Visione politica europea

Questa Unione europea è palesemente incostituzionale, è un ossimoro da cancellare, poiché prevede contemporaneamente due visioni opposte: libero mercato e solidarietà.

Trattato di Lisbona: L’Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico.
Trattato sul MES: Al fine di consentire al MES di realizzare il suo obiettivo, allo stesso sono conferiti nel territorio di ogni suo membro lo status giuridico ed i privilegi e le immunità definiti nel presente articolo. Il MES si adopera per ottenere il riconoscimento del proprio status giuridico e dei propri privilegi e delle proprie immunità negli altri territori in cui opera o detiene attività.

Com’è chiaro dai Trattati l’UE si basa sull’usurpazione della sovranità monetaria, è controllata da un’oligarchia non eletta dai popoli e sull’ossimoro sviluppo sostenibile. I Trattati non hanno una linearità logica rispetto ai principi e prevedono che si faccia tutto ed il contrario di tutto in violazione della Costituzione Repubblicana che ha obiettivi diversi dall’UE. In questi ultimi 20 anni i partiti hanno tradito la Repubblica ed il popolo italiano.

E’ semplice riscontrare che in questi anni l’ideologia liberista abbia prevalso sullo stato sociale messo all’angolo, oltre a questa contraddizione disumana, l’UE non è un’organizzazione democratica rappresentativa poiché il Parlamento, unico organo elettivo, non ha l’esclusivo potere di promulgare le direttive; potere legislativo che pende a favore di Commissione e Consiglio d’Europa (organi esecutivi), già questo aspetto antidemocratico dovrebbe far scatenare una rivoluzione entro domani mattina. L’ultimo Trattato di Lisbona che sostituisce quello di Maastricht è praticamente la Costituzione europea, quel Trattato internazionale va completamente rivisto, cestinato in molti articoli e molte parole poiché contraddicono la Costituzione italiana e soprattutto andrebbe introdotta la democrazia che non c’è. E’ noto che nell’UE il reale potere sia concentrato nelle mani dei tecnocrati non eletti. Nessuno strumento referendario è inserito nei trattati negando la natura stessa di democrazia.

Il pensiero politico dominante è quello di costruire un’Europa federale, come gli Stati Uniti d’America. E’ un progetto mondialista molto vecchio ampiamente descritto nei famigerati think tank anglo-americani, quelli che hanno inventato ed applicato la famigerata globalizzazione che stiamo subendo con l’aumento della disoccupazione programmata e della sospensione dei diritti universali dell’uomo. Siamo sempre più vicini alla strutturazione di uno Stato autoritario feudale, cioè dove i pochi controllano i molti negando loro il diritto all’autodeterminazione: com’è l’impero romano, sostanzialmente, o forse, ancora peggio poiché vivi nell’illusione di essere libero, ma non lo sei, psico programmato nella scuola e ricattato tramite il lavoro. Com’è altrettanto facile ricordare e mostrare questo progetto non prevede la democrazia, oggi sostituita dalle SpA che governano il WTO, la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale; chi siano queste SpA e cosa fanno è ben descritto nella Guida al consumo critico.

L’enorme problema politico italiano è che questo progetto totalitarista dell’élite degenerata non viene adeguatamente sostituito da un soggetto politico forte, sostenuto dal consenso popolare, capace di promuovere un progetto democratico vero, serio, che abbia come obiettivo il benessere dei cittadini. Attenzione, manca in Italia non che non esista un progetto politico alternativo, perché nella sostanza questo progetto non solo esiste, ma ha anche una sua applicazione concreta ed è in continua discussione. Alcuni stati Sud-Americani sono usciti dal ricatto dell’impero della Banca Mondiale e del FMI e stanno sperimentando partecipazione e tutela dei beni comuni, anche in Asia il capitalismo liberista trova critiche poiché va in conflitto con le culture locali. E’ la vecchia Europa che al momento non riesce ad accettare che questa ideologia sia giunta al termine poiché è finita un’epoca. L’epoca industriale che ha inventato il capitalismo è morta. L’avidità liberista e la stupidità radicata nel pensiero economico che ignora le leggi della natura è ormai chiara ai più. I partiti tradizionali psico programmati dall’ideologia industriale sono giunti al termine e per questo motivo non riescono più a stare nella società. Si è creato un vuoto di rappresentanza in tutta Europa.

Cosa bisognerebbe fare? Uscire dall’economia del debito. Uscire dal Trattato di Lisbona o cancellarlo azzerando totalmente i passi compiuti dall’élite degenerata. I Parlamenti dell’euro zona dovrebbero avviare un processo di coinvolgimento attivo dei popoli e chiedere loro in che tipo di Unione vorrebbero vivere. Una indicazione fu data dal popoli francese ed olandese che bocciarono il Trattato di Lisbona. Cosa significa tutto questo? Ribaltare l’atteggiamento attuale dei Governi poiché sono completamente supini ai diktat delle SpA che hanno costruito un’area commerciale liberista, l’UE per l’appunto, pronta a distruggere le economie nazionali e sfruttare le opportunità poste dal WTO, dalla Banca Mondiale e dal FMI. I capi politici oggi discutono se tornare ad un capitalismo degli anni ’80, o rimanere nello stupido schema del MES e del fiscal compact con qualche ritocco sui parametri fiscali e contabili nella speranza di attivare qualche politica energetica. Essi intendono rimanere nel piano ideologico che hanno costruito, ma facendo qualche concessione per contenere la disoccupazione creata da loro e soprattutto contenere le proteste nei confronti dell’euro zona. I leader politici non pensano minimamente di cambiare il sistema e di rispettare i diritti dei cittadini, di allargarli, anzi non solo i diritti fondamentali sono messi in discussione, cosa impensabile fino a dieci anni fa, ma stanno progettando un vero stato fascista finanziario ed hanno tutti i poteri per farlo, li abbiamo votati?! Mentre i cittadini vivono i problemi dell’incertezza economica, cresce la disoccupazione, i militari elaborano strategie e ci mostrano visioni che ricordano il gioco del risiko. Ahimé, la realtà politica è questa: cittadini che vivono in un mondo, e l’élite che vive in un altro mondo: guerre, disastri, risorse, avidità. O i cittadini cominciano a comprendere la complessità della società e la rielaborano per raggiungere una società opposta a questa (come fanno in altre nazioni), oppure sarà difficile ribaltare la piramide del potere.

Il recente voto conferma la disaffezione dei cittadini contro tutti partiti, anche il M5S è stato avvisato, ma i popoli devono organizzarsi al più presto per promuovere un’alternativa efficace in ambito europeo, non c’è molto tempo per farlo, ma bisogna farlo. Anche in Italia con grande ritardo si sta sviluppando un dibattito politico importante: ripensare le comunità partendo dalla partecipazione diretta nel tutelare i beni comuni. Per realizzare questo progetto ci vuole impegno, ci vogliono competenze ed abilità specifiche, bisogna cercarle, valorizzarle, sviluppare e sperimentarle, il prima possibile. Una visione politica alternativa esiste, si chiama bioeconomia.

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Bellezza e lavoro: rigenerare i piccoli centri.

E’ recente la crescita di gruppi di pressione al fine di spostare risorse verso la conservazione e la tutela del patrimonio esistente. Persino nel mondo accademico e nell’élite legata ai gruppi di potere si diffondono dubbi circa l’obsoleto pensiero dominante che mostra tutta la sua fallacia. Persino i distruttori del territorio come i costruttori edili cominciano a rendersi conto degli errori e dei danni ambientali che hanno prodotto decenni di politiche speculative figlie della rendita urbana e fondiaria (Sullo docet). Rimane l’amarezza poiché le previsioni disastrose della religione capitalista erano state ampiamente accennate negli anni ’60 e poi qualche pubblicazione negli anni ’70 ha anticipato il disastro che vediamo nell’Unione europea liberista.

Pier Paolo Pasolini: « Non è affatto vero che io non credo nel progresso, io credo nel progresso. Non credo nello sviluppo. E nella fattispecie in questo sviluppo. Ed è questo sviluppo che da alla mia natura gaia una svolta tremendamente triste, quasi tragica. »
Ivan Illich: «Ma «crisi» non ha necessariamente questo significato. Non comporta necessariamente una corsa precipitosa verso l’escalation del controllo. Può invece indicare l’attimo della scelta, quel momento meraviglioso in cui la gente all’improvviso si rende conto delle gabbie nelle quali si è rinchiusa e della possibilità di vivere in maniera diversa. Ed è questa la crisi, nel senso appunto di scelta, di fronte alla quale si trova oggi il mondo intero.»

Sia chiaro, la religione liberista è stata propugnata sia dalla “destra” che dalla “sinistra”. Ci troviamo in una recessione costruita ad arte poiché l’influenza di organizzazioni sovranazionali ha saputo rubare la sovranità monetaria ed affermare un’ideologia immorale per accelerare lo sviluppo delle SpA che scrivono l’agenda politica dell’Unione europea sostituendo i valori della nostra Costituzione con l’avidità di pochi. La crescita che interessa alla Nazione non c’è più (politica industriale), e prevale l’ideologia della crescita infinita figlia del progressismo, del “libero mercato” e della competitività insieme al pareggio di bilancio e la riduzione della spesa pubblica causando povertà diffusa. Più passa il tempo e più i cittadini si rendono conto dell’inganno in cui viviamo. Ad esempio, basta notare che il Trattato di Lisbona (L’UE si adopera per “un’economia sociale di mercato fortemente competitiva“) non è compatibile con la nostra Costituzione poiché poggia su principi opposti (art. 41 Cost. “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana“). Il Trattato di Lisbona è come lo sviluppo sostenibile, è un ossimoro.

I media ovviamente assecondano gli interessi dell’oligarchia SpA, ma non riescono a giustificare la contraddizione palese fra la contabilità pubblica e la tutela dei diritti universali dell’uomo (lavoro, uguaglianza, salute). E’ sempre più evidente il fatto che la religione della crescita guidata dal libero mercato non si concilia col diritto al lavoro, e di recente si scopre che il lavoro in certe condizioni non significa migliorare la qualità della vita, anzi si traduce in schiavitù e morte (Porto Tolle, Taranto, Priolo, etc.).

Sempre più cittadini cominciano a leggere la Costituzione italiana dandone una giusta interpretazione poiché scoprono contraddizioni intollerabili fra i principi annunciati nella carta costituzionale, e la realtà che ruota intorno a noi, notando diritti violati (precariato diffuso, aumento dell’orario di lavoro e riduzione del salario), e corruzione in ogni ambito istituzionale (scandali e privilegi della “casta”) per sostenere lo status quo, e l’aumento di vergognose disparità salariali fra manager pubblici e privati e dipendenti lavoratori. In Svizzera, la patria dei banchieri e del segreto bancario, grazie agli strumenti referendari è stato possibile introdurre un tetto alla retribuzione dei dirigenti d’azienda.

Il 45% della ricchezza complessiva delle famiglie italiane alla fine del 2008 è in mano al 10% delle famiglie. E’ uno dei dati contenuti nel rapporto su “La Ricchezza delle famiglie italiane” elaborato dalla Banca d’Italia. Secondo studi recenti, la ricchezza netta mondiale delle famiglie ammonterebbe a circa 160.000 miliardi di euro e la quota “italiana” sarebbe di circa il 5,7%. Stiamo parlando di circa 9120 miliardi di euro. Di questo immenso capitale, alla fine del 2011 le attività finanziarie ammontavano a oltre 3.500 miliardi di euro, di cui il 42% – 1470 miliardi – (obbligazioni, titoli esteri, prestiti, etc.) mentre il 31% – 1085 miliardi – contante, depositi, risparmio postale. Sarebbe sufficiente intervenire su questa ricchezza posseduta dal 10% delle famiglie, che non muta le condizioni dei ricchi, per accedere a risorse utili per il bene dell’Italia da investire su attività irrinunciabili e virtuose come il rischio sismico, la prevenzione primaria, l’ambiente, i beni culturali, la sufficienza energetica con fonti alternative etc. Non sarebbe necessario neanche una tassa patrimoniale, ma raccogliere progetti concreti sui settori strategici – patrimonio culturale, la biodiversità, cancellazione degli sprechi e le energie rinnovabili – e farli finanziare da questi grandi patrimoni con trasparenza e merito. L’iniziativa privata è libera in Italia, e per la prima volta si potrebbe realizzare un piano nazionale con Governo e Comuni che possono investire in questa progettazione virtuosa rilanciando la nostra Nazione dandone pregio, respiro e nuova occupazione utile. Il criterio non sarebbe più la quantità, ma la qualità per fare meglio. Un esempio banale, il Governo lanciò il “piano città” senza grandi risorse, ecco, sarebbe sufficiente “convocare” questi patrimoni e dire loro: “investiamo sul miglioramento sismico dei centri storici, sulla rigenerazione urbana, la conservazione dei piccoli centri abitati, la sovranità alimentare etc.” Chiunque può rendersi conto che tali investimenti sono un ritorno per gli investitori poiché puntano a migliorare la qualità dell’Italia, compresi essi stessi. Mentre i privati rilanciano il Paese il legislatore, parallelamente, dovrebbe intervenire sull’evasione fiscale, l’elusione e le attività criminali finanziarie per recuperare altri miliardi da spostare sul sistema educativo. E’ banale evidenziare che l’investimento strategico avrà una ricaduta positiva per lo Stato con l’aumento del gettito fiscale prodotto da nuova occupazione.

Come appena accennato la povertà può terminare con un efficace cambio di paradigma culturale: si misura lo sviluppo umano, il benessere, l’ambiente e tutte le dimensioni indicate dal Benessere Equo e Sostenibile. Applicando l’articolo 9 della Costituzione si aprono opportunità lavorative in un indotto immenso, un giacimento di ricchezza che solo l’Itala può vantare. Abbiamo bisogno di filosofi, agronomi, geologici, architetti, ed imprese artigiane nei settori più importanti del riuso e dell’efficienza energetica. Rigenerare i centri urbani dei paesi italiani richiede un impegno importante. E’ molto probabile che non tutte le Amministrazioni locali di piccole dimensioni abbiano dirigenti e funzionari con la formazione adeguata, a volte anche i capoluoghi di provincia non hanno personale adeguato, ed è sufficiente investire in questo aspetto con l’aiuto dei esperti, associazioni per puntare all’adeguamento culturale rispetto al periodo di transizione che stiamo vivendo, successivamente i Comuni possono presentare progetti di qualità (un nuovo “piano città” figlio dello stop al consumo del suolo) e finanziarli con le ricchezze private sopra accennate, con il taglio degli sprechi e con il taglio di politiche sbagliate come quelle indirizzate nelle missioni militari o all’esercito (22 miliardi digitalizzazione esercito).

Il legislatore può introdurre leggi virtuose che prevengono illeciti e reati, la riduzione della corruzione con l’adeguamento delle pene e dei reati (“colletti bianchi” e finanza creativa), l’efficacia di un processo civile e penale più veloce, e l’introduzione della vera class action possono rappresentare la svolta di processi conformi al diritto. La vera class action è un procedimento stragiudiziale e quindi previene il ricorso al Tribunale ed ha l’85% di successi, inoltre la vera class action punisce SpA non compatibili col mercato poiché premia le SpA rispettose delle norme.

La scelta politica di puntare sulla bellezza dell’Italia è un insieme di strategie che vanno nella direzione di migliorare la qualità della vita, e per farlo bisogna agire parallelamente in tanti ambiti finora sottovalutati o ignorati. Esistono diverse linee politiche in ambito europeo: “Patto dei Sindaci”, “rete rurale nazionale”, “smart cities“, “european green capital” che possono essere adottate, queste vanno nella direzione giusta, ma l’UE è un blocco giuridico, poco democratico, e burocratico molto lento rispetto alle esigenze di cambiamento dei Paesi periferici che abbisognano di piani nazionali urgenti, con moneta sovrana libera dal debito immediatamente disponibile, come fanno USA e Giappone. Prima che l’UE diventi un luogo libero e democratico c’è il serio rischio che le Nazioni si autodistruggano grazie alla stupidità dei politici, non sarebbe la prima volta. Una strada importante è senza dubbio l’energia dal basso, una spinta popolare che pretenda un cambio radicale. Inoltre, la strada dei capitali privati – raccolta fondi – potrebbe essere un buon esempio e la via perseguibile per cominciare a rilanciare l’economia reale della Nazione per un interesse pubblico.

Come rinascere? Banale!

Nel dibattito politico contemporaneo sulla società c’è un capitolo molto interessante: la tutela del suolo e la rinascita delle città, ossia la pianificazione e il governo del territorio. Nel rapporto fra capitale e governo della città, alcuni citano il caso di Detroit, l’ex città dell’automobile che aveva, negli anni ’50, 1,8 milioni di abitanti e nel 2011 sono rimasti 1,1mln di abitanti. Molti europei sono sorpresi da questa Amministrazione che sta recuperando suoli con progetti eco-sostenibili, tutti si compiacciono delle buone intenzioni che parlano di agricoltura, tutela dei suoli, e rigenerazione. Sembra che tutti gli osservatori italiani ignorino un fatto evidente e scontato, Detroit non è una città europea, non fa parte dell’euro zona e quindi non ha l’obbligo del pareggio di bilancio, non ha il patto di stabilità, e non si finanzia necessariamente dai mercati finanziari. Com’è noto gli USA ed il Congresso possono autodeterminare la soglia limite di debito pubblico tutte le volte che lo desiderano, l’hanno sempre fatto.

Nell’Unione Europea esistono diversi programmi politici con obiettivi ambiziosi (energie rinnovabili, riciclo, mobilità intelligente, etc.), ma l’accesso al credito è molto diverso, un alto tasso di burocrazia, e soprattutto il sistema del prestito (debito) con la prevalenza degli indicatori finanziari ed economici forgiati sul tornaconto degli investitori privati, ossia la prioritaria ricerca del profitto. Com’è noto ormai a tutti, nell’euro zona non esiste l’investimento pubblico a fondo perduto, e tutto è orientato da indicatori che favoriscono la ricerca del prestito bancario. Gli Stati hanno abdicato alla sovranità monetaria e alcuni Paesi hanno smesso di avere politiche industriali locali creando un danno tangibile all’economia reale tramite la rinuncia allo sviluppo di  politiche virtuose e socialmente utili. I Governi italiani hanno deciso di occuparsi prioritariamente di riduzione della spesa pubblica e fiscalità pubblica, lasciando all’UE l’opportunità di fare la politica con la “P” maiuscola. Il fatto che nei capitoli di spesa pubblica ci siano sprechi evitabili, è un fatto assodato, ma è un problema giuridico interno all’Amministrazione non è un problema politico, cioè è sufficiente avere un controllo ed un sistema punitivo efficaci non una riforma, o peggio come sta accadendo una riduzione generalizzata della spesa pubblica. I Ministri succedutisi sono ben consapevoli che bisogna controllare i contratti e le modalità di appalto per l’erogazione dei servizi pubblici. Da circa 15 anni Governi ed amministratori locali, fateci caso, non si comportano come politici ma come ragionieri, essi non dibattono della tutela dei nostri diritti, ma di fiscalità, essi non chiedono l’ampliamento dei diritti costituzionali, ma la riduzione, la sospensione o la soppressione: è accaduto per il lavoro, per l’istruzione ed accadrà per la salute. Governi e Parlamento hanno sospeso la democrazia rappresentativa, spesso delegando agli organi esecutivi, ed hanno approvato leggi sul lavoro e sulle pensioni palesemente incostituzionali. Da qualche anno l’ANCI recita il ruolo di denuncia circa l’inopportunità politica dei vincoli del “patto di stabilità”, ed i cittadini subiscono la rappresentazione teatrale dei Sindaci, mentre ogni giorno da diversi anni aumenta la povertà.

Nel dibattito politico gli italiani possono solo guardare le altre comunità accrescere le politiche virtuose, com’è il caso di Detroit sul territorio, com’è San Francisco per il riciclo dei rifiuti, com’è stato in piccolo Schönau per l‘energia e Copenaghen per la mobilità.

I nostri Governi non hanno capito o non vogliono capire poiché il sistema attuale, paradisi fiscali e think tank, li ha ben addomesticati per tutelare lo status quo, ma nella sostanza le soluzioni da intraprendere per migliorare la qualità della vita di tutti sono abbastanza note, sono semplici. Ci vogliono capacità, onestà e coraggio, virtù poco diffuse fra i nostri dipendenti nominati. Diverse Nazioni europee non hanno i mezzi per ripagare un “debito odioso” e gli stessi mercati non intendono mandare in default i debitori, col rischio di perdere il controllo sui popoli ignari del sistema immorale. Solo l’uscita dell’economia del debito ed il ripristino della sovranità monetaria consentirà l’azzeramento dello status quo, è sufficiente una volontà politica per deliberare l’uscita degli Stati dalla morsa delle borse telematiche che non dovranno più condizionare l’economia reale.

Per fortuna la critica al sistema immorale dell’euro zona aumenta anche nei Paesi “centrali” e non solo in quelli “periferici”.

I popoli devono pretendere un cambiamento radicale e l’uscita dell’economia del debito, i partiti non lo chiederanno mai, soprattutto questi partiti legati a doppio filo alle organizzazioni sovranazionali interessate agli ultimi asset strategici dell’Italia, e continuare con le privatizzazioni: sanità e servizi pubblici locali.

Qual’è il significato politico di tutto ciò? Esistono persone, ambiti (non italiani) e istituzioni che se vogliono decidere di spendere soldi su progetti di qualità e non di quantità, lo fanno liberamente, mentre in Italia abbiamo assistito ed assistiamo all’inganno di politici corrotti ed inadeguati che spedono soldi su progetti di quantità (grandi opere), e si limitano a gestire il potere seguendo gli indirizzi di organizzazioni sovranazionali che non hanno interessi pubblici.

Oligarchia SpA

La democrazia rappresentativa non c’è più. Secondo il rapporto “Camere aperte 2013” condotto da Openpolis la cosiddetta democrazia rappresentativa è stata sostituita da un altro sistema di potere, molto diverso, questo è quanto possiamo desumere dai dati emersi poiché non c’è più di fatto una separazione dei poteri come descritta da Montesquieu, anzi l’organo Esecutivo prevale su l’organo eletto dal popolo.

«Otto leggi su dieci sono di iniziativa del Governo, ovvero  si tratta di Decreti Legge o Disegni di legge presentati da  un Ministro. Quando è l’Esecutivo a prendere l’iniziativa di  fare una legge, ha una probabilità di successo del 34%, più  di 3 proposte su dieci passano e diventano leggi.
Se invece sono i Deputati e Senatori a presentare i Progetti di legge la probabilità scende all’1%. I cittadini e gli altri  soggetti – le Regioni e il CNEL – cui la Costituzione affida il diritto dell’iniziativa di proporre le leggi, hanno zero possibilità di vederle trasformate in legge. Questi sono i numeri  che raccontano come il potere legislativo si sia progressivamente trasferito nelle mani dell’Esecutivo, lasciando  al Parlamento il ruolo della ratifica e, nel migliori dei casi, del controllo. Se a questo si aggiunge il ricorso abnorme  alla fiducia che spessissimo impedisce il dibattito e la  modifica sulle norme dettate dal Governo, ecco che s’impone l’immagine inesorabile del “votificio”.»

I  dipendenti politici italiani si sono conformati al modello feudale dell’Unione Europea ove secondo l’antidemocratico Trattato di Lisbona gli organi esecutivi, Commissione e Consiglio, hanno maggiori poteri del Parlamento, che di fatto non può promulgare le leggi (direttive). Se nell’UE è una regola, in Italia non è così, poiché il potere di promulgare le leggi è prerogativa del Parlamento per le ragioni e per i principi sanciti dalla Costituzione italiana. L’idea che i poteri debbano essere separati è ben spiegata dalla storia, e quando questi sono mischiati c’è il ragionevole e fondato dubbio di trovarsi di fronte a regimi autoritari, ove prevalgono gli interessi dei pochi, tant’è che l’UE tutela prioritariamente gli interessi delle SpA e forse l’interesse pubblico.

Debito e soluzioni

La fine della seconda guerra mondiale determinò l’inizio di un nuovo ordine mondiale – il petrol-dollaro – che può essere sintetizzato in questo modo: l’espansione dell’economia del debito, la rifeudalizzazione e la privatizzazione del mondo attraverso la trasformazione del sistema monetario e bancario ed il predominio delle SpA sugli Stati. L’effetto politico più vistoso è il ridimensionamento dei diritti umani, l’assenza di partecipazione democratica dei popoli al processo decisionale della politica, e la crescita esponenziale delle superpotenze monetarie accumulate nelle SpA che dettano le linee politiche ai Governi. Questa semplificazione può apparire troppo accelerata poiché la politica economica dal mondo occidentale, com’è noto, fu influenzata dalla teoria keynesiana e il debito «costituisce una necessità per quasi tutti gli Stati, qualora si trovino di fronte a spese eccezionali che superino le entrate ordinarie, e non possano o non vogliano ricorrere ad altre entrate straordinarie e cioè all’alienazione di parte del patrimonio, all’introduzione di nuove imposte o all’emissione di carta moneta. Con il diffondersi della teoria keynesiana del deficit spending (deficit), il debito pubblico è inoltre ormai concepito anche come importante strumento di intervento dello Stato nella vita economica e non soltanto in funzione anticiclica». A partire dagli anni ’80 i Governi abbandonano l’approccio keynesiano per adottare le politiche economiche liberiste, soprattutto nell’euro zona.

Tradizionalmente gli Stati usano una banca centrale per emettere moneta e ricoprire la differenza fra entrate (tasse) ed uscite (spesa pubblica). Nel 1971 l’emissione monetaria fu sganciata dall’oro, oggi si può emettere moneta senza un controvalore equivalente. Dal 1981 in poi lo Stato italiano decise di avviare il processo di privatizzazione della Banca d’Italia e negli anni a seguire i Governi italiani hanno deciso di rinunciare al controllo delle politiche monetarie, in contrasto con gli articoli 1 e 47 della Costituzione, a favore dell’attuale Banca centrale europea (BCE) che si pone l’obiettivo di mantenere i prezzi stabili e l’inflazione al di sotto del 2%. Questa scelta di abdicare al potere di controllare la moneta determinerà la distruzione dei partiti che si limiteranno, dagli anni ’90 in poi, a gestire le assunzioni clientelari nelle SpA che sostituiranno gli Enti locali nella gestione dei servizi pubblici locali.

Negli anni ’80 e ’90 le banche commerciali cominciano a trasformarsi in industrie finanziarie abdicando al tradizionale ruolo di custodi del risparmio. La priorità di una banca di oggi è prestare il denaro dei risparmiatori col sistema della riserva frazionaria. «L’attuale creazione di denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto» (Maurice Allais, premio nobel per l’economia). La più grande quantità di moneta si produce con formule matematiche, scommesse, ed il peso di questi strumenti supera di gran lunga l’economia reale. Si stima che gli strumenti finanziari siano 12,5 volte il PIL mondiale.

“Questa crisi non è stata un incidente, è stata causata da un’industria fuori controllo. Fin dagli anni ’80 la crescita del settore finanziario statunitense ha portato a una serie di crisi […] mentre l’industria si è arricchita sempre di più.” (dal film, Inside job, di Charles Ferguson)

Nell’Unione Europea, che non è l’Europa, sono 17 gli Stati che ricorrono all’indebitamento attraverso il “mercato libero” per avere una moneta (l’euro), e l’effetto di questa scelta politica, cessione di sovranità monetaria, ha pesanti ripercussioni sui salari che perdono, anno dopo anno, il loro potere d’acquisto. Nel luglio del 2008 il Parlamento italiano, senza indire referendum consultivo, approva il Trattato di Lisbona che in diversi principi sovverte i principi della nostra Costituzione. La nostra carta Costituzionale (139 articoli) è ideata per uno Stato di diritto e uno Stato sociale, il Trattato di Lisbona (358 articoli) è ideato per il libero mercato delle SpA, due paradigmi opposti e contrastanti. Inoltre l’UE per violazione del principio di separazione dei poteri non è neanche un’organizzazione democratica rappresentativa, poiché il potere dell’organo esecutivo è maggiore del Parlamento.

L’assenza di una politica monetaria per l’interesse pubblico è la prova di una scelta politica incostituzionale e immorale, poiché l’avidità delle SpA, che acquistano i Titoli di Stato, rappresenta un potere di ricatto sui popoli che non riescono a soddisfare i bisogni primari, mentre gli Enti locali, seppur virtuosi sono schiacciati dal Patto di Stabilità, non riescono a garantire i servizi pubblici.

L’intero sistema europeo non soddisfa i paesi “periferici”, denominati PIIGS, e le politiche dell’austerità – riduzione della spesa pubblica per far quadrare il bilancio – impoveriscono maggiormente i ceti meno abbienti, si riducono le opportunità di nuovi impieghi anche per le politiche virtuose sui temi dell’uso razionale dell’energia, del riuso e del riciclo perché le banche commerciali optano per una chiusura del credito consigliata dalla BCE. La stessa immissione di liquidità passa dalla BCE alla banche al’1% di interesse e dalle banche ai cittadini al 4%. Le banche cosa fanno? Ripagano i loro debiti e comprano Titoli di Stato. Le famiglie? Rimangono senza credito e lavoro ed aumenta la povertà.

La cessione di sovranità monetaria non è avvenuta in maniera paritaria come prevede la Costituzione italiana, perché l’UE è composta da 27 stati membri, 17 usano l’euro mentre la Gran Brategna, conserva la sterlina ed i membri della sua banca centrale siedono nel consiglio di amministrazione della BCE, ponendosi in evidente vantaggio rispetto agli altri membri dell’UE.

I criteri di rigore dell’UE, Patto di Stabilità e fiscal compact, sono più adeguati ai paesi come la Germania, l’Olanda, l’Austria e molto meno a Paesi come l’Italia per il semplice motivo che tali criteri non sono compatibili fra Nazioni culturalmente e strutturalmente diverse, se non addirittura opposte. Inoltre è altrettanto banale evidenziare che il noto fenomeno della delocalizzazione peggiora l’indicatore debito/PIL. Sembra persino palese mostrare che l’Italia è un paese colonizzato e saccheggiato dalle SpA (privatizzazioni), mentre la sua economia fiorente ha caratteristiche strutturali evidenti, l’arte, la storia, il cibo, la natura, l’artigianato, l’elettronica (“saccheggiata”); tali peculiarità hanno bisogno di un piano di prevenzione e rilancio. Invece i partiti ottocenteschi e novecenteschi obbediscono alle indicazioni dei think tank neoliberisti scegliendo l’austerità depressiva che obbedisce alle regole della crescita preferendo l’acquisto di armi inutili a scapito di investimenti nell’istruzione pubblica, nella ricerca scientifica, nell’innovazione, e nelle scienze applicate. Persino l’evasione fiscale è tollerata a danno della sanità pubblica, invidiata persino dagli USA. Con un nuovo sistema economico e con la moneta sovrana si possono avere nuovi e importanti investimenti sulla prevenzione primaria per i fenomeni di dissesto idrogeologico e riduzione del rischio sismico, investimenti sulla conservazione del patrimonio culturale e l’adeguamento delle scuole sono impossibili col sistema del Patto di Stabilità e del fiscal compact. Eppure è un obbligo applicare la Costituzione italiana, non un’opinione. Senza dimenticare che è necessario bonificare i siti inquinati dai grandi complessi industriali. Oggi è di moda la mobilità sostenibile, quella intelligente, essa emerge anche grazie alla consapevolezza del picco del petrolio. Il nostro Paese è straordinario nella sua creatività e l’industria manifatturiera della bicicletta ha una grande e lunga tradizione. Un’economia fiorente e in forte crescita è senza dubbio il sistema pedelec – pedalata assistita – e l’Italia può essere primatista assoluto.

Hans Magnus Enzensberger: «Da un bel po’ di tempo in qua, i paesi europei non sono più governati da istituzioni legittimamente democratiche. Ma da tutta una serie di sigle che ne hanno preso il posto. Sono sigle come Efsf, Efsm, Bce, Eba o Fmi che ormai determinano qui in Europa il corso degli eventi.»

Qual è il punto? Vi sono evidenti e palesi incongruenze, violazioni del diritto costituzionale, usurpazioni di poteri e truffe, come rivela la stessa Corte dei Conti che indaga sulle agenzie di rating che valutano i debiti sovrani, paventando un danno all’erario di ben 120 miliardi di euro.

L’attuale sistema di misura della ricchezza adotta criteri e metodi palesemente sbagliati, immorali e irrazionali, non scientifici (PIL, espansione monetaria e petrolio). L’essere umano è collegato al sistema natura, la Terra, e la distruzione degli ecosistemi incoraggiata da politiche sbagliate mette in crisi la sopravvivenza del genere umano, questo ragionamento appare persino banale.

Il sistema dei partiti politici, indottrinato dai think tank neoliberisti, ha preferito divulgare un criterio economico che non tiene conto né dell’entropia e né dell’uso razionale delle risorse, e certi indicatori economici non hanno un fondamento scientifico, ma rappresentano solo l’interesse di un’élite degenerata che ha saputo condizionare buona parte del sistema educativo scolastico ed universitario prendendo il controllo del sistema bancario e del sistema mediatico globale.

La soluzione ai problemi è altrettanto banale, bisogna proporre un nuovo paradigma culturale e metterlo in pratica partendo non più dall’opinione di un’economia irreale (la finanza), o da opinioni truffaldine come i fantasiosi concetti di crescita e competitività. I dati dimostrano che la crescita del PIL non crea necessariamente nuova occupazione, ma addirittura un certa competitività crea disoccupazione.

Basti ricordare che in un mondo di risorse finite la mera crescita materiale quantitativa non è la risposta ai problemi se questa produce inquinamento, e tanto meno l’obsoleta competitività e/o l’immorale obsolescenza pianificata dalle SpA, che producono merci poco durevoli per mantenere una dipendenza monetaria. Sarebbe meglio transitare da una crescita quantitativa ad una crescita qualitativa dettata dall’economia reale e dalla bioeconomia, sarebbe più saggio produrre meno e meglio. In quest’ottica è auspicabile un piano nazionale bioeconomico  perché crea nuova occupazionale utile coniugando la crescita materiale e spirituale dell’essere umano in armonia con la natura, partendo da informazioni determinanti come l’ambiente, la salute, lo stato psicofisico dell’individuo etc. La bioeconomia prevede un’evoluzione attraverso la trasformazione dei processi produttivi a tutela dell’ambiente e della salute umana grazie ad una virtuosa innovazione tecnologica, la cancellazione degli sprechi nel settore energetico e l’uso delle fonti alternative in un sistema intelligente (smart grid), l’adozione di un piano nazionale di riciclo totale delle materie prime seconde (rifiuti) e un approccio olistico all’uso delle risorse finite.

Un altro obiettivo strategico è senza dubbio la rinascita del sistema agricolo contadino, passando per la sovranità alimentare, e puntando allo sviluppo della civiltà contadina modernizzata.

Le pubbliche istituzioni possono mettere in pratica questa transizione partendo dall’adozione del Benessere Equo e Sostenibile (BES) e l’introduzione di piani e strategie ispirandosi alla decrescita felice, che non è la rinuncia a qualcosa come alcuni maliziosamente lasciando intendere, ma è l’evoluzione a un sistema di comunità autosufficienti, libere e rispettose del territorio per garantire risorse alle future generazioni.

In “Qualcosa” che non va, pag.28 : Proposta economica

Una maggioranza politica intellettualmente onesta e a servizio del popolo può intraprendere la strada legale del debito odioso[1]. L’Italia può valutare l’azione legale nei confronti di chi ha truffato e rubato ricchezza al popolo sovrano e “congelare” il debito estero per negoziare la giusta somma da pagare.

Applicando la sovranità monetaria lo Stato può avviare una contabilità parallela a quella esistente per sostenere importanti capitoli di spesa pubblica (i diritti inviolabili) come: sussidi alle famiglie meno abbienti e alle imprese che sviluppano le energie rinnovabili o tutelano il territorio e il paesaggio. Tali investimenti possono essere misurati con moneta della Repubblica italiana quindi fuori dal bilancio attuale e liberi dal debito poiché creati senza emettere obbligazioni.

In ambito europeo i Paesi PIIGS hanno il diritto e l’opportunità di imporre una nuova politica economica introducendo nuovi indicatori e dimensioni per sostituire PIL, moneta e petrolio con criteri di qualità utili a raggiungere il reale sviluppo umano ed il benessere per i popoli. La moneta non è ricchezza ma un banale strumento di misura. Il benessere si raggiungere migliorando le condizioni di vita degli individui non con la crescita economica infinita, niente in natura cresce all’infinito, tutto ha un inizio ed una fine. Introducendo la bioeconomia nelle sedi istituzionali potremmo compiere un’evoluzione politica.

Attraverso la tecnologia informatica lo Stato può accreditare moneta ai ceti meno abbienti, alle imprese. Col medesimo sistema lo Stato, a credito e senza creare debito, può avviare programmi di prevenzione primaria per la salute pubblica. Si tratta di un sistema di economia reale molto noto già in uso in Sud America, in Asia ed in misura ridotta persino in Europa tramite le monete complementari non convertibili con l’euro. Il sistema non dipende né dalla Banca Mondiale, né del FMI, né dalle borse telematiche, né dalle banche commerciali, né dalle banche centrali privatizzate, ma funziona unicamente dalla fonte primaria di misura del valore, cioè dalla condivisione di conoscenze socialmente utili (uso razionale dell’energia e beni comuni) che crea relazioni e fiducia nelle comunità e quindi scambi: economia reale.


[1] Fonte wikipedia: Per debito odioso si intende quella teoria di diritto internazionale riguardante la successione tra Stati nel debito pubblico. Con esso ci si riferisce al debito nazionale assunto per perseguire interessi diversi da quelli nazionali nella piena consapevolezza dei creditori e nell’incoscienza dei cittadini.

Eversivi al potere

Secondo il dizionario Treccani l’eversivo è colui che tende a rovesciare, a sconvolgere l’assetto sociale e statale. Ebbene tutto ciò, cioè il rovesciamento dello Stato è già accaduto.

Secondo il manuale Tecnica del colpo di Stato di Eward LuttwakUn golpe consiste nell’infiltrare un segmento anche piccolo, ma cruciale, dell’ apparato statale, che poi verrà usato per togliere al governo il controllo di tutto il resto” […] “la burocrazia statale divide il suo lavoro in chiare aree di competenza, che sono assegnate a dipartimenti diversi. All’interno di ogni dipartimento c’è una catena di comando accettata, e si devono seguire procedure standardizzate. Così una pratica o un ordine ricevuti vengono trattati in maniera stereotipata: se l’ordine viene dalla fonte d’autorità appropriata, al livello appropriato, l’ordine viene eseguito […] L’apparato dello stato è dunque in qualche misura una “macchina” che si comporterà di norma in modo prevedibile e automatico”. “Il colpo di stato si attua traendo vantaggio da questo comportamento meccanico: durante il golpe, perché usa parti dell’apparato dello stato per appropriarsi il controllo delle leve; dopo, perché il valore delle leve dipende dal fatto che lo stato è una macchina“. Chi sono i congiurati migliori? Ecco come li descrive Luttwak: ” Tutto il potere, tutta la partecipazione, è nelle mani di una piccola élite istruita, benestante e sicura, e quindi radicalmente differente dalla vasta maggioranza dei suoi concittadini, praticamente una razza a parte. Le masse riconoscono questa realtà e accettano il monopolio del potere dell’élite, salvo che qualche esazione insopportabile porti a una rivolta disperata”.

Secondo la Costituzione italiana la titolarità giuridica della sovranità appartiene al popolo, e la ratifica del Trattato di Lisbona è avvenuta, nel 2008, tramite il Parlamento, quindi senza referendum popolare. Secondo diversi costituzionalisti il Trattato di Lisbona viola la Costituzione italiana poiché sovverte diversi principi irrinunciabili della nostra natura giuridica di Stato sovrano.

“Estratto” da Qualcosa che non va: E’ consuetudine dell’immaginario collettivo credere che l’obiettivo di un bilancio pubblico sia quello di far pareggiare i conti, oggi si ritiene che sia una pratica virtuosa. Questo obiettivo aritmetico nasconde una triste realtà o una cinica perversione degli economisti ortodossi e addomesticati che hanno modificato l’azione degli Enti locali. L’intero sistema europeo che condiziona la pubblica amministrazione si poggia su convinzioni errate come il Patto di stabilità, l’immorale pareggio di bilancio e il fiscal compact. Questi sciocchi criteri si traducono in tagli alla spesa pubblica e quindi un danno economico concreto ai ceti meno abbienti che facendo aumentare la depressione in Italia. Nella letteratura politica quest’azione viene comunemente valutata come la distruzione dello Stato sociale, il pilastro della nostra Costituzione. Ogni pezzo dello Stato sociale viene trasformato in merce e venduto, un’aberrazione che viola i diritti universali dell’uomo sanciti nel 1948. La conclusione di questa convinzione mentale ragionieristica è solo il frutto di una lenta e ossessiva programmazione mentale che ignora la bioeconomia, l’economia e le esigenze reali dell’umanità. Su questo pianeta le leggi per la sopravvivenza umana si leggono con la fisica, la chimica, la biologia, l’agronomia e la geologia, non con la finanza.

[…]

Senza alcun precedente nella storia repubblicana accade un evento straordinario: il Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi decide di dimettersi ed il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, nomina primo ministro il referente europeo della Commissione Trilaterale, Mario Monti, il 16 novembre 2011. Questo evento politico senza precedenti accade perché un indicatore finanziario, lo spread, sembrerebbe dire che lo Stato italiano rischia una irreversibile crisi finanziaria (terrorismo mediatico).

Un premier nominato da una maggioranza parlamentare viene sostituito da un indicatore finanziario?! Tali comportamenti violano palesemente i principi delle democrazie rappresentative e ricordano sempre più le regole dei feudi medioevali, ove i sovrani nominavano persone di propria fiducia rispetto alle esigenze particolari delle oligarchie.

Successivamente le scelte politiche del Governo Monti[1] saranno in totale coerenza con la religione neoliberista dei think tank americani, e non poteva essere altrimenti visto che lo stesso Monti è stato psico programmato per questi obiettivi: meno Stato sociale, maggiori e migliori privatizzazioni a favore delle SpA e riduzione della democrazia a favore del progetto europeo (accentrare poteri e governo unico mondiale)[2].

La Corte dei Conti stima che le tre agenzie di rating americane, Fitch, Moodys e S&P, nel dare valutazioni errate o forzate circa il debito italiano avrebbero prodotto un danno di circa 120 miliardi di euro.[3] Su questo aspetto indaga la Procura di Trani con l’accusa di manipolazione del mercato azionario e delle merci con giudizi falsati[4],

Hans Magnus Enzensberger: «Da un bel po’ di tempo in qua, i paesi europei non sono più governati da istituzioni legittimamente democratiche. Ma da tutta una serie di sigle che ne hanno preso il posto. Sono sigle come Efsf, Efsm, Bce, Eba o Fmi che ormai determinano qui in Europa il corso degli eventi. […] L’espropriazione politica dei cittadini europei ha in tal modo oggi raggiunto il suo apice. Il processo di espropriazione è invero iniziato molto prima, al più tardi con l’introduzione dell’euro. Questa valuta comune è il risultato di un mercimonio politico che con la massima scioltezza, si è sbarazzato di tutti i criteri e presupposti economici. […] Come ai tempi dei vecchi regimi coloniali, questi burocrati si chiamano Governatori e, allo stesso titolo dei Direttori delle banche centrali, non sono affatto obbligati a giustificare davanti alla pubblica opinione le loro decisioni. Al contrario, loro sono espressamente vincolati al segreto. Ciò che ricorda molto il principio dell’omertà, ossia quel codice d’onore a cui la mafia ubbidisce. I nostri “Padrini” europei sono quindi oggi politici sottratti ad ogni controllo giuridico e ad ogni istanza legale. Anzi, godono ormai di un privilegio che non spetta neanche a un boss della camorra: e cioè, l’assoluta immunità giuridica (così almeno è scritto negli articoli 32 bis 35 del Trattato-Esm).» (in L’Espresso, 30 agosto 2012, pag.34).

Oggi, appare evidente che la strategia politica di gruppi sovranazionali è stata quella di realizzare un’organizzazione politica istituzionale ricalcando il modello feudale, ove il reale potere è nella mani di oligarchie non elette dai popoli, muovendo correttamente le leve del potere per soddisfare avidi capricci. L’Unione Europea, non l’Europa, è la maschera istituzionale diffusa nei media addomesticati ove questa élite opera alla luce del sole, e può permettersi di propagandare un’idea totalitaria di Stato (l’UE) secondo il mantra di turno: privatizzare, vendere, alienare, delocalizzare, crescita, PIL etc. Persino il linguaggio di questa élite degenerata è analogo al celebre romanzo 1984 di Orwell: salva Italia, cresci Italia, legge di stabilità.

«L’attuale creazione di denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto» (Maurice Allais, premio nobel per l’economia)

 «il denaro non esce dal loro patrimonio esistente. La banca lo sta semplicemente inventando non mettendoci niente di proprio, eccetto che una solvibilità teorica, “sulla carta”» (dal film documentario “Zeitgeist addendum”)

 «Un giorno si dovrà fare il bilancio di quanto è costato alla comunità mondiale questo capitalismo finanziario che ha generato questa plutocrazia irresponsabile.» (Giorgio Ruffolo)

 «L’attuale forma di produzione della “ricchezza”  sta conducendo la Terra verso la distruzione e questo pensiero sta avendo considerazioni anche fra chi ha strategie economico-politiche del sistema capitalistico» (Emanuele Severino)

 «il Parlamento non è più nella società industriale avanzata il centro del potere reale, essendo spesso soltanto una camera di registrazione di decisioni prese altrove» (Norberto Bobbio)

 «Senza regole morali siamo tutti potenziali mercenari del miglior offerente, ovvero servi obbedienti e compiacenti della cupola di banchieri che controlla sia l’informazione (in primis quella scientifica) che la ricchezza globale» (Marco Pizzuti)

 «Il più potente mezzo di dominio del Nord sul Sud è oggi il servizio del debito» (Jean Ziegler)

 No, no la IBBC è una banca, il loro obiettivo , non è il controllo del conflitto, è il controllo del debito che il conflitto produce. Vedete il grande valore del conflitto, il vero valore sta nel debito che genera, se controlli il debito, controlli tutto quanto.“ (dal film “The International” di Tom Tykwer, 2009)


[1] Il Governo Monti riceve la fiducia della maggioranza delle forze politiche parlamentari: da PD, PDL, Idv, FLI, Radicali italiani, Mpa, Fareitalia, SVP, Liberal democratici, Noi Sud, PSI, UV,PID, Forza del Sud

[2] Ecco un altro esempio di come funzioni la truffa a danno di tutti i cittadini italiani, Il Governo emana il decreto 9 ottobre 2008 N.155 salva banche scambiando carta straccia con le ricchezze dello Stato. La pessima gestione del credito fatta dai privati di BankItalia, Mario Draghi in testa, per mezzo di strumenti finanziari viene premiata dai camerieri dei banchieri ed ecco la norma ad hoc per salvarli: Garanzia dello Stato sulle passività delle banche italiane

Nicoletta Cottone, L’abc del decreto salva banche, http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2008/10/abc-decreto-salva-liquidita.shtml?uuid=aebf39ee-99d2-11dd-8785-67fee42ff026&DocRulesView=Libero): il ministero dell’Economia viene autorizzato a concedere, fino al 31 dicembre 2009, la garanzia dello Stato, a condizioni di mercato, sulle passività delle banche italiane, con scadenza fino a 5 anni e di emissione successiva all’entrata in vigore del decreto legge 157/2008, avvenuta il 13 ottobre 2008.

Possiamo cambiare…

I giovani europei, tranne quelli italiani, sono nelle piazze per protestare contro il potere. Partiamo dalla domanda più semplice e difficile, perché protestano e contro chi? Da Atene a Madrid, da Barcellona  a Lisbona, Parigi e Berlino fino ad arrivare in Islanda, un Paese interno che ha cacciato i banchieri e sta riscrivendo la Costituzione mentre processa il Governo per i reati commessi.

I giovani e i popoli europei protestano contro la Banca centrale, contro l’euro (la moneta debito), contro il FMI e la Banca Mondiale e contro il Trattato di Lisbona già bocciato anni fa da francesi, olandesi e irlandesi. I giovani chiedono un cosa semplice: democrazia, quella vera, trasparenza, etica e sembra strano ma chiedono di partecipare direttamente al processo decisionale, cioè democrazia, non quella rappresentativa, facciamo attenzione ma integrare il sistema con la democrazia diretta.

I greci, giustamente, prendono in giro gli italiani dicendo: sshhh fate silenzio per non svegliare gli italiani.

Vi è un aspetto positivo, cittadini attivi che sanno dov’e il vero potere e prendono bene la mira: la creazione della moneta dal nulla e i banchieri, manager, dipendenti eletti e l’intero sistema immorale dei paradisi fiscali e l’obsoleta religione neo-liberista. Questa religione nichilista ha trasformato gli uomini in bestie, schiavi.

Nelle piazze i cittadini  – place Bellecour a Lione, piazza Syntagma ad Atene, placa de Catalugna a Barcellona – spagnoli, portoghesi, inglesi, belgi tengono assemblee pubbliche permanenti discutendo dei problemi concreti: il debito pubblico, la partecipazione democratica, i governi corrotti, alcuni scrivono: “Noi siamo contro il sistema, il sistema è contro di noi