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Novità a Salerno

Dopo più di vent’anni, una novità politica a Salerno c’è: per la prima volta De Luca perde un confronto politico elettorale. Il Presidente della Regione, ormai noto in ambito nazionale non per meriti politici ma per le sue deliranti esternazioni, è sceso nella contesa politica referendaria attivandosi in prima persona. La sua campagna e i suoi metodi non hanno convinto i cittadini campani e salernitani, che in massa hanno espresso il NO alla proposta di riforma costituzionale. Nel cercare argomenti di persuasione sugli elettori, De Luca ha propagandato un nuovo modello istituzionale da preferire a quello odierno, secondo cui la vittoria del SI avrebbe favorito l’accentramento dei poteri, e in generale ha diffuso l’idea che «la democrazia è il governo della minoranza più forte, l’idea che ogni cittadino deve avere la sua rappresentanza è un’imbecillità».

Nella Provincia di Salerno ci sono 875.299 elettori, i votanti sono stati 545.507 cioè il 62,32%, di questi il 64,69% (349.746) ha votato NO e il 35,31% (190.901) ha votato SI. A Salerno città gli elettori sono 110.052 e i votanti sono stati 73.635 cioè il 66,90%, di cui il 60,07% (43.934) ha votato NO e il 39,93% (29.205) ha votato SI. Nel comune di Agropoli dove Alfieri “avrebbe dovuto organizzare una clientela come Cristo comanda”, il 67,78% (7.309) ha votato NO e il 32,22% (3.475) ha votato SI.

Alle precedenti elezioni regionali del 31 maggio 2015 gli elettori in Provincia di Salerno erano 986.005, i votanti 547.617 cioè il 55,54%; a Salerno città gli elettori erano 115.468, e i votanti 69.283 cioè il 60,00%. Possiamo anche osservare che in Provincia di Salerno dal 2015 al 2016, gli elettori sono diminuiti di 110.706 unità.

Possiamo osservare il dato della partecipazione al voto. A Salerno la Costituzione ha mobilitato un numero di votanti maggiore rispetto alle elezioni regionali (73.635 contro i 69.283 del maggio 2015), mentre è calato rispetto alle recenti elezioni comunali del 5 giugno 2016, ove i votanti sono stati 78.554 su 114.830 elettori.

Interpretare il voto referendario è difficile, e sembra che De Luca abbia rimosso la lezione di Berlinguer: «molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte. È un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti».

Lo stesso errore è commesso dai politicanti che oggi vogliono intestarsi la vittoria del comitato del NO, ignorando che non c’è collegamento diretto fra un referendum e il voto a un partito.

Ora, affermare o credere che i voti sopra esposti possano indurre a far pensare che De Luca abbia perso consensi elettorali, ritengo sia un errore marchiano, un’ingenuità politica.

Leggere oltre i numeri. Il signor De Luca per invitare gli elettori a votare SI ha usato la leva psicologica, stimolando gli istinti più beceri degli individui, non si è “limitato” a parlare di clientelismo ma ha mobilitato i suoi accoliti a fare di più, poi ha strumentalizzato i gravi problemi sociali e occupazionali affermando che un voto per il SI avrebbe favorito percorsi per la soluzione dei problemi stessi. Ammettiamolo pure, il paese è spaccato, e molti beceri razzisti hanno scommesso sul fatto che i meridionali avrebbero ascoltato le immorali fandonie di De Luca. Il risultato elettorale mostra che il meridione depredato da decenni di politiche neoliberali ha salvato la Costituzione repubblicana.

Per mandare a casa i politicastri che hanno cercato di cambiare in peggio la Costituzione esiste una sola soluzione: i cittadini dovranno attivarsi in prima persona per fare politica con capacità, spirito altruistico e metodo democratico per valorizzare i talenti e presentare una nuova visione della società, poiché questa attuale mostra dati economici e socio-demografici inquietanti soprattutto nel meridione d’Italia.

Istat tasso di disoccupazione giovanile per Regione 2015

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impero_della_vergognaSe fossimo curiosi e avessimo la capacità e la lucidità di osservare la nostra società, tutto ci apparirà più chiaro, più semplice e immediato, per scoprire il vicolo cieco in cui ci siamo infilati con le nostre gambe, o sarebbe meglio dire con la nostra stupidità. La monarchia è oggi! In tutto l’Occidente possiamo osservare la trasformazione sociale, e come i nostri sistemi di governo chiamati inopportunamente democratici, sono un’evoluzione del vassallaggio già presente nella nostra società. E’ “bastato” inoculare la religione capitalista, per circa trecento anni, nel pensiero degli occidentali e far credere loro che per vivere necessitano tre cose: la proprietà privata, il lavoro e i soldi. Per millenni la specie umana, e molti lo fanno ancora, ha vissuto in funzione delle leggi della natura. Per millenni l’evoluzione umana è stata determinata dalle conoscenze legate all’uso razionale delle risorse, basti pensare all’agricoltura e all’architettura.

Osservando e studiando la geografia umana prendiamo atto che le forme di governo occidentali chiamate democrazie rappresentative non hanno alcuna autonomia di pensiero sulla politica, quella vera, cioè sull’uso del territorio e delle risorse, ma sono l’espressione di un pensiero unico abbastanza noto: capitalismo; a sua volta diviso in due correnti di pensiero facenti parte dello stesso piano ideologico: la crescita continua della produttività. Il pianeta è concretamente sfruttato dalle notissime multinazionali. In questo disegno generale, la specie umana è solo una funzione strumentale che può essere utile o meno alla religione capitalista. Prima dell’invenzione della religione capitalista la società inventò le cosiddette istituzioni e sperimentò anche le prime forme di governo, la storia insegna come nacquero i primi imperi e l’uso degli eserciti in funzione della cultura imperialista dell’epoca (colonialismo). Oggi le guerre sono aumentate ma si svolgono in maniera diversa tranne una: la guerra economica e monetaria. Anch’essa è invenzione del capitalismo, e una delle prime guerre monetarie fu l’indipendenza degli Stati Uniti, altre seguirono come la guerra di annessione del Sud Italia al Nord, che favorì l’istituzione della banca d’Italia dopo lo scandalo della Banca romana. Oggi le unioni monetarie si fanno ancora attraverso le guerre, ma anche attraverso le democrazie rappresentative: Unione europea ed euro zona; anche se questa è il frutto della seconda guerra mondiale. Dopo l’impero romano, oggi esiste l’impero d’Occidente USA-UE, e la manifestazione più chiara è il cosiddetto accordo economico transatlantico figlio del WTO, che promuove la creazione di un unico impero commerciale globale.

L’élite di potere, nel corso del Novecento è stata capace di spostare le leve dei comandi dai livelli più bassi – comuni, regioni, stati – verso quelli più alti – Unione europea e NATO. E l’ha fatto legalizzando un processo decisionale della politica tipico delle società feudali. L’élite ha saputo far accettare a tutte le classi politiche che quello fosse un percorso democratico quando è l’esatto opposto. Il processo decisionale adottato dall’UE è fra i più disonesti e dispotici sistemi che uno possa immaginare poiché, come accade negli USA, le imprese private organizzate in lobbies sono fisicamente presenti presso le istituzioni, e influenzano efficacemente le decisioni su ogni argomento che ricade sui cittadini, mentre l’esecutivo, cioè Commissione e Consiglio, prevale sul Parlamento. Una direttiva europea ricade su tutti i cittadini e sui Comuni italiani. Nei singoli Stati, i Comuni, le Regioni e i Parlamenti nazionali sono solo luoghi per inserire o i burattini dell’élite locale o individui ignoranti e quindi manovrabili, poiché in quei luoghi non si deve fare politica ma rappresentare una finzione scenica per gli elettori.

Sono trascorsi decenni da quando la politica è stata spostata fuori le istituzioni e lontana dai media che invece sono pagati per rappresentare una messa in scena. Sin dai primi secoli del Novecento e come evoluzione delle compagnie del Seicento, la politica vera è svolta dalle imprese di profitto. Energia, cibo, industria, e governo del territorio sono argomenti di discussione nelle multinazionali. I piani imperiali sono trasmessi ai burattini affinché gli affari privati possano consolidarsi e spostarsi, a seconda delle occasioni e della disponibilità delle risorse del pianeta sottratte alla sovranità dei popoli, già molti secoli fa attraverso l’invenzione giuridica della proprietà privata e l’invenzione della moneta.

Il 4 dicembre 2016 gli italiani sono chiamati a votare su una proposta di riforma della Costituzione repubblicana attraverso referendum confermativo. Milioni di elettori che non hanno mai letto la Costituzione, ma conservano il diritto al voto, “decideranno” di votare SI o NO. E’ tutta qui la forza dell’élite capitalista che ha privatizzato il pianeta, milioni di individui resi più poveri dal pensiero unico neoliberale e incapaci di scegliere poiché hanno problemi cognitivi. Nichilismo e apatia politica sono responsabili della nostra condizione. In tutto l’Occidente gli ultimi sono l’oggetto della predazione politica e delle imprese, e sono divisi poiché facilmente addomesticati dal linguaggio mediatico e dai politicastri.

Eppure basterebbe davvero poco per migliorare la propria condizione di vita: abbandonare la religione capitalista e cominciare a sperimentare. Gli ultimi sono milioni di individui, che insieme possono tornare a essere cittadini per vivere in libertà e prosperità. Per fare ciò dovranno cominciare a occuparsi di politicauso del territorio e delle risorse.

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In letteratura esiste una sterminata documentazione, persino commerciale, che può informare e formare qualunque persona interessata e curiosa che intende farsi un’idea circa l’uso razionale dell’energia. A partire dai libri scolastici sulla termodinamica fino ai corsi universitari. Nelle biblioteche c’è tutto!

A mezzo internet possiamo conoscere la situazione di partenza, è facile, basta cliccare sul sito Agenzia internazionale dell’energia e conoscere sia il bilancio energetico e sia gli usi finali.

In Italia la prima legge sul risparmio energetico è stata la n.10/91, rimasta inapplicata per anni. Oggi siamo giunti alle norme nZEB (Nearly Zero Energy Building) per gli edifici a energia quasi zero. Per l’energia basta poco. Ciò vuol dire che nonostante una inadeguata classe politica, esistono leggi e norme che favoriscono il risparmio energetico mentre tutta la progettazione è orientata dall’uso razionale dell’energia. Nonostante tutta questa conoscenza i cittadini non riescono a qualificare i propri immobili a causa dell’aumento della povertà. Il legislatore ha predisposto incentivi fiscali per favorire il risparmio energetico attraverso la deduzioni, ma nei condomini le condizioni economiche dei ceti meno abbienti, la perdita del lavoro, impediscono le ristrutturazioni. Infine, non esiste un reale interesse nell’applicare il risparmio energetico poiché le aziende locali fornitrici di energia guadagnano attraverso gli sprechi.

La sostenibilità in edilizia è determinata dalla progettazione che disegna un involucro dell’edificio capace di garantire il comfort degli spazi interni con l’impiego di materiali a basso impatto ambientale. La progettazione deve tener presente i principi di eco-efficienza e di sufficienza energetica. Negli edifici esistenti si predispone la diagnosi energetica per misurare il reale fabbisogno. Allo stato attuale dei flussi energetici è importante ridurre la domanda di energia da fonte fossile (petrolio e gas) perché esistono sprechi evitabili con l’impiego di diversi “accorgimenti” e l’impiego di nuove tecnologie. L’eco-efficienza e la sufficienza energetica si raggiungono adeguando l’involucro dell’edificio ai nuovi standard che prescrivono la riduzione degli sprechi. Facendo manutenzione degli edifici esistenti è possibile ridurre la domanda di energia impiegando tecnologie che sfruttano le fonti alternative, raggiungendo due obiettivi: migliore comfort abitativo e cancellazione degli sprechi conseguendo un risparmio economico.

Come si evince dai digramma dei flussi di energia dell’IEA, l’Italia dipende dagli idrocarburi e il dovere delle istituzioni è ridurre drasticamente tale dipendenza attraverso politiche industriali e strumenti finanziari ad hoc. Le motivazioni sono banali, gli idrocarburi sono fonti non rinnovabili, oltre che inquinanti e con scarsa capacità di produrre occupazione utile rispetto all’indotto delle fonti energetiche alternative che possiedono anche la virtù di non inquinare durante il loro esercizio.

 

IEA Balance Italia energia

Italia, bilancio energetico, fonte IEA.

 

 

IEA usi finali Italia energia

Italia, usi finali, fonte IEA.

Dal diagramma degli usi finali si osserva che una buona parte degli idrocarburi è impiegata nei trasporti e negli edifici. L’aspetto “curioso” è che sia nei trasporti e sia per gli edifici, da anni, le tecnologie per migliorare l’impiego finale ci sono. L’inerzia politica che conserva la dipendenza energetica dagli idrocarburi produce danni economici.

Gli edifici potrebbero diventare persino piccole centrali di energia, e messe in rete rappresentano una grande centrale realizzando in maniera efficace la cosiddetta rete distribuita.

E’ un interesse pubblico primario programmare l’auto sufficienza energetica, conservare la dipendenza dagli idrocarburi è un interesse privato delle imprese e rappresenta un danno economico per il Paese e per i cittadini, che pagano inutilmente una dipendenza resa obsoleta grazie all’innovazione tecnologica, che attraverso l’impiego di un mix tecnologie ci rende liberi da poteri privati sovranazionali.

Età degli edifici e consumi energetici

 

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Il 17 aprile il popolo italiano sarà chiamato ad esprimere il proprio potere sovrano, direttamente, per abrogare una parte di una legge inserita nel famigerato sblocca Italia. L’azione referendaria è partita da 9 Consigli regionali che ci chiedono di dire SI per fermare l’estrazione di idrocarburi presso alcune piattaforme poste entro le 12 miglia marine delle nostre coste. Il quesito è finalizzato a rivedere la concessione estrattiva per evitare che le piattaforme svolgano la propria attività senza limiti di tempo, caso unico al mondo, dove uno Stato concede le proprie risorse illimitatamente, pertanto se si raggiunge il quorum e vince il SI viene abolito questo privilegio. Oltre all’aspetto delle concessioni, c’è il problema ambientale dello smaltimento, se vince il SI a fine concessione le imprese dovranno smaltirle correttamente le piattaforme, se vince il NO c’è il rischio del danno ambientale per il mancato smaltimento, in quanto le imprese difficilmente dichiareranno la fine vita del giacimento.

Gli idrocarburi estratti diventano di proprietà delle compagnie private. Il gas estratto all’interno delle 12 miglia è poco meno del 3% del gas necessario al fabbisogno nazionale e il petrolio è solo lo 0,95%. Questo significa che la sostituzione di questo piccolo quantitativo di idrocarburi si copre con l’efficienza energetica negli edifici e l’innovazione tecnologica dei mezzi di trasporto privati e l’uso del trasporto pubblico.

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Fonte immagine, Lavagna, LCA in edilizia, Hoepli.

 

Il referendum ha una valenza politica e culturale straordinaria poiché sancisce l’opportunità di esprimere un giudizio politico sull’azione di Governo, e mostra una guerra politica interna al Partito democratico che alle ultima elezioni europee è stato il partito più votato nella sua coalizione europea, guida la Repubblica italiana, guida quasi tutte le Regioni d’Italia e la maggioranza dei comuni italiani.

Il primo enorme scoglio è il raggiungimento dell’anti democratico quorum, e se questo fosse raggiunto il popolo boccerà la posizione politica di Renzi, che non solo sostiene le lobbies degli idrocarburi ma è contro l’uso del referendum. Un giudizio anticipato circa l’azione di Governo, che potrà subire un’ulteriore bocciatura circa il successivo referendum consultivo costituzionale. Renzi è premier senza esser passato dalle urne, come tutti sanno, ma soprattutto è colui che ha scalato il PD con la promessa di rottamare la vecchia politica, ma sta dimostrando di esser in linea con la vecchia direzione facendo gli interessi dell’élite europea e accelerando riforme costituzionali feudali per consentire alle imprese di tutelare adeguatamente i propri interessi privati a danno dell’interesse generale del Paese e dei cittadini (il referendum contro gli idrocarburi e gli scandali circa le dimissioni del Ministro Guidi sono la prova di tutto ciò, senza dimenticare i favori fatti alle banche). Il PD è il partito che non solo è il potere in Italia, ma dimostra tutta la sua contraddizione nell’epoca che volge al termine. La cronaca politica mostra che il suo segretario nazionale e primo ministro preferisce farsi scrivere gli atti politici da imprese obsolete, piuttosto che favorire un cambiamento epocale. In sostanza il PD non esprime una propria opinione politica, è l’antitesi di un partito. In molti evidenziamo che l’immagine di questo Governo è quella di Renzi, furbo, arrogante, autoritario, come i precedenti Governi degli ultimi vent’anni, in perfetta continuità verso il progetto europeo che si priva della democrazia e della trasparenza per rifeudalizzare la società.

Il PD non è l’unico “partito” a soffrire d’identità politica, poiché i movimenti d’opposizione prendono voti per non avere una propria identità e soffiano sull’apatia per raggiungere ruoli istituzionali. La fine degli ideali politici ha inventato i finti partiti e favorito la società capitalista dove il profitto è il fine e le democrazia liberali sono l’ambito entro il quale gli interessi privati prevalgono sull’interesse generale.

Questo referendum è molto più potente e importante di quanto i media, sostenitori di Renzi, vogliono far credere poiché parlare di energia significa fare politica con la P maiuscola.

L’Italia può diventare realmente auto sufficiente!!! Le città possono diventare reti intelligenti dove gli edifici si scambiano energia attraverso l’impiego di un mix di tecnologie che sfruttano le fonti alternative. Non è utopia, SI può fare, esistono le tecniche costruttive per realizzare quest’obiettivo.

L’Italia può transitare da un sistema centralizzato a un sistema decentralizzato controllato e di proprietà dei cittadini.

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Ventisei milioni di italiani, è questo il partito più grande d’Italia. Sono i milioni di italiani che hanno abrogato norme immorali durante il referendum del 12 giugno 2011. Ventisei milioni di italiani hanno detto che l’acqua deve rimanere pubblica e non deve recare profitto ai privati che intendono gestire le condotte idriche costruite con le tasse dei cittadini. Il sovrano abrogò anche norme sul nucleare e sul legittimo impedimento (legge ad personam). A febbraio 2013 per la Camera dei Deputati gli italiani votano in questo modo 8.646.034 di voti per il PD e 7.332.134 per il PDL, i due schieramenti erano pubblicamente favorevoli al fallimento del referendum abrogativo del 2011. E’ ragionevole ritenere che  milioni di italiani non pongono attenzione alle deleghe che danno col voto.

La medesima analogia possiamo riscontrala col referendum abrogativo del 18 aprile 1993 ove 31.225.867 di italiani dissero di cancellare il finanziamento pubblico ai partiti, e l’anno successivo per le politiche del 27 marzo 1994 gli italiani votarono così: Forza Italia ricevette 8.136.135 di voti mentre il PDS 7.881.646 di voti. In Italia esiste un partito enorme, quello dei referendum sull’acqua e sul finanziamento pubblico ai partiti, un elettorato confuso che non riesce a trovare un’adeguata rappresentanza e che esprime un’opinione opposta alle leggi che producono i partiti tradizionali. In questo tradimento della volontà popolare realizzato dai partiti tradizionali fra il 2005 e il 2009 cresce e nasce il Movimento 5 Stelle (M5S), l’unico soggetto che ha pubblicamente dichiarato esser favorevole al referendum del giugno 2011.

Durante la dissoluzione del sistema cominciata negli anni ’80 per l’accelerazione del sistema liberista e la fine dell’era industriale, l’unica innovazione portata dai partiti è l’elezione primaria interna al Partito Democratico (PD), nato dall’unione dell’ex Democrazia Cristiana e l’ex Partito Comunista. L’altra novità degli anni ’90 fu la nascita del partito padronale: Forza Italia, nato da un imprenditore che ha costruito il suo impero grazie al riuso di soldi di dubbia provenienza e utilizzati nell’avvio della propria televisione, sfruttata per manipolare l’opinione pubblica, e di recente condannato definitivamente per frode fiscale. L’elezione del giovane liberista, Matteo Renzi, a segretario del PD sancisce la morte dell’ultimo partito di “sinistra”. Negli anni duemila compare un’altra novità grazie al gigantesco vuoto di rappresentanza, così gli italiani preferiscono non andare a votare (11.634.228 politiche feb 2013) o preferiscono protestare e/o cambiare scegliendo il M5S (8.691.406 di voti alla Camera dei Deputati, feb 2013), nato da persone estranee al mondo politico italiano, un comico e un imprenditore di marketing internet, Grillo e Casaleggio.

Negli altri paesi l’accesso alle cariche elettive avviene tradizionalmente nei partiti, ma in Italia tali organizzazioni non godono di fiducia e stima da parte della cittadinanza, a ragion veduta visto che i partiti non immaginano di rinnovarsi e/o stimolare un’efficace partecipazione politica attiva cercando le persone meritevoli, tant’è che l’unico partito rimasto in Italia si chiama “partito democratico”, ma non è un’organizzazione democratica snella, flessibile, orizzontale ove gli iscritti determinano direttamente la linea politica. Tutti i partiti tradizionali sono condizionati dalle lobbies: banche e multinazionali. Questa drammatica assenza di organizzazioni politiche genuinamente democratiche favorisce sfiducia e apatia verso le istituzioni, tant’è che in Italia il primo partito è il partito del non voto. Non c’è alcun dubbio che il Partito Democratico batte il M5S sul fronte delle primarie/parlamentarie, poiché il confronto sui numeri è imbarazzante e impietoso, mentre la struttura verticistica del PD e l’assenza di integrità consente al segretario di tradire il mandato politico dei propri iscritti, mentre il M5S contempla la figura del “portavoce“. Entrambi i partiti non contemplano una scuola politica interna secondo criteri di merito e integrità morale, nonostante il PD erediti le scuole del PCI e della DC la formazione interna si auto regolamenta. Nel M5S la formazione non solo è assente ma è persino denigrata e osteggiata. Nel 2014, in ambito nazionale su temi decisi da Grillo&Casaleggio il blog beppegrillo.it inizia a sperimentare la consultazione dei propri iscritti al fine di dare indicazioni politiche al proprio gruppo parlamentare, i portavoce, si tratta di metodi di followership poiché il sistema informatico adottato è privo di certificazione di soggetti terzi, vuol dire che non è trasparente. Non è trasparente neanche il sistema di finanziamento che passa attraverso la raccolta pubblicitaria tramite il blog. Il segretario del PD viene eletto, il leader del M5S no. Per il M5S è banale notare che se si spegne l’impulso di Grillo, sparisce il M5S, per tale motivo chi lo dirige ha l’obbligo di trasformarlo in una vera democrazia, anche per prevenire i fenomeni degenerativi interni ai gruppi locali. Entrambi i modelli soffrono di carenze democratiche ed entrambi hanno vizi e virtù, per tale motivo in Italia siamo tornati all’anno zero per ripartire costruendo la politica e la democrazia che non c’è più.

Durante la transizione che stiamo vivendo parlare di destra e sinistra è fuorviante. Parlare di fine del capitalismo, globalizzazione, liberismo e bioeconomia è illuminante, ma in Italia non si parla di questi temi, nei media si discute ancora di destra e sinistra e si confonde l’economia con la finanza. Parlare del fatto che siamo a cavallo di un’epoca e siamo alla fine dell’era industriale è illuminante, ma in Italia si parla ancora di destra e sinistra e non si accetta il fatto che la vita su questo pianeta è determinata dalle leggi della fisica, e non dall’inganno psicologico indotto dalla religione finanziaria, una credenza diffusa per condizionare istituzioni pubbliche e popoli. La religione neoliberista governa l’UE, pertanto le privatizzazioni sono un dogma degli usurpatori, i popoli hanno bisogno di indicare forze politiche che abbiano la priorità di cambiare radicalmente l’UE, e non esistono soluzioni di compromesso.

Hans Magnus Enzensberger: «Da un bel po’ di tempo in qua, i paesi europei non sono più governati da istituzioni legittimamente democratiche. Ma da tutta una serie di sigle che ne hanno preso il posto. Sono sigle come Efsf, Efsm, Bce, Eba o Fmi che ormai determinano qui in Europa il corso degli eventi. […] L’espropriazione politica dei cittadini europei ha in tal modo oggi raggiunto il suo apice. Il processo di espropriazione è invero iniziato molto prima, al più tardi con l’introduzione dell’euro. Questa valuta comune è il risultato di un mercimonio politico che con la massima scioltezza, si è sbarazzato di tutti i criteri e presupposti economici. […] Come ai tempi dei vecchi regimi coloniali, questi burocrati si chiamano Governatori e, allo stesso titolo dei Direttori delle banche centrali, non sono affatto obbligati a giustificare davanti alla pubblica opinione le loro decisioni. Al contrario, loro sono espressamente vincolati al segreto. Ciò che ricorda molto il principio dell’omertà, ossia quel codice d’onore a cui la mafia ubbidisce. I nostri “Padrini” europei sono quindi oggi politici sottratti ad ogni controllo giuridico e ad ogni istanza legale. Anzi, godono ormai di un privilegio che non spetta neanche a un boss della camorra: e cioè, l’assoluta immunità giuridica (così almeno è scritto negli articoli 32 bis 35 del Trattato-Esm)» (in L’Espresso, 30 agosto 2012, pag.34). Norberto Bobbio spiegò[1] egregiamente come la concentrazione dei capitali potesse creare forme degenerate delle democrazia rappresentative: la videocrazia è conseguente alla crescente manipolazione a livello mondiale e nazionalizzazione dell’informazione, la plutocrazia è determinata dalla concentrazione del potere politico nelle mani di pochi detentori di smisurate ricchezze personali e la cleptocrazia è quando quelle ricchezze sono il frutto di attività illecite. Di recente Noam Chomsky dichiara[2] che «le nostre società stanno andando verso la plutocrazia. Questo è neo-liberismo» e «la democrazia in Italia è scomparsa quando è andato al governo Mario Monti, designato dai burocrati seduti a Bruxelles, non dagli elettori».

[1] Norberto Bobbio, in Imparare democrazia di Gustavo Zagrebelsky, Einaudi

[2] Ansa, “Chomsky, stiamo andando verso la plutocrazia”, 24 gennaio 2014, http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cultura/2014/01/24/-Chomsky-stiamo-andando-verso-plutocrazia-_9957888.html

Se ci rendiamo conto della recessione che stiamo subendo possiamo asserire che votare alle elezioni può essere pericoloso, se sbagli chi si prende quel voto viene a rubarti tutto quello che hai: la dignità, la libertà, il presente, il tuo futuro e quello dei tuoi figli. In campagna elettorale i partiti sono disposti a raccontare tutte le favole che immaginiamo pur di avere il tuo voto, sono capaci di raccontare ogni cosa, ogni cosa. In attesa che una massa critica di cittadini autoderminati svegli la propria coscienza e risolva la contesa con l’adozione di comportamenti etici, con l’integrità e la democrazia, accade che il più grande partito italiano rimane senza rappresentanza. Non c’è alcun dubbio che la presenza, a volte nervosa, del M5S abbia avuto effetti positivi verso il sistema e la società italiana, tant’è che gli italiani stessi attraverso il voto hanno determinato questa punizione nei confronti del sistema. Un sistema palesemente contrario all’interesse pubblico poiché sta causando danni incredibili e intollerabili: povertà e disperazione.

Nel 1993 ben 31.225.867 di italiani si schierarono contro il sistema, nel 2011 26.000.000 si sono schierati contro il sistema. Se riusciamo a focalizzare il fatto che il nostro problema risiede nella nostra capacità di analisi possiamo renderci conto che dobbiamo riprogettare il sistema, dal nostro stile di vita, al modo per selezionare i dipendenti politici. Le soluzioni esistono, ma è necessario uscire dal piano ideologico del sistema e approdare a quello nuovo, da noi immaginato, pensato, creato e realizzato. Il voto dei referendum ci consente di fare una sintesi politica e culturale, e costruire la società che immaginiamo; abbiamo una certezza non è quella delle lobbies che guidano i partiti tradizionali. L’aspetto più drammatico e grottesco della vicenda è che il sistema si alimenta dal nostro consenso, siamo noi che teniamo in vita il sistema che ci danneggia. Il sistema di cui stiamo parlando si basa su credenze: finanza, istituzioni, crescita, moneta, PIL e l’assenza di democrazia. Per risolvere il problema è necessario progettare e costruire un sistema diverso che sia credibile e sostenibile, e gli individui hanno il potere e libertà per farlo. Se i cittadini condividono l’obiettivo di cambiare i paradigmi culturali della società attraverso processi decisionali consensuali e la costruzione di collegamenti, nodi, e gli scambi dovuti alle relazioni, può accadere che una rete orizzontale produca realtà sociali, democratiche, conviviali e sostenibili. Nella sostanza l’alternativa al sistema obsoleto esiste, ma non ispira i soggetti politici italiani. Una rete orizzontale può consentire la crescita del sistema virtuoso, ma dipende dalla nostra volontà e dalla capacità di analisi. Il più grande partito italiano, ormai schierato contro il sistema, potrebbe costruire la proposta politica alternativa imitando i progetti sostenibili esistenti tornando all’economia reale, questo partito potrebbe riconoscere i valori di democrazia e bioeconomia, e consentire alla comunità di approdare a un’evoluzione epocale fatta di “prosperanza“.

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Non accadeva da 16 anni, circa 28.839.074 di italiani sono andati a votare (57%) per applicare il governo del popolo ed hanno espresso una volontà inequivocabile. Il 95% dei votanti (25.216.418 di italiani) ha detto che l’acqua tramite la gestione degli acquedotti non deve recare profitto per i privati. Ora, bisogna fare attenzione e prendere bene la mira perché l’idea di privatizzare i servizi pubblici è stata introdotta dal Governo di “sinistra” nel luglio 2006:

Linda Lanzillotta, Ministro per gli Affari Regionali del Governo Prodi (allora quota Margherita, oggi PD) presenta il Disegno di Legge n° 772 per il riordino dei servizi pubblici locali. L’atto, collegato alla Finanziaria 2007, è cofirmato da Pier Luigi Bersani (oggi Segretario nazionale del PD), di concerto con i ministri: Giuliano Amato (PD); Antonio Di Pietro (IdV); Emma Bonino (Radicali). Il testo presenta il progetto embrionale per l’affidamento ai privati di servizi fondamentali per la collettività, compresa la gestione delle reti idriche.

Durante la campagna referendaria questi signori di “sinistra” non si sono smentiti e personaggi come Renzi (Sindaco di Firenze), Chiamparino, Fassino (Sindaco di Torino) hanno votato NO, non abrogare norme palesemente immorali mentre Berlusconi ha sperato che il quorum non fosse raggiunto.

Alcune voci, però, si sono levate (nel PD) in questi giorni per sostenere – quantomeno – il No al secondo quesito sull’acqua: quello che vorrebbe eliminare la remunerazione del capitale investito. Tra gli altri, Chiamparino, Renzi, Enrico Letta, Enrico Morando.

Sul tema del nucleare il 94% degli italiani ha detto che non vuole la fissione nucleare mentre il Parlamento europeo dove siedono anche gli italiani hanno votato a favore dell’obsoleta tecnologie nucleare.

I cittadini devono prendere bene la mira e informarsi sul fatto che i dipendenti eletti non rispondono alla volontà popolare ma a quella di lobby immorali che agiscono secondo un unico pensiero dominante che unisce “destra” e ”sinistra” tramite i paradisi fiscali: massimizzare i profitti assecondando il Dio Denaro e le SpA loro amiche.

L’Unione europea è un’organizzazione anti-democratica dove persone non elette dai popoli assecondano la volontà dell’élite mentre “destra” e “sinistra” sono gemelli siamesi utili al divide et impera.

Il risultato, una combinazione di Costituzione e Trattato, è stato denominato “Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa” e presentato all’opinione pubblica come “La Costituzione europea”. Ha una consistenza di circa 500 pagine che lo rende di difficile lettura . Questa “costituzione” è stata respinta da due dei quattro referendum tenuti nel 2005. Il popolo sovrano di Francia e Olanda si è espresso per il no. Nel Lussemburgo, dove il 98% dei parlamentari aveva votato a favore, più del 40% dell’elettorato si è espresso per il No. In Francia, il 98% dei parlamentari aveva votato Sì, in Olanda l’85%. Il divario tra il popolo sovrano e i suoi “rappresentanti” non è mai stato così profondo. […] Il Trattato di Lisbona non istituisce la separazione dei poteri che è un requisito minimo della democrazia . Gli esecutivi nazionali, attraverso il Consiglio europeo, rimangono il legislatore più potente a livello UE. Il più debole resta la sola istituzione eletta a suffragio diretto, il Parlamento europeo (PE). Il Trattato di Lisbona estende il suo diritto alla co-decisione ma non in tutti i campi: sono escluse la politica estera e di sicurezza, la politica monetaria e il controllo valutario, le restrizioni al movimento di capitali, le tariffe; Euratom e, in parte, il mercato interno e la politica agricola.

Nel luglio del 2008 l’attuale Parlamento, mai eletto ma nominato dai segretari di partito, ha venduto il popolo italiano alla dittatura europea grazie al Trattato di Lisbona che alimenta leggi ed emendamenti illiberali e che contraddicono l’autoderminazione dei popoli, infatti le norme appena cancellate sono il frutto di direttive che privatizzano i servizi pubblici e soprattutto rispondono agli ordini della BCE, della Commissione e del Consiglio d’Europa istituzioni mai elette dai popoli ma addomesticate da tecnocrati moralmente corrotti che rispondono al desiderio del WTO, del club Bilderberg, della Commissione Trilaterale e altri gruppi elitari.

Secondo gli immorali Trattati internazionali le direttive europee sono prioritarie alle leggi del Parlamento italiano e quindi ci troviamo in un sistema ibrido dove la volontà popolare italiana non dovrebbe contare poiché la privatizzazione è imposta dall’UE.

La soluzione pratica e morale è una sola: sospensione biennale del calcio italiano (doppia soluzione psicologica) e usare gli stadi come agorà per avviare un dibattito pubblico aperto sull’Unione Europea ma prima di farlo i dipendenti italiani, nel Parlamento europeo devono spiegare le ragioni e proporre di introdurre la democrazia in Europa lasciando una proposta di riforma cancellando articoli, nel Trattato, palesemente immorali e contraddittori che consentono alle SpA di violare i diritti umani.

Una volta che gli italiani saranno liberi potranno applicare la Costituzione italiana oggi scavalcata dal Trattato di Lisbona e quindi introdurre moneta sovrana a credito e far ripartire il Paese finanziando i diritti umani e i comportamenti virtuosi.

Questi pagliacci e cialtroni figuranti nei partiti (i partiti in realtà non esistono poiché sostituiti da fondazioni politiche che bevono direttamente dalle banche e dalle SpA locali, i feudi) diranno che hanno vinto loro, mentre i comitati sono sorti dal basso, dai cittadini come noi che da anni dibattevano su questi temi forum 280 – 27-feb-2007. Andiamo avanti!!!

Enrico Berlinguer, questione morale (1981) […] Debbo riconoscere, signor Segretario, che in gran parte è un quadro realistico. Ma vorrei chiederle: se gli italiani sopportano questo stato di cose è segno che lo accettano o che non se ne accorgono. Altrimenti voi avreste conquistato la guida del paese da un pezzo.
La domanda è complessa. Mi consentirà di risponderle ordinatamente. Anzitutto: molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte. È un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti. Ebbene, sia nel ’74 per il divorzio, sia, ancor di più, nell’81 per l’aborto, gli italiani hanno fornito l’immagine di un paese liberissimo e moderno, hanno dato un voto di progresso. Al nord come al sud, nelle città come nelle campagne, nei quartieri borghesi come in quelli operai e proletari. Nelle elezioni politiche e amministrative il quadro cambia, anche a distanza di poche settimane.

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L’Italia è il paese ri-feudalizzato dove esiste un quorum di validità antidemocratico: 50%+1 degli aventi diritto al voto. In Italia può decidere anche chi non partecipa, assurdo? La democrazia ha regole aritmetiche banali: maggioranza e minoranza di chi partecipa, mai il contrario. Democrazia vuol dire governo del popolo, lo sanno tutti.

Ebbene il 12 e 13 giugno 2011 gli italiani che non andranno a votare, grazie all’anti-democratico quorum di validità, potranno decidere per conto di chi, invece, va a votare ed esercita il proprio diritto.

Un esempio pratico? L’Italia è una repubblica parlamentare, quindi una democrazia rappresentativa. Alle elezioni politiche, 13 aprile 2008, della Camera dei Deputati hanno votato 37.874.569 di cittadini su 47.041.814 elettori (gli aventi diritto al voto). La coalizione che ha vinto, il centro destra, ha ricevuto 17.064.506 voti.

Per questo referendum vi sono 47.357.878 votanti e per la circoscrizione estero vi sono 3.236.990 votanti per un totale di 50.594.868 quindi il quorum è di 25.297.435.

Invece, per un referendum abrogativo contiamo quanti voti servono per deliberare una maggioranza, secondo l’antidemocratico quorum calcoliamo (sugli aventi diritto del 2008) che dovrebbero esprimersi 23.520.907 di abitanti più un cittadino affinché le proposte avessero la validità: cancellare leggi o parti di leggi oppure lasciarle come sono. Lo capisce anche un bambino che si tratta di una regola idiota che viola le elementari regole del buon senso e della ragionevolezza prima che della democrazia.

Accettereste il fatto che i 9.167.245 di abitanti – quelli rimasti a casa nel 2008 – potessero eleggere il Parlamento? No, ovviamente ma quando si tratta della democrazia, cioè della volontà popolare questo accade sistematicamente: dal 1997 fino al 2005 nessun referendum ha raggiunto il quorum di validità. E’ sbagliato il diritto il voto o il quorum? Ovviamente il quorum! Sarebbe stato sufficiente aver avuto un quorum di validità del 21%, cioè 9.878.780 di voti che rappresentano, oggi, un terzo partito nazionale ma senza partito (struttura) ovviamente.

Queste regole (quorum al 50%+1) sono l’evidente prova di un Paese amministrato contro la volontà popolare e per sostenere il teatrino dell’élite. Dobbiamo svegliarci e restituire la democrazia al popolo eliminando l’immorale quorum di validità.

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