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Posts Tagged ‘sprechi’

L’economista Loretta Napoleoni suggerisce un pamphlet estremamente interessante, semplice, chiaro ed accattivante, scritto a più mani. Democrazia vendesi.  Chi l’ha comprata?! Al testo che risveglia le coscienze è collegato un interessante sperimento di partecipazione democratica, a mezzo internet. Un progetto culturale innovativo che mette in gioco direttamente i cittadini, attraverso una semplice registrazione si potrà votare.

estratti da “Qualcosa” che non va.

Negli ultimi anni sembra prevalere una strana idea, sembra sia consuetudine dell’immaginario collettivo credere che l’obiettivo di un bilancio pubblico sia quello di far pareggiare i conti, oggi si ritiene che sia una pratica virtuosa. Destra e sinistra ripetono il mantra: la crescita. Questo obiettivo aritmetico nasconde una triste realtà o una cinica perversione degli economisti ortodossi addomesticati, che hanno trasformato l’azione politica degli Enti locali facendole perdere l’obiettivo dei principi costituzionali: servire i cittadini con spirito di uguaglianza e tendere al benessere collettivo. Le direttive europee condizionano la pubblica amministrazione violando i principi costituzionali, e imponendo sciocche convinzioni come il Patto di stabilità, e l’immorale pareggio di bilancio, il fiscal compact, ed in fine l’invenzione di un ente autoritario e non democratico come il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), una vera mostruosità composta da soggetti che godono di immunità rispetto alle loro scelte politiche che toccano le tasche dei cittadini. Il MES e questi sciocchi criteri si traducono in tagli alla spesa pubblica, e quindi un danno economico concreto ai ceti meno abbienti, facendo aumentare la depressione in Italia. Nella letteratura politica quest’azione viene comunemente valutata come la distruzione dello Stato sociale, il pilastro della nostra Costituzione. Ogni pezzo dello Stato sociale viene trasformato in merce e venduto, un’aberrazione che viola i diritti universali dell’uomo sanciti nel 1948. La conclusione di questa convinzione mentale ragionieristica è solo il frutto di una lenta e ossessiva programmazione mentale che ignora la bioeconomia, ignora l’economia e le esigenze reali dell’umanità. Su questo pianeta le leggi per la sopravvivenza umana si leggono con la fisica, la chimica, la biologia, l’agronomia e la geologia, non con la finanza. Una risposta ragionevole alle regole immorali della finanza pubblica è l’introduzione del principio di “non equilibrio di bilancio” per la spesa sull’istruzione, per la cultura e il sociale; cioè fare l’esatto opposto delle politiche di austerità introdotte dai neoliberisti inseriti nei Governi nazionali tramite le organizzazioni sovranazionali. La ragione etica di questa scelta radicale è semplice, nel periodo storico che stiamo attraversando la moneta va percepita come strumento, e non come valore di ricchezza. L’obiettivo è puntare alla piena occupazione e cancellare le disuguaglianze attraverso scelte coraggiose per aiutare i popoli e non per opprimerli con l’austerità.

Da diversi anni il potere invisibile ha diffuso, con successo, il mantra privato meglio del pubblico, dando un forte contributo alla distruzione dello Stato sociale e spostando la sovranità dalle istituzioni alle banche SpA, dagli Stati all’UE. Un grande contributo a sostegno di questa credenza è venuto dai media, pubblicazione ossessiva di scandali, dall’aumento dell’apatia politica dei cittadini, e dal comportamento immorale sia dei dipendenti eletti che dei dirigenti pubblici, e dai sindacati che hanno impedito e rallentato il rinnovamento meritocratico di funzionari e dirigenti nel settore pubblico.

Il dogma privato meglio del pubblico ha trovato il suo apice con l’introduzione del diritto privato in ambito pubblico, ed il risultato è stato che le maggioranze politiche vincenti negli Enti locali hanno rubato e rubano a norma di legge grazie all’uso delle SpA che gestiscono i servizi pubblici locali e le nomine discrezionali presso questi Enti. La corruzione è stata legalizzata e si sono moltiplicati gli sprechi frutto di ruberie, moltiplicazione delle “poltrone”, e negligenze di persone incapaci in ruoli importanti per la gestione del bene comune. Buona parte degli sprechi è costituita da scelte dirigenziali e politiche per sostenere, con soldi pubblici, gli interessi particolari delle SpA locali. Queste scelte politiche sono insindacabili e grazie all’assenza di trasparenza i cittadini non hanno informazioni per valutare e scegliere.

La stesura del bilancio spetta al Governo mentre al Parlamento è attribuito il compito di approvarlo. Il bilancio dello Stato può essere preventivo o consuntivo (rendiconto generale). La differenza tra entrate e spese al termine di un esercizio concretizzerà un avanzo di bilancio, se il saldo è negativo, come avviene di solito, si avrà un disavanzo (o deficit) di bilancio. L’avanzo o disavanzo del settore pubblico si definisce come: Avanzo/disavanzo = G + TR – TA, dove G = spesa pubblica; TR trasferimento dallo Stato ai privati (pensioni, sussidi alle imprese e alle famiglie e interessi sul debito pubblico); TA trasferimenti dai privati allo Stato (imposte dirette, indirette, contributi sociali)[1].

Il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato fornisce i dati ufficiali. La cassa ci dice che nel 2011 entrano con le tasse 411 miliardi e si spendono 500 miliardi, si ricorre all’indebitamento verso i mercati per 310 miliardi. Nel 2012 entrano con le tasse 449 miliardi e si spendono 527 miliardi, si ricorre all’indebitamento verso i mercati per 324 miliardi. Per il 2013 si prevedono con le tasse 475 miliardi di entrate e si spenderanno 527 miliardi, mentre l’indebitamento dovrà essere di 246 miliardi. Leggiamo chi mantiene lo Stato: nel 2011 i lavoratori pagano 161 miliardi e le imprese 33 miliardi, mentre nel 2012 i primi versano 177 miliardi e le imprese versano 41 miliardi. Nel 2011 lo Stato paga 84 miliardi di interessi sul debito, e nel 2012 gli interessi sono 88 miliardi.

Entriamo subito nel merito, c’è una voce immorale nel bilancio sopra sintetizzato: interessi sul debito pubblico. Nella consuetudine anticostituzionale figlia del Trattato di Lisbona accade che lo Stato, abdicando al ruolo di controllore del credito (art. 47 Cost.), chiede moneta debito in prestito dalla BCE e dal mercato delle borse telematiche ove SpA comprano i Titoli di Stato per riempire la differenza avanzo/disavanzo. I cittadini che pagano le tasse sono costretti a pagare anche gli interessi immorali di un sistema abbastanza sciocco, inutile e dannoso poiché è matematicamente impossibile un equilibrio, tant’è che debito è interessi sono inestinguibili. Nel sistema attuale l’indicatore principale è il rapporto debito/PIL, non il benessere dei cittadini.

Nell’equazione del rendiconto generale la riduzione del debito pubblico è impossibile e tanto meno la cancellazione, per una ragione ovvia a chi ha interesse nel leggersi la storia: guerra persa e accordi di Bretton Woods, e per chi ha la curiosità di leggere i Trattati internazionali potrà rendersi conto dell’invenzione del debito, problema giuridico e non economico. E’ sufficiente riempire quella differenza – avanzo/disavanzo – con moneta sovrana per evitare debito pubblico ed interessi. E’ sufficiente riprendersi la sovranità monetaria, congelare l’attuale debito e calcolare l’eventuale presenza di anatocismo, o di strumenti finanziari non dovuti. Quindi accertare le responsabilità civili e penali di illeciti e reati, perché i cittadini non hanno dato alcun mandato politico atto a creare debiti dal nulla per rubare a norma di legge.

Gli Stati sono stati privati di una moneta della Repubblica, e sostituita da una moneta debito controllata dalla BCE e condizionata dalle SpA che scommettono nelle borse telematiche. Organi non elettivi sovranazionali usurpano l’articolo 1 e l’articolo 47 della Costituzione. Il credito è controllato da SpA commerciali e non più dallo Stato. Nel sistema odierno il potere di acquisto dei salari è condizionato dalle borse telematiche, dalle agenzie di rating e dallo spread, quindi i cittadini sono tassati dai Governi e ricattati dalle SpA, tutto ciò perché il Parlamento nel luglio del 2008 ha approvato l’antidemocratico Trattato di Lisbona accettando di sostituire lo Stato sociale costituzionale col “libero” mercato delle SpA. Il sistema finanziario e monetario è subordinato ai capricci di pochi banchieri che usano strumenti per scommettere sulla vita dei popoli. In questo sistema la ricchezza e la povertà non sono più in mano alle istituzioni democratiche rappresentative, ma in mano a individui inumani, tecno-cratici non eletti, che adottano consuetudini e comportamenti immorali dove l’avidità premia gli imbroglioni a scapito dei diritti umani.

Il popolo italiano al pari degli altri popoli, contrariamente a quanto è sancito dalla Costituzione non è libero. L’intero sistema bancario è un’invenzione a servizio dell’élite e il sistema del prestito è un metodo immorale, ma legalizzato, per tenere i popoli in schiavitù. I cittadini italiani onesti sono doppiamente vessati poiché l’evasione e l’elusione fiscale sono contigue al sistema fiscale, e le regole europee sembrano costruite appositamente per rubare ricchezza ai paesi “periferici”, denominati PIIGS, per sostenere l’economia dei paesi “centrali“: Germania, Svezia, Olanda, Austria, e Gran Bretagna, quest’ultima socia della BCE, ma non usa l’euro.

Multinazionali come Apple, Google, Amazon, E-bay, Facebook e le banche non pagano tasse, non versano l’IVA, oppure pagano una percentuale ridicola, si parla di cifre astronomiche grazie alle larghe maglie dell’elusione e dei paradisi fiscali. Eric Schimdt, amministratore delegato di Google, dichiara: «orgogliosi di non pagare le tasse»[2]. Il fisco italiano contestò a Banca Intesa 1,65 miliardi di elusione (bilancio 2010) quando al vertice c’era l’ex Ministro Corrado Passera[3]. Al sistema immorale si aggiungono consuetudini illegittime e  le banche commerciali abitualmente applicano l’anatocismo, interessi sugli interessi, contro Enti pubblici e cittadini. Una parte dei debiti pubblici e privati è costituita dall’anatocismo che deve essere restituito.

Dopo il controllo della moneta debito, l’obiettivo dell’élite è semplice, controllare con lo stesso metodo dei “mercati” le società che gestiscono i servizi pubblici locali usando l’arma dell’invenzione del debito pubblico, sono già pronti piani per svendere le SpA locali; dopo aver rubato le infrastrutture nazionali (Banca d’Italia, autostrade, ferrovie e telecomunicazioni). I loro adepti ed emissari sono ampiamente diffusi in tutte le università e nei media, banali ripetitori di volontà decise nel famigerato club Bilderberg, nella Commissione Trilaterale e nel CFR.

In maniera del tutto inequivocabile e non poteva essere altrimenti si evidenziano gli interessi sul debito pubblico frutto dell’usurpazione della sovranità monetaria decisa prima negli accordi di Bretton Woods[4], poi nel Trattato di Maastricht e poi ribadita nel Trattato di Lisbona, tutti accordi internazionali che violano gli art.1 e 47 della Costituzione italiana, articoli che ordinano ai dipendenti eletti di organizzare la Repubblica  per emettere moneta, funzione determinante per la libertà del popolo e figlia della sovranità popolare attraverso il controllo del credito. Purtroppo essendoci accordi, trattati, internazionali illegittimi oggi vige un sistema europeo di banche con la BCE al suo vertice e questa è la ragione principale per cui il debito è inestinguibile, e dunque, “qualcuno” ha schiavizzato 17 popoli che usano l’euro stampato dal nulla ed illegittimamente prestato a corso forzoso. E’ sufficiente rispondere ad una domanda per capire l’incantesimo del monetarismo: se i soldi sono nostri perché ce li prestano? Per mezzo di questo incantesimo, inganno psicologico, frutto di un’immorale ed illecita consuetudine numerosi dipendenti eletti corrotti col sistema dei trucchi finanziari, dei paradisi fiscali, da diversi decenni recitano il ruolo dei rappresentanti del popolo ma in realtà curano gli interessi di pochi banchieri.

[…]

Mentre oggi la maggioranza degli addetti ai lavori ripete in maniera ossessiva le parole: produzione, PIL, costo ed in tanti credono ancora a questa religione, come faranno a far pagare un costo ai sudditi (cittadini disinformati) tramite l’uso del sole, del vento? Ricordiamoci che i concetti immorali: produzione, PIL, costo sono vincolati ai limiti fisici della terra, alle risorse naturali in esaurimento mentre il sole non è in esaurimento, meglio ancora, l’energia non è in esaurimento ma grazie alla conoscenza, alla cultura essa è ampiamente disponibile senza che qualche dittatore venga a raccontarci la sciocchezza del costo di produzione.

Per intenderci ancora meglio, semplifichiamo e schematizziamo l’attuale sistema produzione lineare: 1. estrazione delle risorse – materia prima – 2. trasformazione e 3. vendita. Questo sistema è imposto anche con l’uso della forza militare – accaparramento ed accumulo della materia prima – e diffuso con l’aiuto di borse telematiche per produrre profitti artificiosi, non far pagare tasse ai controllori del sistema, scambiare ricchezze virtuali (scommesse) e trasferirle nei paradisi fiscali per pagare campagne elettorali, e sostenere le famiglie delle oligarchie partitiche (destra e sinistra = divide et impera). L’attuale sistema lineare produce scarti che uccidono esseri umani e distruggono gli ecosistemi. Evidenziamo che l’attuale sistema funziona anche con la programmazione neuro linguistica usata in tutti gli ambiti: scuola, formazione e media per scoraggiare la nascita di un pensiero diverso da quello dominante e, quindi assistiamo all’uso costante di “autorità universitarie”, “intellettuali politicamente corretti”, che impediscono la diffusione di strumenti, metodi, ed indicatori diversi da quelli odierni soprattutto questi “prezzolati pensatori” impediscono che l’etica entri a far parte della progettazione di una società normale.

Una società fondata sull’etica non comprende l’uso della menzogna e di strumenti innaturali come le borse telematiche e/o sistemi a riserva frazionaria usati dalle attuali banche centrali, non prevede interessi sul prestito. La ricchezza è un bene non misurabile: amore, passione e cultura sono beni immateriali, essenziali per gli esseri umani e non quantificabili. Altri beni essenziali come l’acqua, il cibo, i vestiti e la casa non devono essere considerati merci, e soprattutto non possono essere oggetti di scambi-speculazioni finanziari internazionali poiché sono parte della sovranità popolare ed indispensabili per la dignità umana, quindi non quantificabili e non devono essere sottoposti a regimi monetari effimeri come quelli attuali. La natura adotta un sistema di produzione circolare dove gli scarti sono risorse per altre specie. Un sistema bioeconomico contempla i rischi degli scarti ed usa strumenti di misura analitici per quantificare i danni. Cibo, vestiti e case possono essere misurati con la bioeconomia, ad esempio l’analisi del ciclo vita ispirata al sistema circolare della natura tende ad evitare e sconsigliare l’uso di sistema produttivi nocivi e sostanze chimiche non bio-compatibili. L’etica consiglia di adottare tali strategie, mentre gli azionisti delle borse lo vietano per massimizzare i profitti effimeri figli del costo di produzione e della maggiore offerta rispetto alla domanda (consumi indotti dai media = circolo vizioso = crescita illimitata senza ragione alcuna).

Bisogna uscire dall’invenzione finanziaria poiché è concretamente inefficiente, non riconosce le leggi della fisica e produce enormi sprechi, e vedasi la distruzione di risorse non rinnovabili. Per entrare nella politica delle risorse bisogna monitorare le risorse locali e globali, e ci sono gli strumenti per farlo.


[1] STEFANO AMICABILE, Corso di economia ed estimo, Hoepli, 4 ediz. 2010, pag 159

[4] da wikipedia: La conferenza di Bretton Woods, che si tenne dal 1° al 22 luglio 1944 nell’omonima cittadina appartenente alla giurisdizione della città di Carroll (New Hampshire, USA), stabilì regole per le relazioni commerciali e finanziarie tra i principali paesi industrializzati del mondo. Gli accordi di Bretton Woods furono il primo esempio nella storia del mondo di un ordine monetario totalmente concordato, pensato per governare i rapporti monetari fra stati nazionali indipendenti.

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