I V-Day “democrazia” all’italiana, le parole sono importanti.

Ho partecipato ad entrambi i V-Day promossi da Beppe Grillo ed attuati dai forum “meetup”. Ma cosa sono in realtà questi V-Day?

Il primo era un’iniziativa di legge popolare (vietare l’accesso in Parlamento ai condannati) ed il secondo una richiesta di indire referendum abrogativo contro tre leggi (finanziamento pubblico all’Editoria, legge Gasparri, Ordine giornalisti) in parole povere azioni di democrazia diretta.

Ad oggi, chi mi riconosce per strada, conoscenti, amici, come sostenitore delle iniziative mi chiede a cosa siano servite tutte quelle firme, ed entrando nello specifico le persone non sanno minimamente cosa  sia un’iniziativa popolare e quale differenza ci sia con un referendum, non parliamo poi se accenno alle parole democrazia diretta.

I “meetup” si sono lasciati sfuggire un’importante opportunità, far parlare ed “insegnare” la vera democrazia agli italiani mostrando a tutti ciò che la maggioranza non conosce, l’assenza di regole democratiche vere. In Italia, i cittadini non possono neanche scegliere i propri dipendenti da eleggere perché non esiste una legge che prevede l’obbligo, per i partiti o le coalizioni, di predisporre elezioni primarie vere, cioè col diritto di autocandidatura e  di spazi pubblicitari uguali per tutti.

A cosa sono servite le firme? Primo V-Day. La legge dice di raggiungere un quorum minimo di 50 mila firme per consentire ad un gruppo di cittadini di presentare un disegno di legge in Parlamento.

Pochi sanno che la legge non obbliga il Parlamento a prendere in considerazione tale disegno. Anche in altri Paesi esiste lo strumento d’iniziativa popolare ma con una leggera differenza, il Parlamento ha l’obbligo di valutare la proposta e può respingerla, se lo fa, c’è l’obbligo di indire referendum popolare, cioè il potere di decidere viene restituito al legittimo proprietario il popolo sovrano.

La maggior parte delle iniziative popolari presentate dal 1996 al 2001 finora non sono state discusse.

V2-Day. La legge indica un quorum di 500 mila firme per ogni proposta abrogativa. Dopo la validità della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale, i referendum vengono inseriti in un calendario e votati ma in Italia esiste un secondo quorum di validità che richiede la partecipazione obbligatoria del 50% + 1 degli aventi diritto al voto, caso unico al mondo.

Il quorum di validità sulla partecipazione al voto referendario è una regola che contraddice il principio democratico chi vota decide, come se il 17% dei non votanti alle ultime elezioni avessero deciso la maggioranza parlamentare.

Per tanto, il quorum di validità alla partecipazione si presta come strumento di boicottaggio degli avversari politici al comitato promotore ed invitano i cittadini a non andare a votare anziché entrare nel merito delle proposte  e dibattere (=democrazia). Quindi, tale comportamento antidemocratico scredita l’istituto del referendum e soprattutto la sovranità popolare.

Per raggiungere il quorum di validità sul voto referendario la legge prevede spazi pubblicitari al comitato promotore, ovviamente è noto a tutti che i media italiani godono di un’autorevolezza ed “indipendenza” esemplari.

In Italia ben 20 referendum consecutivi dal 1997 non hanno raggiunto il quorum. Questi risultati, per mezzo del quorum al 50% + 1 hanno vanificato e mortificato qualsiasi impegno civile da parte di cittadini e forze politiche che hanno voluto dare un contributo alla partecipazione politica del Paese. Il quorum va abolito.

Altra regola dolente e mortificante nei confronti del popolo: non esiste alcun quorum di validità se il Parlamento indice referendum confermativo facoltativo sulle leggi costituzionali (art. 138 comma 2), è già accaduto con un referendum costituzionale, era sufficiente il voto di un italiano per cambiare la nostra Costituzione. In quell’occasione il popolo respinse la proposta calata dall’alto.

 

Queste sono le regole “democratiche” italiane che “consentono” al popolo sovrano di poter cambiare qualcosa direttamente rimanendo al di fuori del Parlamento.

Bisogna reagire a tutto questo chiedendo più democrazia senza concedere spazio al potere invisibile, come avviene in tutti i Paesi civili dove cittadini consapevoli si adoperano per partecipare chiedendo l’introduzione di strumenti di democrazia diretta e partecipativa negli Statuti degli Enti Territoriali col fine di applicare il principio fondamentale di tutte le democrazia: la sovranità popolare. In Italia bisogna inventarsi un soggetto politico che abbia come priorità il cambiamento delle regole per introdurre la vera democrazia.

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