Architettura che ricicla

Il 26 settembre 2003 raccontavo – società e lavoro – come l’industria delle costruzioni finalizzata al riciclo fosse già matura.

A Parigi, Nicola Delon e Julien Choppin riciclando e riutilizzando materiali presi da cantieri aperti, ordini sbagliati e merci non utilizzate, progettano un piccolo Padiglione a pianta libera di 70 mq. L’edifico è chiamato Circular Pavillon, ma non penso si riferisca alla forma del Padiglione ma al concetto di economia circolare. E’ un’applicazione bioeconomica che considera i flussi di energia in entrata e in uscita.

Tale intervento è un’applicazione di una politica che adotta le cosiddette miniere regionali, cioè luoghi dove si stoccano materie prime seconde, e che le aziende possono usare per le proprie trasformazioni senza attingere a nuove risorse del Pianeta.

Circular Pavillon
Fonte immagine: Image Courtesy Cyrus CORNUT

Legislatore e Regioni dovrebbero favorire quest’economia circolare del riuso e del riciclo poiché raggiunge due obiettivi: la riduzione dell’impronta ecologica e il sostegno a una nuova filiera industriale più virtuosa (occupazione utile).

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Fuori dalla recessione

Asserire che da circa trent’anni anni il sistema finanziario e politico abbia puntato alla distruzione la democrazia rappresentativa e sta aumentando le diseguaglianze grazie allo distruzione dello stato sociale, sembra essere un’ovvietà. Dalla caduta del muro di Berlino fino al sistema euro abbiamo assistito alla distruzione della partecipazione democratica nei partiti di massa, alla cancellazione dell’autonomia di pensiero, ed alla privatizzazione dell’azione politica copiando il modello USA. Molti, fino a pochi anni fa, hanno persino creduto che i partiti facessero ancora politica, ma queste organizzazioni non esistono più, sono sostituite da fondazioni private legate agli interessi particolari delle lobbies. Sarà pur vero che l’unico partito rimasto è il Partito Democratico, ma è un’organizzazione eccessivamente verticista, per nulla meritocratica, e strutturata in maniera obsoleta ostaggio delle fondazioni. Ad esempio, è facile constatare che l’intero dibattito politico degli ultimi vent’anni è fermo su temi come: aumentare o ridurre le tasse, il cuneo fiscale, aumentare il PIL, controllare il rapporto debito/PIL, e l’evasione fiscale. Insomma un vocabolario alquanto misero e miserevole ed è la testimonianza del tracollo di un modello culturale giunto al termine. Non esiste affatto, nell’immaginario delle fondazioni politiche puntare all’aumento della partecipazione democratica, la trasparenza e ripensare il sistema bancario, oppure puntare al benessere dei cittadini ripensando i paradigmi di un sistema obsoleto. Energie alternative, democrazia diretta, riuso, patrimonio culturale, sovranità alimentare e beni comuni sono termini banditi dai luoghi del potere che conta e che decide per tutti.

Forse è un pò meno banale constatare che non esiste un movimento politico democratico, e meglio ancora un’organizzazione politica, matura, che abbia la convinzione e la capacità culturale di proporre una visione della società diversa dall’attuale sistema finanziario e politico, e peggio ancora sembra che non esista questo soggetto, che sappia realizzare questa alternativa con forza, serietà, capacità e fermezza.

Il sistema attuale, che non ci piace poiché palesemente non democratico ed iniquo, è ovviamente ben retribuito, motivato, stimolato e rinnovato nelle sue risorse umane, sempre più giornalisti, manager, accademici e politici più giovani prendono il posto dei vecchi, ma conservano l’obsoleto paradigma capace di auto rigenerarsi grazie alla sua forza pervasiva e persuasiva.

Sembra non ci sia nulla da fare, ma non è così, poiché cresce un dissenso consapevole verso questo sistema, ciò che sembra mancare è la coesione politica fra tutti quegli individui indignati che ben comprendono l’insostenibilità di un sistema palesemente immorale, prima di tutto. Manca quell’umiltà e quella capacità di riconoscersi e valutarsi, fra cittadini indignati, e pertanto è necessario avviare un grande processo democratico, cioè inclusivo, innovativo per l’atteggiamento dal basso fuori dal divide et impera (“destra” e “sinistra”), che possa aggregare e fare sintesi politica su priorità ormai inderogabili e per nulla procrastinabili nel tempo. E’ banale constare che l’insicurezza economica dovuta dall’assenza di lavoro e di un piano industriale adeguato ai tempi, rischia non solo di conservare la recessione, ma di pregiudicare il futuro di questo Paese.

Ci sono tanti italiani capaci di fare politiche adeguate, di fare impresa e di progettare un futuro sostenibile, ma sembra siano pochi coloro i quali intendano cimentarsi in un percorso di cambiamento rinunciando all’avidità che il sistema attuale garantisce per i pochi élitari che lo governano. Per costruire una visione alternativa concreta è necessario organizzare, aggregare, stimolare e formare una nuova classe politica libera dai condizionamenti del sistema attuale. L’indipendenza culturale e la passione indiscriminata, sincera e genuina sono determinanti per affermare un progetto seriamente innovativo. Per intenderci, nei partiti tradizionali spesso una parte importante dei cittadini si sono avvicinati al mondo politico per interessi personali, non per passione, e non per affermare idee e progetti interessanti. Per spezzare questo degrado morale è sufficiente misurare il merito e le capacità (creatività ed abilità) dando un valore maggiore, piuttosto che dare peso alla fedeltà ed all’attività da galoppino.

Pertanto, o il vuoto politico-culturale viene riempito da un progetto etico di ampio respiro, in maniera tale da restituire una speranza concreta al Paese, oppure siamo destinati a sprofondare nel percorso involutivo che assistiamo da circa trent’anni. Il cambio o è radicale, o non è un cambiamento.

Riflettere sull’opportunità di cambiare questo sistema ci consente di immaginare una società migliore, più responsabile e su quest’opportunità si può costruire una visione politica condivisa attraverso progettualità concrete che creano occupazione in ambiti virtuosi come il riuso, il recupero e la conservazione, come l’innovazione tecnologia delle fonti alternative. Interi settori industriali possono essere riconvertiti in ambiti virtuosi e se tutto ciò non è accaduto, oppure stenta a decollare, è sopratutto per ragioni di interessi politici, non per incapacità degli italiani. Anche questa riflessione sembra banale, ma perché noi italiani abbiamo sempre sbagliato nel dare consensi a questi soggetti politici che hanno distrutto il nostro paese? Adesso, grazie all’enorme bacino elettorale del partito del non voto, sembra che ci sia un risveglio. Speriamo di usare al meglio questo dissenso per ripensare i paradigmi culturali della nostra società, e cominciare a puntare con fermezza e coraggio al benessere sociale di tutto noi rimuovendo quelle barriere culturali che impediscono di far evolvere la società.

Buone esempi e progetti concreti possono essere avviati nonostante l’incapacità di chi ci amministra, poiché i buoni progetti hanno la grande forza di creare opportunità dalla nostra capacità di valutare, e di credere in noi stessi, i buoni progetti stanno in piedi per la loro efficacia tecnica e la loro sostenibilità economica. Infatti cooperative agricole e di privati stanno sfruttando l’opportunità delle nuove tecnologie per migliorare l’efficienza delle proprie attività cancellando gli sprechi in ambito energetico. Cittadini consapevoli possono creare società ad hoc, ed agendo come una massa critica possono orientare il credito, e godere dei vantaggi economici dell’installazione d’impianti che sfruttano le fonti alternative, e ristrutturare il proprio alloggio eliminando gli sprechi.

Molti fanno notare che la recessione ha prodotto un calo della domanda interna, cioè del mercato italiano poiché i cittadini non hanno più la possibilità di spendere (disoccupazione), c’è chi propone scelte di politiche espansive (finora escluse dai governi), e c’è l’UE che impone politiche di austerità che inaspriscono la recessione poiché tutti i partiti preferiscono guardare prioritariamente il rapporto debito/PIL, e quindi ridurre gli investimenti pubblici, e continuare a privatizzare. Esiste un’altra strada apparentemente più complessa, che rientra nell’esempio concreto sopracitato, approfittare della crisi di sistema per mostrare gli enormi vantaggi di un sistema diverso, che non da priorità ad indicatori obsoleti come il rapporto debito/PIL, ma a tutta una serie di dimensioni ed indicatori ben argomentati nel Benessere Equo e Sostenibile, e concentrare le energie mentali collettive in quella direzione.

Proprio nel campo energetico ci sono stati i più proficui ritorni occupazionali, ma l’interesse politico di conservare il sistema obsoleto delle grandi centrali a scapito della “generazione distribuita” rallenta un’evoluzione che consentirebbe ingenti risparmi alle famiglie ed alle imprese. E’ noto che gli sprechi aiutano a massimizzare i profitti di sistemi inefficienti, sia nella distribuzione dell’energia che in quella idrica. Il medesimo ragionamento vale per la gestione dei rifiuti solidi urbani, un sistema più efficiente riusa e ricicla ogni merce inutilizzata, mentre un sistema tecnologicamente inefficiente ha bisogno di sprecare e ricavare danaro proprio dagli sprechi, è per questo motivo che i cittadini pagano tasse per un servizio che non premia lo stile di vita virtuoso, ma vengono calibrate per assecondare gli interessi politici clientelari, quindi costi maggiori per le comunità, e danni ambientali diffusi che fanno peggiorare la qualità della vita.

Anche per i motivi sopra esposti bisogna ripensare i sistemi transitando dal fare a prescindere al  fare meno e meglio, tant’è che il PIL, essendo un indicatore monetario, non tiene conto della qualità ma solo della quantità, com’è noto a tutti.

Fonte: Istat e Cnel, Bes 2013, pag.10. Di cosa parliamo quando ci riferiamo al benessere? Il concetto di benessere cambia secondo tempi, luoghi e culture e non può quindi essere definito univocamente, ma solo attraverso un processo che coinvolga i diversi attori sociali. La definizione del quadro di riferimento porta con sé, dunque, un processo di legittimazione democratica che rappresenta l’elemento essenziale nella selezione degli aspetti qualificanti il benessere individuale e sociale. Giungere a un accordo sulle dimensioni più importanti (i cosiddetti “domini” del benessere) permette anche di individuare possibili priorità per l’azione politica. Seguendo tali premesse, anche l’Italia ha deciso di individuare una misura del benessere condivisa a livello nazionale che diventi un riferimento per il dibattito pubblico e che serva a meglio indirizzare le scelte democratiche rilevanti per il futuro del Paese.

La ricchezza degli italiani

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Viaggiatori e scrittori, come Dante Alighieri e Wolfgang Goethe si accorsero della ricchezza degli italiani definendo il nostro Paese come il giardino d’Europa. «Secondo le stime dell’Unesco, l’Italia possiede tra il 60 e il 70% del patrimonio culturale mondiale» (rapporto Eurispes 2006). Dobbiamo aggiungere altro? Non credo! C’è la netta sensazione che non abbiamo più gli occhi – il cervello – per riconoscere la bellezza intorno a noi.

Tullio De Mauro, principe dei linguisti italiani, torna alla carica con una nuova edizione del suo libro “La cultura degli Italiani”. I suoi dati dicono che il 70% degli italiani è pressoché analfabeta o analfabeta di ritorno: fatica a comprendere testi, non legge niente, nemmeno i giornali. Per il sapere un 70% di somari è una maggioranza deprimente; e per la politica costituisce un’asinocrazia travolgente e facile da travolgere.

Secondo uno studio pubblicato in Francia da Pascal Guibert e Christophe Michaud, dell’Università di Nantes, la tendenza ad imbrogliare a scuola culmina con l’università. Una inchiesta retrospettiva condotta presso alcuni studenti ha indicato che quasi il 5% di essi diceva di aver imbrogliato alla scuola primaria, ma all’università questa cifra raggiungeva il 50%. Un terzo delle persone interrogate aveva imbrogliato al ginnasio e un pò di più del 10% al liceo. Tuttavia un altro studio condotto in 42 università di 21 paesi, che includeva 7213 studenti in economia e commercio, ha fornito proporzioni superiori circa l’imbroglio dopo il diploma: il 62% dichiarava di aver imbrogliato all’università. Ci sono però forti variazioni fra le varie nazioni: hanno imbrogliato l’88% degli studenti dell’Europa orientale, il 50% degli africani e meno del 5% nei paesi nordici. Lo stesso studio ha indicato che il livello di disonestà degli studenti è proporzionale agli indicatori di corruzione del paese, riportati da analisti finanziari e imprenditori.

I dati circa la cultura degli italiani e l’imbroglio circa il profitto scolastico dimostrano la regressione culturale della società, e la scarsa capacità di scegliere e valutare i propri dipendenti politici che agevolmente manipolano gli elettori.

La totalità delle attività antropiche consuma energia; banale! L’Italia è uno dei Paesi europei, grazie alla sua connotazione geografica, l’orografia del territorio e la sua geologia, che possiede grandi giacimenti di energie rinnovabili: sole, vento, geotermia e acqua, finora sfruttati poco o male, tranne una timida ripresa circa il numero di impianti fotovoltaici installati, ma siamo ancora lontani dalle smart-grid, reti intelligenti. Nel mondo gli italiani sono popolari anche per alcune capacità riconosciute come prerogative, quasi esclusive: la dieta mediterranea, la storia e l’arte.

In poche righe sono sintetizzate al massimo le priorità politiche per qualsiasi italiano. Per conservatore, tutelare e valorizzare tale patrimonio bisogna necessariamente investire in competenze specifiche. Fino ad oggi gli italiani hanno preferito spendere energie mentali su caratteristiche che non sono proprie dell’Italia. Per rendersi conto di questo è sufficiente verificare lo scarso numero di iscritti ai corsi di matematica, fisica, agraria, biologia rispetto all’altissimo numero di iscritti a giurisprudenza ed economia. Nel corso degli anni pochi hanno preferito investire nell’arte e nella tutela del patrimonio, i primi a non credere in questo sono stati i Governi ed il sistema mass mediatico che ha condizionato ed indottrinato famiglie e giovani nel preferire percorsi di studio anacronistici, antitetici alle caratteristiche del nostro Paese, ed oggi non solo abbiamo il fenomeno dei cervelli in fuga, ma abbiamo una classe dirigente con una scarsa cultura scientifica e quindi poco adeguata per pianificare una tutela delle nostre bellezze. Abbiamo politici che si sforzano nel comprendere il valore culturale di scelte politiche come: riusare, riciclare, risparmiare, conservare per valorizzare. Politici che non capiscono neanche che per fare tutto ciò c’è bisogno di nuove tecnologie e quindi di innovazione.

L’agricoltura naturale, il ritorno alla terra, e la manutenzione del territorio sono priorità assolute che non possono essere messe in discussione poiché noi ci alimentiamo di cibo, noi siamo quello che mangiamo, e dobbiamo farlo in sicurezza limitando i danni dei cambiamenti climatici in corso, ma soprattutto rimuovere tutte quelle tecnologie obsolete, sparse sul territorio, che producono danni alla salute ed all’ambiente.

Mentre il teatrino dei politici si concentra nell’individuare i responsabili della crisi, o dell’aumento delle tasse, quasi nessuno fa notare che è sufficiente prendersi cura del Paese per iniziare a fare qualcosa di concreto, e che le risorse economiche per farlo, ci sarebbero pure.

Inoltre, se noi cittadini la facessimo finita con gli individui impresentabili, e lavorassimo per un cambio radicale del processo decisionale della politica (democrazia diretta), avremmo fatto bingo.

Per fare tutto ciò abbiamo bisogno di una cultura adeguata per l’epoca che stiamo vivendo, un’epoca di transizione. La ricchezza degli italiani è nella capacità di sostituire schemi mentali obsoleti con schemi adeguati al cambiamento. La ricchezza degli italiani è la capacità culturale di cambiare.

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Follie in corso d’opera…

Persino la Corte dei Conti aveva lamentato il fatto che la scrittura privata tra il ministero della Salute e la multinazionale farmaceutica Novartis fosse di fatto coperta da segreto. Non solo, sempre la Corte dei Conti aveva parlato di condizioni troppo favorecoli a Novartis, fra i quali l’assenza di penali, l’acquisizione da parte del ministero dei rischi e il risarcimento alla multinazionale per eventuali perdite (vedi allegato).Oggi possiamo leggere il contenuto di questo contratto, pur se con non pochi omissis. La scrittura risale al 21 agosto 2009, ed è firmata dal direttore generale del ministero, Fabrizio Oleari, e dall’amministratore delegato di Novartis Vaccines, Francesco Gulli. Nel testo, si regolamento l’acquisto diretto di 24 milioni di dosi di vaccino. Costo: 184 milioni di euro, iva inclusa.

(Fonte: Pietro Raitano, altraeconomia)

Con 184 milioni di euro il Governo avrebbe potuto sostituire 20 inceneritori dannosi per la salute umana con 20 impianti di riciclo virtuosi per applicare i principi costituzionali ed applicare la legge dello Stato (testo unico ambientale art. 179-180) che indica prioritariamente la prevenzione ed il riciclo dei rifiuti (prevenzione primaria). In termini occupazionali il rapporto fra inceneritore ed impianto di riciclo è di circa 1 a 6. Con un investimento nel riciclo si sarebbero avuti 1200 nuovi posti di lavoro per la sola gestione degli impianti da sommare con circa il quadruplo (5000 addetti) per l’indotto delle raccolte differenziate “porta a porta” da valutare con l’estensione del territorio e con i rifiuti da raccogliere.

Ricordatevi il clima di emergenza sui rifiuti creato ad acta per speculare e pensate che la costruzione di impianto di un riciclo richiede, di solito, solo fra gli 8 ai 12 mesi di tempo per vederlo avviato ed operativo.

Un solo impianto di riciclo, in base alle tonnellate di rifiuti differenziati da riciclare può costare dai 5 ai 10 milioni di euro (taglie ideali per una provincia estesa e popolosa (1.020.000 abitanti) come quella di Salerno) mentre un inceneritore che danneggia la salute può costare, addirittura, 180 milioni di euro.

Invece no, l’esatto opposto, sprecare danaro pubblico a sostegno di una SpA che vende un vaccino inutile.

Chiedere conto ai nostri dipendenti

Parma, 2 aprile 2009. Pubblico dibattito sulla gestione dei rifiuti, la Provincia di Parma, pur adottando l’Agenda21, ha già deliberato a favore di ENIA SpA per costruire un inceneritore. Sono presenti gli ass.ri all’ambiente del Comune, Cristina Sassi, e della Provincia, Giancarlo Castellani, accompagnati da ben sette tecnici sia dell’azienda sanitaria locale (AUSL) e sia dell’azienda ambientale della Regione Emilia Romagna (ARPA).

Assenti i diretti responsabili, il Sindaco di Parma Pietro Vignali ed il Presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli.

1) L’Unione Europea ha adottato il principio di precauzione che stabilisce: in un clima di incertezza sanitaria ed ambientale nessun Ente pubblico può deliberare la costruzione di impianti insalubri di cui, appunto, non si conoscano i rischi in assenza di certezze scientifiche. Per tutti quegli impianti già esistenti, invece, la letteratura medica internazionale fornisce precise indicazioni sui rischi sanitari ove siano stati costruiti impianti di incenerimento. Per quale ragione nella conferenza di servizi gli Enti pubblici non hanno applicato il principio di precauzione?

letteratura medica: http://www.ncbi.nlm.n… U.S. National Library of Medicine and the National Institutes of Health. Digitando le parole incinerator waste risultano, ad oggi, 797 documenti, invece digitando waste incineration compaiono ben 2057.

Ecco un documento estratto dalla letteratura medica:
Size distribution and number concentration of particles at the stack of a municipal waste incinerator.
Buonanno G, Ficco G, Stabile L.
DiMSAT – University of Cassino, via Di Biasio 43, 03043 Cassino (FR), Italy.

[…] Recenti risultati di studi tossicologici e studi epidemiologici indicano che il fine e le particelle ultrafini potrebbe rappresentare rischi sanitari e ambientali.[…]

Un documento estratto dalla letteratura medica che insegna nelle facoltà di medicina:
(Fonte: Luigi Ambrosi, Vito Foà, trattato di medicina del lavoro, UTET 2000, pagg. 175, 315) Rischi e patologie da metalli. […] Le attività estrattive, metallurgiche e lavorazione dei metalli hanno comportato anche una loro dispersione nell’ambiente di vita finendo per rappresentare un rischio anche per gruppi di popolazione generale. In alcuni casi tali fenomeni sono stati di intensità elevata causando rilevanti problemi per la salute pubblica […] Tossicocinetica. Assorbimento. […] Nell’ambito lavorativo l’esposizione a particelle metalliche (polveri e fumi) è più frequente di quella a vapori propriamente detti, ad eccezione di alcune lavorazioni come quelle che espongono a mercurio in cui è l’inalazione di vapori a causare il maggior assorbimento. Come per le altre sostanze, deposizione, ritenzione e assorbimento dei metalli nell’apparato respiratorio dipendono dalle dimensioni delle particelle inalate e della loro solubilità.
Esposizione a polveri, fumi, vapori e gas e flogosi cronica delle vie aeree. […] Per un corretto all’inquadramento diagnostico approccio delle broncopatie cronico professionali è pertanto necessario conoscere i fattori di rischio presenti nell’ambiente di lavoro (fattori esogeni professionali), poi i fattori di rischio presenti nell’ambiente di vita (fattori esogeni non professionali) e ancora quelli legati all’ospite (fattori endogeni). Inoltre è necessario conoscere e utilizzare correttamente le tecniche diagnostiche e statistico-epidemiologiche, essenziali per poter disporre di dati attendibili.

2) L’Unione Europea adotta il principio chi inquina paga, chi pagherà i danni ambientali e biologici?

Le bugie hanno le gambe corte

Fonte: elementi di diritto Costituzionale, edizioni Simone. L’ordinamento giuridico e la nostra Costituzione adotta i seguenti principi:
Il principio del buon andamento: tale principio indica l’obbligo per i funzionari amministrativi e in generale per tutti gli agenti dell’amministrazione di svolgere la propria attività secondo le modalità più idonee ed opportune al fine della efficacia, efficienza ed economicità (RESTA) Per efficacia si intende l’idoneità dell’azione amministrativa a perseguire gli obiettivi legislativamente enucleati in tema di tutela degli interessi pubblici. L’economicità impone, invece, l’ottimizzazione dei risultati in relazione ai mezzi a disposizione. L’efficienza è la realizzazione dei propri obiettivi con il minore sacrificio possibile per gli interessi degli cittadini.

3) Dunque in relazione all’efficacia ritenete di esser stati idonei a perseguire gli obiettivi di legge che prevedono prioritariamente la prevenzione ed il riciclo dei rifiuti?
4) L’impianto di riciclo di Vedelago (TR) costa 5 milioni di euro, ritenete di aver risparmiato soldi pubblici?
5) In relazione all’efficienza oltre ai danni ambientali dei suoli, ai danni biologici causati dalle micro e nanopolveri, ai costi della TARSU, ai costi dei contributi CIP6 e del teleriscaldamento che pagheranno i cittadini, quanti sacrifici si dovranno ancora subire?

Fonte: elementi di diritto Costituzionale, edizioni Simone. Il principio di imparzialità: tale principio è desumibile dal combinato disposto degli artt. 3 e 97 Cost. e attiene sia agli aspetti organizzativi che a quelli propriamente funzionali. L’imparzialità assume non solo il significato di divieto di discriminazione, ma anche la valenza di principio positivo, che obbliga la pubblica amministrazione procedente a non privilegiare pregiudizialmente un particolare interesse, ma ad identificare e valutare tutti gli interessi coinvolti sì che la scelta finale possa atteggiarsi a risultato consapevole e coerente di una completa rappresentazione dei fatti e degli interessi in gioco.

6) Con quale criterio di merito il Comune di Parma, quale socio di ENIA SpA, ha potuto deliberare a favore dell’inceneritore?
7) Per quale ragione la Provincia di Parma non ha tenuto conto delle alternative all’incenerimento e cioè degli impianti di riciclo più economici e più congrui alle strategie politiche indicate dalla legge dello Stato?
8) Per quale motivo si intendono bruciare i rifiuti quando gli stessi rappresentano una risorsa che può essere trasformata e rimessa nel mercato?

Rifiuti Zero Jeff Morris Economista Analisi Ciclo Vita

9) Perché sono state ignorate 10.000 firme di cittadini residenti a Parma e provincia contrari all’inceneritore?
10) Perché esiste ancora la TARSU, tassa impropria che l’UE ha indicato di sostituire con la Tariffa puntuale (TIA)? E quale metodo intendete di usare per la TIA?
11) Perché avete ignorato l’appello dei medici emiliani che hanno chiesto una moratoria contro gli inceneritori?

12) Perché la Provincia di Parma ha fatto pubblicare una menzogna?

Disinfomazione e manipolazione,

13) Chi ha il potere amministrativo per impedire la costruzione dell’inceneritore e proporre un impianto di riciclo?

INCENERITORI E CONFLITTI AMBIENTALI
Come è andato il seminario che si è tenuto a Bologna, presso la Regione Emilia Romagna, l´11 gennaio 2010 su dinamiche in atto ed esperienze di comunicazione e di coinvolgimento in merito alla presenza di impianti di incenerimento di rifiuti, nell´ambito del progetto Moniter.
[intervento] Marco Biocca, Agenzia sanitaria e sociale regionale dell’Emilia-Romagna, ha introdotto il suo intervento parlando dei rischi ambientali e per la salute come problema centrale per le comunità che mettono in gioco la capacità di governante locale.[…] Correlato con il tema delle incertezze tecniche è poi quello del “Principio di precauzione”. Principio da seguire quando un’attività suscita il forte dubbio di essere dannosa per la salute e l’ambiente: occorre prendere le necessarie misure precauzionali anche in assenza di una chiara relazione causa effetto dimostrata su base scientifica fra quella attività e il danno che ne potrebbe derivare. Quindi si è soffermato sulla comunicazione del rischio, che non è solo l’accesso o la diffusione di informazioni, ma è lo scambio di informazioni in merito alla valutazione e alla gestione dei rischi tra coloro che ne hanno titolo (istituzioni, politici, imprese, organizzazioni sociali, mass media, esperti, cittadini). Ha infatti affermato la tesi che la comunicazione tra tutti i soggetti interessati a gestire un rischio per la salute o per l’ambiente è la condizione migliore per trovare la strada più adeguata. Infine ha introdotto il concetto di “cittadini competenti” (ripreso da diversi altri interventi nel corso del seminario), di coloro cioè che, per interesse personale, professionale o istituzionale, hanno la possibilità attraverso le loro azioni di influire sulle scelte per la salute.