Il Sud non è sparito, è stato annesso

Sulle pagine dell’Espresso Marco Damilano scrive «desertificazione industriale», riferendosi al fatto che il Governo italiano abbia fatto sparire il Sud dall’agenda politica. Enfatizzando il rapporto pubblicato dallo Svimez si mostra una situazione che appare drammatica secondo lo schema mentale del pensiero dominante: la crescita del PIL, come se questa facesse bene gli italiani e nello specifico ai meridionali. L’opinione dei giornalisti è commisurata agli indicatori obsoleti dell’economia neoclassica, la stessa che ha distrutto il Sud, quando nel 1860 una grande potenza economica fu annessa allo Stato piemontese, e tutte le ricchezze tecnologiche depredate e spostate al Nord. I cittadini ribellatisi ai nuovi padroni furono chiamati briganti e gettati nelle prime fosse comuni d’Europa, interi paesi rasi al suolo e cancellati dalle cartine geografiche, terre rubate con falsi titoli di proprietà, tutto per far nascere il Regno d’Italia. Il primo sistema sociale, quello che oggi viene chiamato Welfare state, fu realizzato a San Leucio – 1776 circa – dotata di «un codice di leggi sapienti (1789), che fu detto la più bella opera che la dottrina di Gaetano Filangieri e le riforme sociali di Bernardo Tanucci avessero saputo ispirare. In esso l’educazione pubblica è considerata la prima origine della pubblica tranquillità, la buona fede la prima delle virtù sociali, il merito la sola distinzione fra gli individui». Il modello fu copiato incollato dagli inglesi decenni più tardi – 1848 Public health act -, poi tale modello fu introdotto in Italia 1903, legge Luttazzi. Il Sud non è sparito è stato annesso ai piemontesi per pagare i debiti che essi avevano con francesi e inglesi rubando le riserve auree dei Borbone.

Dopo 155 anni è chiaro che le condizioni socio economiche dipendono sopratutto dalle classi dirigenti locali e da una psicologia collettiva negativa, ma non è più accettabile ignorare i fatti storici poiché il presente è conseguenza di quei crimini ignobilmente nascosti dai libri scolastici attraverso vere e proprie omissioni e menzogne. In tal modo si favorisce un clima negativo nell’immaginario collettivo dei meridionali molti dei quali sembrano mostrare una profonda disistima verso se stessi, e al Nord un becero razzismo nei confronti dei meridionali stessi convinti di trovare migliore sorte emigrando altrove. Il danno sociale è profondo poiché si perpetua fra i giovani il desiderio di rinnegare le proprie origini senza una valida ragione, questa è povertà indotta e percepita.

Mutando la propria percezione delle cose attraverso un’adeguata formazione è facile osservare le opportunità non colte. Il Sud è già in grado di migliorare la propria qualità di vita, se e solo se i meridionali consapevoli delle proprie ricchezze e delle proprie capacità cominceranno a favorire i talenti nel solco di nuovi paradigmi culturali figli delle bioeconomia, che sostituisce l’obsoleta economia neoclassica. Le inchieste giornalistiche con gli occhi dell’industrialismo non servono poiché non aprono riflessioni nuove e costruttive ma vendono i giornali, il mantra che sta distruggendo l’euro zona: vendere, vendere, vendere; e il Sud è inserito in questo mantra.

Attraverso sistemi virtuosi costruiti sull’etica e l’uso razionale delle risorse è possibile rigenerare i propri luoghi. E’ vero ciò che osserva l’ex Ministro Barca, che si è occupato di come si spendono i fondi europei, e cioè che le classi politiche meridionali hanno saputo auto conservarsi lasciando che le condizioni economiche dei meridionali peggiorassero, e questa è una responsabilità degli stessi elettori meridionali. Potremmo affermare chi è causa del suo mal pianga se stesso, ma è altrettanto vero che negli ultimi vent’anni i ministri economici hanno ridotto gli investimenti pubblici inseguendo la logica neoliberista secondo cui anche uno Stato deve pensare prima al profitto e poi, se c’è spazio anche ai diritti. Un’altra inchiesta giornalistica di Alberto Nerazzini dal titolo Il grande bluff, andata in onda sulla RAI, ha mostrato come si alimenta la ricchezza monetaria del Nord e in generale delle multinazionali, e cioè sfruttando il famigerato sistema offshore per evitare di pagare le tasse e riciclare denaro. Non solo l’Italia si realizzò col sangue e le ricchezze dei meridionali, ma da vent’anni un soggetto politico razzista e antimeridionale propone di ridistribuire le tasse rispetto al PIL regionale, non contento del fatto che il proprio elettorato già elude il fisco tramite il sistema offshore. In fine bisogna aggiungere che il sistema bancario è controllato direttamente da uomini del Nord secondo il dogma divulgato dalla scuola neoliberista bocconiana.

Anziché inseguire l’ideologia distruttiva e immorale del noeliberismo, i meridionali possono sviluppare la resilienza urbana, il Sud ha tutte le capacità di perseguire un miglioramento della qualità di vita. Osservando diverse città meridionali mancano ancora i servizi essenziali di base, e la mancata programmazione e realizzazione di tali servizi è responsabilità sia dei Governi che non hanno investito e sia degli amministratori locali che non hanno presentato progetti, e dove è accaduto il contrario, i progetti avevano la logica della speculazione coordinata dal mondo immobiliare favorendo il consumo di suolo e lo spreco di risorse.

Se usciamo dal pensiero economico che mercifica ogni cosa, possiamo osservare che il Sud è già ricco, nonostante i danni della guerra di annessione, ma con gli occhi del mercantilismo non è possibile vedere le opportunità che ci sono. Tutti quanti misurano la ricchezza in termini monetari e di PIL, e quindi dichiarano che il Sud sia una regione povera. La vera povertà si misura con l’accesso ai beni, con l’incoscienza e l’ignoranza. E’ povero chi non può accedere ai beni e alle merci necessarie per soddisfare i bisogni reali. La povertà è stata creata prima con lo smantellamento del tessuto artigianale meridionale, quando esisteva ancora un capitalismo reale, e poi favorendo i flussi migratori da Sud a Nord e programmando l’industrializzazione pesante dello Stato che ha creato posti di schiavitù e condizioni insalubri che ricordano l’Ottocento. Al Sud grazie alle prerogative geografiche e climatiche esiste una concreta opportunità di realizzare l’auto sufficienza energetica e alimentare, mi pare del tutto assurdo sostenere che sia una regione povera. Il lavoro che andrebbe svolto è proprio quello di costruire questa auto sufficienza e garantire a tutti gli abitanti l’accesso ai servizi essenziali per soddisfare i bisogni reali nella direzione dello sviluppo umano. In ambito politico e sociale bisogna sostituire tutti quegli individui che hanno impedito il raggiungimento degli obietti sopra elencati.

E’ necessaria una trasformazione del pensiero affrontando l’analfabetismo funzionale che colpisce un italiano su due. Costruendo proprio quei servizi essenziali che mancano ancora, e cogliendo l’opportunità di migliorare le morfologie urbane esistenti e costruite durante le speculazione edilizie dal secondo dopo guerra, nel correggere gli errori fatti sarà possibile creare nuova occupazione utile.

Il punto di partenza è indirizzare le energie mentali e finanziarie nella trasformazione dei sistemi locali in bio regioni urbane poiché i modelli di bio regione hanno le prerogative di usare le risorse rispettando i cicli auto rigenerativi della natura. In sostanza per creare occupazione utile è necessario fare l’opposto di quello che tutte le classe dirigenti credono e pensano di fare, poiché sono state allevate dal pensiero dominate dell’economia neoclassica.

La magna-grecia si riprende la propria dignità partendo dalla cultura e da programmi, piani e progetti forgiati dalla rigenerazione urbana bioeconomica che conserva i centri storici e trasforma i tessuti edilizi esistenti migliorando la qualità di vita. I progetti non sono valutati esclusivamente in termini di rendimenti finanziari per favorire gli interessi speculativi degli investitori, ma sono valutati in termini di valore del disegno urbano osservando i problemi e le peculiarità dei tessuti urbani esistenti.

creative-commons

Annunci

Saper vedere le opportunità/2

Com’è noto i politici italiani hanno abdicato il potere di controllo sul credito delegando politiche monetarie ed industriali ad enti sovranazionali che non perseguono prioritariamente il benessere dei cittadini. Nonostante questo tradimento alla Repubblica, i cittadini conservano il potere supremo e se fossero consapevoli e concordi sul modello di società che desiderano, potrebbero e possono decidere come cambiare le sorti del proprio Paese, nonostante tutto. Tant’è che basterebbe un minimo di coordinamento per decidere di spostare i propri conti correnti verso istituti di credito che finanziano progetti virtuosi per tutelare il patrimonio ambientale e culturale della propria comunità, e finanziare l’auto sufficienza energetica con le fonti alternative e la sovranità alimentare. Questo comportamento induce le banche a cambiare atteggiamento.

Esiste una straordinaria opportunità di reale sviluppo per gli esseri umani. Un esempio: il territorio del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano (SA), circa 181.000 ettari con una bassa densità di 84 ab/kmq, patrimonio dell’Unesco ed il più grande geoparco d’Europa. Il Cilento è luogo della dieta mediterranea, della scuola eleatica, ricco di riserve naturali con piccoli centri da conservare e rivalutare grazie al cambio di paradigma culturale.

Questo territorio potrebbe essere un esempio di reale crescita avviando un progetto di reti di comunità e applicando la sovranità alimentare e l’indipendenza energetica con l’uso di fonti alternative. E’ possibile prevedere un piccolo incremento di popolazione, circa 20-30 mila abitanti provenienti da ogni regione d’Italia o d’Europa per integrare la cultura contadina col know-how di nuovi modelli organizzativi, gestionali e comunicativi (biblioteche civiche comunali, nuove agorà, Esco, reti libere, autoproduzioni …). L’integrazione culturale può arrestare l’abbandono delle terre e di territori non considerati dalla cultura demolitrice della crescita infinita e dell’ossimoro sviluppo sostenibile. L’integrazione culturale può aiutare gli abitanti locali nel saper conservare e tutelare il territorio alimentando la speranza di comunità non più isolate, ma vive, genuine e più felici grazie alla prospettiva di un ritorno a casa di giovani emigrati abbagliati da un finto sviluppo e più felici per le nascite di nuovi esseri umani in famiglie unite nei reali valori (etica). In questo territorio è possibile far emergere il progetto beni comuni gestito da reti di comunità.

La storia ci insegna che durante la dominazione longobarda (fine VI secolo), quando non si conosceva il possesso derivato dalla proprietà privata, l’economia cilentana divenne fiorente grazie alla presenza di monaci italo-greci prima, e benedettini poi, e grazie l’assenza di oneri, tasse, per chi volesse impegnarsi nell’agricoltura e nel dissodamento della terra. Fu in quel periodo che si sviluppò la reciprocità grazie ai gruppi che partecipavano all’uso dei beni comuni, questo modello divenuto consuetudine ricevette il riconoscimento giuridico negli Usi Civici. Fu allora che nacquero le prime comunità rurali dette Consortia per la gestione dei beni comuni. Si trattava di un’unione di carattere economico necessariamente vincolante per l’usufrutto della terra, ed ogni partecipante possedeva una sors (quota di terra) avendo in comune anche gli attrezzi agricoli e gli animali da lavoro.

A distanza di secoli, la reciprocità viene sostituita dai liberali dall’avidità delle imprese, e così il Governo applicando il liberismo costituisce zone free-tax, cioè zone franche, ove le imprese non pagano tasse per consentire la crescita della loro produttività, un esempio sono le “zone franche urbane”. La storia insegna che per far partire un’economia che non esiste, non si possono applicare tasse e solo quando si crea  un reddito allora è possibile contribuire alla creazione di uno Stato. Oggi i liberali usano le “zone franche” per non pagare tasse e imbrogliare lo Stato, cioè l’opposto di ciò che la storia insegna. Ancora oggi possiamo imparare dalla storia e stabilire di valutare correttamente i progetti virtuosi di riuso e riqualificazione urbana e farli finanziare delle imprese che possono contribuire tramite la detrazione dell’investimento dalle tasse, o compensando con la perequazione. Con la medesima modalità, cioè finanziare direttamente i progetti virtuosi, valutando prima la congruità dei prezzi, le comunità potrebbero istituire “tasse di scopo” e realizzare servizi ad hoc.

Il Parco del Cilento potrebbe diventare un’entità fiscale autonoma, facendo rimanere le tasse sul territorio, razionalizzando comuni e comunità montane riducendo il numero dei comuni stessi, accorpando Sindaci e Consigli comunali. In questo modo lo Stato risparmia risorse e la riduzione degli Enti potrà consentire l’accorpamento gestionale dei servizi locali con un ulteriore risparmio ed efficienza dell’amministrazione stessa.

Bisogna evidenziare che tale prospettiva ribalta totalmente la cultura dominante che scambia la crescita industriale, materialista, come progresso e disprezza la natura e la vita di campagna. Questa prospettiva indica lo sviluppo fra le piccole comunità, in armonia con la natura, ma tecnologicamente avanzate grazie all’uso di un mix-tecnologico e di reti di comunicazione avanzate per scambiarsi e donare le conoscenze socialmente utili. Comunità che vivono la polis e decidono direttamente. Comunità che si alimentano di cibi sicuri ed autoprodotti rispetto ai cittadini-metropolitani che possono essere intossicati da cibi industriali e meno controllabili.

Nel 1891 (cioè dopo trent’anni di furti, tasse maggiorate al Sud, spesa statale solo al Nord) il reddito pro-capite della Campania è ancora superiore a quello nazionale. […] «Da quasi tredici secoli i Meridionali sono uniti, essi sono pacifici come i popoli veramente civili, il loro sistema economico mira più al benessere sociale che al profitto di pochi, l’amministrazione pubblica è oculata e ponderata, la pratica religiosa colora i loro caratteri» riassume Vincenzo Gulì (Il saccheggio del Sud). […] I prodotti pregiati dell’agricoltura meridionale, per dire, son troppo cari per il resto d’Italia. Solo 11,8% delle esportazioni e l’8,5% delle importazioni delle Due Sicilie è con gli altri stati preunitari, perché «l’economia meridionale apparteneva al circuito commerciale che la ricollegava saldamente ai paesi del Nord e del Centro Europa». Soltanto dopo l’occupazione, il saccheggio e l’inutile resistenza armata, i meridionali cominceranno a emigrare, a milioni.[1]
La prima cosa che balza agli occhi è lo spread (anche allora!) tra i rendimenti dei diversi gruppi di bond prima e dopo l’Unità. Quelli del Regno delle Due Sicilie (che erano un quarto del totale) prima del 1861 pagavano i tassi più bassi: 4,3%, 140 punti base in meno delle emissioni papali e di quelle piemontesi (che rappresentavano rispettivamente il 29% e il 44% del debito unitario dopo la conversione) e 160 in meno rispetto a quelle Lombardo-Venete (che però erano solo il 2%). Insomma, a voler utilizzare le categorie di oggi, il Regno di Napoli economicamente era per l’Italia quello che oggi la Germania è per l’Eurozona. «Come il Regno di Napoli prima dell’integrazione del debito sovrano, la Germania di oggi è l’economia più forte dell’eurozona e beneficia del costo del debito più basso in assoluto» scrive Collet. Considerazioni, queste, che faranno storcere il naso a molti, ma sicuramente non di parte. Del resto, come ricorda Collet, Napoli era di gran lunga la città più importante del neonato Regno d’Italia. E le regioni del Sud avevano una discreta struttura industriale, un’agricoltura fiorente sia pure basata sul latifondismo, e importanti porti commerciali.

Secondo i dati ISTAT nelle quote di occupati per settore di attività economica[2], in Italia, solo il 3,8% si occupa di agricoltura, il 29,2% è nell’industria e ben il 67% è occupato nei servizi. In Campania il dato è diviso così: 4,1% agricoltura, 23,5 industria e 72,4% servizi. I dati sono ancora più drammatici se andiamo a verificare le fasce di età. Esiste il serio rischio che fra 10 anni e poi fra 20 anni nessuno si occuperà della nostra alimentazione perché non sembra esserci un ricambio nel settore agricolo. Il dato è drammatico sia per l’evidente squilibrio nelle proporzioni degli impiegati nel mondo del lavoro e sia per la tipologia di attività a volte superflua, quella dei servizi. I dati dicono che i cittadini non curano la propria alimentazione, preferiscono il superfluo (servizi) e soprattutto non sanno prodursi il cibo. Questo dato inquietante può diventare la scommessa positiva del presente-futuro avviando un processo culturale che conduca le comunità locali ed i cittadini verso l’approccio permaculturale e trasformare i disagi in opportunità. Infatti è possibile creare società agricole ad azionariato diffuso dove i cittadini possono acquistare terreni con vecchie cascine per sperimentare orti sinergici[3] e scambiare le eccedenze in una “rete sociale rurale”.

Il Parco è composto da 80 comuni e sarebbe saggio sviluppare un piano industriale con principi di conservazione e recupero, tutela, prevenzione e valorizzazione. Ad esempio, è ragionevole progettare la conservazione dei centri abitati prevenendo il rischio sismico e quindi rendere gli abitati più sicuri, più vivibili e più fruibili. Studiare la mobilità sostenibile e immaginare un gestione sostenibile del patrimonio boschivo avviando un’industria del legno per impieghi nell’edilizia e nel design.

Con le odierne tecnologie è concretamente possibile progettare intere comunità, partendo anche dai piccoli comuni abbandonati, indipendenti dal punto di vista energetico ed economico applicando anche la sovranità alimentare, si può partire dai bisogni primari: cibo, casa, energia, acqua, istruzione (diritti dell’uomo). Oggi esiste anche una Rete nazionale per lo sviluppo rurale[4] che potrebbe aiutare qualche cittadino seriamente intenzionato nell’innovare la propria azienda agricola.

Inoltre, esiste una rete denominata wwoof[5]: lo scopo di wwoof è di creare conoscenza e interesse verso uno stile di vita biologico e biodinamico. Oltre a ciò wwoof offre la possibilità di viaggiare in tutto il mondo in modo economico ed allo stesso tempo di dare un aiuto dove è richiesto e dove se ne presenta la necessità.

In fine, per le comunità, intese come quartieri, piccoli centri abitati o intere città esistono i circoli del Movimento per la Decrescita Felice che propongono il cambiamento di paradigma culturale, riappropriarsi del territorio, trascorre più tempo con le persone che si amano, usare le tecnologie della decrescita (quelle che fanno calare il PIL ma migliorano la qualità della vita), vivere reciprocamente, riscoprire il saper fare, praticare la cultura della transizione energetica, cioè liberarsi dalla dipendenza degli idrocarburi e vivere in armonia con la natura, sempre con un approccio olistico e permaculturale.


[1] PINO APRILE, Terroni, Piemme 2010, pagg. 103, 106

[2] ISTAT, rivelazione sulle forze lavoro, media 2009, 28 aprile 2010 http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20100428_00/testointegrale20100428.pdf

[3] L’ Orto Sinergico è un metodo elaborato dall’ agricoltrice spagnola Emilia Hazelip, attiva soprattutto nel centro ”Las Encantadas”, sui monti Pirenei, in Francia. L’ idea di creare un orto sinergico si ricollega al filone della Permacoltura (coltura permanente, eterna, equilibrata ed inesauribile, non consumistica) ed alle ricerche relativamente recenti sull’ impoverimento del suolo a causa dell’abuso-uso agricolo meccanico-chimico da parte dell’ uomo (per esempio quelle dell’ agronomo giapponese Masanobu Fukuoka). Hazelip ha strutturato un metodo di coltivazione che promuove meccanismi di autofertilità del terreno, senza bisogno di arare oppure di concimare, ne di separare le piante (pur facendo attenzione a collegarle in modo compatibile e collaborativo tra loro).

A differenza delle usuali coltivazioni agricole industriali, in un orto sinergico le piante perenni convivono con le piante stagionali, e la stessa verdura e’ presente contemporaneamente a diversi stadi (persino decomposta a nutrire uno stesso esemplare in fiore).

Avviare il cambiamento subito!

Buona parte dei leader politici è inadeguata, lenta, goffa, con qualche corrotto di troppo, ed una piccola minoranza indica la strada con visioni alternative, mostrando virtù scomparse: il coraggio e la fermezza dei saggi.

“Questa crisi non è stata un incidente, è stata causata da un’industria fuori controllo. Fin dagli anni ’80 la crescita del settore finanziario statunitense ha portato a una serie di crisi […] mentre l’industria si è arricchita sempre di più.” (dal film, Inside job, di Charles Ferguson)
indice_GINI
Indice GINI, per misurare la diseguaglianza nella distribuzione del reddito o anche della ricchezza

Il teatro massmediatico ci mostra attori che parlano, parlano per tenere bassa l’asticella della comunicazione politica ed evitare che altri cittadini possano accedere a migliori livelli di conoscenza, si cerca di contenere la fuga dalle televisioni poiché il numero di cittadini liberi sta crescendo e questo preoccupa l’élite degenerata. L’aumento della disoccupazione consente ai cittadini di studiare, ragionare, capire, condividere ed evolversi, questo è un problema che i Governi pensano seriamente di affrontare, ma non per migliorare il benessere dei popoli, ma evitare un’evoluzione che possa aumentare l’autostima delle persone.

Bisogna uscire dal piano ideologico religioso del Trattato di Lisbona, uscire dall’economia del debito, uscire dal sistema delle borse telematiche e mettere in un angolo la Banca dei Regolamenti Internazionali, la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale, con tutta la stupida avidità che le loro regole contabili hanno prodotto, regole inventate per impedire lo sviluppo umano, regole che ignorano le uniche leggi che determinano la vita su questo pianeta note a qualsiasi individuo: fisica, chimica, biologia; la fotosintesi clorofilliana.

Ancora oggi siamo l’unica specie di questo pianeta che non vive in armonia con la natura, poiché nel corso della storia i popoli, delegando poteri e responsabilità ai pochi, hanno consentito la diffusione di una stupida invenzione, l’economia del debito, le banche col sistema del prestito a riserva frazionaria e le borse telematiche con la lingua dell’inganno psicologico. Queste invenzioni con la loro terminologia condizionano tutta la società dando vita ad una religione, una credenza, nonostante queste regole siano palesemente immorali, illogiche e persino stupide poiché stanno struggendo l’ecosistema dove noi viviamo pregiudicando il benessere delle future generazioni, le prime che staranno peggio dei propri genitori, a causa di un sistema politico-economico chiaramente sciocco: l’Unione Europea e la religione neoliberista figlia della inumana crescita infinita. Sto notando che i contenuti dei media, degli esperti e degli osservatori si stanno dividendo fra liberisti e keynesiani, siamo nel solito ed obsoleto schema del “divide et impera”. Entrambi i pensieri economici sono figli della stessa divinità: la crescita quantitativa che ignora la notissima entropia. Politici ed “economisti” non vogliono proprio riconoscere il fatto che ogni giorno il Sole sorge e dona tutta l’energia di cui le specie viventi hanno bisogno, compreso l’uomo, di questa risorsa non c’è scarsità. Se questa ovvietà fosse riconosciuta gli economisti produrrebbero un danno irreparabile al proprio ego, e perderebbero quell’alone di santità che i media hanno costruito con la ripetizione ossessiva di idee malsane.

Questo teatro è stato ben progettato, chi ha scritto il copione ha previsto che ci fossero soprattutto loro: politici ed economisti, tant’è che la nostra società continua a sfornare professioni ormai inutili: avvocati e manager, affinché il linguaggio predominante che programma i pensieri dell’opinione pubblica segua gli interessi delle SpA e non il benessere delle persone. Meno si parla di ecologia, di cultura, di arte e di identità, e sarà sempre più facile addomesticare i popoli. L’Italia si sta autodistruggendo poiché sempre più si perdono arti e mestieri della nostra identità, sempre più il Paese perde pezzi determinanti perché negli ultimi quant’anni ha prevalso l’avidità delle professioni inutili rispetto alle capacità, ai talenti. Un ritorno al buon senso è difficile, non impossibile, poiché la nostra società è composta maggiormente da individui senza identità, programmati alla regressione infantile (soprattutto il mondo dei politici), e pertanto essi devono rivedere i propri percorsi le proprie convinzioni per riconoscere gli errori del passato, è un processo fattibile e non impossibile.

Per usare un linguaggio politico non si tratta solamente di non pagare debiti inventati e interessi usurai, ma si tratta di scrivere nuove regole che limitino, e vietino comportamenti illeciti, e individuare nuove fattispecie di reati (paradisi fiscali, strumenti finanziari). Bisogna affermare regole di un nuovo paradigma culturale che finalmente riconosce principi fisici notissimi, ma che non sono i pilastri della politica istituzionale poiché costringerebbe molti a dover ripensare se stessi, e le caste precostituite dovrebbero rinunciare all’avidità, alla rapina, all’usurpazione per abbracciare la cooperazione, la convivialità e la reciprocità. Si tratta di un’evoluzione antropologica, poiché gli individui possono incontrarsi nuovamente nelle comunità per tendere all’equilibrio ecologico con l’uso di tecnologie intelligenti, ormai mature. L’intera giornata può essere ripensata e rivista, poche ore di lavoro, con un salario ugualmente dignitoso, e molto tempo libero da dedicare a se stessi, alle persone che si amano ed alla comunità.

Possiamo misurare efficacemente l’uso razionale dell’energia e la nostra “impronta”. Numerosi standard hanno approfondito l’argomento (analisi del ciclo vita), ormai sono diffusi e consentono di comunicarci un aspetto importante, cioè possiamo scegliere cosa, quanto, come e dove. Possiamo scegliere il tipo di materiale da usare, possiamo sapere quanta materia da estrarre per evitare l’esaurimento, possiamo capire quale tecnologia impiegare per farlo al meglio, e soprattutto dove la risorsa sia presente programmando i giacimenti naturali. E’ ovvio che le risorse non rinnovabili vanno sostituite con quelle rinnovabili ed alternative, com’è ovvio che gli scarti, rifiuti, possono essere trasformati nuovamente. In questi cinque anni di crisi finanziaria progettata a tavolino possiamo notare come la comunicazione ed il linguaggio usato dagli opinion makers sia concentrato sui politici e non sui cittadini, ben che meno intendono sostituire le chiacchiere da bar con le grandi opportunità offerte dall’innovazione tecnologica, e mostrare quanto sia facile trasformare un’economia basata sull’energia fossile in un’economia con fonti alternative. Comunità libere tramite le reti intelligenti. Un semplice mix tecnologico consente di transitare da un’economia ad un’altra. Diversi Stati e Paesi stanno progettando e realizzando la transizione tecnologica ed energetica, mentre in questi cinque anni la maggioranza dei giornalisti perde tempo perché preferisce concentrarsi sul gossip politico e rallenta l’evoluzione. Ormai anche le tecnologie a celle combustibili sono mature, non solo il micro eolico, e la geotermia di piccola taglia come le note pompe di calore. Partendo dalla cancellazione degli sprechi possiamo dire addio alla dipendenza prodotta dall’obsoleto sistema centralizzato di energia, caratterizzato da grandi centrali a fonte fossile, e transitare alla nota generazione distribuita ove anche un edificio possa trasformarsi in piccola centrale di energia grazie all’impiego del mix tecnologico. Tutto questo è già realtà e società piccole e grandi hanno già realizzato la conversione diventando persino off-grid, come si dice in gergo, cioè sono indipendenti energeticamente. Maggiore è la diffusione di questi progetti e sempre minore sarà il costo dell’impiego, com’è accaduto per lo sviluppo delle tecnologie solari fotovoltaiche.

Pensando al cibo dobbiamo pretendere che l’etichetta comunichi la provenienza delle materie prime e come siano state trasformate indicando ogni cosa che l’uomo ingerisce senza dimenticare i diritti dei lavoratori. Partendo dal cibo dobbiamo sapere che una parte può essere auto prodotto – fuori dal mercato – e può essere prodotto nella regione in cui viviamo, fresco e di stagione, pertanto la consapevolezza del cittadino può condizionare la produzione (Guida al consumo critico).

Un ragionamento analogo è valido per l’edilizia e per il tessile, poiché ogni territorio può sostenere una produzione di materie per la casa e per l’abbigliamento. Tre mondi che si intrecciano: cibo, casa, abbigliamento ove è possibile ridurre e cancellare la dipendenza dal petrolio, e aumentare l’impiego di trasformazione ecologiche. Persino la mobilità offre soluzioni semplici, come la diffusione di bici-pedelec che aiutano a superare pendenze faticose.

Mentre le ultime ricerche affinano i processi è necessario che i cittadini si riprendano spazi di autoderminazione per realizzare comunità autosufficienti. Non ci sono limiti a questo processo evolutivo, serve solo la volontà popolare. Sono note le esperienze virtuose dei cantoni svizzeri che attraverso strumenti efficaci di democrazia diretta partecipano al processo decisionale della politica. Come sono note le esperienze efficaci di controllo del mandato elettorale, attraverso la verifica a metà mandato e l’eventuale revoca. E’ sufficiente introdurre i medesimi strumenti ed iniziare a sperimentare.

E’ vero che il mondo politico può rappresentare un ostacolo, un limite a tale processo, ma è altrettanto banale notare che questo mondo inadeguato è sostenuto dal popolo stesso, anche se le recenti elezioni danno un segnale: il primo partito si conferma quello del “non voto”. Questo segnale è frutto del clima di sfiducia, molto condivisibile, ma può essere letto come segnale di risveglio se riconosciamo che il teatro politico sia inadeguato, e quindi non rappresenta le istante del cambiamento.

I cittadini, indipendente dal mondo dei politici obsoleti, possono avviare il cambiamento, molti lo stanno facendo. Se cambia la società anche la rappresentanza politica cambia prima o poi, poiché essa insegue l’elettorato per autoconservarsi. I cittadini possono anche produrre nuova classe dirigente, una classe libera dai condizionamenti esterni di qualsiasi genere e che rappresenti le istanze sopra citate.

“Libertà individuale significa avere la libertà di controllare i propri pensieri e di far manifestare le sensazioni che si desiderano nella propria vita. Raggiungere la libertà individuale consiste nello sviluppare nuove abitudini e competenze e nell’abituarsi a far funzionare il cervello come noi desideriamo.“