione neo-liberista. Ovviamente non tutti i think tank propongono soluzioni ispirate dal pensiero liberista di Friedrich Von Hayek e Ludwig von Mises. Ogni anno, sin dal 1971, l’ideologia capitalista trova lo sviluppo dei suoi interessi elitari nel World Economic Forum (WEF) e discutono sulla gestione delle risorse secondo i desideri del World Trade Organization (WTO). Ogni anno, dal 2001, nello stesso periodo si promuove il World Social Forum (WSF) in antitesi all’ideologia materialista del capitalismo contemporaneo: il liberismo. Il WSF promuove modelli economici alternativi al pensiero dominate (liberismo) col fine di gestire le risorse in maniera razionale secondo i diritti umani.

Uno studio dello Swiss Federal Institute of Technology di Zurigo ha analizzato le relazioni tra 43 mila aziende e ha identificato un gruppo relativamente piccolo di 147 compagnie, in prevalenza banche, che formano una sorta di super-entità in grado di controllare il 40 per cento della ricchezza globale.[2]

Le organizzazioni sovranazionali hanno un’evidente influenza psicologica sugli stili di vita di tutti i cittadini eppure non rispondono di fronte alle legge circa le loro scelte, poiché i media più influenti hanno costruito una maschera nel corso degli anni, ed i Parlamenti hanno introdotto leggi che tutelano gli affari, e non l’ambiente, non la salute e la vita degli esseri umani. La ripetizione dell’esperimento Milgram insieme ai dati relativi alla cultura degli italiani ci informano quanto sia facile per l’élite controllare, orientare e comandare le masse sia perché preferiscono obbedire alle istituzioni anche quando producono decisioni immorali, e sia perché le masse non sono dotate di strumenti adeguati a comprendere la cognizione del sé. Pertanto il potere attuale poggia la sua forza e la sua efficace sugli aspetti psicologici e culturali dei popoli.

Per quanto riguarda l’Europa possiamo constatare la differenza che c’è fra il continente studiato in geografia, e l’organizzazione politica chiamata Unione Europa (UE) con l’euro zona. Il piano politico ha radici culturali lontane, ambizioni, desideri e interessi contrastanti. I sogni di uguaglianza, pace e libertà rimangono molto lontani rispetto all’evidente influenza dell’avidità di lobbies che determinano le direttive politiche nell’UE attraverso le istituzioni non elettive facilmente manovrabili, controllabili e influenzabili dall’élite. Teniamo presente che l’UE non è un organizzazione democratica rappresentativa poiché il Parlamento europeo, unico organo elettivo, non ha il potere esclusivo di promulgare le direttive (leggi) che condivide con l’altra Camera, Consiglio d’Europa (bicameralismo imperfetto). L’UE promulga le direttive attraverso il principio di co-decisione fra Commissione, Parlamento e Consiglio. Facendo un confronto con l’Italia, basti ricordare che solo il Parlamento italiano promulga le leggi. Anche se, negli ultimi anni il vizietto costante di porre la fiducia[3] sulle proposte del Governo ha raggiunto livelli incostituzionali. Secondo un’analisi di Openpolis emerge «la riduzione dell’incidenza dei lavori del Parlamento e, sostanzialmente, la mortificazione dell’azione legislativa delle Camere», praticamente un Parlamento senza poteri e solo il 9% degli emendamenti sono accolti.[4] E da quando l’Italia ha aderito all’UE il Parlamento si limita a ratificare le direttive europee abdicando il potere legislativo a favore di organi non eletti dai popoli (Commissione e Consiglio) e condizionati dai mercati finanziari. In questo contesto parlamentari, Governi e partiti non esercitano più una politica monetaria e industriale nell’interesse dei cittadini elettori, ma si limitano a ratificare le indicazioni della Commissione, della BCE e del nuovo organo chiamato MES; indicazioni nate nei think tank e nei gruppi sovranazionali.

Ma in generale vi è un aspetto politico che non viene mai dibattuto pubblicamente ed apertamente poiché considerato dall’élite “non importante” per l’opinione pubblica, e cioè la pretesa di voler governare milioni e milioni di persone con un unico strumento: l’Unione Europea, privandole della libertà di iniziativa e di agire in maniera autonoma. I paesi membri sono 28 con una popolazione di circa 500 milioni di abitanti. Negli USA la popolazione arriva a 314 milioni di abitanti. Le regole economiche: patto di stabilità, fiscal compact, MES e la BCE sono il centro di potere poiché condizionano i diritti dei popoli aderenti ai Trattati. All’interno dell’UE esiste l’euro zona, che raggruppa 17 Stati rispetto ai 28 membri dell’UE, e racchiude 329 milioni di cittadini. Il sogno di poter controllare milioni e milioni di persone è sempre stato l’immaginario di dittatori, delle monarchie e dell’élite. Perché si tratta di regime autoritario? Poiché l’UE non è un’organizzazione democratica rappresentativa per violazione del principio di separazione dei poteri (esecutivo e legislativo), e poiché le regole fiscali sono vincolanti nonostante le economie delle Nazioni presenti nell’UE siano diverse fra loro. Il progetto politico dell’euro zona è un sistema monetario a cambio fisso, un mercato unico basato sulla crescita e la stabilità dei prezzi attraverso l’obbligo del pareggio di bilancio e la progressiva diminuzione del debito. Si tratta di criteri contabili che ignorano le singole realtà industriali, che ignorano le diversità e le caratteristiche dei Paesi aderenti al sistema euro. Criteri contabili che ignorano la bioeconomia. L’aspetto burocratico e contabile più stupido dei trattati europei e delle inadeguate istituzioni europee è che non sono previsti periodi di stagflazione, deflazione e recessione. Come in una religione si crede esista solo la crescita illimitata.

Sotto l’aspetto delle finte democrazie rappresentative possiamo constatare il funzionamento dell’azione politica élitaria commerciale. Le multinazionali SpA hanno già predisposto una serie di trattati commerciali preparati dai loro esperti al fine di presentare questi documenti blindati, e il ruolo delle istituzioni politiche, Unione Europea, è banalmente la ratifica di questi atti preconfezionati. Si chiamano trattati transatlantici che influenzeranno diversi aspetti dalla nostra vita: sicurezza degli alimenti, norme sulla tossicità, assicurazione sanitaria, prezzo dei medicinali, libertà della rete, protezione della privacy, energia, cultura, diritti d’autore, risorse naturali, formazione professionale, strutture pubbliche, immigrazione.

Dunque se il potere è un’idea che ha sedotto le maggioranze tramite il nichilismo, oggi bisogna svegliare le coscienze addormentate cambiando paradigma culturale e mostrando la reale natura umana fatta di cooperazione, relazione, creatività, reciprocità, passioni, amore e saper fare. Stiamo vivendo la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova. E’ finita la rivoluzione industriale figlia della termodinamica mentre la finanza ha accelerato il processo di distruzione degli ecosistemi a danno dell’umanità intera. La bioeconomia e le nuove tecnologie legate a trasformazioni energetiche non inquinanti rendono le comunità autonome. La riscoperta della democrazia diretta aiuta i popoli a prendere decisioni migliori delle finte democrazie rappresentative.  Attraverso la costruzione di organizzazioni cooperative i cittadini possono scegliere di rigenerare il proprio edificio, il proprio quartiere e la propria città sfruttando il mix tecnologico basate sulle fonti energetiche alternative. «Oggi, abbiamo gli strumenti per riconoscere questi errori e per progredire verso una reale crescita passando per una fase storica chiamata “decrescita felice”, sviluppando la resilienza necessaria e approdare ad una società della “prosperanza”».[5]


[1] Nel mondo sono 6.305 i think tank. Ben 428 operano in Cina, secondo paese sul pianeta per numero di istituzioni. Un think tank su tre ha sede nel Nord America (con 1.815 enti negli Usa), il 28% in Europa, il 19% in Asia, il 10% in Sud America. In vetta alla classifica mondiale la Brookings Institution di Washington. Di ispirazione liberal, concentra l’attività su welfare, sanità, sviluppo della democrazia. Delle 88 istituzioni che lavorano in Italia (il nostro paese è all’undicesimo posto per numero di fondazioni) ben quattro sono menzionate dalla classifica che nasce dal giudizio di tutti i presidenti degli enti considerati: al 36° posto in Europa si trova l’Istituto Bruno Leoni di Torino, al 33° della graduatoria dei centri non americani l’Istituto affari internazionali di Roma (Iai). Gli altri due think tank italiani considerati sono l’Aspen Institute e il Centre for Economic and International Studies (Ceis). Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/27-gennaio-2010/cina-think-tank.shtml?uuid=3eb24252-0b11-11df-8e59-6b66dae07f89&DocRulesView=Libero

[2] Emanuela Di Pasqua, in Corriere della Sera on-line, 22 ottobre 2011, Individuato il network capitalista che fa «funzionare» il mondohttp://www.corriere.it/economia/11_ottobre_22/network-capitalista-banche-di-pasqua_59331d88-fca3-11e0-92e3-d0ce15270601.shtml
[3] Quando il Governo chiede al Parlamento di votare a fiducia i propri provvedimenti, lo fa per togliere il potere ai parlamentari di porre emendamenti, modifiche, sui testi proposti dal potere esecutivo contraddicendo il principio democratico circa la separazione dei poteri.
[4] http://www.fanpage.it/parlamento-senza-poteri-solo-il-9-degli-emendamenti-accolti/

[5] https://peppecarpentieri.wordpress.com/2011/10/19/decrescita-e-architettura/

Uscire dall’economia del debito

Pagare i fornitori che hanno lavorato per la Pubblica Amministrazione, dove trovare i fondi? Gli attori politici indottrinati dall’economia del debito non potevano dare risposte più banali e scontate: mediante l’emissione di Titoli di Stato.

Si cerca di mostrare all’opinione pubblica, da alcuni anni, che tale sistema non è più sostenibile, esso è soprattutto immorale, iniquo e sta producendo danni ai paesi “occidentali”. E’ noto che negli USA e nel Giappone il debito pubblico sia solo un problema relativo poiché nessuno intende ripagarlo, ma viene usato come un’asticella da alzare e controllare, atta a contenere la tassa occulta chiamata inflazione, tutto qua. Gli Stati sovrani sono consapevoli che la convezione adottata non sia affatto perfetta, anzi, e per evitare di produrre danni maggiori di quanto vengano prodotti nell’euro zona, puntualmente usano la scelta politica di alzare l’asticella del limite prefissato, e distribuire risorse monetarie ove preferiscono, in gergo si chiamano politiche espansive. L’UE funziona per un mercato liberista, non è contemplato l’intervento dello Stato per aggiustare l’economia. In questo contesto competitivo si avvantaggiano i Paesi centrali a danno di quelli “periferici” (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna), che col trascorrere del tempo diventano simili alle economie in via di sviluppo, tanto per usare un linguaggio noto alla Banca Mondiale ed al Fondo Monetario Internazionale.

Dov’è il problema? Il capitalismo è il problema, perché funziona su credenze e convenzioni che non considerano né le leggi della natura e né i diritti dell’uomo. L’avrò raccontato tante volte: la moneta è creata dal nulla, mentre le maggioranze politiche degli Stati europei che hanno scelte di creare un’are economica liberista, chiamata euro zona, rinunciando al controllo delle politiche monetarie affidate dalla BCE. In quest’area liberista sono aumentate le disuguaglianze e il divario fra Paesi “centrali” e quelli definiti “periferici”. L’euro è una moneta debito condizionata dal mercato, che ricatta gli organi politici democraticamente eletti, gli unici che dovrebbero decidere del proprio destino. All’interno dell’euro zona è il mercato che determina il destino dei popoli. Le regole contabili e la continua crescita secondo la religione capitalista liberista hanno trasferito potere politico dalle istituzioni al mercato orientato e condizionato dalle multinazionali, e dal sistema bancario privato. A partire dalla deregolamentazione della finanza e dei mercati, chiunque entri nell’euro zona partecipa a un nuovo ordine mondiale, partecipa a un unica grande zona commerciale liberista, non democratica, ma feudale controllata dalle lobbies che influenzano il processo politico dell’Unione europea. E’ altrettanto facile accorgersi che di fatto le organizzazioni come WTO, Banca Mondiale, FMI stanno distruggendo il pianeta secondo i principi dell’avidità, ed i gruppi sovranazionali (Bilderberg, CFR, Trilaterale) si contendono questa disputa.

La notizia positiva rispetto a questo scenario orwelliano è rappresentata da un’alternativa politica, finora minoritaria, ma comunque importante e forte che si contrappone alla globalizzazione autoritaria e violenta delle SpA vicine a certe organizzazione “segrete”, che si servono anche delle finte rivoluzioni colorate. Questa alternativa politica ha priorità che parlano di evoluzione, parla di cambio di paradigma culturale, parla di tutela dei beni comuni, parla di gestire le risorse in maniera sostenibile, parla di cooperazione e di reciprocità, parla di partecipazione politica diretta. Noi cittadini dobbiamo scegliere fra dittatura o democrazia.

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Paesi “emergenti” e ipercapitalismo.

Pensiamoci un attimo, sul fatto che noi europei siamo disinformati ed egoisti, per non pensare di essere anche un po’ sciocchi. Tutti i giorni, i media dedicano tempo a comunicare circa l’economia e la crescita di Cina ed India, questo accade tutti i giorni spesso con l’uso di termini tecnici finanziari a noi incomprensibili. Infatti l’obiettivo del potere è programmarci senza far capire cosa accade. Nonostante ciò, credo ed auspico che tutti abbiamo compreso una cosa: Cina, India ed est europeo, in piccola parte, producono merci per tutto il mondo, infatti, ormai potremmo azzardare che 9 imprese su 10, europee ed americane, abbiano trasferito la produzione in quei Paesi privi di diritti umani per i lavoratori nelle catene di produzione. In Cina, nella regione del Wandong si concentrano le multinazionali dello sfruttamento. Secondo Amnesty International esiste una migrazione di massa per cercare lavoro, questa manodopera viene chiamata “sottoclasse urbana”[1]. Ad esempio un bambino di 14 anni guadagna 45 centesimi per un paio di Timerland vendute in Europa a circa €150. Anche la Apple che produce il popolare IPad è stata denunciata di violazione dei diritti umani, nella fabbrica di Zhengzhou[2]. Rubare agli altri è la maniera capitalista per diventare ricchi, così le SpA e l’élite rappresentate dal WTO creano disuguaglianze violando i diritti umani ed anche l’UE partecipa a questa violenza senza mettere dazi a chi produce merci in maniera immorale[3].

Quanti sanno che un Paese come la Cina adotta due sistemi economici allo stesso momento? L’ipercapitalismo e la sovranità monetaria. Tutti hanno compreso che la Cina sia un paese capitalista, ma quanti sanno che, contemporaneamente all’uso di una borsa telematica (scambi finanziari nel mondo), le più grandi infrastrutture energetiche vengono finanziate da fondi sovrani? Cosa significa? I cinesi non dipendono unicamente dal sistema schiavista della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale perché consapevoli dello stupido sistema basato sull’invenzione del costo di produzione hanno ben pensato di continuare ad usare “moneta locale” libera dal debito per costruire le infrastrutture necessarie alla vita del proprio popolo senza chiedere alcun prestito al sistema finanziario mondiale, ma per l’appunto applicando il principio di autoderminazione. I cinesi usano sia il sistema di scommesse (borse telematiche) per sostenere le SpA, (asiatiche, europee, americane) e sia moneta sovrana per sostenere la reale crescita del paese in investimenti più seri e concreti come la cultura (programma di alfabetizzazione del popolo), la sanità e l’energia.

Ricordate, Tremonti disse a Bersani: «ma che fai stampi moneta, fai debito […] dove trovi i soldi?». Sull’elementare principio giuridico figlio della sovranità popolare i cinesi, essendo culturalmente indipendenti, liberi da tutti e soprattutto consapevoli, usano una moneta di proprietà cinese e si autofinanziano tutto quello che credono sia utile alla comunità.

Oggi il sistema economico mondiale è fallito ed infatti banchieri e governi stanno pensando ad una nuova Bretton Woods (1944) o un nuovo ordine economico mondiale. Terminata la guerra gli USA fecero prevalere i loro interessi creando dal nulla la ricchezza. Il dollaro fu la moneta di riferimento per scambi internazionali, ricordate? Il petrol-dollaro! Unirono una fonte energetica con un pezzo di carta poi sganciato dall’oro (1971). Adesso questo potere è in discussione, e si dibatte di introdurre una nuova moneta di riferimento che potrebbe essere lo Yuan cinese, ¥. Nel frattempo gli USA hanno già pianificato un piano di riserva sostituendo il dollaro con l’AMERO (unione monetaria fra Canada, USA e Messico). La contrapposizione sul tema è forte poiché da un lato, molti sanno che gli indicatori (PIL) ed i riferimenti concettuali dell’attuale sistema sono immorali poiché fondati sull’inganno e sulla menzogna a scapito dei popoli che pagano le tasse. Altri si rendono conto che: se il petrolio, uno dei “metri di riferimento”, venisse sostituito dalle energie rinnovabili non sarà più possibile misurare o riusare la menzogna del costo di produzione. Mentre oggi la maggioranza degli addetti ai lavori ripete in maniera ossessiva le parole: crescita, produzione, PIL, costo ed in tanti credono ancora a questa religione, come faranno a far pagare un costo ai sudditi (cittadini disinformati) tramite l’uso del sole, del vento? Ricordiamoci che i concetti immorali: produzione, PIL, costo sono vincolati ai limiti fisici della terra, alle risorse naturali in esaurimento mentre il sole non è in esaurimento, meglio ancora, l’energia non è in esaurimento ma grazie alla conoscenza, alla cultura essa è ampiamente disponibile senza che qualche dittatore venga a raccontarci la sciocchezza del costo di produzione.

Per intenderci ancora meglio, semplifichiamo e schematizziamo l’attuale sistema produzione lineare: 1. estrazione delle risorse – materia prima – 2. trasformazione e 3. vendita. Questo sistema è imposto anche con l’uso della forza militare – accaparramento ed accumulo delle materie prime – e diffuso con l’aiuto di borse telematiche per produrre profitti artificiosi. Le multinazionali grazie alle maglie larghe dei sistemi fiscali non pagano tasse, o versano percentuali ridicole (globalizzazione). Gli Stati (scuole, ospedali, ambiente, beni culturali) sono mantenuti dalle tasse dei lavoratori dipendenti, molto meno dalle imprese, mentre le società transnazionali violando i diritti umani sprecano risorse finite distruggendo gli ecosistemi. Queste SpA scambiano ricchezze per trasferirle nei paradisi fiscali utili a pagare campagne elettorali, e sostenere le famiglie delle oligarchie partitiche (destra e sinistra = divide et impera). Questo sistema funziona anche con la programmazione neuro linguistica usata in tutti gli ambiti: scuola, formazione e media per scoraggiare la nascita di un pensiero diverso da quello dominante, e quindi assistiamo all’uso costante di “autorità universitarie”, “intellettuali politicamente corretti”, che impediscono la diffusione di strumenti, metodi, ed indicatori diversi da quelli odierni soprattutto questi “prezzolati pensatori” impediscono che l’etica entri a far parte della progettazione di una società normale.

Una società fondata sull’etica non comprende l’uso della menzogna e di strumenti innaturali come le borse telematiche e/o sistemi a riserva frazionaria usati dalle attuali banche centrali, non prevede interessi sul prestito. La ricchezza è un bene non misurabile: amore, passione e cultura sono beni immateriali, essenziali per gli esseri umani e non quantificabili. Altri beni essenziali come l’acqua, il cibo, i vestiti e la casa non devono essere considerati merci e, soprattutto non possono essere oggetti di scambi-speculazioni finanziari internazionali poiché sono parte della sovranità popolare ed indispensabili per la dignità umana, quindi non quantificabili e non devono essere sottoposti a regimi monetari effimeri come quelli attuali. La natura adotta un sistema di produzione circolare dove gli scarti sono risorse per altre specie. Un sistema bioeconomico contempla i rischi degli scarti ed usa strumenti di misura analitici per quantificare i danni. Cibo, vestiti e case possono essere misurati con la bioeconomia, ad esempio l’analisi del ciclo vita ispirato al sistema circolare della natura tende ad evitare e sconsigliare l’uso di sistema produttivi nocivi e sostanze chimiche non bio-compatibili. L’etica consiglia di adottare tali strategie mentre gli azionisti delle borse lo vietano per massimizzare i profitti effimeri figli del costo di produzione e della maggiore offerta rispetto alla domanda (consumi indotti dai media = circolo vizioso = crescita illimitata senza ragione alcuna).

Bisogna uscire dall’invenzione finanziaria poiché è concretamente inefficiente, non riconosce le leggi della fisica e produce enormi sprechi, e vedasi la distruzione di risorse non rinnovabili. Per entrare nella politica delle risorse bisogna monitorare le risorse locali e globali, e ci sono gli strumenti per farlo.

A questo fine Archibugi concentra l’attenzione sul peso e sul ruolo crescente di quella che definisce “l’economia associativa”. Economia che, in sostanza, è costituita da imprese senza scopo di lucro e da sempre più estese forme di volontariato….

……Perciò se riuscissimo a diventare tutti più ragionevoli dovremmo puntare con maggiore impegno sull’economia solidale. Cioè sull’economia associativa di cui scrive Archibugi. Oltre tutto non dovrebbe essere così arduo capire che i “lavori socialmente utili” sono sempre preferibili alla produzione di “beni e consumi inutili”.[4]

Linee  guida per una nuova ricerca in materia  di contabilità economica [5]
Da molti anni la comunità scientifica degli economisti e degli studiosi sociali in generale, è sfidata dal problema di rendere più efficaci gli strumenti conoscitivi di contabilità economica a disposizione (in pratica il sistema di conti nazionali – SNA – ormai standardizzato a scala internazionale) allo scopo di tener conto anche di aspetti ed obiettivi “non economici” che vengono formulati nelle correnti scelte e decisioni di politica, a molti livelli decisionali (nazionali, internazionali, regionali e locali).
In altri termini, la comunità scientifica è sfidata da molti anni dal problema di “estendere” il campo stesso della contabilità economica per tener conto simultaneamente anche di valori sociali ed ambientali che non vengono da essa valutati e perciò registrati e contabilizzati.
Insieme a questo sforzo di allargamento, si è iniziato anche a mettere in discussione il significato stesso di alcuni aggregati della contabilità economica, soprattutto se posti in relazione a problemi di scelta e decisione politica.
In altri termini si è constatato come gli aggregati stessi della contabilità nazionale, in quanto aggregati (investimenti, consumi, pil o pin, scambi con l’estero, risparmio, spesa pubblica complessiva, debito pubblico, etc., insomma tutte le voci classiche della contabilità, anche quella input-output, intersettoriale e interindustriale) avessero scarso significato operativo per la politica economica se non conosciuti attraverso le loro componenti qualitative; componenti qualitative tanto più percepibili e valutabili quanto più la contabilità fosse appropriatamente disaggregata.
Si è fatta così largo la convinzione che la stessa costruzione statistica dell’aggregato, delle sue voci, dovesse rispondere agli obiettivi potenziali della politica sociale ed economica. E che perciò sia la contabilità economica tradizionale che quella di cui si cercava l’“allargamento”, dovessero trovare:
  • sia l’appropriata disaggregazione
  • che l’appropriato “allargamento”
in funzione di un quadro programmatico di riferimento, in funzione cioè di obiettivi di politica, sia economici che sociali e ambientali visti in un insieme integrato, così come era domandato di fare sempre di più ai responsabili di decisioni politiche.
[…]L’intenzione ferma tuttavia dovrebbe essere quella già detta – e che qui ripetiamo – di studiare una opportuna configurazione di un “sistema di modelli” (cioè un insieme coordinato di modelli) che abbia la capacità di superare la dicotomia sopra menzionata fra modelli olistici e modelli parziali-operativi e realizzare l’auspicato “raccordo” fra essi.

“La crescita è accusata di ingarbugliare le priorità nazionali, aggravare la distribuzione dei redditi e alterare in maniera irrimediabile l’ambiente”.

Una prima direzione di ricerca sembra quindi necessaria, ovvero modificare il quadro contabile esistente in modo che esso assuma meglio al suo interno le evoluzione dell’economia e della società: prima di tutto le ineguaglianze, la sicurezza, i servizi pubblici (sanità, istruzione, ecc.). Inoltre un certo numero di fenomeni che determinano il benessere delle popolazioni non sono misurati dal nostro quadro statistico, soprattutto quelli relativi all’ambiente (qualità dell’aria, dell’acqua, ecc.). Una seconda direzione di ricerca consiste allora nel cercare di proporre misure accettabili. In fine, non disponiamo davvero di indicatori della qualità della vita, anche se diversi lavori si sono coraggiosamente dedicati a colmare la lacuna (felicità, “capacitazioni”, tempo libero, libertà, partecipazione alla vita della propria comunità ecc.). Bisogna sviluppare e affinare questi indicatori, vista l’importanza che riveste la misurazione del benessere al fine di formulare politiche efficaci. [6]

La politica delle risorse

dalla-cullaGeorge Orwell scrisse nel 1948, il romanzo 1984 e, pronosticò una dittatura globale che appunto doveva verificarsi nel 1984, si sbaglio solo di 20 anni circa. Il video su esposto simula un programma di controllo dei comportamenti sociali. Nell’Espresso uscì un articolo, 2020 la città digitale. David Icke, e  non solo lui, denuncia da anni la volontà di gruppi èlitari, banchieri, politici e multinazionali, per attuare una dittatura globale (nuovo ordine mondiale). Giorgio Ruffolo scrisse nel novembre 2008, èlite da buttare, puntando il dito contro la politica del duo Thatcher-Reagan, di liberalizzare i movimenti di capitale. Scrivendo anche, c’è una sola fede: incrollabile come quella dei templari, o dei massoni, la fede del supercapitalismo, liberato da ogni vincolo nazionale e da ogni preoccupazione sociale.

Dunque, mentre l’èlite sta applicando l’agenda politica per sostituire la moneta fisica con quella elettronica, cioè con un chip spychipssottocutaneo (tecnolgia RFID) per controllare e ricattare meglio le persone, noi cittadini sovrani dovremmo comprendere che senza la moneta elimineremo la maggior parte delle gabbie mentali che impediscono lo sviluppo dell’umanità.

La domanda non sarà più quanto costa, ma ci sono le risorse per farlo? E la risposta, in base ai reali bisogni umani e le conoscenze odierne, è SI. La politica delle risorse non è la soluzione perfetta, ma è quella più umana, più razionale, sensata, più semplice ed efficace e, rispettosa dell’ambiente e delle altre specie viventi. L’invenzione dell’economia e della moneta hanno distrutto valori umani come raziocinio e buon senso, creando un mondo di cinici competitori, usurpazioni, aggressioni e violenze. La politica delle risorse è straordinariamente semplice, fatta da essere umani per gli essere umani. E’ la banale applicazione dell’essenza del vivere in maniera compatibile con la Terra. Facciamo un esempio: nutrimento, cuciniamo del cibo per mangiare. La domanda non è quanto costa, ma ci sono le risorse per farlo? E’ sufficiente prendere in considerazione l’analisi merceologica delle materie (risorse naturali) per capire se sia sostenibile o meno, se non si creano scompensi tali da compromettere l’esistenze delle specie viventi. per un futuro equoInsomma, è l’applicazione del concetto di eco-efficienza ed eco-sussistenza. Oggi tutte le merci sono controllate ed è possibile capirne la provenienza (codice a barre), integrando questa tracciabilità con l’analisi del ciclo vita possiamo misurarne anche gli impatti ambientali e sanitari. In genere la tecnica non è buona o cattiva, ma è l’èlite politica che fa un uso cattivo della tecnica per opprimere i popoli. Spychips ci racconta come l’èlite – corporations, politici – faccia un uso scorretto, immorale, illecito della tecnica sempre per fini, esclusivamente, di profitto. Oggi vi sono le conoscenze tecnologiche ed i metodi organizzativi e sociali per abbandonare l’uso della moneta e, passare all’uso razionale di energia e risorse. Altro esempio, anche nell’edilizia si fa l’elenco della spesa, come in cucina, per costruire edifici, strade, ponti ed anche in quel caso, i progettisti possano sapere perfettamente la provenienza dei materiali ed i loro impatti ambientali dall’estrazione fino allo smaltimento. Ed anche in questo caso la domanda deve essere, ci sono le risorse per farlo? Lo stesso vale nell’industria della meccanica. club-bilderberg-ariannaLe corporations (Commissione Trilaterale, Bilderberg, Organizzazione mondiale del commercio…) sanno bene dove  e come reperire le risorse, quali crimini compiono e, quali danni recano all’uomo ed all’ambiente. L’economia, i bilanci e la moneta sono il reale ostacolo alla risoluzione delle diseguaglianze sociali esistenti in tutto il mondo. Ma ci rendiamo conto che un sito inquinato non viene bonificato perché mancano i soldi e non perché manchino le risorse umane capaci di ripristinare i luoghi e renderli più sicuri, le corporations inquinano ed uccidono per fare profitto, la corruzione esiste per il profitto, quasi tutti i comportamenti socialmente pericolosi vengono commessi perché esiste la moneta. I banchieri (BIS, Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, FED e BCE) hanno inventato questo potere ed, il potere è nella moneta. I rappresentanti politici eletti corrotti hanno accentrato questo potere nei banchieri. Eliminando la moneta si elimina questo accentramento di potere e lo stesso viene distribuito al legittimo proprietario: il popolo. Ora, l’uomo libero comprenderà che in realtà il reale potere umano è nella conoscenza e, che solo l’uso razionale e responsabile delle risorse consentirà un reale benessere per tutti i popoli. Gli eccessi e gli sprechi prodotti dalla logica del profitto monetario non esisteranno più. Emergeranno i valori umani: passione e creatività nelle soluzioni. Sarà possibile realizzare una vera democrazia, dove il dialogo prevarrà sugli interessi di profitto, poiché non più esistenti, e dalle comunità verranno fuori le idee migliori. Ricordiamoci che anche nel campo delle ricerche la logica del profitto, cioè accumulare moneta, ha impedito l’applicazione delle tecnologie migliori (leggete Nikola Tesla) poiché banchieri affaristi ed industriali hanno l’interesse di conservare quei monopoli energetici che consentono loro di conservare gli odierni vantaggi economici. Eliminando la moneta quindi emergeranno le idee migliori e questo significa far emergere e riconoscere il valore delle persone più brillanti, delle persone che tengono al bene comune, significa che potrà esserci una meritocrazia, non più raccomandati, non più sedicenti professioni e professionisti, mai più un’èlite autoreferenziale, mai più una tecnica e tecnici a servizio dell’èlite; ma una tecnica a servizio del bene comune. Tutto ciò non è utopia ed in parte sta già avvenendo, guardando l’esempio del software libero, dove ci sono persone in tutto il mondo che gratuitamente donano il loro tempo per elaborare applicazioni informatiche a servizio del bene comune.

Nel 2007, secondo i dati dell’indagine sui consumi condotta dall’Istat, la spesa media mensile per famiglia è pari, in valori correnti, a 2.480 euro, 19 euro in più rispetto all’anno precedente (+0,8%). La variazione, che incorpora sia la dinamica inflazionistica (nel 2007, l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività è pari in media all’1,8%, con differenze non trascurabili tra i diversi capitoli di spesa) sia la crescita del valore del fitto figurativo1, mette in evidenza come a un aumento della spesa media mensile per consumi in termini nominali corrisponda una flessione in termini reali.

Le stime presentate sono di tipo campionario, occorre quindi tener conto dell’errore che si commette osservando soltanto una parte della popolazione (errore campionario, si vedano il glossario e le note informative). Pertanto, le differenze tra i valori osservati nei confronti spazio-temporali, riportate nelle tabelle che seguono, possono non essere statisticamente significative; per questo è fondamentale controllare gli intervalli di confidenza delle stime riportati alla fine del testo.

Nel 2007, la spesa per generi alimentari e bevande si attesta sullo stesso livello dell’anno precedente ed è pari a 466 euro (467 nel 2006).

Un’interessante obiettivo è quello di sostituire 446 euro di spesa alimentare in 446 di moneta pubblica complementare oppure buoni sconto come gli SCEC.

I DES (Distretti di Economia Solidale), unione dei Gruppo di Acquisto Solidale (GAS) praticano la politica della filiera corta – consumare merci e beni prodotti a meno 100 km – spendendo soldi direttamente dal produttore col vantaggio di “strappare” un prezzo migliore ed un prodotto di maggiore qualità, qualora ci fossero anche controlli igienico sanitari preventivi ed ambientali sui suoli.  In generale le multinazionali SpA e la Grande Distribuzione Organizzata (GDO) adottano metodi di controllo sulle merci tramite il famoso codice a barre, che indicano l’origine delle prodotto ed i relativi passaggi intermediari. Poi, esiste anche l’analisi del ciclo vita (LCA) delle merci, che può misurare anche gli impatti ambientali e sanitari delle merci. Nel caso della filiera agroalimentare applicare una politica delle risorse è ancora più semplice poiché l’impiego delle risorse prime è spesso prodotto localmente.

Invece in campo energetico le famiglie possono autoprodursi l’energia necessaria eliminando la spesa delle bollette energetiche e distribuire i surplus in rete (generazione distribuita). Il riciclo dei rifiuti è un uso razionale delle risorse (materie post consumo) e considerarle “materie prime seconde”.  Conoscere il quantitativo di materie prime presenti (territorio: ambito provinciale) e farne un uso sobrio (principio di sufficienza), usare solo quelle non nocive – meno chimica industriale – per la salute umana (principio di precauzione), usare maggiormente le risorse locali e meglio (ecoefficienza) significa praticare una politica delle risorse e non più la politica monetarista, degenerazione sia del capitalismo che del comunismo.

Tecnologie per autoproduzione energetica: pompe idrosoniche per la produzione di acqua calda sanitaria e scaldare i termosifoni delle case (eliminazione delle caldaia a gas)  e motori magnetici per la produzione di energia elettrica.