Nel concreto: azioni che si possono fare


“estratto” da “Qualcosa” che non va pag. 40: Fra esseri umani civili ci si scambia merci, beni e servizi su condizioni di sussistenza e reciprocità in equilibrio ecologico e non per profitto. La Natura non conosce il profitto. Gli umani hanno certamente bisogno di un riparo, cibo e vestiti. Queste attività e funzioni si sono sempre svolte senza l’esistenza delle Borse telematiche e senza SpA. Il maggior benessere è stato dovuto solo da altri esseri umani e soprattutto dalla conoscenza condivisa. Se da duecento anni usiamo ancora automobili a petrolio è perché in questo modo si creano consumi, cioè dipendenza. Se nelle nostre abitazioni si usa scaldare i cibi col gas, la motivazione è la stessa, si diffondono tecnologie che creano consumi e cioè dipendenza da qualcuno. Gli elettrodomestici sono progettati con regole di obsolescenza pianificata poiché quando rotti creano maggiori consumi e quindi dipendenza.

Nelle università gli allievi sono psico-programmati al concetto fuorviante e, bugiardo, che con l’aumento dei consumi si ha una maggiore crescita economia e questa porti ad un maggiore benessere. Chi trasmette questo pensiero criminoso o è psico-programmato a sua volta o, è in mala fede. La società è in crisi poiché si trasmettono dogmi figli di concezioni criminali che contemplano l’egoismo, l’accaparramento di ricchezze nelle mani di pochi, e la crescita infinita ignorando le leggi della natura, evitando deliberatamente di tutelare i diritti umani.

Oggi la corruzione a livello universitario è legata al fatto di trattare gli studenti stessi non come discenti autonomi, bensì come liberi consumatori e acquirenti non ancora legati a marche particolari, insomma clienti di servizi didattici. Le corporation vedono un mercato del valore di duecento miliardi di dollari l’anno costituito da una fascia particolarmente interessante di giovani americani che cercano ancora le marche e sono in grado di controllare un reddito disponibile molto elevato, oltre ad influenzare le decisioni di acquisto dei loro genitori e di altri adulti. […] Le aziende non si limitano tuttavia a trasformare l’istruzione in merchandising; infatti, convertono il merchandising in istruzione, facendo di ogni momento della vita di un bambino un’occasione commerciale: pop-up su internet – luogo dove i ragazzi di oggi, abbandonate le ben più sane biblioteche, fanno i compiti; festività e ricorrenze originariamente di ispirazione religiosa trasformate in maratone dello shopping.[1]

Che differenza c’è fra chi ti spara un colpo di pistola e chi deliberatamente sta inquinando per avere una maggiore produttività?

[…]

Le città moderne sono state progettate per le automobili e non per i cittadini. Ma in realtà, per avere una buona mobilità è efficace il principio cardine: prima cammina, poi vai in bici e poi in macchina.

Moriremo tutti sepolti dalle macchine: di questo passo l’iperbole rischia di avvicinarsi alla realtà perché il nostro parco circolante auto continua a crescere senza fine: +4,92% negli ultimi cinque anni. Un record inaudito non tanto per l’incremento percentuale (che comunque non si può ignorare perché siamo passati dalle 34.636.594 auto del 2005 alle 36.339.405 del 2009…) ma perché in Italia siamo già ampiamente oltre la soglia di guardia con la più alta concentrazione di macchine in Europa grazie all’incredibile rapporto di 59 vetture ogni 100 abitanti. […] Tante tantissime e non solo in rapporto alle strade che sono le stesse dagli anni Sessanta ma anche rispetto alla superficie della nostra nazione le auto iniziano a diventare troppe: se saldassimo insieme tutte le carrozzerie delle macchine in Italia arriveremmo all’incredibile numero di 248 mila ettari, ossia 248 chilometri quadrati: come se Milano e Firenze fossero interamente ricoperte di lamiera. Il fenomeno, forse è questa la cosa più strana, sembra sfuggito ai più. [2]

Ciò può avvenire con un miglioramento della sicurezza stradale a favore di soggetti più svantaggiati, con la costruzione di piste ciclabili e soprattutto una pianificazione urbanistica integrata che non trascuri il traffico non motorizzato, ma lo metta in primo piano[3].

I cassetti degli uffici tecnici comunali sono pieni di progetti sostenibili, di buon senso. Nel corso degli anni siamo passati dagli “standard minimi quantitativi”[4] a principi di eco-densità. Ma il principio ispiratore delle scelte non è il buon senso, i soldi contano più della vita umana. I piani sono strumenti per vendere suoli e non per soddisfare bisogni reali. I Consigli comunali sono responsabili di disastri sanitari[5] ed ambientali. E’ necessaria una volontà politica popolare per introdurre l’etica nella politica. Alcune buone pratiche amministrative sono documentate e si ispirano al concetto di territorialità o a percorsi di progettazione partecipata dove i progettisti dialogano direttamente con i cittadini. Ecco alcuni commenti: “tra i sistemi di pianificazione operanti nel mondo occidentale quello italiano è forse uno dei più burocratizzati e più lontani dal mondo della vita (Giusti, 1995). Colmare il burrone tra burocrazia del piano e corpo vivo della città è un compito così grande che è meglio sperimentare e incominciare da tutte le parti. Accrescere il grado di concretezza, vicinanza alla gente, e capacità di ascolto dei sistemi di pianificazione è quindi un obiettivo che è possibile avvicinare in molti modi.”[6]

Addirittura, Diego Caltana racconta di “35 anni di progettazione partecipata” a Vienna. “Un’esposizione dedicata al modello viennese per il rinnovamento urbano racconta gli investimenti seguiti all’entrata in vigore della legge per il risanamento urbano varata nel 1974. Per contrastare gli aspetti più radicali di questo provvedimento legislativo un gruppo di sociologi, architetti e artisti, ma anche tecnici comunali e politici locali, presentano un programma di dodici punti per indirizzare il risanamento evitando che si trasformasse nella demolizione di intere aree degradate con la conseguente dispersione dei loro abitanti. Questi vennero invece coinvolti nei processi decisionali, dando vita ad un’esperienza apripista per la progettazione partecipata.”[7]

[…]

Lo schiaffo morale a questa malsana idea di derogare la democrazia viene proprio da quei Paesi che noi chiamiamo in via di sviluppo. A Porto Alegre (Brasile), nelle favelas, dal 1989 è stato introdotto il “bilancio partecipativo”[8], ciclo di assemblee popolari tematiche, dove i cittadini possono proporre come destinare parte del bilancio pubblico comunale. Questa procedura ufficializzata con una riforma amministrativa ha dato luogo a trasformazioni urbane volte a cancellare anche le favelas.

Ancora una volta la Storia maestra di vita demolisce tutte le credenze indotte dal potere invisibile. Dove c’è più democrazia c’è maggiore efficienza, più controllo, più trasparenza e meno corruzione. Ma le prove sono un po’ ovunque, la Svizzera è la Confederazione democratica dove i cittadini per mezzo di efficaci strumenti di democrazia diretta deliberano senza alcun intermediario su tutti i temi che li riguardano[9].


[1] BENJAMIN R. BARBER, consumati, da cittadini a clienti, Einaudi, 2010, pag. 24
[2] Vincenzo Borgomeo, parco auto, crescita infinita siamo oltre i 36 milioni, 12 maggio 2010, http://www.repubblica.it/motori/ecoauto/2010/05/12/news/parco_auto_crescita_infinita_siamo_oltre_i_36_milioni-3999787/
[3] WUPPERTAL INSTITUT, per un futuro equo, Feltrinelli, 2007, pag. 184
[4] D.M. 1444/68
[5] «Complessivamente l’inquinamento ambientale urbano è responsabile di effetti nocivi sull’apparato respiratorio e cardiovascolare, di effetti oncogeni e dell’aumento della mortalità generale. I principali studi condotti in Europa ed U.S.A. sulla correlazione fra inquinamento atmosferico e cancro al polmone sono concordi nel valutare che per ogni 10 µg/m3 di PM 2.5 si registra un incremento tra l’8% ed il 14% di neoplasie polmonari. Si ricorda che l’OMS ha stimato la quota di decessi attribuibili a valori di PM10 oltre 20µg/m3 in 13 città italiane con oltre 200.000 abitanti sulla base dei valori di PM10 registrati negli anni 2002-2004.  La stima è di 8220 morti/anno di cui 742 morti/anno per cancro del polmone.» Fonte: estratto dal Documento ambiente FNOM CeO – ISDE Italia, http://www.isde.it/AMBIENTE/Documento_FNOMCeO_ISDE_Italia.doc
[6] GIANCARLO PABA, ALBERTO MAGNAGHI  (a cura di), in il territorio degli abitanti, Dunod Milano 1998, pag. 98
[7] in il giornale dell’Architettura, dicembre 2009 n.79, Umberto Alemanni & C, pag. 26
[8] GIOVANNI ALLEGRETTI, l’insegnamento di Porto Alegre, Alinea 2003
[9] THOMAS BENEDIKETR, democrazia diretta, Sonda 2008

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Un pensiero riguardo “Nel concreto: azioni che si possono fare”

  1. Caro PEPE, il tuo lavoro è sublime, credo però che stai idealizzando un pò troppo la società futuribile.
    Già lo SCEC è una cosa molto buona, perchè andare oltre sarebbe uno schock per moltissimi.
    Per me, comunque, non c’e remora l’unica maniera per riportare l’uomo al centro del mondo è eliminare la moneta.
    Se si riuscisse solo a pensare a come sarebbe il mondo senza questo strumento terribile, sono convinto che tutti lo auspicherebbero.
    Eliminare la moneta non significa ricreare il mondo, ma solo sfruttarlo a fondo.
    Sappiamo tutti che se non si lavora il mondo muore, ed è giusto lavorare ma per incominciare 4 ore al giorno e poi forse anche meno, perchè è diritto di tutti lavorare per la società non per i soldi come si fa oggi. Questo eliminerebbe la carenza di lavoro.
    Certo il mondo andrebbe rimodellato ma solo in meglio, il concetto non si può fare perchè è troppo oneroso è un concetto che ci è stato imposto dai capitalisti. Cento infermieri non sono sufficienti per accorciare i tempi delle prestazioni mediche? metticene mille e vedrai che invece di sei mesi per avere una visita impiegherai un giorno.
    Questo deve essere il concetto di tutto. PIL, DEFICIT PUBBLICO, INFLAZIONE, LE DURE LEGGI DEL CAPITALISMO, e si può continuare per ore è solo una panzana della Casta, come il concetto di non comperare prodotti cinesi, quando poi gli industriali italiani producono in Cina e rivendono in Italia a prezzi esorbitanti.
    Credo che sia ora di creare UN COMITATO DI CITTADINI per contrastare lo strapotere del Parlamento e del Premier. Le leggi devono e possono essere proposte ed approvate anche dai cittadini, oppure la nostra Costituzione è una stronzata, l’Italia è dei cittadini italiani o no?
    I cittadini possono e devono sfiduciare un governo con facilità.
    Tutto quelo che si può fare ora è inutile, gli scioperi servono solo per zittire l’oppinione pubblica, cioè dare l’impressione che il cittadino conta.

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