Il cavallo di Troia nella città del volontariato

La nostra Costituzione poggia su un patto sociale, ove la cittadinanza e soprattutto i lavoratori attraverso il loro impegno garantiscono il funzionamento e il mantenimento delle pubbliche istituzioni, che hanno il compito di ridistribuire le risorse. All’interno di questo patto, oltre alle imprese di profitto esiste da sempre anche il volontariato, che oggi rischia di essere cancellato nella misura in cui il legislatore approva leggi che lo snaturano avvicinandolo sempre più alle imprese di profitto. La cattiva fede di provvedimenti così pericolosi risiede nel desiderio da parte delle istituzioni di orientare e sfruttare il volontariato stesso aumentando il controllo del consenso elettorale locale.

E’ noto dai bilanci pubblici e dalla consuetudine degli Amministratori che durante questi ultimi anni, gli Enti locali non si sono fatti scrupoli nel tagliare servizi alle persone pur di ripagare debiti e interessi alle banche, e pur di rispettare le stupide regole di Bruxelles. La finanza ha sostituito l’agire umano, e non è una macchina quella che governa il sistema, ma un’élite degenerata che sta muovendo una guerra geostrategica contro i popoli. Si tratta di piccole tessere di un puzzle: neofeudalesimo.

L’agire neoliberal sta includendo anche il volontario, e così mentre le forze politiche decidono di aumentare la pressione fiscale, ridurre i Trasferimenti agli Enti locali accade che gli Amministratori locali, attraverso regolamenti comunali che edulcorano il principio di sussidiarietà, la solidarietà e il Terzo Settore, favoriranno la sostituzione di lavoratori qualificati e correttamente retribuiti col volontariato in ambiti sempre più vasti circa la gestione dei servizi pubblici locali (attività socio assistenziali, educative e formative, sanitarie, protezione civile, attività culturali e di tutela e valorizzazione dei beni culturali, tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale, tutele animali, custodia e vigilanza, manutenzione presso edifici pubblici, etc.). Persone non qualificate ma sfruttate, potranno sostituire i lavoratori. Questa è la maniera tipica degli imbroglioni per alleggerire i bilanci pubblici facendo credere di ridurre gli sprechi, ma consente di avviare nuove clientele e distribuire favori (sprechi) ai propri elettori, facendo aumentare la disoccupazione sfruttando dei volontari (aumento della povertà).

L’ambito più colpito da questa lenta e costante azione delle forze politiche è l’erosione del sistema sociale dello Stato, che secondo la Costituzione è un pilastro di civiltà della Repubblica italiana. Sin dagli anni ’90 le forze politiche, nel solco dell’ideologia di Adam Smith, hanno cominciato a legiferare norme e regolamenti per la gestione dei servizi pubblici per ridurre il ruolo e la presenza l’autorità pubblica, e aumentare la presenza di soggetti privati non secondo criteri di merito ma con metodi clientelari. Privati che entrano in gioco attraverso convenzioni, concessioni  autorizzati a drenare risorse pubbliche secondo logiche di profitto.

La recente azione politica, meno Stato e più privati, mira a stravolgere il ruolo del volontariato. La solidarietà è un rapporto obbligatorio condizionato dal vincolo di debito e/o di credito, in sostanza è il comportamento di chi è debitore nei confronti di qualcuno, oppure la condivisione di un senso di appartenenza comune. La solidarietà è divenuta sempre più il senso di condividere le responsabilità all’interno di una comunità attraverso un rapporto reciproco.

Il volontariato, cioè l’impegno civico, è una prestazione spontanea mossa da sensibilità personali. Volontariato e solidarietà non sono proprio la stessa cosa. E’ vero che il volontario può essere visto come l’azione civica solidale poiché è possibile donare tempo e servizi a chi ne ha bisogno, ma non è un’azione debitoria nei confronti di qualcuno, è un dono.

L’aspetto più vergognoso e incostituzionale di taluni politici italiani è quello di distruggere tutto quello che toccano: adesso vogliono distruggere anche il principio della cooperazione e del volontariato, in che modo? Mercificando il rapporto di reciprocità fra Enti locali e il Terzo Settore, e invitando le associazioni a spartirsi il budget che viene messo a disposizione in sostituzione di servizi svolti da lavoratori professionali. In questo modo finisce l’altruismo degli italiani travolto dal capitalismo che fa leva sull’avidità dell’individuo. In tal senso, sempre più persone interessate a raccogliere consensi e soldi pubblici entreranno nel terzo settore per assecondare i capricci dei Sindaci, e andranno a sostituire le persone che vivono e sanno cosa sia il volontariato, quello vero. Il renzismo può legittimare il più becero razzismo, in questo caso sinonimo di schiavismo, poiché la proposta governativa figlia del pensiero neoliberale consentirebbe agli Amministratori locali di avviare un nuovo rapporto fra terzo settore e forze politiche, ove le maggioranze politiche possono creare nuove clientele, favorire nuovi sprechi, sfruttare il volontariato e far gestire la cosa pubblica alle imprese, favorendone la diffusione del marchio attraverso le sponsorizzazioni. Il provvedimento mette nelle mani dei Sindaci un altro strumento per favorire il voto di scambio, oltre a quello già esistenze derivante dal ruolo stesso dei Sindaci (nomine dirette nelle società ex municipalizzate). Non spetta agli Amministratori locali progettare il volontariato, per ovvie ragioni etiche e costituzionali. Le nuove norme sul Terzo Settore inventano e favoriscono un rapporto subalterno fra maggioranze politiche locali e volontariato chiamato a svolgere attività secondo gli interessi degli organi politici e non più secondo l’autonomia delle associazioni. C’è un solo termine per individuare tale rapporto: vassallaggio. Il vassallaggio è il rapporto fiduciario fra il servo concessionario dei beni del feudo e il sovrano che l’ha delegato.

Non ci vuole un grande sforzo d’immaginazione per osservare la direzione che si propone (Terzo settore, impresa sociale e Servizio civile universale) secondo l’approccio “attivismo civico” figlio del neoberismo; Renzi da Sindaco di Firenze era dedito concedere l’uso dei beni pubblici alle imprese che hanno bisogno di rafforzare la propria immagine attraverso un finto mecenatismo. Fu clamoroso l’esempio della Ferrari su Ponte Vecchio, e il tentativo di Della Valle a Roma per il Colosseo. Nel caso del neoliberismo c’è uno scambio di ruoli fra sovrano e vassallo. Le imprese diventano sovrane e lo Stato schiavo, tutto a spese dei contribuenti e con l’effetto di aver distrutto uno degli stili di vita più belli e dignitosi degli italiani: il volontariato, fondamentale per ricostruire il senso di comunità andato in crisi per colpa del capitalismo che ha mercificato tutto, adesso tocca al volontariato.

La realtà, circa i famigerati fatti romani, ha già mostrato in che modo un gruppo di persone organizzate e vicine ai funzionari pubblici, ma estranee ai principi del volontariato, possano organizzare attività legittime e lucrare sulle persone rubando soldi pubblici. Immaginare di compensare la riduzione dei Trasferimenti statali agli Enti locali (austerità) promuovendo regolamenti sull’attività solidaristica è decisamente criminale, e soprattutto tradisce il patto sociale costituzionale poiché si palesa il fatto che le tasse dei cittadini sono mal distribuite, e indirizzate verso altri interessi, che guarda caso spesso sono quelli delle banche e delle imprese private. Le forze politiche stanno rinunciando persino all’ordinaria amministrazione.

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