Mobilità, facciamo da soli!

C’è poco da fare, in Parlamento non abbiamo dipendenti adeguati alla recessione che stiamo subendo e sprecano le proprie energie mentali su questioni poco rilevanti o addirittura fuorvianti rispetto agli interessi generali del Paese. Eppure basterebbe “poco” per cambiare la rotta, cominciando dallo studio del primo documento relativo al Benessere Equo e Sostenibile, ed è un esercizio utile anche per noi cittadini elettori poiché potremmo capire ed imparare cose veramente importanti per nulla affrontate nei dibattiti politici.

La mobilità: gli spostamenti quotidiani (BES 2013, pag. 257)
Il tempo trascorso negli spostamenti quotidiani ha spesso effetti negativi sul benessere e la qualità della vita, determinando una riduzione del tempo dedicato ad altre attività più utili o gratificanti, in primo luogo al tempo libero. Inoltre elevate durate degli spostamenti della popolazione hanno un impatto sostanzialmente negativo sia dal punto di vista economico (si tratta di periodi di tempo generalmente improduttivo) che dal punto di vista ambientale, in considerazione dell’estrema diffusione in Italia dell’utilizzo di mezzi di trasporto privati. Infine, soprattutto nelle grandi città, spostarsi può risultare un’attività generalmente stressante. Come è naturale che sia, in un giorno feriale qualsiasi il 90% delle persone effettua almeno uno spostamento: nell’arco di una giornata feriale media, agli spostamenti sono dedicati 76 minuti, indipendentemente dalla loro finalità, equivalenti al 5,3% dell’intera giornata. Escludendo dalle 24 ore il tempo dedicato alle attività essenziali (dormire, mangiare e cura della persona) il peso degli spostamenti sale al 10,1%.

Come possiamo notare il BES si occupa di noi, i dipendenti nominati tramite il porcellum molto meno. La considerazione del BES sopra citata ci ricorda quanto sia importante spostarsi e soprattutto come spostarsi. Nel 2013 ci spostiamo ancora con auto inquinanti, nonostante ci siano tecnologie molto migliori, lo facciamo ognuno con la propria auto creando evidenti problemi ambientali e di congestione nelle nostre città, ed i politici continuano ancora a foraggiare un’industria obsoleta che è una delle principali cause dell’aumento di rischi sanitari.

Su questo argomento mi sembra evidente che una corretta informazione e formazione culturale può fare molto di più dei dipendenti in Parlamento pagati con le nostre tasse. Facciamo un semplice ragionamento: una famiglia di quattro persone adulte, tutte con la patente, anziché possedere quattro auto, potrebbero avere una o due auto, e sostituire le auto con bici pedelec. Questa semplice scelta riduce notevolmente le spese familiari (assicurazione, carburante e manutenzione), riduce notevolmente il danno ambientale prodotto dalle auto, e riduce notevolmente i tempi trascorsi nel traffico o alla ricerca di un posto auto. A fine anno la famiglia può investire tempo e danaro risparmiati su interessi migliori quali sport, libri, viaggi e relazioni familiari.

Il legislatore ancora non favorisce l’adeguamento culturale e tecnologico per una mobilità intelligente.  Nonostante la tecnologia sia matura, siamo ancora a livelli di sperimentazioni politiche, ecco un bando per i comuni. Ad esempio in Svizzera, territorio con una orografia impegnativa le bici pedelec non hanno limiti di potenza e velocità per ovvie ragioni territoriali. Solo in pianura esiste una tradizionale cultura per la bicicletta, mentre l’innovazione tecnologica ci consente di estendere questa tradizione sul resto del territorio nazionale consentendo un notevole miglioramento della qualità della vita che un nuovo stile di vita può portare.

Le verità nascoste

I popoli devono saperlo: possiamo vivere in pace ed in armonia con la natura, possiamo vivere con un reddito sufficiente per crescere i nostri figli, possiamo farlo senza rinunciare ai nostri interessi ed al tempo libero da trascorrere con le persone che amiamo, possiamo farlo. Abbiamo le conoscenze e le tecnologie per fare tutto questo, senza inquinare e senza avvelenare il cibo che mangiamo con l’inevitabile destino di uccidere proprio i nostri figli. Domani sorgerà il Sole e donerà tutta l’energia di cui abbiamo bisogno, tutte le specie viventi di questo pianeta non si scambiano una moneta per sopravvivere, solo l’uomo ha inventato una religione inutile e dannosa: monetarismo, avidità e liberismo.

In questi giorni di fibrillazione post elettorale il mainstream sta usando tutta la sua forza mediatica per manipolare la percezione dell’opinione pubblica, l’élite sente di aver perso il controllo delle masse. Una importante visione politica del M5S è tratta dalla filosofia della “decrescita felice”, nel 2005 il blog di Grillo pubblicizzava il testo di Maurizio Pallante, La decrescita felice.

Si tratta di una proposta di cambio di paradigma culturale che affonda le sue radici nella bioeconomia, e nessun partito tradizionale, pur conoscendo l’argomento, ha preferito adottarla ma ha scartato tale filosofia per abbracciare il pensiero unico europeo figlio del liberismo selvaggio.

In questi giorni è stato orchestrato un coro mediatico: “state attenti al M5S poiché propone la decrescita felice“, con toni dispregiativi, e soprattutto, nella maggior parte del talk show, senza invitare chi possa spiegare cos’è la “decrescita felice”, ma raccontando palesemente una serie di menzogne a dire poco grottesche ed infantili, del tipo ritorno al passato, recessione, aumento della disoccupazione etc. Dal punto di vista della comunicazione i talk sono organizzati, per attaccare il M5S partendo col dire: abbiamo bisogno della crescita e non della decrescita altrimenti l’Italia non riparte.

In Italia esistono due associazioni che parlano di decrescita, una si chiama decrescita.it, e l’altra è un’associazione di promozione sociale, apartitica, che pratica la “decrescita felice”, e si chiama per l’appunto “Movimento per la Decrescita Felice” costituito da un insieme di associazioni, circoli territoriali, ove liberi cittadini mettono in pratica stili di vista sostenibili, e danno consigli alle amministrazioni pubbliche  per affrontare le sfide del presente. MDF condivide conoscenze a chiunque sia interessato a metterle in pratica. Diversi piccoli comuni amministrati dalla destra e dalla sinistra si sono palesemente ispirati alle buone pratiche amministrative figlie della bioeconomica, mentre M5S ha preferito farne una priorità.

E’ abbastanza “strano” riscontrare che talk show televisioni come Indiretta su RAI Uno, Agorà, Ballarò ed altri ancora abbiano coordinato un coro per denigrare una filosofia politica abbastanza nota ai politici, e che negli anni ’60 e ’70 fu volutamente scartata dai partiti otto-novecenteschi, mentre oggi riceve tutta questa pubblicità negativa senza che MDF abbia l’opportunità di mostrare all’opinione pubblica cosa significa “decrescita felice”.

Solo nelle occasioni in cui Maurizio Pallante ha avuto la libertà di esprimere ciò che pensa ha potuto mostrare le opportunità concrete che le applicazioni tecnologiche della filosofia bioeconomica consentono di esprimere producendo un effetto positivo e migliorando la qualità della vita.

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