La ricchezza degli italiani

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Viaggiatori e scrittori, come Dante Alighieri e Wolfgang Goethe si accorsero della ricchezza degli italiani definendo il nostro Paese come il giardino d’Europa. «Secondo le stime dell’Unesco, l’Italia possiede tra il 60 e il 70% del patrimonio culturale mondiale» (rapporto Eurispes 2006). Dobbiamo aggiungere altro? Non credo! C’è la netta sensazione che non abbiamo più gli occhi – il cervello – per riconoscere la bellezza intorno a noi.

Tullio De Mauro, principe dei linguisti italiani, torna alla carica con una nuova edizione del suo libro “La cultura degli Italiani”. I suoi dati dicono che il 70% degli italiani è pressoché analfabeta o analfabeta di ritorno: fatica a comprendere testi, non legge niente, nemmeno i giornali. Per il sapere un 70% di somari è una maggioranza deprimente; e per la politica costituisce un’asinocrazia travolgente e facile da travolgere.

Secondo uno studio pubblicato in Francia da Pascal Guibert e Christophe Michaud, dell’Università di Nantes, la tendenza ad imbrogliare a scuola culmina con l’università. Una inchiesta retrospettiva condotta presso alcuni studenti ha indicato che quasi il 5% di essi diceva di aver imbrogliato alla scuola primaria, ma all’università questa cifra raggiungeva il 50%. Un terzo delle persone interrogate aveva imbrogliato al ginnasio e un pò di più del 10% al liceo. Tuttavia un altro studio condotto in 42 università di 21 paesi, che includeva 7213 studenti in economia e commercio, ha fornito proporzioni superiori circa l’imbroglio dopo il diploma: il 62% dichiarava di aver imbrogliato all’università. Ci sono però forti variazioni fra le varie nazioni: hanno imbrogliato l’88% degli studenti dell’Europa orientale, il 50% degli africani e meno del 5% nei paesi nordici. Lo stesso studio ha indicato che il livello di disonestà degli studenti è proporzionale agli indicatori di corruzione del paese, riportati da analisti finanziari e imprenditori.

I dati circa la cultura degli italiani e l’imbroglio circa il profitto scolastico dimostrano la regressione culturale della società, e la scarsa capacità di scegliere e valutare i propri dipendenti politici che agevolmente manipolano gli elettori.

La totalità delle attività antropiche consuma energia; banale! L’Italia è uno dei Paesi europei, grazie alla sua connotazione geografica, l’orografia del territorio e la sua geologia, che possiede grandi giacimenti di energie rinnovabili: sole, vento, geotermia e acqua, finora sfruttati poco o male, tranne una timida ripresa circa il numero di impianti fotovoltaici installati, ma siamo ancora lontani dalle smart-grid, reti intelligenti. Nel mondo gli italiani sono popolari anche per alcune capacità riconosciute come prerogative, quasi esclusive: la dieta mediterranea, la storia e l’arte.

In poche righe sono sintetizzate al massimo le priorità politiche per qualsiasi italiano. Per conservatore, tutelare e valorizzare tale patrimonio bisogna necessariamente investire in competenze specifiche. Fino ad oggi gli italiani hanno preferito spendere energie mentali su caratteristiche che non sono proprie dell’Italia. Per rendersi conto di questo è sufficiente verificare lo scarso numero di iscritti ai corsi di matematica, fisica, agraria, biologia rispetto all’altissimo numero di iscritti a giurisprudenza ed economia. Nel corso degli anni pochi hanno preferito investire nell’arte e nella tutela del patrimonio, i primi a non credere in questo sono stati i Governi ed il sistema mass mediatico che ha condizionato ed indottrinato famiglie e giovani nel preferire percorsi di studio anacronistici, antitetici alle caratteristiche del nostro Paese, ed oggi non solo abbiamo il fenomeno dei cervelli in fuga, ma abbiamo una classe dirigente con una scarsa cultura scientifica e quindi poco adeguata per pianificare una tutela delle nostre bellezze. Abbiamo politici che si sforzano nel comprendere il valore culturale di scelte politiche come: riusare, riciclare, risparmiare, conservare per valorizzare. Politici che non capiscono neanche che per fare tutto ciò c’è bisogno di nuove tecnologie e quindi di innovazione.

L’agricoltura naturale, il ritorno alla terra, e la manutenzione del territorio sono priorità assolute che non possono essere messe in discussione poiché noi ci alimentiamo di cibo, noi siamo quello che mangiamo, e dobbiamo farlo in sicurezza limitando i danni dei cambiamenti climatici in corso, ma soprattutto rimuovere tutte quelle tecnologie obsolete, sparse sul territorio, che producono danni alla salute ed all’ambiente.

Mentre il teatrino dei politici si concentra nell’individuare i responsabili della crisi, o dell’aumento delle tasse, quasi nessuno fa notare che è sufficiente prendersi cura del Paese per iniziare a fare qualcosa di concreto, e che le risorse economiche per farlo, ci sarebbero pure.

Inoltre, se noi cittadini la facessimo finita con gli individui impresentabili, e lavorassimo per un cambio radicale del processo decisionale della politica (democrazia diretta), avremmo fatto bingo.

Per fare tutto ciò abbiamo bisogno di una cultura adeguata per l’epoca che stiamo vivendo, un’epoca di transizione. La ricchezza degli italiani è nella capacità di sostituire schemi mentali obsoleti con schemi adeguati al cambiamento. La ricchezza degli italiani è la capacità culturale di cambiare.

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Si cambia?

Un piccolo cambiamento ma utile. Dall’anno prossimo il CNEL e l’Istituto di Statica italiano (ISTAT) inizieranno a valutare meglio la società. Con un comunicato stampa l’ISTAT ci informa che introdurrà altri indicatori per cercare di raccontare meglio le condizioni umane. Un’apertura molto tardiva ma comunque necessaria ed utile, diciamo: meglio tardi che mai. Sin dal principio, studiosi e sociologi, erano ben consapevoli del fuorviante Prodotto Interno Lordo (PIL) e soprattutto quanto sedicenti esperti usassero i dati manipolati per creare scenari utili ad alcune SpA. Il sistema globale è al collasso perché in generale, gli istituti che “controllano” la società non forniscono dati ragionevoli, ricordiamo ad esempio il ruolo negativo dei “sicari dell’economia” che truffano Governi e popoli a sostegno di certe SpA americana (Perkins docet). Ricordiamo il ruolo negativo del Fondo Monetario Internale (FMI), della Banca Mondiale e del “club dei nove” banchieri che scommettono sugli Stati grazie all’uso di formule matematiche (strumenti finanziari derivati); si tratta di giochi che agiscono sopra l’economia reale ed usurpano i diritti umani grazie al consenso degli stessi Governi. Non bisogna dimenticare la radice vera del malessere sociale globale: la creazione della moneta debito dal nulla e prestata a corso forzoso ai popoli e caricata di illegittimi interessi (usura).

Ma entriamo nel merito dei nuovi indicatori che integrano l’obsoleto PIL. Finora il concetto di ricchezza è stato manipolato dai media che per decenni hanno ripetuto la stessa bugia: crescita dei consumi è benessere. Nel 2011 nascerà anche in Italia un gruppo di studio che indagherà meglio la società. Questa scelta è la conseguenza di anni di ricerche, I fratelli Kennedy furono i primi politici a criticare pubblicamente l’attuale modello di sviluppo e qualche anno fa la Commissione di studio Stiglitz-Sen-Fitoussi ha individuato nuovi criteri da tenere in considerazione per misurare meglio il progresso umano.

Ecco alcuni presupposti interessanti:

non esiste una misura singola che possa dar conto di tutte le varie dimensioni del benessere e gli indicatori compositi non sono una risposta soddisfacente, così come la misura della felicità
non potendo avere un unico indicatore, ci si deve concentrare sulle dimensioni rilevanti per il benessere degli individui. Sulla base delle ricerche disponibili, otto appaiono le più importanti: lo stato psicofisico delle persone, la conoscenza e la capacità di comprendere il mondo in cui viviamo, il lavoro, il benessere materiale, l’ambiente, i rapporti interpersonali e la partecipazione alla vita della società e l’insicurezza. Inoltre, bisogna guardare alla distribuzione di tutte le dimensioni del benessere (equità);
la sostenibilità non è solamente un fenomeno ambientale, ma comprende elementi di carattere economico e sociale e può essere misurata solamente guardando agli stock di capitale che la generazione attuale lascia in dote a quelle successive (stock di capitale prodotto, di capitale naturale, di capitale sociale e di capitale umano);

La notizia è molto importante ed i cittadini insieme ai dipendenti eletti dovrebbero avviare un reale cambiamento culturale. I dati che verranno forniti cambieranno la percezione dell’opinione pubblica, questo è indiscutibile.

Gli indicatori sono già noti quindi anziché attendere in maniera passiva gli Enti pubblici possono copiare e sperimentare per anticipare il cambiamento che avverrà e quindi aiutare i cittadini a crescere meglio.

Intanto, i circoli del Movimento per la Decrescita Felice (MDF) applicano stili di vita che coincidono coi “nuovi” indicatori ben consapevoli che amore, passioni, creatività e sobrietà sono i veri valori. Autoprodurre il cibo e l’energia in una comunità conviviale e sviluppare la resilienza sono priorità assolute. Applicando l’art.47 della Costituzione è possibile creare una moneta libera dal debito (di proprietà della Repubblica italiana) per finanziare i diritti umani: istruzione, ricerca, diritto alla casa e sanità. Con una moneta credito è possibile ristrutturare l’intero patrimonio edilizio esistente (sicurezza statica, eliminazione degli sprechi energetici e fonti alternative).

20 statistiche sulla distribuzione della ricchezza

Dov’è il potere illusorio?

Il potere è sempre esistito o nella forma truculenta della tirannide o in quella legale dello Stato. In entrambi i casi si tratta di un potere visibile, a cui ci si può opporre oppure riconoscerlo. Oggi il potere è diventato più subdolo, più mascherato, più nascosto, ma proprio per questo più pervasivo, fino a permeare il nostro inconscio, al punto da farci apparire ovvia quella che in realtà è una sua imposizione.
Per rendercene conto dobbiamo domandarci se a volte non abbiamo del potere un concetto troppo grossolano al punto da non riconoscerlo proprio là dove ci assedia. Il potere non si presenta mai come tale, ma indossa sempre i panni del prestigio, dell’ambizione, dell’ascendente, della reputazione, della persuasione, del carisma, della decisione, del veto, del controllo, e dietro queste maschere non è facile riconoscere le due leve sui ci fonda: il controllo assoluto delle nostra condizioni di vita e la massima efficienza delle prestazioni che ci sono richieste.[1]
[…]
Ma in generale vi è un aspetto politico che non viene mai dibattuto pubblicamente ed apertamente poiché considerato dall’élite “non importante” per l’opinione pubblica e cioè la pretesa di voler governare milioni e milioni di persone con un unico strumento: l’Unione Europea, privandole della libertà di iniziativa e di agire in maniera autonoma. I paesi membri sono 27 con una popolazione di circa 500 milioni di abitanti. La BCE è il vero centro di potere poiché determina la misura della ricchezza oggi convenzionalmente usata e condivisa in soli 16 Stati che usano l’euro rispetto ai 27 membri. Il sogno di poter controllare milioni e milioni di persone è sempre stato l’immaginario di dittatori, delle monarchie e dell’élite. Tale dittatura potrà terminare solo quando i sudditi divenuti cittadini saranno informati e consapevoli di quello che sta accadendo. Oggi esiste molta disinformazione televisiva ma non è vero che non ci sia la corretta informazione, in senso assoluto. La rete di internet non è accessibile a tutti e la maggioranza dei cittadini non sa usarla (digital divide), infine sono pochi i cittadini che abitualmente si recano presso biblioteche ed emeroteche pubbliche per attingere a tutti i livelli di informazione e soprattutto pochi fanno un approfondimento (lettura di libri) degli argomenti che riguardano tutti, educazione civica.

Bisogna tener presente un aspetto quanto meno contraddittorio circa l’attuale sistema di misura del “benessere” e della crescita. Le cronache politiche, sociali ed economiche commentano e registrano il fenomeno della delocalizzazione produttiva[2] dell’industria. Il PIL nazionale come potrebbe avere un segno positivo se i Governi, le banche e le organizzazioni sovranazionali fanno di tutto per spostare la produzione in luoghi privi di regole (deregulation)?

Un sistema sociale, che misura la ricchezza con una moneta, è giusto se e solo se questa convenzione misura il valore con regole etiche e controllate dal sovrano, cioè dal popolo. Un sistema che abbia come costante e che preveda sia l’inflazione e sia la deflazione[3] è immorale poiché sposta ricchezza dai molti, il popolo, verso i pochi. In un sistema monetario i limiti alla libertà sono posti da una domanda immorale: quanto costa? Tutto viene ridimensionato e condotto in termini di costi e quindi monetari, compresa la corruzione resa più facile ed a buon mercato con l’invenzione della moneta. L’assenza di chiarezza, cioè di dialogo e corretta informazione ed il disinteresse, forse sono le ragioni principali che sostengono la criminosa condotta di banchieri e di dipendenti eletti circa il meccanismo moderno di creazione di moneta, oggi, generatore delle azioni politiche dell’élite.

Giulio Tremonti[4], Ministro dell’Economia, il 6 marzo 2009 spiega al TG1 com’è nata la crisi mondiale: «la crisi c’è, in America inizia e speriamo finisca, negli anni ’90 inizia una moneta diversa da quella buona. Gli Stati spesso rinunciano alla sovranità monetaria consentono che a fianco della moneta buona, quella sovrana, nasca una moneta privata, commerciale parallela, fondata sul nulla, è quello che ha causato la crisi, è quello che si comincia a capire, la causa della crisi. Credo che abbia ragione il Presidente americano, più Stato, più decisamente»

Thomas Sankara[5]: «Noi pensiamo che il debito si analizza prima di tutto dalla sua origine. Le origini del debito risalgono alle origini del colonialismo. Quelli che ci hanno prestato danaro, sono gli stessi che ci avevano colonizzato. Sono gli stessi che gestivano i nostri stati e le nostre economie. Sono i colonizzatori che indebitavano l’Africa con i finanziatori internazionali che erano i loro fratelli e cugini. Noi non centravamo niente con questo debito.[…]»
[…]
Una moneta unica mondiale. La vogliono le 420 banche più potenti (12 ottobre 2010)[6]
L’idea è che per evitare una incombente guerra delle valute è necessaria una coordinazione a livello globale, gestita dal G20 e Fmi. Obiettivo: archiviare le tensioni che spingono i paesi a deprezzare la propria moneta.
Un’unica valuta a livello globale. E’ quanto chiedono 420 delle principali banche e istituzioni finanziarie di tutto il mondo riunite nella più potente lobby del settore, The Institute of International Finance, che ha sede a Washington.
“Un insieme di banche, le principali in tutto il mondo, hanno bisogno di giungere a una visione comune”, ha spiegato al Financial Times Charles Dallara, managing director dell’istituto. Insomma, l’idea e’ che per evitare una incombente guerra delle valute e’ necessaria una coordinazione valutaria a livello globale.
[…]
La politica delle banche centrali viene coordinata dalla Bank of International Settlements (BIS, la Bance dei Regolamenti Internazionali), fondata nel 1930, e dalla sua rete di associate. Lo statuto della banca venne redatto durante la Conferenza Internazionale dei Banchieri. La BIS ha la sua sede operativa in Svizzera, uno dei centri più importanti della rete finanziaria degli Illuminati, ed è per questo che la Svizzera non è mai bersaglio delle guerre orchestrare dagli Illuminati. La Banca dei Regolamenti Internazionali è collegata alla Banca Centrale Europea (fondata nel 1998 nella città rothschildiana di Francoforte), alla Banca Mondiale, al Fondo Monetario Internazionale, all’Organizzazione Mondiale per il Commercio (WTO) ed altra ancora cui forma quella morsa di ferro che controlla la finanza e il commercio globali e, di conseguenza, le scelte e le opportunità di popoli e nazioni. I governi sono alla mercé del sistema finanziario e, a causa di ciò, i banchieri controllano i governi. Essi vogliono centralizzare il sistema ancora di più per mezzo di una banca centrale mondiale che controlli le banche centrali del superstato che, a loro volta, avrebbero il predominio sulle banche centrali nazionali. Come disse Mayer Rothschild: «Datemi il controllo della moneta di una nazione e me ne infischio di chi fa le leggi».[7]


[1] UMBERTO GALIMBERTI, i miti del nostro tempo, Feltrinelli 2009
[2] fonte wikipedia: La delocalizzazione produttiva è un fenomeno legato al sistema produttivo moderno, sviluppatosi nell’ultimo ventennio dello scorso secolo e divenuto uno dei pilastri portanti della nostra economia. […]La motivazione che spinge i produttori verso la delocalizzazione produttiva è essenzialmente una massimizzazione dei profitti ed una minimizzazione dei costi che nello specifico si riferisce a manodopera a basso costo, materie prime a basso costo, sgravi fiscali, ecc.
[3] La deflazione è, in macroeconomia, una diminuzione del livello generale dei prezzi, l’opposto dell’aumento generale dei prezzi che si definisce inflazione. La deflazione non dovrebbe essere confusa con la disinflazione, che descrive semplicemente un rallentamento del tasso di inflazione.
[4] Tremonti partecipa al Bilderberg del 2006
[5] Thomas Sankara è stato l’eroe della rivoluzione popolare che nel 1983 cambiò i destini del Burkina Faso, che da decenni vedeva accrescere una miseria devastante sotto l’alternarsi di colpi di Stato. In soli quattro anni di governo, riuscì a realizzare riforme sociali epocali cambiando il volto del Paese, lasciando un segnale indelebile nelle coscienze politiche di tutti i popoli africani.
[6] http://www.wallstreetitalia.com/article.aspx?IdPage=1018624 , sito web Wall Street Italia, 12 ottobre 2010
[7] DAVID ICKE, la guida di David Icke alla cospirazione globale, Macro edizioni, 2009, pag. 263