Organizzazioni a rete

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Premessa: i partiti otto-novecenteschi sono diventati obsoleti, prima di tutto, per l’assenza di spirito di servizio, assenza di altruismo e assenza di vera democrazia interna. Rimarrà nella storia l’autoanalisi di Enrico Berliguer che descrisse egregiamente la degenerazione insorta nei partiti. Nei partiti prevalse il desiderio di prendere il potere utile al bene del partito e non a servizio del bene comune, come indica la Repubblica. I partiti, essendo organizzazioni sociali, rispecchiano le dinamiche di gruppo e quando in quei contesti, gli individui sono privi di valori etici condivisi, può accadere che prevalgano le prevaricazioni e gli interessi particolari. Invece, qualora i gruppi sono ancorati a valori democratici, può accadere che si sviluppino merito e competenze per far emergere i talenti utili al bene comune. Nel corso dei decenni, le imprese hanno sostenuto gruppi politici da poter controllare, si tratta di organizzazioni politiche ove non c’è vera democrazia interna, ovviamente, e così hanno favorito la distruzione mediatica dei partiti, che dura da circa vent’anni, per convincere l’opinione pubblica circa la loro inutilità, fino ad arrivare ad organizzazioni politiche leaderistiche e con pensatoi esterni appoggiati da fondazioni. La Costituzione assegna ai partiti un ruolo ben preciso, ciò non toglie che possano nascere altre forme di organizzazione per selezionare la classe dirigente politica. In ambito locale sono molto note le liste civiche, organizzazioni elettoralistiche, che nascono da cittadini non iscritti ai partiti tradizionali, ma è altrettanto noto che spesso sono i militanti di partito a suggerire l’uso di liste civiche per conservare il potere locale, poiché la credibilità e la fiducia verso i partiti otto-novecenteschi è ridotta all’osso. La reazione emotiva degli individui indignati non è la costruzione di organizzazioni politiche democratiche ma il voto di protesta, il voto contro qualcuno, e mai a favore dei meritevoli e dei capaci. Questo corto circuito di inciviltà favorisce l’élite degenerata e aumenta i danni economici e sociali dei ceti meno abbienti.

Il danno più grande che i partiti lasciano alla società italiana non è la corruzione, ampiamente diffusa in tutte le istituzioni internazionali, anzi all’estero l’immoralità e la corruzione sono normali strumenti di accesso al potere, ed è sufficiente indagare il funzionamento del sistema politico americano per rendersi conto delle enormi differenze culturali, o il funzionamento del sistema bancario e telematico globale. Il danno più grande che lasciano i partiti è l’assenza di un rinnovamento democratico della classe dirigente, l’assenza di una scuola politica pubblica che punti al bene comune.

Il potere, quello vero, ha deciso che in Italia i partiti, cioè i gruppi sociali democratici dovevano morire poiché non più utili ai suoi capricci. In Italia esisteva un gruppo dirigente politico troppo autonomo nei suoi pensieri, troppo libero di fare politica, era troppo colto. Esistevano partiti troppo strutturati, radicati sul territorio, che avevano la capacità di influenzare il potere decisionale. I politici degli anni ’50, ’60 e ’70 erano senza dubbio condizionati dal risultato bellico, senza dubbio addomesticati e ossequiosi delle direttive straniere, ma in certi ambiti conservavano una loro autonomia e la usavano per gli interessi del partito e per gli ideali in cui credevano. Quando taluni personaggi erano corrotti, questi rubavano per il partito; oggi i politici rubano per se stessi, e per le multinazionali. Dimenticate le ideologie del Novecento, e avviata la globalizzazione neoliberista, i politici sono diventati burattini facilmente controllabili, e in questa confusione i cittadini hanno smarrito la propria identità e la propria appartenenza a una visione organica della politica e del bene comune. Nel periodo dell’esplosione capitalista figlia del nichilismo non esiste un bene comune, ma il compulsivo desiderio di riempire il vuoto d’identità con l’avidità psico-programmata dal mondo televisivo e mediatico, che coincide con la politica odierna (il mantra: vendere, vendere, vendere).

Il vuoto dei partiti può essere riempito con nuove organizzazioni per promuovere una visione politica, un’idea della società opposta al materialismo della religione liberista. L’elemento che crea le organizzazioni orizzontali sono i valori condivisi, i progetti e gli obiettivi. Gruppi di cittadini si autoderminano grazie ai valori condivisi per cambiare i paradigmi culturali del sistema politico-economico imploso sui vecchi paradigmi (PIL, petrolio, moneta, debito/PIL, economia del debito).

La natura di rete organizzata si articola in legami e relazioni, è decentrata, è flessibile, cioè si adatta alle condizioni esterne ed ha un elevato coinvolgimento delle persone verso la partecipazione attiva. L’attività interna alla rete è il libero scambio. I processi decisionali della rete sono consensuali orientati all’obiettivo (cambiare i paradigmi culturali della società) grazie ai collegamenti dei nodi e alla relazioni (scambi). Tali organizzazioni reticolari hanno i seguenti elementi: nodi, connessioni, strutture, proprietà operative. La fiducia è l’elemento essenziale all’interno della rete per l’efficace soluzione dei problemi, per la condivisione delle informazioni e per il trasferimento delle conoscenze. Fondamentale è la transazione diretta (faccia a faccia) e le diverse aspettative, per gli impegni e le responsabilità. Queste relazioni sono determinanti per adottare regole comuni, per il linguaggio e la visione condivisa circa la filosofia politica, valori e strategie.

I cittadini possono adottare organizzazioni in rete per far crescere il loro obiettivo condiviso: cambiare la società per giungere a un livello di evoluzione e risolvere i problemi legati a un sistema palesemente immorale, obsoleto e distruttivo della democrazia come noi la immaginiamo. L’attuale sistema è contro gli interessi dei cittadini che desiderano essere liberi e vivere in armonia con la natura garantendo prosperità alle future generazione. Attraverso la cultura organizzativa (capacità di infondere impegno collettivo) e lo sviluppo di abilità di coordinamento (creatività, sensibilità, visione, versatilità, focalizzazione, pazienza) i cittadini potranno raggiungere importanti obiettivi.

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Visioni sulla polis

Fare previsioni è una cosa molto difficile, è facile sbagliare. Quando nel 2010 decisi di condividere in rete le ricerche che faccio dedicai energie mentali nel capire come le idee del potere giungessero alle forze politiche, e come queste idee diventavano leggi, norme che condizionano la nostra vita.  E’ ovvio che prima di pubblicare “Qualcosa che non va” avevo svolto le mie ricerche, letto diversi saggi, e stavo sviluppando pensieri su come avviene questo processo, e perché le istituzioni sono progettate in un certo modo. L’ultimo passo fu proprio la condivisione gratuita di quello che avevo studiato. Premettendo che sono un semplice cittadino curioso, sono rimasto sorpreso nell’aver compreso ed azzeccato i temi politici più importanti, quelli che oggi nel 2013 occupano l’intero dibattito politico. Questa piccola esperienza individuale dimostra che qualsiasi cittadino, se intende capire la nostra società e soprattutto il potere, può farlo autonomamente e farsi la propria idea senza condizionamenti esterni. Non si tratta di arrivare alla verità assoluta, ma di sviluppare capacità di scomposizione e ricomposizione della realtà che possono avviare processi mentali di elaborazione ed aumentare la flessibilità della propria mente.

Oggi stiamo vivendo un periodo di cambiamento epocale, l’ho scritto diverse volte, e molti scrivono le medesime cose, mi permetto di aggiungere solo un aspetto drammatico e pericoloso: pochi attori politici – eletti, giornalisti, opinion makers – agiscono veramente per il bene comune, e per migliorare la cultura degli italiani, anzi molti agiscono nella direzione opposta, e cioè mirano a conservare la schiavitù per orientare i popoli verso gli interessi particolari del potere invisibile. Insomma non vedo molti altruisti in giro, anzi vedo molti individui affascinati dal potere con un ego smisurato ed inclini all’avidità; per il momento, queste sono le energie negative degli attori protagonisti in politica che fanno il bello e cattivo tempo nella società italiana.

I media rappresentano la volontà degli editori, cioè i proprietari, chi finanzia la televisione (pubblicità, big spender in fuga meno spot). Bhè la politica dei partiti è la medesima cosa. Negli USA questo modo di costruire le priorità politiche embedded è il sistema, è la politica dei partiti embedded. Pertanto non c’è alcun bisogno di corrompere poiché i partiti sono già corrotti, è questo il motivo per cui nel “tempio della democrazia” gli scandali sono molto minori rispetto all’Italia. Gli scandali, difficilmente, riguardano il sistema delle tangenti che servono a modificare le idee dei politici per ottenere leggi secondo gli interessi particolari di qualcuno, perché negli USA chi vince rappresenta gli interessi delle lobbies che finanziano i partiti. Il predomino dell’interesse privato rispetto all’interesse pubblico negli USA è sistemico, poiché i partiti si pesano sulla raccolta fondi, sui soldi e non sulle idee e/o sui valori. Nonostante ciò, sappiamo bene, che anche negli USA c’è corruzione anche dopo le elezioni, più negli ambiti amministrativi locali piuttosto che negli ambiti governativi nazionali perché tutti i presidenti sono l’espressione di tante lobbies economiche messe insieme. La storia insegna che quando un presidente USA non ha rispettato gli accordi viene ucciso o sostituito con uno scandalo mediatico, anche in Italia è accaduto questo.
L’Italia e gli italiani hanno subito una lenta e progressiva manipolazione della percezione circa i modelli democratici. La maggioranza degli italiani crede che il modello USA sia democratico, quando è semplicemente la peggiore dittatura mediatica che l’umanità possa aver mai visto ed assistito, poiché il potere è palesemente mantenuto ed ampliato attraverso la forza militare. I Governi non fanno altro che ampliare il proprio impero con l’uso dei servizi segreti e dell’esercito, che a sua volta non serve il popolo americano, ma alcune SpA che sono l’espressione delle lobbies che finanziano le campagne elettorali degli attori/Presidenti scelti precedentemente.
Da diversi anni anche in Italia si intende importare questo modello, per nulla etico, ove i soldi daranno la misura e la forza alle azioni politiche. Solo una sana e corretta informazione potrà dare risposte ai dubbi ed alle domande. Quale sistema scegliere? Quanto costa la politica?

Se noi tutti riuscimmo a capire che la politica va amata, compresa e rispettata potremmo riprenderci lo spazio democratico contemplato nella Costituzione, e togliere potere a chi non deve averlo.

Nel panorama politico italiano è in corso un cambiamento. I protagonisti politici degli ultimi vent’anni sono alla fine del proprio ciclo per motivi anagrafici, e le forze parlamentari attuali subiranno una variazione rispetto alla scomposizione e ricomposizione dei partiti poiché essi stanno costruendo nuove alleanze rispetto alla scelta dei nuovi leader politici. Sono finiti degli equilibri, e pertanto i gruppi emergenti stanno costruendo altri equilibri utili agli interessi delle lobbies che oggi governano in USA ed nell’UE, insieme alle solite famiglie elitarie italiane. Tutte queste manovre non hanno nulla a che vedere con l’interesse pubblico e con la Repubblica, tanto meno col benessere dei cittadini, perché queste manovre non si articolano rispetto ai problemi del Paesi, ma unicamente rispetto all’avidità delle SpA che scommettono nei mercati internazionali.

Il pensiero politico dominante è quello di costruire un’Europa federale, come gli Stati Uniti d’America. E’ un progetto mondialista molto vecchio ampiamente descritto nei famigerati think tank anglo-americani, quelli che hanno inventato ed applicato la famigerata globalizzazione che stiamo subendo con l’aumento della disoccupazione programmata e della sospensione dei diritti universali dell’uomo. Siamo sempre più vicini alla strutturazione di uno Stato autoritario feudale, cioè dove i pochi controllano i molti negando loro il diritto all’autodeterminazione: com’è l’impero romano, sostanzialmente, o forse, ancora peggio poiché vivi nell’illusione di essere libero, ma non lo sei, psico programmato nella scuola e ricattato tramite il lavoro.

Dopo le recenti elezioni amministrative i cittadini hanno dato un segnale politico molto interessante: molti cittadini hanno preferito non votare poiché consapevoli che non sarebbero stati rappresentati, cioè l’apatia politica si sta trasformando in un dissenso maturo. I cittadini sanno di non potersi fidare dei partiti tradizionali. Sarebbe interessante se questo dissenso popolare si trasformasse in proposta politica alternativa.

Veniamo alla domanda principale: quali saranno i prossimi attori principali di questa finta democrazia rappresentativa?

Prima di dare una “risposta” dobbiamo riconoscere come e quanto il potere invisibile abbia saputo raggiungere diversi obiettivi: primo fra tutti l’assenza di una vera democrazia rappresentativa e l’impossibilità dei cittadini di poter fare politica direttamente che crea una frustrazione popolare molto diffusa. Bisogna riconoscere che la più grande forza che il potere possiede, è senza dubbio la serenità di essere costantemente indisturbato, e di poter fare affidamento su un esercito di individui addomesticati, che di volta in volta sanno ingannare efficacemente le masse.

In questo momento i soggetti politici si stanno preoccupando di fare poche cose, ma “buone”. 1) Riprendersi il consenso perduto occupandosi seriamente di alcuni temi minori propagandati dal M5S e riconquistare coi fatti un minimo di credibilità; 2) tentare di promuovere alcuni giovani emergenti, fra cui Matteo Renzi, ed affidargli il governo del Paese; 3) Consolidare il processo di creazione degli Stati Uniti d’Europa e garantire un futuro alle attuali SpA che comandano nell’UE. Ognuno di questi obiettivi è sostenuto da una schiera di individui impegnati in diversi ambiti della società, molte energie vengono profuse e spese quotidianamente. E’ molto plausibile che questi obiettivi siano raggiunti a breve termine, per lo meno i primi due sono alla portata dei poteri pre-costituiti, il terzo è più complesso.

Milioni di italiani vorrebbero partecipare al processo della politica, ma non esiste un’organizzazione democratica pronta a cogliere questa voglia di partecipare, e soprattutto che sappia capire questa voglia di cambiamento. Chi sono questi italiani? Sono quelli che hanno votato per il referendum pro acqua pubblica, una moltitudine incredibile, sono quelli del partito del non voto, il primo partito italiano, e sono quelli che per protesta e per fiducia hanno votato M5S, ma oggi sembrano aver già cambiato idea. Sono la maggioranza del popolo italiano senza una rappresentanza, senza un partito e senza un’organizzazione. Questo è un vantaggio politico enorme per lo status quo.

Nei prossimi 12, 24 mesi lo status quo approfitterà di questo vantaggio e raggiungerà i propri obiettivi. Se il partito del non voto aumenterà i propri consensi questa finta democrazia rappresentativa che esiste grazie all’aritmetica, cioè esiste perché la maggioranza degli aventi diritto va ancora a votare, tranne in Sicilia e Roma che è in crisi profonda, se il partito del non voto cresce è possibile che il sistema feudale immaginato dall’élite prenda corpo e sostanza. Se non ci piace la nostra società, la risposta non è alzare la voce o la protesta fine a se stessa, ma l’impegno, lo studio, la ricerca, l’umiltà, l’integrità, la comprensione, il merito, la trasparenza, l’onestà intellettuale e lo sviluppo della creatività. Se noi tutti riuscimmo a capire che la politica va amata, compresa e rispettata potremmo riprenderci lo spazio democratico contemplato nella Costituzione, e togliere potere a chi non deve averlo. E’ difficile che un politico trovi soluzioni ai problemi poiché spesso i problemi sono questi tecniche che possono essere affrontate da un progettista, cioè una mente creativa.

Un esempio?

Viaggiatori e scrittori, come Dante Alighieri e Wolfgang Goethe si accorsero della ricchezza degli italiani definendo il nostro Paese come il giardino d’Europa. «Secondo le stime dell’Unesco, l’Italia possiede tra il 60 e il 70% del patrimonio culturale mondiale» (rapporto Eurispes 2006). Dobbiamo aggiungere altro? Non credo! C’è la netta sensazione che non abbiamo più gli occhi – il cervello – per riconoscere la bellezza intorno a noi. La totalità delle attività antropiche consuma energia; banale! L’Italia è uno dei Paesi europei, grazie alla sua connotazione geografica, l’orografia del territorio e la sua geologia, che possiede grandi giacimenti di energie rinnovabili: sole, vento, geotermia e acqua, finora sfruttati poco o male, tranne una timida ripresa circa il numero di impianti fotovoltaici installati, ma siamo ancora lontani dalle smart-grid, reti intelligenti. Nel mondo gli italiani sono popolari anche per alcune capacità riconosciute come prerogative, quasi esclusive: la dieta mediterranea, la storia e l’arte.
In poche righe sono sintetizzate al massimo le priorità politiche per qualsiasi italiano. Per conservatore, tutelare e valorizzare tale patrimonio bisogna necessariamente investire in competenze specifiche. Fino ad oggi gli italiani hanno preferito spendere energie mentali su caratteristiche che non sono proprie dell’Italia. Per rendersi conto di questo è sufficiente verificare lo scarso numero di iscritti ai corsi di matematica, fisica, agraria, biologia rispetto all’altissimo numero di iscritti a giurisprudenza ed economia. Nel corso degli anni pochi hanno preferito investire nell’arte e nella tutela del patrimonio, i primi a non credere in questo sono stati i Governi ed il sistema mass mediatico che ha condizionato ed indottrinato famiglie e giovani nel preferire percorsi di studio anacronistici, antitetici alle caratteristiche del nostro Paese, ed oggi non solo abbiamo il fenomeno dei cervelli in fuga, ma abbiamo una classe dirigente con una scarsa cultura scientifica e quindi poco adeguata per pianificare una tutela delle nostre bellezze.

Democrazia rappresentativa per gli embedded

Il giornalismo embedded si riferisce agli inviati che lavorano in zone di guerra che documentano le azioni militari ed i servizi trasmessi subiscono la censura dei responsabili militari. Embedded vuol significare addomesticato.

I media rappresentano la volontà degli editori, cioè i proprietari, chi finanzia la televisione (pubblicità, big spender in fuga meno spot). Bhè la politica dei partiti è la medesima cosa. Negli USA questo modo di costruire le priorità politiche embedded è il sistema, è la politica dei partiti embedded. Pertanto non c’è alcun bisogno di corrompere poiché i partiti sono già corrotti, è questo il motivo per cui nel “tempio della democrazia” gli scandali sono molto minori rispetto all’Italia. Gli scandali, difficilmente, riguardano il sistema delle tangenti che servono a modificare le idee dei politici per ottenere leggi secondo gli interessi particolari di qualcuno, perché negli USA chi vince rappresenta gli interessi delle lobbies che finanziano i partiti. Il predomino dell’interesse privato rispetto all’interesse pubblico negli USA è sistemico, poiché i partiti si pesano sulla raccolta fondi, sui soldi e non sulle idee e/o sui valori. Nonostante ciò, sappiamo bene, che anche negli USA c’è corruzione anche dopo le elezioni, più negli ambiti amministrativi locali piuttosto che negli ambiti governativi nazionali perché tutti i presidenti sono l’espressione di tante lobbies economiche messe insieme. La storia insegna che quando un presidente USA non ha rispettato gli accordi viene ucciso o sostituito con uno scandalo mediatico, anche in Italia è accaduto questo.

Negli USA chi finanzia i partiti? Secondo Suketu Metha:« Nessun altro paese spende tanto per finanziare gruppi di pressione o sostenere le campagne elettorali. Quelle presidenziali e politiche del 2012 costeranno 5,8 miliardi di dollari. La maggior parte di queste sovvenzioni è costituita da denaro contante che le grandi aziende mettono a disposizione di candidati che si impegnano a rappresentare i loro interessi. […] La corruzione negli Stati Uniti è tanto più pericolosa in quanto è legale. Qui, una grande impresa non ha bisogno di infrangere apertamente una legge. Basta pagare i politici affinché scrivano le leggi che desidera, come dimostrano quelle che regolano le banche, e che riguardano tutti noi.»
Paul Krugman: «In linea generale, dovremmo ritenere che il denaro influenzi la politica a diversi livelli. C’è molta corruzione e ci sono dei politici che si fanno comprare, con i contributi alla campagna elettorale o con pagamenti diretti. Ma in molti casi, probabilmente la stragrande maggioranza, la corruzione è più sottile e meno identificabile; i politici vengono ricompensati per il fatto di ricoprire determinate posizioni, il che li spinge a ricoprirle con più determinazione, finché si convincono di non essere stati comprati; ma dall’esterno è veramente difficile rilevare la differenza tra ciò in cui credono «veramente» e ciò in cui credono perché sono pagati.» Fuori da questa crisi, adesso! Garzanti, 2013, pag. 103.

L’Italia e gli italiani hanno subito una lenta e progressiva manipolazione della percezione circa i modelli democratici. La maggioranza degli italiani crede che il modello USA sia democratico, quando è semplicemente la peggiore dittatura mediatica che l’umanità possa aver mai visto ed assistito, poiché il potere è palesemente mantenuto ed ampliato attraverso la forza militare. I Governi non fanno altro che ampliare il proprio impero con l’uso dei servizi segreti e dell’esercito, che a sua volta non serve il popolo americano, ma alcune SpA che sono l’espressione delle lobbies che finanziano le campagne elettorali degli attori/Presidenti scelti precedentemente.

Da diversi anni anche in Italia si intende importare questo modello, per nulla etico, ove i soldi daranno la misura e la forza alle azioni politiche. Solo una sana e corretta informazione potrà dare risposte ai dubbi ed alle domande. Quale sistema scegliere? Quanto costa la politica?

Le tecnologie di oggi possono darci un vantaggio poiché internet abbatte drasticamente costi e tempi. Oggi, coesistono vari medium di massa, la televisione ed internet, ed il digital divide italiano è una barriera culturale e tecnologica che verrà superata nel corso dei prossimi anni. Inoltre ci sono i social network, come facebook, che sono un altro strumento di controllo e propaganda soft per consentire maggiori profitti alle solite lobbies. Il sistema di potere usa le nuove tecnologie e le combina per ottenere un’efficace mondo virtuale ove i popoli credono di essere liberi. Il luogo ove tutto questo si sviluppa meglio sono sempre gli USA, il paese dove gli investimenti nella ricerca su questi temi sono ingenti. Il termine tecnologie non deve farci credere subito ai pc o internet, poiché un grande sviluppo hanno avuto le applicazioni di programmazione mentale ed i metodi emozionali che coinvolgono i cittadini a creare lotte politiche. Per essere estremante sintetici: i gruppi politici sono gruppi religiosi, ed il sistema usa strumenti efficaci per agire psicologicamente senza che le masse si accorgano di essere manipolati perché non hanno gli strumenti per rendersene conto. Un esempio banale sono le televendite; i gruppi politici usano strumenti analoghi.

Per sfuggire dalle illusioni di libertà possiamo imparare, conoscere e riconoscere i nuovi sistemi, ed approfondire le pratiche democratiche reali che dovrebbero e devono garantire ambiti, ove il cittadino possa esprimere la propria opinione liberamente in maniera paritaria, e non quella indotta dai media che influenzano il pensiero dell’individuo non istruito. La libertà di scelta è condizionata dalla nostra cultura individuale che si forma a scuola e  con la lettura di testi (saggi etc.), mai da internet. Chi si illude di poter scegliere poiché dipende dai social network è in balia della propria immaturità, col rischio di produrre danni per la comunità, poiché farà valutazioni condizionate dal “sentire” della “rete”, e non potrà fare valutazioni razionali rispetto ad una coscienza libera costruita con una conoscenza approfondita proveniente dal mondo reale.

Se fate caso i partiti spesso si affidano a sondaggi prima di compiere delle scelte. Qual è il rischio? Che i sondaggi, o la rete, diano indicazioni che violano principi costituzionali e principi etici.

In un Paese come il nostro ove le ricerche evidenziano una lenta, progressiva regressione mentale degli individui, ove studenti, laureati e professionisti mostrano un aumento dell’ignoranza di ritorno, ove molti politici non conoscono la Costituzione, credo sia importante e prioritario avviare un percorso nazionale di alfabetizzazione degli individui “maturi” circa la lingua italiana, la filosofia e le materie scientifiche. (Istat: molti libri e pochi lettori)

In un Paese dove la maggioranza degli individui non comprende cosa legge ed ha difficoltà nel costruire discorsi logici e di senso compiuto, mi sembra molto rischioso affidarsi a democrazie embbeded ove i soldi raccolti avranno maggiore peso delle idee e dei valori. E’ già successo in passato che i popoli non istruiti si siano affidati e fidati di personaggi strani, oggi potrebbero essere sostituiti dal “sentire della rete”, controllata dalle solite lobbies basta verificare chi finanzia facebook per farsi un’idea.

Il sistema democratico rappresentativo è stato sostituito dal sistema delle SpA, e questo è accaduto poiché non è mai esistito un sistema democratico diretto ove il popolo abbia potuto contro bilanciare, controllare, proporre linee politiche e revocare il mandato. La democrazia è un metodo, come tutti dovrebbero sapere, ed è l’unico che funziona. Il punto è che questo metodo non è mai entrato in vigore in Italia, e durante un breve periodo di democrazia rappresentativa, dal dopo guerra ad oggi, le lobbies hanno saputo, nel silenzio creato dai media, spostare sovranità altrove nell’UE. Quindi oggi riscontriamo due difficoltà: la regressione culturale degli individui e l’assenza di strumenti efficaci di vera democrazia per restituire sovranità al popolo. Senza cultura non è possibile fare una buona politica e senza strumenti non è possibile deliberare. E’ scontato che bisogna lavorare su binari paralleli.