Il merito, c’era una volta …

Istituto di studi comunisti prospetto generale allievo
Istituto di Studi Comunisti (Le Frattocchie), il prospetto generale dell’allievo.

C’era una volta la scuola del partito che si preoccupava e si occupava di alfabetizzare e istruire iscritti e dirigenti del movimento politico. Subito dopo la guerra, per il partito comunista, come per altri movimenti politici, era del tutto incomprensibile non preoccuparsi della formazione culturale dei propri dirigenti. In quegli anni, era del tutto scontato formare la classe dirigente politica per svolgere al meglio il proprio ruolo politico nella Repubblica appena nata. Lo stesso popolo italiano, sin dal primo Novecento soffriva di analfabetismo e quindi di ignoranza funzionale, e così si affidava ai partiti per amministrare gli Enti locali e governare il Paese. Come il PCI anche la Democrazia Cristiana, il primo partito italiano, aveva la propria scuola di formazione interna al partito. All’inizio del nuovo millennio il popolo italiano soffre ancora di ignoranza funzionale, come dimostrano ricerche e studi linguistici condotti nel nostro Paese, ma con l’aggravante di non avere più partiti strutturati e organizzati per formare nuova classe dirigente. La formazione non è più richiesta, e la cultura politica è persino disprezzata da taluni movimenti politici presenti in Parlamento che hanno costruito il proprio consenso propagandando una non cultura contro i partiti che erano già scomparsi, e contro la “professione” politica. Nel ’94 questa demagogia politica fu sfruttata prima da Berlusconi e poi da tutti gli altri che lo seguirono. Ancora oggi, millantare il disprezzo per i partiti e la politica produce consenso. Tutto ciò produce un successo elettorale grazie all’ignoranza funzionale della maggioranza degli individui che votano. E’ l’inciviltà che alimenta il consenso elettorale dei partiti stessi e della presente e futura “classe dirigente” del Paese, costituendo un corto circuito a danno della collettività e dei valori costituzionali ampiamente traditi. In questo modo sprovveduti, cialtroni e avventurieri occupano le istituzioni recando incalcolabili danni economici e sociali per la collettività, e favorendo le disuguaglianze. Da circa un quarto di secolo, questo ceto politico di cialtroni è ampiamente presente in tutti i livelli istituzionali, i peggiori siedono nei Consigli comunali e regionali facendo mercimonio delle res pubblica, mentre ai Governi si alternano professionisti capaci si governare ma di promuovere anzitutto gli interessi delle imprese private, prima di applicare la Costituzione italiana. Oggi, l’eventuale formazione della classe dirigente è organizzata e finanziata dalle imprese e dalle fondazioni politiche espressione di gruppi politici. Questo approccio è il modello introdotto in Italia e importato dagli USA, ed è espressione del mondo culturale liberale e neoliberale, ove la filantropia privata auto promuove se stessa formando la classe dirigente. In questo modello partecipa anche il mondo accademico specializzato in scienze politiche.

Il tema dell’indipendenza e della formazione culturale della classe dirigente di questo Paese, è un argomento tristemente ignorato e disprezzato da tutti, soprattutto dai soggetti politici. Oggi, che tutto il mondo è capitalista, l’umanità può salvarsi dalla stupidità e dall’avidità dei pochi che sfruttano i molti, solo attraverso la cultura che può aiutarci a cambiare i paradigmi culturali di una società profondamente immorale e sbagliata, ed è la politica l’arte nobile che può restituirci dignità, libertà e sopravvivenza prima che la religione capitalista estingua la nostra specie.

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Energie mentali su noi stessi

Mentre dilaga il caos politico ritengo più utile concentrare le energie mentali su noi stessi (cittadini e comunità) poiché non percepisco e non vedo emergere con merito individui e persone che possono interpretare il cambiamento necessario e restituire la democrazia agli italiani.

La crisi dei partiti è talmente evidente che mi auguro possa nascere una “nuova” comunità partendo dai valori e dai rapporti relazionali basati sul metodo democratico e sul merito. Il vuoto di rappresentanza non può essere riempito dalla “pancia” degli italiani, ma dalla “mente”, poiché la storia ci ha insegnato che i vuoti politici sono stati riempiti da finte rivoluzioni o dai regimi autoritari.

Gli studi e le analisi recenti circa la cultura degli italiani ci dicono che nei recenti decenni il sistema massmediatico ha prodotto una regressione mentale degli individui, pertanto è più semplice teleguidare il consenso politico poiché la maggioranza degli aventi diritto al voto non è in grado di compiere valutazioni mature. Bisogna far riflettere i cittadini anziché indirizzare le loro emozioni su strade pericolose. Quale genitore lascia guidare il bus dei propri figli da un individuo senza patente? Per quale motivo gli italiani si lasciano guidare da individui senza patente?

In questo contesto sembra più difficile il compito di ripristinare un sistema democratico, ma la strada da intraprendere non è quella più semplice della demagogia populista, poiché produce consensi più veloci, ma distrugge il Paese poiché inserisce persone incapaci nelle istituzioni. La strada più intelligente è la formazione culturale della nuova classe dirigente poiché il sistema socio-politico è complesso, e la complessità non può essere gestita dall’ignoranza o dalle emozioni, com’è banale evidenziare.

I nuovi politici dovranno formare “competenze specifiche forti” e “competenze trasversali” per evitare che da potenziali protagonisti – leadership – diventino burattini – followership -, ma soprattutto ci vuole un’organizzazione politica adeguata al cambiamento dove qualsiasi cittadino possa condividere le proprie esperienze e capacità, e possa prendersi questi spazi rappresentativi uniti da un progetto politico preciso: cambiare i paradigmi culturali, restituire la democrazia agli italiani, introdurre forme di democrazia diretta, investire nella prevenzione primaria, e diffondere le tecnologie che usano fonti alternative.

“Libertà individuale significa avere la libertà di controllare i propri pensieri e di far manifestare le sensazioni che si desiderano nella propria vita. Raggiungere la libertà individuale consiste nello sviluppare nuove abitudini e competenze e nell’abituarsi a far funzionare il cervello come noi desideriamo.“