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Posts Tagged ‘Spagna’

Il 20 dicembre 2015 anche gli spagnoli hanno favorito un partito come Podemos (20% dei voti) [un partito cosiddetto anti sistema], anche senza vincere le elezioni. Il comportamento degli elettori spagnoli rispecchia la crisi dei partiti tradizionali e le scelte austere delle istituzioni nazionali ed europee. L’esito delle urne non crea garanzia di governabilità. La scomposizione del voto decreta la fine del paradigma maggioritario, caratterizzato dal bipolarismo e da un sistema elettorale che premia il partito vincente conferendo maggiori poteri all’esecutivo. Il modello maggioritario è il sistema feudale preferito dagli anglosassoni, ma è stato importato anche dal legislatore Italiano. Negli anni recenti e in diversi Paesi UE, gli elettori distribuiscono i propri voti a una pluralità di soggetti, che non raggiungono quella soglia necessaria per avere la maggioranza parlamentare. In questo contesto politico, il sistema più corretto è quello proporzionale poiché più democratico ma soprattutto spinge i partiti a preferire la democrazia parlamentare per legiferare. In Italia il sistema elettorale era proporzionale, ma l’élite cominciò a influenzare sia l’opinione pubblica e sia i partiti nel cambiare modello, poiché riducendo il numero di politici che partecipano al processo decisionale, le imprese avrebbero avuto maggiore opportunità di controllo sulle decisioni dei Governi e dei Parlamenti. Non è un caso che tutti i media preferiscono il modello maggioritario delle amministrative che crea stabilità nei governi locali. Pochi fanno notare che è semplicemente il modello migliore per favorire la corruzione, in quanto avendo accentrato poteri nelle mani di Presidenti e Sindaci, c’è meno partecipazione e meno trasparenza (imitazione del feudalesimo). Le decisioni più importanti sono prese dai Sindaci in totale autonomia all’insaputa delle proprie maggioranze politiche, che si limitano a schiacciare un bottone nei Consigli, senza conoscere il merito degli atti pubblici. Quando il nostro sistema era proporzionale, i Consigli erano il luogo del conflitto politico, e i partiti erano costretti a formare i propri politici per contendersi il consenso elettorale. Basti osservare i contenuti delle contese, fra gli anni ’50 fino alla fine degli anni ’70, il dibattito politico era molto più accesso e partecipato. La conseguenza fu che nei luoghi ove era maggiore la partecipazione, le comunità seppero tutelare i beni comuni, quando negli anni ’80 ebbe inizio la trasformazione dei partiti italiani, tutti si adeguarono al neoliberismo, ma proprio tutti. Basti osservare la trasformazione del territorio urbanizzato. Oggi buona parte dei politici è più ignorante, infantile e incapace, conta meno in tutti i sensi, perché il legislatore ha ridistribuito poteri e competenze nel solco del pensiero liberale, cioè privatizzando i processi e attribuendo poteri di firma all’apparato burocratico di dirigenti e funzionari. Non è un caso che buona parte dei politici manifesti scarse capacità cognitive, narcisismo, fobie e ossessioni di vario genere, all’élite servono sia ignoranti, idioti, e infantili cioè menti deboli. Dirigenti inseriti nelle istituzioni proprio dall’élite che decide la visione politica delle istituzioni, tutto ciò non è sinonimo di qualità delle decisioni. Basti osservare i bilanci delle Regioni e dei Comuni, e come il diritto privato introdotto in ambito pubblico abbia favorito l’uso della finanza creativa, e come le decisioni degli esecutivi abbiano scaricato i costi dei capricci sulle spalle dei contribuenti, questa è l’economia liberale. Le democrazie liberali tanto decantate nelle letterature di tutto il mondo sono sinonimo di truffa. In una società egoista come la nostra è sembrato facile favorire il modello liberale, altro non è che la somma di tutti gli interessi privati particolari che non corrisponde all’interesse generale, ma un idiotes crede che lo sia. Questo schema esiste sia in ambito locale e sia in ambito nazionale. E’ un modello banale per idiotes per l’appunto; le imprese, rispetto al proprio peso specifico, decidono il burattino da vendere nel mercato politico. Tutti i partiti non sono altro che il polo di attrazione di questi interessi che si contendono l’egemonia e il controllo delle istituzioni. Il peso e la forza di tali interessi si misura col potere finanziario e così le multinazionali dell’informatica, creando profitti dal nulla meglio della “old economy” hanno conquistato il podio del globo. Se vogliamo vedere il volto di chi controlla il mondo, a parte le solite famiglie, è sufficiente accendere internet: google, microsoft, facebook, apple e poi tutti gli altri. Mai come prima nella storia dell’umanità esiste una tale concentrazione di capitali privati nelle mani di pochi che va ben al di là dell’immoralità. Dalle famigerate compagnie del mondo mercantile rinascimentale fino a oggi, il mostro del capitalismo si è evoluto, gli algoritmi delle borse telematiche orientano vizi e capricci, mentre i popoli sono alla fame. La nostra specie è in serio pericolo per l’avidità e l’idiozia di poche persone, ma anche per l’apatia dei popoli.

Il coraggio è una virtù che a noi italiani, in questi decenni, è venuta meno. Siamo bravissimi nel famigerato scarica barile, cioè additare gli altri circa i problemi e le responsabilità che ci riguardano direttamente. Segnali di degenerazione furono ampiamente preconizzati da Pier Paolo Pasolini, il quale spiegò egregiamente gli effetti negativi di una società capitalista, sinonimo di nichilismo; anni dopo Berlinguer scattò una fotografia sui partiti e la questione morale. Abbiamo preferito abbracciare il mostro del capitalismo e delegare il processo decisionale della politica a imprenditori e cialtroni, ignorando completamente il fatto che i politici devono essere formati, autonomi e liberi da conflitti d’interesse. E’ vero che i deliri delle monarchie italiane prima, e del fascismo dopo ci condussero alla guerra, e la conseguente invasione militare dei capitalisti americani ha favorito la degenerazione che osserviamo intorno a noi. E’ altrettanto ragionevole osservare che le attuali e future generazioni non possono pagare per le scelte dei bisnonni. La nostra immaturità ci ha fatto credere che, nella società dei consumi, comprare e vendere merci sarebbe stato sinonimo di libertà. E così abbiamo cancellato la politica dai nostri argomenti di discussione familiare, e l’abbiamo fatto delegando altri attraverso il voto. E’ stata la cosa più facile, secondo schemi mentali irresponsabili e infantili come la simpatia, e così i pochi – delegati – hanno legiferato per sviluppare gli interessi del profitto: vendere, vendere, vendere. In questo schema molto banale: noi italiani abbiamo cercato, egoisticamente, di trarre il nostro vantaggio mettendo in competizione ogni mezzo personale per il profitto. Gli uni contro gli altri. La politica è stata sostituita dal profitto, e come tale abbiamo scelto il becero “tengo famiglia”. Basti osservare come abbiamo costruito le nostre città, dal secondo dopo guerra fino ad oggi, rendendole più brutte e invivibili, tutti a competere sulla rendita immobiliare, facendo danni all’ambiente, alle giovani famiglie che oggi non hanno i denari per comprarsi la casa. L’abbiamo fatto poiché se avessimo usato la parte razionale del nostro cervello, avremmo dovuto compiere un’evoluzione individuale (spirituale e culturale), avremmo dovuto confutare i programmi e l’integrità morale dei politici che ci chiedevano il voto. In una società civile e nelle cosiddette democrazie mature, i cittadini s’impegnano costantemente nella polis. Nei decenni recenti noi italiani abbiamo preferito il disinteresse totale, affidandoci a gruppi ristretti di persone auto referenziali. Il risultato della nostra irresponsabilità è davanti ai nostri occhi ma facciamo finta di non vedere. Sono almeno due gli elementi che hanno governato la nostra inciviltà, sinonimo di stupidità collettiva: l’egoismo e l’ignoranza funzionale. La nostra incapacità di scegliere ha due componenti: l’emotività e l’irrazionalità. L’ignoranza funzionale ci informa del fatto che quasi un italiano su due non comprende ciò che legge. L’altra componente: l’emotiva, è il core business della pubblicità. Partiti, multinazionali, e pubblicità sono la stessa cosa. Psichiatri, psicologi e pubblicitari sono in grado di parlare alle nostre emozioni, alla “pancia”, e condizionarci secondo gli interessi particolari delle imprese. Le loro tecniche sono ampiamente utilizzate da chiunque debba vendere qualcosa: un’auto o un partito, sono la stessa cosa. Se la maggioranza dei cittadini scopre le loro tecniche finisce anche il predominio dei pubblicitari e si incrina ulteriormente il capitalismo. L’instabilità del capitalismo e la fine dell’epoca moderna, aprono spiragli di risveglio delle coscienze addormentate e mostrano l’emergere di forze politiche nuove che attingono ai valori dell’Ottocento, ove le disuguaglianze avevano una manifestazione palese per le gravi condizioni igienico sanitarie, non esistevano i sindacati e lo sfruttamento era chiaro, ma i popoli non erano stati addomesticati dalla scuola e dalla pubblicità. Nell’Occidente a trazione neoliberista, la schiavitù esiste ed ha nomi diversi (posto fisso, precarietà, job act …) e persino un’accettazione sociale (lavorare a qualsiasi condizione e vivere con €1300 al mese). Nel sistema ove tutto è merce, l’élite attraverso la finanza e il sistema offshore accumula risorse sia inventandone dal nulla e sia rubandole contribuendo a togliere speranze di pace e di serenità ai popoli che pagano le tasse. Se il paradigma della nostra società non fosse più il denaro, il castello dell’élite cadrebbe domani mattina; e partendo da questa semplice osservazione, una società veramente civile dovrebbe impegnare risorse mentali su questo: ripensare i paradigmi della società. Le rivendicazioni sociali dei popoli stanno individuando nuovi soggetti politici e stanno scoprendo i valori originari della sinistra, alcuni di questi ponendosi anche il dubbio di superare l’anacronistico divide et impera, il classico schema: “destra e sinistra”. Per l’Italia, Ottocento e Novecento sono stati i secoli della destra cioè l’affermazione del capitalismo, e la sinistra non è stata quasi mai al Governo, e quando l’ha fatto buona parte delle sue decisioni rientravano esattamente nel paradigma materialista e produttivista del capitalismo, illudendosi di poter coniugare i diritti umani con l’avidità e l’egoismo del capitale. La storia è davanti ai nostri occhi, il capitalismo è violenza e prevaricazione, ma siamo stati psico programmati a subire la pubblicità finalizzata a sviluppare il nichilismo e distruggere lo spirito umano. Gli eserciti, le polizie e la magistratura sono stati usati per assecondare il mostro del capitalismo e le malsane teorie neoliberali che governano la globalizzazione, distruggendo gli ecosistemi e schiavizzando la specie umana, trasformata in merce. Nella “cultura” occidentale tutto è merce, e se tutto si può comprare e vendere, si intuisce bene che lo scopo di questo paradigma non è il nostro benessere, non è la felicità, ma garantire potere e controllo ai pochi che lo governano (neofeudalesimo). In questi anni recenti, in diversi Paesi, una parte della cittadinanza attiva sta risvegliando un senso di partecipazione, ma soprattutto rivendica il diritto di cambiare lo status quo poiché le istituzioni non programmano la soluzione dei problemi (tutela degli ecosistemi, uso razionale delle risorse, povertà, disuguaglianze e diritti) ma le leggi che interessano alle multinazionali. Finora nella vecchia Europa, l’unico grande paese che sta facendo da tappo al cambiamento è proprio il nostro. La nostra ignoranza emotiva, la nostra indignazione, e le nostre speranze sono affidate o a soggetti guidati dall’élite o a soggetti non trasparenti e anti democratici, totalmente inaffidabili e incapaci. Nonostante ciò, abbiamo tutto il tempo per capire i nostri errori, e costruire un’alternativa. Dobbiamo darci e farci coraggio sperimentando il dialogo costruttivo. Possiamo cambiare le cose e favorire la rinascita della democrazia partecipativa costruendo concretamente un nuovo soggetto, meritocratico e trasparente, come strumento del cambiamento. E’ necessario formare classe dirigente a servizio dei diritti secondo la visione della bioeconomia. La lezione degli spagnoli è chiara, ci vuole coraggio, autonomia e fiducia in noi stessi per favorire i capaci e i meritevoli. Dovremmo sconfiggere la nostra apatia, l’ignoranza funzionale, mettere da parte l’invidia sociale e sperimentare la democrazia, ancora sconosciuta per buona parte del nostro popolo. Abbiamo l’opportunità di costruire una società migliore, ne abbiamo le conoscenze, ci manca il coraggio e la volontà politica. Tutte le contraddizioni del capitalismo, “crollando” si stanno evidenziando meglio, una dietro l’altra: la mercificazione dell’uomo, la creazione della moneta dal nulla, la finanza “creativa”, il sistema offshore e la crisi del 2008, il sistema del credito, la delocalizzazione delle imprese, l’obsolescenza programmata, l’inquinamento, l’aumento della povertà e le disuguaglianze etc. L’orientamento dell’élite finanziaria e del capitale mondiale, pubblico e privato, è investire nei paesi emergenti. Lavorando su noi stessi possiamo capire tante cose, e sviluppare la creatività per avviare processi di cambiamento che ci consentiranno di raggiungere pace, e serenità, in equilibrio con gli ecosistemi. Dovremmo rivalutare le bellezze del nostro Paese, che nonostante la nostra indifferenza, possiedono un valore straordinario, sono un patrimonio storico architettonico unico al mondo. Dobbiamo imparare a riconoscere la bellezza, la nostra ignoranza impedisce di amare ciò che abbiamo. Possiamo favorire la nascita di organizzazioni e imprese no profit per costruire il cambiamento che sogniamo, in qualunque ambito. In questi giorni, i fatti di cronaca fanno emergere nuovamente aspetti intrinseci al capitalismo: gli istituti di credito non funzionano come dovrebbero. Anche nella gestione del risparmio servono riforme radicali, ma non esiste il soggetto politico che ha il coraggio di attuarle. In generale, non esiste il soggetto politico che ha il coraggio di avviare l’uscita dal capitalismo, pertanto è necessario investire in questa direzione poiché nel sistema in cui viviamo, il pianeta terra, le leggi che governano la nostra esistenza non pensano secondo l’opinione dell’economica, ma secondo un sistema circolare di flussi. L’epoca moderna ha inventato le istituzioni che tutti conoscono, ma queste istituzioni sono obsolete poiché sono figlie del capitalismo e seguono gli interessi del denaro, nonostante i documenti chiamati “Costituzioni” millantino di fare gli interessi dei popoli secondo diritti universali. La realtà è diametralmente opposta al racconto delle carte costituzionali poiché anch’esse hanno favorito il materialismo, ed esiste un baratro fra le parole scritte e il comportamento degli individui poiché l’avidità è legale. L’individualismo dell’epoca moderna guida le scelte politiche, e all’interno di questa società non c’è spazio per la democrazia e libertà, per favorire lo sviluppo umano dei popoli, ma solo la crescita e l’accumulazione del capitale, utilizzato secondo interessi egoistici dell’élite che governa da secoli attraverso la schiavitù, evolutasi col tempo in schiavitù volontaria. Il nostro cervello ha una bella caratteristica: è neuroplastico, pertanto senza il mainstream e la psico programmazione della scuola e delle multinazionali possiamo liberarci facilmente, se lo desideriamo. Possiamo auto riprogrammare la società, dando senso e valore alle promesse scritte nelle carte costituzionali, e cominciare un cammino di autonomia e libertà scoprendo le opportunità delle nuove tecnologie e giungendo alla sovranità alimentare ed energetica. I segnali che vengono dall’estero sono chiari, adesso tocca a noi …  riprendiamoci la dignità politica di costruire un’Italia migliore!!!

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Il mondo cambierà, in un modo o in un altro! Spetta a noi decidere se partecipare o meno, se continuare a subire l’élite degenerata o introdurre l’etica nella politica. Nel mio diario ho scritto più volte circa lo strapotere dei banchieri e dell’inganno psicologico legato alla moneta debito. Le finte democrazie rappresentative sono crollate, l’attuale sistema di controllo è obsoleto, orrendo e immorale e sta crollando sotto gli occhi di tutti.

Burkina Faso, Argentina, Ecuador, Islanda, Irlanda, Grecia, Spagna sono solo alcuni paesi dove i popoli hanno compreso e deciso di riprendersi la vita partendo “dal basso” contro l’immoralità dei dipendenti eletti, contro un sistema di pensiero dominante indottrinato maliziosamente tramite la scuola, l’università e le SpA.

Tutti questi popoli chiedono di introdurre la vera democrazia, puntano l’indice contro i banchieri e la finanza virtuale e soprattutto l’usurpazione della sovranità monetaria. Tutti questi popoli chiedono di partecipare e decidere direttamente secondo un sistema di economia reale consapevoli dei limiti della natura e quindi intendono vivere seguendo aspirazioni umane: vivendo passioni, arte, musica, teatro e tanta creatività sostenibile.

E’ in corso un cambio di paradigma culturale, dall’avaria dei pochi all’approccio olistico.

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