Il Nuovo Ordine Mondiale della finanza

di Andrew G. Marshall, tratto da Nexus New Times N. 82 ott-nov 2009, pagg. 11-18

Nexus new Times N.82

Il 16 marzo 2009 la Itar-Tass riportava che “la Russia esprime il parere che il summit del G20 in programma in aprile a Londra dovrebbe iniziare ad approntare un sistema di gestione del processo di globalizzazione e a considerare l’eventualità di creare una valuta di riserva internazionale, ovvero una ‘valuta di super riserva’… che verrà emessa da istituti finanziari internazionali”. La Russia ha affermato che ‘appare opportuno riconsiderare il ruolo dell’FMI nel contesto di tale processo, nonché stabile l’eventualità e la necessità di adottare misure che consentano agli SDR (Diritti di Prelievo Speciali, ndt) di diventare una valuta di super-riserva riconosciuta dalla comunità internazionale”.

Il 23 marzo il Financial Times riportava che la banca centrale cinese “ha proposto di sostituire il dollaro come valuta di riserva internazionale con un nuovo sistema globale controllato dal Fondo Monetario Internazionale”, con l’intento di far si che la valuta di riserva mondiale sia “scollegata dalle singole nazioni” nonché “capace di mantenersi stabile sul lungo periodo, eliminando in tal modo gli inerenti difetti determinati dall’impiego di valute nazionali basate sul credito”. Il principale economista cinese della HSBC ha dichiarato: “Vi è una chiara indicazione che la Cina, principale detentrice dei beni finanziari in dollari statunitensi, è preoccupata del potenziale rischio inflazionistico determinato dal fatto che la Federal Reserve stampi moneta”. […]

Parte finale dell’articolo:

[…] Nelle intenzioni il controllo di tale sistema, secondo un’impronta feudale, doveva essere affidato alle banche centrali del mondo che agivano di concerto, in base ad accordi segreti raggiunti in occasione di frequenti convegni ed incontri privati. Il vertice di tale sistema doveva essere la Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea, in Svizzera, una banca privata di proprietà e sotto il controllo delle banche centrali mondiali, a loro volta corporazioni private.

Ovviamente, le attuali “soluzioni” proposte per risolvere la crisi finanziaria globale avvantaggiano i soggetti che tale crisi hanno provocato, a scapito di coloro che sono destinati a subirne in massima parte gli effetti: diseredati, poveri e indebitati di tutto il mondo.

Suddette soluzioni proposte rappresentano le dimostrazioni e l’attuazione dei definitivi scopi generazionali dell’élite globale e, di conseguenza, rappresentano le condizioni meno favorevoli per la stragrande maggioranza della popolazione mondiale.

Di fondamentale importanza è che la popolazione mondiale agisca con incisività contro tali “soluzioni” e inauguri una nuova era dell’ordine mondiale, l’Ordine Mondiale del Popolo; la soluzione risiede nel governo e nelle economie a livello locale, affinché la popolazione rivesta un ruolo di maggior peso nel determinare il futuro e la struttura della propria economia politica e, quindi della propria società.

Grazie a questa alternativa di economie politiche locali, in congiunzione con inedite popolazione globale e democratizzazione internazionale delle comunicazioni tramite internet, in prospettiva disponiamo dei mezzi e della possibilità di plasmare la più diversificata estrinsecazione di culture e società che l’umanità abbia mai conosciuto.

La risposta risiede nell’interiorizzazione del destino e del potere umano di ciascun individuo, nonché un rifiuto dell’esteriorizzazione del destino e del potere umano verso un’autorità globale a cui hanno accesso esclusivo solo alcuni soggetti selezionati.

Interiorizzare il destino e il potere umano significa comprendere il dono della mente umana, la quale ha la facoltà di impegnare il pensiero oltre il mero dato materiale, come cibo e riparo, e di avventurarsi nel regno del concettuale.

Ogni individuo possiede – nel proprio intimo – la capacità di valutare criticamente sé stesso e la propria esistenza. Ora è giunto il momento di utilizzare tale facoltà con l’obiettivo di interiorizzare le nozioni di destino e di potere umani.

Per quale motivo ci troviamo qui? Dove ci stiamo dirigendo? Dove dovremmo dirigerci? In che modo arriveremo in tale luogo?

Le presunte risposte a tali quesiti ci vengono offerte da un ristretta élite globale, la quale paventa le ripercussioni di quanto accadrebbe se la popolazione mondiale iniziasse a trovare da sé una risposta ad essi.

Io non conosco le risposte, tuttavia so che esse risiedono nella mente e nello spirito degli esseri umani che hanno vinto e continueranno a vincere le più importanti sfide poste all’umanità e che senza dubbio trionferanno sul Nuovo Ordine Mondiale.

Vaccino e Influenza Suina: firma per il diritto ad essere informato! Le persone hanno il diritto di conoscere la natura innocua di questa influenza, i rischi connessi all’uso di un vaccino inutile, non ancora sperimentato né sottoposto ai controlli necessari e gli interessi economici che sono all’origine di questa grande speculazione.

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Il merito…

Se persino una piccola parte dell’élite fa autocritica, cosa dovrebbe dire il popolo? La lettera pubblicata da “La Repubblica”, giornale dell’élite, di Pier Luigi Celli direttore di un’università privata, la LUISS, scritta a suo figlio chiedergli di lasciare il Paese è davvero sconfortante. Il padre benestante facente parte del sistema che governa e conosce il sistema invita il figlio a lasciare l’Italia. Che il sistema Italia non usi il merito lo sanno tutti gli italiani e di certo non doveva spiegarcelo Celli. Ma l’argomento è sicuramente degno di nota.

La domanda da porci è un’altra perché i giovani non buttano giù dalla torre i loro padri? Perché non scoppia la rivoluzione?

Passi salienti della lettera:

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all’attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E’ anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l’Alitalia non si metta in testa di fare l’azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell’orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d’altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l’unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.

Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po’, non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato – per ragioni intuibili – con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all’infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell’estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati.

Bene, tutto vero ma non è un problema di adesso. Se proprio vogliamo migliorare il Paese è bene che i giovani facciano esperienze fuori di casa anche per diversi anni ma, è importante tornare per condividere le esperienze e cambiare il pensiero dominante. La crisi, è una crisi di coscienze.

Poi il discorso utopistico sulla meritocrazia può essere un punto di partenza ma di certo non si può immaginare di risolvere la questione morale dicendo di volere introdurre il merito e basta. I sistemi educativi italiani e non solo, sono tutti pianificati ad hoc per impedire lo sviluppo delle persone attraverso metodi valutativi immorali che addomesticano i pensieri dei ragazzi tramite scale di “non valori” come il voto. La maggior parte dei contenuti dei programmi “educativi” sono scelti appositamente per evitare una presa di coscienza per cui il “migliore”, sulla carta, dei laureati non necessariamente è una persona autonoma, libera e matura. E la cosa triste, è che le coscienze dei giovani non illusi dal sistema percepiscono questo aspetto alimentando insicurezze e danni culturali.

Le idee per cambiare il Paese non mancano, e neanche le capacità; manca il potere per farlo nel senso più ampio del termine. Per il momento, manca una massa critica consapevole per puntare l’indice contro il potere invisibile e demolirlo per costruire una società più equa e giusta di quella odierna. E’ necessario lavorare in tal senso ed informare, formare liberi cittadini, puri e duri.

Il popolo non può aspettarsi che la generazione comandante rinunci ai privilegi ottenuti in maniera illecita, per tanto il popolo deve trasformarsi da “bue”, “incivile” in liberi cittadini non divisi come spettatori di una partita di calcio ma uniti per il bene comune. Ci riusciremo?

Il documentario videocracy racconta il modello dominante della “non cultura” figlio del pensiero programmato dalle SpA amiche dei banchieri. Il pensiero dominante ha corrotto moralmente le giovani generazioni illudendole di arrivare ad un successo senza usare il cervello, senza leggere libri, senza impegnarsi. Si assiste allo svuotamento dello spirito umano, al nichilismo imperante. Quindi si hanno titoli comprati, competenze millantate, immagine, immagine, immagine…

Potere

tratto da il futuro della democrazia (prima ediz. 1984) di Norberto Bobbio, pag. 17: Quinta promessa non mantenuta della democrazia reale rispetto a quella ideale è l’eliminazione del potere invisibile. A differenza del rapporto tra democrazia e potere oligarchico su cui la letteratura è ricchissima, il tema del potere invisibile è stato sinora troppo poco esplorato (anche perché sfugge alle tecniche di ricerca impiegate di solito dai sociologi, come interviste, sondaggi di opinione ecc.). Può darsi che io sia particolarmente influenzato da quel che accade in Italia, dove la presenza del potere invisibile (mafia, camorra, logge massoniche anomale, servizi segreti incontrollati e protettori dei sovversivi che dovrebbero controllare) è, permettetemi il bisticcio, visibilissima.

a proposito della partecipazione, di Norberto Bobbio, tratto da, l’età dei diritti, Einaudi, in ET saggi 478, Torino 1990, preso dal brano, la resistenza all’oppressione, oggi, p.167

la partecipazione popolare negli stati democratici reali è in crisi almeno per tre ragioni: a) la partecipazione si risolve nella migliore delle ipotesi nella formazione della volontà della maggioranza parlamentare; ma il parlamento non è più nella società industriale avanzata il centro del potere reale, essendo spesso soltanto una camera di registrazione di decisioni prese altrove; b) anche se il parlamento fosse ancora l’organo del potere reale, la partecipazione popolare si limita a intervalli più o meno lunghi a dare la propria legittimazione a una classe politica ristretta che tende alla propria autoconservazione, e che è via via sempre meno rappresentativa; c) anche nel ristretto ambito di un’ elezione una tantum senza responsabilità politiche dirette la partecipazione è distorta, o manipolata, dalla propaganda delle potenti organizzazioni religiose, partitiche, sindacali ecc. La partecipazione democratica dovrebbe essere efficace, diretta e libera: la partecipazione popolare nelle democrazie anche più progredite non è né efficace né diretta né libera. Dal sommarsi di questi tre difetti di partecipazione popolare nasce la ragione più grave di crisi, cioè l’apatia politica, il fenomeno tante volte osservato e deprecato della spoliticizzazione delle masse negli stati dominati dai grandi apparati di partito. La democrazia rousseauiana o è partecipante o è nulla.

Tratto da Norberto Bobbio, il futuro delle democrazia, in ET saggi 281, Einaudi Torino 1995 dal brano, democrazia rappresentativa e diretta, p.33

Parto da una constatazione su cui possiamo essere tutti d’accordo: la richiesta cosi frequente in questi anni di maggiore democrazia si esprime nella richiesta che la democrazia rappresentativa venga affiancata o addirittura sostituita dalla democrazia diretta. La richiesta non è nuova: l’aveva già fatta, com’è ben noto, il padre della democrazia moderna, Jean-Jacques Rousseau, quando aveva detto che «la sovranità non può essere rappresentata» e pertanto «il popolo inglese crede di essere libero, ma si sbaglia di grosso; lo è soltanto durante l’elezione dei membri del parlamento; appena questi sono eletti, esso torna schiavo, non è più niente» .
[…]Ma allora la richiesta di un allargamento della democrazia rappresentativa e dell’istituzione della democrazia diretta è insensata? lo ritengo di no.

Tratto da Norberto Bobbio, il futuro delle democrazia, in ET saggi 281 dal brano, democrazia rappresentativa e diretta, p.40

Certamente più vicino alla democrazia diretta è l’istituto del rappresentante revocabile contrapposto a quello del rappresentante svincolato dal mandato imperativo. Infatti il cordone ombelicale che tiene avvinto il delegato al corpo elettorale non è reciso del tutto. Ma anche in questo caso non si può parlare di democrazia diretta nel senso proprio della parola. Perché vi sia democrazia diretta nel senso proprio della parola, cioè nel senso in cui diretto vuol dire che l’individuo partecipa esso stesso alla deliberazione che lo riguarda, occorre che fra gl’individui deliberanti e la deliberazione che li riguarda non vi sia alcun intermediario.

Paolo Barnard: “[…]Se queste mie righe sono state efficaci, a questo punto i lettori dovrebbero volgere lo sguardo a quegli ometti in doppiopetto blu che ballonzolano le sera nei nostri Tg con il prefisso On., o il suffisso PDL, PD, UDC, e dovrebbero averne, non dico pietà, ma almeno vederli per quello che sono: le marionette di un altro Potere. Ma soprattutto, i lettori dovrebbero finalmente poter connettere i punti del puzzle, e aver capito da dove vengono in realtà i problemi capitali della nostra vita di cittadini, o addirittura i drammi quotidiani che tante famiglie di lavoratori patiscono, cioè chi li decise, chi li decide oggi e come si chiamano costoro. Da qui una semplice considerazione: se vi sta a cuore la democrazia, la giustizia sociale, e la vostra economia quotidiana di lavoro e di servizi essenziali alla persona, allora dovete colpire chi veramente opera per sottrarceli, cioè il vero Potere. Ci si organizzi per svelarlo al grande pubblico e per finalmente bloccarlo. Ora lo conoscete, e soprattutto ora sapete che razza di macchina micidiale, immensa e possente esso è. Risulta ovvio da ciò che gli attuali metodi di lotta dei Movimenti sono pietosamente inadeguati, infantili chimere, fuochi di paglia, che mai un singolo attimo hanno impensierito quel vero Potere. Di conseguenza lancio un appello ancora una volta:

VA COMPRESO CHE PER ARGINARE UN TITANO DI QUELLA POSTA L’UNICA SPERANZA E’ OPPORGLI UN’ORGANIZZAZIONE DI ATTIVISTI E DI COMUNICATORI ECCEZIONALMENTE COMPATTA, FINANZIATA, FERRATA, DISCIPLINATA, SU TUTTO IL TERRITORIO, AL LAVORO SEMPRE, IMPLACABILE, NEI LUOGHI DELLA GENTE COMUNE, PER ANNI.

Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario. (Gerge Orwell)

La democrazia rappresentativa che non c’è

Un’inchiesta che deve far riflettere. I cittadini italiani non possono scegliere i candidati al Parlamento (non esiste una legge che introduca le elezioni primarie vere) ed, i dipendenti eletti neanche discutono le proposte più importanti poiché con lo strumento di fiducia al Governo non possono essere apposte modifiche dai parlamentari cioè, l’esecutivo determina le leggi contraddicendo il principio classico della democrazia rappresentativa sulla separazione dei poteri. Questo abuso di potere dove l’esecutivo fa le leggi è contemplato nel Trattato di Lisbona approvato all’unanimità dal Parlamento italiano nel luglio 2008.

Il potere supremo appartiene al sovrano cioè al popolo ed a nessun altro. Quindi il popolo può fare qualsiasi cosa voglia, infatti ha il potere di proporre leggi e di cancellarne attraverso due strumenti: l’iniziativa popolare ed il referendum abrogativo, entrambi previsti dalla Costituzione. Queste banali informazioni non vengono divulgate appositamente e soprattutto non si vuole insegnare educazione civica per evitare che si formi un popolo civile.

Per tanto, almeno in Italia, il potere di fare leggi è, per ignoranza diffusa e voluta, solo in mano al Parlamento eletto dal popolo. Invece, una sana democrazia è integrata con strumenti di democrazia diretta atti anche a controllare l’operato dei dipendenti eletti. Ma la truffa a danno della sovranità popolare è stata contemplata nella Costituzione italiana sin dalla sua elaborazione trasformando l’iniziativa popolare in uno strumento consultivo e non vincolante per il Parlamento e, per il referendum abrogativo imponendo un quorum di validità del 50% + 1 degli aventi diritto al voto contraddicendo il principio stesso della democrazia: chi partecipa decide, caso unico al mondo per tutte le democrazie parlamentari. In altri Paesi la sovranità popolare non può essere mortifica poiché l’iniziativa ed il referendum sono normati seriamente.

tratto da il futuro della democrazia (prima ediz. 1984) di Norberto Bobbio, pag. 17: Quinta promessa non mantenuta della democrazia reale rispetto a quella ideale è l’eliminazione del potere invisibile. A differenza del rapporto tra democrazia e potere oligarchico su cui la letteratura è ricchissima, il tema del potere invisibile è stato sinora troppo poco esplorato (anche perché sfugge alle tecniche di ricerca impiegate di solito dai sociologi, come interviste, sondaggi di opinione ecc.). Può darsi che io sia particolarmente influenzato da quel che accade in Italia, dove la presenza del potere invisibile (mafia, camorra, logge massoniche anomale, servizi segreti incontrollati e protettori dei sovversivi che dovrebbero controllare) è, permettetemi il bisticcio, visibilissima.

Mi sembra assurdo che un’inchiesta del genere (quella di Report) sulla democrazia rappresentativa non sia contestualizzata con la realtà politica odierna determinata dalla scellerata scelta del trattato di Lisbona: Processo non democratico, sovranità popolare esclusa: Fin dall’ inizio, il processo di stesura di un nuovo fondamento giuridico dell’Unione Europea è stato una presa in giro dei principi democratici. I cittadini e i parlamenti nazionali sono stati emarginati, è stato reso loro impossibile avanzare proposte ed emendamenti. La Convenzione che ha redatto la “Costituzione “ europea non era stata eletta a suffragio universale diretto ed era composta per l’86% da uomini. I suoi componenti avevano pochissimi diritti, il potere era concentrato nella Presidenza. La Convenzione era uno strumento dei Governi. La sua finalità consisteva nello stabilire modifiche costituzionali ma il processo è stato caratterizzato da una confusione totale tra potere costituente e poteri costituiti, rivelatrice del tentativo di questi ultimi di sottrarre ai cittadini europei la loro sovranità.

Per tanto, la strategia di sostituire la Costituzione italiana con il trattato di Lisbona è pubblica, tutt’ora in corso d’opera. Ed a mezzo internet si possono cercare e trovare commenti di specialisti, giornalisti e cittadini informati circa il piano sovversivo: accentrare il potere esecutivo e legislativo in una mano sola neanche eletta dal popolo (Commissione europea) e, quindi usando le parole di Michele Buono: “è la fine della democrazia”.

Per quanto riguarda le modalità di nomina, il Trattato di Lisbona definisce quanto segue: Il Consiglio europeo elegge il presidente a maggioranza qualificata per un mandato di due anni e mezzo, rinnovabile una volta. In caso di impedimento o colpa grave, il Consiglio europeo può porre fine al mandato secondo la medesima procedura.

e ancora: Il Consiglio europeo è composto dai capi di Stato o di governo degli Stati membri, dal suo presidente e dal presidente della Commissione.

Quindi, il presidente non è eletto direttamente dal popolo (come avviene in america) bensì dai rappresentanti dei governi (organi esecutivi) degli stati membro. Nessun cittadino italiano ha mai votato il Presidente della Repubblica o un solo Ministro della Repubblica. E’ logico concludere che, per quanto riguarda il popolo italiano non esiste alcun sistema di democrazia rappresentativa in ambito europeo e la sovranità popolare viene palesemente cancellata. Quando i poteri vengono accentrati nelle mani di pochi senza alcun mandato dei popoli il nome appropriato è dittatura dell’oligarchia: Banca Centrale europea, Commissione, Consiglio e Corte. Per tutti questi organi al cittadino non viene dato un solo strumento di controllo diretto: tramite elezione, revoca, diritto di proposta e di decidere senza alcun intermediario, come invece dovrebbe avvenire secondo la sovranità popolare. I cittadini non potranno contribuire, in maniera libera, alla vita politica dell’Unione europea ma potranno vivere una libertà vigilata, come avviene nelle carceri, “liberi” di spendere una moneta debito e ricattati dalla schiavitù SpA.

cosa s’intende per nuovo ordine mondiale?

Ecco un esempio di dittatura dell’oligarchia:

[…] Sul fronte della qualità, prosegue la contraddittoria politica comunitaria che continua a non dare certezze agli agricoltori che chiedono invece risposte chiare e definite come quelle in tema di modificazioni climatiche che chiedono urgentemente un cambiamento degli orientamenti e un allargamento delle superfici coltivate a cereali oggi a set aside, ma la UE ancora non si pronuncia.
Le risposte invece arrivano dalla Commissione europea (organo sovranazionale) in tema di Ogm. Mentre in Italia 3 milioni di persone si esprimevano nella consultazione sugli OGM a favore della sicurezza alimentare, la Commissione europea, contro alle indicazioni del Parlamento Europeo (eletto dagli elettori) e dei consumatori europei che più volte si sono espressi contro le colture transgeniche, ha dato il via libera definitivo alla commercializzazione del mais transgenico 59122 o “herculex”, oltre a un tipo di barbabietola da zucchero geneticamente modificata e altre due qualità di mais ibridi.

Etica, “democrazia”, ricerca ed SpA.

Gli interessi delle corporation e quindi di pochi prevalgono nei confronti del bene comune, essi finanziano una ricerca scientifica a loro favore e sono assolutamente contrarie, le SpA, ad una ricerca libera ed indipendente che in Italia appunto non esiste o è di nicchia con pochi soldi in tasca.

Joel Bakan scrive l’ascesa al potere delle corporation, in la borsa o la vita corporationsaggi sulla globalizzazione, Feltrinelli Real Cinema, 2006: «Da una condizione di relativa oscurità, nell’arco dell’ultimo secolo e mezzo la corporation è assurta al rango di istituzione economica dominante su scala mondiale. Le corporation al giorno d’oggi controllano le nostre vite: decidono cosa mangiamo, cosa vediamo, cosa indossiamo, dove lavoriamo e cosa facciamo. Siamo inesorabilmente circondati dalla loro cultura, dalla loro iconografia e dalla loro ideologia. E, alla stregua della chiesa e della monarchia in epoche passate, si ergono infallibili e onnipotenti, auto celebrando si attraverso edifici imponenti e raffinati apparati simbolici. Le corporation esercitano un’influenza sempre più estesa sulle decisioni delle autorità preposte alla loro vigilanza e controllano settori della società un tempo saldamente in mano pubblica. La sensazionale ascesa al potere della corporation è uno degli eventi più significativi della storia moderna, se non altro in ragione degli infausti esordi di questa istituzione. […]Friedman ritiene che le corporation siano un bene per la società (e che l’eccesso di stato sia un male). Rifugge tuttavia l’idea che le corporation debbano cercare di fare del bene alla società. “Le corporation appartengono agli azionisti. […] I loro interessi coincidono con gli interessi degli azionisti. Ora, detto questo, è lecito che usino i soldi degli azionisti per scopi attinenti alla responsabilità sociale ma non giustificabili sotto il profilo dei bilanci? La mia risposta è no.” I dirigenti delle corporation, sostiene Friedman, hanno una sola e unica “responsabilità sociale”: massimizzare gli utili a vantaggio degli azionisti. Questo è l’imperativo morale. I manager che perseguono finalità sociali e ambientali a scapito dei profitti – ossia che cercano di agire moralmente – in realtà si comportano immoralmente».

Ma è proprio il sistema italiano che favorisce tutto ciò e si contraddistingue rispetto ad altri visto che il potere decisionale, nelle università, è in mano a pochi vecchi “baroni” che hanno conquistato il loro ruolo, scelti anche dalla cooptazione, e scalano i livelli di categoria grazie all’invecchiamento senza l’obbligo di sforzi per produrre risultati con una ricerca non sempre utile alla società umana. Non vi è possibilità di licenziare chi non produce risultati di qualità. La ricerca asservita alle corporation ed i suoi risultati hanno prodotto e producono ingenti danni culturali, di formazione e di preparazione, sia verso la classe dei futuri professionisti, che della classe dirigente di questo Paese. I dirigenti, anche se a volte in buona fede comunque non sanno scegliere, proprio per l’ingente letteratura italiana prodotta a favore di poche aziende SpA che fa pendere la bilancia delle scelte strategiche a favore dei più potenti gruppi ricchi di conflitti e concorsi di interesse. Secondo voi, un ingegnerie/medico/avvocato/economista che insegna all’università, siede nel consiglio di una SpA, siede in parlamento e coordina il proprio studio professionale, con quale criterio di merito può concorrere alle scelte di una ricerca? Solo lo sviluppo della rete di internet ha consentito di ricercare una letteratura scientifica più libera ed indipendente, che proviene da altri Paesi, alla portata di tutti gli studenti, di tutti i ricercatori, e da pochi anni si riescono a produrre valutazioni migliori proprio perché attingendo direttamente nelle università di tutto il mondo si ha la possibilità di consultare un pluralismo di idee che in Italia è quasi scomparso. Ma nonostante questo, una buona valutazione è sempre difficile a causa del preponderante ruolo e dell’ingombrante peso dei “baroni” che indirizzano gli allievi verso i loro interessi personali ed escludono o puniscono chi prende strade diverse, infatti anche tramite l’esame di stato essi, gli ordini professionali, controllano e punisco chi non si allinea. Certamente non tutti i docenti universitari sono al soldo delle corporation ma questi da un lato sono la minoranza assoluta e dall’altro non ricoprono ruoli strategici ed importanti per l’economica del Paese, visto che questo sistema in Italia va avanti da sempre. Non c’è da meravigliarsi se in Italia a volte gli allievi sono eticamente più bravi dei professori, essi sono mentalmente ed economicamente indipendenti dai poteri forti. Purtroppo gli aspetti corporativi prevalgono e la maggioranza dei cittadini italiani sono club-bilderberg-ariannavolutamente disinformati dal “potere invisibile”, sono tenuti allo scuro, abbuffati di finte lotte e divisioni fra destra e sinistra, conditi di intrattenimenti televisivi volutamente disinformatori che parlano la lingua delle SpA e difficilmente di diritti civili per non educare i popolo e per non risvegliare le coscienze addormentate. Le corporation controllano media, politica ed università e chi è informato rappresenta un minoranza troppo debole per cambiare le cose, di conseguenza la maggioranza dei cittadini esprime sempre un consenso politico sbagliato poiché i partiti rappresentano i mezzi migliori delle SpA per proporre leggi e norme a loro favore, e per il loro massimo profitto possibile, tutto a scala globale, come in Italia così in Europa e negli USA. Se l’Italia intende cambiare in meglio bisogna iniziare “dal basso”, ed i cittadini devono svegliarsi, dipende solo da loro. Tutti i settori sono intaccati dal malcostume, scuola e ricerca sono i primi da salvare. E’ tempo di democrazia diretta nei Enti Territoriali (Comuni, Province e Regioni).

Distrazioni di massa

europe_not_without_peopleEcco qua tutti a gioire per la bocciatura del Lodo Alfano. Tutti pieni di soddisfazione per la Corte Costituzionale che ha fatto semplicemente il proprio dovere, almeno questa volta.

Eppure nell’assordante silenzio dei media, la nostra Carta Costituzionale è stata “bocciata” nel luglio 2008, all’unanimità, dal Parlamento italiano approvando l’antidemocratico Trattato di Lisbona, già criticato dalla Corte Costituzionale tedesca, già bocciato dai popoli: francese, olandese ed irlandese; quest’ultimo ha poi cambiato idea dopo appena un anno. Il popolo della sinistra cinicamente gioisce per un evento normale – bocciatura lodo Alfano – ed ignora totalmente sul fatto che la dittatura orwelliana è in corso di realizzazione. All’appello dell’Europa dei 27 Stati, per il trattato, mancano solo Repubblica Ceca e Polonia poi, addio diritti e Costituzione.

Nessuno sembra rendersi conto della gravità dei fatti eccetto quei giuristi che da tempo dibattono e scrivono sulle enormi differenze fra la nostra Costituzione che tutela realmente i diritti e la futura Costituzione europea che tutela prima di tutto gli interessi dei banchieri e delle SpA. Dunque, i Governi hanno deciso di ratificare un trattato che scavalca le costituzioni nazionali senza consultare il popolo sovrano e già questo aspetto dovrebbe far nascere una rivoluzione prima di domani mattina. Da sottolineare il fatto che i cittadini chiamati a votare sul trattato, per mezzo di regolare referendum, hanno bocciato l’antidemocratico trattato e successivamente i Governi hanno violato la volontà del loro sovrano, solo questo aspetto è inquietante.

Da brividi gli iniziali commenti sul trattato della prof. A. Algostino (Università Torino): La cessione di competenze e sovranità all’Unione europea comporta l’attribuzione di una sfera di decisione ad un governo sottratto sostanzialmente al controllo dei governati, contravvenendo il principio di sovranità popolare e l’essenza della democrazia, consistente nell’identità governanti-governati (art. 1 Cost. it.). Il Parlamento europeo, organo rappresentativo dei cittadini, è estremamente debole. Il Trattato di Lisbona amplia le ipotesi di codecisione fra Parlamento e Consiglio, ma il potere legislativo, violando il classico principio liberale della separazione dei poteri, resta sempre non solo condiviso con l’esecutivo, ma vede in posizione di preminenza l’esecutivo stesso, come è evidente solo che si consideri come titolare del potere di iniziativa legislativa sia la Commissione. Viene violato altresì un altro classico principio della democrazia liberale (borghese): no taxation without representation [nessuna tassazione senza rappresentanza], visto la debolezza o l’esautoramento del Parlamento nel controllo sul bilancio e nelle scelte relative all’imposizione fiscale, a favore dell’esecutivo e di una Banca centrale politicamente irresponsabile e con l’obiettivo primario e imprescindibile del «mantenimento della stabilità dei prezzi». Essenziale poi per la garanzia delle libertà dei cittadini è l’indipendenza del potere giudiziario dall’esecutivo: [invece] nell’Unione i giudici sono nominati dai governi degli Stati membri. Non è solo la democrazia sociale che manca nell’Unione europea, ma quella liberale, ovvero l’Unione europea non è tout court democratica (come osserva il liberale Dahrendorf: «se l’UE facesse domanda di essere accolta nell’UE, questa domanda dovrebbe essere respinta per insufficienza di democrazia»).

Dopo circa 15 anni gli italiani si lasciano ancora prendere in giro dal teatrino dell’antisistema SpA contro il male assoluto Silvio Berlusconi, puntualmente votato quando si tratta di partecipare al ridicolo rito del voto una tantum. Buona parte degli italiani “moralisti” non parla mai nei media di sovranità monetaria, mai di democrazia diretta, mai di vera class action e mai di decrescita felice.

In questi anni il potere invisibile sta accelerando la formazione dell’unico stato fascista europeo (Unione Europea) mentre il popolo è continuamente manipolato ed orientato su questioni meno rivelanti addomesticato al gossip dei politici ed, ignorante sulle questioni importanti, sui diritti civili. Forse, la drammaticità sociale italiana è rappresentata anche dall’assenza di un movimento politico forte e consapevole capace di far ragionare. La maggior parte degli ambienti accademici, quelli dotati di competenza e conoscenza sembrano anch’essi addomesticati o per lo meno incapaci di comunicare valori etici per informare il popolo sui rischi derivanti da un’apatia ed un cinismo politico-sociale che forse ha già superato la soglia di una patologia psichica collettiva.

Eppure la ripresa civile è possibile. Condividere, usare internet in maniera virtuosa può aiutarci nel creare quella rete di persone capaci di produrre innovazioni civili e sociali utili alla vita degli esseri umani.

Giulietto Chiesa  – ANCORA SUL TRATTATO DI LISBONA E LA PENA DI MORTE – 21/6/08Il Trattato prevede la pensa di morte? Non esattamente. Anzi, alla lettera la esclude categoricamente. Prevede però che le forze dell’ordine possano legalmente uccidere un cittadino europeo, al di fuori di ogni regolare giudizio, in condizioni eccezionali, certo, ma la cui definizione è affidata a organi di Stato al di fuori di ogni possibile verifica giurisdizionale. Vediamo come stanno le cose. […]

Dunque gli elementi di grave minaccia al diritto umano alla vita, e di grave minaccia alle libertà democratiche, rimangono all’interno del Trattato di Lisbona nella sua formulazione attuale, seppure nascosti in un protocollo.

Ma la ricostruzione di questa storia denuncia la tremenda distanza tra la democrazia e questo tipo di giurisprudenza, che rende estremamente difficile ogni trasparenza e concede ai poteri reali, politico-burocratici, strumenti subdoli di eversione. Cosa sia imminente tempo di guerra, cosa sia insurrezione, è lasciato al loro giudizio. La pena di morte è solennemente esclusa, ma si prevede l’uso della forza in termini tali che un cittadino europeo può essere ammazzato (non giustiziato) dai pubblici poteri. Ripeto: di questa Europa gli europei non hanno bisogno.

da Francesco Amelio: Attenzione! Questa e’ la convenzione del 1950. Non e’ la versione attualmente in vigore. Infatti, come giustamente ricorda Giulietto Chiesa, nel frattempo il consiglio l’ha emendata, ovvero modificata, attraverso dei protocolli.
Sullo stesso sito, infatti trovate il protocollo 13, che modifica quell’articolo come segue: Articolo 1 – Abolizione della pena di morte La pena di morte è abolita. Nessuno può essere condannato a tale pena né giustiziato.Articolo 2 – Divieto di deroghe Nessuna deroga è autorizzata alle norme del presente Protocollo ai sensi dell’articolo 15 della Convenzione.

Giulietto Chiesa pero’ aggiunge: Tutto sembra ora a posto. Salvo che non tutti gli Stati membri dell’Unione Europea hanno ratificato questo protocollo n.13 della Convenzione. Dunque la Carta (dell’UE) non ha potuto o voluto inserirlo nel testo del Trattato di Lisbona. Il quale è dunque rimasto fermo al “memorandum esplictativo del protocollo n.6.

E’ qui che si sbaglia! Il protocollo 13 della convenzione, all’articolo 7 recita:

Articolo 7 – Entrata in vigore: 1. Il presente Protocollo entrerà in vigore il primo giorno del mese successivo alla scadenza di un periodo di tre mesi dopo la data in cui dieci Stati membri del Consiglio d’Europa avranno espresso il loro consenso ad essere vincolati dal presente Protocollo in conformità alle disposizioni del suo articolo 6. Quindi affinche’ il protocollo entri in vigore, basta la ratifica da parte di 10 stati membro. Se verifichiamo la pagina dello stato delle ratifiche del protollo 13, possiamo constatare che siamo bel al di sopra delle 10 ratifiche. Per cui, possiamo stare tranquilli, almeno per quanto riguarda la pena di morte.
Sono ben altri i punti del trattato di Lisbona che dovrebbero preoccuparci.
Se volete approfondire vi consiglio di leggere l’ottima analisi di Paolo Barnard in merito.