Manutenzione degli edifici

rischio sismico unità misura

La comunicazione mediatica contribuisce a creare confusione sull’uso dei termini influenzando e modificando la percezione dei concetti espressi, a meno non si abbia un adeguato livello culturale. Ho già scritto che il termine innovazione non è sinonimo di miglioramento, e da molti anni si crede che la crescita economica in sé produca benessere, confondendo il progresso con la crescita, che consiste nell’aumento della produttività in un pianeta dalle risorse limitate e finite. La crescita continua della produttività, accelerata durante l’era moderna, ha sfruttato le innovazioni per accumulare capitali, e l’ha fatto utilizzando anche metodi e strumenti di degrado, come l’obsolescenza pianificata. In questo modo l’innovazione tecnologica e informatica in quanto tali non sono sinonimo di miglioramento quanto piuttosto di regresso civile e ambientale. L’impiego delle macchine ha favorito l’aumento della disoccupazione e le istituzioni politiche sono rimaste a guardare, anziché ripensare la società. Infine la concentrazione di capitali nelle mani di pochi ha sostituito la democrazia con l’oligarchia e sta contribuendo a riportare la società in un sistema feudale, costruito sui rapporti di vassallaggio con dinamiche di prevaricazione, esclusione sociale e marginalizzazione di intere comunità.

Durante questa regressione sociale e nel caos linguistico però ci sono stati anche dei miglioramenti che possono essere utilizzati dai cittadini. Da diversi anni c’è stata un’innovazione utile, cioè un cambiamento tecnologico che può produrre un miglioramento per l’ambiente se fosse diffuso sul territorio. Questo è accaduto nel campo delle tecnologiche per l’architettura. Da molti secoli i popoli consapevoli hanno saputo impiegare le materie e le risorse locali per costruire abitazioni capaci di dare un rifugio adeguato nonostante le avversità ambientali; basti pensare agli insediamenti umani nel Nord Africa e nel Medio Oriente, così come i villaggi nelle foreste amazzoniche. Tali pratiche costruttive tradizionali hanno la virtù di usare materiali locali sviluppando comportamenti sostenibili ma ignorano e trascurano le conoscenze meccaniche. Le sperimentazioni scientifiche hanno consentito uno sviluppo tecnologico in termini di prestazioni meccaniche (miglioramento) mentre l’economia inserita nell’ingegneria ha innescato una regressione culturale in termini di comfort ambientale (peggioramento). Parte degli edifici costruiti nel Novecento ha un deficit prestazionale ambientale, ed a questo si aggiunge il loro fine ciclo vita in termini di resistenza meccanica (prestazioni statiche). Negli ultimi decenni l’innovazione tecnologica nelle tecniche costruttive e dei materiali (tecnologia) ha conseguito risultati importanti rimuovendo gli errori progettuali del Novecento. Oggi la prassi progettuale degli edifici è pressoché perfetta. Le persone hanno uno strumento in più, e si chiama Fascicolo del Fabbricato che attesta lo stato dell’arte dell’edificio: l’età, le autorizzazioni, il sito, la statica (sono indicate tutte le strutture portanti), l’involucro (prestazione energetica), l’impiantistica e altro ancora. Il Fascicolo, oltre a tutti i disegni (rilievo geometrico, piante, prospetti, sezioni), include i certificati: abitabilità (agibilità), idoneità statica, impiantistica e classificazione energetica. Attraverso il Fascicolo del Fabbricato gli abitanti sono consapevoli delle condizioni del proprio immobile e possono programmare correttamente gli eventuali interventi correttivi, per migliore la sicurezza, ridurre i consumi, e sostituire elementi degradati. Con questo documento di conoscenza approfondita i proprietari possono programmare meglio la  manutenzione e accedere agevolmente agli incentivi e alle detrazioni previste. Il Fascicolo, in qualità di strumento di conoscenza consente di svolgere un’attività fondamentale per trovare rimedi, e persino salvare la vita umana favorendo interventi di adeguamento o miglioramento sismico.

Gli interventi per porre rimedio sono di due tipi: analisi della vulnerabilità sismica e la diagnosi energetica. Per intervenire è indispensabile il rilievo dell’edificio, cioè l’informazione fondamentale che mostra come agire consigliando anche il progetto (ristrutturazione, manutenzione …), dal rilievo e poi il progetto si ricavano i costi (computo metrico). Per gli edifici storici è necessario un rilievo finalizzato alla conservazione. Il primo intervento di analisi (vulnerabilità) e i relativi costi dipendono dal rilievo (valutazione dello stato di fatto), dal comportamento meccanico dei materiali costituenti la struttura (muratura, cemento armato, acciaio, legno) e dal contesto (progettazione e trasformazioni, valutazione del dissesto, degrado e difetto dei materiali, manutenzione e difetti di esecuzione, eventi eccezionali, ecc.). Dal punto di vista della sicurezza, lo Stato italiano è estremamente carente poiché non ha un programma di sostituzione edilizia degli edifici (che non alcun valore storico) arrivati a fine ciclo vita e che costituiscono un rischio sismico. Un ceto politico dirigente civile dovrebbe porsi questo tema come prioritario poiché l’edilizia costruita circa 70-80 anni è obsoleta, e la conoscenza di questo ambiente costruito è determinante per elaborare una strategia di rigenerazione urbana, prevedendo anche i trasferimenti di volumi.

Per migliorare le prestazioni energetiche dell’edificio sono necessari due requisiti: ambientale – controllo della temperatura, comfort, controllo dell’orientamento – e; tecnologico – isolamento termico, controllo dell’inerzia termica, controllo del fattore solare, controllo delle condense interstiziali, tenuta all’acqua, tenuta all’aria. Per i requisiti di carattere tecnologico i progettisti intervengono sull’involucro dell’edificio, mentre per i requisiti di carattere statico intervengono sulla struttura portante. L’involucro è l’elemento fisico che media fra ambiente esterno e l’interno dell’edificio, ed ha la funzione di controllare i flussi termici entranti e uscenti dell’organismo edilizio. Per intenderci, controllando l’inerzia termica (dipende dallo spessore del materiale, dalla capacità termica e la sua conduttività λ) e lo sfasamento dell’onda termica dell’involucro, si può intervenire ponendo l’isolamento a cappotto sulla parete esterna, e sulla copertura con isolamento all’estradosso, al fine di raggiungere accettabili livelli di benessere termico estivo e invernale.

Osservando gli strumenti giuridici nel corso degli anni, la stranezza (o stupidità) dell’azione politica del nostro legislatore è che ha dato priorità (incentivi fiscali) agli interventi sull’involucro edilizio e non alla struttura portante, dichiarando indirettamente che la vita umana è meno importante del risparmio energetico. E l’ha fatto con grande tranquillità poiché i cittadini stessi non sono affatto informati o preoccupati della sicurezza dei propri edifici, nonostante sia la nostra incuria ad uccidere quando la natura si manifesta con la forza sismica, o con un’alluvione che può favorire frane e allagamenti. Solo recentemente, il legislatore e il Governo, dopo l’ennesimo sisma che ha distrutto numerose abitazioni a Ischia, hanno approvato il cosiddetto Sisma bonus e la detrazione fiscale degli interventi di adeguamento sismico. L’incentivo della leva fiscale non è affatto sufficiente poiché nel corso degli anni le politiche liberiste hanno distrutto ricchezza e risparmio degli italiani, soprattutto del ceto sociale già debole e marginale localizzato al Sud, pertanto sono numerose le famiglie cadute in povertà, e queste non hanno capacità di spesa. Uno Stato civile dovrebbe creare flussi finanziari a fondo perduto per sostenere programmi di prevenzione del rischio sismico e idrogeologico. Infine, resta grave l’incapacità di controllare pianificazione urbanistica e attività edilizia sul territorio per evitare il fenomeno dell’abusivismo e della speculazione che produce sia danni sociali e sia morti consentendo di edificare ovunque, fregandosene delle conoscenze ampiamente diffuse circa i rischi territoriali.

Per avere un’idea verosimile del peso economico, e cioè degli investimenti necessari solo in Italia è sufficiente ricordare che il Governo stesso nel 2011, solo per intervenire sulla riduzione del rischio idrogeologico, stimò circa 40 miliardi di euro. Intervenire nelle 26 città in contrazione servirebbero circa 56 miliardi (stima a ribasso) per rigenerare i quartieri di edilizia moderna (il famigerato boom economico). Per la prevenzione del rischio sismico, nel 2013 gli ingegneri hanno stimato 93,7 miliardi per le case di tutti gli italiani, mentre l’Oice ha stimato 36 miliardi per interventi di adeguamento. Restando nel piano ideologico dell’economia del debito non ci saranno questi investimenti, basti osservare gli spiccioli a debito del famigerato piano Junker, ed è necessario, non solo ripristinare la sovranità, ma uscire dalla religione della crescita, poiché gli investimenti che servono alla specie umana non necessariamente creano un ritorno economico per gli investitori. La moneta dovrà essere a credito.

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