Fuori dal “capitale”

La domanda non sarà quanto costa, ma ci sono le risorse per farlo? Tutta la storia delle città è condizionata dallo sviluppo del capitalismo, fino all’implosione del sistema sotto la spinta finanziaria della moneta creata dal nulla, come fosse una macchina perpetua senza tener conto dell’entropia e dei flussi di energia e di materia. L’economia del debito è arrivata al capolinea, gli Stati non potranno ripagare i debiti, e neanche sarebbe giusto farlo dato che il sistema stesso è stato creato per accentrare poteri nelle mani di pochi.

Le città possono rinascere liberando il territorio dagli scopi mercantili del capitalismo, ed oggi tutto ciò può essere fatto grazie all’innovazione tecnologica ed all’informatica a servizio dell’etica. Le regole dell’estimo e dei valori di trasformazione possono essere adeguati a nuove misure, non più prioritariamente €/m2, €/m3, ma Joule/m3. A queste nuove misure possono essere associate “nuove” consuetudini democratiche ove i cittadini possano partecipare al processo decisionale della politica per entrare nella co-gestione dei beni comuni, dalla pianificazione territoriale all’uso razionale delle risorse.

In merito alle trasformazioni urbane la convenienza di un investimento viene calcolata rispetto alla quantità di volumi edificabili (m3) moltiplicate per il valore di mercato (€/m3), cioè il consumo di risorse rispetto a convenienze di mercato. Il legislatore può azzerare i regimi immobiliari, può cambiare le regole di trasformazione rendendo conveniente riusare, rigenerare, tutelare piuttosto che crescere e vendere per speculare. Chiunque intuisce che la crescita smisurata delle città ha creato sprechi e che i flussi di energia e materie ci danno informazione utili suggerendo di investire in altre direzioni. Gli sprechi possono costituire forme di finanziamento per cancellarli.

Si tratta di cambiare i paradigmi che hanno determinato lo sviluppo delle città. Da molto tempo non è più l’industria che fa crescere le città, ma la cosiddetta vocazione terziaria dei servizi immateriali. Oggi è la contabilità pubblica che incentiva lo spreco di risorse, ma anche queste regole possono essere cambiate, così sembra dei disegni di legge che vietano l’uso di oneri di urbanizzazione per le spese correnti.

Cambiando cultura, cambiamo la domanda e gli interessi, cambia anche l’uso dei suoli e la loro destinazione, ma bisogna revisionare le regole estimative nella direzione delle ricerche sull’analisi del ciclo vita. Le nuove dimensioni ed i nuovi standard indicati nel Benessere Equo e Sostenibile suggeriscono criteri efficaci per misurare la qualità della vita, e pertanto agli standard minimi quantitativi si associano a nuove informazioni che aiutano amministratori e cittadini per capire la società odierna, e di conseguenza come agire per compiere analisi e valutazioni più mature.

Indicatori come debito/PIL e pareggio di bilancio non sono affatto efficaci, del resto come dimostrano i dati preoccupanti dell’aumento della povertà e della riduzione dei servizi minimi messi a rischio proprio da criteri, regole e indicatori obsoleti e fuorvianti, così come raccontano esperti, economisti, sociologi e psicologici di tutto il mondo, da diversi decenni. Oggi siamo arrivati alla sintesi dei nuovi indicatori, praticabili, ed adottati da diversi paesi, manca una piena legittimità politica che può e deve venire dal legislatore, dagli amministratori locali e dai cittadini.

La conservazione dei centri storici, la prevenzione del rischio sismico, la realizzazione di servizi minimi, la conservazione del patrimonio e dell’ambiente, l’uso razionale delle risorse possono essere perseguiti e raggiunti se cambiamo gli schemi e le procedure che abitualmente usiamo per trattare merci e beni comuni. Abbiamo confuso i beni con le merci ed usiamo la moneta per dare valore, confondendo il valore con prezzi e costi. Pertanto conservare il patrimonio pubblico è un valore, e non importa quanto costi, sarà sufficiente controllare la congruità del prezzi come deve accadere nella prassi; e non possiamo farci limitare da ideologie contabili sbagliate che stanno facendo aumentare la disoccupazione e fanno cadere in rovina la Repubblica, non per l’assenza di competenze e conoscenze, ma per la granitica e religiosa convinzione che il mondo debba essere governato dall’attuale sistema contabile-fiscale che ignora diritti e leggi della fisica.

Prima ci rendiamo conto della immorale e grottesca vicenda che stiamo vivendo, e prima potremmo liberare la forza creativa che restituirà dignità a noi stessi, affrontando e risolvendo i problemi che conosciamo.

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Il problema non è l’euro, ma questo euro.

Gli italiani hanno avuto il grande merito di far aprire un dibattito pubblico. In Italia esiste una straordinaria voglia di partecipare al processo decisionale della politica, anche se questo desiderio è osteggiato dai partiti, e la partecipazione è condotta in maniera confusa e poco efficace, poiché le decisioni sono delegate agli altri. Che in Italia ci sia un desiderio di cambiamento, questo l’élite lo sa bene, e fa di tutto per scoraggiare la partecipazione; l’ha fatto per decenni tramite i partiti, e lo fa con il controllo dei media e l’uso strumentale dell’economia e della finanza per scoraggiare i cittadini nella comprensione della politica. La grande voglia di partecipare è provata col recente referendum sull’acqua e sul nucleare, ed il ridotto calo dell’astensione dovuto alla presenza di nuova forza politica che si presenta come “antisistema”.

Questa nuova presenza in Parlamento inquieta tutti, ed ha il merito di porre un dubbio sull’esistenza del sistema euro così com’è stato pensato e progettato. Sicuramente questo partito pone il tema in maniera sbagliata perché demagogicamente millanta di non essere né di sinistra e né di destra, sfruttando l’apatia dei cittadini che ormai non militano più nei partiti e non si sentano di appartenere ad un determinato soggetto politico. In questo modo si alimenta una grande confusione fra i cittadini, poiché la proposta di togliere sovranità monetaria agli Stati ha un’origine politica molto chiara: la scuola liberista di Friedman e von Hayek, cioè la destra con la teoria endogena della moneta. I giornalisti semplificano il problema accusando il M5S di voler creare un danno al Paese con l’uscita dal sistema euro. E’ banale evidenziare che il meanstream non ha interesse nell’approfondire il tema “sistema euro”, cos’è? Perché esiste? Chi trae vantaggi dal “sistema euro”? Cos’è la moneta? Come si crea la moneta? Perché l’Italia non ha una politica industriale?

In generale, sia il mainstream e sia partiti populisti confondono le idee ai cittadini, e in questo modo, da un lato si raccolgono voti e ma un altro lato non si realizza il cambiamento necessario per contrastare l’aumento delle disuguaglianze. I cittadini italiani stanno pagando il prezzo delle scelte politiche per l’incapacità propria di organizzare un soggetto politico nuovo che sappia proporre una nuova visione politica. L’area economica europea è senza dubbio incapace di reagire alla crisi del capitalismo, gli economisti stessi la definiscono un’area economica non ottimale poiché vi sono zone povere e zone ricche, cioè disuguaglianza territoriali favorite proprio dall’euro zona che usa gli strumenti neoliberisti come la concorrenza sleale attraverso le zone economiche speciali che sfruttano i salari bassi e riducono i diritti delle persone. La cessione della sovranità monetaria e gli strumenti dell’austerità – MES, patto di stabilità e fiscal compact – stanno distruggendo la ricchezza e l’economia reale di determinati italiani, soprattutto i meridionali. La soluzione del problema dovrà essere suggerita dai cittadini, in un sistema di democrazia rappresentativa, ma per noi italiani sarà necessario costruire un nuovo soggetto politico perché quelli attuali non sembrano capaci di affrontare i problemi reali del Paese, anzi raccolgono consensi sfruttando la crisi. I popoli attraverso il voto possono delegare una semplice soluzione: uscire dall’economia del debito e ridare alla moneta il giusto senso: è solo uno strumento, la moneta non è ricchezza. Bisogna transitare dall’economia del debito alla politica delle risorse. La domanda non sarà più quanto costa? Ma ci sono le risorse per farlo?

L’Italia ha le risorse per tutelare e conservazione il proprio patrimonio, anche gli altri Paesi danneggiati dall’euro zona – Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda – hanno le risorse per riavviare la propria economia. I Governi politici dovrebbero utilizzare altri indicatori e strumenti per valutare la qualità delle scelte. La politica ha bisogno di usare la bioeconomia e indicare dimensioni di qualità per misurare il benessere dei cittadini. Parlamenti e Governi devono ripristinare la democrazia rappresentativa – assente nell’UE – e introdurre la democrazia diretta affinché i popoli possano controllare, deliberare e licenziare dipendenti inadeguati. Bisogna transitare dall’attuale sistema feudale-liberista dell’UE alle democrazie mature che sanno prendere decisioni rispettando i limiti della natura, consapevoli delle leggi della fisica.

Prima di tutto dobbiamo riconoscere che il debito è un tema giuridico. Il debito in quanto tale è una convenzione economica per consentire allo Stato di finanziare le proprie attività, pertanto il debito acquistato dallo Stato è un’azione politica virtuosa. Col trascorrere degli anni, le istituzioni politiche hanno cambiato idea facendo prevalere le posizioni neoliberiste, consentendo alle banche private di comprare i Titoli e quindi di condizionare la libertà degli Stati, non più sovrani. Esiste una grande contraddizione politica e finanziaria dell’attuale sistema: spesso l’Italia ha un avanzo primario ma il debito cresce costantemente. Il debito italiano in parte è dello Stato, e in parte, sempre più rilevante, è acquistato da soggetti privati. Il debito posseduto dallo Stato non va ripagato. Una facile soluzione dell’insolvibilità dello Stato; ad esempio, se l’euro fosse una moneta a credito senza l’emissione di Titoli a debito, ogni Stato oggi potrebbe pagare i propri debiti nei confronti dei fornitori, e si può fare “domani mattina”. All’interno delle regole e condotte attuali, cioè all’interno del MES, del fiscal compact, non esiste un’equa e giusta soluzione per ristrutturare i debiti dello Stato, e finora qualsiasi soluzione proposta è nella direzione di spostare risorse creando danni sociali. La religione capitalista concentra capitali e riduce i diritti, smantella il welfare state e deindustrializza determinate regioni. I famigerati “mercati”, cioè agenzie di rating, banche, assicurazioni, fondi di investimento, ed i partiti sanno bene che gli Stati sono già insolvibili, sono in default tecnico, lo sanno bene. Essi persistono nelle loro scelte fino a quando alcune SpA non avranno preso gli asset strategici dei “paesi periferici” (processo di privatizzazione), in Italia ormai è quasi tutto controllato SpA con pacchetti azionari privati, tranne il servizio sanitario. Non ha senso continuare a strozzare imprese e cittadini con l’invenzione dell’economia a debito, poiché abbiamo le tecnologie per misurare le risorse reali, e impedire qualsiasi speculazione. Parlamenti e Governi devono ripensare l’euro zona uscendo dall’economia del debito. Il sistema è immorale, ingiusto e sbagliato, non ha migliorato la qualità della vita e sta distruggendo l’economia reale dei “paesi periferici”.

In un sistema di globalizzazione neoliberista l’euro zona rischia di implodere sulla propria stupidità e l’avidità delle “regioni centrali”, mentre il vantaggio politico sarà a favore di USA, Cina e Russia che potranno approfittare della debolezza dell’UE. L’attuale economia mondiale in balia dei mercati finanziari e dei famigerati fondi privati di investimento che sfruttano la religione capitalista, insegna che l’unico Paese capace di contrastare tale religione è la Cina poiché ha un’economia pianificata.

La contraddizione culturale dell’Europa è che il socialismo nasce qui, ma non ha avuto grandi proseliti, anzi è stato rinnegato dai partiti di sinistra per preferire il liberalismo e la religione del mercato. Oggi il socialismo è tema politico persino negli USA, poiché la crisi sta mostrando tutti i lati oscuri del capitalismo e del famigerato libero mercato.

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