Fare bene, si può!

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La crisi offre opportunità! Disse Mario Monti per compiere passi in avanti verso cosa? L’élite mondialista desidera un nuovo ordine mondiale, mentre la religione capitalista favorisce l’aumento delle disuguaglianze, anche in Occidente e nella vecchia Europa dove i diritti sono messi in discussione, ridotti o negati. I cittadini dovrebbero compiere uno sforzo per comprendere meglio la fallacia delle nostre istituzioni e proporre un’alternativa.

In Italia la perdita di consenso ha costretto i partiti ad unirsi per realizzare l’agenda delle SpA che pensa alla costruzione di un nuovo ordine mondiale, trascurando i problemi degli ultimi, e poi accelerare le famigerate riforme strutturali dei neoliberisti di cui l’élite ritiene di aver bisogno per concentrare ricchezze nelle mani di pochi. L’agenda pensate dalle banche, prevede la sostituzione dei singoli Stati con un’entità superiore, l’UE, ed è necessario distruggere la Costituzione italiana, poiché risulta fastidiosa e pericolosa nei sui principi che parlano di priorità politiche come uguaglianza, merito, tutela dell’ambiente e della salute, diritti del lavoro e partecipazione politica. La Costituzione si contrappone all’ideologia liberista che governa l’Unione Europea, perché quest’ultima privilegia il mercato delle SpA mai i diritti dei cittadini, e non prevede la democrazia, tanto meno la democrazia rappresentativa visto che il processo di deliberazione delle direttive è nelle mani di organi non elettivi.

Jp_Morgan_costituzioneNel report della banca d’affari JP Morgan è scritto chiaramente: “Quando la crisi è iniziata era diffusa l’idea che questi limiti intrinseci avessero natura prettamente economica (…) Ma col tempo è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici dei paesi del sud, e in particolare le loro costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea”

Per questa ragione il Parlamento dei nominati dai segretari di partito si sta occupando di riformare la Costituzione, e non pensa ai problemi dei cittadini, perché i soggetti politici hanno priorità opposte al bene comune. Gli slogan annunciati dal Governo Bilderberg-Trilateral che promettono la soluzione della disoccupazione giovanile, la fine della crisi, sono tradizionali e normali prese per i fondelli che puntano a limitare i danni attraverso il reclutamento di qualche disoccupato ed inserirlo nel “precariato controllato” (schiavitù). “Ciò che stiamo facendo è dovuto ad uno stato d’eccezione, mi lego a questo e al programma su cui il Parlamento ci ha dato la fiducia”, Enrico Letta, 5 giugno 2013. Vi suggerisco l’analisi di Lidia Undiemi.

L’élite è ben consapevole del rischio che corre nell’UE poiché lo stupido sistema fiscale contabile che hanno progettato, combinato con la regolare delocalizzazione nelle zone economiche speciali (ZES) riduce i costi attraverso lo sfruttamento delle persone (disuguaglianza di riconoscimento) ma creare concorrenza sleale, oltreché nega l’autoderminazione dei popoli e distrugge le economie reali dei Paesi. Le imprese sono incentivate a delocalizzare nelle ZES danneggiando l’Italia e soprattutto il mezzogiorno e gli imprenditori onesti. Nei paesi denominati PIIGS le masse non condividono questa UE, non condividono il sistema euro per le ragioni sopra accennate.

La globalizzazione inventata da una corrente politica religiosa ha prodotto dal nulla ingenti capitali a servizio di alcune SpA, una ricchezza virtuale che condiziona la vita degli individui e distrugge gli ecosistemi. Gli imprenditori più influenti hanno deciso di fregare gli italiani spostando la produzione per soddisfare la propria avidità. Con l’ingresso della finanza in politica, la democrazia rappresentativa è stata sostituita dal modello feudale, il governo dei pochi non eletti che addomestica i burattini visibili nei media. E’ impossibile che questa associazione si auto processi e restituisca ciò che ha rubato.

E’ possibile che la parte sana del Paese comprenda di dover fare senza le istituzioni, non perché le istituzioni non servano, ma perché sono occupate ed usate per delinquere. Pertanto, come fare? 1) Riflettere su noi stessi; 2) Stimolare la formazione di una nuova classe dirigente libera dalle SpA; 3) Sarebbe saggio concentrare capitali privati su alcuni progetti prioritari che tutelano l’Italia per avviare subito un cambiamento. La libera iniziativa privata può e deve investire energie in progetti che migliorano la vita dei cittadini. Le conoscenze tecnologiche e le buone pratiche possono valorizzare ambiti che nei decenni passati sono stati abbandonati per inseguire sogni sbagliati. In tanti piccoli comuni vi sono borghi che possono essere conservati e valorizzati unendo storia, architettura ed agricoltura sinergica. Oggi possiamo recuperare il patrimonio esistente ed usare l’energia in maniera razionale attraverso l’impiego di un mix tecnologico a piccola scala, e realizzare l’auto sufficienza energetica ed alimentare. Negli anni ’80 e ’90 si diffusero numerosi parchi naturali, questa buona progettualità non fu ben compresa, ma oggi possiamo comprendere meglio quanto sia importante e vitale allargare la progettazione ambientale in aree più vaste per una corretta fruizione dei luoghi e dell’ambiente poiché la nostra specie dipende dalla fotosintesi clorofilliana e dall’uso razionale delle risorse.

Il 45% della ricchezza complessiva delle famiglie italiane alla fine del 2008 è in mano al 10% delle famiglie. E’ uno dei dati contenuti nel rapporto su “La Ricchezza delle famiglie italiane” elaborato dalla Banca d’Italia. Secondo studi recenti, la ricchezza netta mondiale delle famiglie ammonterebbe a circa 160.000 miliardi di euro e la quota “italiana” sarebbe di circa il 5,7%. Stiamo parlando di circa 9120 miliardi di euro. Di questo immenso capitale, alla fine del 2011 le attività finanziarie ammontavano a oltre 3.500 miliardi di euro, di cui il 42% – 1470 miliardi – (obbligazioni, titoli esteri, prestiti, etc.) mentre il 31% – 1085 miliardi – contante, depositi, risparmio postale. Sarebbe sufficiente intervenire su questa ricchezza posseduta dal 10% delle famiglie, che non muta le condizioni dei ricchi, per accedere a risorse utili per il bene dell’Italia da investire su attività irrinunciabili e virtuose come il rischio sismico, la prevenzione primaria, l’ambiente, i beni culturali, la sufficienza energetica con fonti alternative etc. Non sarebbe necessario neanche una tassa patrimoniale, ma raccogliere progetti concreti sui settori strategici – patrimonio culturale, la biodiversità, cancellazione degli sprechi e le energie rinnovabili – e farli finanziare da questi grandi patrimoni con trasparenza e merito.

Questa ricchezza è talmente grande che se questi individui volessero farlo, senza mutare il proprio stile di vita, potrebbero recuperare città intere senza l’aiuto dello Stato e producendo lavoro, quella ricchezza oggi immobile consentirebbe di aumentare il gettito fiscale ed aiutare anche lo Stato stesso. Non sarebbe soltanto il dono più utile, ma l’investimento più intelligente che si possa realizzare per le generazioni future, poiché solo conservando il territorio e le risorse sarà possibile produrre ricchezza reale per chi verrà dopo.

Mobilità e qualità dell’aria: possiamo ridurre il numero di auto private circolanti e sostituire i motori a combustione con motori elettrici, in più possiamo aumentare l’uso delle biciclette nelle zone non pianeggianti grazie all’e-bike pedelec, le bici a pedalata assistita, che consentono di superare pendenze faticose. La cancellazione delle nocive emissioni gassose delle automobili consentirebbe di trasformare i centri urbani in ambienti molto più salubri e gradevoli.

Acqua: possiamo fermare il dannoso imbottigliamento dalle falde (Le Regioni devono ritirare le concessioni poiché in alcune zone il livello delle falde è a rischio), bonificare fiumi, laghi ed arrestare il declino di intere fasce costiere. Intervenire sugli impianti cittadini per arrestare l’inquinamento prodotto anche dal cattivo funzionamento dei depuratori o per l’assenza di depurazione.

“L’Italia è l’unico Paese fra quelli economicamente avanzati a non disporre assolutamente di un inventario esauriente, sia livello centrale sia locale, sulla qualità e sulle caratteristiche merceologiche delle risorse idriche esistenti” , sottolinea il prof. Dall’Aglio. Oltre ai problemi riguardanti la scarsissima conoscenza sulla qualità delle acque naturali, mancano dati aggiornati e completi sugli aspetti quantitativi delle risorse idriche potenziali. Le acque sotterranee, insieme ai grandi laghi, sono una risorsa strategica, parzialmente rinnovabile con processi molto lunghi nel tempo, di cui abbiamo conoscenze insufficienti sia in termini di dimensioni e distribuzione della risorsa sia in termini di qualità. (da Giuseppe Altamore, Qualcuno vuol darcela a bere, Fratelli Frilli editore, 2005 (pagg. 40, 182))

Recupero e riciclo totale della materia: in questo settore vi sono esperienze ed imprese mature che hanno subito la concorrenza sleale degli inceneritori. L’eco design prevede la fine dell’incenerimento e pertanto chiunque può avviare imprese per recuperare le materie prime seconde.

La storia è scritta dai vincitori

Com’è diversa la Storia letta fuori dalle scuole.

Tratto da Marco Pizzuti, rivelazioni non autorizzate, edizioni il punto d’incontro, Vicenza 2009, pag. 81. L’unità d’Italia e il mito della spedizione dei Mille. A partire dal 1850 il Piemonte venne utilizzato dalla massoneria per rovesciare il potere della Chiesa e proseguire il processo di globalizzazione “profetizzato” dagli illuminati di Baviera. Per tale ragione vennero unificate con le armi tutte autonomie locali sotto l’egida di un unico stato unitario. Il governo piemontese con le legge Siccardi del 1850 e successivi provvedimenti, una volta espropriate le terre ecclesiastiche le rivendette a prezzi stracciati a voraci latifondisti, che in breve tempo ridussero i contadini nella massima indigenza.

Il nuovo stato liberale spazzò via il vecchio ordine sociale soppiantandolo con un potere centrale sbilanciato a favore dei grandi mercanti e dei proprietari terrieri. In quel periodo, la guerra aveva lasciato ben trecentomila morti sui campi di battaglia di Solforino e San Martino, acutizzando i problemi sociali della popolare già afflitta da epidemie e miseria. Basti ricordare che nel 1860 l’incidenza delle spese militari piemontesi si attestava sul 61,6% della spesa totale, mentre la percentuale della spesa stanziata per le strutture di pubblica assistenza non superavano il due per cento. Senza contare che il debito pubblico piemontese in quel periodo sfondò il tetto di un miliardo di allora, ripartito su soli quattro milioni. Lo stesso Francesco Nitti, pur essendo massone, fu costretto a riconoscere quanto segue: “…prima del 1860 era la Sud la più grande ricchezza…”.

Ma la pagina più emblematica dell’epopea risorgimentale fu senz’altro la conquista del Sud, un regno rimasto libero e indipendente sin dal 1734, con un re italiano alla sua guida, un popolo prosperoso e una flotta seconda in Europa solo a quella inglese. Il regno del Sud insomma prima degli anni dell’unificazione era un paese florido, che contava ben 472 navi, un debito pubblico minimo e notevoli riserve auree a cui facevano da cornice grandi opere civili e le tasse più leggere d’Europa. La miseria toccò il Sud Italia solo dopo il processo di unificazione e comportò l’immigrazione disperata di 14 milioni di meridionali tra il 1876 e il 1914. Il Sud cercò quindi di resistere con ogni mezzo al nuovo ordine imposto dalla massoneria e dai libri di storia. E così tra il gennaio e l’ottobre del 1861, nell’ex Regno delle Due Sicilie si contavano ben 9860 fucilati, 10.604 feriti, 918 case incendiate, sei paesi rasi al suolo, dodici chiese predate, quaranta donne e sessanta fanciulli uccisi, 13.629 imprigionati, 1428 comuni insorti. Pertanto si trattò di un guerra di rappresaglia contro i ribelli civili del Sud che proseguì per anni, provocando un numero superiore di morti a quello raggiunto durante tutte le guerre risorgimentali messe insieme. Ma ciò che appare più paradossale in tutto ciò è che alcuni dei principali ideologi del liberalismo illuminato piemontese furono proprio dei massoni napoletani: Francesco De Sanctis, elevato nel 1859 al 18° di rito scozzese, grado di cavaliere di Rosacroce, Bertrando Spaventa, Pasquale Stanislao Mancini, Silvio Spaventa, Ruggero Bonghi, Camillo De Meis.

Tratto da Ferruccio Pinotti, Fratelli d’Italia, BUR pag. 317. La massoneria italiana dall’Unità al Fascismo. Silvano Danesi:«La massoneria è un fenomeno assai complesso e lo spazio di un’intervista comporta necessariamente schematismi e semplificazioni. Prima di arrivare alla finanza, credo sia essenziale dire che se oggi c’è l’Italia unita lo si deve in gran parte alla massoneria. La storia del Risorgimento è segnata dall’iniziativa di molti massoni quali ad esempio, Giuseppe Garibaldi e Camillo Benso di Cavour. […] L’idea dei francesi, per quanto riguardava l’Italia, era quella di uno stato cuscinetto nei confronti dell’Austria e niente più. Sicuramente non intendevano disturbare lo stato vaticano. A favore e proteggere lo sbarco in Sicilia dei Mille c’erano, al largo, le navi della marina inglese; e si sa che il Gran Maestro della massoneria inglese è il re.»

«Gli studiosi di economia sono concordi nel ritenere che la crisi, che aveva colpito il Paese a partire dal 1882, abbia prodotto effetti positivi per il Nord Italia e in particolare per la Lombardia, determinando il sorgere o il consolidarsi di un’industria dinamica e modera. Numerosi fattori contribuirono a questo risultato. Nuove vie di comunicazione, come la ferrovia del Gottardo, aperta al traffico il 10 luglio del 1882, fecero delle città del Nord e in particolare Milano, il centro di collegamento in Italia e l’Europa; mentre la crisi agricola, liberando notevoli capitali, che non trovavano più convenienza a investire nella terra, favorì la nascita dell’industria elettrica e agevolò la trasformazione delle altre esistenti, a cui fornì, peraltro, un’abbondante manodopera che proveniva dai disoccupati delle campagne.»

Alcuni spunti tratti dal sito brigantaggio.net

LA VITTORIA DEI MILLE A CALATAFIMI FU FRUTTO DI PURO EROISMO O VI PESA L’OMBRA DEL TRADIMENTO

L’11 maggio 1860 avvenne lo sbarco a Marsala dei Garibaldini, ubriachi d’avventura, senza trovare la benché minima resistenza tanto che possiamo paragonare il detto sbarco all’arrivo di una allegra brigata di turisti in vena di godersi la splendida primavera siciliana. I marsalesi li accolsero con estrema diffidenza tanto che il garibaldino Giuseppe Bandi ebbe, poi, a scrivere in una sua cronistoria:”Fummo accolti dai marsalesi come cani in chiesa”. Da bravi invasori i garibaldini corsero subito a mettere le mani nelle casse della tesoreria comunale, ma trovarono pochi spiccioli così come ebbe a scrivere lo scrittore garibaldino Ippolito Nievo perché i previggenti marsalesi avevano provveduto a mettere in salvo il tesoro comunale.

[…]E’ estremamente ovvio che il corruttore non può confessare la corruzione di cui è stato autore perché incolperebbe se stesso e cadrebbe nella più completa disistima. Ed infatti Garibaldi con la sua lettera del 1° novembre 1861 da Caprera rassicurò il Landi junior che si trattava di calunnia e che suo “padre a Calatafimi e nell’entrata su Palermo fece il suo dovere di soldato”. La risposta era scontata: Non poteva essere che questa. A questo punto viene spontaneo chiedersi: Ma perché Michele Landi non si rivolse al Banco di Napoli per avere una netta e chiara smentita di quello che egli chiama calunnia essendo questo il solo che avrebbe potuto smascherare i presunti calunniatori? Perché il Banco di Napoli chiamato così pesantemente in causa non intervenne con una pubblica smentita? Perché la famiglia Landi non agì giudizialmente contro La Civiltà Cattolica ed il Cattolico di Genova, definiti da Michele Landi nella lettera anzidetta giornali austro-clericali-borbonici, per tutelare l’onorabilità del suo congiunto la cui memoria veniva così pesantemente infangata? Non risulta che tutto ciò sia stato fatto o che sia avvenuto, pur essendo stata questa la strada giusta da seguire. Ma tutte queste storie a chi potevano interessare? Ai vincitori certamente no (basta chi t’appi e comu t’appi t’appi dice un proverbio siciliano). I vinti riottosi furono messi pesantemente a tacere.