Capaci di scegliere?

Il presupposto logico per scegliere in maniera autonoma è senza dubbio la cultura personale. Ognuno di noi è il frutto della propria eredità biologica, dell’ambiente e della cultura a cui appartiene; tutto ciò per dire che il cervello non spiega chi siamo ma conoscere la sua fisiologia è importante per capire e migliorare le nostre scelte. Ogni scelta è innescata e sostenuta dal circuito dopaminergico per la ricerca della gratificazione. La nostra corteccia orbitofrontale codifica il valore atteso della scelta e il processo decisionale si sviluppa nelle dinamiche fisiologiche e neuronali, ma sempre influenzato dalle dimensioni soggettive e dal contesto sociale in cui la persona è immersa come l’educazione, le abitudini e molto altro. Gli stimoli esterni che concorrono alla scelta sono sempre processati sia dalle emozioni e sia dalla nostra capacità cognitiva. L’amigdala è la parte del circuito emozionale che registra l’intensità della stimolo, mentre la corteccia orbitofrontale è la parte capace di comparare e fare valutazioni. Il nostro comportamento della scelta è modulato dalla differenza fra le nostre aspettative e il risultato reale, mentre non sappiamo quanto la parte razionale sia in grado di controllare quella emozionale. Sappiamo che la sensazione positiva che si prova in seguito a un scelta dovuta a comportamenti gratificanti conduce alla ripetizione del comportamento.

Il drammatico dato fornito da Tullio De Mauro circa la cultura degli italiani ove solo il 30% è in grado di capire un discorso politico andrebbe approfondito con un ragionamento suggerito da studi sulle neuroscienze applicate alle teorie della scelta. Poiché buona parte degli italiani non ha gli strumenti culturali per capire un discorso politico e ognuno di noi sceglie influenzato dalle emozioni, possiamo intuire quanto sia basso il numero di italiani (molto meno di 11.339.964) che vota facendo scelte razionali. Sfruttando le percentuali fornite da Tullio De Mauro possiamo desumere che 32.700.465 di individui (utilizzando gli aventi diritto al voto a dicembre 2016) non sono in grado di comprendere un discorso politico. Partendo dalla stima di 11 milioni che votano e capiscono un discorso politico, proviamo a distribuire in maniera proporzionale il ragionamento di prima alle preferenze dei votanti. Tutti quanti fanno scelte applicando un proprio filtro del “valore soggettivo” poiché l’utilità è sempre soggettiva, ed è influenzabile da diversi fattori, culturali e ambientali. Degli 11 milioni di votanti capaci di comprendere un discorso politico nel 2013, 3,3 milioni hanno votato per il cosiddetto “centro sinistra”; 3,3 per il cosiddetto “centro destra”; 2,8 milioni per il M5S; 1,1 milioni per la “destra montiana” e poi gli altri. La contesa politica del consenso è molto ampia e riguarda il più grande partito: 32,7 milioni di votanti che non capiscono un discorso politico e vota di pancia, come si dice in gergo, ma soprattutto vota attuando un processo di imitazione rispetto alle proprie relazioni personali e ai giudizi e/o pregiudizi delle persone che conosce. Poiché questo meccanismo della scelta coinvolge anche le persone capaci di capire un discorso politico possiamo affermare con certezza che molto più di 24,6 milioni di persone scelgono affidandosi agli altri. Il dramma è che questo comportamento sostiene la nostra classe politica ed è il principale problema del nostro Paese (l’ignoranza funzionale e di ritorno).

Tornando ai temi della scelta, se De Mauro ci informa del fatto che buona parte degli italiani ha deficit cognitivi possiamo affermare che le “loro” scelte sono senza dubbio emotive, ma soprattutto sono gli altri che scelgono al posto loro poiché incapaci di fare valutazioni. Tale situazione influisce nell’economia reale, cioè nei consumi e nella vita socio-politica producendo danni alle presenti e future generazioni che spesso emigrano poiché ignorate, incomprese e sfruttate dal proprio ambiente. Le conseguenze politiche sono drammatiche e sono sotto gli occhi di chiunque: il nichilismo, l’individualismo, l’apatia politica, l’incapacità di selezionare una classe politica degna e preparata, la trascuratezza del nostro territorio e danni ambientali, ed economici. La soluzione al problema è una sola affrontare l’ignoranza funzionale e di ritorno degli italiani avviando programmi educativi per gli adulti.

analfabetismo funzionale

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Neofeudalesimo o libertà!

La democrazia rappresentativa non c’è più. Se volessimo individuare una data come spartiacque è doveroso citare il 1981, anno in cui Berlinguer scattò una fotografia della realtà, ed è lo stesso anno in cui il Governo Forlani avviò il processo di privatizzazione della Banca d’Italia. Per capire perché la democrazia rappresentativa, ormai, non c’è più (la democrazia: governo del popolo, non c’è mai stata) è necessario aprire un dibattito sulla cultura degli italiani, la società e l’influenza psicologica della moneta e del capitalismo sulle persone. Un’indagine sul capitalismo inteso come sistema di potere non democraticoindustrializzazione, lavoro di schiavitù, pubblicità e nichilismo che svuota l’individuo di spiritualità, creatività e senso della vita riducendolo in una condizione di animal laborans, come direbbe Hannah Arendt. Questo non è l’ambito corretto, ovviamente, ma quello ove porre dubbi, domande, riflessioni e osservazioni. Al tema degenerativo dei partiti, aperto da Berlinguer, bisogna aggiungere la trasformazione della società attraverso i sistemi mass mediatici, tema avviato da Pasolini; poi la cultura degli italiani, tema affrontato da Tullio De Mauro, e in fine l’assenza di sperimentazioni democratiche come quelle presenti in Svizzera, che hanno consentito di formare ed educare i cittadini alla democrazia diretta, metodo che responsabilizza gli abitanti rispetto al processo decisionale della politica. Ovviamente non ci si dimentica dei fattori storici, come la sconfitta dell’Italia nella seconda guerra mondiale, i Trattati di Pace e la conseguente colonizzazione dei vincitori attraverso il prestito (Piano Marshall), e il nuovo ordine economico mondiale, l’esclusione dei comunisti dai Governi italiani, gli attenti coordinati dai servizi segreti, il cinema hollywoodiano, l’industria, la pubblicità e l’ideologia dello sviluppo come crescita infinita e sostegno al nichilismo. Per capire la complessità del nostro Paese è necessario studiare l’Ottocento e il Novecento, cioè a partire dagli Stati preunitari (1848 primavera dei popoli), l’industrialismo di inizio secolo e le politiche socialiste, il fascismo e l’inizio del secondo dopo guerra; in quei secoli troveremo molte risposte soprattutto attraverso lo studio delle tecnologie,, delle scoperte scientifiche e delle vicende monetarie. Scopriremo che già nell’Ottocento furono soppresse tutte le speranze per creare l’uomo libero e che la monarchia, le rivoluzioni, i regimi autoritari, e le democrazie rappresentative servirono, col senno di poi, a far crescere l’accumulo di capitali per alcune oligarchie, la borghesia capitalista, e l’invenzione dell’economia neoclassica sono serviti a creare un’élite chiusa e autoreferenziale. Il comunismo, invano, ha provato a costruire una società nuova basata sull’uguaglianza e sulla libertà. L’errore culturale del comunismo come il capitalismo, è stato quello di favorito il materialismo attaccando la spiritualità degli esseri umani. Oggi, possiamo osservare che capitalismo e comunismo si trovano sullo stesso piano ideologico della crescita, mentre l’educazione scolastica ha lasciato credere che fossero filosofie opposte. Esse si sono distinte solo per la gestione monetaria, cioè fra chi preferisce che le decisioni siano lasciate al cosiddetto libero mercato (liberalismo) e chi preferisce un controllo dello Stato. Entrambe hanno sbagliato, poiché entrambe ignorano le leggi della natura che governano la vita su questo pianeta. Entrambe le visioni contraddicono una delle virtù indicate da Aristotele, e cioè la crematistica, l’arte di fare gli acquisti per evitare l’accumulo, poiché l’accumulo è il segno del vizio e dell’usurpazione delle risorse, a danno delle future generazione.

Se è vero che gli italiani, durante gli anni ’60 fino agli anni ’80, delegavano e partecipavano in massa ai due grandi partiti, DC e PCI, è altrettanto vero che i partiti stessi non favorivano la libera partecipazione ma la cooptazione controllata. Nel 1978 accadono due fatti sconvolgenti per il destino politico italiano, l’omicidio di Aldo Moro, e poi il dibattito sulla moneta unica, mentre pochi ricordano che il PCI era contrario all’ingresso dell’Italia nello SME, precursore dell’euro zona. La cronaca politica e giudiziaria ci ricorda che all’inizio degli anni ’90 i partiti di massa chiusero. Gli eredi della tradizionale socialista, abdicarono a se stessi e decisero di aderire alla “terza via“, per introdurre politiche neoliberali a sinistra, prima di tutto accettando l’idea sbagliata che la moneta sia un fattore esogeno all’economia, pertanto si poteva e si è voluto togliere la sovranità monetaria allo Stato. Nel 1981 il Governo Forlani avviò la privatizzazione della Banca d’Italia, poi l’ingresso nell’euro zona, con una moneta condizionata dal mercato. Anche i processi decisionali della politica furono privatizzati con una serie di riforme del diritto amministrativo, e parallelamente si aprì la stagione “moralizzatrice” (anni ’90) per allontanare i cittadini dai partiti. Si trattò di favorire il nichilismo imperante, operazione riuscita, affinché le SpA potessero diventare i cooptatori dei leaders politici, addomesticati nei think tank inventati dalle stesse SpA, banche e assicurazioni affinché la religione della crescita potesse favorire quel processo di privatizzazione delle decisioni anche nelle pubbliche istituzioni, sorto nell’epoca industriale grazie al pensiero liberale di Adam Smith. Oggi i partiti si trovano in uno stato di degenerazione totale poiché hanno cancellato ogni tipo di relazione umana e ogni tipo di riflessione etica, in quanto decidono e cooptano le persone attraverso consultazioni a mezzo internet, facilmente manipolabili con un click a seconda dei capricci di qualcuno. Se mettiamo in relazione l’ignoranza funzionale degli individui con la capacità di influenza dei social media, possiamo supporre che le persone libere sono costrette a subire la dittatura della maggioranza preconizzata da Tocqueville. Le aziende collegate ai partiti profilano gli utenti dei social media per condizionare gli indecisi. Pericle avrebbe detto che questi partiti sono inutili; Platone avrebbe detto che sono pericolosi poiché l’agire è privo di etica, e Socrate avrebbe detto che assistiamo al trionfo dei sofisti poiché le opinioni prevalgono sulla razionalità. Heidegger direbbe che oggi è la tecnica (informatica) che controlla le decisioni politiche e non più la ragione umana guidata dall’etica; insomma un sistema profondamente machiavellico che non conduce alla felicità.

La sintesi di questo percorso degenerativo è semplice: sostituire la democrazia rappresentativa con l’oligarchia feudale poiché il sistema gerarchico verticale, è soprattutto non trasparente, ha una struttura decisionale più veloce ed efficace ai fini della redditività degli interessi privati e del controllo delle masse. Basti pensare all’elezione diretta dei Sindaci, che violando il principio di separazione dei poteri consente a una sola persona di decidere sulla gestione dei servizi pubblici locali. Oggi, le istituzioni pubbliche funzionano esattamente come auspicò Luttwak in Strategia del colpo di Stato, Manuale pratico, cioè non pensano ma agiscono sotto l’impulso degli interessi privati, sia attraverso l’uso del diritto privato in ambito pubblico introdotto per favorire la massimizzazione dei profitti, e sia attraverso l’obbligo del pareggio di bilancio, che serve proprio a ridurre la sfera pubblica nella gestione dei servizi per favorire gli interessi dei privati. Il modello sociale italiano funziona attraverso le relazioni personali funzionali a scambio di favori materiali come l’accumulo di risorse e l’avanzamento di carriera senza merito. Le relazioni non sono funzionali all’interesse generale della collettività ma all’interesse privato e particolare. Le riforme della pubblica amministrazione avvenute durante gli anni ’90, anziché scardinare l’immorale modello sociale, hanno consentito che il sistema di relazioni già presente, potesse avere una legittimazione e una serie di strumenti giuridici per agire meglio di prima. Il ritorno al feudalesimo si è già realizzato, è in corso d’opera la privatizzazione dei processi politici, sia selettivi circa le marionette chiamate politici, e sia la trasformazione della specie umana, avete letto bene: la trasformazione della specie umana. La trasformazione non avviene in laboratorio, ma a livello di manipolazione mentale delle masse, pensate non sia possibile?! SpA e Governi l’hanno già fatto diverse volte attraverso la propaganda e lo fanno tutti i giorni con la pubblicità mirando alla regressione mentale degli adulti (infantilizzazione) e l’addomesticamento dei bambini che avviene in ambito scolastico.

Attraverso l’astensionismo crescente, un altro primato è raggiunto poiché le persone che hanno un interessate personale hanno maggiore peso rispetto al voto d’opinione, ormai cosa rara. Nella misura in cui i cittadini rinunciano a delegare, questi favoriscono gli interessi delle lobbies poiché in un sistema di democrazia rappresentativa i pochi voti raccolti consentono ugualmente all’oligarchia di decidere per tutti, compresi i non votanti. E’ altrettanto vero che a causa del clima di sfiducia e soprattutto di profonda immoralità riscontrabile in tutti i partiti sarebbe difficile dare torto al primo partito d’Italia, quello del non voto. Nessun cittadino responsabile dovrebbe sentirsi tranquillo nel dare una delega in bianco a personaggi che non hanno dimostrato alcuna capacità circa la gestione della cosa pubblica, secondo i principi della Costituzione. Ciò accade poiché non esiste alcun processo formativo e selettivo della classe politica, sia locale e sia nazionale, ma è tutto delegato ai partiti, gli stessi che non meritano fiducia alcuna, e qui riscontriamo il corto circuito fra elettori ed eletti, fra cittadini e casta. Nessun partito ha interesse nel legiferare una norma che consenta ai cittadini di selezionare la futura classe dirigente attraverso il merito, e così i cittadini allontanati dai partiti (anni ’90), adesso si allontanano dalle urne elettorali (anni ’10 del nuovo millennio). Il numero di cittadini che non vota ha raggiunto percentuali così alte da far “tremare” il sistema istituzionale, basti osservare le recenti regionali in Emilia Romagna e in Calabria nell’anno 2014, e poi nelle Marche e in Toscana poiché le rispettive assemblee non rappresentano la maggioranza degli aventi diritto al voto, ma la minoranza. In altre Regioni è rimasto a casa un elettore su due (Campania e Puglia). A mio modesto parere si tratta di un fenomeno chiamato “dissenso consapevole”, ed è ormai un fenomeno di massa contro tutti questi partiti, compresi quelli che si spacciano come anti-sistema, anzi nei loro confronti l’analisi politica è più drammatica poiché in un periodo di crisi essi non raccolgono consensi, anzi li perdono.

L’imbroglio del sistema auto referenziale di partiti inutili può finire se e solo se l’indignazione dei cittadini si trasforma in un progetto politico culturale, facendo l’opposto di quello che fanno i partiti, e cioè usare la democrazia come metodo per attrarre talenti e stimolare la partecipazione dal basso, e la cultura come virtù per selezionare una classe dirigente più preparata e più capace. Il corto circuito rimane poiché promuovere un’azione politica sincera e genuina c’è bisogno di un sostegno economico di lungo periodo, e qui sorge la complicazione dell’autonomia, risolvibile se il finanziamento venisse offerto direttamente dai cittadini, gli stessi che ormai hanno perso fiducia nei partiti. I cittadini hanno il dovere morale di abbandonare il nichilismo e l’apatia poiché è questa l’energia da cui trae forza l’oligarchia che governa il sistema stesso. Manca il coraggio di sperimentare e di cambiare, poiché questo cambiamento è funzione dell’energia dei cittadini stessi che dovrebbero riprendere a sognare un mondo migliore e avviare un percorso democratico, sinonimo di altruismo. La storia insegna che nei momenti di crisi, chi ha tratto vantaggio, sono sempre le solite oligarchie poiché questi nuclei di individui organizzati posseggono le risorse finanziarie sia per finanziare i cambiamenti, e sia per gestire i processi, in quanto i capitali accumulati consentono loro di non avere fretta nell’indirizzare i cambiamenti verso i propri interessi. Per spezzare definitivamente queste catene della schiavitù i cittadini dovrebbero cogliere poche regole e semplici: investire le proprie risorse in progetti di sovranità energetica e alimentare, e prendersi il controllo diretto dei territori rilocalizzando le produzioni, e formare politici che sostengono questi progetti. E’ fondamentale l’aspetto psicologico e culturale, cioè liberarsi dell’invidia sociale e dell’avidità per condurre i talenti verso la leadership dei progetti sopra descritti poiché consentiranno di costruire comunità libere e indipendenti. E’ altrettanto interessante ciò che accade in Spagna attraverso Podemos e le assemblee cittadine chiamate piattaforme di unità popolare, poiché torna e si stimola una passione politica dal basso, l’opposto di ciò che accade in Italia. Attraverso la conoscenza di alcune tecnologie i cittadini possono decidere di liberarsi della dipendenza dagli idrocarburi e possono, finalmente, accrescere la consapevolezza di stili di vita più sostenibili che conducono alla serenità di rapporti e relazioni sociali basate su valori universali, non più sulle merci e sul nichilismo. Nella sostanza se cambia il nostro comportamento circa i consumi, la spesa e gli stili di vita, cambia anche il modello sociale e allora avremo istituzioni che rispondono a nuovi paradigmi culturali. Noi possiamo realizzare quel sistema di rete sinergica interpretando correttamente la bioeconomia e favorire la creazione di una nuova società, e da questa “estrarre” una nuova classe dirigente.

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La patologia del nichilismo italiano

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Daniel Garcia, l’individuo rapito dalle merci da consumare (capitalismo e bisogni indotti).

L’enorme forza del potere odierno proviene dalla maggioranza dei cittadini nichilisti ed apatici, da coloro i quali si sono fatti psicoprogrammare dal mainstream. L’élite ha impiegato circa trent’anni per costruire questa società di servi spontanei, e non ho idea di quanti anni ci vogliono per civilizzare la società.

Le scelte sono condizionate dall’etica, dal livello di coscienza, dalla cultura individuale e dal tempo dedicato alla riflessione. In questi frangenti sappiamo se siamo liberi di comprendere e di scegliere per noi e per gli altri, e questo aspetto è direttamente legato all’accesso della conoscenza. Oltre a ciò, sono le emozioni a influenzare i processi cognitivi e quindi le nostre scelte. Chi controlla la conoscenza e l’informazione determina il livello di democrazia di una comunità, ed oggi esiste una forte contraddizione dal fatto che ognuno può accedere alla conoscenza senza “filtro” (internet e biblioteche), ma pochi lo fanno. In sostanza, la cultura è anche “fondazione” di etica legata alla coscienza umana, alla consapevolezza.

La debolezza psicologica: è altrettanto nota la ragione secondo cui la maggior parte degli individui ripone ancora fiducia nelle istituzioni. E’ stato ripetuto l’esperimento Milgram circa il comportamento degli individui sottoposti ad una pressione dell’autorità. L’esperimento dimostra come funziona l’obbedienza, e quanto sia “difficile” ribellarsi di fronte a comandi che recano danni agli altri individui; l’esperimento mostra uno sconcertante aumento del cinismo. Se uniamo il problema dell’ignoranza di ritorno coi risultati dell’esperimento Milgram possiamo renderci conto del perché sia difficile realizzare un cambiamento in Italia, ma non impossibile. Consci di questa situazione possiamo pianificare un’efficace rinascita delle coscienze addormentate, e pertanto sappiamo bene quanto sia importante svelare le credenze (PILmonetarismocrescita, petrolio) di una società immorale, e che l’evoluzione si realizza attraverso l’educazione e l’applicazione di modelli sostenibili utili a mostrare un confronto (felicità, bioeconomia, fotosintesi clorofilliana, scienza della sostenibilità). Il modello realizzato stimola curiosità, attenzione e riflessioni.

L’ignoranza: cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un’altra, una cifra dall’altra. Trentotto lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta e a decifrare qualche cifra. Trentatré superano questa condizione ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona incomprensibile. Secondo specialisti internazionali, soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea (Tullio De Mauro, “Analfabeti d’Italia, Internazionale 734, 6 marzo 2008).

L’attuale società sembra essere poco inclina alla cultura, all’etica ed alla coscienza, figuriamoci alla democrazia.

L’imbroglio: secondo uno studio pubblicato in Francia da Pascal Guibert e Christophe Michaud, dell’Università di Nantes, la tendenza ad imbrogliare a scuola culmina con l’università. Una inchiesta retrospettiva condotta presso alcuni studenti ha indicato che quasi il 5% di essi diceva di aver imbrogliato alla scuola primaria, ma all’università questa cifra raggiungeva il 50%. Un terzo delle persone interrogate aveva imbrogliato al ginnasio e un pò di più del 10% al liceo. Tuttavia un altro studio condotto in 42 università di 21 paesi, che includeva 7213 studenti in economia e commercio, ha fornito proporzioni superiori circa l’imbroglio dopo il diploma: il 62% dichiarava di aver imbrogliato all’università. Ci sono però forti variazioni fra le varie nazioni: hanno imbrogliato l’88% degli studenti dell’Europa orientale, il 50% degli africani e meno del 5% nei paesi nordici. Lo stesso studio ha indicato che il livello di disonestà degli studenti è proporzionale agli indicatori di corruzione del paese, riportati da analisti finanziari e imprenditori (Laurent Bègue, “Piccoli inganni quotidiani”, in Mente&Cervello, N.104 agosto 2013, pag. 26).

Un soggetto politico serio ed onesto dovrebbe affrontare il problema della cultura degli italiani e predisporre piani e programmi ad hoc. Nel mercato della politica questo aspetto non è considerato un piano conveniente per i dipendenti eletti poiché un cittadino colto non è più addomesticabile poiché reso libero di scegliere e quindi di contendere i ruoli istituzionali. Oggi non esiste alcun soggetto politico seriamente impegnato nella formazione civica dei cittadini perché gli attuali dipendenti non vogliono perdere quel potere e quella visibilità determinata proprio dal ruolo istituzionale. In generale tutti i partiti politici capiscono solo due cose: i soldi ed i voti, e la politica dei partiti è strettamente legata al PIL (a meno che i partiti non siano finanziati direttamente dalle aziende, modello USA che legalizza la corruzione), poiché attraverso questo indicatore si misurano le tasse. Se diminuiscono le tasse cala anche il tornaconto economico dei partiti, in maniera analoga il medesimo meccanismo funziona col consenso (promesse elettorali). Per invertire questa consuetudine è necessario alzare il livello culturale dei cittadini che non dovranno più votare i partiti che li assecondano, ma dovranno partecipare direttamente al processo decisionale al fine di perseguire il bene collettivo e sostituire i mediocri dipendenti eletti scelti a caso, o per il tornaconto delle lobbies, e scegliere i meritevoli capaci di migliorare la società. I cittadini stessi dovranno impegnarsi direttamente e imparare a valutare i dipendenti eletti in maniera obiettiva (openbilanci.it) e non più di “pancia”, si tratta di abbandonare nichilismo, egoismo ed abbracciare l’altruismo, valutare il merito, caratteristiche tipiche della democrazia.

Gli aspetti positivi: la fine dell’epoca industriale sta insinuando il dubbio nelle persone e sta aumentando la consapevolezza, fra i cittadini scollegati dal sistema, di dover cambiare le regole del “gioco”. L’enorme vuoto politico oggi non è riempito, rimane il vuoto (il partito del non voto), e buona parte dei cittadini non essendo militanti di un partito si comporta seguendo le proprie percezioni, buona parte  è disorientata (il partito del non voto). Il vuoto rimane tale poiché organizzare l’attività politica ha un costo ed oggi sembra non esserci il desiderio di aggregare competenze e capacità per offrire nel mercato politico una speranza concreta di cambiamento serio, leale e duraturo. Quando la recessione sarà ancora più feroce può darsi che gli italiani capiranno che la democrazia (non la democrazia rappresentativa) è un bene dell’umanità che ogni cittadino dovrebbe conoscere e sperimentare al fine di garantire libertà alle generazioni presenti e future, e un minimo di prosperità con una politica economica fondata sulla bioeconomia. Un altro aspetto positivo sta nel fatto che una piccola parte dell’imprenditoria e del mondo delle professioni sta realizzando quel cambiamento necessario, ma è una piccola parte della società civile che non ha una rappresentanza politica e usa le proprie professionalità e capacità (organizzazione, capitale e lavoro) per realizzare progetti sostenibili. Se quella parte di cittadini disorientati (il partito del non voto) riuscisse a capire l’approccio di questa piccola parte di società civile allora in Italia si potrebbe realizzare quell’evoluzione sociale di cui tutti noi abbiamo bisogno. Uscendo dal nichilismo è possibile condividere i progetti sostenibili ai cittadini stanchi del vecchio sistema e quindi migliorare la società vivendo un cambiamento dei paradigmi culturali.


Teleguidati (estratto da Qualcosa che non va):  Emblematico l’esperimento realizzato in occasione delle presidenziali americane del 2004 dagli psicologi Drew Western, Stefan Hamman e Clint Kilts. Selezionarono due gruppi rappresentativi, uno di militanti democratici e l’altro di militanti repubblicani, li collegarono a una macchina capace di registrare le loro reazioni cerebrali e li misero di fronte a immagini in cui i due candidati (il democratico John Kerry e il repubblicano George W. Bush) cadevano in evidenti contraddizioni. Ebbene, le contraddizioni si rivelarono evidenti solo in teoria dal momento che il cervello degli elettori democratici rifiutò di registrare quelle di Kerry mettendo perfettamente a fuoco quelle dell’avversario Bush. E viceversa. […] L’importante è suscitare emozioni forti perché «gli elettori decidono di votare sulla base di meccanismi irrazionali che spesso hanno nell’universo magico che attiene al linguaggio del corpo del leader un elemento decisivo. In una parola: empatia».[1]
Gli studi e gli esempi sopra citati mostrano quanto e come lobbies, élite e potenti siano molto attenti nel controllare le masse per orientarle a seconda dei propri scopi.
La delicatezza della questione e/o le “preoccupazioni” arrivano anche dalle neuroscienze, tant’è che secondo gli studi odierni di psichiatria è noto che il cervello, ossia le strutture biologiche, sia plasmabile dalla relazione con l’ambiente, la relazione fra l’individuo e gli altri, la società, il vissuto biografico. Secondo il neuropsichiatra Piero Coppo: «parlando di salute mentale, il nodo centrale è la relazione tra la nostra mente e l’ambiente in cui si sviluppa».[2]

[1] FRANCESCO COSSIGA, ANDREA CANGINI,  fotti il potere, Aliberti editore 2010, pag. 228

[2] Paola Emilia Cicerone, Etnopsichiatria, nella mente degli altri, in Mente&Cervello, N.104 agosto 2013, pag. 60