Sulle “politiche economiche” di Syriza e Podemos

Tempo fa osservavo due fenomeni rilevanti, entrambi effetto dell’ignoranza e della recessione, il primo è che noi cittadini cominciamo a parlare della cosa pubblica (fatto sicuramente positivo), ed il secondo è che crediamo di parlare di economia (fatto negativo), evitando di entrare nel merito delle argomentazioni. Durante i dibattiti pubblici che ho assistito, spesso non si parla di economia e di politiche economiche, ma di diritti (sovranità monetaria, ristrutturazione del debito, etc.). La cosa strana è che anche gli “esperti” ed i politici dicono di parlare di politiche economiche, ma nella realtà parlano di finanza (spread, interessi, etc.), o parlano di diritti (ristrutturazione del debito), nessuno parla di economia. Se volessimo capire l’economia sarebbe sufficiente leggere un testo di ecologia applicata, solo così potremmo iniziare a comprendere cosa sia l’economia, e poi osservare l’incompatibilità fra le leggi della natura e le opinioni di quella che viene chiamata economia neoclassica, un mucchio di credenze completamente avulse dalla realtà che ruota intorno a noi. E così a causa della recessione i movimenti politici che raccolgono consensi crescenti non lo fanno su una proposta di nuova società, ma sulla richiesta legittima, di rispettare i diritti o di allargarli, ma nessuno di loro mostra chiaramente come potrebbe cambiare la vita per gli esseri umani uscendo dal capitalismo grazie al cambio dei paradigmi culturali attraverso la bioeconomia, che si attua anche con un mix di strategie (organizzazione della comunità) e l’impiego delle migliori tecnologie, oggi persino a buon mercato. In questo modo si troverebbe la soluzione concreta a tre argomenti fondamentali, ma ostaggio della demagogia e della retorica: lavoro, ambiente e democrazia.

E’ il sistema capitalistico a non funzionare, pertanto la soluzione non può essere ricercata rimanendo sul medesimo piano ideologico. Syriza e Podemos propongono un controllo del debito pubblico e privato per conoscerne la natura e gli effetti negativi nei confronti dei popoli, cosa corretta ed auspicabile al più presto. La soluzione suggerita da Syriza e Podemos è il ripristino delle politiche keynesiane per sostenere il potere d’acquisto degli stipendi salariati e stimolare nuovamente i consumi, cioè si ripropone la crescita del PIL, niente di più sbagliato e poco auspicabile. Le posizioni politiche di Syriza e Podemos hanno una virtù di carattere politico e giuridico che si sostanzia nel dire: è lo Stato che deve promuovere una politica industriale e non il libero mercato, una visione socialista a mio avviso corretta ed auspicabile visto che le borse telematiche non hanno un’etica, e tanto meno perseguono un interesse generale. La visione auspicata ha un difetto non trascurabile, e cioè ignorare la storia e la natura profonda della crisi insita proprio nel sistema capitalistico che impedisce lo sviluppo umano, ed i programmi di Syriza e Podemos hanno il difetto culturale di restare nel piano ideologico obsoleto mostrando un limite di penetrazione storica, poiché le politiche keynesiane hanno avviato la distruzione degli ecosistemi promuovendo l’illusione psicologica che la felicità sia insita in un posto di schiavitù, basti pensare all’industria di Stato che ha investito in modelli che hanno generato morte e distruzione, basti pensare agli investimenti bellici, ed altro ancora. L’Ottocento ed il Novecento mostrano i limiti sia delle politiche di Stato che le politiche liberiste, poiché sono la faccia della stessa medaglia, appartengono entrambe all’economia neoclassica che ignora l’entropia, e non bisogna commettere l’ingenuità e l’arroganza, speculando anche sulle difficoltà umane, di credere che se ripristiniamo le politiche keynesiane tutto migliorerà, ma è la storia a dire loro che stanno sbagliando, e non sotto il profilo giuridico, assolutamente condivisibile, poiché è evidente che lo Stato debba tornare ad avere un ruolo primario, ma sotto il profilo culturale e morale poiché non tutti i lavori sono utili, non tutte le imprese sono utili, e bisogna smetterla di formare schiavi e consumatori. E’ interessante la proposta post-keynesiana che parte dall’endogeneità della moneta che ribalta la teoria liberale; ecco, introdurre la moneta pubblica a credito significa affrontare uno dei grandi mali della nostra società. Ritengo che bisogna correggere la teoria sull’effettiva domanda aggregata, poiché in un pianeta di risorse finite non è possibile sostenere la domanda aggregata ma solo quella socialmente utile indicata dalla bioeconomia.

E’ necessario compiere un’evoluzione tesa a riconoscere che solo la bioeconomia può programmare un piano di sostenibilità, uscendo dalla religione capitalistica e abbandonare indicatori obsoleti e fuorvianti come il PIL, e il rapporto debito/PIL. E’ noto che gli indicatori politici più importanti sono quelli che valutano l’ambiente, la salute, la cultura e la bellezza del paesaggio. Le difficoltà dei popoli si risolvono mettendo lo sviluppo umano al centro dell’azione politica. I popoli hanno la necessità di ripristinare processi di auto determinazione, e strumenti semplici ed efficaci per prendersi cura dei propri territori, nell’ottica del riuso, del recupero e stimolare un indotto lavorativo immenso. Non solo lo Stato deve riprendersi il suo ruolo, ma deve compiere un’evoluzione culturale rispettando i diritti e promuovendo attività biocompatibili coi limiti delle risorse finite, e scollegando tutti i consumatori dal mondo virtuale dei consumi compulsivi, per mostrare la bellezza della vita e del mondo. Riappropriandosi del controllo della moneta, a credito e non più a debito, è necessario che lo Stato ed i parlamenti vietino i sistemi fiscali occulti, i paradisi fiscali e quant’altro, e siano coerenti con l’etica, la tutela della salute umana e dell’ambiente e si cominci a conservare e tutelare il territorio, rendere l’istruzione libera dai dogmi obsoleti e indirizzare la ricerca verso l’utilità sociale uscendo dal mero profitto. Non si tratta di uscire o entrare nell’euro, si tratta di cambiare la natura giuridica della moneta, e trasformarla in uno strumento di credito, un mero strumento di misura degli scambi, liberandola dalla truffa dello scambio coi Titoli garantiti da un ambiente immorale come quello delle borse telematiche e delle agenzie di rating, in pieno conflitto di interessi. Ci vuole un periodo di transizione per uscire dalla finanza virtuale, approdare nell’economia reale ed entrare nella bioeconomia. Riequilibrare le transazioni accertandone la veridicità giuridica, saldare gli scambi reali e far partire l’economia reale condizionata dalle leggi della natura.

Abbiamo già assistito agli effetti negativi e degenerativi del populismo consapevole ed inconsapevole: aumento dell’apatia dei cittadini e rischio della tenuta sociale di un Paese lasciato allo sbando, facile preda del caos e dei regimi autoritari, e questo può accadere per il doppio effetto sia dell’implosione del sistema capitalistico e sia per l’immaturità e l’irresponsabilità di chi si propone sulla scena politica, ma è incapace di governare i periodi di recessione ed è incapace di avviare una transizione culturale, politica ed economica.

Se da un lato si compie una lotta politica per ripristinare diritti fondamentali, sarebbe altrettanto responsabile ed auspicabile che si presenti una visione sostenibile della società (ed ecco la politica economica), affinché i cittadini possano attivarsi in tal senso e costruire una comunità veramente libera. Una volta che gli Stati si riprenderanno le proprie sovranità in una vera comunità europea, sarà determinante divulgare la visione bioeconomica della società (politica economica). Le imprese, da sole, avranno interesse nell’assumere nuovi occupati impiegati in attività virtuose, poiché è la ricerca e la creatività umana che inventano il lavoro, è l’immaginazione dei progettisti che stimola nuova occupazione, e non i politici che dovrebbero servire e non essere asserviti. I cittadini consapevoli possono investire nell’immaginazione del design e iniziare a prendersi quella parte di responsabilità avviando il cambiamento della società, senza attendere soluzioni che non possono venire dall’inerzia di un corpo incancrenito: l’obsoleta rappresentanza politica. In fin dei conti, è sufficiente capire come funzionano le istituzioni bancarie ed orientare il credito verso progetti sostenibili. Il primo passo è la coordinazione delle azioni, la condivisione dei valori, in sostanza ricostruire il senso di comunità e dialogare intorno a progetti utili all’evoluzione umana riscoprendo la bellezza. In questa visione Syriza e Podemos potrebbero tornare utili se hanno l’umiltà di conoscere ed assecondare una visione politica evolutiva che sostituisce il capitalismo con la bioeconomia. Leggendo i loro programmi citano la “conversione ecologica”, ma la loro comunicazione è priva di soluzioni coerenti con lo slogan, forse dovrebbero indagare e scoprire che la “conversione ecologica” nasce con la bioeconomia di Georgescu-Roegen, così come la decrescita felice. Buona parte della loro comunicazione è concentrata sulla denuncia e la richiesta di una legittima moratoria sul debito, quando queste richieste saranno accolte sarà necessario occuparsi della qualità della vita, e far crescere il PIL non sarà utile, come ricorda egregiamente un discorso di Bob Kennedy del 1968.

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Conversione ecologica

Uno dei punti del programma politico di Podemos è la cosiddetta “conversione ecologica“, un tema recente per il mondo dei politici, ma ben conosciuto nell’ambito accademico, culturale e persino industriale. Il tema affonda le proprie radici e la propria ragione di essere nelle applicazioni e nelle trasformazioni della produzione industriale di merci; sin dal dopo guerra la crescita ha aumentato la produzione del cosiddetto prodotto interno lordo in tutti i paesi occidentali, e questo aumento ha fatto corrispondere un aumento dell’occupazione dagli anni ’50 fino agli anni ’80, e poi con l’informatica, le nuove tecnologie e l’impiego dei robot una crescente riduzione degli occupati, ma una continua crescita della produzione di merci. Dagli anni ’80 la crescita non sempre è coincisa con una migliore qualità della vita, anzi la globalizzazione ha sostenuto e incentivato la delocalizzazione delle produzioni industriali facendo ridurre ulteriormente il numero degli occupati. Mentre accadeva tutto ciò Nicholas Georgescu-Roegen dimostrava con precisione matematica tutto l’impianto truffaldino dell’economia neoclassica, precedentemente criticato da Keynes, Daly, Schumpeter e Marshall. In ambito intellettuale anche i non economisti prefiguravano il fallimento della modernità, Illich, Mumford, Pasolini, prendendo spunto da riflessioni di Aristotele, Platone, Heidegger, Weber, Sombart, Arendt.

Georgescu-Roegen Produzione fondi-flussi
Georgescu-Roegen, produzione fondi-flussi

Georgescu-Roegen correggendo la funzione della produzione prefigurava la bioeconomia e la conseguente decrescita selettiva delle produzioni inutili, proponendo di ristabilire l’equilibrio ecologico con l’analisi dei flussi di energia e materia, abbinata all’etica delle scelte politiche.

Una vera e sincera conversione ecologica dell’attuale modello è possibile solo uscendo dal capitalismo e dagli obsoleti paradigmi dell’economia neoclassica che ignora l’entropia, detesta la democrazia e rinnega l’etica. Il fatto che gli odierni livelli di produzione delle merci, dettati dagli interessi del WTO e assecondati dagli stati occidentali, siano insostenibili e dannosi per la sopravvivenza umana, è ormai, credo, una concezione data per scontata, anche per coloro i quali che affermano il contrario, ma lo fanno poiché sono i prezzolati sostenitori dello status quo. E’ ragionevole credere che sia meno scontato il fatto che bisogna uscire dal capitalismo per arrestare l’autodistruzione e transitare in un’epoca nuova.

La buona notizia è che alcuni ambiti industriali hanno investito nella bioeconomia, altri lo stano facendo anche nella chimica (uscendo dalla chimica petrolifera) e nell’agricoltura per tornare ai ritmi della natura; e persino uno dei settori più impattanti, quello delle costruzioni, possiede conoscenze avanzate e consolidate per avviare una conversione ecologica, garantendo persino la sufficienza energetica di tutto l’ambiente costruito applicando l’uso razionale dell’energia, la rigenerazione urbana figlia della “sostenibilità forte”, e con l’impiego di un mix tecnologico. L’ostacolo a questa ambizione è la corruzione, l’arroganza e l’ignoranza dei politici, il legislatore, e settori di imprese e banche che sostengono l’economia del debito e l’esclusiva dipendenza dagli idrocarburi. Un altro ambito virtuoso è il mondo del riuso e del riciclo totale, così come la mobilità intelligente, e sono tutti rallentati, osteggiati dalle ragioni sopra accennate ed ampiamente note alla cittadinanza, ahimé poco consapevole dell’opportunità di transitare fuori dal capitalismo e dentro la bioeconomica, che crea nuova occupazione utile.

Podemos e Syriza hanno l’opportunità di approfondire e presentare un progetto di bioeconomia per l’Europa e per i propri paesi affrontando e risolvendo, con un unico approccio culturale, tre problemi atavici della modernità: lavoro, ambiente e democrazia.

Il coraggio di uscire dal capitalismo

I recentissimi movimenti politici – Podemos e Syriza – stanno facendo riemergere con forza la questione culturale della Sinistra in Europa.

Se osserviamo la struttura istituzionale dell’UE e le politiche adottate possiamo riconoscere numerosi problemi sociali ed economici e persino democratici (il problema della separazione dei poteri), visto che gli Stati aderenti all’euro zona (1) abdicano alla sovranità monetaria, (2) aderiscono a regole contabili particolari (patto di stabilità e crescita, fiscal compact e MES) e (3) rinunciano persino a promuovere proprie politiche industriali nazionali (i Governi non elaborano più piani industriali). Chi aderisce all’euro zona entra in un’area geografica di disuguaglianze economiche programmate dai paesi centrali a danno di quelli periferici. Si tratta di un’area neoliberale che sostiene l’ideologia del libero mercato delle imprese private sottovalutando le conseguenze sociali ed economiche. I Trattati europei professano la visione neoliberista negando l’opportunità dell’azione di Stato, quindi si tratta della versione più schietta e sincera del capitalismo, nato e sorto nell’Occidente verso il XVI secolo (laissez faire). Il capitalismo si trasforma in varie forme e quella del XX secolo è solo l’evoluzione più vera di questo paradigma totalmente avverso alla natura, di cui l’uomo è solo una parte. Il capitalismo è una religione distruttiva e stupida poiché si nutre di disuguaglianza a danno dei diritti e degli ecosistemi, forgiato dal piano ideologico dell’economia neoclassica.

Ad oggi manca ancora un movimento culturale politico capace di dire con coraggio che l’uomo occidentalizzato, se vuole sopravvivere a se stesso, deve disfarsi del capitalismo, senza se e senza ma. L’organizzazione UE è solo la recente ed ultima invenzione più stupida ed inefficace che i partiti politici siano stati capaci di mettere in piedi, ed i recenti movimenti di sinistra, Podemos e Syriza, anziché chiedere l’uscita dal capitalismo per approdare in una società fondata sulla bioeconomia, per il momento si limitano ad esprimere una preghiera affinché si possa controllare la bestia neoliberista. E’ la storia a smentire queste velleità legittime, ma del tutto ingenue e immature.

Podemos e Syriza hanno il merito e la virtù di voler ricostruire una vera sinistra (in Italia è sparita all’inizio degli anni ’80) che riesce a raccogliere un largo consenso popolare, ma se dovessimo giudicare la politica dal consenso e non da ciò che esprime, commetteremo un errore. Il capitalismo sarebbe diventato instabile, fu preconizzato dagli economisti stessi (Keynes, Marshall, Schumpeter), ed oggi è nella sua fase di delirio più acuta, grazie all’informatica e agli strumenti finanziari. Nel contesto attuale, i cittadini possono cominciare a ragionare su come riprendersi la libertà di decidere per se stessi, ma in armonia con la natura e transitare in comunità prosperose, all’interno di un piano culturale ove l’interesse generale prevale sull’interesse privato, e questa è un’evoluzione sociale ed antropologica.

Non c’è dubbio che anche in Italia sia necessario un movimento di Sinistra, ma che sappia realizzare un consenso partendo dalla bioeconomia, poiché è l’unica offerta concreta per uscire dal piano ideologico obsoleto e creare nuova occupazione utile, l’unica; le altre sono “aggiustamenti” nel piano ideologico del capitalismo. La questione fondamentale verte proprio sui paradigmi culturali della nostra società, e su questo aspetto nei programmi di Podemos e Syriza c’è poco o nulla, in Italia il nulla assoluto, e tale argomento [bioeconomia] è stato, finora, sviscerato in ristretti ambiti della sinistra che non c’è più. I media stessi censurano la bioeconomia affinché i cittadini rimangono nel piano mentale della dipendenza psicologica dal capitalismo neoliberista. Podemos e Syriza mostrano una sensibilità verso l’ecologia ma viene declinata nel versione dello sviluppo sostenibile, cioè un ossimoro, e fra l’altro è una versione già declinata dall’UE.

E’ rilevante l’attenzione di Podemos  e Syriza sulla questione della sovranità, ma su questo i movimenti si distinguono: Podemos sembra più intransigente verso il sistema euro, mentre Tsipras sogna di cambiare l’euro rimanendo nell’euro, mettendo da parte la questione giuridica della sovranità monetaria. Questo argomento, solo in Europa, viene “assegnato” ai movimenti di destra (divide et impera), mentre nel Sud America, da diversi anni, gli Stati con maggioranze comuniste hanno saputo e voluto contrastare il FMI e la Banca Mondiale che usano l’economia del debito come strumento di controllo, di predominio e di guerra valutaria; com’è noto dal secondo dopo guerra in poi l’UE è colonia degli USA, e l’introduzione dell’euro fu un primo passo per costruire gli Stati Uniti d’Europa, attraverso una valuta controllata e prestata ai Governi, dal sistema bancario Occidentale. Nella sostanza le sinistre europee, a differenza delle sinistre presenti nel resto del mondo, accettano l’imperialismo monetario americano (le teorie liberali di Smith [la destra] per sostituire gli Stati col governo delle multinazionali), e accettano l’immorale sistema bancario forgiato sull’economia del debito, e non propongono l’uscita dal capitalismo, quindi da questo punto di vista le sinistre europee hanno la stessa visione delle destre, anzi le sinistre hanno diffuso programmi ed obiettivi che rientrano nelle logiche neoliberiste (la cosiddetta “terza via“: creare all’interno dei partiti, politici “di sinistra” portatori delle teorie liberali). Esempi concreti e visibili riguardano: il sistema del credito ove banche speculative possono usare il risparmio dei contribuenti, il sistema delle società offshore che consentono varie truffe grazie all’opacità dei finanziatori e dei beneficiari, la privatizzazione della Banca d’Italia e la rinuncia alla sovranità monetaria; il governo del territorio, cioè la crescita urbana e la mercificazione dei suoli, il consolidamento delle rendite di posizione e la creazione di nuove rendite; il sistema maggioritario e l’introduzione del diritto privato in ambito pubblico che privatizza i processi decisionali (neofeudalesimo) e le recenti speculazione edilizie pianificate attraverso l’economia del debito e la finanziarizzazione di piani e progetti. Ad esempio, l’UE è il tempio dei liberali, e di fatto un’organizzazione feudale che viola palesemente i principi di qualsiasi forma di democrazia rappresentativa. L’UE è palesemente contro i valori della Costituzione, e la stessa carta costituzionale è stata di recente stuprata introducendo l’obbligo del pareggio di bilancio che producono la conseguenza di violare i diritti dell’uomo

O i futuri movimenti di sinistra hanno il coraggio di porsi obiettivi e percorsi che costruiscono una società al di fuori del capitalismo, di fatto risolvendo l’origine dei problemi ambientali, democratici ed occupazionali, oppure continuano a fare il gioco delle destre.

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