Città e cittadini


estratto da “Qualcosa” che non va

L’amministrazione sprecona e virtuosa.
Facendo finta che la moneta sia pubblica e di proprietà del portatore (cittadino), chiunque di noi può immaginare e comprendere le basi della pubblica amministrazione. I cittadini stretti da un patto, lo Stato, decidono di usare parte del proprio profitto, le tasse, per far funzionare i servizi utili a tutti. In una democrazia rappresentativa i dipendenti eletti decidono come spendere le tasse. Un’amministrazione sprecona (Governo, Parlamento, Regioni, Province e Comuni) gestita da dipendenti eletti decide di destinare “a pioggia” la ridistribuzione delle tasse in risposta ai servizi che essa ritiene pubblicamente utili. In questa semplificazione potremmo intuire dove sia il problema: i dipendenti eletti non corrotti difficilmente destinano le risorse rispetto ai bisogni reali, perché i dipendenti non conoscono i bisogni reali e non potranno mai conoscerli poiché privi di strumenti di democrazia diretta e partecipativa. Nell’attuale consuetudine le corporazioni consigliano i Governi su come distribuire le tasse ed il popolo intero non riesce ad organizzare le proprie idee poiché apatico, distratto e manipolato. Le cronache di buone pratiche amministrative hanno dimostrato che gli sprechi sono stati notevolmente ridotti o eliminati dove esistono strumenti efficaci di vera democrazia, circa 500 città nel mondo. Solo il popolo sovrano conosce le proprie esigenze e pertanto sono inutili gli interventi tradizionali di pianificazione che coinvolgono solamente le lobby delle associazioni di categoria, spesso colluse col malaffare. Un’organizzazione geniale ed efficace non risolve problemi ma li previene. Le Regioni del Sud Brasile hanno realizzato una riforma amministrativa che consente di far emergere la reale domanda (bisogni dei cittadini) unità l’offerta (lavoro e produzione). Il popolo sceglie le “priorità” (servizi, costruzioni, infrastrutture…) con strumenti di democrazia e le amministrazioni applicano e controllano, insieme a portavoce dei cittadini, i lavori da eseguire.
I referendum propositivi sono strumenti di volontà popolare che destinano risorse rispondenti ai reali bisogni.
Ad esempio, un’amministrazione ingiusta e sprecona di danaro pubblico divide la torta delle tasse facendo cento diviso le dieci città anche se qualcuna di queste non ha reale bisogno di quella parte. Al contrario, un’amministrazione etica e giusta lascia che la torta sia auto-divisa rispetto ai reali bisogni conosciuti e pervenuti con strumenti di democrazia diretta così da eliminare l’assistenzialismo e gli sprechi, ma stimolando la reale partecipazione democratica del popolo alle decisioni collettive (responsabilità).

Lo Stato deve solo controllare che la domanda di moneta sia corrispondente alla reale produzione di merci, beni e servizi così da evitare l’inflazione e tagliare la moneta in eccesso per lasciare i prezzi stabili.
Lo stesso sistema di autocontrollo democratico fatto dai cittadini consente una maggiore consapevolezza della produzione e della spesa pubblica, e questo alimenta un circolo virtuoso di crescita, di maturità e responsabilità collettiva, come sta avvenendo ed accade nei territori dotati di strumenti di vera democrazia.
Infatti dove esistono ambiti democratici, il singolo individuo può esprimere la propria opinione e condividere la conoscenza gratuitamente, chi ascolta cresce e può comparare le opinioni divergenti, può fare ricerche e comprendere errori, incomprensioni e cattiva fede. In assenza di tali metodi e strumenti, i cittadini sono oppressi da scelte sbagliate dei dipendenti eletti.

[…]

Utilities, affari del potere locale. “Non si ferma la corsa delle SpA pubbliche”. Società e consorzi crescono del 5% rispetto al 2008, quasi 25mila poltrone nel consiglio di amministrazione. Una lista di attività poliedriche, che spesso servono a trovare una poltrona agli estromessi del giro della politica a chi nella politica c’è rimasto e non disdegna i doppi e tripli incarichi.[1]

Un esempio di come non si amministra un Comune: Vincenzo De Luca e la sua Giunta. Ecco l’immoralità feudo-medioevale a norma di legge (statuti) raccontata alla luce del sole:

SpA del Comune. “Società partecipate cinque presidenti presentano le dimissioni”. Mucio, Colombo, Cesareo, Argentino e Napoli lasciano via libera al riassetto dei vertici aziendali voluto dal Sindaco. Così come chiesto da Vincenzo De Luca, ieri hanno presentato le dimissioni i presidenti di Salerno Sistemi, Mariano Mucio; Salerno Pulita, Antonio Colombo; della Centrale del latte, Vincenzo Cesareo; di Salerno Energia, Ferdinando Argentino; di Salerno Mobilità, Enzo Napoli. Il Sindaco deciderà nelle prossime settimane se procedere ad un ricambio parziale o totale degli incarichi, anche dei consigli di amministrazione alla luce della nuova situazione politica.[2]

[…]

Sprechi, degrado ed inutile consumo del territorio nelle intenzioni degli Enti:

Edilizia residenziale. “Duemila case, in arrivo la graduatoria.” Il Comune completa l’elenco delle assegnazioni alle coop. Dovrebbe essere ultimata in una decina di giorni la graduatoria per i nuovi lotti di edilizia residenziale pubblica a Salerno. Nell’elenco figureranno le cooperative edilizie e le imprese assegnatarie che, successivamente, provvederanno alla realizzazione di duemila nuovi alloggi residenziali. Le aree assegnate si trovano a San Leonardo, Fuorni, Ponticelli, Matierno, quartiere Italia e Lamia. Si tratta di un intervento particolarmente atteso che ha come obiettivo soprattutto quello di far rientrare in città i salernitani che, negli anni, sono stati costretti a trasferirsi per mancanza di case a buon mercato nel capoluogo.[3]

L’obsoleto pensiero della crescita determina il consumo del territorio, risorsa preziosa e finita, e pertanto Sindaci, Consigli, progettisti e costruttori avari e desiderosi di profitto monetario distruggono le risorse di tutti: la Natura. La maggioranza degli Enti locali non è in grado di dare risposte politiche di buon senso e si affida a logiche obsolete per non risolvere i problemi che si presentano, nel caso su esposto si tratta della risoluzione dei problemi economici di progettisti e costruttori veri ed unici beneficiari della distruzione del territorio. Eppure, vi sono esempi di gestione etica del territorio: “piani a crescita zero” dove i Comuni riutilizzano i volumi costruiti esistenti per concederli, con canoni agevolati, ai cittadini meno abbienti: studenti, precari, giovani coppie, anziani. Il Comune di Parigi è un ottimo esempio ed altri piccoli comuni italiani stanno rinunciando alla rendita monetaria derivante dalle concessioni edilizie per optare sui profitti prodotti da società ad azionariato diffuso che gestiscono e risparmiano energia (ESCO).

[…]

Riccardo Iacona, nell’inchiesta “case da pazzi” in “Presa Diretta”, andata in onda su RAITRE il 13 febbraio 2010, mostra come il Comune di Parigi faccia l’opposto dei comuni italiani e cioè l’Ente pubblico compra immobili, li ristruttura e li concede al popolo con tre modalità: un affitto sociale, uno agevolato ed uno calmierato a seconda dei redditi dichiarati per evitare che i cittadini, costretti dal libero mercato, debbano lasciare la città. Funziona proprio così, nuove case popolari nel centro di Parigi per garantire un giusto prezzo, il Comune deve soddisfare ben 115.000 domande per gli alloggi e l’Assessore competente dichiara di aver soddisfatto 30 mila nuovi alloggi lo scorso mandato mentre consegnerà altri 45 mila nel mandato in corso. L’ultimo anno hanno acquisto altri 12 mila appartamenti da ristrutturare e consegnare.

[…]

Autoderminazione dei popoli intesa come vera democrazia (diretta[4] e partecipativa), ripristino delle monete libere dal debito[5] e senza interessi (banche controllate dallo Stato e non più SpA private), diritto alla vita, tutela dell’acqua[6] ed autoproduzione energetica sono i temi che nessun partito politico tradizionale farà suo come priorità assoluta.
Il raggiungimento di questi obiettivi passa attraverso la ricostruzione delle comunità locali intese come riorganizzazione degli spazi pubblici, agorà, per il dibattito libero, aperto e democratico. Le persone devono poter condividere le idee e le esperienze per il bene comune. L’obiettivo è riscoprire i reali bisogni umani: cibo, riparo sicuro, cultura, sport, amore e passioni.
L’Italia, dal punto di vista dell’organizzazione territoriale, forse è il Paese che più di altri ha sofferto e soffre dell’inutile e farraginosa burocrazia legislativa con la sovrapposizione di leggi che trattano gli stessi argomenti o affini con l’effetto di aumentare gli errori e la corruzione.

Si chiamano programmi complessi, e l’aggettivo già fa capire tanto, insieme di leggi che trattano la materia urbanistica. Ecco l’elenco nominativo di “leggi”-piani approvati dal Parlamento: programmi integrati di intervento(PII), interventi di recupero, programmi di recupero urbano (PRU), programmi di riqualificazione urbana (PRiU), contratti di quartiere (CdQ), programmi di recupero per la ricostruzione del territorio, programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio (PRUSST), programmi di iniziativa comunitaria (Urban 1 e 2), progetti pilota urbani II serie, programmi Interreg II, patti territoriali, contratti d’area, patti di pianificazione.

I programmi complessi nascono nel corso degli anni ’80 nell’ambito delle politiche per la casa, in particolare all’interno delle linee di programmazione nazionale e regionali del CER (il Comitato per l’Edilizia Residenziale), riformato dalle legge 457/1978, avendo come riferimento alcune tipologie d’intervento nelle città che si erano diffuse negli anni ’70 nei contesti europei, soprattutto in Francia e Inghilterra, nonché alcune sperimentazioni italiane a livello regionale.[7]

Energia e salubrità in edilizia.
BREAM (Building Research Estabilishment Assessment Method), LEED (Leadership in Energy and Environmental Design), SBTool (Sustainable Building Toll), Protocollo ITACA, sono metodi di valutazione della sostenibilità edilizia. POE (Post Occupancy Evaluation) è un criterio valutativo che misura il comfort ambientale delle abitazioni.
A livello normativo è la norma ISO 14020 a stabilire le linee guida e i principi per lo sviluppo e l’applicazione di etichette e dichiarazioni ambientali volontarie. Definisce tre tipi di etichette ambientali[8]:

  • ISO 14024 Ecolabel[9]
  • ISO 14021 autodichiarazioni del produttore
  • ISO 14025 forniscono dati quantitativi sul profilo ambientale del prodotto valutate secondo LCA[10].
    1. inquinanti di natura fisica: radon e suoi di prodotti di decadimento;
    2. composti organici volatili (VOC) e semivolatili: formaldeide e antiparassitari;
    3. inquinanti biologici: batteri, funghi, muffe;
    4. fibre minerali naturali e artificiali: amianto e fibre minerali artificiali (lana di vetro, di roccia).
  • Criteri e metodi su elencati individuano pratiche e linee guida per la progettazione e la costruzione in termini qualitativi col fine di avviare una consuetudine virtuosa nel settore dell’edilizia per tutelare la salute umana e l’ambiente. Rimangono le differenze culturali opposte poiché ecologia è sinonimo di democrazia ed entrambi sono contrapposti alla massimizzazione del profitto. Nella sostanza, con quale criterio di merito si stabilisce il prezzo di un’immobile? Oggi non esiste alcun obbligo di adottare criteri di merito, è sufficiente che il cittadino sborsi la somma di danaro richiesta dal venditore. L’anomalia è che il cittadino italiano sembra essere il massimo esperto quando parla di calcio, di automobili ma non sa nulla circa la qualità delle civili abitazioni e la qualità del cibo. Italiani esperti del superfluo ed ignoranti sul necessario?

    Negli ultimi anni, dopo la disattesa legge 10/91 sul risparmio energetico e grazie alla spinta iniziale della Provincia autonoma di Bolzano con la certificazione “Casaclima[11] sui consumi energetici è stata introdotta anche in Italia una norma che introduce le “classi di consumo” così come, già in precedenza, avveniva per gli elettrodomestici. Gli italiani potranno sapere quanta energia consuma la propria abitazione. Queste etichette sui consumi sono solo il primo passo che introduce un’efficace concetto di qualità architettonica, altri parametri devono essere valutati e come spesso accade i dipendenti eletti non sono capaci, sia per ignoranza e sia per corruzione, di introdurre ed applicare la qualità architettonica già descritta in ambito accademico sin dagli anni ‘80.

    Obiettivo del POE è quello di porre in relazione la misurazione strumentale dei livelli prestazionali con le aspettative degli abitanti e il livello di gradimento da parte dell’utenza, accertabile con buona approssimazione mediante interviste; la documentazione raccolta costituisce un giudizio sui risultati positivi o negativi dell’edificio e, fornendo indicazioni sulle nuove costruzioni o per la riqualificazione delle esistenti, costituisce un contributo innovativo alla manualistica edilizia[12].

    Ecco l’elenco di alcuni criteri considerati dal metodo POE: salubrità del sito, distanza dalle attività industriali, livello sonoro del sito, orientamento dell’edificio, strutture per servizi didattici e culturali, rapporti socio/culturali, disponibilità di attrezzature per il tempo libero, efficacia dei percorsi, eliminazione delle barriere architettoniche, ricambi d’aria, isolamento termico, efficacia dell’illuminamento naturale, presenza di inquinanti chimici, ed altro ancora.

    Materiale e prodotti edilizi, in condizioni di uso normale, sono cause potenziali di emissione delle seguenti classi di inquinanti:

    L’emissione di altre classi di inquinamento è legata a particolari condizioni o a fatti eccezionali quali l’incendio, per quanto riguarda i prodotti della combustione (fumi tossici) o al dispersione di fibre e polveri in caso di crolli dovuti a eventi sismi o altro.

    Per quanto riguarda gli inquinanti biologici, il loro sviluppo è dovuto alla presenza di condizioni particolari di temperature e di umidità e all’accumulo di sporco. Non sono quindi i materiali direttamente responsabili, ma il loro uso in condizioni non adeguate.

    I prodotti edilizi possono causare inquinamento dell’aria interna secondo tre principali modalità:

    –          direttamente, emettendo o rilasciando composti organici volatili, particolato respirabile, fibre;
    –          indirettamente, adsorbendo e rilasciando successivamente sostanze inquinanti provenienti da altre fonti;
    –          favorendo lo sviluppo di inquinanti biologici.

    Le scelte tecniche sono in grado di migliorare la qualità dell’aria in edifici esistenti o di prevenire l’inquinamento nelle nuove costruzioni. L’intervento del progettista sul costruito può essere richiesto a seguito di lamentele da parte degli occupanti e/o a seguito di indagini diagnostiche sull’edificio.[13]

    La letteratura giuridico-urbanistica è ricca di taluni esempi che mostrano da un lato le intenzioni di tecnici capaci e preparati che hanno elaborato norme atte a risolvere problemi e dall’altro lato la triste realtà italiana che mostra un territorio troppo antropizzato, urbanizzato, troppo costruito che aggredisce l’ambiente e lo rende pericoloso in alcune aree notoriamente a rischio (terremoti e rischio idrogeologico).

    I progettisti sono sollecitati a puntare l’attenzione sulla scelta di materiali e prodotti ad alta efficienza termica per la realizzazione dell’involucro edilizio e sulla scelta di impianti ad alto rendimento, possibilmente basati sullo sfruttamento di risorse rinnovabili (solare, fotovoltaico, geotermico, eolico). La corretta progettazione di forma e orientamento dell’edificio, abbinata a scelte tecnico-costruttive che mirano all’incremento dell’isolamento e all’ottimizzazione dell’inerzia termica, permettono di realizzare edifici con basso fabbisogno energetico. L’abbinamento, a questo punto, con impianti a elevata efficienza, basati sullo sfruttamento di energie rinnovabili, permette di delineare uno scenario futuro caratterizzato dall’autosufficienza energetica e dall’azzeramento delle emissioni di CO2 (Zero Emission Building). Almeno in fase d’uso. Occorre altresì osservare come la spinta verso la realizzazione di edifici a bassissimo consumo energetico in fase d’uso stia portando il mercato ad una rincorsa a livelli prestazionali che vanno ben oltre quelli indicati dagli apparati normativi: l’esibizione di elevate prestazioni energetiche è diventata un elemento di valorizzazione economica considerato importante nel mercato immobiliare. […] Un’analisi ambientale corretta e completa, relativamente ad una costruzione, dovrebbe basarsi, dunque, sul metodo LCA (Life Cycle Assessment), andando a considerare tutte le fasi del ciclo di vita (produzione-usodismissione) e tutte le sostanze/materiali coinvolte (e relativi impatti correlati). Ma la valutazione LCA è attività molto complessa e, soprattutto, risulta spesso difficile spiegare i risultati espressi secondo indicatori ambientali poco conosciuti. Per cominciare ad estendere lo sguardo oltre la sola valutazione energetica della fase d’uso, può essere pertanto utile fare riferimento agli indicatori utilizzati nelle procedure di certificazione energetica “correnti” (energia primaria PEI, espressa in MJ o kWh, ed emissioni di CO2), valutando i consumi e le emissioni anche delle fasi a monte dell’uso di un edificio. In tal senso, gli indicatori che possono essere presi in esame sono l’energia incorporata (embodied energy) e le emissioni di CO2 incorporate (embodied carbon) nei materiali, considerando l’estrazione delle risorse, il loro trasporto, la produzione e lavorazione di un prodotto. Nelle banche dati vengono, in genere, riportati i valori di energia incorporata assumendo come confini la “culla” e il “cancello” (dello stabilimento produttivo). A questi bisognerebbe, poi, sommare l’energia spesa dal “cancello al cantiere” (andando a comprendere anche il trasporto fino al luogo della messa in opera e la fase di messa in opera stessa).[14]

    Gli impegni non corrispondono ad una qualità architettonica ed urbanistica diffusa, anzi esistono troppi volumi costruiti e male, soprattutto dal punto di vista del risparmio energetico. Fino a quando la ricchezza verrà misurata in moneta debito coi suoli e con l’espansione urbana si avranno altri scempi da correggere.

    Eppure basterebbe fare un piano di monitoraggio dell’ambiente costruito finalizzato al recupero (riuso) per creare migliaia di posti di lavoro, ecco la vera sicurezza. L’Italia deve consolidare, dal punto di vista statico, tutti gli edifici che abbiano dai 40 anni di “età” in su. L’Italia deve ristrutturare l’intero patrimonio edilizio esistenze, altro che nuove case. E’ sufficiente mutare i valori monetari – convenzione arbitraria – dell’attuale consuetudine progettuale e costruttiva: un edificio di nuova costruzione dovrà valere meno di un edificio ristrutturato (sicurezza statica e salubrità: metodi POE, BREAM, Protocollo ITACA). Quindi, la misura del valore non sarà indicata dalla moneta, mezzo di scambio, ma dalla qualità e dal buon senso: volontà politica. Il risparmio energetico potrebbe essere una moneta di scambio, la ristrutturazione potrebbe essere una moneta di scambio, e così via; cioè è sufficiente una volontà popolare che indichi una nuova misura del valore figlia della qualità e non più della quantità (lo stupido PIL) per migliore le condizioni di vita di tutti e soprattutto dei meno abbienti.


    [1] Antonello Cerchi Gianni Trovati, Non si ferma la corsa delle SpA pubbliche, in “IlSole24ore” 15 maggio 2010 pag. 3
    [2] Fiorella Loffredo, in “La Città”, 30 aprile 2010, pag. 11
    [3] Gianni Giannattasio, in “La Città”, 4 maggio 2010, prima pagina
    [4] THOMAS BENEDIKTER,  democrazia diretta, Sonda 2008
    [5] come accennato più volte la questione non è economica ma giuridica, il mezzo di scambio di beni e merci, la moneta deve essere di proprietà della Repubblica ed emessa da un ente pubblico come prevede la Costituzione. Applicando questo principio elementare figlio della sovranità popolare si cancella il debito pubblico poiché non ci sarà più nessuno che ti presta pezzi carta stampati dal nulla caricati persino di interessi e ti ruba la vita, il presente ed il futuro dei tuoi figli.
    [6] http://www.gruppo183.org/acqua/legislazione/direttiva.pdf
    [7] SIMONE OMBUEN, MANUELA RICCI, ORNELLA SEGALINI, i programmi complessi, ilsole24ore, 2000, pag. 13
    [8] SARA SCAPICCHIO*, valutazione di sostenibilità etichette ecologiche e risorsa acqua in edilizia, in “Il Progetto Sostenibile”, N. 24 ott-dic 2009, pag. 62; *Università degli Studi di Napoli Federico II
    [9] marchio europeo di qualità ecologica a prodotti che superino determinati esami relativi a diverse qualità ambientali
    [10] Analisi Ciclo Vita, ecobilancio
    [11] NORBERT LANTSCHNER, CasaClima, vivere nel più, Raetia, Bolzano 2006
    [12] Quaderni del MANUALE DI PROGETTAZIONE EDILIZIA (serie diretta da ARIE GOTTFRIED), I criteri di progettazione e le verifiche, [Qualità & Manutenzione], HOEPLI, Milano 2006, pag. 104
    [13] MANUALE DI PROGETTAZIONE EDILIZIA, I criteri di progettazione e le verifiche, [Qualità & Manutenzione], HOEPLI, Milano 2006, pag. 48
    [14] Andrea Campioli, Valeria Giurdanella, Monica Lavagna, Energia per costruire, energia per abitare, in “Costruire in Laterizio” N.134, maz-apr 2010, pag. 60

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    2 pensieri riguardo “Città e cittadini”

    1. […] Noi cittadini possiamo “urlare” ai nostri dipendenti eletti che costruiscono inceneritori: sciocchi state distruggendo noi stessi, non è una questione ideologica o di fede religiosa, ma un problema culturale. Siamo legati a credenze dannose che impediscono di distinguere la luce di un faro con quella di una nave. Certo la questione dei rifiuti è ancora più frustante poiché non ci vuole una specializzazione per comprendere i danni ma serve solo la cultura di base del quarto anno dei licei perché gli allievi studiano il principio di conservazione di massa e dell’energia. […]

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