Evoluzione …

Finalmente gli italiani stanno avviando quel processo di autoanalisi e stanno cominciando a capire che noi siamo il male del nostro paese. A mio modesto parere il “partito” di maggioranza, quello del non voto, applica un dissenso consapevole, dice: “non vi votiamo perché vi conosciamo”. Il passo successivo è organizzare il dissenso verso una proposta alternativa, cosa più complicata. Questo “partito” che non c’è dovrebbe chiedersi cosa vuole per l’Italia. Questo “partito” può trovare risposta o nell’auto organizzazione, o nel cambiamento radicale dell’attuale offerta politica.

Tutti i giorni possiamo assistere all’involuzione ed alla nostra regressione politica. Se dal dopo guerra in poi la politica è stata attività per pochi, oggi sempre più persone ricevono notizie politiche, quasi sempre distorte e poco veritiere, e sempre più persone vorrebbero partecipare al processo politico, spesso non per altruismo ma per egoismo. C’è anche quella parte di società che esprime il proprio dissenso con un referendum abrogativo, una parte decisamente maggioritaria, ma che, ahimé, pesa meno dei galoppini. I cittadini sono sommersi di “notizie” e da medium di massa, ma nonostante tutto ci stiamo accorgendo quanto la società sia ricca di galoppini leccapiedi pronti ad assecondare i capricci del proprio padrone arrivando persino all’idolatria religiosa, pur di apparire, pur di usurpare ruoli e funzioni, pur di campare, o credere di far parte di qualcosa, questo è il tipico comportamento di personalità problematiche, e di chi intende usurpare ruoli nelle istituzioni procurando danni maggiori alla società stessa a causa delle proprietà instabilità e scarsa lucidità mentale.  Poi c’è quella società che ha deciso di non occuparsi del bene comune lasciando spazio in politica a categorie di individui inadeguati. Tutti noi abbiamo la straordinaria opportunità di vedere tutto ciò e riflettere come cambiare. Le crisi morali sono opportunità per riflettere e per agire diversamente dal passato. Possiamo cambiare per migliorarci è nelle nostre opportunità di scelta. Stiamo scoprendo l’acqua calda, la polis non può trasformarsi in res privata per risentimenti, odio, rivalità o per spettacolo, la res pubblica è di tutti, ma oggi non è per tutti e soprattutto non riesce a far emergere i capaci ed i meritevoli tenuti nascosti da una società ingiusta poiché noi siamo ingiusti.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così. Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento. […] Qui ad Atene noi facciamo così. Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso. Qui ad Atene noi facciamo così. […] Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. (Pericle, discorso agli ateniesi, 416 a.c.)

Prima ci auto processiamo e prima prenderemo la strada della normalità.

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Selezionare la classe dirigente

18 maggio 2013Sembra che nessuno abbia proposte serie per prevenire la corruzione e favorire, stimolare, incentivare una migliore selezione della classe dirigente. Sembra che nessun soggetto politico affronti il tema della formazione culturale, libera e incondizionata della classe dirigente di questo Paese, classe politica e tecnica. L’aspetto è alquanto sconcertante per una ragione banale, stiamo vivendo un passaggio epocale, e sembra che nessuno abbia  a cuore la promozione della futura classe dirigente libera dalle multinazionali e dal potere invisibile. Da decenni, tutti i media puntano sugli scandali politici col fine di aumentare i profitti monetari, delegittimare la credibilità di chi governa e aumentare l’apatia politica. I partiti non esistono più, l’ultimo rimasto si chiama Partito Democratico. In generale i soggetti politici sono condizionati dalle fondazioni per sostenere l’attività politica. Lo Stato smette di finanziare l’attività politica, costretta a dipendere dai privati col rischio concreto di uccidere la democrazia poiché la formazione culturale della classe dirigente e i partiti stessi sono influenzati dalle imprese. La conseguenza peggiore è che la classe politica cooptata non potrà rappresentare l’interesse pubblico e della Repubblica italiana, ma solo l’interesse di chi li paga o li ha formati per raggiungere un profitto monetario.

Se non si affrontano seriamente i temi dei costi della politica e della selezione della classe dirigente difficilmente potremmo avere un futuro migliore, nonostante la società italiana abbia tutte le risorse umane capaci di progettare un Paese diverso, più equo e più bello.

L’esperienza, la realtà che vediamo, dimostra e mostra tante cose. L’indipendenza e la comprovata moralità sono condizioni irrinunciabili, ed ognuno di noi vorrebbe essere rappresentato da persone preparate e capaci, così non è come sappiamo. Ogni cittadino, che volesse farlo, dovrebbe poter partecipare direttamente al processo decisionale della politica in maniera efficace (diritti referendari). Già questi due temi propongono obiettivi rivoluzionari per la cittadinanza poiché non ha mai selezionato i politici, e non possiede strumenti efficaci di democrazia diretta. Ad esempio, non esistono le elezioni primarie vere per legge, nessun soggetto politico è costretto a selezionare gli individui rispetto alle idee migliori, ma come accade nel peggiore dei casi in USA, i partiti non sono democratici, non sono trasparenti e sono costruiti per rappresentare gli interessi particolari delle multinazionali selezionando attori  – burattini – e non bravi politici. Nonostante esistono militanti di partito, possiamo renderci conto che la base, gli attivisti non hanno alcuna influenza sui vertici, anzi la storia insegna che gli eletti compiono scelte opposte ai programmi ed alle promesse elettorali. Le recenti elezioni politiche 2013 e la formazione dell’attuale Governo sono la dimostrazione di queste affermazioni.

E’ altrettanto noto che il sistema monetario telematico consente la costruzione di soggetti politici ad hoc atti a perseguire gli interessi particolari delle SpA e delle potenti multinazionali, i sistemi non trasparenti ci sono e sono noti: scatole cinesi, società off-shore, fondazioni politiche, think tank che producono idee per gli attori politici, etc. In Italia, per circa 20 anni Silvio Berlusconi ha potuto costruirsi un partito personale col sostegno di tutti, “opposizione” compresa poiché è stato legittimato entrando in Parlamento, nonostante egli abbia un enorme conflitto di interessi noto a chiunque, poiché editore e proprietario di network nazionali che hanno psico programmato i cittadini.

Sembra difficile costruire un soggetto politico forte che possa contrapporsi allo strapotere delle lobbies, ma costruire un soggetto democratico e trasparente, oggi è più semplice rispetto al passato. I sistemi di raccolta fondi e mezzo internet consentono di realizzare diversi progetti interessanti. Non mancano le risorse umane se è vero che 2,2 milioni di giovani sono senza lavoro, ed impiegare tempo ed energie mentali per la polis è senza dubbio lodevole. Sono importanti la credibilità, la democrazia interna, la trasparenza e la forza culturale degli individui che sappiano comunicare i propri obiettivi. Stiamo vivendo un’epoca di passaggio e le idee creative ci sono, mancano i soggetti politici capaci di interpretare questo cambiamento (fine dell’epoca industriale), manca soprattutto una reale partecipazione popolare poiché votare un partito significa delegare, l’opposto di quello che servirebbe all’evoluzione del nostro Paese, e la responsabilità di questa inerzia risiede soprattutto nei cittadini apatici. Partecipare è faticoso, si richiedono competenze e cultura, merito e trasparenza, si richiedono abilità per attivare risorse creative capaci di valutare, proporre e comunicare. E’ determinate creare una rete di relazioni fondata su valori condivisi e fiducia reciproca. Le relazioni sono gli stimolatori necessari a creare una rete sociale e politica, poiché lo sviluppo umano si fonda proprio sullo scambio (relazione, segnale). Il segnale – l’informazione – è determinante per avviare lo stimolo e creare gruppi di cittadini attivi su obiettivi condivisi: restituire la democrazia al popolo sovrano e progettare una società fondata su nuovi paradigmi culturali. Serve uno strumento: un soggetto politico democratico, libero, maturo e consapevole.

Nuova legge elettorale. Tutti sembrano intenzionati a ripristinare la preferenza, ma nessuno parla di elezioni primarie vere per legge (diritto di autocandidatura), e nessuno parla del sistema proporzionale, l’unico sistema veramente democratico rappresentativo poiché distribuisce seggi in base ai voti proporzionalmente ricevuti (stesso peso politico), e garantisce un’equa e corretta rappresentanza rispetto alla scelta dei cittadini. Passammo dal proporzionale al maggioritario per raggiungere una certa governabilità. Dopo 20 anni abbiamo visto che il risultato di questa governabilità è stato quello di ereditare un Paese distrutto da scelte sbagliate frutto di corruzione ed incapacità diffuse, pertanto, la qualità delle scelte non dipende dal sistema maggioritario, ma dall’indipendenza e dalla cultura degli individui, com’è ovvio che sia. Per tendere a questo obiettivo virtuoso noi italiani dovremmo cominciare a riconoscere il merito, e per farlo dobbiamo abdicare a vizi molto diffusi: avidità, invidia e cialtroneria.