Lo sguardo della “prosperanza”

La “prosperanza” è l’unione fra prosperità e speranza. Più volte ho scritto della necessità di fare un salto etico da un piano ideologico sbagliato poiché dannoso, a un nuovo piano sostenibile e solidale costruito all’interno della bioeconomia poiché ci consente di compiere un’evoluzione sociale, non più procrastinabile.

Nella misura in cui si esce dal capitalismo mercantile dovrebbe apparire chiaro che gli indicatori economici più usati per osservare e giudicare la società non servono più, ma sono necessarie altre dimensioni. Queste nuove dimensioni già esistono ma non sono divulgate dal mainstream poiché non rappresentano gli interessi dell’élite finanziaria che indirizza la nostra società. Ad esempio, il BES (Benessere Equo e Sostenibile) introdotto dall’ISTAT, è ancora in una fase di sperimentazione e adesione degli Enti locali, e così il fuorviante PIL resta l’indicatore prevalente.

Mutando i nostri valori di riferimento possiamo concentrare la nostra attenzione su dimensioni e indicatori che migliorano la nostra qualità di vita: salute; istruzione e formazione; lavoro e conciliazione tempi di vita; benessere economico; relazioni sociali; politica e istituzioni; sicurezza; benessere soggettivo; ambiente; ricerca e innovazione; qualità dei servizi. Oggi tutte queste dimensioni sono condizionate negativamente dai paradigmi sbagliati poiché ogni cosa, all’interno dell’economia, è misurata come merce, e se tutto è merce, l’accesso a tali servizi è possibile solo se sono comprati e venduti con la moneta. La vera povertà è commisurata alla possibilità di accedere a tali servizi.

Prima dell’invenzione dell’economia gli abitanti riuniti in comunità avevano l’opportunità di accedere ai bisogni reali, poiché attraverso le conoscenze e lo spirito cooperativo riuscivano a sfruttare la natura in maniera soddisfacente, e offrivano loro stessi i servizi che ritenevano di realizzare e distribuire. I limiti di una società pre-moderna erano tutti condizionati dalle tecnologie dell’epoca ma l’assenza di conoscenza era riempita dal senso di comunità e di coesione territoriale. Capitalismo e tecnologie moderne hanno suggerito agli individui di poter fare tutto da soli. Nella società moderna si è sviluppato e consolidato l’individualismo poiché si è ritenuto che ognuno potesse accedere a quegli stessi servizi anche in maniera solitaria e attraverso il mercato, cioè comprando ogni cosa. E’ stata la dissoluzione del senso di comunità, cioè la distruzione della convivialità e della reciprocità, e l’apertura al mondo nichilista e alienato. Oggi siamo a un bivio, grazie all’implosione del capitalismo mercantile evolutosi in modello finanziario accade che anche le relazioni mercantili non trovano più sostegno per il prolungamento della recessione. Il sistema capitalista ci sta mostrando tutte le sue insite contraddizioni e così crescono i problemi: sociali, occupazionali, ambientali e di migrazioni di massa.

Possiamo fare tante piccole cose ma determinanti per riprenderci libertà e dignità. Attraverso le nostre relazioni possiamo ridurre la dimensione del mercato e ampliare quella della comunità. Marx suggeriva ai lavoratori di appropriarsi degli strumenti del capitale per sottrarli alla borghesia, oggi l’evoluzione tecnologica consente ai cittadini di potersi organizzare per auto produrre alcuni beni necessari: energia e cibo. All’interno del mercato compriamo tutto, mentre nella comunità auto produciamo ciò che ci serve senza spendere. In questo modo abbiamo un risparmio monetario e un guadagno di beni che non sono merci, ma miglioriamo la nostra qualità di vita. Possiamo rivalutare la cultura contadina disprezzata dalla modernità nichilista, cioè la cultura di chi sa auto produrre e barattare le eccedenze. Sfruttando le norme sui cosiddetti usi civici possiamo chiedere gratuitamente, al nostro Comune, l’uso di spazi pubblici inutilizzati per auto produrre cibo al di fuori delle logiche mercantili, e consentire a diversi nuclei familiari di accedere a beni di prima necessità. Persino un’Amministrazione illuminata potrebbe suggerire tale opportunità. Il vantaggio straordinario di quest’approccio non è solo economico ma anche sociale, poiché si avviano nuove relazioni amicali e conviviali che ci consentono di ricostruire quel senso di comunità distrutto dalla religione neoliberista. L’antidoto per riprenderci la capacità di vivere in una società profondamente malata è dentro di noi, ma si sviluppa avviando la ricostruzione di comunità sostenibili attraverso i nostri comportamenti, attraverso l’esempio. Ecco la “prosperanza” poiché iniziando ad auto produrre ciò che possiamo, cominciamo ad accedere a quelle dimensioni, sopra citate, senza entrare nel cosiddetto “libero mercato”. In questo modo il PIL non crescerà ma senza dubbio crescerà la nostra qualità di vita, e sicuramente attraverso l’auto produzione di cibo migliorano salute, conciliazione coi tempi di vita, benessere economico, relazioni sociali, benessere soggettivo e ambiente.

E’ giunto il momento di costruire cluster[1] del cambio di paradigma culturale. Bisogna costruire luoghi fisici ove il mondo e le comunità dell’auto produzione e della sostenibilità possano incontrarsi quando lo desiderano. Bisogna realizzare spazi per favorire il dialogo e l’incontro volto a realizzare imprese e impieghi utili per rigenerare i nostri stessi luoghi, e consumare beni e merci secondo regole etiche che riconoscono il valore della sovranità alimentare. Bisogna realizzare luoghi per favorire il consumo di beni e merci dei bio distretti.

Da questa semplice esperienza è possibile costruire un vero e proprio cambio radicale poiché i legami relazioni sono la forza per costruire progetti più ambizioni per tendere anche all’auto sufficienza energetica.

L’unico ostacolo alla prosperanza duratura nel tempo sopra accennata è il superamento di una cultura sbagliata, e tutt’oggi esiste e resiste poiché è presente in tutti gli ambiti della società, dalla scuola all’università. Oggi è l’implosione del capitalismo che mostra alle classe dirigenti quanto sia sbagliato l’obsoleto pensiero dominate, mentre associazioni come MDF ed altre ancora hanno la capacità di una visione politica lungimirante e prosperosa. E’ necessario rimuovere l’analfabetismo funzionale e di ritorno in maniera tale di operare una trasformazione del pensiero. Giunti alla trasformazione, per costruire i cluster del cambio dei paradigmi culturali è necessario aggregare finanziamenti pubblici e privati intorno a progetti sostenibili.


[1] Nell’ambito scientifico, con il termine cluster si intende un gruppo di unità simili o vicine tra loro, dal punto di vista della posizione o della composizione. Nell’ambito urbanistico il cluster è l’aggregazione di varie attività in un unico edificio o zona territoriale che lavorano insieme verso un obiettivo comune.

creative-commons

Annunci

Priorità per cambiare veramente

La buona politica è figlia dell’etica e della formazione culturale degli individui che la praticano. Ovvio? Non sembra affatto. La profonda crisi che attraversa l’Occidente mostra i limiti delle rappresentanze politiche, poco preparate, e forse poco consapevoli dei rischi che  stanno correndo per mezzo di scelte poco ragionevoli, poco partecipate e molto autoritarie. Il sistema euro è una prova di questo ragionamento, visto che finora ha aumentato le diseguaglianze economiche e sta conducendo i paesi “periferici” verso la miseria. L’obbligo del pareggio di bilancio è solo l’ultimo atto immorale. In Italia, il Parlamento dei nominati ha l’enorme responsabilità di affrontare problemi quotidiani che richiedono una velocità di decisione, ed ha la responsabilità di cambiare l’antidemocratica legge elettorale – il famigerato porcellum – affinché i cittadini possano tornare a scegliere gli eletti. Dal punto di vista della democrazia rappresentativa i cittadini italiani non hanno mai scelto i propri eletti, lo hanno sempre fatto i partiti per conto loro, e poiché i partiti hanno perso la credibilità ed il consenso popolare è moralmente doveroso introdurre una novità storica per selezionare i futuri dipendenti. Il Parlamento può introdurre una legge denominata “elezione primaria” ove i cittadini, e non solo i partiti, possono proporre direttamente i candidati “dal basso”, come si dice in gergo, che dovranno essere sottoposti al voto di tutti i cittadini. Nella sostanza la classe dirigente politica non verrebbe più selezionata esclusivamente dai partiti, ma direttamente dalla cittadinanza non militante, e le tecnologie di oggi consentono di farlo a costi vicini allo zero.

Oltre a questa novità, il Parlamento, può proporre un altro cambiamento: la creazione di una scuola politica pubblica, accessibile a tutti, ovviamente. I partiti, oltre ad avere la prerogativa di scegliere gli eletti hanno avuto anche la prerogativa di formare la classe dirigente. Se l’intenzione è quella di cambiare il sistema è doveroso proporre un percorso formativo innovativo per i futuri amministratori e politici con un programma formativo figlio del cambio di paradigma culturale. Non una scuola tradizionale, ma più un laboratorio con un approccio completamente diverso, persino opposto a quella che si vede nelle scuole e nelle università italiane. L’obiettivo è di stimolare la creatività, pertanto non si tratta di indottrinare, ma di mostrare e lasciar creare nuovi modelli. Questo laboratorio non formerà burocrati, ma politici creativi utili all’interesse pubblico per la soluzione di problemi pratici: energia, agricoltura, arte, storia, patrimonio culturale ed architettonico, e paesaggio.

Il Parlamento ha il dovere morale e politico di restituire sovranità alla Repubblica (politica monetaria ed industriale) e consegnare al popolo strumenti efficaci per partecipare al processo decisionale della politica. Il compito del Parlamento non si limita solamente ad applicare la Costituzione, finora disattesa, ma deve destinare risorse a quei Comuni italiani (residui passivi) amministrati male, e che oggi risultano insolvibili alimentando la povertà delle famiglie poiché numerose imprese falliscono a “causa” di crediti non riscossi dalla pubblica amministrazione (P.A.), un paradosso immorale. I Comuni non riescono a pagare chi ha lavorato e bisogna trovare subito circa 70 miliardi. Dove prendere i soldi? E’ banale, è sufficiente cancellare l’usura che i cittadini pagano tramite il sistema, “economia del debito”. Non bisogna pagare gli immorali interessi sul debito pubblico (circa 88 mld), ma spostare quei miliardi verso imprese e famiglie per ripagare il debito della P.A. a chi ha già lavorato.

Mentre le imprese chiudono per l‘implosione del sistema immorale, quindi è necessario proporre un nuovo modello, ed il legislatore deve indicare il Benessere Equo e Sostenibile (BES) come indicatore principale per conoscere la società e capire come prendere decisioni migliori rispetto al passato.

La ricchezza è la capacità creativa dell’uomo che progetta e trasforma le merci usando l’energia in maniera razionale, compatibilmente coi limiti della natura e delle leggi che determinano la vita su questo pianeta. La ricerca scientifica ci mostra quali tecnologie usare per evitare danni ambientali e biologici. Nella sostanza non sono i politici che risolvono i problemi, e tanto meno sono pagati per farlo, essi devono solo servire il popolo e fare in modo che cittadini, famiglie ed imprese abbiamo leggi e regole per realizzare la transizione tecnologica. Abbiamo una democrazia rappresentativa pagata col sudore dei lavoratori affinché i dipendenti in Parlamento diano risposte concrete ai problemi della Nazione, nulla di più e nulla di meno. I cittadini hanno il dovere di pensare nuove forme di partecipazione e riprendersi spazi decisionali per incidere direttamente poiché i partiti non hanno svolto il loro ruolo, i danni si vedono, inutile fare l’elenco. I cittadini stessi sono responsabili della crisi poiché l’apatia politica è servita ad alimentare feudi di potere che oggi vanno cancellati.

Un’intera classe dirigente ha inseguito un paradigma obsoleto: l’avidità e la stupidità, il liberismo dell’Unione Europea e la sostituzione dello Stato con le SpA. Oggi bisogna studiare e applicare il nuovo paradigma culturale attraversando un periodo denominato “decrescita felice” per arrivare alla prosperanza” per tutti. In questo percorso e nei progetti pratici della “decrescita felice” esistono tante opportunità di ricollocazione nella formazione e nel lavoro, nuovi impieghi utili saranno inventati per l’interesse pubblico. In diversi settori l’innovazione tecnologica consentirà la crescita di nuove professioni, nuove abilità per costruire la comunità, nuove abilità nell’artigianato e nella manifattura, e l’aumento dei salari consentirà una migliore distribuzione delle ore giornaliere da dedicare alla famiglia, ai figli ed alla costruzione di un futuro più bello, più sereno.