Giusto andare contro il neoliberismo ma …

Penso che nessuno abbia più dubbi sul fatto che bisogna costruire un’alternativa, come la chiamano i giornalisti “di sinistra”, e così come la chiamano coloro i quali si ritengono orfani della sinistra. I prodromi del sistema liberista europeo, in Italia furono anticipati dai Governi Andreotti, dal 1976 al 1979, ove personaggi come Pandolfi e Malfatti condussero l’Italia nello SME. Poi seguirono Andreatta e il suo allievo Prodi. In Europa, il pensiero liberista si affaccio a sinistra attraverso il progetto “terza via” di Clinton e Blair, e in Italia ha avuto talmente successo che i leader “di sinistra” erano tutti ex banchieri e manager, da Ciampi a Prodi. Per la destra non si doveva convincere nessuno, sono bastati Berlusconi e Tremonti. La fine delle politiche pubbliche socialiste si ebbe all’inizio degli anni ’80, quando nel 1981 il Tesoro si sganciò da Banca d’Italia (Governo Forlani). In Europa si stava avviando una sperimentazione unica nel suo genere che prevedeva, e tutt’oggi è così, la costruzione di un’area geografica liberista, che vieta allo Stato di intervenire direttamente nell’economia per riparare gli errori del mercato.

Del resto la storia è maestra di vita, e ci ricorda come l’Italia avendo perso la guerra, uscita da un regime totalitario di destra, approda al nuovo regime della destra capitalista. L’Italia viene occupata militarmente e attraverso i partiti deve restare territorio del capitalismo americano. L’Italia a causa dell’esito del conflitto bellico, perse la propria sovranità. Ancora oggi il nostro Paese è succube di un’influenza esterna che condiziona determinate scelte politiche, le proprie e legittime aspirazioni per migliorare contraddicendo i principi e i valori della Costituzione. L’Italia è una Repubblica solo sulla carta, ma è una colonia, viviamo in un regime limitato, un recinto chiuso ove restare. La Democrazia Cristiana fu il partito di riferimento per le Amministrazioni USA nell’indirizzare le scelte della politica italiana, mentre i servizi segreti statunitensi avevano i propri riferimenti in Italia, per monitorare le attività politiche in Italia. Una serie di fatti politici dimostrano la presenza di un regime politico autoritario e l’assenza di una vera democrazia: nel 1948 l’attentato a Palmiro Togliatti, il Piano Solo del 1964, e l’omicidio di Aldo Moro del 1978, sono gli atti politici più cruenti. Tutti eventi che condividono l’opposizione alla cultura democratica di sinistra da sconfiggere con la violenza. Nel 1949, all’interno del patto atlantico e della NATO, Truman disse: «vorrei sottolineare che la minaccia sovietica non è soltanto militare, è la minaccia del comunismo in quanto idea, in quanto forza sociale dinamica ed egualitaria». Era sancito nei Trattati di Pace 1946-47, il fatto che il partito comunista non dovesse governare in Italia, e restare all’opposizione, proprio perché comunisti. Secondo Loch K. Johnson, decano degli studiosi di intelligence, sin dal 1947 la CIA ha sempre cercato di influenzare le elezioni politiche nei Paesi ove si aveva un interesse, attraverso false informazioni sui media e fiumi di denari. La CIA rovesciò leader eletti in Iran e Guatemala negli anni ’50 e sostenne colpi di stato in altri Paesi negli anni ’60. In un’intervista del 1996, anche F. Mark Wyatt, ex ufficiale CIA, dichiarò che era interesse del Governo USA influenzare le elezioni politiche di altri Paesi, e che i primi esperimenti furono svolti in Italia, con l’assistenza a candidati non comunisti dalla fine degli anni ’40 agli anni ’60; «avevamo sacchi di denaro che abbiamo consegnato a politici selezionati, per coprire le spese». Poi seguirono casi analoghi come il Cile, il Nicaragua e molti altri Paesi. La “terza via” è la strada culturale adoperata dai think tank neoliberisti per infiltrare ed etero guidare dall’esterno le forze politiche di sinistra. Il teorema dei neoliberal è quello di convincere i dirigenti di sinistra sul fatto che la creazione di moneta  sia esogena all’economia, un fattore esterno che può essere affidato a soggetti privati. Rinnovando i dirigenti del vecchio PCI e i sindacati, i liberal riuscirono a guidare i partiti di sinistra trasformandoli in strumenti della destra. Impiegarono anni poiché tali strutture erano indipendenti, colte e ben organizzate. L’obiettivo dei neoliberal fu raggiunto, col tempo, subito dopo la morte di Berlinguer. Il vuoto culturale rimane, ma nel frattempo la nichilista cultura liberal raggiunge altri obiettivi ancora più importanti: la regressione culturale delle masse e il crescente infantilismo degli adulti che li ha condotti nell’analfabetismo funzionale e di ritorno, incapaci di comprendere e di scegliere. In Italia la regressione è stata raggiunta sia infiltrando il mondo economico-accademico e sia attraverso la televisione privata di Berlusconi.

Tornando ad oggi, il fatto che l’Unione europea non sia stata progettata per tutelare il bene comune, lo sanno persino coloro i quali l’hanno costruita, ma essi rappresentano proprio quel mondo industriale che sta traendo i maggiori benefici dal modello neoliberista, e sono i sostenitori del libero mercato. L’aspetto interessante e controverso è che fra coloro i quali stanno costruendo quest’alternativa, lo chiamano piano B, c’è anche Fassina, certo cambiare idea è una virtù quando si capiscono i propri errori. Gli obiettivi proposti da Varoufakis, Fassina, Mélen­chon e Lafon­taine  sono giusti (nel mirino ci sono fiscal com­pact e il TTIP), ma è necessario approdare sul piano della bioeconomia.

A Parigi, Fassina dichiara: «[…] Ci sono due punti da affrontare qui. Il primo: il mercantilismo neo-liberista dettato da Berlino e ivi incentrato è insostenibile. La svalutazione del lavoro in alternativa alla svalutazione della valuta nazionale, come via principale per aggiustamenti “reali”, comporta una cronica insufficienza di domanda aggregata, disoccupazione persistentemente elevata, deflazione e esplosione dei debiti pubblici. In un tale contesto, al di là dei confini dello stato-nazione dominante, l’euro porta ad uno svuotamento della democrazia, trasformando la politica in amministrazione per conto terzi e spettacolo. Questo è il punto. Non è un punto economico ma politico. Il significato di democrazia nel XXI secolo. Esiste un conflitto sempre più evidente tra il rispetto dei Trattati e delle regole fiscali da una parte e i principi di solidarietà e democrazia iscritti nelle nostre costituzioni nazionali dall’altra. […]». L’analisi di Fassina è senza dubbio corretta, ma dov’è lo strumento politico democratico che invita le persone a partecipare attivamente? E’ tardivo il desiderio di far rinascere una sinistra quando l’epoca industriale volge al termine. Fassina dice le stesse cose raccontate da Nino Galloni, già funzionario pubblico quando la Repubblica veniva svenduta. Come mai Fassina non conosce le denunce di Galloni? I popoli già alcuni anni fa hanno manifestato il proprio dissenso verso il neoliberismo che nasceva e si costruiva in maniera autoritaria, basti ricordare i referendum sul Trattati di Lisbona, in Francia e in Olanda. Nessun italiano fu consultato nel luglio del 2008, quando il Parlamento votò a favore del Trattato di Lisbona. Il recente passato italiano ha mostrato come i partiti di sinistra rifiutarono la partecipazione popolare, e rifiutarono le nuove proposte. Il caso clamoroso è proprio sotto gli occhi di tutti, e si chiama M5S che nasce dalla chiusura politica culturale dell’attuale PD. Inutile ripresentare le battute dei dirigenti di allora che prendevano in giro il nascente fenomeno dei “meetup” poi chiamati M5S, erano gli anni fra il 2006 e il 2009, prima che nascesse il partito di Grillo. Oggi questo partito senza idee raccoglie il malcontento di milioni di italiani, ma non riempie il vuoto politico di una cultura di sinistra, anche perché sembra piuttosto un partito di destra, non democratico, per nulla trasparente e dipendente dai capricci di chi ne detiene il reale controllo: una società privata. L’analisi critica di Fassina circa il sistema euro, ex PD, era ampiamente scritta e dibattuta nei vecchi forum della rete dei “meetup”. I cittadini che partecipavano erano i primi a mettere in discussione l’euro zona. Se la ricostruzione della sinistra resterà sul vecchio piano ideologico dell’economia neoclassica, quest’alternativa non si potrà costruire. Sarà utile a riprendere consensi verso i nostalgici, ma non sarà capace di costruire una società migliore. Per l’Italia è probabile che tornerà il vecchio schema DC e PCI, con altri nomi ed altre vesti, ma i problemi degli italiani rimarranno dove si trovano.

Al contrario, se ci sarà la maturità  e l’onestà intellettuale di storicizzare l’obsoleta schema del divide et impera: destra sinistra, mettendo al centro dei tema l’uscita dal capitalismo e l’approccio sul bioeconomico, allora si potrà veramente costruire una società migliore. Il nuovo paradigma culturale partendo dalla bioeconomia (ecco la transizione ecologica) potrà favorire la nascita di una società migliore. Dal punto di vista della macroeconomia, già la letteratura studia la teoria post-keynesiana con la trazione della moneta endogena e la transizione ecologica, per riconoscere i limiti culturali dell’economia neoclassica e ripristinare il ruolo pubblico dello Stato che riequilibra il mercato, ma questa volta è consapevole dell’entropia. La forza di una moneta sovrana a credito e una nuova politica d’investimenti pubblici finalizzati alla formazione di una conversione ecologica delle trasformazioni di merci e beni; l’applicazione dell’eco efficienza; così come la conservazione e il recupero del patrimonio, consentiranno l’avvio di nuovi impieghi utili. Le politiche pubbliche dovranno investire in attività che avranno l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze territoriali, sociali, di reddito sapendo che i criteri di valore sono l’utilità sociale e ambientale. La riduzione dello spazio di mercato e l’aumento dello spazio per le comunità che si auto producono energia e beni, in un sistema di scambio reciproco, consentirà maggiore libertà per le persone e le famiglie poiché svilupperanno la resilienza urbana.

In sostanza bisogna evitare, come farebbe la sinistra tramite politiche espansive senza etica, di favorire nuovamente il capitalismo (l’ossimoro sviluppo sostenibile) poiché è già imploso su stesso. Il capitalismo deve ignorare le leggi dell’entropia, è nella natura stessa del capitalismo poiché sinonimo di consumismo. La misura degli impatti ambientali mostra che siamo giunti a un punto di non ritorno. Del resto la letteratura è ricca di esempi che chiedono l’uscita dall’economia neoclassica, mentre è noto che tutti i governi occidentali sono asserviti alle multinazionali del WTO. Il problema non è una questione soldi, poiché attualmente la moneta è stampata dal nulla ma prestata agli Stati. Il controllo della moneta è in capo all’élite degenerata condizionata dalle SpA, costoro sono capaci di comprarsi tutti i burattini che vogliono tramite il sistema offshore e delle giurisdizioni segrete. John Perkins ha scritto egregiamente a cosa servono gli economisti (imbrogliare e rubare), chiamati correttamente sicari dell’economia, era il suo lavoro. Nicholas Shaxson pubblica Le isole del tesoro, mostrando la faccia del capitalismo: imbrogliare le persone che pagano le tasse e distruggere lo Stato sociale. La soluzione non è sul piano economico ma sul piano giuridico e democratico, come hanno compreso bene Varoufakis & company, e non si può continuare a rimanere sullo stupido piano dell’economia neoclassica. O si ha il coraggio e l’onestà intellettuale di abbattere la schiavitù SpA, oppure si è complici dell’impero della vergogna. Sembra che Varoufakis stia sulla buona strada, visto che ha avuto il coraggio di staccarsi da Tsipras, e propose una moneta parallela. Gli italiani avranno lo stesso coraggio? Ritengo sia necessario creare una classe dirigente attingendo dalla società civile libera dai condizionamenti dei think tank neoliberal, ma soprattutto partendo dalla bioeconomia, scartata, ignorata proprio dalla sinistra e oggi strumentalizzata da sedicenti “rivoluzionari”.

E’ corretto chiedere la ristrutturazione dei debiti, il rigetto dei trattati e cambiare l’architettura dell’UE, ma tutto ciò è fuori dalle politiche economiche. L’elemento politico fondamentale è il ripristino della sovranità monetaria, come sanno bene, ma la moneta è uno strumento non la proposta di una politica economica nuova. Il punto nevralgico e culturale sembra essere proprio questo, e cioè che gli economisti si occupano più di diritti che della loro disciplina, e danno la sensazione di non conoscere vere alternative. Eppure, loro colleghi hanno prodotto un pò di letteratura eterodossa, da Stiglitz e Fitoussi e Sen; prima ancora Galbraith aveva capito benissimo che il PIL non serve. E’ strano che alle legittime richieste di ripensare l’architettura dell’UE manchino filosofi, giuristi e costituzionalisti, e soprattutto manchi la partecipazione popolare di cittadini attivi.

Per tendere a un’evoluzione della specie umana dobbiamo affrontare l’analfabetismo funzionale e di ritorno, e ammettere che noi tutti abbiamo bisogno di filosofi, biologici, contadini e architetti conservatori. Per essere veramente propositivi e costruttivi di un’alternativa è necessario programmare l’uscita dal capitalismo, cioè dal piano economico nichilista, per approdare al piano della biologia e della fisica, discipline ignorate sia dagli economisti che dai giornalisti. Mentre è necessario storicizzare destra e sinistra poiché sono facce della stessa religione: neoliberismo. L’obiettivo è la felicità dei popoli, raggiungibile quando il nostro pensiero la smetterà di contare in termini monetari ma comincerà a “contare” in termini etici.

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Storicizzare destra e sinistra

Per storicizzare l’industrialismo e quindi i movimenti politici sorti nell’epoca che giunge al termine è necessaria una comprensione della storia, del presente e avere la capacità di una visione futura della società. Nella storia ci sono stati luoghi e periodi  di breve durata favorevoli al socialismo e al comunismo, mentre il cosiddetto mondo occidentale è stato caratterizzato dalle idee politiche della destra, oggi evolutosi in neoliberismo finanziario. Le regole globali del commercio seguono gli indirizzi del liberalismo, in una prima fase, e poi gli indirizzi del liberismo, mentre gli strumenti finanziari e informatici rispondono ai capricci delle imprese più influenti, cioè l’industria bancaria e le multinazionali più capitalizzate. Tali sistemi di indirizzo e di controllo non rispondono né alle leggi della natura e né alla ragionevolezza umana, ma alle teorie capitaliste, prima neoclassiche e poi ultra liberiste. Le invenzioni economiche neoclassiche nascono tutte nel mondo liberale per costruire la società moderna; un’opposizione a tali assunti in chiave socialista, com’è noto, nasce solo in seguito come critica sociale all’industrialismo, grazie a Marx, per l’evidente sfruttamento dei lavoratori e per i danni ambientali.

Cosa significa storicizzare destra e sinistra? Significa programmare l’uscita dal piano ideologico sbagliato, cioè il pensiero economico nichilista di tutta l’economia neoclassica per approdare su un altro piano, quello bioeconomico. Possiamo abbandonare il significato economico di destra e sinistra (la crescita, la produttività, la competitività), per approdare sul piano filosofico e scientifico della bioeconomia. Un salto culturale del genere è possibile grazie allo sviluppo della scuola ecologica marxista, che ha saputo analizzare al meglio la società moderna e la sua degenerazione finanziaria. La specie umana può mettersi alle spalle una società che funziona male, e grazie alle innovazioni tecnologiche può costruire nuovi paradigmi culturali, sia ricorrendo le teorie utopiste dell’Ottocento, e sia programmando la riduzione dello spazio del mercato per aumentare quello delle comunità attraverso le odierne tecnologie. Gli strumenti tecnologici di oggi consentono la realizzazione di comunità auto sufficienti, dal punto di vista alimentare ed energetico, concretizzando due fattori: una rimodulazione degli scambi, molto meno mercantili, e una rilocalizzazione delle produzioni. Le implicazioni di questo cambiamento sono radicali: il lavoro manuale sarà ridotto a pochissime attività, ad esempio quelle meramente artigianali; le persone dovranno aumentare le proprie competenze mentre le imprese saranno quasi del tutto automatizzate.

Le istituzioni pubbliche europee dovranno riappropriarsi della proprietà e del controllo della moneta per riporla al suo posto nel mercato, cioè essa è un mezzo e non un fine. In questo nuovo contesto politico, le persone e le comunità, oggi organizzate in Sistemi Locali del Lavoro (aree funzionali) possono ricondurre le logiche mercantili nel corretto rapporto fra uomo e natura, e quindi, le istituzioni locali (comuni, università, imprese) possono scegliere di avviare scambi etici e rispettosi dei diritti altrui, cioè, le élites locali possono adottare piani di rigenerazione bioeconomica dei propri territori stimolando scambi tipici del primo capitalismo, evitando l’accumulo infinito di merci, a volte inutili, ma contemporaneamente potranno avviare nuovi e utili impieghi per la gestione razionale delle risorse locali. Per ottenere tale risultato è necessario ripristinare la forza politica e il ruolo pubblico della Stato che interviene nell’economia con investimenti nei Sistemi Locali del Lavoro delle aree marginali. L’azione pubblica può aggiustare gli squilibri per ridurre le disuguaglianze, e può programmare l’uscita da questo capitalismo immorale offrendo alle persone percorsi di ri-territorializzazione di attività e funzioni compatibili con gli ecosistemi.

La nostra specie, se riprende il controllo di se stessa può vivere in armonia con la natura, ed è necessario che ciò accada per garantire la sopravvivenza della specie stessa. Per farlo è necessario abbattere l’attuale capitalismo che poggia sull’inganno e l’usurpazione dei diritti e delle risorse limitate del pianeta. E’ fondamentale smantellare l’immorale mondo offshore dei paradisi fiscali, creati dai ladri per rubare agli Stati.

Non è una questione socialista e/o capitalista costruire la visione politica bioeconomica, ma una necessità di sopravvivenza. E’ altrettanto importante riconoscere che tale visione nasce dalla cultura di sinistra, ma condotta su un nuovo piano culturale. Questo approccio culturale consente di mostrare con estrema chiarezza come misurare la ricchezza, come produrre e trasformare le merci e come garantire l’auto rigenerazione degli ecosistemi consentendo alla specie umana una serena prosperità. In tal senso è necessario che cittadini, imprese e soggetti culturali riescano a costruire comunità bioeconomiche investendo i propri profitti e risparmi per tendere proprio alla prosperità.

E’ altrettanto vero che temi come la conversione ecologica sono affrontati da piccoli gruppi di sinistra, ma sono inseriti in ambiti ove si cerca di dare respiro a personaggi che appartengono a un’epoca passata ed obsoleta. La borghesia capitalista, semplicemente, detesta l’idea di dover rispettare i diritti di tutti gli uomini poiché il suo profitto nasce proprio dalle tradizioni monarchiche e reazionarie per rubare le risorse del pianeta e garantire facili profitti ai propri simili. In tal senso è del tutto ingenuo attendersi proposte bioeconomiche da ambienti avversi al raziocinio e al buon senso. Nel corso dei secoli e decenni passati destra e sinistra sono cresciute sullo stesso piano ideologico della crescita continua figlia del produttivismo e del consumo di merci.

Nel secolo che verrà non sarà necessario produrre merci in termini quantitativi ma solo in termini qualitativi e di utilità sociale. Il risvolto “negativo” sarà la riduzione dei posti lavoro, che possono essere sostituiti da altri impieghi e attività ugualmente retribuite, o comunque garantendo dignità di vita a tutti gli individui attraverso un nuovo modello sociale costruito sulla reciprocità e sulla tassazione degli ingenti surplus di capitale creati dalla finanza e dalla robotica. Oggi questi surplus di capitale sono completamente sottratti agli Stati, o sottoposti a una tassazione ridicola. In un sistema sociale responsabile non può esistere concorrenza sleale sui sistemi fiscali, così come non può essere concorrenza sleale sui salari. In un sistema politico civile, lo scopo di uno stato è lo sviluppo degli esseri umani e non l’accumulo di capitale attraverso lo sfruttamento della schiavitù. Oggi abbiamo l’opportunità di favorisce un’esistenza serena a tutte le persone perseguendo interessi e azioni che coniugano lo sviluppo umano con la tutela del bene comune. Può apparire paradossale ma per transitare da un sistema obsoleto come quello quantitativo a un sistema etico e qualitativo sono necessari nuovi e maggiori impieghi rispetto al modello della crescita continua. Se destra e sinistra hanno favorito il produttivismo attraverso il lavoro salariato (questo negli ultimi tre secoli), in realtà per tendere a un’evoluzione possibile, oggi, attraverso le nuove tecnologie, le comunità umane possono essere costruite sulla cultura, l’arte e l’attività fisica godendo della fruizione dell’ambiente naturale poiché l’obiettivo è la felicità. Si tratta di un cambio radicale e non l’aggiustamento di una società depressa dal sistema finanziario globale che viola palesemente i diritti universali. Per intenderci meglio l’obiettivo non è il lavoro – alias posto di schiavitù – ma la creazione di impieghi utili che realizzano la transizione da una società delle merci inutili – consumismo compulsivo – alla società per gli esseri umani: creatività e spiritualità. La sostenibilità di una società bioeconomica non si misura con la moneta – mero mezzo per misurare i costi delle trasformazioni – ma con la corretta gestione delle risorse naturali e le capacità creative degli individui che sanno aggiustare le città fallite dal sistema amministrativo costruito sullo stupido pensiero neoliberale e l’economia neoclassica che ignora l’entropia. In conclusione, storicizzare destra e sinistra non vuol dire ignorare il significato storico di idee e valori politici che hanno costruito la società moderna, ma significa superarne il senso economico poiché sbagliato. Storicizzando il senso economico di destra e sinistra, possiamo uscire dall’insania mentale dell’economia della crescita e approdare nel secolo della “prosperanza” suggerita dalla bioeconomia poiché renderà le persone veramente libere dalle gabbie mentali.

Solo la cultura politica di sinistra è in grado di costruire un soggetto politico capace di interpretare questo messaggio, poiché a sinistra sono sorte le idee utopiste socialiste che nell’Ottocento hanno immaginato una società in equilibrio con la natura, e comunità in armonia tutelando i diritti umani. Nonostante le opportunità tecnologiche, incredibilmente manca ancora un soggetto politico europeo capace di cogliere questa opportunità, sia per cambiare le istituzioni politiche in funzione di questo pensiero. e sia per mettere in pratica questo cambiamento. Le persone, attraverso lo strumento giuridico cooperativo, possono avviare questo percorso e costruire comunità auto sufficienti.

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La Sinistra che non c’è più, ma che …

E’ storia recente che una parte dei politici italiani, quelli che hanno l’immagine di essere di sinistra stiano pensando un’operazione riciclo di ampio respiro. Il mio auspicio è che veramente gli italiani possano tornare ad esprimere un voto a sinistra, ma quest’auspicio è ancora molto lontano. Perché? Il mondo sta cambiando, la società è già cambiata, tranne l’atteggiamento ed il pensiero politico di taluni personaggi spinti dall’auto referenzialità e dallo spirito di auto conservazione. Dinamiche e pensieri politici sono rimasti ai modelli degli anni ’50, e in Italia gli attori politici rientrano tutti, ripeto tutti, in modelli degli anni ’50 implementati durante gli anni ’70. I media hanno avuto la capacità di creare uno spartiacque politico, prima del 1992 e dopo il 1992, prima o dopo tangentopoli. Proviamo a vedere la realtà non con gli occhi del giornalista prezzolato ma col raziocinio, proviamo a pensare come fossimo liberi, irriverenti nei confronti del pensiero dominante e nei confronti degli schemi sociali conformisti, e soprattutto curiosi, vivi, ponendoci dubbi e domande. Del resto non ci vuole molta fatica, solo un po’ di genuina curiosità e scopriremo che oggi i partiti hanno i medesimi meccanismi decisionali, le stesse dinamiche sociali (personalismo e auto referenzialità) e persino gli stessi obiettivi. Dal berlusconismo al renzismo, dal grillismo ai salvini, sono tutti schemi della pubblicità politica anglosassone; tutti rappresentano la comunicazione leaderistica fatta negli USA ove conta più l’immagine del candidato leader piuttosto che la serietà e la professionalità di idee, di programmi e soprattutto piuttosto che la squadra di una classe dirigente politica espressione di determinati valori. Sono tutti schemi di modelli autoritari semplificati che emergono dal mondo della pubblicità, cioè della propaganda sorta negli anni ’30, e pertanto la gestione dei burattini risulta molto semplice, è sufficiente che un candidato leader risulti credibile agli occhi dell’opinione pubblica, e non che lo sia realmente per comprovata moralità e capacità. Per scoprire l’acqua calda è sufficiente conoscere un po’ di filosofia politica (Platone, Socrate, Aristotele, Bodin, Hobbes, Rousseau, Locke, Proudhon, Fourier, Marx, Weber, Arendt, Chomsky) e di scienza politica, senza diventare esperti, non c’è bisogno. Tutti i partiti, una volta raggiunto il potere, non deliberano scelte radicali per cambiare lo status quo ma eseguono indicazioni esterne consegnate dai loro think tank (il cosiddetto potere invisibile delle società sovranazionali e delle SpA) e per fare questo, senza che il popolo tolga loro fiducia, esiste un sistema globale di manipolazione della percezione dell’opinione pubblica (regolatori di accesso, gatekeepers), che agisce anche come strumento di controllo dell’azione politica, ma non per l’interesse generale. Tutti i partiti hanno i propri “regolatori di accesso” e le proprie “scatole nere” dove vengono prese le decisioni, tutti usano il modello del comportamentismo, poi evolutosi in altri modelli di analisi (la scelta razionale, la neo-istituzionalista e del culturalismo) ove si misurano i consumatori, le opinioni, le credenze ed i valori per assecondare con più efficacia i bisogni del mercato politico, ma non per migliorarlo secondo un approccio etico e valoriale, ma secondo un approccio di opportunità politica (il dogma è: vendere, vendere, vendere). L’innovazione tecnologica dei social media consente ad alcune aziende private collegate ai partiti di compiere profili sugli utenti e orientarli sulle scelte politiche. Secondo la concezione machiavellica, la nostra società è governata da un’oligarchia SpA – corporativismo di gruppi di interesse – che si muove in maniera del tutto indisturbata poiché il popolo, che teoricamente possiede il potere supremo, è ampiamente avviluppato nel proprio nichilismo. Negli ultimi anni, nel silenzio assoluto senza che vi sia stato dibattito pubblico le nostre istituzioni e soprattutto i politici si comportano come fossimo in una democrazia rappresentativa maggioritaria, cioè il modello anglosassone, senza che il popolo sia stato informato e/o chiamato ad esprimersi, di fatto violando la Costituzione italiana. Il cosiddetto modello Westminster prevede la concentrazione del potere esecutivo in governi monopartitici, il predominio dell’esecutivo, il sistema elettorale maggioritario, il sistema bipartitico, il potere legislativo in un’assemblea monocamerale, l’assenza di ricorso a consultazioni referendarie, e flessibilità della Costituzione. Questo elenco, fa venire in mente qualcosa?

In buona sostanza nessun partito si occupa di portare avanti valori etici universali, nessuno si occupa di stimolare e incrementare la partecipazione popolare, e nessuno ha la priorità di cambiare lo status quo per favorire la nascita di una società che consenta alle persone di accedere a livelli d’istruzione e di conoscenza per tendere alla libertà e alla felicità. Fatto questo, scopriremo che non esiste un partito di sinistra in Italia, e se vogliamo spingerci oltre la sinistra, scopriremo che nessuno dei partiti presenti sulla scena politica si pone l’obiettivo di realizzare una visione nuova della società e soprattutto la visione adeguata per noi esseri umani. Ad esempio, chiunque si ponga l’obiettivo di perseguire la bioeconomia uscendo dal capitalismo è in buona sostanza un rivoluzionario, o per dirla col linguaggio dei politologici è un riformista, oppure un progressista. Rivoluzionario, riformista, progressista tutti termini usati e abusati dai giornalisti e dai politici, e che oggi sembrano aver perso senso e significato. Chi oggi porta avanti valori di cambiamento conformi a valori e idee bioeconomiche non trova un’adeguata rappresentanza perché questa rappresentanza semplicemente non esiste, il problema innanzitutto è culturale, poi è di fiducia politica. Non sono solo i partiti, che non desiderano cambiare lo status quo da cui essi traggono benefici economici e sociali, in tal senso il concetto di “casta“, tanto amato dai giornalisti, andrebbe allagato e meglio specificato perché dalla conservazione dello status quo hanno un ritorno economico soprattutto le SpA che lavorano con la pubblica amministrazione e le multinazionali. Non è difficile trovare politici “trombati” in queste SpA, come non è difficile notare che manager e banchieri siano “scesi in politica” per ricoprire ruoli istituzionali di primo piano. Tutti personaggi forgiati e formati dal pensiero dominante: neoliberismo.

Per migliorare la società e le condizioni di vita degli abitanti è necessario investire in un percorso di ampio e lungo respiro, non sarebbe ragionevole, a breve termine, investire energie in dispendiose gare elettorali, ove è accaduto il risultato è stato deludente. Una priorità è il progetto culturale perché oggi non ci sono politici con l’adeguata visione, nel senso che solo una piccolissima fetta della popolazione è consapevole delle enormi potenzialità della bioeconomia, e per questo motivo, prima di tutto, sarebbe saggio realizzare modelli sociali bioeconomici ben radicati sul territorio prima di investire in una rappresentanza politica che potrebbe far sfumare ogni aspettativa. Sotto quest’aspetto i cittadini hanno un’enorme responsabilità poiché solo la cittadinanza ha il potere di cambiare ogni cosa attraverso piani, e progetti bioeconomici e percorsi partecipativi efficaci. La sinistra nasce e rinasce in questi piani e progetti, basti ricordare l’inizio del secolo XX ove lo sviluppo dell’industrialismo creò condizioni igieniche e sociali difficili, e gli Stati sovrani programmarono politiche socialiste a favore dei ceti meno abbienti. La sinistra nacque in antitesi al capitalismo per consentire agli ultimi di migliorare le proprie condizioni di vita. In Italia, esiste oggi una rappresentanza parlamentare che abbia portato un progetto di società prosperosa (senza il capitalismo)? E’ una domanda retorica, ovviamente, non c’è e non può esserci visto che il nichilismo governa la società. Oggi la società è cambiata, è stata psico programmata, è più servile, e non c’è più l’aiuto di uno Stato sovrano, per questo motivo bisogna ripartire dal senso di comunità usando conoscenze e competenze più avanzate sia nelle tecnologie sia nelle dinamiche di squadra con l’uso di strumenti creativi e partecipativi ove ognuno può dare il proprio contributo. In questi percorsi rinasce concretamente la sinistra, ove gli “ultimi” – il cosiddetto 99% – ribaltando gli schemi si riappropriano dei mezzi (conoscenze, processi, tecnologie, risparmi, investimenti) per rigenerare parti di città, e comunità intere. Queste virtù non esistono nei partiti, non si possono trovare in quelle organizzazioni degenerate come testimoniò Berlinguer, e poiché oggi agiscono per ridurre gli spazi democratici e portare avanti altri interessi, quelli dell’1%, è necessario mobilitare gruppi, comitati e associazioni verso nuove esperienze, genuine, e libere dalle influenze dei cosiddetti uomini degli apparati di partito. A questo percorso concreto di rigenerazione sociale dovrebbero partecipare le imprese che operano nella bioeconomia poiché sono l’esempio esistente di un interesse e di una società diversa e sostenibile. In Italia, c’è un estremo bisogno dell’esempio virtuoso di Adriano Olivetti, che si replichi in ogni luogo, in ogni comunità. Ciò di cui abbiamo bisogno, possiamo costruirlo da soli e fare massa critica con gli Olivetti italiani per mettere in pratica la bioeconomia, le nuove abilità, e le conoscenze per migliorare la nostra condizione di vita.

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Il coraggio di uscire dal capitalismo

I recentissimi movimenti politici – Podemos e Syriza – stanno facendo riemergere con forza la questione culturale della Sinistra in Europa.

Se osserviamo la struttura istituzionale dell’UE e le politiche adottate possiamo riconoscere numerosi problemi sociali ed economici e persino democratici (il problema della separazione dei poteri), visto che gli Stati aderenti all’euro zona (1) abdicano alla sovranità monetaria, (2) aderiscono a regole contabili particolari (patto di stabilità e crescita, fiscal compact e MES) e (3) rinunciano persino a promuovere proprie politiche industriali nazionali (i Governi non elaborano più piani industriali). Chi aderisce all’euro zona entra in un’area geografica di disuguaglianze economiche programmate dai paesi centrali a danno di quelli periferici. Si tratta di un’area neoliberale che sostiene l’ideologia del libero mercato delle imprese private sottovalutando le conseguenze sociali ed economiche. I Trattati europei professano la visione neoliberista negando l’opportunità dell’azione di Stato, quindi si tratta della versione più schietta e sincera del capitalismo, nato e sorto nell’Occidente verso il XVI secolo (laissez faire). Il capitalismo si trasforma in varie forme e quella del XX secolo è solo l’evoluzione più vera di questo paradigma totalmente avverso alla natura, di cui l’uomo è solo una parte. Il capitalismo è una religione distruttiva e stupida poiché si nutre di disuguaglianza a danno dei diritti e degli ecosistemi, forgiato dal piano ideologico dell’economia neoclassica.

Ad oggi manca ancora un movimento culturale politico capace di dire con coraggio che l’uomo occidentalizzato, se vuole sopravvivere a se stesso, deve disfarsi del capitalismo, senza se e senza ma. L’organizzazione UE è solo la recente ed ultima invenzione più stupida ed inefficace che i partiti politici siano stati capaci di mettere in piedi, ed i recenti movimenti di sinistra, Podemos e Syriza, anziché chiedere l’uscita dal capitalismo per approdare in una società fondata sulla bioeconomia, per il momento si limitano ad esprimere una preghiera affinché si possa controllare la bestia neoliberista. E’ la storia a smentire queste velleità legittime, ma del tutto ingenue e immature.

Podemos e Syriza hanno il merito e la virtù di voler ricostruire una vera sinistra (in Italia è sparita all’inizio degli anni ’80) che riesce a raccogliere un largo consenso popolare, ma se dovessimo giudicare la politica dal consenso e non da ciò che esprime, commetteremo un errore. Il capitalismo sarebbe diventato instabile, fu preconizzato dagli economisti stessi (Keynes, Marshall, Schumpeter), ed oggi è nella sua fase di delirio più acuta, grazie all’informatica e agli strumenti finanziari. Nel contesto attuale, i cittadini possono cominciare a ragionare su come riprendersi la libertà di decidere per se stessi, ma in armonia con la natura e transitare in comunità prosperose, all’interno di un piano culturale ove l’interesse generale prevale sull’interesse privato, e questa è un’evoluzione sociale ed antropologica.

Non c’è dubbio che anche in Italia sia necessario un movimento di Sinistra, ma che sappia realizzare un consenso partendo dalla bioeconomia, poiché è l’unica offerta concreta per uscire dal piano ideologico obsoleto e creare nuova occupazione utile, l’unica; le altre sono “aggiustamenti” nel piano ideologico del capitalismo. La questione fondamentale verte proprio sui paradigmi culturali della nostra società, e su questo aspetto nei programmi di Podemos e Syriza c’è poco o nulla, in Italia il nulla assoluto, e tale argomento [bioeconomia] è stato, finora, sviscerato in ristretti ambiti della sinistra che non c’è più. I media stessi censurano la bioeconomia affinché i cittadini rimangono nel piano mentale della dipendenza psicologica dal capitalismo neoliberista. Podemos e Syriza mostrano una sensibilità verso l’ecologia ma viene declinata nel versione dello sviluppo sostenibile, cioè un ossimoro, e fra l’altro è una versione già declinata dall’UE.

E’ rilevante l’attenzione di Podemos  e Syriza sulla questione della sovranità, ma su questo i movimenti si distinguono: Podemos sembra più intransigente verso il sistema euro, mentre Tsipras sogna di cambiare l’euro rimanendo nell’euro, mettendo da parte la questione giuridica della sovranità monetaria. Questo argomento, solo in Europa, viene “assegnato” ai movimenti di destra (divide et impera), mentre nel Sud America, da diversi anni, gli Stati con maggioranze comuniste hanno saputo e voluto contrastare il FMI e la Banca Mondiale che usano l’economia del debito come strumento di controllo, di predominio e di guerra valutaria; com’è noto dal secondo dopo guerra in poi l’UE è colonia degli USA, e l’introduzione dell’euro fu un primo passo per costruire gli Stati Uniti d’Europa, attraverso una valuta controllata e prestata ai Governi, dal sistema bancario Occidentale. Nella sostanza le sinistre europee, a differenza delle sinistre presenti nel resto del mondo, accettano l’imperialismo monetario americano (le teorie liberali di Smith [la destra] per sostituire gli Stati col governo delle multinazionali), e accettano l’immorale sistema bancario forgiato sull’economia del debito, e non propongono l’uscita dal capitalismo, quindi da questo punto di vista le sinistre europee hanno la stessa visione delle destre, anzi le sinistre hanno diffuso programmi ed obiettivi che rientrano nelle logiche neoliberiste (la cosiddetta “terza via“: creare all’interno dei partiti, politici “di sinistra” portatori delle teorie liberali). Esempi concreti e visibili riguardano: il sistema del credito ove banche speculative possono usare il risparmio dei contribuenti, il sistema delle società offshore che consentono varie truffe grazie all’opacità dei finanziatori e dei beneficiari, la privatizzazione della Banca d’Italia e la rinuncia alla sovranità monetaria; il governo del territorio, cioè la crescita urbana e la mercificazione dei suoli, il consolidamento delle rendite di posizione e la creazione di nuove rendite; il sistema maggioritario e l’introduzione del diritto privato in ambito pubblico che privatizza i processi decisionali (neofeudalesimo) e le recenti speculazione edilizie pianificate attraverso l’economia del debito e la finanziarizzazione di piani e progetti. Ad esempio, l’UE è il tempio dei liberali, e di fatto un’organizzazione feudale che viola palesemente i principi di qualsiasi forma di democrazia rappresentativa. L’UE è palesemente contro i valori della Costituzione, e la stessa carta costituzionale è stata di recente stuprata introducendo l’obbligo del pareggio di bilancio che producono la conseguenza di violare i diritti dell’uomo

O i futuri movimenti di sinistra hanno il coraggio di porsi obiettivi e percorsi che costruiscono una società al di fuori del capitalismo, di fatto risolvendo l’origine dei problemi ambientali, democratici ed occupazionali, oppure continuano a fare il gioco delle destre.

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Un impegno

Durante la transizione che stiamo vivendo palare di destra e sinistra è fuorviante. Parlare di fine del capitalismo, globalizzazione, liberismo e bioeconomia è illuminante, ma in Italia non si parla di questi temi, nei media si discute ancora di destra e sinistra e si confonde l’economia con la finanza. Parlare del fatto che siamo a cavallo di un’epoca e siamo alla fine dell’era industriale è illuminante, ma in Italia si parla ancora di destra e sinistra e non si accetta il fatto che la vita su questo pianeta è determinata dalla leggi della fisica, e non dall’inganno psicologico indotto dalla religione finanziaria, una credenza diffusa per condizionare istituzioni pubbliche e popoli.

Alcuni Paesi europei ed extraeuropei consapevoli della fine di un’epoca stanno compiendo scelte strategiche nel settore dell’energia, ad esempio come ridurre la dipendenza dagli idrocarburi (petrolio e gas), e diverse città europee stanno avviando piani e programmi in tal senso, anche sperimentando forme di “rigenerazione urbana”, ma in Italia si parla di destra e sinistra e di “stop al consumo del suolo”, con toni immaturi, solo perché le lobbies delle costruzioni, dopo la seconda ondata di speculazione edilizia (1997 – 2008), non riescono più a vendere gli alloggi costruiti, ma l’argomento che tiene banco nei media è la “lotta” fra destra e sinistra, le riforme, lo spread, la crescita. Il 24 febbraio 2013 durante le elezioni politiche, 11.634.228 di cittadini hanno preferito non dare deleghe, invece chi ha ricevuto le deleghe sta usando quei voti per farsi i propri affari negando i diritti costituzionali, anche a quegli 11.634.228 di cittadini rimasti a casa. Durante la transizione che stiamo vivendo palare di destra e sinistra è fuorviante, ed i cittadini, anziché preoccuparsi del proprio presente futuro, si limitano ad urlare, lamentarsi, a litigare l’uno contro l’altro e in questo modo favoriscono proprio quell’élite che li tiene in schiavitù.

La servitù moderna è una servitù volontaria, consentita dalla massa degli schiavi che strisciano sulla superficie terrestre. Comprano liberamente tutti i prodotti che li asservono ogni giorno di più. Si aggrappano spontaneamente ad un lavoro sempre più alienante, generosamente concesso soltanto se “fanno i bravi”. Scelgono loro stessi i padroni che dovranno servire. Perché questa assurda  tragedia sia potuta accadere, prima di tutto è stato necessario sottrarre ai membri di questa classe ogni consapevolezza del proprio sfruttamento e della propria alienazione. Questa è la strana modernità della nostra epoca. Contrariamente agli schiavi dell’antichità, ai servi del Medioevo o agli operai delle prime rivoluzioni industriali, oggi siamo di fronte ad una classe totalmente asservita ma che non sa di esserlo, anzi, che non vuole saperlo. Ignorano quindi la ribellione, che dovrebbe essere l’unica reazione legittima degli oppressi. Accettano senza fiatare la vita pietosa che è stata decisa per loro. La rinuncia e la rassegnazione sono le cause della loro disgrazia.[1]

Durante la transizione che stiamo vivendo i cittadini hanno la libertà di condizionare il sistema del credito, possono usare guadagni e risparmi per applicare la scienza della sostenibilità, possono creare nuova occupazione utile al bene comune e migliorare la qualità della propria vita, possono accedere a tutti i livelli di conoscenza e realizzare progetti importanti. Compiere questo passo richiede un impegno: svelare tutte le credenze di questa società progettata male, tutte le credenze “economiche” e politiche che finora hanno programmato i pensieri di buona parte dei cittadini addomesticati. Il giorno in cui i cittadini applicheranno la Costituzione italiana questo sarà un dei paesi più belli al mondo, questo bel sogno fino a quando la Costituzione ci sarà ancora, forse fra pochi anni non ci sarà più, grazie al silenzio degli ignavi!!!


[1] Jean-François Brient e Victor León Fuentes, http://www.delaservitudemoderne.org/testo.html

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dualità ed “etichette”

Al bar, Luigi e Nicola

Luigi: “Hei, hai visto come ha ridotto il Paese il Governo Berlusconi? Da dove avrà preso i soldi per avviare le sue aziende? E di quella sentenza su Andreotti, l’hai letta?”

Nicola: “Ecco lo sapevo sei il solito comunista.”

Al bar, Luigi e Nicola

Nicola: “Hai sentito? Membri del Governo di sinistra sono indagati nel caso dei finanziamenti europei?”

Luigi: “Ma non ci credo nemmeno se lo vedo, smettila di fare il solito fascista.”

Due cittadini, elettori che si dividono, eppure sono entrambi cittadini dello stesso Paese, accusano a vicenda i loro partiti di corruzione. Entrambi hanno ragione e sono in errore, poiché entrambi non mettono in discussione chi ha fornito loro le “informazioni” , entrambi non mettono in discussione le loro convinzioni e non comprendono quali siano i loro reali bisogni.

Essi sono stati programmati nel regalare la fiducia ai loro dipendenti eletti: Sindaci, Presidenti e parlamentari. Essi si lamentano continuamente dei politici corrotti e non guardano loro stessi allo specchio e non si pongono le domande più semplici? Conosco la Costituzione ed i miei diritti? Sono stato io a votarlo? Sono stato io a non chiedere spiegazioni durante la campagna elettorale? Perché non ho messo in dubbio la linea politica del partito? C’è qualcun altro più preparato e più onesto di quel delegato? Esiste un sistema politico-istituzionale diverso da quello odierno? Cos’è la democrazia?

Le nostre paure rappresentano le “catene” mentali da sciogliere. I sentimenti negativi sono programmi indotti nelle letture scolastiche e dai media dell’elite.

Luigi e Nicola in fondo conoscono la verità, sanno che sono complici del sistema e non ha ancora trovato il coraggio di ammetterlo a loro stessi, sanno che dovrebbero impegnarsi di più nella propria cultura personale, sanno di essere ignoranti e disinformati. Ciò che non sanno e che hanno perso la propria autostima, la fiducia, l’atteggiamento positivo che costringono le loro famiglie a vivere in una gabbia mentale creata dall’elite.

Cambiare atteggiamento verso se stessi è il primo passo verso la libertà, avere pensieri positivi e leggere le proprie esperienze in maniera diversa aiuta a vivere meglio. E’ solo la chimica della nostra mente che ci inganna guardando l’ambiente ed il mondo in maniera negativa, in questo modo aiutando l’elite che ci vuole depressi e sfiduciati.

La nostra ignoranza è un “problema” risolvibile, ed in generale non esistono problemi ma solo opportunità da prendere.